Godzilla Resurgence

Kimi no na wa. (e molti altri film) al cinema con Dynit

Durante la conferenza stampa tenutasi a Lucca Comics & Games, la mostra-mercato del fumetto più grande del mondo (considerando che il Comiket di Tokyo, benché accolga oltre il doppio dei visitatori, è in realtà dedicato quasi esclusivamente alle doujinshi), lo scorso 29 ottobre la casa editrice Dynit ha tenuto fede al suo nome mostrandosi particolarmente dinamica e annunciando una gran quantità di titoli, ben nove, che verranno distribuiti lungo tutto il 2017, sia al cinema tramite i distributori Nexo Digital e Minerva Pictures, sia on-line sulla piattaforma VVVVID.

Ecco una carrellata dei titoli presentati, nell’ordine cronologico con cui verranno distribuiti.

Annunci Dynit per il 2017: "your name.".

your name. / Al cinema con Nexo Digital il 23, 24 e 25 gennaio.

Si tratta nientepopodimeno che del celeberrimo Kimi no na wa., l’ultimo film di Makoto Shinkai che ha sbancato i botteghini giapponesi arrivando a lambire gli incassi di Hayao Miyazaki e superando anche Godzilla Resurgence di Hideaki Anno. Il film ormai è uscito da quasi due mesi e ancora continuano a fioccare hashtag su Twitter per segnalare di essere andati in uno dei luoghi reali del film, o chi si è stati nella propria vita precedente, o qual è la propria scena preferita, o altro ancora: un vero e forte impatto sociale. your name. (titolo internazionale scelto anche da Dynit e quindi da ora in poi anche titolo italiano) è la storia di Taki e Mitsuha che si scambiano i sogni, i corpi e le vite per salvarsele a vicenda, in un film che parte come una commedia degli equivoci e diventa pian piano un’avventura sentimentale. Nonostante la trama non particolarmente originale, i temi già molto sfruttati dall’animazione giapponese, e la preoccupante ripetitività stilistica e narrativa del regista, il film rifulge di una straordinaria qualità visiva nella ricchissima tavolozza dei colori e nei meravigliosi paesaggi che faranno felici i nippofili. Da vedere su grande schermo.

Per maggiori dettagli, leggi la recensione completa di your name. (senza spoiler!) QUI.

Annunci Dynit per il 2017: "Yu-Gi-Oh! - Il lato oscuro delle dimensioni".

Yu-Gi-Oh! Il lato oscuro delle dimensioni / Al cinema con Nexo Digital il 10, 11 e 12 marzo.

Uscito in Giappone lo scorso aprile, Yu-Gi-Oh! Il lato oscuro delle dimensioni è il terzo film cinematografico del franchise tratto dal fumetto di Kazuki Takahashi ed è stato realizzato per festeggiare il ventennale della serie. Dato il suo scopo celebrativo, il film è stato scritto da Takahashi stesso realizzando un sequel del fumetto, ma con i personaggi della sua prima parte, ovvero Yugi Muto e Seto Kaiba, per mettere d’accordo vecchi e nuovi fan.

Annunci Dynit per il 2017: "Oltre le nuvole, il luogo promessoci".

Oltre le nuvole, il luogo promessoci / Al cinema con Nexo Digital il 17, 18 e 19 aprile.

Quarta opera di Makoto Shinkai e suo primo lungometraggio dopo due corti e un medio, Oltre le nuvole, il luogo promessoci è uscito in Giappone a fine 2004 e arriverà per la prima volta in Italia l’anno prossimo. Come in tutti i film di Shinkai, anche qui abbiamo la storia di un lui e una lei che si amano senza saperlo e sono divisi dal tempo, dallo spazio e da un terzo elemento che varia da film a film: in Voices of a Distant Star era lo spazio siderale, in 5 cm al secondo gli orari dei treni, ne Il giardino delle parole la posizione sociale dei personaggi, in your name. le stelle cadenti, e in questo caso la Guerra fredda. Come al solito, però, la fantasia coloristica di Shinkai non solo aiuta a salvare le sue sceneggiature ripetitive, ma eleva i suoi film a veri inni d’amore per il paesaggio giapponese.

Annunci Dynit per il 2017: "Mobile Suit Gundam Thunderbolt - December Sky".

Mobile Suit Gundam Thunderbolt – December Sky / Al cinema con Nexo Digital il 16 e 17 maggio.

Non c’è scusa che regga: non ci si può definire dei veri otaku se non si conosce Mobile Suit Gundam, perché del grande mondo degli anime questa saga di fantascienza rappresenta la parte in assoluto più ricca, complessa, stratificata, significativa, influente e amata dal pubblico, nonché uno dei suoi zenith anche in termini economici. Thunderbolt è una nuova saga nel grande affresco UC, iniziata come fumetto nel 2012 e interquel alla serie originale del 1979: questo film December Sky è quindi assolutamente un must per tutti i fan del guerriero corazzato mobile, soprattutto per quelli d’annata.

Annunci Dynit per il 2017: film di "Death Note".

Film dal vivo di Death Note / Media e data di uscita non specificati.

Probabilmente l’opera più significativa degli anni 2000, Death Note è iniziato come fumetto nel 2003 ed è poi diventato un cartone animato, ma la vera svolta che ha portato a questo titolo la grande celebrità popolare in Giappone sono stati i film cinematografici dal vivo. Le prime due pellicole gemelle Death Note e Death Note: The Last Name sono uscite nel 2006 dirette da Shusuke Kaneko (uno specialista di adattamenti da manga fin da inizio carriera con 1999 nen no natsu yasumi) e ripercorrono abbastanza fedelmente i primi sei volumi del fumetto, ma soprattutto hanno trasformato Ken’ichi Matsuyama, l’attore che interpreta L, da strambo caratterista di personaggi freak a stella di prima grandezza del cinema giapponese; la sostituzione di Matsuyama con Keith Stanfield nell’imminente remake americano di Death Note ha generato una sollevazione popolare all’interno del fandom in patria e nel mondo. Nel 2017 usciranno quindi in Italia ben quattro film di questo franchise: i primi due giapponesi, il recente quarto giapponese (il terzo L change the WorLd era uno spin off slegato dalla serie) e infine quello americano. Brace yourself.

Annunci Dynit per il 2017: "Shin Godzilla".

Shin Godzilla / Al cinema con Minerva Pictures in data non specificata.

Benché superato al botteghino (solo da) your name., il film giapponese più atteso, discusso, studiato, analizzato, amato e forse anche odiato del 2016 è senza dubbio Godzilla Resurgence di Hideaki Anno. È anche il film più complesso dell’anno, già a partire dai titoli che si prestano a numerose interpretazioni metaforiche e soprattutto usi: all’annuncio del film il regista dichiarò che il titolo giapponese era Shin Godzilla e quello internazionale Godzilla Resurgence, poi però per la versione americana è stato specificatamente richiesto di mantenere il titolo originale (benché contenga dei giochi di parole incomprensibili in inglese) e ora anche la Dynit lo ha annunciato con il titolo Shin Godzilla, che quindi da questo momento in poi diventa il titolo ufficiale italiano. Quindi Godzilla Resurgence cos’era, solo un sottotitolo in inglese perché cool? Comunque lo si chiami, questo è il film dell’anno insieme a your name.: sono entrambi film di registi d’animazione, otaku, discepoli di Miyazaki, con uno stile riconoscibile e influente, e amatissimi. La differenza sta nel fatto che your name. è stato visto dal pubblico generalista, mentre Shin Godzilla dal pubblico otaku che lo ha subito riconosciuto come cult (è ancora in protezione in alcuni cinema dopo oltre tre mesi dall’uscita). Da vedere, e da discutere dopo la visione.

Per maggiori dettagli, leggi la recensione completa di Shin Godzilla (senza spoiler!) QUI.

Annunci Dynit per il 2017: "Vicky il vichingo e il tesoro degli dei".

Vicky il vichingo e il tesoro degli dei / Media e data di uscita non specificati.

È il secondo dei due film dal vivo dedicati al piccolo vichingo uscito dalla penna dello svedese Runer Jonsson, la cui serie animata del 1974 è moderatamente nota in Italia, ma estremamente celebre in Spagna e ancor di più in Germania, tant’è vero che in quest’ultimo paese nel 2009 ne fu realizzato il primo film dal vivo e nel 2011 questo secondo Vicky il vichingo e il tesoro degli dei. Per chi non ne ha visto il cartone animato sulla Rai negli anni ’70 e ’80, la storia ruota intorno a un villaggio vichingo il cui capo Halvar ha un figlioletto brillante e solare, ma timidino e pauroso di tutto: Vicky, ovvero esattamente il contrario di un tipico vichingo. Con lui ci sono la sua amica Ylvi e tutto il cast del villaggio paragonabile a quello gallo di Astérix, solo che come nemici non hanno i romani bensì i pirati. Il film ha connotati comici slapstick e un protagonista positivo: perfetto per essere visto dai genitori con i bambini.

Annunci Dynit per il 2017: "Kiseiju - L'ospite indesiderato".

Kiseiju – L’ospite indesiderato / In streaming su VVVVID in data non specificata.

Kiseiju è stato uno dei maggiori successi fra le opere off del fumetto giapponese anni ’90. Hitoshi Iwaaki ha scritto l’opera fra il 1988 e il 1995 e per lungo tempo non si è nemmeno pensato a trasporla in altri media dato il suo contenuto disturbante, finché la scarsità di idee degli anni ’10 non ha costretto i produttori a recuperare le migliori opere del passato non ancora convertite in animazione. Ecco quindi che fra il 2014 e il 2015 sono usciti ben due film e una serie anime di Kiseiju, tutte opere a metà fra fedeltà estrema e il tradimento della serie originale: nella serie animata, ad esempio, il design dei personaggi è totalmente diverso da quello di Iwaaki, al punto da essere irriconoscibile se non fosse per la presenza dell’ospite indesiderato del titolo, Migi. Il protagonista Shinichi indossa gli occhiali perché ora sono un accessorio di gran moda? Possibile. Detto questo, Kiseiju è riconosciuto come un’opera di grandissimo valore e si aspettava da anni che avesse un anime che lo celebrasse adeguatamente.

