Gribaudo

Cento anni fa: Nelson Mandela

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un polo all’altro 
Ringrazio qualunque dio ci sia
Per la mia anima invincibile.

Nella stretta morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi avversi della sorte
Il mio capo sanguina ma non si china.

Oltre questo luogo di rabbia e lacrime
Incombe solo l’orrore della fine.
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
Quanto impietosa la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Nelson Mandela Gribaudo

La poesia Invictus dell’inglese William Ernest Henley (pubblicata nel 1888) è diventata una sorta di simbolo per indicare la lunga lotta di Nelson Mandela per la libertà del popolo sudafricano: è questa la poesia che il prigioniero 466/64 recita davanti agli altri detenuti per darsi forza nei momenti di sconforto nei ventisette anni di detenzione che trascorre a Robben Island; Invictus è il titolo che Clint Eastwood dà al suo film del 2009 che ripercorre i fatti realmente accaduti in occasione della finale di Campionato di Rugby in Sudafrica; ed è la poesia citata nel sottotitolo della biografia a fumetti Nelson Mandela, l’anima invincibile, delle edizioni Gribaudo.

L’opera ripercorre tutta la vita del leader sudafricano, dalla nascita, cento anni fa, alle prime prese di coscienza della condizione sottomessa della popolazione di colore rispetto alla supremazia degli afrikaner bianchi, alla scelta di schierarsi per il bene dei suoi connazionali contro l’Apartheid, e alla conseguente incarcerazione. Scritta dal giornalista/scrittore Lewis Helfand e illustrata da Sankha Banerjee tutto il racconto è una sorta di marcia che, partendo dal 1985, da una visita della moglie a un Mandela già detenuto da ventuno anni, torna indietro in un lungo flashback e, tappa per tappa, ci mostra come e perché quest’uomo sia arrivato a rappresentare per il mondo un simbolo di libertà.

Nelson Mandela Gribaudo

La narrazione è per lo più oggettiva, separata per date ed eventi, con poche intromissioni dello scrittore che arriva a porsi delle domande a cui il lettore saprà rispondere proseguendo nella storia illustrata: in questo modo Helfand ci rende partecipi dei dubbi che lo stesso protagonista vive, ad esempio, nel momento in cui decide di abbandonare la non violenza per dedicarsi ad azioni fisiche, mirate, dell’ANC (African National Congress) per poter riunire i rappresentanti di governo formato da bianchi insieme a rappresentanti del popolo originario, che durante l’Apartheid non possedeva nessun diritto, neanche quello di camminare per strada senza un apposito permesso.

La storia di Mandela racconta una fetta di Storia di pochi decenni or sono, che chi ha qualche anno sulle spalle ricorderà perfettamente come la prima volta in cui gli eventi di un popolo e di una nazione lontanissimi hanno coinvolto gran parte del mondo civilizzato in una lotta dal fronte unito: Libertà per Mandela, Fine dell’Apartheid. La prima volta in cui anche esponenti del mondo dello spettacolo e dell’entertainment hanno preso una posizione chiara e definita in nome della Libertà. La prima volta che gli effetti della globalizzazione sono stati positivi: immagini di attacchi di forze armate contro civili inermi e manifestanti che hanno indignato l’opinione pubblica, soprattutto europea e bianca, foto di scritte discriminatorie che dichiaravano panchine e negozi Whites Only che stupivano e sollevavano gli animi di chi ancora considerava un possibile concittadino di colore una esotica rarità.

Nelson Mandela Gribaudo

Sappiamo però che è stata una storia con un lieto fine, a cui i lettori giungono anelanti di poter riconoscere quel viso bonario, dagli occhi stretti (rovinati duranti i lavori forzati in una cava) e i capelli bianchi, quanto quei denti aperti in un insopprimibile sorriso.

Mandela è un simbolo di libertà in un modo molto più ampio di quanto possiamo pensare, e quest’opera ce lo mostra dalle prime pagine, quando rinuncia alla scarcerazione che gli stanno offrendo, quindi alla sua libertà, perché quello che non gli offrono è la fine della segregazione, la possibilità per il popolo di colore di vivere al pari dei bianchi, il diritto per il suo partito di sedere al governo in un dialogo paritetico: non gli offrono la libertà per l’intero popolo sudafricano, nero o bianco che sia, di autogovernarsi, di arrivare alla democrazia; stanno offrendo solo a lui di terminare la prigionia, non hanno ancora capito che è ben altro quello per cui ha lottato e sofferto.

