Jason Aaron

The Goddamned – La redenzione del primo assassino della storia

The Goddamned – Prima del diluvio

“L’uomo che ha inventato l’omicidio”

The Goddamned racconta la storia di Caino, il figlio di Adamo ed Eva, «l’uomo che ha inventato l’omicidio, l’uomo che non può morire».

Jason Aaron è un ateo atipico, un ateo che non può fare a meno di confrontarsi con Dio, o quantomeno non può fare a meno di confrontarsi col concetto del divino, e per farlo sceglie un protagonista che non lascia possibilità di fuga da questo confronto. Caino non può negare l’esistenza del proprio creatore onnipotente, lo conosce e si confronta con la maledizione che questo ha scagliato sulla sua testa condannandolo a una vita immortale sulla Terra, una vita fatta di rancore e sofferenza.

È l’uomo che si è inimicato Dio e non avendo la possibilità di negarne l’esistenza lo odia e ne viene odiato.

«Qual io fui vivo, tal son morto.
Se Giove stanchi ‘l suo fabbro di cui
crucciato prese la folgore aguta
onde l’ultimo dì percosso fui;
o s’elli stanchi li altri a muta a muta
in Mongibello alla focina negra
chiamando “Buon Vulcano, aiuta, aiuta!”
sì com’el fece alla pugna di Flegra,
a me saetti con tutta sua forza:
non ne potrebbe aver vendetta allegra.»
Dante Inferno XIV, 51-60.

Caino diventa così la versione aaroniana del Capaneo dantesco: afferma se stesso e la propria immutabilità ergendosi a nemico del proprio creatore.

La speranza

The Goddamned #1

A differenza del personaggio descritto nella Divina Commedia però il nostro protagonista sembra ancora sperare in una forma di redenzione: pur non potendo tornare all’Eden e nelle grazie del Signore può ancora sperare di morire per mano di un gigante.
Questo è il primo motore che spinge il protagonista della storia di Aaron e Guéra ad alzarsi dal pozzo di fango ed escrementi in cui lo troviamo nelle prime pagine: la speranza.
Quella di Caino è una parabola difficile da affrontare per uno scrittore: il protagonista di una qualunque storia deve avere una motivazione sufficientemente forte a muoverlo lungo le pagine del racconto e deve avere quantomeno la possibilità di un’evoluzione, di un cambiamento, che dia un senso al nostro leggere. Nessuno è interessato alle vicende di un personaggio immobile, immutabile e privo di motivazioni o scopi.
Ma è possibile raccontare l’evoluzione di un personaggio che ha subìto una condanna eterna? Come detto, Aaron trova l’escamotage per far muovere il nostro personaggio: la ricerca della fine delle proprie sofferenze per mano di una creatura mitologica.
E già riesce a incuriosirci: inserendo il proprio racconto in quella zona grigia della mitologia ebraico-cristiana che sta tra la cacciata dall’Eden e il Diluvio Universale, Aaron offre un contesto di possibilità a quella che altrimenti sarebbe una storia priva di speranza.
Ma non si ferma qui.

“Qualcuno ti ha amato un tempo”

Aaron, e R.M. Guéra con lui, riesce a costruire in modo credibile una storia di redenzione e questa, come sempre, passa per un incontro. Caino in questo primo volume (al quale speriamo seguiranno altri) incontra due figure determinanti: Noè, l’uomo di Dio, che gli offre la possibilità di morire per mano di un gigante e Aga, una mamma alla ricerca del proprio bambino.
Qui c’è la prima svolta determinante e ironica del racconto: tra le due figure incontrate quella che realmente spinge al cambiamento, all’evoluzione, il protagonista non è quella mandata da Dio, Noè che offre a Caino quello che ha sempre desiderato, ma l’altra, la donna, la madre.
Per quanto possa sembrare stucchevole e smielato la risposta di Aaron al suo dilemma esistenziale è una sola: la redenzione è possibile solo tramite l’Amore.

“Qualcuno ti ha amato un tempo, lo so. Sai cosa significa. È per questo che mi aiuti”

Ma non è l’amore nato dall’eros quello che cambia la dinamica all’interno della storia, l’amore che lascia intravedere una speranza di redenzione è quello di una madre nei confronti del proprio figlio. Caino è stato il primo essere umano della storia a sperimentare in prima persona l’amore materno ed è in virtù di questo, dell’eco dell’amore di Eva, che abbandona il suo desiderio di morte per cercare qualcosa di più.

The Goddamned #1

“Tutto il mondo tanfa di escrementi”

Il mondo in cui si muove il nostro anti-eroe è un mondo sporco, duro e tormentato. È un mondo giovane in continuo fermento e dominato dalla violenza: animali contro animali, uomini contro uomini… è la perversione del “cerchio della vita” cantato da Elton John ne Il re leone.
R.M. Guéra interpreta questo mondo in maniera superba, adottando un tratto sporco, ricco di tessiture, che riflette le asperità di questo mondo (ne abbiamo parlato in maniera dettagliata QUI). Le inquadrature non sono quasi mai neutre, ma sempre drammatiche: semisoggettive, dall’alto, dal basso, panoramiche oppure dettagli. Non c’è spazio per il riposo, per la pace.

Riuscirà Caino a trovare la redenzione in questo mondo? È possibile una pace per il primo criminale della storia? Scopritelo leggendo The Goddamned.


The Goddamned – Prima del Diluvio
Panini Comics
Jason Aaron, R.M. Guéra
152 pag, 17X26
Cartonato, Colori
€ 16.00
ISBN: 9788891233424

Marvel Legacy: siamo nani sulle spalle dei giganti

I suppose we do what our kind has always done. What has always done. What has become our legacy. We stand on the shoulders of super geniuses and space gods, close your eyes and imagine a better, brighter, more amazing tomorrow. Then bring it to life. Something grand and fun and mind-straggeringly ridiculous. Something full of hope and compassion. Something both real and profoundly unreal. Something mad. Something magical. […] And I am closing my eyes now. And imagining my way home. I’ll see ya when I get there.