Annunci Dynit per il 2017: "Death Parade".

Death Parade / In streaming su VVVVID in data non specificata.

Il fumetto e l’animazione giapponesi non sono mai stati lontani dalla narrativa di genere, soprattutto dall’horror morale e dall’horror fantastico, ma è da Death Note in poi che il concetto della morte è stato sdoganato e da momento tragico è diventato un elemento narrativo come tanti altri. Nel fumetto di Ohba & Obata la quantità di morti strumentali alla trama è incalcolabile, e da allora shinigami, angeli neri, scheletri, pompe funebri e parche varie sono all’ordine del giorno. Death Parade è l’ultimo di questa serie di titoli e presenta l’oltretomba come un bar dove si gioca d’azzardo… con la morte.

Insomma, dalle opere per gli hard otaku a quelle più leggere e romantiche fino all’intrattenimento per tutta la famiglia, quest’anno c’è solo l’imbarazzo della scelta in casa Dynit: non resta che prenotare il posto al cinema o piazzarsi davanti al proprio computer.

Il secondo Second Impact: Evangelion torna in TV

Contravvenendo alle sue regole più basilari, il canale televisivo NHK BS Premium, canale satellitare dell’emittente di stato nipponica NHK, ha cominciato a ritrasmettere dalle ore 23:45 di venerdì 16 settembre la storica serie animata Neon Genesis Evangelion.

Illustrazione di Yoshiyuki Sadamoto dei protagonisti di "Neon Genesis Evangelion".

I quattro protagonisti della storica serie tv Neon Genesis Evangelion nell’interpretazione del character designer e mangaka Yoshiyuki Sadamoto: manca l’odiosa canticchiante miagolante Mari, introdotta nei film della serie Rebuild of Evangelion.

Considerando la mole enorme di serie animate trasmesse, non c’è da stupirsi se la televisione giapponese non ripropone mai e poi mai i vecchi anime. Le emittenti nipponiche, infatti, hanno in palinsesto mediamente circa 30-40 serie contemporaneamente, o anche di più, cioè ogni settimana (in qualunque giorno della settimana) ci sono nuovi episodi della serie in corso: non c’è fisicamente spazio per ritrasmettere i vecchi anime, come invece fa Italia 1, dove la stagione autunnale inizia puntuale con l’arrivo di Radish sulla Terra. Anche quando cadono gli anniversari di serie estremamente famose si preferisce spendere soldi per produrre nuova animazione piuttosto che ritrasmettere quella vecchia, così da avere nuovo materiale per l’home video e il merchandising e assicurarsi un ritorno economico che la ritrasmissione di serie vecchie non dà: è il caso dei due remake Sailor Moon Crystal e Dragon Ball Super. Inoltre in Giappone è ancora molto diffuso il videonoleggio, che prospera grazie ai suoi prezzi bassissimi, e quindi ognuno può facilmente rivedersi le sue serie vecchie preferite quando e quanto vuole noleggiandone i DVD.

Recentemente però, in maniera del tutto eccezionale, due anime storici e ancora oggi estremamente popolari stanno venendo ritrasmessi in tv: sono Card Captor Sakura e Neon Genesis Evangelion. Il primo è ripartito lo scorso 6 aprile in occasione del ventennale della pubblicazione del fumetto originale, ed essendo composto da 46 episodi andrà avanti al ritmo di uno a settimana ogni mercoledì pomeriggio fino a metà febbraio 2017. Il secondo è ricominciato il 16 settembre a mezzanotte meno un quarto (ora giapponese), ed essendo composto da 26 episodi durerà fino alla fine di marzo 2017. In entrambi i casi, la versione proposta stavolta al pubblico è stata totalmente e meravigliosamente rimasterizzata sia nel video, trasportato in HD 1080p per adattarsi all’attuale standard televisivo nipponico, sia nell’audio, rieditato in un potente Dolby Surround 5.1ch che fa tremare gli shouji delle case giapponesi a ogni passettino dei personaggi.

Blu-ray box e DVD box di "Neon Genesis Evangelion".

I due meravigliosi cofanetti commemorativi di Neon Genesis Evangelion del 2015. A sinistra, il Blu-ray box in acrilico blu con dieci dischi contenenti tutta la serie rimasterizzata video & audio sia nella versione televisiva sia nella versione director’s cut, i due film Death & Rebirth e The End of Evangelion, oltre otto ore di contenuti extra fra cui il film Love & Pop (precedentemente disponibile solo in VHS e dal 2016 in cofanetto deluxe), un tomo da 176 pagine e pure i poster con le copertine a grandezza naturale delle edizioni LD e VHS: l’edizione dei ricchi. A destra, il DVD box in acrilico rosso con otto dischi contenenti tutta la serie esattamente com’era andata in onda in tv non restaurata, il solo film riassuntivo Death & Rebirth, e un booklet-sottiletta da 36 pagine, stop: l’edizione dei poveri.

In realtà questo splendido restauro in altissima definizione di Neon Genesis Evangelion non è stato realizzato appositamente per la tv: altro non è che la versione del faraonico cofanetto Blu-ray uscito lo scorso anno a celebrazione del ventennale della serie nonché del fatidico Anno Domini 2015 in cui si svolge la vicenda. Considerando il prezzo piuttosto elevato del cofanetto, intorno ai 400 € (giustificato effettivamente dalla sterminata ricchezza di contenuti), i fan meno abbienti sono stati molto contenti di poter apprezzare questa versione HD da casa, benché non gratuitamente: come Card Captor Sakura, anche Neon Genesis Evangelion viene trasmesso sul satellite a pagamento dell’emittente di Stato NHK. Si tratta di un dettaglio non trascurabile: mentre la serie delle CLAMP anche nel 1998 venne diffusa dalla NHK (in chiaro), la prima trasmissione nel 1995 della serie di Hideaki Anno avvenne invece sul canale privato concorrente TV Tokyo. Il passaggio da una rete privata a quella nazionale potrebbe essere il segnale definitivo dell’accettazione ed elevazione di Neon Genesis Evangelion a icona riconosciuta e accettata della società giapponese anche da parte dell’establishment più conservatore: in Giappone, trasmettere Neon Genesis Evangelion in seconda serata su NHK corrisponde, in Italia, a trasmetterlo in seconda serata sulla Rai.

Illustrazione per il progetto "Godzilla vs. Evangelion".

Ancora non s’è capito se questa collaborazione Godzilla vs. Evangelion è solo un gioco e una trovata commerciale o se porterà davvero a qualcosa di concreto, ma intanto continuano gli omaggi: in questo caso, una divertente illustrazione di Akira Amemiya e Yuuji Kaneko.

Più criptica è invece la scelta di riproporre la serie in tv proprio ora, in un periodo senza ricorrenze di sorta. Potrebbe trattarsi di una reazione all’enorme successo di Godzilla Resurgence pure diretto da Hideaki Anno, uscito a fine luglio e già diventato dopo appena due mesi un’opera di culto otaku con tanto di proiezioni con luce in sala accesa e pubblico che risponde alle battute dei personaggi e interagisce col film, come avviene per il The Rocky Horror Picture Show al cinema Mexico di Milano.

In ogni caso, si tratta di una ritrasmissione celebrativa: non c’è nessuno stacco pubblicitario, e alla fine di ogni episodio è presente una nuova rubrica intitolata Evanashi, scritto irregolarmente エヴァ噺 fondendo insieme la parola “Eva” e il desuetissimo ideogramma hanashi che vuol dire “discorso, conversazione”: si tratta di mini-interviste a personaggi noti dello spettacolo e dell’arte che raccontano la loro esperienza con l’animazione in generale e con Neon Genesis Evangelion in particolare. Nella prima puntata è stato ospite l’attore comico Kouji Imada, che ha raccontato di essere cresciuto con i robottoni di Go Nagai, e nella seconda ci sarà Chiaki Kuriyama, l’attrice celebre in Occidente per il ruolo di Gogo Yubari in Kill Bill. Non è escluso che nelle ultime puntate lo spazio Evanashi potrebbe svelare qualche novità sul futuro del franchise, magari sul quarto e ultimo e attesissimo film del progetto Rebuild of Evangelion: non resta che aspettare la fine di marzo, e nel frattempo… l’emozione continua!

Godzilla Resurgence – Il vangelo del nuovo millennio

Attenzione: escluso dove espressamente indicato, questo articolo è privo di spoiler. Le informazioni riportate sono già visibili nei trailer, dichiarate nei comunicati ufficiali o provenienti dalla primissima parte del film. Tutte le immagini sono prive di spoiler.

Le mappe sono state realizzate appositamente per questo articolo, si prega di citarne la fonte qualora utilizzate altrove.


Hideaki Anno è una di quelle tipiche persone che non lasciano indifferenti. C’è chi lo detesta e c’è chi lo venera, ma l’atteggiamento più comune (soprattutto tra i sui fan) è di odiarlo e amarlo insieme. Nel bene e nel male, però, anche i suoi critici più severi non possono evitare di essere sopraffatti dalla sua principale caratteristica: la necessità di comunicare. Anno ha un’urgenza incontenibile e insopprimibile di dialogare con gli altri, ed essendo un artista per farlo usa le sue opere. In tutti i suoi lavori ci vuole sempre dire qualcosa, non ci vuole convincere su una tesi o ingannare su un argomento, ci vuole solo dire qualcosa.

