Jody Houser

I Got Faith in You, Baby

Le Edizioni Star Comics sta pubblicando i titoli dell’interessante casa editrice statunitense Valiant, e tra questi Faith, eroina con il fisico non proprio da pin-up, che, pur essendo da 25 anni una colonna della serie Harbringer, solo un paio di anni fa ha trovato la fama come personaggio singolo.

Non sono un esperto dell’universo Valiant, però prima o poi dovevo cimentarmici, e sono stato molto incuriosito dalla psiota (umana con superpoteri) Faith.

Ho sempre pensato che le supereroine ipermaggiorate e in costumini succintissimi, per quanto divertenti da vedere per noi maschietti, non esplorassero tutte le possibilità dell’universo femminile nei fumetti supereroistici. Oltre a essere particolarmente scomode: ci pensate a come ballerebbe tutta quella roba, per quanto compressa dentro il latex colorato? Una buona idea per distrarre gli avversari (e i lettori) maschi, ma una supereroina senza misure da capogiro necessita sicuramente di maggior consistenza come personaggio. E direi che in questo caso la consistenza c’è, se è vero che la miniserie che Star Comics ha diviso in quattro volumi, dal novembre 2016 al novembre 2017, è stata la serie più ristampata nel minor tempo.

Così Faith, oltre ad avere un aspetto normale, tanto più in America, dove buona parte della popolazione oscilla tra il sovrappeso e l’obesità, fa anche un lavoro normale: redattrice in un blog, con tanto di capo che tiene conto delle condivisioni dei suoi articoli. Ha una vita normale ed è una nerd, al punto di partecipare alla West Coast Comicon, con tanto di costume da cosplayer.

In un mondo altrettanto normale, in cui si parla di serie TV (Night Shifters, che richiama nel titolo The Night Shift, che esiste davvero, anche se con tutt’altra ambientazione), reality show e attori palestrati.

E il titolo del fumetto non è il suo nome da eroina (eroina, da non confondere con una vigilante), che sarebbe Zephir, cioè il vento che soffia da ovest, di solito lieve e tiepido, ma il suo nome di battesimo. Perché in realtà che Faith sia Zephir è di dominio pubblico, quindi non occorre nascondere questo legame, inoltre, non avendo Zephir nessuna maschera sul viso, neppure togliere gli occhiali come succede a Clark Kent avrebbe nascosto la sua identità segreta.

Ma un alter ego c’è: Summer Smith, perché Faith, che di cognome fa Herbert, vuole tenersi lontana dalla popolarità e dai supernemici, adesso che è da sola e non più parte di un gruppo di supereroi certificati. E quindi nella vita normale, al lavoro, si nasconde dietro una parrucca rossa e un paio di occhiali.  E fa una vita normale, in un condominio, con dei colleghi di lavoro (che scopriranno la sua identità quando i cattivi andranno a cercare Zephir mitra in mano nella sede del blog, ma decideranno di non dire nulla) normalmente str…i, e normalmente simpatici.

Meno normali sono i cattivi, visto che Faith deve affrontare gli alieni che, come nei peggiori (o migliori) sogni di Fox Mulder e Dana Scully, vivono tra noi; un gatto nel quale è rimasta intrappolata una entità psiotica parassitica; un attore di film supereroistici che sognava di fare il cattivo, perché cattivo lo è; e infine un esperto in arti oscure che porta una maschera da topo con un occhio solo, e per questo viene chiamato (suo malgrado) Murder Mouse. L’ultima degli alieni, con gli altri tre, costituirà il gruppo dei supernemici che, dopo aver provato a sconfiggerla separatamente, con poca fortuna, si uniranno nei Faithless (dopo aver provato a chiamarsi i Faithless 4, fin troppo scontato).

Faith... less...

Faith in realtà non è del tutto sola, la appoggia @x, che è l’equivalente di quello che Oracolo è per Batman (continua a turbarmi e a restare misteriosa la lettura del nome: semplicemente axeethics?)