Il 2017 per la Marvel non possiamo definirlo “tranquillo”. Dall’Ottobre 2016, le vendite del mercato delle fumetterie e quindi del direct market (la rete di distribuzione di fumetti che collega le fumetteria agli editori negli Stati Uniti) sono state in calo, la prima volta negli ultimi cinque anni. Nel Marzo di quest’anno, nella Grande Mela, in una due-giornate tra la Casa delle Idee (hanno partecipato tra gli altri, l’Editor-in-Chief Axel Alonso, il vicepresidente senior del settore pubblicazioni Tom Brevoort e il vicepresidente senior delle vendite e del marketing David Gabriel) e i rappresentanti di quattordici organizzazioni di rivenditori al dettaglio, tutti tra i distributori fedeli alla compagnia, erano emersi tra gli argomenti del malessere: i reboot, i continui numeri #1, i prezzi, la freschezza delle sceneggiature. Ma soprattutto il tema della diversità.

Infatti negli ultimi due anni la Marvel e Alonso hanno trascinato lontano dai riflettori le loro icone e le hanno rimpiazzate con altre versioni. Una mossa decisamente aggressiva che ha dato vita a nuove storie, portato nuovi personaggi a bordo e innalzato altri a nuovi status, portando al fumetto un pubblico diverso ed incontrando la rivoluzione per la valorizzazione e maggiore rappresentazione dei personaggi femminili o appartenenti a minoranze etniche, ergo non W.A.S.P. (White Anglo-Saxon Protestant), di cui in primis Saga di Brian K. Vaughan e Fiona Staples e poi il successo in Marvel di Ms. Marvel di G. Willow Wilson e Adrian Alphona, si erano fatti portatori. La dirigenza Marvel ha provato ad applicare il fenomeno “Ms. Marvel” su larga scala, incapace di capire come questa testata fosse figlia di una serie motivazioni che andavano dalla libertà creativa nei confronti di un personaggio nuovo e non assoggettato a decenni di storie a cui allacciarsi, alle basse aspettative e al pubblico che attendeva di sentirsi raccontare storie sul ruolo della fede musulmana; ma nel lungo periodo, si è ritrovata tra le mani l’estrema difficoltà di gestire la dicotomia del suo pubblico, diviso tra quelli che seguono i supereroi da anni e che hanno creato un rapporto di empatia con determinate storiche icone e quelli che non li hanno mai letti ma vi si avvicinano grazie alle contingenze.

A questo si aggiunge una tendenza troppo frenetica a gestire gli status dei suoi personaggi (basti pensare a Steve Rogers che in pochissimo tempo si è ritrovato da perdere gli effetti del Siero del supersoldato, a ritornare giovane, a essere agente occulto dell’Hydra, a guidare gli USA sotto la bandiera dell’organizzazione terroristica tentacolare) e del parco delle sue testate che, non incontrando subito il successo del pubblico, sono andate incontro a chiusura preventiva dopo appena dai 5 ai 12 numeri, non permettendo agli autori di scrivere con serenità, liberi di impostare trame a lungo respiro.

Ad acuire la crisi infine ci ha pensato il successo del Rebirth e il successivo cambio di corso in DC, e la decisione, ugualmente come avviene per le serie Image, di accettare i resi delle copie invendute dei propri fumetti, permettendo alle fumetterie una maggiore possibilità di spesa, una mossa inedita in un settore che si è sviluppato su un sistema opposto, drogando il mercato tramite le variant cover e l’aumento del prezzo degli albi. Prendiamo come esempio, negativo, proprio Marvel Legacy#1 della Marvel che offre ai rivenditori una delle variant, quella b/n di Joe Quesada, con un rapporto di 500 a 1, e quella b/n di Mike Deodato con un rapporto di 1000 a 1: il che vuol dire che per avere una determinata variant il rivenditore deve acquistare rispettivamente 500 pezzi e 1000 pezzi con la copertina regolare.

Ammettendo i suoi errori e conscia che il ritorno dei classici era inevitabile, la Casa delle Idee ha preparato una sterzata che mediasse tra l’identità delle icone e la rivoluzione dal Marvel Now, con un piano per metterlo in pratica: Legacy.

Volendosi imbarcare in un nuovo viaggio, la Marvel ha deciso di affidare alle salde mani di quello che è sicuramente la punta di diamante della sua attuale scuderia di creativi il prologo introduttivo a Legacy: parliamo del vincitore di due Eisner, Jason Aaron. Aaron confenziona un one shot, che ci offre una preview nelle 64 pagine dell’albo, capaci di proiettare il lettore nel futuro della Casa delle Idee.

Marvel Legacy è, infatti, il tentativo di tessere passato, presente e futuro della Casa delle Idee. La bravura di Aaron è di rendere omogeneo questo enorme trailer per le future serie, di offrire un unico spartito, dove a malapena si sentono dissonanze (se non forse una e ha il volto di un celebre mercenario chiacchierone), filando, tessendo e annodando personaggi figli tanto dell’eredità cosmica Kirbyana quanto del Marvel Now e dell’era All New, All Different.

Per tanti versi la struttura è similare a quella del one-shot Rebirth della DC Comics, ossia una storia con premonizioni di una terribile minaccia all’orizzonte e con gli eroi, che da contraltare, si trovano nel punto più basso che mai, che passa per la resurrezione di un personaggio molto amato e la volontà di raccontare il futuro aggrappandosi al lascito artistico di uno dei maestri che hanno fatto grandi le due major (Alan Moore, con il suo Dottor Manhattan in Rebirth, e Jack Kirby, con la venuta della schiera finale dei Celestiali in Marvel Legacy).