A volte l’urgenza comunicativa di Anno assume dei toni narrativamente così potenti da perforare gli occhi e il cuore dello spettatore, in particolare nelle sue opere più drammatiche, ovvero Punta al Top! GunBuster e Neon Genesis Evangelion, con le iconiche scene della morte di Smith o dell’orto di cocomeri. Ma ci sono due scene, sempre tratte dalle stesse serie, che rappresentano probabilmente i culmini dell’epos di Anno: la prima è la discesa su Giove per attivare la bomba BM-III, la seconda è l’Operazione Yashima per sconfiggere l’angelo Ramiel. Entrambe queste scene, di una potenza narrativa sconvolgente, hanno le loro radici in un film giapponese del 1954: Godzilla.

Il finale del primissimo film su Godzilla del 1954 diretto da Ishirou Honda, qui nella versione americana leggermente rimaneggiata, con l’aggiunta dell’attore Raymond Burr con funzione di narratore.

Le scene della discesa su Giove e dell’Operazione Yashima hanno così tanti punti di contatto con Godzilla da farle apparire come sue dirette discendenti: il bianco e nero, la foschia, la calata negli abissi, l’attivazione della bomba e la sua stessa forma, le linee verticali e il sacrificio nella prima scena, e le batterie di cannoni, il nemico gigantesco, l’avanzare lento, la distruzione della città, il raggio di fuoco, i piloni elettrici e i cavi dell’alta tensione nella seconda. Nessuna novità: Anno è un grande fan della saga di Godzilla, realizzata dalla casa di produzione Toho in ventotto film, più due americani.

Se l’origine stessa della creatività di Anno è da rintracciarsi in Godzilla, allora un film di Godzilla diretto da Anno non potrà che essere un ritorno alle origini per il regista, un must-see per i suoi fan, e un punto di svolta eccezionale nella saga: il 29 luglio 2016 è uscito nelle sale cinematografiche giapponesi il 29esimo film del “re dei mostri”, intitolato Godzilla Resurgence e diretto da Hideaki Anno: DF c’era ed è andato a vederlo al primissimo spettacolo del day one.

Le origini

La produzione di Godzilla Resurgence è nota. Nel 2015 il regista ha divulgato un lungo messaggio/spiegazione/confessione dove annuncia di aver sospeso Rebuild of Evangelion e iniziato Godzilla Resurgence, e da cui emergono tre letture: Anno ha attraversato un periodo terribile proprio mentre i fan in tutto il mondo si chiedevano quando sarebbe uscito il film conclusivo di Rebuild of Evangelion; inoltre, Anno crede nel suo lavoro, e i poster scritti fitti fitti appesi nei cinema giapponesi, come i manifesti scritti fitti fitti delle avanguardie all’inizio del Novecento, mostrano un uomo che ha un’urgenza insopprimibile di comunicare col resto del mondo; eppure, infine, Anno non è in grado di stabilire un legame con gli altri se non attraverso la sua immaginazione: è un otaku, e i mostri salvano la sua vita invece di metterla in pericolo.

Certo, nel messaggio il regista ringrazia la moglie, gli amici e Hayao Miyazaki per essergli stati vicini (Miyazaki gli offrì di doppiare la parte del protagonista in Si alza il vento), ma sono due righe su quarantuno totali, il che mostra molto poco metaforicamente quanto il mondo reale occupi meno di un ventesimo della vita di Anno, e la sua immaginazione fantastica gli altri diciannove.

Fotogramma della sigla di "Otaku no video".

Il fotogramma conclusivo della sigla di Otaku no video, sorta di documentario semi-autobiografico dello Studio Gainax: il personaggio in mezzo, il cui sogno è diventare Otaking, pare proprio ispirato ad Anno.

Lo staff

Avendo interrotto la lavorazione di Rebuild of Evangelion, Anno si è potuto permettere di convocare il suo staff abituale anche in questa produzione: con il design di Mahiro Maeda, la supervisione agli effetti speciali di Shinji Higuchi, le musiche di Shiro Sagisu, la produzione artistica dello Studio Khara, Anno ha rimesso insieme la squadra di Neon Genesis Evangelion riservandosi per sé la sceneggiatura e il ruolo di soukantoku (総監督), cioè di “regia generale”, cioè la regia intesa nel senso occidentale del termine (la parola “regia” in giapponese, kantoku 監督, indica la direzione di un certo settore, come ad esempio il direttore della fotografia).

Il risultato è un film così stilisticamente simile a Neon Genesis Evangelion che se prima la campagna di marketing Godzilla vs. Evangelion appariva semplicemente come un gioco, adesso che il film è uscito sembra una possibilità assolutamente concreta.

Il cast di "Godzilla Resurgence" alla première del film.

Hideaki Anno con il cast di Godzilla Resurgence alla première del film (con un bellissimo blood red carpet): tutti in posa godzillesca, meno lui. Notare che il mostro ha le palme delle mani rivolte verso l’alto, e non verso il basso come ogni animale “naturale”: è un dettaglio molto curioso e molto sospetto, forse a indicare la “innaturalità” di Godzilla. Forse, però, è un riferimento a un altro essere nero e misterioso con le palme delle mani rivolte verso l’alto: il fantasma Senza-Volto de La città incantata, considerato il personaggio più criptico e carico di significati di Hayao Miyazaki.

La trama

Attenzione: contiene spoiler importanti.

Nella Baia di Tokyo viene ritrovata la barca di uno scienziato misteriosamente scomparso: a bordo, di lui restano solo le scarpe, gli occhiali, un origami e dei documenti.

Successivamente avviene un incidente nella Tokyo Aqualine, il tunnel stradale sottomarino che unisce Kawasaki con Chiba ai due lembi della baia, che crolla per cause sconosciute producendo enormi danni. Molto presto, però, l’enorme macchia di sangue che inonda il tratto di mare sopra il tunnel chiarisce che si tratta dell’attacco di un essere vivente sconosciuto: viene subito riunito il Consiglio dei Ministri e riunito un team operativo di biologi ed esperti di vari settori per decidere il da farsi. Nel frattempo l’essere risale la baia fino al quartiere Oota di Tokyo ed emerge dal mare: è un mostro gigantesco ed informe, simile a una salamandra gigante, senza arti anteriori e con enormi branchie da cui secerne sangue a cascate. Nessuna struttura umana riesce a fermarlo, nemmeno i palazzi di cemento: dopo aver attraversato il quartiere seminando distruzione, ed aver sviluppato improvvisamente delle rudimentali zampe, di notte torna in mare e scompare.

Il giorno dopo sul web si scatena il panico: dov’è passato il mostro, oltre ai danni fisici, il livello di radioattività è pericolosamente alto. Gli Stati Uniti d’America offrono sostegno al Giappone e mandano una funzionaria governativa: costei è a conoscenza dei documenti lasciati dallo scienziato scomparso, che stava studiando una bestia misteriosa denominata “Godzilla” prima di suicidarsi.

La mattina del terzo giorno di nuovo il mostro emerge dal mare: è Godzilla, ma durante le 24 ore precedenti si è ulteriormente modificato diventando una sorta di tirannosauro che cammina in posizione eretta. Godzilla avanza verso il centro di Tokyo, distruggendo tutto quello che incontra. Nel pomeriggio raggiunge Kawasaki, ma le autorità non possono autorizzare un attacco militare perché la zona non è stata ancora completamente evacuata. Di notte Godzilla arriva alla Stazione di Tokyo e, non essendoci civili, l’esercito può finalmente attaccarlo, ma così facendo scatena la sua rabbia: il mostro emette fuoco dalle fauci, incendiando la città per chilometri, e raggi dalla schiena, falciando gli aerei militari e affettando i grattacieli. Esaurita la sua rabbia e la sua energia, Godzilla entra in stato vegetativo. Tokyo è in fiamme.

Mappa dell'area in cui è ambientato il film "Godzilla Resurgence".

La mappa della Baia di Tokyo con l’area in cui è ambientato il film: in azzurro il tunnel sottomarino Tokyo Aqualine, in verde il quartiere di Oota, in rosso il percorso di Godzilla del primo giorno e in giallo il percorso del terzo giorno.

Il quarto giorno il team esecutivo internazionale studia un piano sfruttando la momentanea inattività di Godzilla. Gli americani propongono l’uso della bomba atomica, ma i giapponesi si rifiutano preferendo metodi meno invasivi basati su tre conclusioni fondamentali a cui sono arrivati. Dalle ricerche idrogeologiche si apprende che Godzilla era probabilmente un normale rettile marino che si è cibato di scorie nucleari fuoriuscite da barili gettati in mare 60 anni prima. Dall’analisi dei campioni di tessuto del mostro si scopre che l’essere è dotato di capacità rigenerativa istantanea asessuata. Infine, grazie agli studi genetici dello scienziato scomparso, il team riesce a mettere a punto un piano denominato Operazione Yashiori. Il piano prevede di bloccare il mostro facendogli crollare addosso dei palazzi, e, mentre è immobilizzato, iniettargli delle sostanze che coagulino il suo sangue fino ad annichilirlo.

Il quinto giorno ha inizio l’Operazione Yashiori: treni carichi di esplosivo vengono mandati contro Godzilla svegliandolo, i grattacieli di Marunouchi vengono abbattuti sul mostro, autocisterne gli iniettano il coagulante. Godzilla si immobilizza: è sconfitto.

L’accoglienza

Dopo la première cinematografica a invito tenutasi il giorno 25 luglio, alcuni critici giapponesi hanno scritto in anteprima delle recensioni per le loro testate: erano tutte più che entusiastiche, addirittura il giornalista di RO69 (pronuncia all’inglese “R-O-Rock”) ha gridato al «capolavoro senza precedenti» seguito da svariati punti esclamativi. I commentatori occidentali, pur non avendo visto la pellicola, sono stati più moderati, ritenendo che probabilmente l’entusiasmo dei giapponesi è, appunto, dei giapponesi, i quali vedono in questo film qualcosa di eclatante per loro e solo per loro, e molto più «noioso e politicizzato» per il resto degli spettatori mondiali.