E non è l’unico richiamo ai comic delle major, o ai manga, anzi, Jody Houser riempie la storia e la sceneggiatura di piccole e grandi citazioni, divertenti da trovare, sulle quali anche i disegnatori si sono sbizzarriti.

La scrittura al femminile è corposa e divertente, ironica e ricca di cambi di registro, centrata con grande sensibilità sulle emozioni dei personaggi. Non riesce talora a dare completa consistenza ai cattivi, che hanno forse la pecca di non essere del tutto credibili, risultando a volte macchiette fin troppo ridicole.

L’ironia della giovane scrittrice, che sta lavorando anche sulla serie Rebirth di Supergirl per la DC, non fa perdere il senso dell’azione, ma sottolinea bene la distanza di Faith dai supereroi a cui siamo abituati. E nonostante i superpoteri, rende Zephir/Faith/Summer un personaggio godibilmente umano.

Che ha problemi personali, di lavoro, di cuore.

Allo stesso modo, pure l’ambientazione grafica rende il fumetto vicinissimo alla realtà. Al punto che nell’Artist Alley della convention a cui Faith prende parte troviamo diversi autori reali, a partire dall’autocitazione della Houser, fino a un bel numero di autori Valiant, da Jeff Lemire a Clayton Henry.

Graficamente ovviamente i diversi disegnatori danno dei cambi di registro, che però non fanno perdere il senso dell’opera. Nella parte in cui si racconta la storia, nonostante l’uso di una griglia molto dinamica, di molte splash page, il tratto è abbastanza “classico”. I disegnatori che si alternano interpretano con il loro stile. Francis Portela richiama a volte lo stile di Jacen Burrows. Pere Perez, Meghan Hetrick, Joe Eisma e Kate Niemczyk nonostante stili diversi e diverse storie artistiche seguono i dettami di Jody Houser con qualità più che adeguata, che evidenzia il fatto che non siamo davanti a un fumetto supereroistico usuale.

Gli interventi di Marguerite Sauvage sottolineano in modo splendido i momenti in cui le tavole, prendendosi maggiore libertà nella gabbia, rappresentano direttamente i pensieri di Faith (e una volta anche del cattivo Chris Chriswell, che vuole esserne la nemesi), e danno ulteriore concretezza al personaggio. Infatti è lei in queste pagine a citare personaggi che fanno parte dell’immaginario del mondo del fumetto e non solo: da Batman e Robin a Sailor Moon, a Star Trek. Ma anche immaginandosi, in costume da supereroina, in situazioni assolutamente quotidiane.

Alla fine tutto concorre a rendere questa miniserie (che in realtà non si chiude, perché è Faith stessa a dire di «dover mostrare al mondo di essere una vera eroina») il fumetto supereroistico d’oltreoceano che maggiormente interseca lo straordinario con la realtà, fisica ed emotiva, delle persone comuni. L’umanità con cui i personaggi vivono le loro straordinarie avventure e loro ordinaria quotidianità è forse l’arma più vincente. Così le azioni straordinarie della psiota si sovrappongono semplicemente alle cose che accadono a tutti noi, e può accadere che Faith dica che «salvare il mondo è il miglior tipo di appuntamento in assoluto».

P.S.: il titolo dell’articolo viene dal testo della canzone Faith di Stevie Wonder, cantata con Ariana Grande, che fa da colonna sonora al film Sing e può essere adatto come sottofondo alla lettura.

Anteprima Mother Panic #1 (Houser, Edwards)

L’etichetta Young Animal (che da poco ha esordito negli USA con Doom Patrol e Shade the Changing Girl) invade il territorio del DC Universe con una serie “for mature readers” ambientata a Gotham City:  Mother Panic #1.

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Le vicende di Violet Paige, celebre ereditiera di giorno e brutale vigilante notturna che dichiara guerra alla criminalità dell’alta società di Gotham City, saranno raccontate da Jody Houser (testi) e Tommy Lee Edwards (disegni). Il primo numero uscirà il nove Novembre.