Nel centenario dalla nascita di Jack Kirby è impossibile non leggere in Marvel Legacy una volontà di rendere un omaggio non solo al Re, ma a tutti coloro che hanno dato il loro contribuito per rendere grande l’immaginario supereroistico, in particolare della Casa delle Idee. Gli eroi di oggi camminano sulle spalle dei giganti di ieri, icone che sono entrati nel cuore di tutti grazie alla loro empatia e la loro capacità di leggere la società, sempre secondo il motto che a grandi poteri devono corrispondere un handicap sociale, morale o fisico di pari se non maggior grado, così come c’è un passaggio di eredità tra gli stessi creativi in Marvel, con Jason Aaron che oggi cammina sulle spalle di Jack Kirby, Stan Lee, Steve Ditko e tutti coloro che hanno reso grande la Marvel nel tempo.

Marvel Legacy annuncia quindi un nuovo ciclo per l’universo narrativo Marvel, e Aaron, attraverso le parole della voce narrante ci invita a esplorarlo, puntando ad un back to basics, che non deve toccare solo il futuro dei personaggi ma anche dei lettori, che devono tornare vogliosi di quella sana incoscienza di immergersi in nuovi universi e nuove avventure, come succedeva coi primi numeri degli F4.

Nota di piacere sono inoltre l’introduzione degli Avengers di un milione di anni fa, che tra una citazione a 2001: Odissea nello Spazio di Kubrick a inizio albo e un peccato del passato, risultano una presenza troppo breve nel one-shot, ma che sicuramente ritorneranno nel prossimo futuro di Jason Aaron, autore che nulla lascia mai al caso. Inoltre gli Avengers di un milione di anni fa ammiccano alla narrativa di Grant Morrison, che aveva scritto la JL di un milione di anni nel futuro in One Million e di un Bruce Wayne catapultato nella Preistoria a causa della Sanzione Omega di Darkseid.

Si dimostra inoltre una certa sinergia con il Marvel Cinematic Universe, che potrà infastidire il lettore duro e puro, riportando al centro dell’universo Marvel le “Pietre” (ex Gemme) dell’Infinito, con proprio Avengers: Infinity War atteso per il 2018.

Sicuramente Legacy non è un manifesto d’intenti per tutta la Casa come lo era stato Rebirth, dove c’era un principio forte che guidava tutti gli autori, volendo restituire un cuore e un anima al DC Universe e quegli aspetti di positività e ottimismo che erano mancati nel New52, ma Aaron è che ci segna la strada, con una ereditarietà che muove tutte le cose, dà un senso alla lotta degli eroi e lega le persone in una catena d’intenti. Il valore dell’albo è nelle premesse che fa e nella speranza affinché Aaron tenga coesa la Casa delle idee e le realizzi, ritornando un po’ al modo di fare del periodo del Marvel Now, dove la figura accentratrice la svolgeva Jonathan Hickman.

Nella differente resa va ricordato anche i diversi periodi da cui venivano DC e Marvel prima dei rispettivi one shot, ovvero la DC da un progetto mai realmente assorbito in tutto il quinquennio che era il New52 e la brevissima esperienza del DcYou, mentre la Marvel viene da una singola annata davvero in calo.

Chiudo dicendovi che l’albo Marvel Legacy #1 ci lascia con un senso di curiosità verso questa nuova pagina della Marvel, una pagina bianca per cui c’è posto per tutti, anche per voi. Se il suo valore è inevitabilmente nelle premesse, si spera che gran parte di esse vengano mantenute, affidandoci in toto all’enorme credito che ha ormai acquisito in Marvel Jason Aaron. Ne riparleremo nei prossimi mesi.

 

 

X-Men: essere mutanti oggi

The X-Men, I did the natural thing there. What would you do with mutants who were just plain boys and girls and certainly not dangerous? You school them. You develop their skills. So I gave them a teacher, Professor X. Of course, it was the natural thing to do, instead of disorienting or alienating people who were different from us, I made the X-Men part of the human race, which they were. Possibly, radiation, if it is beneficial, may create mutants that’ll save us instead of doing us harm. I felt that if we train the mutants our way, they’ll help us – and not only help us, but achieve a measure of growth in their own sense. And so, we could all live together.
(Jack Kirby)

I wanted them to be diverse. The whole underlying principle of the X-Men was to try to be an anti-bigotry story to show there’s good in every person.

(Stan Lee)

Il passato

Per anni gli X-Men sono stati la “cenerentola” del parco delle testate Marvel. Nati nel 1963 da un’idea di Stan Lee & Jack Kirby, questo supergruppo di adolescenti mutanti (persone dotate di incredibili poteri fin dalla nascita a causa di anomalie del patrimonio genetico) non aveva mai riscosso particolare successo e la sua collana a fumetti venne chiusa nel 1970 per scarsità di vendite, col numero 66 della collana a loro dedicata, nonostante l’ottimo lavoro svolto negli ultimi tempi per la testata da parte di Neal Adams e Roy Thomas.

Negli anni fra il 1974 e il 1975 la serie tornò in vita, ma trasformata nei protagonisti e nei contenuti, dando spazio alle problematiche e alle avventure di un colorito gruppo multietnico di persone temute e cacciate dalla società a causa della loro diversità. La parte del leone, infatti, non la facevano i classici pupilli di Xavier che tutti conoscevano, ma cinque mutanti più o meno nuovi di zecca: il canadese Wolverine, il tedesco Nightcrawler, l’africana Tempesta, il russo Colosso, l’apache Thunderbird, l’irlandese Banshee. Una nuova genesi di X-Men, affascinanti, eterogenei e avvincenti, resi vividamente dal tratto di Dave Cockrum, proveniente dalle grandi fortune in casa DC con la rinnovata Legione dei Supereroi.

