Hirohiko Araki

HIROHIKO ARAKI OSPITE A LUCCA C&G 2019

-NEWS-

Hirohiko Araki, uno dei più grandi mangaka di tutti i tempi, dallo stile unico e immediatamente riconoscibile, sarà uno degli ospiti d’onore della prossima edizione del Lucca Comics & Games, ospite di Edizioni Star Comics.

Per la prima volta il sensei sarà ospite di una fiera non giapponese: i giorni in cui i fan potranno incontrarlo a Lucca saranno il 30 e 31 ottobre, ma per ora si sa soltanto che non parteciperà a sessioni d’autografi.

Prossimamente Edizioni Star Comics renderà noti ulteriori dettagli sulle attività che lo vedranno protagonista.

Hirohiko Araki Nasce a Sendai il 7 giugno 1960, segno zodiacale gemelli, gruppo sanguigno B. Nel 1980 ottiene il secondo posto al 20° “Concorso Tezuka” di «Weekly Shonen Jump» con BUSO POKER. Nel 1981 fa il suo esordio con la stessa opera sulla medesima rivista. Pubblica a puntate MAGICAL B.T. dal numero 42-1983, e BAOH dal numero 45-1984. La pubblicazione de LE BIZZARRE AVVENTURE DI JOJO comincia invece dal numero 1/2-1987 e riscuote da subito un grande successo di pubblico. Dopo la fine di STEEL BALL RUN, conclusosi nell’aprile del 2011, si dedica a JOJOLION, ottava serie dello storico manga “generazionale”.

Nel 2009 le tavole originali della sua opera ROHAN AU LOUVRE, completamente a colori, vengono esposte nel celebre museo nell’ambito del progetto “Le Louvre invite la bande dessinée”. Nel 2013, presso lo showroom “Caldaie” di Gucci viene allestita la mostra di originali “Hirohiko Araki: An Exclusive Manga Exhibition In Florence”. 

La sua opera più famosa, LE BIZZARRE AVVENTURE DI JOJO, è considerato un classico del manga moderno, forte degli oltre 100 milioni di copie vendute nel solo Giappone e di un vasto media franchise che include serie animate, videogames, novel e un film live-action diretto da Takashi Miike. Tradotto e pubblicato in tutto il mondo, JOJO trova particolare fortuna in Italia, dove – serializzato ininterrottamente dal 1993 – è il manga più longevo in assoluto, potendo contare fra l’altro su una straordinaria fan base, particolarmente numerosa, appassionata e attiva.


Il maestro Hirohiko Araki vi aspetta a Lucca Comics & Games il 30 e il 31 ottobre: gli eventi aperti al pubblico cui parteciperà saranno comunicati da Edizioni Star Comics tramite il minisito www.piazza.starcomics.com e i canali social dell’editore, e dal festival tramite il sito www.luccacomicsandgames.com e i canali social ufficiali. 

 

 

What if… Yuri!!! on ICE disegnato da mangaka famosi

Il successo che sta avendo lo spokon Yuri!!! on ICE si avvicina sempre più a conquistare l’aggettivo “clamoroso”, e per adesso è già a “incredibile”. Basti ad esempio il fatto che nella prima settimana di vendita i DVD e Blu-ray hanno superato le 50’000 unità: una cifra incredibile considerando che persino i blockbuster tipo Sword Art Online arrancano sulle 10’000, incredibile considerando che è una serie rivolta al pubblico femminile più sparuto di quello maschile, e incredibile considerando che è il primo anime non yaoi a presentare anche relazioni omoaffettive narrate con naturalezza e non per il service sessuale. Yuri!!! on ICE è un anime sportivo ben fatto in cui la storia d’amore tra allenatore e sportivo nasce e cresce non tra uomo e donna, ma tra due uomini: incredibile.

Schizzo di Mitsurou Kubo per il cofanetto DVD/Blu-ray di "Yuri!!! on ICE".

Lo schizzo della fumettista Mitsurou Kubo per il cofanetto DVD/Blu-ray di Yuri!!! on ICE. L’anime è stato interamente ideato, scritto e disegnato dalla Kubo nonostante non ne esista (ancora) il fumetto.

Questa esplosione di popolarità per un anime dedicato a uno sport relativamente poco popolare come il pattinaggio sul ghiaccio ha portato il fandom giapponese a celebrate la serie al suo solito modo, ovvero usando la creatività. Oltre alle comuni doujinshi, che pure ovviamente ci sono, sono partiti su Twitter vari hashtag dedicati alla serie, il più divertente dei quali è un what if dedicato alla reinterpretazione di Yuri!!! on ICE con lo stile grafico di mangaka famosi. I risultati si possono ammirare seguendo il relativo hashtag, ma sono così tanti che DF ha selezionato quelli più interessanti e ispirati a fumettisti noti in Italia, divisi in quattro categorie: classici, commedie, shounen e shoujo. I tweet originali sono linkati sul nome dell’autore omaggiato.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Osamu Tezuka.