Nelson Mandela Gribaudo

E cioè per quello che egli stesso ha dichiarato nel celebre discorso davanti al giudice che lo condannerà alla prigione a vita, riportato nel frontespizio dell’opera:

Nel corso della mia vita mi sono dedicato interamente alla lotta per il popolo africano. Ho lottato contro la dominazione bianca e contro quella nera. Il mio ideale più caro è quello di una società libera e democratica in cui tutti vivano in armonia e con le stesse opportunità. Spero di vivere abbastanza da riuscirci. Ma se sarà necessario, è un ideale per il quale sono pronto a morire.

Quello che commuove è che ha vissuto abbastanza.

Il racconto di questa lotta eccezionale è illustrato dall’indiano Banerjee con uno stile pittorico e molto realistico, con lunghe pennellate di nero e campiture di grigio in cui il bianco illumina zigomi e dona fisicità a figure rese con un effetto quasi impressionistico. Le tavole hanno un fascino originale, ma possono risultare un po’ appesantite dalla persistenza dei toni cupi.

Il fatto che, comunque, i disegni sono a servizio di una narrazione dagli sfondi drammatici, rende quasi necessaria una controparte grafica altrettanto densa e incisiva e le figure rese con macchie di nero e sfumature non stonano, ma arricchiscono l’opera. L’unico neo è che la tecnica gestuale va a sacrificare la riconoscibilità dei visi e lo standard qualitativo della resa dei particolari. Invece, i ritratti di stampo più apertamente illustrativo sono tecnicamente e visivamente di qualità altissima.

Un’opera dunque che racconta una storia che fa parte della Storia di tutti noi e di una figura umana e politica che bisognerebbe ricordare più spesso, non solo ogni cento anni, nel giorno in cui si commemora la sua, fortunatissima per noi, nascita (18 luglio 1918).

 

Einstein, tra poesia e realtà

La scienza è la poesia della realtà…

È una frase di Richard Dawkins, etologo, biologo, grande divulgatore, importante esponente del neo-ateismo.

Einstein sicuramente non era cattolico, anche perché di famiglia ebrea, ma aveva una consistente religiosità o almeno una visione per nulla meccanicista del mondo (qui qualche esempio di citazione), al contrario di Dawkins, che ha peraltro lungamente tentato di “portare” Einstein dal lato degli atei, fino a tentare di comperarne le lettere. In un articolo di Life del 2 maggio 1955 dal titolo Death of a genius, pubblicato proprio in occasione della morte di Einstein, c’è una serie di citazioni in cui il fisico ribadisce, in una lunga conversazione con William Hermanns, una visione non certo chiusa al trascendente.

Non so se il sottotitolo voleva dunque essere una citazione apocrifa di Einstein o semplicemente una evidenza di come la visione del mondo dello scienziato, che per primo forse è stato anche personaggio pubblico, abbia collegato la realtà a una ricerca più alta. Ovvero abbia cercato di trovare una sorta di armonia del tutto, affermando anche di voler conoscere il pensiero di Dio.

Forse una locuzione tratta da Dawkins non è il massimo per indicare in Einstein, come scritto nel risvolto di copertina,

la capacità, attraverso la percezione, di cogliere le infinite sfumature del creato, visto come un luogo in cui si intrecciano continuamente scienza e umanesimo.

In effetti l’opera ha una ambientazione per certi versi poetica, quasi onirica. Rimane su un piano spesso aulico, in cui la drammaticità del periodo storico (il Nazismo prima, la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda poi) non emerge in maniera evidente, neppure dalla grafica, che anzi risulta un po’ piatta.

Il fil rouge dell’opera è duplice.

Mark, studente a Princeton nel 1953, ha conosciuto Einstein negli ultimi anni della vita, raccogliendone la testimonianza durante i suoi studi di fisica. Poi anziano scienziato al CERN nel 2015 è testimone di una conferenza sulla relatività generale tenuta da suo figlio, a sua volta fisico.