Quasi immediatamente la formazione di questi mutanti venne affidata all’abile verve narrativa di Chris Claremont, che realizzò un’intelligente miscela di avventure e introspezione, tingendo gli albi di atmosfere cupe, tragedie shakespeariane e quel tocco di epica che non guastava in un albo di supereroi, concependo saghe a lungo respiro, e un’incredibile serie di trame e sottotrame che, nel tempo, hanno fatto la fortuna degli X-Men. La miscela divenne esplosiva quando allo scrittore inglese si affiancò il disegnatore anglocanadese John Byrne, che con uno stile a metà tra il classico e l’innovativo, fece diventare Uncanny X-Men la testata più venduta d’America.

Capire le ragioni del fenomeno X-Men è piuttosto difficile, ma è indubbio che alla base ci sono progetti ponderati e rielaborati col passare degli anni, ottimi autori e, soprattutto, il genio e l’inventiva di Claremont che ha retto le redini del gruppo per oltre sedici anni. Grazie a lui il termine “mutante” è diventato una metafora del “diverso” nella società contemporanea. Da tutto e da tutti si difendono gli X-Men: dalla paura che il proprio fisico subisca ulteriori e incontrollabili mutazioni, dai loro nemici, anche dal mondo, che non li ama. In Giorni di un futuro passato e Dio ama, l’uomo uccide Claremont parla chiaro: ci sono politici e predicatori religiosi che pur di mietere consensi sono disposti ad anteporre l’odio contro di loro, i diversi. «Sapete chi sono i vostri bambini?» è il motto del candidato antimutante.

Le etichette saranno sempre più importanti del modo in cui si vive, nei fumetti come nella realtà, mostrando come il discorso di Claremont sia ancora vividamente attuale. Allora la “X” del professor Xavier, la stessa di extra: eXtrapoteri, eXtraterrestri, eXtracomunitari, la “X” di Malcom X, la “X” di chi non sa scrivere, di chi non ha un ruolo e un posto nella società, è il simbolo di questo gruppo di reietti di diversa nazionalità che si scoprono una famiglia.

 

Veniamo ad oggi

Il mondo mutante a oltre 40 anni di distanza da Giant-Size X-Men #1 mostra tutto il peso della sovraesposizione degli anni ’90, delle troppe testate e della continuity intricata. Allo stesso tempo, quelle tematiche che hanno reso grandi gli X-Men hanno fatto scuola e sono permeate nella formazione di quei bambini di un tempo oggi diventati autori ed editor adulti. In particolare col brand All New All Different (che ai più attenti ricorderà proprio lo slogan che campeggiava sulle copertine dei primi X-Men di Claremont), la Marvel ha puntato a sconvolgere e cambiare gli equilibri del Marvel Universe puntando spiccatamente su personaggi come Miles Morales, Kamala Khan, Amadeus Cho, Riri Williams, America Chavez, Lunella Lafayette, Sam Wilson, Jane Forster eccetera, e con ognuno di loro che rispecchia un “diverso” per la sua etnia, per la propria religione o l’età.

E a questo si aggiunge la volontà da parte delle capocce Marvel di puntare negli ultimi anni maggiormente i riflettori su Inumani e Vendicatori. In questo contesto diventa difficile comprendere quale sia il ruolo degli X-Men se assistiamo alla nascita di un gruppo come la cosiddetta Squadra Unione degli Uncanny Avengers di Rick Remender, dove un gruppo Vendicativo sembra più pronto e in grado di affrontare tematiche quali la discriminazione. Come afferma Scarlet Witch (ormai una ex-mutante dopo gli eventi di Axis) all’interno della serie:

Nascere mutanti o nascere all’interno di una cultura, di un’etnia o anche di una religione è ben diverso. Questi aspetti sono radicati nelle tradizioni, nella condivisione del passato, di valori e, per la religione […] della fede. Essere mutante […] non è solo il modo in cui si è ricevuto un superpotere ed è l’unica cosa che condividiamo universalmente. Ma a parte questa distinzione […] no, non penso che la condizione di nascita sulle quali non si ha alcun controllo dovrebbero essere usati per dividerci in categorie.

Appare chiaro come gli X-Men negli ultimi tempi siano stati come un pugile alle corde, l’ombra di quello che erano: avendo perso la loro identità, e il loro messaggio di perseveranza, di fronte a discriminazione e persecuzione, il messaggio è apparso debole.

Ma se avete cominciato di recente ad avvicinarvi ai fumetti e vi è venuta voglia di conoscere meglio X-Men anche grazie alle pellicole di Bryan Singer o se siete degli aficionados delle vicende mutanti e volete cercare qualche lettura in più degli ultimi cinque o sei anni, che fare? Soprattutto in un marasma editoriale e in un contesto così come quello di cui vi ho appena descritto? Ecco che Dimensione Fumetto viene in vostro soccorso con una selezione di tre titoli meritevoli in salsa mutante degli ultimi anni.

  • UNCANNY X-FORCE di Rick Remender con vari artisti del calibro di Jerome Opeña, Essad Ribic, Greg Tocchini, Phil Noto e Julian Totino Tedesco

Abbiamo tutti il potenziale di essere dei gran bastardi, Evan. La differenza è che tu non hai mai smesso di lottare. Hai combattuto per diventare l’uomo che tuo zio Cluster vedeva in te.