Per prima cosa non si poteva non iniziare con il padre fondatore del manga come lo si intende oggi: Osamu Tezuka, qui reinterpretato con il suo stile grafico morbido per rappresentare il combattivo pattinatore russo Yuri Plisetskij.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Shigeru Mizuki.

Altro nume tutelare dei manga è Shigeru Mizuki, il fumettista stranoto al grande pubblico in patria per la sua esplorazione dei mondi del sovrannaturale giapponese con la sua serie storica Kitarou dei cimiteri: qui anche il cast di Yuri!!! on ICE prende sembianze spettrali.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Fujiko Fujio.

Coi suoi occhiali e il suo modo di fare bislacco Yuri Katsuki non poteva non ispirare fanart nello stile del quattrocchi comico più celebre dei manga, ovvero il Nobita di Fujiko Fujio: in alto c’è scritto il nome di un ciuski di Victor/Doraemon, ovvero i “pattini per chiunque dovunque”.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Rumiko Takahashi.

Dopo tre classici, tre autori di commedie. Nonostante i cambi di temi e di stili che hanno generato reazioni discordanti fra i fan, un posticino per Rumiko Takahashi si trova sempre nel cuore di ogni otaku, e il suo stile anni ’80 è ancora oggi splendido.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Mitsuru Adachi.

Un altro figlio degli anni ’80 è Mitsuru Adachi, uno dei massimi autori giapponesi per gli spokon e non solo.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Yoshito Usui.

Un autore anni ’90 è invece Yoshito Usui, il cui divertentissimo Crayon Shin-chan ha avuto una vita travagliata in Italia, ma è un must assoluto in Giappone.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Hirohiko Araki.

Quanto agli shounen, il genio assoluto: ovviamente il folle Hirohiko Araki, la cui opera iconica Le bizzarre avventure di JoJo nel 2017 compie 30 anni.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Yoshikazu Yasuhiko.

Un altro caposaldo della cultura pop giapponese è Yoshikazu Yasuhiko, che ha consegnato alla storia il rivoluzionario design di Mobile Suit Gundam.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Suzue Miuchi.

Infine, in rappresentanza degli shoujo due grandi miti: il primo è quello ultracinquantennale de La maschera di vetro di Suzue Miuchi, ancora lungi dal concludersi.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Naoko Takeuchi.

L’altro è quello di Sailor Moon di Naoko Takeuchi, che ha festeggiato il suo ventennale con una nuova serie tv dai giudizi contrastanti.

In tutto il mondo Yuri!!! on ICE ha conquistato la stima dei pattinatori professionisti, e pattina che ti pattina Yuri è arrivato anche in Italia grazie alla trasmissione sottotitolata sulla piattaforma Crunchyroll (fra l’altro #ceancheunpodItalia col personaggio di Michele Crispino): un’ottima alternativa divertente e romantica al baseball e al calcio, per gli amanti degli anime sportivi e non solo.

Takashi Miike dirigerà il Live Action di JoJo

Durante una conferenza stampa tenutasi poche ore fa in Giappone la TOHO e la Warner Brothers hanno annunciato che le due compagnie collaboreranno alla produzione e distribuzione del primo film Live Action di JoJo.

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Il film sarà tratto dalla quarta serie del popolare manga di Hirohiko Araki ovvero JoJo no Kimyō na Bōken: Diamond wa Kudakenai (Le Bizarre Avventure di JoJo: Diamond Is Unbreakable).

Alla regia ci sarà il notissimo Takashi Miike (Terraformars, Ace Attorney, Crows Zero, Yatterman, Ichi the Killer) e uscirà in Giappone nell’estate del 2017.

Il cast include:

Kento Yamazaki (Orange, Your Lie in April, Heroine Shikkaku, Wolf Girl and Black Prince, live-action Death Note) nella parte di Jōsuke Higashikata

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Kento Yamazaki sarà Josuke Higashigata

Ryunosuke Kamiki (Il Castello Errante di Howl, Arrietty, Bakuman, Rurouni Kenshin) nella parte di Kōichi Hirose
Nana Komatsu (Bakuman, Kin Kyori Renai, World of Kanako) nella parte di Yukako Yamagishi
Masaki Okada (Hana-Kimi, Boku no Hatsukoi o Kimi ni Sasagu, Otomen, Mahō Tsukai ni Taisetsu na Koto, Space Brothers) nella parte di Keichō Nijimura
Mackenyu (Chihayafuru) nella parte di Okuyasu Nijimura
Takayuki Yamada (Bakuman, Terraformars, Crows Zero, Gantz) nella parte di Anjūrō Katagiri
Yusuke Iseya (Casshern, Rurouni Kenshin Part, Shinjuku Swan, Honey and Clover) nella parte di Jōtarō Kūjō
Alisa Mizuki (Doraemon: Nobita no Space Heroes) nella parte di Tomoko Higashikata
Jun Kunimura (Attack on Titan, Chihayafuru, The Wind Rises, Ichi the Killer) nella parte di Ryōhei Higashikata

 

JoJo è fashion victim e gli otaku fashion maniac

Fin dal suo esordio Le bizzarre avventure di JoJo, considerato una assoluta pietra d’angolo del fumetto giapponese contemporaneo e al contempo uno dei suoi più clamorosi outsider, si è posto come il manifesto a caratteri cubitali degli interessi personali dell’autore Hirohiko Araki, ovvero «un amante della musica, dell’arte rinascimentale, dell’Italia, della moda, dei romanzi ottocenteschi e della letteratura in generale, della prestidigitazione, della psicologia, dell’archeologia, della storia, del cinema, del fumetto e di altra robetta», tutte passioni incastrate insieme in forme via via sempre più clamorose ed esasperate.