Ma soprattutto la bussola che Einstein ricevette (realmente) in regalo dal padre nel 1884, e che nella finzione diede allo stesso Mark poco prima di morire.

Dopo essere stata in tasca all’icona della scienza moderna in molti dei momenti importanti, la ritroviamo in mano alla giovanissima nipote di Mark nel 2015.

Quella della bussola è una storia che lo stesso Einstein ha raccontato nella sua autobiografia scientifica, considerandola il dettaglio che ha fatto nascere la sua curiosità di scienziato. Da qui è partito anche Marwan Kahil per raccontarci la vita e il pensiero del fisico che tutti citano e che maggiormente ha avuto influenza nell’ultimo secolo, grazie ai disegni di Manuel Garcia Iglesias.

Sceneggiatore e disegnatore non hanno molte opere alle spalle, e affrontano una personalità e una storia impegnativa, che ha già ispirato altri fumettisti, dei quali abbiamo già parlato anche su queste pagine.

Che il grande scienziato abbia avuto una vita relazionale non sempre facile è ormai noto, e forse questo aspetto viene un po’ edulcorato, nello stile dell’intera opera. Infatti si sottolineano le grandi amicizie con Besso e Grossmann, gli incontri con Habicht e Solovine nella Akademie Olympia, i rapporti epistolari con alcuni grandi della storia del mondo (Gandhi). Mentre le relazioni con le donne e i difficili rapporti con le famiglie, siano quella di origine o quelle da lui create, passano attraverso il filtro della scienza. Mi pare di poter dire che la storia personale dello scienziato venga sovrastata dalla storia delle sue scoperte scientifiche, che scandiscono i passaggi e fanno passare tutto in secondo piano. Riconoscendo la enormità dello scienziato, si edulcorano i difetti umani della persona, in misura un po’ eccessiva.

Un po’ edulcorata appare anche la grafica. La tricromia (bianco, nero, grigio) ha un aspetto piatto, che non riesce a sottolineare i passaggi importanti. Il tratto delle parti più disegnate a volte dà la sensazione di essere quasi incerto, incostante. Gli sfondi e le ambientazioni sono perfetti nei minimi particolari, geometrici, con un tratto sottile e uniforme, al punto di sembrare ottenuti con la funzione trova contorni applicata a delle foto o con un CAD. I personaggi invece sono più schizzati, ma con un dettaglio fastidiosamente variabile, a volte al limite del deforme (teste troppo grandi, nasi storti). E le chine hanno spessori diversi, i tratteggi densità variabili, anche nella stessa vignetta; a volte del tutto inesistenti, a volte pesanti, senza apparente motivo. Questo registro dissonante non riesce a dare una sensazione piacevole, i due piani non si fondono, anzi, contrastano in maniera talora evidente.

Graficamente, la parte migliore sono i disegni a sfondo scientifico: i gedankenexperimen; Planck nel suo ufficio con lo sfondo del frontespizio de Annalen der Physik su cui nel 1905 verrà pubblicato il primo scritto importante di Einstein; la fedele riproduzione di LHC. E le illustrazioni di copertina. Perché Iglesias attinge spesso a foto e immagini, anche molto note.

La struttura delle pagine è tutto sommato equilibrata, le vignette sono pressoché sempre regolari, rettangolari, con poche concessioni.

Si fa anche  un uso abbastanza frequente di splash page utilizzate per i cambi di scena.

Il passaggio grafico più evocativo è certamente la doppia pagina con i funghi atomici di Hiroshima e Nagasaki, che segue, nella storia, la firma della lettera che conferma il sostegno di Einstein al Progetto Manhattan.

Nella tavola si mescolano due dipinti (unico cambio di tecnica) che riproducono fotografie note delle colonne di fumo delle due bombe con alcune vignette che mostrano foto familiari  associate alle esplosioni atomiche. Il  palazzo della fiera commerciale della prefettura di Hiroshima, oggi Memoriale della Pace, il torii di Nagasaki circondato dalle macerie, riprodotti con una dovizia di dettagli maniacale vicino a uno dei cadaveri ustionati invece appena schizzato.