Uncanny X-Force di Remender è stata una delle migliori serie in circolazione negli ultimi anni. Durata 35 numeri, ha presentato le avventure della X-Force, la squadra segreta composta da Wolverine, Psylocke, Arcangelo, Fantomex e Deadpool che si occupa di portare a termine le missioni più sporche. In essa Remender ci mostra tutto il suo pessimismo e questo è un elemento della sua natura che viene espresso in molti modi nei suoi fumetti. In Uncanny X-Force un bambino deve morire per la sua natura e per il nome che porta. Infatti il filo rosso attorno a cui ruota la narrazione è da una parte una riflessione su quanto il male (o addirittura l’omicidio) sia accettabile da compiere per preservare il bene, su quanto pochi siano disposti a caricarsi sulle spalle cadaveri affinché altri possano ergersi a eroi; dall’altro ci racconta di come chi o cosa riesce a influenzare pesantemente la nostra vita e la lotta disperata dei protagonisti per spezzare questa catena. Di quanto siamo artefici del nostro destino e come ci autodefiniamo moralmente quando la generazione precedente direttamente o indirettamente ha fallito nella trasmissione dei valori.

A questo si uniscono altri elementi come viaggi in mondi alternativi, come quello dell’Era di Apocalisse, Deathlok, i Bretagna Corps e Brian Braddock, la Nuova Confraternita dei Mutanti Malvagi e altri, uniti ad archi di trasformazione che coinvolgono davvero ogni elemento del gruppo. Particolare la caratterizzazione di Deadpool, le cui battute e risate sono solo un modo per nascondere l’intima vulnerabilità, e che finirà, antiteticamente a quanto possa pensare il lettore (e unitamente a lui i restanti membri del gruppo), per incarnare nei momenti catartici la voce della ragione.

  • SCISMA di Jason Aaron con vari artisti + WOLVERINE E GLI X-MEN sempre di Jason Aaron con Chris Bachalo e Nick Bradshaw

Abbiamo sbagliato strada Scott. Da qualche parte, lungo il cammino. Quando abbiamo iniziato a pensare ai ragazzi come a truppe di combattimento.

La mini-serie Scisma, sceneggiata da Jason Aaron, si è rilevata un evento mutante molto importante, rappresentando il punto di rottura fra Ciclope e Wolverine, due X-Men spesso in contrasto, ma che allo stesso tempo si sono sempre rispettati per il benessere comune degli X-Men. Qual è il tema dello scontro ideologico tra i due mutanti? Come gestire i giovani X-Men, i bambini. In particolare Ciclope ha lasciato che la giovane Indie “Oya” Okonkwo uccidesse alcuni avversari. L’aver messo la ragazza davanti a una scelta così traumatica ha acuito le tensioni tra i due vecchi amici, facendo riemergere rancori sopiti. Alla fine di Scisma, Wolverine decide di prendere la sua strada e di aprire la Scuola Jean Grey, che sorgerà dove un tempo si trovava l’istituto di Charles Xavier che tanti anni prima vide nascere gli X-Men, rappresentando una casa per tanti giovani mutanti in fuga da sé stessi e dal proprio passato proprio come Wolverine.

Scisma rappresenta quindi il passaggio del testimone dalla dicotomia Xavier-Magneto a quella Ciclope-Wolverine degli ultimi anni. Aaron, grazie alla lunga durata della sua gestione su W&XM, ha potuto contare su trame a lunga gittata e sottotrame, marchio di fabbrica di Chris Claremont (che citerà marcatamente) portando numero dopo numero a compimento l’evoluzione della stessa Idie e di Quentin Quire (personaggio creato da Morrison nei suoi New X-Men e ripreso da Aaron) avviata in Scisma. Questi alla fine della serie si ritroveranno cambiati e maturati: la prima, costretta a sporcarsi le mani in giovane età e a odiare prima ancora che amare, troverà nei valori affettivi la chiave per una visione non nichilistica del suo futuro; Quire invece dimostrerà quanto aveva ragione Wolverine a prenderlo sotto la propria ala, raccattandolo da una prigione dello Shield e dalla custodia di Capitan America, nel dargli un’occasione per renderlo qualcosa di diverso da un “mostro di livello Omega”. Ma loro e due non saranno gli unici studenti della Scuola Jean Grey (infatti con loro ci saranno Broo, Kid Gladietor, Mille Occhi, Genesis, Shark-Girl, Glob Herman e Sprite) con un corpo docenti di dissidenti dalle file di Ciclope come Bestia, Tempesta, Kitty Pryde, Rechel Grey e l’Uomo Ghiaccio, i quali aiuteranno Wolverine nel duplice compito di preside e insegnante. Apporteranno anche un ulteriore tassello all’evoluzione del personaggio, che l’autore ha ampiamente curato dai tempi di Wolverine:Weapon X e dandoci un Logan finalmente in pace con sé stesso, con i cadaveri del suo passato e le mani troppe volte sporche di sangue, ergendosi a figura paterna ingombrante affinché i giovani mutanti non diventino un gruppo para-militare come vorrebbe Ciclope.

  • MAGNETO di Cullen Bunn e Gabriel Hernandez Walta

Ecco perché combatto. Nomi. Migliaia di nomi. I nomi dei mutanti strappati con la violenza a questo mondo. Ciascuno è una cicatrice che mi alimenta.

Magneto è un personaggio complesso, dalle molte vite e scritture, da supercriminale stereotipato a personaggio shakespeariano, sempre in bilico tra bene e male ed eternamente tormentato dai dubbi, grazie alle abili mani di Claremont, un terrorista, un partigiano, tante volte trovatosi a ritornare sui suoi passi, finendo per militare negli X-Men e guidarli in assenza di Xavier. Cullen Bunn prova a darci un’ulteriore riscrittura del personaggio, questa volta come un vero vigilante noir. Nei primi numeri di questa serie Bunn costruisce un hard boiled in chiave mutante, in cui un Magneto rasato a zero, dai lineamenti duri, vestito di nero, dai lunghi monologhi e disilluso verso gli ennesimi crimini umani contro i mutanti, prova a farsi giustizia da solo, trasformando ogni oggetto di ferro in un’arma e con un Cullen Bunn capace di alternare il presente di vendetta ai ricordi del passato, guidando il lettore nelle tragedie e nei fallimenti di cui è tempestato il passato di Magneto, svelandone anche una certa ipocrisia. La serie verso metà, nel passaggio da Walta ad altri disegnatori, finisce per perdere la carica innovativa dei primi numeri, virando su scenari più convenzionalmente classici, con elementi antieroistici, pur mantenendosi di buon livello.