Come al solito, la verità sta nel mezzo. Da un lato il film è assolutamente spettacolare sotto moltissimi aspetti, e visivamente è un instant classic, col suo uso straordinariamente avvincente di tutte le tecniche possibili, dalla ripresa in IMAX al filmato di repertorio, dai video su YouTube e Niconico all’iPhone. Al contempo, però, la sua fruizione per una platea internazionale è effettivamente difficile, inficiata da un uso continuo di vistosi simboli e astruse metafore, nonché dalla scrittura estremamente verbosa: il film è totalmente parlato dal primo all’ultimo minuto, e a schermo appare una quantità inimmaginabile di scritte, sia didascalie sia materiali che i personaggi leggono. Per rendere l’idea, il copione del film è lungo 244 pagine, cioè oltre il doppio della dimensione standard per un film da due ore.

I titoli e gli slogan

Attenzione: contiene spoiler leggeri o comunque non comprensibili fuori contesto.

Se c’è una cosa che piace ad Anno sono i kanji, ovvero gli ideogrammi della lingua giapponese.

Il nome di Godzilla originariamente non aveva degli ideogrammi ed era scritto con un sillabario fonetico, cosicché non avesse alcun significato preciso: per i giapponesi, un nome vuoto è un nome inconoscibile e ha dell’inquietante. Anno ha scelto per il nome del mostro degli ateji, ideogrammi applicati forzatamente per puri criteri fonetici: Godzilla in giapponese si pronuncia Gojira e si scrive 呉爾羅, ovvero “fare/dare qualcosa”, “tu” ed “espandersi”. L’interpretazione è libera.

Una delle immagini promozionali di Godzilla Resurgence: sotto c'è scritto «Grande successo, ora nei cinema!».

Una delle immagini promozionali di Godzilla Resurgence: sotto c’è scritto «Grande successo, ora nei cinema!».

Più interessante ancora è leggere i kanji sulla locandina: se inizialmente c’era solo la scritta ニッポン対ゴジラ Nippon tai Gojira («Giappone vs. Godzilla»), questa nei poster recenti ha guadagnato degli ateji ed è diventata 現実対虚構 Genjitsu tai kyokou («Realtà vs. immaginazione»), il che fornisce una basilare chiave di lettura per il film perché la parola kyokou non indica l’immaginazione fantastica, il fantasy, un mondo altro: kyokou indica una fantasticheria immaginata dall’uomo, una fabbricazione umana, una cosa innaturale. È Godzilla: «un’opera dell’uomo».

Infine, la questione dei titoli. Quello occidentale è Godzilla Resurgence, scelto e scritto sulla locandina da Anno stesso e quindi ufficiale a tutti gli effetti, soprattutto perché il “God” (contenuto in “Godzilla”) e la “resurrezione” compongono un triangolo col fatto che il mostro “resuscita” il terzo giorno, come Gesù.

Il titolo giapponese invece è シン・ゴジラ Shin Godzilla, di nuovo un titolo con shin, che è la parola preferita di Anno perché in giapponese ha molti significati, di cui almeno tre estremamente ricchi: 新 shin “nuovo”, 神 shin “dio” e 真 shin “vero”. Ma c’è un quarto significato, sempre tralasciato, che invece si rivela essenziale: 進 shin significa “avanzare” ed è parte di 進化 shinka “evoluzione”, come “teoria dell’evoluzione”, e queste parole assumono tutto un nuovo senso alla luce dello sviluppo del personaggio di Godzilla lungo la durata del film.

Fotogramma del film "Godzilla Resurgence".

Godzilla avanza in linea retta, incurante degli edifici, nella conurbazione di Tokyo (qui è nel quartiere Sakae di Yokohama).

La simbologia

Attenzione: contiene spoiler leggeri o comunque non comprensibili fuori contesto.

La scrittura di Godzilla Resurgence è di una ricchezza straordinaria. Praticamente ogni elemento del film è imbevuto di significato, aspetto che oggettivamente lo appesantisce, ma al contempo lo rende anche estremamente affascinante. D’altronde Godzilla è sempre stato una allegoria della condizione attuale del Giappone, fin dal primo film del 1954 caratterizzato da quello che era il tema principale di quel periodo, ovvero la forte paura verso il nucleare. Questo nuovo film non fa eccezione, e oltre ai significati legati al nuovo, al divino, al reale e all’avanzare, Anno ha intrecciato nella sua sceneggiatura almeno tre livelli di lettura simbolica del film.

Il primo significato è quello più evidente, colto anche dai recensori stranieri: la macchina burocratica e la sua pesantezza di fronte alle questioni militari. In un film composto per oltre un terzo da riunioni, tavole rotonde e trattative diplomatiche, è facile cogliere le critiche di Anno alla lentezza della burocrazia giapponese, caratterizzata da un formalismo e una rigidità irritanti e ben superiori alla pur criticata controparte italiana. Ancora di più l’inefficienza si nota al confronto con le potenze straniere e di fronte all’eventualità militare: il discorso di Anno è ambiguo, né pro-militarista né anti-militarista, e sembra voler aprire un dibattito con lo spettatore, soprattutto in un periodo in cui il Giappone sta riflettendo se modificare la Costituzione in tema di Difesa.

Il secondo aspetto è quello colto maggiormente dai giapponesi e sottolineato di più sui media e nelle interviste con attori e registi: il rapporto fra Godzilla Resurgence e il terremoto del Touhoku del 2011. Le immagini delle barche accatastate, dei palazzi crollati, delle distese di macerie, delle tegole che sobbalzano, persino delle mappe coi livelli di radioattività, sono ricostruzioni estremamente vivide della distruzione post-terremoto, tsunami e incidente alla centrale nucleare 1F.

Foto di Fukushima dopo lo tsunami dell'11 marzo 2011 a confronto con un fotogramma di "Godzilla Resurgence".

Sopra una foto di Fukushima dopo lo tsunami dell’11 marzo 2011, sotto un fotogramma di Godzilla Resurgence: dove finisce la realtà e dove inizia la finzione?

Forse, però, l’elemento simbolico più interessante è il terzo livello di lettura, ovvero il legame della trama con la storia giapponese: ci sono tantissimi elementi storici che emergono qua e là e che Anno ha rielaborato in forma metaforica nella sceneggiatura. Ad esempio, l’arrivo di Godzilla dalla baia di Kamakura è estremamente significativo, perché l’antica città di Kamakura è il luogo dove dal 1185 installò la sua sede lo shougun, cioè il generalissimo durante il Medioevo giapponese, praticamente il dittatore militare della nazione e re della guerra, e quindi di morte e distruzione: parallelismo immediato con Godzilla. Allo stesso modo, nel 1274 e 1281 gli invasori mongoli attaccarono due volte il Giappone dal mare, proprio come l’invasore Godzilla attacca due volte il Giappone dal mare. Tokyo è stata incendiata svariate volte, fra cui nel 1923 dopo il celebre terremoto del Kantou (lo stesso di Si alza il vento), e ancora oggi ha il soprannome di “città delle fiamme”.

Oltre agli avvenimenti storici, poi, numerosi sono i rimandi alla cultura giapponese, e spicca in particolare il cambio d’abito dei membri del governo. Dopo aver passato i primi venti minuti del film a discutere in giacca e cravatta in stanze silenziose, i ministri indossano una tuta e passano all’azione: non è solo un cambio d’abito, è un cambio di ruolo, di funzione e di atteggiamento mentale in un paese in cui, nel 1615, lo shougun Tokugawa Ieyasu varò delle leggi in cui imponeva quali vestiti e quali colori poteva o non poteva indossare ogni classe sociale. In Giappone l’abito fa il monaco.

Un altro aspetto interessante, anche questo comprensibile solo a chi è addentro alla cultura giapponese, è il fatto che Godzilla arrivi alla Stazione di Tokyo, la principale fermata della Linea Yamanote. Si tratta della circolare di Tokyo, ed è stata costruita secondo un percorso a forma di sagoma di mano destra di Buddha, come se l’Illuminato adagiasse la sua mano sulla città per proteggerla: distruggere la Stazione di Tokyo vuol dire interrompere la protezione divina alla città, e quindi soccombere. Al contempo, l’uso dei grattacieli di Marunouchi come “arma offensiva” è al contempo estremamente significativa: distruggere una «opera dell’uomo» per distruggere un’altra «opera dell’uomo» (con tutti i ragionamenti successivi sul grattacielo come simbolo del capitalismo).

Mappa della Linea Yamanote con i luoghi del film "Godzilla Resurgence".

Il centro di Tokyo, o meglio il centro della zona urbana di Tokyo: ad essere pignoli, “Tokyo” è il nome della prefettura, cioè della regione, e non della città, che è divisa nella zona urbana in 23 città distinte (benché fuse fra loro), e nella zona extra-urbana in una miriade di città-satellite. Nella mappa, in verde luminoso il percorso della Linea Yamanote, la linea ferroviaria circolare a forma di mano destra di Buddha (in verde trasparente sono indicate le “dita”); in giallo il percorso di Godzilla del terzo giorno, e in rosso la Stazione di Tokyo: di fronte, all’interno della Linea Yamanote (e quindi da essa protetta), quella grande macchia verde è la Reggia Imperiale.

Infine, la notte. In una simbologia universale quanto mai azzeccata, lo scontro dell’esercito contro Godzilla avviene di notte, al buio totale: è la scena più bella del film, e probabilmente il terzo capolavoro assoluto di Anno insieme alle citate discesa su Giove e Operazione Yashima. Straordinaria.