Hirohiko Araki e la copertina di ""Heroes"" di David Bowie.

Hirohiko Araki in posa plastica sul risvolto di copertina di Le bizzarre avventure di JoJo: è sempre stato un insopportabile fighetto, d’altronde nonostante vada per i 60 anni ne dimostra meno di 30, quindi se lo può permettere. Ma questa posa… a chi somiglia? Ovviamente a David Bowie sulla copertina dell’album “Heroes” del 1977, ennesima conferma dell’amore del fumettista per la musica rock. Fra l’altro Araki che interpreta Bowie è un cerchio che si chiude, dato che quello scatto fu realizzato proprio da un fotografo giapponese, ovvero quel Masayoshi Sukita storico collaboratore del musicista britannico.

La genialità di Araki gli ha consentito non solo di portare avanti il suo improbabile melting pot per decenni, ma persino di ricevere indietro attenzione dai suddetti ambiti. È successo ad esempio nel 2010, anno in cui il fumettista ha collaborato nientemeno che con il Museo del Louvre (privilegio che condivide solo con Enki Bilal e Jirou Taniguchi) realizzando il volume originale autoconclusivo Rohan au Louvre, in cui il protagonista si imbatte nel mistero del dipinto realizzato con la tinta nera più nera mai creata.

Ancor più significativo è però l’interesse per il mangaka dimostrato dal mondo della moda, come quando nel 2011 la rivista giapponese SPUR ha avuto l’incredibile intuizione di celebrare insieme il trentesimo anniversario d’attività di Araki e il novantesimo della casa di moda italiana Gucci, commissionando al fumettista un breve episodio a colori in cui i protagonisti si contorcono, si sciancano e si deformano ben vestiti con gli abiti della collezione A/I 2011/2012. La strana coppia Gucci & Araki funzionò così bene ed ebbe così successo che per la successiva stagione P/E 2013 fu direttamente Frida Giannini, al tempo direttrice creativa del marchio fiorentino, a chiedere al fumettista di curare le vetrine dei propri negozi, col risultato che la mente di Araki partorì immagini di cavalli radioattivi e cupole del Brunelleschi fucsia, in una tale esplosione di colori che valse l’allestimento di una mostra di tavole originali direttamente nella sede del marchio a Firenze.

Fotografie e relative illustrazioni di Hirohiko Araki di abiti di Gucci.

Due abiti della collezione Flora di Gucci (quella il cui profumo ha uno degli spot tv più belli di tutti i tempi diretto da Chris Cunningham) nell’interpretazione del fotografo e di Araki. Non è chiaro come sia umanamente possibile che Jolyne cavalchi in quelle posizioni, ma il rispetto della fisica newtoniana non è la priorità di Araki.

Quindi Araki e la moda sono strettamente collegati, e non è una novità: basta vedere come i personaggi di Le bizzarre avventure di JoJo siano ricoperti di cuori e simboli della pace, cioè esattamente i marchi iconici di Moschino, casa di moda dichiaratamente d’ispirazione al fumettista; non è una novità nemmeno che i suoi lettori sono moltissimi e quindi se ne trovano negli ambienti più disparati, redazioni di fashion magazine incluse. La novità però è che, per religiosa devozione al loro idolo, gli otaku di Araki sono diventati non solo esperti di moda, ma addirittura investigatori. D’altronde lo diceva bene un servizio sul numero 61 di Colors, la rivista di Benetton curata da Oliviero Toscani: «in Giappone l’importante non è l’oggetto della devozione, ciò che conta è la devozione stessa, lo sfogo di energie ribelli, la creazione di un santuario privato». E proprio per approfondire gli studi gnoseologici sulla loro divinità, i devoti di Araki hanno ricostruito le fonti da cui il loro demiurgo ha attinto per creare la Bibbia, aka Le bizzarre avventure di JoJo.

Tre stereotipi dell'otaku: l'utente 731 di "Train Man", Tanaka di "Otaku no video" e Kanon degli AN CAFE.

Tre varianti del perfetto stereotipo dell’otaku. A sinistra: l’utente 731 interpretato da Takayuki Yamada nel film di Train Man, insieme a Miki Nakatani nella parte di Hermès. A destra: sopra, Tanaka dal basilare OAV documentaristico, mezzo cartone animato e mezzo dal vivo, Otaku no video; sotto, il bassista Kanon della rock band visual kei AN CAFE indossa il completino sfoggiato nel videoclip-cortometraggio Kyuu. In Giappone la divisa ufficiale degli otaku è composta da bandana (su capelli abbandonati a sé stessi), camicia a quadrotti, jeans sformati, scarpe da ginnastica e zainetto, il tutto 24/7 e 365 giorni l’anno: la moda non è proprio il primo interesse dell’otaku medio.