Il futuro

Recentemente abbiamo assistito negli Stati Uniti all’ultimo rilancio della famiglia degli X-Men, ResurrXion, avviatosi con l’albo speciale X-Men Prime. Alcune testate sono già partite, come X-Men Gold realizzata da Marc Guggenheim, tra gli sceneggiatori della serie tv Arrow, i cui primi numeri sono stati disegnati da Ardian Syaf, licenziato da Marvel Comics d23opo la querelle dei messaggi anticristiani e antisemiti contenuti nel primo numero, e con protagonista il team guidato da Kitty Pryde e composto da Nightcrawler, Colosso, Tempesta, Rachel Grey (con il nuovo nome in codice di Prestige) e Vecchio Logan; X-Men Blue di Cullen Bunn e Jorge Molina (con l’aiuto dell’italiano Matteo Buffagni e di Julian Lopez) con al centro il team degli X-Men originali arrivati dal passato guidati da Magneto; Weapon X sceneggiata da Greg Pak e disegnata da Greg Land avrà per protagonisti Vecchio Logan e Sabretooth, a capo di un gruppo composto da Domino, Lady Deathstrike e Warpath che cercheranno di fermare un nuovo progetto Arma X e che coinvolgerà l’altra testata scritta da Pak, Totally Awesome Hulk; Jean Grey scritta da Dennis Hopeless e disegnata da Victor Ibanez, che vedrà la giovane Jean avere a che fare con la Forza Fenice. Altre invece arriveranno più avanti: Generation X, scritto da Christina Strain e disegnato da Amilcar Pinna; Cable, curata da James Robinson e Carlo Pacheco; Iceman, con alla guida la coppia costituita Sina Grace e dal disegnatore italiano Alessandro Vitti; Old Man Logan, che vedrà il solido duo Lemire-Sorrentino salutarci per il nuovo team composto Ed Brisson e Mike Deodato; Astonishing X-Men, sceneggiata da Charles Soule mentre ai disegni si alterneranno disegnatori diversi numero per numero.

Le testate già avviate, sebbene abbiano trovato un grosso riscontro di pubblico, dimostrando quanto ancora sia forte l’interesse verso i mutanti nonostante le ultime stagioni poco felici, non risultano per ora spiccare di originalità, con ammiccamenti non troppo velati agli anni di X-Chris e ai Novanta, riportando le X-testate a scenari piuttosto classici e puramente eroistici per i lettori navigati, anche se è ancora troppo presto per poter dare giudizi netti e bisognerà inoltre attendere i prossimi mesi per farsi un quadro più chiaro dell’andamento futuro di tutte testate.

Anteprima – The Unworthy Thor #2 (Aaron, Coipel)

Il prossimo 7 Dicembre uscirà il secondo numero di The Unworthy Thor nel quale Odinson reincontra il suo vecchio alleato Beta Ray Bill. In anteprima alcune tavole disegnate da Olivier Coipel.

THE UNWORTHY THOR #2 (di 5)

JASON AARON (Testi) OLIVIER COIPEL (Disegni e Cover)
Variant Cover di KRIS ANKA
Variant Cover di JIM CHEUNG
TEASER VARIANT Cover di MIKE DEODATO

Sinossi:
Il Reame della Vecchia Asgard è svanito portando via con sé le speranze di redenzione di Odinson. Ma Beta Ray Bill porta buone notizie che potrebbero ridare nuova vita alla ricerca in quanto Bill conosce il destino del Reame Eterno. Per riconquistare l’onore di Odinson i due fratelli d’arme dovranno infiltrarsi nella fortezza del Collezionista.

thor-unworthy-2016002-var

Dottor Strange, Aaron, Bachalo ed il loro mondo bizzarro

«Nel mio lavoro a volte hai il lusso di rilassarti, agitando le dita e lasciando che la magia faccia il suo lavoro. Altre volte devi rimboccarti le maniche e sporcarti le mani. Sperando che nessuno noti che tremano.» (Stephen Vincent Strange)

Il Dottor Strange è un classico personaggio dalla vita editoriale travagliata, la cui Doctor Strangeprima apparizione avvenne nell’estate del 1963, sul n. 110 di Strange Tales, mensile antologico dedicato a storie del mistero e dell’occulto nato negli anni ’50, quando ancora la Marvel si faceva chiamare Atlas, e vide raccontate le sue origini solo nel n.115 da parte dei creatori Steve Ditko e Stan Lee (i papà anche di un certo Tessiragnatele). Da lì diventò uno dei personaggi fissi della testata, con storie prettamente autoconclusive come si usava all’epoca, lunghe 5 o 6 pagine, che divennero le più popolari tra gli studenti dei College, grazie alle surreali esplorazioni visuali sempre più allucinogene mostrate da Ditko. Queste anticipavano la fascinazione della controcultura giovanile del periodo per misticismo e psichedelico e finirono per divenirne un simbolo, tanto che i Pink Floyd integrarono nella copertina del loro secondo album A Saucerful of Secrets (1968) una vignetta di Strange Tales 158, tratta dalla storia di Doctor Strange: The Sands of Death, dove il Tribunale Vivente, appena comparso a Strange in tutta la sua aliena e inquietante magnificenza, alla fine del 157, annuncia l’imminente distruzione del pianeta Terra a causa di inconsapevole gesto di Stephen stesso, ed inserirono un diretto riferimento al Signore delle Arti Mistiche nel testo di Cymbaline:  «And Doctor Strange is always changing size».