Fotogramma del film "Godzilla Resurgence".

La notte di Tokyo, la notte del mondo, la notte dell’uomo.

Il cast

Considerando che la sceneggiatura è stata scritta da Hideaki Anno in persona, trovare gli attori giusti a cui farla interpretare era basilare per la riuscita del film, esattamente come in un cartone animato il character design si rivela un aspetto decisivo per la riuscita dell’opera.

Considerando che la sceneggiatura è stata scritta da Hideaki Anno in persona, inoltre, non è possibile non tracciare dei parallelismi con le sue opere precedenti, e in particolare Neon Genesis Evangelion. Ecco quindi che in Godzilla Resurgence gli unici tre personaggi femminili del cast sono identici in tutto ai tre personaggi femminili della serie tv del 1995.

Il Ministro della Difesa (interpretata da Kimiko Yo) è una donna adulta e volitiva che si chiama Reiko Hanamori, che letteralmente vuol dire “Reiko del bosco di fiori”, di nuovo un nome romantico e floreale come per Misato Katsuragi, ovvero “Misato del castello di kudzu“, personaggio con cui condivide totalmente il carattere oltre al ruolo militare.

L’inviata del Presidente degli USA è Kayoko Ann Patterson, di nuovo un nome triplo metà giapponese e metà straniero per un personaggio da madre giapponese e padre straniero, proprio come Asuka Souryuu Langley, a lei molto simile: bellissima ragazza (l’attrice è la splendida Satomi Ishihara) sempre perfettamente curata, vestita e truccata, è convinta di avere ragione e di essere migliore degli altri, e pronuncia la battuta più frivola del film, «Dov’è Zara?», perché è stata spedita in Giappone in fretta e furia mentre era a un party, senza fare la valigia, e non ha altri abiti oltre al minidress da cocktail blu notte con cui fa la sua prima vivace apparizione (complementare a quello giallo con cui Asuka fa la sua prima vivace apparizione). Inoltre, il nome del personaggio è similissimo a quello dell’americana Jodi Ann Paterson, modella e playmate: non può essere un caso.

Infine, il personaggio migliore del film: Hiromi Okashira, la funzionaria del Ministero dell’Ambiente interpretata da Mikako Ichikawa, con il suo caschetto corto mal pettinato e il viso completamente struccato con tutte le imperfezioni esposte in primo piano, sempre silenziosa, sempre ligia al dovere, sempre seria meno per un singolo piccolo sorriso alla fine: è palesemente Rei Ayanami. Alla Ichikawa, che forse regala anche la performance attoriale migliore del film, è affidata la battuta più importante della sceneggiatura, in purissimo stile Anno: «Non siamo forse noi esseri umani ancora più spaventosi di Godzilla?».

Oltre a queste tre importanti donne, gli uomini sono meno interessanti: al contrario dei personaggi femminili molto simili alle loro corrispettive di Neon Genesis Evangelion, lo Shinji Ikari e il Ryouji Kaji della situazione sono i loro esatti opposti, il primo combattivo e sempre in prima fila per sconfiggere il mostro, il secondo freddo e demotivante (rispettivamente interpretati da Hiroki Hasegawa e Yutaka Takenouchi). Gli altri, ministri e funzionari e impiegati e militari vari, formano una sorta di coro greco di voci che mandano avanti l’atmosfera del film, ma non la trama.

La mappa delle relazioni fra i personaggi di Godzilla Resurgence pubblicata sul numero del 7 agosto 2016 della rivista Sunday Mainichi, che ospita anche un'intervista a Shinji Higuchi in cui si discute del film in relazione alla condizione del Giappone post terremoto di Fukushima. Nella mappa, sono segnati i personaggi derivati da Neon Genesis Evangelion: in giallo Misato, in rosso Asuka, in azzurro Rei, in viola l'anti-Shinji e in verde l'anti-Kaji. Quello in marrone è il Primo Ministro, un personaggio che ha dei legami con Gendo, dato che nonostante la posizione di potere è subordinato alle scelte di un gruppo (il Consiglio dei Ministri).

La mappa delle relazioni fra i personaggi di Godzilla Resurgence pubblicata sul numero del 7 agosto 2016 della rivista Sunday Mainichi, che ospita anche un’intervista a Shinji Higuchi in cui si discute del film in relazione alla condizione del Giappone post terremoto di Fukushima. Nella mappa, sono segnati i personaggi derivati da Neon Genesis Evangelion: in giallo Misato, in rosso Asuka, in azzurro Rei, in viola l’anti-Shinji e in verde l’anti-Kaji. Quello in marrone è il Primo Ministro, un personaggio che ha dei legami con Gendo, dato che nonostante la posizione di potere è subordinato alle scelte di un gruppo (il Consiglio dei Ministri).

Gli effetti speciali

Al contrario degli americani che ormai investono tutto sulla CG (computer graphic) arrivando a risultati grotteschi come The Avengers o Il libro della giungla girati interamente in green screen, i giapponesi amano ancora la manualità, esemplificata dall’origami della gru rossa: nonostante sia stato ovviamente usato il computer per alcune scene tecnicamente difficili, nella maggior parte del tempo Godzilla è vero. È palesemente un costume di gomma addosso a un attore, o un pupazzo di plastica manovrato da un marionettista, o un robot in animatronics, certo, ma è fisico, è tangibile, e questa sensazione traspare totalmente attraverso la pellicola comunicando allo spettatore un senso di inquietudine intima e primordiale.

Alla tv giapponese sono stati mostrati molti video con i dettagli sulla realizzazione tecnica di Godzilla Resurgence.

La composizione dell’immagine:

La computer graphic:

L’uso congiunto di blue screen e modellini:

Le esplosioni:

Presso lo spazio per eventi Makuhari Messe di Chiba, inoltre, sono stati esposti i modellini originali usati nel film, ennesima testimonianza dalla differenza fra gli effetti speciali americani e quelli giapponesi.

La musica

Shiro Sagisu è senza dubbio uno dei migliori compositori attualmente operanti al mondo, e se tutta la sua discografia percedente non fosse sufficiente a confermarlo, la colonna sonora di Godzilla Resurgence mette la ciliegina sulla torta portando all’estremo emotivo lo stile orchestrale di Neon Genesis Evangelion.

Oltre alle musiche originali, Sagisu ha recuperato sia brani delle passate colonne sonore dei vecchi film di Godzilla, sia due brani da Neon Genesis Evangelion, giusto per sottolineare il collegamento fra questo film e la serie del 1995: il primo è il brano per piano solo Junko tratto dalla OST di Evangelion 3.0, qui riarrangiato per piano & violino, e il secondo è Decisive Battle, ovvero il celeberrimo tema dell’Operazione Yashima, stavolta riarrangiato in quattro nuove versioni di cui tre con chitarra elettrica.

Il tema dell’Operazione Yashima riarrangiato per Godzilla Resurgence. Inutile dire che non appena sono partite le prime note, l’intero pubblico in sala ha riconosciuto il brano con mormorii di gioia e stupore: un momento davvero da comunità otaku.

Neon Genesis Evangelion

Attenzione: contiene spoiler leggeri o comunque non comprensibili fuori contesto.

Sarà perché metà dello staff viene dallo Studio Khara, ma Godzilla Resurgence è stilisticamente similissimo a Neon Genesis Evangelion. Non solo l’arrivo dal mare come un Angelo, non solo gli enormi sbocchi di sangue, non solo Tokyo distrutta dal raggio atomico del nemico come Neo Tokyo-3, non solo la punta della coda che si vede nell’ultimissimo fotogramma, ma soprattutto la succitata scena del combattimento di notte è assolutamente figlia dell’esperienza di Anno con Neon Genesis Evangelion. I colori, i poteri del mostro, il fuoco, il berserk, le strade incendiate, i cannoni e gli aerei, l’uso della musica: è tutto un grande déjà vu, ma nel senso più buono possibile del termine. D’altronde, per prima cosa Godzilla passeggia per le strade del quartiere di Oota, che in giapponese di pronuncia Oota-ku, pericolosamente simile a otaku: Godzilla che irrompe nel mondo otaku, che sia un caso?

Inoltre, dominano i feticci dell’immaginario di Anno: gli occhiali, i semafori, i passaggi a livello, le lavagne bianche, i pali della luce, le biciclette, gli ingranaggi, i grattacieli, i documenti stampati, la donna militare, i cartelli, il mare rosso, la tsundere, persino le rune e tanto altro. Mancava solo l’arcobaleno e poi non ci sarebbe stato nessuno stupore nel vedere un Eva-01 spuntare da dietro l’angolo.

Gadget

Il giro d’affari intorno a Godzilla Resurgence è enorme, e anche al cinema non si perde occasione per incassare con merchandise esclusivo disponibile sono in sale cinematografiche selezionate.

Ennesimi gadget di Godzilla Resurgence: in alto un elegantissimo fermacravatta, in basso un ovetto che si apre e diventa il mostro.

Ennesimi gadget di Godzilla Resurgence: in alto un elegantissimo fermacravatta, in basso un ovetto che si apre e diventa il mostro.

L’Italia

A quanto pare nessun distributore cinematografico ha ancora annunciato l’acquisizione dei diritti di Godzilla Resurgence per l’Italia, ma la pellicola è già stata venduta in oltre cento paesi del mondo e non c’è motivo per cui un franchise così noto di un regista così noto (e già approdato nei cinema italiani) non arrivi nel Bel Paese.

Fra l’altro c’è comunque una ragionevole certezza che il film venga localizzato in italiano. Nei titoli di coda, infatti, #c’èancheunpo’dItalia! Fra le decine e decine di aziende elencate (il product placement è enorme, soprattutto di Apple, Fujitsu e Panasonic), la produzione ha ringraziato anche l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e Federico Colpi della ex d/visual, storico collaboratore ultradecennale con Gainax prima e Khara poi: non resta che aspettare, se non l’uscita cinematografica come uno di quei famigerati «eventi speciali» della Lucky Red, quantomeno il box deluxe a Lucca 2017.