Dalla fine dello scorso mese di aprile sono apparse su Matome, una BBS giapponese, alcune pagine in cui i fan di JoJo stanno progressivamente analizzando e sviscerando tutte le varie influenze del maestro, raccogliendo insieme e catalogando in pagine omogenee i riferimenti che utenti distinti avevano via via individuato in anni di ricerche. Anche se la maggior parte sono pagine di riferimenti musicali, più facilmente comprensibili perché Araki spesso usa veri titoli di canzoni e album o nomi di musicisti (a partire dallo stesso nome JoJo che viene da Get Back dei Beatles), la pagina più interessante è proprio quella legata alla moda: gli instancabili otaku infatti non si sono limitati a cercare su Google il nome di Enrico Pucci, ma come topi di biblioteca hanno frugato fra decenni di immagini di moda per ritrovare quelle a cui si è rifatto il fumettista. Il risultato è particolarmente impressionante perché mostra non solo che Araki possiede una cultura del fashion molto vasta nello spazio e nel tempo, ma anche e soprattutto che l’autore è riuscito a incamerare una gran quantità di spunti rielaborandoli in maniera del tutto personale, applicando pose, gesti, abiti, colori e quant’altro alle sue necessità visive e narrative, senza banalmente copiare qualcosa di bello o famoso.

Non solo Araki rielabora creativamente la fotografia di moda. Per i complessi balletti del gruppo vocale giapponese Perfume, la loro coreografa Mikiko ha dichiarato di rifarsi alle pose delle modelle nelle riviste glamour: i passi di danza delle cantanti non hanno praticamente alcuna attinenza coi testi dei brani, ma altro non sono che passaggi da una posa all’altra in una sorta di servizio fotografico cantato, come è particolarmente ben visibile nelle coreografie dei brani Natural ni koi shite e Nee (non a caso realizzati per le stagioni P/E e A/I 2010 della catena di negozi d’abbigliamento NATURAL BEAUTY BASIC) e soprattutto in Fushizen na girl (“Ragazza innaturale”, non a caso), che è fondamentalmente una serie di pose fotografiche una dietro l’altra. La cosa peraltro acquista perfettamente senso considerando che lo scopritore, produttore, paroliere e compositore unico delle Perfume è il dj Yasutaka Nakata, che ha iniziato la carriera proprio come compositore di musiche per sfilate di moda. Strike a pose!

Di seguito sono riportati solo alcuni esempi fra i più lampanti e riusciti del processo con cui Araki ha introdotto le immagini di moda nel suo paese delle meraviglie nelle quattro categorie d’uso principali, ovvero copertine di riviste, pubblicità, foto di moda e illustrazioni. Per maggiori informazioni e soprattutto per scoprire molti, molti più confronti rimandiamo alla succitata pagina su Matome, al paradiso del fandom (qualunque fandom) ovvero Tumblr, e alle molte pagine di utenti giapponesi sull’argomento.

Fonti iconografiche de "Le bizzarre avventure di JoJo" 01: copertine di riviste di moda.

La prima tipologia di fonti di Araki riguarda le copertine delle riviste di moda che, essendo la parte della pubblicazione più esposta al pubblico, giocoforza presenta spesso immagini di forte impatto. In questo caso, a sinistra la modella Christy Turlington posa sulla copertina della rivista americana V Magazine (caratterizzata sempre dalla presenza di una enorme V a tutta grandezza con cui il fotografo deve rapportarsi), e a destra J.Lo Zeppeli si mangia le unghie sulla copertina di un capitolo della settima serie Steel Ball Run.

Fonti iconografiche de "Le bizzarre avventure di JoJo" 02: pubblicità di moda.

Aperta la rivista, ecco che ci si imbatte nella seconda fonte iconografica di Araki: le pubblicità. È risaputo che le pubblicità di moda non sono semplici inviti all’acquisto, ma opere d’arte che esprimono la filosofia del marchio prima ancora che mostrare il prodotto, e che alcuni dei più grandi fotografi di sempre sono appunto fotografi di moda. È stato il caso dello statunitense Richard Avedon, la cui importanza e influenza nell’arte della fotografia è paragonabile all’importanza e influenza di Duchamp nelle arti visive. A sinistra: uno scatto dei primi anni ’90 di Avedon per Versace, a destra Giorno Giovanna ci dà il buongiorno.

Fonti iconografiche de "Le bizzarre avventure di JoJo" 03: libri fotografici di moda.