Ancora una volta con una dissonanza grafica un po’ confusa, anche se in questo caso crea una forte cesura che porta all’ultima parte del fumetto, in cui l’argomento principale non sono più le scoperte scientifiche e la storia personale di Einstein ma le tragedie, i dolori personali, come la morte di Gandhi e di Besso.

E la speranza che il genio, la creatività, lo studio possano salvare l’umanità da quello che sembra un destino ineluttabile.

Per quanto i fumetti sulla scienza siano evocativi, possano fare cultura, incuriosire, in quest’opera troppi aspetti mi sono parsi poco curati. È anche vero che confrontarsi con lo scienziato più importante e iconico del secolo scorso (insieme a Stephen Hawking, scomparso proprio in questi giorni, che ha guidato anche l’ingresso della cosmologia moderna nel nuovo millennio) è impresa titanica.

È indispensabile infatti scegliere alcuni aspetti di una personalità veramente poliedrica, e dare un taglio alla propria opera. Ne esce però un fumetto un po’ naïf, interessante, ma che affronta una personalità complessa con un lavoro che dà la sensazione dell’incompiuta, di un realismo che arriva fino a un certo punto, nella sceneggiatura e nella grafica.

Le fonti sono numerose e per lo più francofone. L’autore afferma di aver utilizzato nei dialoghi le parole di interviste o di estratti di opere e articoli di Einstein.

Ma alla fine resta la sensazione di una occasione perduta: negli approfondimenti delle storie, delle personalità, nell’esplorare aneddoti e pensieri. Analogamente nella ricerca e nella resa grafica manca qualcosa.

E in un momento in cui la divulgazione scientifica e il fumetto stanno vivendo un connubio di grande vitalità, è davvero un peccato.

Fisica quantistica: e se bastasse un fumetto?

Quando ho visto la copertina di questo volume della Gribaudo, soprattutto il titolo, ho pensato a una storia in 3D sulla fisica quantistica.

Ma poi dentro non ci sono occhialini in dotazione e le pagine sono per lo più in bianco e nero. Ci sono svariati inserti colorati che sottolineano le cose importanti, e solo alla fine si scoprirà qual è il significato dei colori, anche di quella scritta in copertina che appare come il più classico dei disegni in 3D.

La storia, scritta da Thibault Damour, fisico francese dell’Institute de Haute Ètudes Scientifiques, con quaranta anni e oltre 350 pubblicazioni scientifiche (stando al suo CV, nel sito dell’ente) alle spalle, che si sta dedicando ad altri tipi di scrittura, è stata illustrata da Mathieu Burniat, che l’ha presentata all’ultimo Lucca Comics.

Tutto parte da Bob, un giovane avventuriero dal ciuffo biondo, e dal suo cane bianco parlante che sbarcano sulla Luna con il loro casco a bolla (perché ho pensato a TinTin e Milou?).

E parte con una tragedia, perché il cane Rick viene colpito da un asteroide. E sarà la voce di Rick a guidare il nostro Bob in un viaggio affascinante, a partire da una delle famose Conferenze Solvay, in particolare quella del 2011 sulla fisica: la 25° della serie, intitolata proprio The Theory of the Quantum World, e in occasione della quale si festeggiava proprio il centenario della prima. Tenuta come sempre nell’Hotel Metropole di Bruxelles.

I partecipanti alla Conferenza Solvay del 2011, alcuni sono riconoscibili nei disegni del volume

Qui, durante un intervento non certo alla portata di tutti, tenuta da Viatcheslav (Slava) Mukhanov sulle Fluttuazioni quantistiche in cosmologia, effettivamente presente negli atti della Conferenza (se volete approfondire li trovate qui), e alla quale assiste anche Damour, riconoscibile davanti al protagonista, Bob parte per un viaggio fantastico che lo porterà a incontrare le più grandi menti della storia scientifica dello scorso secolo.

Nell’ordine Planck, Einstein, deBroglie, Heisenberg, Schrödinger, Bohr, Born, seguendo proprio la cronologia delle scoperte della meccanica quantistica, inseguendo una h gialla che è la costante fondamentale che ha fatto uscire la fisica dal continuum classico.