Conclusioni

Cartonato di "Godzilla Resurgence".

Il signor Maiale è contemporaneamente inquietato dal mostro ed entusiasta per il film.

Tutto il lavoro di Anno, tutta la sua carriera sono esistiti per arrivare a questo film. Per i suoi fan, è un miracolo di una profondità misteriosa e abbacinante. Per i suoi detrattori, solo 119 minuti di chiacchiere, marcette militari e gente struccata.

Eppure, nonostante il forte nazionalismo parte vero e parte satirico (“Giappone” e “questo Paese” sono le parole più pronunciate), nonostante la prolissità, e nonostante la scarsità di scene d’azione che lo pongono ai limiti del genere action di cui dovrebbe far parte, nonostante tutto Godzilla Resurgence non può non essere il film dell’anno: per la sua qualità tecnica, per l’importanza del franchise, per la bellezza, per la forza, per il messaggio.

Il messaggio. Anno vuole sempre e solo dirci qualcosa, e quel qualcosa è così plateale, così chiaro, così dichiarato fin dal titolo che quasi è difficile accorgersene: quel qualcosa è il quarto shin, è 進 shin, è andare avanti, andare avanti sempre: nel bene, nel male, nella difficoltà, nella paura, nel sangue, nella morte, nella notte, soprattutto nella notte, andare avanti. Noriko andava avanti, Jean andava avanti, Shinji andava avanti, Yukino andava avanti, Cutie andava avanti, e ora l’uomo va avanti. Piangere, prima, ma poi sorridere, e andare avanti.

Arriva il mostro! L’attesa per Godzilla Resurgence

Da ormai svariati anni il sito web ufficiale del film Evangelion 3.0+1.0 è una pagina bianca con scritto solo «prossimamente», immota e immutabile. L’unico elemento che ha finora turbato questa calma piatta è un link, apparso il primo aprile 2015 (i giapponesi conoscono i pesci d’aprile, ma non li fanno), che rimanda a una logorroica dichiarazione del sempre logorroico Hideaki Anno in cui presenta il suo nuovo progetto, scatenando il putiferio nel pubblico otaku: Godzilla Resurgence. La lunga dichiarazione inizia così:

Commento di Hideaki Anno su Evangelion 3.0+1.0 e sul nuovo film di Godzilla.

Su di noi, sul perché stiamo facendo queste cose, e sul perché realizziamo film di fantascienza con effetti speciali.

Nel dicembre 2012, dopo l’uscita del film Evangelion 3.0, ero distrutto. Potremmo dire che ero in stato depressivo. Era la naturale conclusione dopo aver di nuovo consumato la mia anima per sei anni nella realizzazione di Eva.

Arrivò il 2013. Per tutto l’anno sono stato scosso in continuazione da un’ondata di ritorno di emozioni negative. Io, che ero un lavoratore modello, nemmeno una singola volta sono riuscito ad avvicinarmi allo studio che si stava sobbarcando il lavoro. I rapporti con gli altri e col mondo peggioravano, favorivo il mio totale esaurimento non tentando affatto di riprendermi, e mi sono fatto prendere dalla saturazione e dall’instabilità nervosa.

[…]

Poi, in quello stesso periodo mi arrivò un lavoro sotto forma di film fantascientifico tokusatsu. Il tutto cominciò alla fine di gennaio 2013.

Ricevetti una proposta direttamente da un rappresentante della Toho, che mi chiese «Vorremmo che lei dirigesse il nuovo film di Godzilla».

Avendo al tempo ancora le idee confuse, declinai sul momento con un «Impossibile, ho già da fare Eva, non posso».

Eppure, la buona fede della Toho, e l’entusiasmo del mio fedele amico il regista Shinji Higuchi mi smossero il cuore, e nel marzo dello stesso anno accettai il lavoro.

Segue lunghissima e dettagliatissima descrizione di Anno su come il lavorare a questo film di Godzilla rappresenti un punto di svolta focale della sua intera carriera, concetto che il regista ha ripetuto in più occasioni, e in particolare alla conferenza stampa del film il 19 luglio in cui, raccontando la genesi del film, ha dichiarato:

Godzilla Resurgence mi ha salvato la vita. Dopo aver realizzato i tre film di Rebuild of Evangelion mi sentivo completamente bruciato. In quel periodo appresi di Godzilla Resurgence. Sulle prime rifiutai, ma alla fine devo dire che questo lavoro mi ha salvato la vita. È grazie a questo film che adesso e qui sono in grado di stare in piedi, ed è grazie a questo film che da ora in poi riuscirò a continuare a lavorare su Evangelion.

Hideaki Anno e il cast di "Godzilla Resurgence".

Hideaki Anno con il cast di Godzilla Resurgence e un modellino di Godzilla alla conferenza stampa di presentazione del film, svoltasi a Shinagawa (Tokyo) lo scorso 19 luglio. Dopo il matrimonio con la fumettista Moyoco Anno (omonimia casuale), Anno appare in pubblico molto più ben vestito, pettinato e pure dimagrito: il famoso tocco femminile.

A parte la news finale in cui si dichiara implicitamente che, concluso quest’impegno, inizierà finalmente la lavorazione del quarto e attesissimo film di Rebuild of Evangelion, il fulcro di queste due dichiarazioni è molto esplicito: per Hideaki Anno cambiare aria era assolutamente necessario, quasi vitale. Non c’era modo migliore per farlo che dedicandosi con gioia a una passione giovanile mai sopita, ovvero quella dei tokusatsu, parola giapponese che letteralmente significa “ripresa filmica non ordinaria”, e che identifica gli effetti speciali cinematografici e in particolare i film e telefilm giapponesi di fantascienza, concentrati essenzialmente nelle tre macro-sottocategorie hero (singoli supereroi combattenti), super sentai (team di supereroi combattenti) e soprattutto kaijuu (mostri).

Hideaki Anno è notoriamente un grandissimo fan della fantascienza in generale e dei tokusatsu in particolare. Come ha sempre ammesso, la visione de La corazzata spaziale Yamato è l’evento che gli ha cambiato la vita, ma più in generale sono stati i tokusatsu in tv che lo hanno avvicinato al mondo della SF e che ancora oggi lo accompagnano quotidianamente. In Giappone, infatti, i tokusatsu rappresentano un bacino iconografico enorme, anche e soprattutto perché, al contrario degli anime che hanno un finale e uno stile costante dall’inizio alla fine, le produzioni di questo tipo nascono come serie autoconclusive che però si rinnovano ogni anno, in maniera paragonabile ai comics americani: stabilito un soggetto di base, il suo rinnovamento sta alla creatività dei singoli autori che di volta in volta lo prendono in mano. Ecco quindi che serie come i super sentai vanno avanti dal 1975, ogni anno con un nuovo tema, personaggi, cast artistico e tecnico, eccetera, mantenendo però degli elementi di continuità fissi.

Una pagina di "Kantoku fuyukitodoki" di Moyoco Anno.

Una pagina del fumetto Kantoku fuyukitodoki (“Il regista negligente”) di Moyoco Anno, un racconto semi-autobiografico della sua vita col marito Hideaki Anno, poi trasformato in una serie di miniepisodi animati in Flash. L’autrice non ha rivelato quali fatti narrati sono reali e quali no, per esempio non ci sono prove documentarie che Hideaki Anno si sia davvero sposato in cosplay di Kamen Rider come mostrato nel fumetto, però alcune pagine sembrano proprio aneddoti reali, come questa tavola in cui Anno, provandosi dei costosi abiti di Armani in un negozio, si mette in posa davanti allo specchio come Ultraman.

Il rinnovamento nella tradizione è appunto il tema cardine di Anno: tutte le sue opere sono basate su questo esatto principio. Non farà eccezione il nuovo film di Godzilla, i cui titoli la dicono lunga: quello giapponese è Shin Godzilla, ovvero “Nuovo Godzilla”, mentre invece quello internazionale è Godzilla Resurgence, ovvero “La rinascita di Godzilla”; in entrambi i casi, si sottolinea che c’è un nuovo inizio (il film è infatti inteso dalla Toho come un reboot all’americana per la serie), ma di un qualcosa che già gli spettatori conoscono bene.

Poiché mette insieme qualcosa di molto vecchio e famoso come Godzilla, insieme con qualcosa di molto nuovo e famoso come Hideaki Anno, per la promozione di questo film i giapponesi si sono veramente sbizzarriti producendo probabilmente la campagna pubblicitaria cinematografica più fantasiosa di sempre. Certo, gli americani ovviamente spendono molti miliardi nel marketing, ma nel loro caso si tratta di stillicidi di trailer sempre più grandiosi, poster chilometrici e quantità enormi di pubblicità cartacea e virtuale su ogni supporto possibile; ad esempio, la massacrante attesa per Star Wars: Episodio VII cominciò con anni d’anticipo e arrivò alla vigilia del film nell’isteria collettiva globale. I giapponesi lavorano in modo diverso: invece di tappezzare le città di poster, per promuovere Godzilla Resurgence non c’è stato nessun, assolutamente nessun ambito commerciale che sia stato tralasciato. Dai negozi ai ristoranti, dai treni agli aerei, Godzilla è ovunque. Era già successo appunto col suddetto Star Wars VII per il quale i giapponesi produssero i gadget più improbabili, ma in questo caso si è arrivati a livelli di creatività meravigliosi. Di seguito una percentuale irrisoria di tutto quel che è stato messo in atto; sono stati esclusi volontariamente i gadget “standard” (portachiavi, borse, t-shirt, eccetera), l’oggettistica giapponese (come i ventagli), e i prodotti alimentari (tipo i biscotti alla patata dolce) perché sono letteralmente a centinaia.