La terza grande ispirazione di Araki sono i libri fotografici di moda. Data la mole di “prestiti”, Araki pare apprezzare particolarmente Men without Ties, un libro di Gianni Versace del 1995 con testi suoi e fotografie di Herb Ritts, Bruce Weber e di nuovo Richard Avedon; di quest’ultimo Araki ha rimaneggiato molte foto, come questa (a sinistra) tratta dal celebre e splendido servizio fotografico del 1993 con Stephanie Seymour e Marcus Schenkenberg in pose di danza, che diventa una presa fra J.Lo Zeppeli e Johnny Joestar sulla cover del quinto volume di Steel Ball Run (a destra).

Fonti iconografiche de "Le bizzarre avventure di JoJo" 03B: libri fotografici di moda.

A sinistra, un’altra foto tratta da Men without Ties, stavolta scattata da Bruce Weber, un fotografo noto come ritrattista di Madonna nei primi anni ’80 e diventato celebre per indagare spesso il tema del doppio: un tema caro anche a Hirohiko Araki, ed esplicitato nel personaggio doppio in tutto Josuke Higashikata dell’ottava serie JoJolion, il quale possiede doppie iridi, doppia lingua, persino doppi genitali e anche doppio nome dato che è lo stesso del protagonista della quarta serie Diamond Is Unbreakable (e 8 è il doppio di 4). A destra, la 15esima copertina di Diamond Is Unbreakable ribatte ancora il tema del doppio rifacendosi alla foto di Weber per illustrare il rapporto fra Stand e Portatore, con Crazy Diamond e Josuke Higashikata ricoperto di cuori e simboli della pace di Moschino.

Fonti iconografiche de "Le bizzarre avventure di JoJo" 04: illustrazioni di moda.

Infine, l’ultima grande fonte di Araki sono le illustrazioni di moda, un tipo di immagini ancora molto vivo e attivo fino agli anni ’80 e poi purtroppo caduto progressivamente parecchio in disuso negli ultimi decenni. In particolare, Araki sembra ammirare molto il portoricano naturalizzato americano Antonio Lopez, che lavorò tantissimo anche per marchi italiani come Missoni e a cui la Rizzoli ha dedicato un grande volume celebrativo nel 2012. A sinistra un doppio ritratto di Lopez del 1983, e a destra il sesto volume di Vento aureo col ritorno del doppio tema del doppio.

Pare che insomma il matrimonio fra Hirohiko Araki e il mondo della moda, specialmente quella italiana, fosse più che naturale: il fumettista si ispira continuamente alle immagini fashion, e i marchi erano da decenni alla ricerca di un nuovo illustratore dopo la dipartita di Lopez. A questo punto per chiudere il cerchio manca solo una collaborazione di Araki con le succitate Perfume, cosa peraltro per nulla improbabile dato che il trio ha già collaborato con un anime, che nel videoclip di Natural ni koi shite al minuto 2:00 le tre fanno il popolarissimo gesto di Jonathan Joestar con la mano davanti alla faccia, e che Kashiyuka (quella coi capelli lunghi) è dichiaratamente una fan persa de Le bizzarre avventure di JoJo. Araki & l’arte, Araki & la moda, e prossimamente forse Araki & la musica: la conquista del mondo continua, wryyy.

Le bizzarre avventure di Jojo – Battle Tendency

Ed eccoci arrivati alla seconda parte della nostra retrospettiva su uno degli shonen manga più belli dell’universo.

Dopo aver esplorato le bizzarrie di una  prima serie che, dicevamo, faceva tantissime promesse e ne manteneva solo qualcuna, siamo finalmente giunti al momento di parlare di costui:

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Costui si chiama Joseph Joestar.

 

Parte 2- Joseph Joestar (Battle Tendency)

La fiction è un colorato mondo, affollato di personaggi di tutti i generi. Alcuni di questi personaggi passano nelle nostre vite come acqua fresca, buoni a levarci la momentanea sete di storie e altrettanto buoni a esser dimenticati presto. Altri personaggi assolvono a una funzione momentanea, ci prendono in quel particolare momento della vita perché abbiamo i nostri scazzi; oppure abbiamo certi gusti passeggeri e quel personaggio lì, guarda caso, arriva nel momento giusto: ma poi, quando passa il tempo e cresciamo, ci chiediamo come abbiamo fatto a entrarci così in fissa.

Poi ci sono quei personaggi che hanno una tale monumentale forza narrativa; quei personaggi che, quando ne leggi le storie, ti fanno sentire come quei fortunati greci che sentivano per la prima volta delle peripezie di Ulisse alla ricerca di Itaca. Quei personaggi che non potresti mai, mai, mai abbandonare prima di sapere come accidenti finisce.

Io di personaggi così me ne ricordo qualcuno. Restiamo nel campo dei manga:

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Certo, non basta avere questi personaggi per fare un fumetto come si deve. Ma se a un protagonista così aggiungi trame epiche, un’altra sfornata di nemici e comprimari monumentali, e tanto genio, beh, allora hai fatto centro.

Ma torniamo a Joseph Joestar.

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Quando Araki decise di creare una saga generazionale sapeva di correre un rischio enorme. La prima serie ebbe un buon successo e cambiare il protagonista dopo soltanto tre volumi era un azzardo che alla Shueisha non morivano proprio dalla voglia di fare. Araki stesso racconta di come avessero provato a dissuaderlo; ma la casa editrice doveva fare i conti con il coraggio dell’autore, il quale aveva deciso di non arrivare mai a diventare ripetitivo, costasse quel che costasse.