dr_strange_steve_ditko

Successivamente Ditko avrebbe rotto con la Marvel per dissidi con Stan Lee, Strange Tales avrebbe cambiato definitivamente nome in Doctor Strange e, col numero 169, il personaggio avrebbe visto un succedersi frenetico di sceneggiatori e rese grafiche, tutte di altissimo livello qualitativo (Roy Thomas, Gardner Fox, Steve Englehart e Roger Stern da un lato, Barry Windsor Smith, Jim Starlin, P.Craig Russell, Gene Colan e Frank Brunner dall’altro) senza tuttavia avere un facile successo tra gli appassionati, i quali videro il personaggio vagare tra serie aperte, chiuse e successivamente rilanciate, testate antologiche e The Defenders. È dal 1996 che il Dottor Strange non appare in una serie regolare a lui dedicata e con il personaggio che nel decennio successivo troverà spazio soltanto in storie e miniserie autoconclusive o in mega eventi, entrando a far parte dei Nuovi Vendicatori e degli Illuminati.

doctor strange

E infine arriviamo al presente. Con l’imminenza del suo esordio cinematografico, la Marvdoctor-strange-2-copertina-di-chris-bachaloel ha pensato bene di rimettere in pista il Signore delle Arti Mistiche (ne abbiamo parlato anche QUI), ponendolo sotto le luci della ribalta e di nuovo in una testata a lui dedicata (in Italia è la prima volta che il Doctor Strange ha una testata con il suo bel nome in copertina), sfruttando l’onda lunga dell’ultimo rilancio All-New All-Different Marvel e puntando su un team qualitativo, su cui si poteva scommettere ad occhi chiusi, composto da Jason Aaron e Chris Bachalo, e che fa capire come la dirigenza della Casa delle Idee si aspettasse qualcosa di assolutamente atipico, strano e bizzarro da questa nuova testata. Aaron, infatti, si sta affermando come una delle penne più autorevoli nel fumetto mainstream e non, ottenendo un premio Eisner nel 2016 come Miglior Scrittore e conquistando i lettori più difficili con Scalped e Southern Bastards ma anche contemporaneamente capace di portare avanti campioni di vendite come Star Wars e soprattutto la lunga run su Thor. Questa, tuttora in corso, si sta attestando come una delle più lunghe e importanti sul personaggio, districandosi abilmente con la continuity di Thor Odinson e il suo cast di personaggi, in particolare una vecchia conoscenza per gli affezionati lettori come Jane Foster, mostrando una scrittura tanto versatile quanto spiccatamente realistica e pungente. Intervistato da CBR sulle motivazioni che lo hanno spinto ad accettare l’incarico, afferma:

A dire il vero, questo è un lavoro che aspettavo da lungo tempo. Il progetto è stato in fase di “pre-produzione” per un po’, ben prima di Original Sin. Non so di preciso cosa ha inizialmente acceso il mio interesse verso il personaggio, penso che ciò risalga a quando leggevo le sue storie negli anni ’70, roba come il ciclo di Steve Englehart e Steve Gerber. Amavo quel periodo, e chi lavorava su questi fumetti. Volevo scrivere del Dottor Strange, e quando Kevin Feige annunciò il film sul personaggio, pensai: “Bene, se c’è un film in lavorazione, non manca molto al momento per il fumetto con protagonista Strange”. Così, proposi la cosa ad Axel Alonso, il quale mi ha tenuto sulle spine per un po’. Aspettavamo il momento giusto per lanciare questa serie, e il giusto artista che si occupasse della grafica. Chris Bachalo è stata davvero la nostra prima scelta, forse l’unico della nostra lista. Lo volevamo a tutti i costi. Sono felicissimo che tutto ciò sia avvenuto.

dr-strange

Dalle parole di Aaron appare evidente l’importanza della cura grafica di Buchalo per la realizzazione della serie: disegnatore spesso sottostimato per essersi allineato in parte a quello stile vicino al manga e ai cartoni animati giapponesi che Joe Madureira aveva già portato sulle pagine dei fumetti dedicati agli X-Men, qui ritorna a un tratto più simile a quello mostrato su Death e Shade The Changing Man in Vertigo, palesando la netta volontà di distanziarsi dalla codificazione dei reami cosmici e onirici che fanno generalmente riferimento allo Strange di Steve Ditko, e che in mano a Buchalo diventano più fantasy che mistici. Il disegnatore intervistato, dice:

Abbiamo visto molti stili, negli anni, ma tutti quanti hanno fatto capo a quell’epoca. Io voglio che ogni singolo reame abbia le sue regole, un suo aspetto peculiare e riconoscibile. Alcuni potrebbero essere interamente cubici, altri del tutto liquidi. Prometto di essere creativo, in questo.

I disegni di Bachalo si presentano sempre sopra le righe, contraddistinguendosi per la densità di particolari e la gestione dei volumi della tavola, con una griglia incapace di contenerlo, evidenziando come il disegnatore si diverta a sminuzzare, allargare, ricomporre e fare molto uso di doppie pagine, dando un’esperienza di libertà di lettura pari solo a quella che potrebbe darci il mondo che si apre dinanzi agli occhi di Strange: fatto di vermoni, piante minacciose, orsacchiotti di pezza giganteschi, mondi alternativi o labirintiche stanze del Sancta Sanctorum.