Si vede che la sceneggiatura è di un fisico di professione, che dopo tanta ricerca trova un modo per rendere facilmente masticabili concetti che appaiono, ai più, astrusi. E facendo parlare direttamente i fisici che questi concetti li hanno pensati, si parte dall’idea di quanto, passando per le equazioni (che non ci stanno affatto male, perché, in fondo, tutte quelle lettere greche, sono anche belle da vedere), per arrivare fino alle diverse interpretazioni della meccanica quantistica e ai suoi legami con la filosofia occidentale.

Alla fine sarà Hugh Everett (tra l’altro defunto padre di Mark Everett degli Eels) spiegando il paradosso di Schrödinger, a dare una speranza a Bob di poter ritrovare il suo cane, esponendo la visione della meccanica quantistica nella sua interpretazione a molti mondi, per cui in realtà ogni diverso evento, che ha una probabilità non nulla di verificarsi, in realtà è una opzione che potrebbe verificarsi.

Così in un mondo diverso Rick sarebbe ancora vivo perché appena sfiorato dall’asteroide. E i mondi possibili sarebbero tanti quante sono le possibilità che ha ciascun evento di accadere e quindi di modificare il corso della storia, perché tutte le opzioni sarebbero reali, almeno in parte. Questa interpretazione è del tutto scientifica, non ha implicazioni pseudo scientifiche e ha un chiaro e forte supporto matematico.

E infatti il fumetto non lascia spazio a elucubrazioni o a voli pindarici (a cui appaiono assai più propense serissime testate giornalistiche un po’ ovunque nel mondo, che titolano su mondi paralleli e viaggi nel tempo), ed è di una chiarezza scientifica e divulgativa davvero impressionante.

Altrettanto interessante la parte grafica, con un disegno asciutto e classico, con poche ombreggiature e senza fronzoli. Bob è nello standard dei protagonisti dei fumetti franco-belgi da TinTin a Titeuf: biondi e con un ciuffo di capelli. Le caricature dei fisici sono allo stesso tempo ben caratterizzate e divertenti. A questi aspetti si aggiunge la trovata, secondo me geniale, di rappresentare questa visione della meccanica quantistica con i colori.

Ogni possibile versione dell’universo, in questa interpretazione dei molti mondi, viene colorata diversamente. Ecco l’aspetto policromo delle ultime pagine, in cui Bob diventa consapevole che il mondo quantistico è un mondo molteplice realizzato dalla sovrapposizione di realtà classiche differenti, cogliendo l’interpretazione di Everett, che è una delle tante possibili, in disaccordo con quella probabilistica proposta da Born e maggiormente radicata. Quindi gli uccelli in copertina potrebbero non essere un grande stormo, ma lo stesso volatile in realtà differenti…

Ancora una volta il fumetto si dimostra un medium utilissimo per divulgare la scienza, anzi sta passando dal raccontare le storie degli scienziati a introdurre i concetti veri e propri. E così diventano un complemento quasi necessario le 20 pagine finali, che ci raccontano le biografie dei fisici che compaiono nel fumetto, ma anche le equazioni, gli esperimenti, alcuni aspetti divulgabili delle teorie.

Ci si può fermare alla storia e ai disegni, ma il lettore più scafato troverà il modo di soddisfare anche più di una curiosità intellettuale, e anche tra quelle meno banali.

Il fumetto si dimostra un medium che sa essere lento, che può richiedere letture e riletture, e, al contrario di quanto succede oggi, in cui le informazioni devono essere fruite rapidamente, e spesso poco comprese, consente una lettura agevole e piacevole di cose che, scritte a parole, sarebbero poco leggibili (con le dovute eccezioni, ad esempio il Teorema del Pappagallo o i gialli a sfondo matematico del prof. Toffalori).

Il libro è dettagliato, curato nella parte scientifica e scorrevole nella parte grafica; l’aspetto semi-caricaturale dei personaggi ben si adatta alla storia e all’argomento.

Beh, io mi augurerei che Bob e Rick vivano nel mondo scientifico un numero di avventure pari almeno a quelle dei (per ora) più famosi alter ego fumettistici Tintin e Milou.