Siccome però non era scemo, e non aveva certo la forza contrattuale per imporsi senza cedere di un millimetro, giunse a un compromesso. Il nuovo Jojo avrebbe avuto un aspetto praticamente uguale al predecessore, così da “ingannare” i lettori. Alla Shueisha accettarono e così Araki ebbe il permesso di creare il suddetto Joseph Joestar.

Joseph, se visivamente ricordava il nonno Jonathan, caratterialmente rispecchiava molto di più il genere di personaggio che andava a genio ad Araki. Assolutamente imprevedibile, spiritoso, furbo come un gatto, pieno di risorse, dotato di un eroismo infinitamente umano, Joseph era il protagonista perfetto per il tono assolutamente innovativo che Araki aveva deciso di donare a questo stranissimo shonen.

Non è il genere di eroe che piacerebbe ad Adinolfi, credo

Joseph non è il genere di eroe che piacerebbe ad Adinolfi, credo

Mentre il tratto dell’autore iniziava un processo di maturazione che, dai fisici scolpiti alla Tetsuo Hara lo avrebbe portato in direzioni insospettabili, il tono delle storie diventava qualcosa di unico senza smettere di essere uno shonen.

Per capirci: gli shonen stringi stringi sono manga dove un personaggio deve arrivare al mostro finale passando per una serie di boss di fine livello. Nel percorso conquista punti vita, nuove armi e qualche abilità in più. Battle Tendency non fa eccezione; ma Araki non è tipo da cavarsela con scontri in cui basta spremersi forte forte forte per accumulare energia da sparare con le mani, magari gridando il nome del colpo. No, Araki vuole che ogni combattimento sia diverso dall’altro: e cavolo se ci riesce.

Si può vincere usando giochi di prestigio, spaghetti, bolle di sangue, corna, biglie di ferro.

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E se non si può vincere, si può sempre scappare a gambe levate, parola di Joseph

Le pagine di Battle Tendency sono una miniera di sorprese imprevedibili. È vero, il protagonista vince (quasi) sempre, ma non è questo che importa. È scoprire come vince che è un’esperienza straordinaria.

Perché, diciamocelo: tutti son buoni a vincere col Fulmine di Pegasus. Ma soltanto Joseph Joestar ci riesce usando la lana del suo cappello!

A questo punto potremmo anche fermarci qui, ma non renderemmo ancora giustizia a questo manga se non parlassimo dell’altro grande talento di Araki, che è quello di sfornare nemici e comprimari altrettanto monumentali. L’assunto è sempre lo stesso, come il primo comandamento di un decalogo arakiano:

Mai ripetersi. Mai.

In Araki non esistono personaggi intercambiabili, né stereotipi. Ogni personaggio, anche quello che compare in due vignette, è sempre più di quello che sembra: sono personalità vive, tridimensionali. I nazisti non appaiono solo come gli stereotipati razzisti e crudeli macchiette: alcuni di loro, come è naturale, sono simpatici, onorevoli; pensano alla loro donna a casa o combattono per difendere l’umanità. Sono persone, semplicemente. È la cifra stilistica di Araki.

Anche nel petto dei nazisti batte un cuore... o un mitra?

Anche nel petto dei nazisti batte un cuore… o un mitra?

 

Nella serie appare anche un personaggio italiano, Cesar Antonio Zeppeli, che inaugura la carrellata di comprimari arakiani in grado di rubare la scena al protagonista e di farsi amare profondamente.

I nemici non fanno alcuna eccezione: già avevamo parlato del profondo lavoro di costruzione della figura di Dio Brando; in Battle Tendency i cattivi sono tre, uno diverso dall’altro, ognuno dotato dei suoi lati umani, persino positivi. Con i suoi antagonisti Araki sembra voler esplorare tutti gli aspetti della malvagità umana, soltanto per scoprire che, in fondo, la malvagità assoluta non esiste.

Anceh graficamente, Wamoo ricorda il Raoul di Ken il guerriero

Anche graficamente, Wamoo ricorda il Raoul di Ken il guerriero, ma vestito meglio

Così, durante uno degli scontri più avvincenti e monumentali della storia dei manga (e non è un’iperbole), Wamoo e Joseph non appaiono più come il Bene contro il Male, quanto due straordinari esseri convinti ognuno delle proprie ragioni, impegnati in un duello in cui si mettono in gioco la determinazione, l’intelligenza, l’onore, la fantasia. Una mortale corsa di bighe strutturata come una serie appassionante di colpi di scena e ribaltamenti di fronte, che conserva intatta la sua qualità anche a distanza di anni e di numerose riletture.

Con Battle Tendency lo stile e la genialità di Araki esplodono, inaugurando una felicissima serie di trovate eccezionali che durerà molto, molto a lungo. Quando la serie si chiude, ci si chiede cosa altro potrà mai inventarsi.