drstrng002006_collr

A livello narrativo Aaron pone l’accento su un elemento catartico nella figura del Doctor Strange, ovvero il tema dell’equilibrio, sviluppandolo in tutte le sue sfaccettature. Stephen fa uso principalmente della magia e sa di essere in cima alla piramide di tutti i maghi esistenti. Dalla sua prospettiva, è consapevole di questo e non può non vedere la stranezza, la particolarità della sua posizione. Casa sua è il posto più folle di New York City, persino di quella del Marvel Universe. Questo lo diverte. D’altro canto c’è la componente meno luminosa, il prezzo che questa vita esige. E, di nuovo, è questione di equilibrio. Infatti il Doctor Strange di Aaron dobbiamo visualizzarlo come uno Stregone Supremo che cammina lungo un percorso diverso da quello delineato da altri autori, che sembra soffrire la sua dimensione di divisione tra magia e umanità, come mai fatto in precedenza. Se Englehart, il quale avrebbe influenzato gran parte della scrittura successiva intorno al personaggio, plasma l’immaginario di Strange tendendo verso la figura del vecchio saggio dell’universo Marvel e macchiandolo della condizione di superuomo riuscito (incarnato dall’acquisizione del titolo di Stregone Supremo che lo pone a un gradino dal Tutto), distaccato dalla vita, che lo costringe ad aggrapparsi all’amore per Clea, al suo ruolo di difensore della Terra e ai peccati del passato, per non perdere la sua umanità (molto similmente ad un altro dottore, il Dr. Manhattan, della narrativa fumettistica), Aaron ci dà uno Strange umano, troppo umano che sembra più giovane, non indossa più un ambigua calzamaglia, che cammina in mezzo a noi per le strade della città, difendendoci davanti ai nostri ciechi occhi non allenati alla magia, assaggiando scampoli di normalità nel Bar Senza Porte (ovvero un lounge bar solo per maghi nascosto nelle viscere di New York), con un Wong amico attivo e partecipe della vita di Strange e non un monotematico servitore come in passato, ma soprattutto aprendo il Sancta Sanctorum alla bibliotecaria Zelda Stanton, che ricorda la Sara Wolfe del ciclo di Roger Stern. Questa nuova visione porta anche a ripensare, da parte di Aaron, alla magia stessa, che diviene un fardello che grava non solo da un punto di vista spirituale ma anche fisico, e portando il lettore a rimettere in discussione ogni singolo movimento di mano e schiocco di dita compiuto da Strange nel corso della sua vita:

Dormo al massimo tre ore a notte. Altrimenti gli incubi mi farebbero uscire di senno. Se già non l’hanno fatto. Ho delle ulcere grandi come topi di fogna. Sputo pezzi della mia anima almeno due volte al giorno. E se domani verrò ucciso, che è sempre una possibilità, vallo a sapere se accanto al mio cadavere ci sarà un demone dell’oltretomba o una vecchia fiamma. (Stephen Vincent Strange)

doctortstrange2016-670x515

Ogni pugno ha il suo prezzo, ogni magia pretende il suo sacrificio e rapidamente assistiamo a un eccentrico mago, spesso deus ex machina delle vicende del Marvel Universe, che diviene un martire per l’umanità. Come afferma lo stesso Aaron:

Ci sono ripercussioni con le quali deve fare i conti, quando utilizza questo tipo di antico“forza”. Così che, quando Dottor Strange utilizza i suoi poteri, non è come quando Capitan America lancia lo scudo o Spider-Man le ragnatele. Ci sono ripercussioni, pesanti. Quando Strange appare e salva il mondo e gioca con queste forze mistiche e primordiali, deve pagare un prezzo. C’è sempre un contro-effetto. A volte è qualcun altro a pagarlo, in un’altra parte del mondo, o un’altra dimensione, a volte è lo stesso Strange. Ma questo prezzo deve comunque essere pagato.

Non è facile essere nei panni del Dottor Strange. Fa male. C’è un costo fisico, mentale e spirituale da pagare per percorrere questo sentiero e fare ciò che fa. Non voglio mostrare un Dottor Strange che sia una sorta di deus ex machina. Non voglio che appaia, muova le mani, faccia la sua magia e se ne torni a casa tranquillo. Voglio che il protagonista debba lottare sul serio e soffrire per ogni cosa che fa.

Strange è quel tipo di individuo disposto a pagare in prima persona il prezzo che richiede il benessere degli altri. E ciò è proprio come quando un dottore visita il suo paziente e afferma: – Vorrei tanto poter estirpare questa malattia dal tuo corpo, anche a costo di soffrirne io per primo. Questo è il Dottor Strange. E allora se il mondo della magia si sta spopolando, la magia stessa si affievolisce, gli Stregoni Supremi vengono bruciati ai pali come ai tempi dell’Inquisizione e nell’ombra si nasconde una mano misteriosa che si sta diffondendo come un cancro in tutto il mondo magico. Facendo fede al suo patto, il Dottor Strange dovrà identificare i sintomi, trovare la malattia e asportarla, ma non sarà così facile.doctor-strange-preview-4-1024x576

In conclusione, la serie alterna straordinaria leggerezza ad ampi momenti di drammatica maturità e consapevolezza, accompagnati dal cinismo e dall’umorismo nero del Doctor Strange e con chiare influenze da fumetto Indie e Vertigo (non a caso, dove Buchalo e Aaron si sono fatti le ossa), la serie si presenta come una delle migliori del lotto di quest’ultimo rilancio di casa Marvel, indicata anche per chi è a digiuno del personaggio.

un-mondo-bizzarro

La Panini pubblica mensilmente il nuovo ciclo di Aaron e Bachalo da Giugno, in uno spillato che vede inoltre la pubblicazione della ottima Scarlet Witch di James Robinson (autore che potete leggere anche su Squadrone Supremo) e al momento  siamo arrivati al numero #5. Coloro che preferiscono i cartonati saranno ben felici di sapere che Panini ha raccolto in unico volume i primi cinque albi americani delle nuovissime avventure del Doctor Strange, dal nome Mondo Bizzarro, che potrete trovare in fumetteria al prezzo di € 12.00, con 128 pagine a colori.

Insomma non avete scuse…e che le venerande schiere di Hoggoth vi proteggano!