Il Mistero del Mondo Quantistico
Thibault Damour, Mathieu Burniat
160 pagg, brossurato
Gribaudo 2017

Economix: non è un fumetto (solo) per giovani…

economix

Si può fare un fumetto che parli seriamente di economia, in un momento in cui l’economia sembra un argomento tragicomico?

La risposta è “SÌ!”

Michael Goodwin è uno scrittore/giornalista (NY Post, Fox News) che ha voluto raccogliere una enorme quantità di informazioni per scrivere una storia dell’economia, per aiutare anche i profani a capirci un po’ di più.

Con l’aiuto del disegnatore Dan E. Barr (Re in incognito) ha prodotto un fumetto che mostra come la Nona Arte possa veramente aiutare e farsi interprete di contenuti non necessariamente supereroistici o di svago

Eppure dal punto di vista grafico il libro, edito da Gribaudo nella collana Straordinariamente, è pieno di caricature, a partire da quella dell’autore, che fa da protagonista nella premessa e da guida per tutta l’opera, portando per mano il lettore dall’inizio del capitalismo fino agli ultimi anni della crisi. Il contenuto è aggiornato praticamente alla data di pubblicazione, e se volete ulteriori informazioni, aggiornamenti tecnici e con “nuove pagine” del fumetto si può andare a cercare sul sito che gli autori hanno dedicato al progetto. È in inglese, ma il progetto è molto interessante.

Facendo riferimenti chiari, esempi che magari faranno storcere il naso ai tecnici o ai puristi del settore, Goodwin fin dalla prefazione mostra qual è il suo intento: «Se il quadro generale è complicato, le singole parti che lo compongono non sono poi così difficili da capire», e spiega anche il perché di questo lavoro: «Siamo cittadini di una democrazia. Gran parte delle questioni su cui votiamo verte sull’economia. È nostra responsabilità capire quello su cui stiamo votando.»

Ecco, sarà che la parola responsabilità mi tocca sempre qualche corda, ma vederla scritta in un fumetto mi fa pensare che la Nona Arte possa arrivare dove altri media non possono, incuriosire adulti e magari anche qualche giovanotto inconsapevole. In effetti, a leggere la bibliografia dell’opera e del sito collegato, il lavoro ha un che di titanico, è densissimo di informazioni storiche, anche se le interpretazioni economiche vanno prese cum grano salis perché l’autore sembra prendere una posizione netta (d’altra parte con questi contenuti è impossibile non farlo).

economix_Goodwin

300 pagine graficamente interessanti, con un segno pulito, senza ombre, che in questo modo non toglie nulla al contenuto e non fa perdere concetti, storie, personaggi. Questi ultimi, come detto, con le caricature, diventano immediatamente riconoscibili anche ai profani, o ai più giovani. Inoltre sono ricche di citazioni (dal governo USA rappresentato con lo Zio Sam, ad alcuni passaggi che ricordano scene di film o telegiornali famosi). La scansione delle vignette è a servizio dei contenuti, con continui cambi di scena, passando dalla storia, alle vignette didascaliche, agli interventi diretti dell’autore, alle metafore rappresentate graficamente, che rendono la lettura a tratti spassosa.

Si può leggere anche come una storia, o addirittura come una parodia, ma ogni pagina spinge a approfondire, stimola la curiosità, più di qualsiasi trattato o analisi. Il linguaggio del fumetto consente di arrivare diretto a tutti i tipi di lettore, non solo ai giovani, a cui l’immaginario collettivo, in Italia quanto mai duro a morire, dà l’esclusiva di questo medium.

Quindi la lettura può avvenire a molti livelli, lo evidenziano anche i contributi redazionali, dal glossario, agli approfondimenti. Ed ecco perché è un fumetto per tutti: il linguaggio semplice, la grafica pulita e divertente possono attirare anche un lettore giovane; i personaggi della storia recente, i contenuti, la possibilità di approfondire coinvolgeranno un lettore più navigato, che può usarlo come semplice informativa o come punto di partenza; i riferimenti storici, l’aspetto più tecnico può dare spunti di riflessione e approfondimento a studenti, curiosi e a tutti coloro che volessero provare a capirci qualcosa di più.