Beh, che ci crediate o no, Araki non ha finito di stupirci.

Ne parleremo nella prossima puntata...

Ne parleremo nella prossima puntata…

Madoka Magica meets Ryutaro Arimura

Da un paio d’anni il gruppo musicale rock giapponese Plastic Tree ha totalmente cambiato la propria immagine, immagine che per loro è basilare essendo una band visual kei, cioè un tipo di glam rock in cui l’importanza della parte visiva non è inferiore a quella musicale. Sostanzialmente è teatro: le band visual kei pubblicano più DVD che album e scrivono più saggi, editoriali, articoli su riviste e interviste varie (corredate da mille foto) che testi di canzoni. Lo scopo finale è fornire all’ascoltatore una controparte visiva di quella sonora, come in Fantasia, e ottenere nei concerti appunto un risultato teatrale, in cui scenografie, costumi, trucco & parrucco eccetera si sposano con la proposta musicale. Concettualmente non siano lontani dall’opera lirica, insomma.

La rock band giapponese Plastic Tree nel periodo "Ammonite".

I Plastic Tree in uno degli scatti più gioiosi e solari della loro carriera, dato che l’iconico cantante Ryutaro Arimura, noto per i capelli corvini a fungo, i cosplay di L di Death Note e le tetre canottierine sdrucite, indossa addirittura una t-shirt con un fiore rosso.

Data l’importanza dell’immagine, nessuno stupore quindi che i gruppi visual kei pubblichino album e singoli in svariate edizioni con svariate copertine per moltiplicare la loro creatività visiva. I Plastic Tree non fanno eccezione e nel biennio 2014-2015 la band si è affidata al collettivo di artisti noto come Gekidan Inu Curry, che vuol dire qualcosa come “Troupe teatrale Curry del cane” (o “al sapor di cane”, il che è inquietante), ormai celebre fra gli otaku di tutto il mondo per aver lavorato a serie come Sayonara zetsubou sensei e soprattutto a Puella Magi Madoka Magica, il majokko alternativo diventato certamente uno degli anime più importanti dai tempi di Neon Genesis Evangelion, e per i suoi stessi motivi: profondo legame con la produzione precedente, reinvenzione dei topoi del genere, trama basata non sugli eventi esterni bensì sulle scelte e svolte psicologiche dei personaggi, e finale aperto a interpretazioni e sequel. Infine, c’è un altro basilare elemento comune: la fortissima identità grafica.

Infatti, come chiunque abbia visto Neon Genesis Evangelion non può dimenticare la grafica allarmante della NERV e dei suoi sistemi di difesa, allo stesso modo chiunque abbia visto Puella Magi Madoka Magica non può dimenticare la grafica allarmante delle Streghe e dei loro sistemi d’attacco. Evidentemente è andata così anche per i Plastic Tree, che nello spot pubblicitario dei concerti di fine anno 2015 citano la serie di Hideaki Anno (enormi ideogrammi bianchi su fondo nero, Inno alla gioia di Beethoven, montaggio serrato) e nelle copertine delle loro ultime uscite citano la serie di Akiyuki Shinbou.

Copertine di album di musicisti giapponesi disegnate da fumettisti.

Quando i fumettisti incontrano i musicisti. In rigoroso ordine cronologico: in alto a sinistra la copertina dell’album Noblerot (cioè la muffa nobile della pianta di vite) degli ALI PROJECT del 1998 realizzata dalle CLAMP in piena fase Clover; al centro il singolo del 2000 dei LAREINE Bara wa utsukushiku chiru che coverizza la sigla originale di Lady Oscar ed è illustrato da Riyoko Ikeda in persona; a destra Invade del 2011 dei jealkb per cui Akira Toriyama ha lavorato gratis essendo un «amico di bevute dei membri della band». Sotto: a sinistra la copertina di Nihon chinbotsu (“Il Giappone affonda”) del gruppo visual kei R-shitei del 2012 disegnata da Suehiro Maruo nel suo raffinato stile grand-guignol; al centro la stilosissima cover dello stilosissimo mangaka Hisashi Eguchi per lo stilosissimo album del 2013 date course delle idol lyrical school; a destra la versione giapponese dell’eponimo album di debutto del 2014 della pop-rock band svedese Dirty Loops illustrata da Hirohiko Araki (e nella versione intera si vede che i personaggi sono in pose assurde e galleggiano sui fiori).

Tralasciando il grande mondo delle sigle degli anime dove spesso le copertine sono illustrate dai character designer delle serie, nonché tutta quella musica con una funzione nella trama che ha nella saga di Macross il suo massimo rappresentante, va comunque ricordato che non è assolutamente la prima volta che in Giappone il mondo della musica incontra quello di fumetti & cartoni animati. Gli esempi sono numerosi e con grandi nomi coinvolti: fra le tante collaborazioni, molte sono in ambito visual kei come quelle fra i LAREINE e la loro musa Riyoko Ikeda, fra i jealkb e il sempiterno Akira Toriyama o fra gli R-shitei e il maestro del grottesco Suehiro Maruo; anche in ambito più pop basti citare gli ALI PROJECT con le storiche collaboratrici CLAMP, le lyrical school che si fregiano di avere una cover di Hisashi Eguchi, e addirittura la band svedese Dirty Loops che per la versione giapponese del proprio album di debutto ha chiesto a Hirohiko Araki di disegnare la copertina, per non parlare dell’intera discografia degli ASIAN KUNG-FU GENERATION i cui artwork di tutti i singoli e gli album sono opera di Yusuke Nakamura (il character designer del celebrato anime The Tatami Galaxy).