Gadget di "Godzilla vs. Evangelion".

Una delle principali idee su cui si è basata la campagna promozionale di Godzilla Resurgence è stata l’accoppiata con Neon Genesis Evangelion. Si tratta di un gioco totalmente pretestuoso e infondato, legato solo al fatto che, oltre ad Anno, metà dello staff del film viene dallo Studio Khara. Nonostante ciò, si tratta di una combo fatale. Nascita e sviluppo del fenomeno hanno portato a un franchise parallelo e interstiziale denominato Godzilla vs. Evangelion con tutta una sua linea di prodotti, fra i migliori e più bizzarri in assoluto realizzati per la promozione del film. Nell’immagine: in alto l’illustrazione di Mahiro Maeda da cui tutto è partito; al centro, a sinistra t-shirt col logo della NERV customizzato con cresta di Godzilla e scritta diversa, e a destra cassetta-contenitore di plastica ripiegabile in stile operazione militare anti-Godzilla; in basso i tenugui (rettangoli di stoffa multiuso) coi collage di immagini degli Eva e di Godzilla ambientati nelle città giapponesi.

Gadget di "Godzilla vs. Evangelion" del conbini 7-Eleven.

Fra i principali effetti di Godzilla vs. Eva c’è stata la realizzazione di alcuni specifici gadget da uno dei partner storici di Neon Genesis Evangelion: la catena di conbini 7-Eleven, la più diffusa in Giappone. L’azienda è nota per realizzare merchandise molto costoso e ambito dai fan, benché di gusto molto dubbio: in questo caso è stata realizzata un’orribile figure del robot Mechagodzilla coi colori dell’Eva-01 (in alto), disponibile anche in una non meno orribile variante coi colori dell’Eva-02. È andata esaurita alla prevendita. Fortunatamente il 7-Eleven ha prodotto anche qualcosa di più gradevole, come ad esempio l’immagine commissionata al celebre artista Takashi Murakami (al centro) e che verrà poi usata per la carta fedeltà raccogli-punti. Infine, l’oggettistica più bella del 7-Eleven è anche la più semplice: acquistando due tipi di pane si riceveva in regalo un quaderno in quattro varianti, due delle quali deliziose (in basso), una con Asuka & Rei coi peluche di Godzilla & Mothra, e l’altra con le sembianze di un file militare top secret della NERV.

Campagna pubblicitaria per "Godzilla Resurgence" presso i centri commerciali PARCO a Shibuya e Sunshine 60 a Ikebukuro.

Oltre ai piccoli supermercatini conbini, anche i grandi centri commerciali si sono arresi all’invasione di Godzilla. La catena PARCO ha pubblicizzato i saldi con degli inquietanti manifesti in cui Godzilla ha le orecchie a tartan, come quelle della mascotte (in alto). Inoltre, nel punto vendita di Shibuya (Tokyo) è comparso un enorme e grandioso murales tridimensionale (a sinistra): all’inizio di luglio era solo la zampa di Godzilla che strappava via la lettera R dalla scritta a neon PARCO, poi il giorno 20 è stata scoperta la facciona del mostro che irrompe sulla facciata del palazzo. Godzilla porta devastazione anche a Ikebukuro: uno dei pilastri del grattacielo Sunshine 60 è stato customizzato a forma di zampona del mostro, ed è possibile pure farcisi le foto mentre si viene schiacciati senza pietà sotto un artiglio gigante (a destra).

Cibo ispirato ai film di Godzilla nell'area divertimenti Nanja Town.

Sempre restando in tema di zampe, oltre a esserne schiacciati è possibile anche mangiarle: fra le varie sponsorizzazioni con ristoranti, tipo con il fast-food Lotteria, Godzilla Resurgence si è legato a Nanja Town (un piccolo parco giochi della Namco a Toshima, Tokyo) che non propone gadget, ma bensì veri piatti a forma del mostro e dei suoi storici rivali. Sei dei ristoranti all’interno del parco hanno aggiunto al menù standard un piatto ispirato ai kaijuu: la gelateria propone il gelato nero & rosso del nuovo Godzilla, il ristorante cinese la tortilla di Mechagodzilla, la pasticceria il cornetto a forma di larva di Mothra, il negozio di dolci la crêpe croccante a forma di Mothra, un ristorante giapponese il riso nero coi gyouza (ravioli cinesi) a forma di zampa del vecchio Godzilla, e un altro ristorante giapponese invece il riso al curry di Kind Ghidorah.

Risaie di Inakadate coltivate a forma di Godzilla.

Parlando di cibo, tutti gli anni tre campi delle vaste risaie di Inakadate (Aomori) vengono piantumate in maniera molto speciale: usando svariate qualità di riso che danno foglie di diversi colori, gli agricoltori di Inakadate ottengono bellissime immagini in sfumature di verde. Due campi sono dedicati alla cultura alta, dal Napoleone che attraversa le Alpi di David agli ukiyo-e di Sharaku, e uno alla cultura pop, con anime e film recenti, e quest’anno la scelta non poteva non cadere su un raggiante Godzilla, che all’inaugurazione si è presentato presentato in carne e ossa, per la gioia di grandi e piccini.

Stadio di atletica Todoroki a Kawasaki con orme di Godzilla.

Quanto ad apparizioni di Godzilla in spazi aperti, dopo le risaie di Inakadate il re dei mostri è passato anche per lo stadio di atletica Todoroki a Kawasaki (Kanagawa), dove ha lasciato le enormi stampe dei suoi piedoni. Ovviamente si tratta semplicemente di una diverso trattamento del manto erboso, ma l’effetto è molto riuscito.

Immagine promozionle dell'episodio "Shin-chan vs. Godzilla" dal cartone animato "Crayon Shin-chan".

Infine, oltre alla campagna promozionale diretta su Godzilla, c’è tutta una vasta rete di riferimenti al film anche in altri media e altri titoli. Un esempio è fornito da Crayon Shin-chan, uno dei quattro anime basilari della tv giapponese insieme a Sazae-san, Chibi Maruko-chan e Doraemon, tutti accomunati da microepisodicità, durata ultradecennale, e forte coralità che gira intorno al senso della famiglia. Di questi quattro, Crayon Shin-chan (iniziato nel 1992 e arrivato in Italia in modo molto travagliato) è quello più a contatto con l’attualità e spesso propone gustose parodie, come nell’episodio del 22 luglio in cui Shin-chan combatte contro Godzilla in uno scontro molto sopra le righe, per la felicità dei bambini e degli amanti dei crossover.

Godzilla, insomma, è ovunque, e dal 25 luglio è anche al cinema: a Tokyo si è tenuta infatti la première del film, strettamente a invito. Per chi non può parteciparvi, dal 29 luglio la pellicola invaderà tutti i cinema giapponesi: dai trailer Godzilla Resurgence promette molto bene, e mancano pochi giorni per sapere se Anno si merita o no applausi e «Congratulazioni!».

Tutti i trailer di Godzilla Resurgence

Venerdì 29 Luglio uscirà in tutti i cinema giapponesi il nuovissimo film della TOHO dedicato al kaiju più amato di tutti: Godzilla Resurgence

Godzilla-Resurgence_Poster

Sul poster, oltre al titolo originale del film (Shin Gojira) leggiamo la frase “Il Giappone contro Godzilla”. In questo film infatti le forze di autodifesa nipponiche combatteranno contro un Godzilla molto più simile a quello del primissimo film diretto da Ishirō Honda nel 1954.

Hideaki Anno, il creatore e regista di Evangelion, e Shinji Higuchi, il regista del film Live-action di Attacco dei Giganti, dirigeranno il film. Anno si occuperà anche della sceneggiatura mentre Higuchi lavorerà anche agli effetti speciali.

Trailer 1

Trailer 2

Spot TV 1

Spot TV 2

Teaser

 

 

Benvenuti in Giappone 05 – Pokémon GO: dire & fare

I Giochi olimpici di Tokyo 1964 sono ancora impressi a fuoco negli occhi dei giapponesi che li hanno visti, e fantasticati come un evento memorabile da chi non li ha visti. Rappresentarono senza ombra di dubbio il più grandioso evento sociale del XX secolo per il Giappone, con quegli iconici completini bianchi con la giacca rossa indossati dagli atleti nipponici ancora oggi ricordati nella cultura pop. È stata la prima Olimpiade asiatica, la prima con l’attuale pista d’atletica a otto corsie, la prima con pallavolo e judo, la prima con un logo grafico, ma soprattutto è stata l’Olimpiade della tecnologia, la prima col cronometro digitale, la prima con la cerimonia d’apertura in mondovisione satellitare, la prima con gli stadi con copertura a sospensione, e oltre ogni cosa è stata l’Olimpiade dello Shinkansen, il treno-proiettile inaugurato per l’occasione che rappresentò e rappresenta ancora oggi metaforicamente l’orgoglio dei giapponesi. Non è una novità: i giapponesi amano la tecnologia, e detestano quando qualcun altro è più avanti di loro in campo tecnologico. Per esempio, e probabilmente ci sono poche cose che detestano di più, al momento gli otaku giapponesi detestano il fatto che il resto del mondo può giocare a Pokémon GO e loro invece no. Detestabile.

Lo spot di Pokémon GO promette ore e ore di sfrenato divertimento across the universe.

Probabilmente non c’è un solo under 40 in tutto il mondo occidentalizzato che non ne sia al corrente: dopo i videogiochi, i fumetti, i cartoni animati per la televisione e i film animati per il cinema, i Pokémon sono sbarcati su smartphone con un’applicazione in realtà aumentata, intitolata Pokémon GO e sviluppata da Nintendo con Google, che permette di svolgere attività simili a quelle del classico videogioco, ma nella vita vera: bisogna fisicamente camminare, fisicamente andare in specifici posti, fisicamente combattere (nei limiti di un videogioco), eccetera.