In questo caso però si è trattato di un progetto inedito: il gruppo artistico Gekidan Inu Curry e il gruppo musicale Plastic Tree hanno lavorato insieme e pianificato una serie di opere visivo-musicali realizzate seguendo un tema comune; nella pratica sono stati pubblicati tre singoli conclusi poi da un album (in Giappone i singoli escono prima degli album) con copertine splendide e, sorpresa, componibili.

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Il primo lavoro, risalente al settembre 2014, è stato il singolo Mime (come “mimo” in inglese) edito in quattro versioni: una conteneva il solo CD, le altre tre un DVD extra con contenuti diversi tipo il videoclip o esibizioni live. In questo primo caso le quattro cover erano concepite come un nastro infinito: messe in fila una dopo l’alta formano un’immagine continuativa, ma anche il bordo superiore della prima immagine e quello inferiore dell’ultima combaciano così che il cerchio ricomincia. In queste immagini i musicisti stessi hanno collaborato alla grafica e l’ispirazione è palesemente legata a Puella Magi Madoka Magica, con chiari riferimenti alla Walpurgisnacht.

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Anche il secondo singolo Slow è stato stampato in quattro versioni, ma poiché stavolta il tema della canzone era lo scorrere del tempo gli artisti del Gekidan inu curry hanno pensato a una spirale di piccioni psichedelici, volti che gocciolano latte e bambini dagli occhi rossi su quattro copertine che si compongono a formare un cerchio; cerchio che poi, nel merchandising della band, diventa un vero orologio.

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Il terzo e ultimo singolo della collaborazione fra i Plastic Tree e i Gekidan Inu Curry è stato Rakka (“Cadono i fiori”), col suo video in cui cadono le parole e le cover in cui cadono i fiori, gli occhi, le stelle, le farfalle, i paisley, i colori, le lacrime di Ecoline, i ricordi e tutto quanto possa cadere sulla città in questo rettangolo stretto e lungo.

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Infine, come regalo per i fan, i Plastic Tree hanno pubblicato a Natale 2015 l’album Hakusei (“Animali impagliati”), nella cui cover i volti dei quattro componenti della band appaiono all’interno di quello di un quinto individuo dalle pupille vitree, circondato da varie parti di animali altrettanto immobili e statuari, il cui collo è fissato a una cornice appesa al muro. Nell’edizione deluxe l’album è contenuto all’interno di un cofanetto di cartoncino con un libro illustrato in cui le foto dei musicisti sono state ritoccate a mano all’acquerello, tempera e collage dagli artisti per apparire come animali impagliati con pose innaturali e occhi immobili. Un’idea piuttosto inquietante, hitchcockiana, ancor di più considerando che gli animali impagliati sono un tema di Psycho e che quel corvo nero sulla testa di Ryutaro Arimura e del personaggio in copertina è chiaramente un rimando a Gli uccelli.

Chissà se i Plastic Tree e i Gekidan Inu Curry avevano in mente Morrissey e il suo motto «Meat is murder» quando hanno pensato al tema visivo dell’album: non lo sapremo mai, ma almeno agli amanti degli anime e a quelli di j-rock resta quest’interessante quartetto di dramatis personæ, tempus fugit, vanitas e et in Arcadia ego (che allegria).

JoJo: Diamond is Unbreakable – Ad Aprile la serie TV

L’adattamento animato della quarta serie di JoJo (JoJo no Kimyō na Bōken: Diamond wa Kudakenai) nota come Diamond Is Unbreakable, uscirà in Giappone ad Aprile. Questa la preview ufficiale:

Prodotta dalla David Production la serie vede Naokatsu Tsuda (JoJo: Stardust Crusaders) e Toshiyuki Kato (Hunter x Hunter) alla regia. Le sceneggiature sono un’altra volta opera di Yasuko Kobayashi mentre il character design sarà di Terumi Nishii (Mawaru Penguindrum).

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La quarta serie di JoJo, scritta e disegnata da Hirohiko Araki, fu originalmente pubblicata su Shonen Jump tra il 1992 e il 1995 e pubblicata in Italia da Star Comics dal 1995 al 1997. La storia vede per protagonista Josuke Higashikata, figlio illegittimo di Joseph Joestar, ed è ambientata nella cittadina di Morioh-cho nel 1999. Il giovane studente delle superiori cerca, insieme ai suoi amici, il colpevole di una serie di omicidi collegati alla ricomparsa della freccia che dona poteri sovrannaturali detti Stand.

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