Fotogrammi di gioco di "Pokémon GO".

In Pokémon GO il giocatore crea un avatar, ovvero l’allenatore con cui gira per il mondo alla ricerca di oggetti utili (nei Pokéspot, segnati con cubetti blu) e di Pokémon selvatici da catturare, tipo il sempre adorabile Pikachu che pesa come un bebè cicciotto.

Nonostante quel che hanno scritto alcuni giornalisti poco informati, Pokémon GO non è affatto il primo gioco né Nintendo né Pokémon per smartphone, dato che in Giappone ce ne sono già da tempo, però rappresenta una tappa importante, probabilmente capitale per la storia dei videogiochi: non solo ti obbliga a fare movimento (come fanno i giochi per Wii), ma ti obbliga anche a uscire di casa e a camminare per svolgere certe quest. È l’opposto dell’idea stessa di videogioco, dello stare in casa di notte da soli a giocare: qua bisogna uscire di casa di giorno insieme. È surreale, per essere un videogioco, o meglio ne è il contrario essendo esattamente un gioco con un video. È basato su un precedente titolo, il criptico Ingress, ma qui la carta vincente è la semplicità, l’eliminazione di qualunque elemento guerrafondaio, la rimozione del complottismo, l’aggiunta di un accessorio da polso, e soprattutto l’applicazione a un franchise che fin dall’inizio si basava sull’esplorazione del mondo: il colpo di scena di Satoshi Tajiri.

Screenshot del videogioco "Ingress".

Uno screenshot del videogioco Ingress che rappresenta la città di New York, oddio che ansia.

Il videogioco ha avuto fin dal debutto un successo semplicemente clamoroso: nel giro di una sola settimana Pokémon GO è stato installato nel 5% di tutti i cellulari statunitensi (uno su venti!) creando ovvi problemi tecnici ai server, il suo uso quotidiano ha superato quello di Facebook, il suo traffico dati ha scavalcato quello del porno (evento probabilmente mai accaduto nella storia di Internet), e nelle grandi città la folla ha fermato il traffico in casi di scoperta di Pokémon rari. Non che fossero necessarie conferme, ma ora è certo che Pikachu è più famoso di Gesù e dei Beatles messi insieme.

Però, stando a un malumore sul web così grande da aver raggiunto non solo i mass media popolari, ma anche testate internazionali autorevoli come il The Japan Times, i videogiocatori giapponesi non sono felici delle politiche di pubblicazione di Pokémon GO: la Nintendo ha infatti pensato di distribuirlo a livello mondiale un po’ alla volta, partendo dall’Oceania e passando per gli USA e poi via via tutti gli altri Stati fino a raggiungere l’Italia il 15 luglio. Sui social girano lamentele condivise da migliaia di giapponesi che non vogliono aspettare per avere Pokémon GO: in pratica, sostengono che il Giappone è la patria dei Pokémon e quel videogioco gli spetta di diritto. In realtà c’è ben poco da lamentarsi: leggendo la raccolta di articoli di giornali internazionali messa insieme dal noto settimanale/bibbia dei videogiochi Famitsu, è facile intuire che la Nintendo ritarda di proposito l’uscita di Pokémon GO perché sta evidentemente usando il resto del mondo come test prima dell’introduzione in patria, dove non vuole problemi, per risolvere tre questioni principali.

Basta leggere le interviste ai giapponesi sull’articolo del The Japan Times: se in Occidente è riprovevole vedere gente girare per piazze e dintorni di luoghi inappropriati o molto inappropriati alla ricerca di Pokémon rari, in Giappone questo è del tutto intollerabile dato che anche solo avvicinarsi a proprietà private è visto come qualcosa ai limiti della legalità. Chi scrive è stato sgridato in pubblico e davanti a molte persone nei pressi di un tempio Shinto dal relativo monaco per aver portato del cibo a un gatto randagio: il fatto di aver sfamato una bestia innocente fuori dall’area sacra non è stata per il religioso una giustificazione sufficiente per l’infrazione al decoro del tempio. Non ci sarebbe da stupirsi se quello stesso monaco procedesse per le vie legali, chiamando la polizia se dovesse vedere gente girare con lo smartphone dopo aver attraversato il torii (portale sacro).

Altro problema è legato al fatto che all’estero l’uso di Pokémon GO sta creando delle nuove opzioni creative ai criminali. A quanto pare, la ricerca dei Pokémon è così appassionante da distrarre il giocatore e farlo cadere vittima di scippi e rapine con destrezza, se non addirittura in trappole organizzate da hacker che hanno creato nella mappa del gioco punti d’interesse fasulli per attirare gente e derubarla: è proprio vero che le lauree in Ingegneria informatica sono le migliori per trovare lavoro (legale o no).

Infine, c’è un terzo e ultimo punto che rappresenta quello cruciale per il successo di Pokémon GO come di un qualunque altro franchise in Giappone: la possibilità di farci tanti soldi per tante persone. I nipponici sono celeberrimi per il loro talento nel creare reti di interessi economici partendo da un elemento unico: lo dimostrano le aziende di ristorazione, come McDonald’s Japan che ha rapporti con tantissimi brand (fra cui Nintendo), o i supermercatini conbini le cui tessere raccogli-punti sono gemellate con letteralmente qualunque business; il record è della T-Card (la carta fedeltà della catena di videonoleggi Tsutaya) affiliata a 154 enti e aziende, dalle pompe di benzina alle librerie, dalle panetterie alle idol, dalle concessionarie d’automobili ai cartoni animati. E come le aziende cercano marchi, anche i marchi cercano aziende: l’imminente film Godzilla Resurgence si è legato ad almeno un conbini, almeno una catena di fast-food, almeno una catena di centri commerciali, eccetera.

Luglio 2016, mese otaku per grandi e piccini: per i primi al cinema esce il 29 Godzilla Resurgence di Hideaki Anno, per i secondi il 16 Pokémon the Movie XY&Z: Volcanion to karakuri Magiana. Il titolo letteralmente vuol dire “Volcanion e Magiana meccanico”, ma per la scrittura della parola karakuri (“meccanico”) sono stati impiegati degli ideogrammi diversi a cui è stata forzata la pronuncia e il cui vero significato è “intelligente”; potremmo quindi tradurre “Volcanion e la macchina senziente Magiana” o qualcosa del genere. Il tema musicale del film è interpretato da YUKI, cantante celebre negli anni ’90 recentemente tornata in gran spolvero dopo alcune scelte azzeccate, come la sigla della serie tv Sakamichi no Apollon.

In pratica, se ancora Pokémon GO non è arrivato in Giappone, è solo perché la Nintendo sta verificando le condizioni tecniche, legali e soprattutto commerciali per lanciare il prodotto. Queste ultime sono già in sviluppo, dato che è confermato il futuro inserimento di luoghi sponsorizzati in cui ricevere bonus specifici a pagamento. I videogiocatori giapponesi quindi hanno poco da lamentarsi e molto da aspettarsi, perché come per tutte le opere Made in Japan (scritte, disegnate o programmate che siano) in patria hanno costantemente anteprime, esclusive ed eventi speciali, e i prodotti godono sempre di qualcosa in più in termini o di qualità, o di quantità, o di prodotti collaterali (o di tutti e tre insieme).

Guide preliminari ufficiali del videogioco "Final Fantasy XIV".

La software house Square Enix è celebre per le guide ai suoi prodotti estremamente dettagliate. Per esempio, questi sono i due volumi preliminari ufficiali del videogioco Final Fantasy XIV: sono grandi come elenchi del telefono e spessi tre dita. Successivamente all’uscita del gioco, la Square Enix pubblica le cosiddette Ultimania, guide maniacali che contengono non solo ogni possibile dettaglio di gameplay, dalle mappe ai codici segreti alle schede tecniche di ogni mostro o oggetto, ma anche gallerie di illustrazioni, interviste coi creatori, e a volte persino gli spartiti dei brani della colonna sonora. Ecco, tutto ciò è disponibile solo in Giappone.

Se proprio vogliono lagnarsi, poi, vuol dire che non bramano davvero così tanto Pokémon GO, altrimenti potrebbero fare come hanno fatto tutti gli altri abitanti del pianeta Terra, compresi gli italiani, scaricando i semplici e notori trick che consentono agilmente di usare il gioco anche dove non ancora legalmente disponibile… ma si sa che fra il dire e il fare c’è di mezzo l’Oceano Pacifico. D’altronde questa è una tipica caratteristica dei giapponesi: volere tutto e subito e semplice, o meglio estremamente complesso dentro, ma estremamente semplice fuori. Si vede nel passato dai loro oggetti per la cerimonia del tè, di una semplicità formale straordinaria, e si vede nel presente col successo dei prodotti Apple, che nel Sol Levante hanno sfondato non tanto per le loro innovazioni (i cellulari giapponesi avevano quasi tutte le funzionalità degli iPhone già dalla fine degli anni ’90), quanto piuttosto per la semplicità d’uso ridotta a un singolo tasto. Figli del consumismo, ma di gran classe.


Lo stesso testo è pubblicato anche qui.

Evangelion 3.0+1.0 – Hideaki Anno ha l’agendina piena

Il 28 settembre 2006 Hideaki Anno fece affiggere in 50 cinema giapponesi un poster in cui esponeva dettagliatamente la decisione di rimettere mano alla sua serie cult Neon Genesis Evangelion per riproporla di nuovo al pubblico, in pratica per la quarta volta dopo la serie tv, il fumetto e i film che cominciano tutti con lo stesso incipit e poi continuano in maniera diversa. Anche la trama della nuova serie di film, intitolata Rebuild of Evangelion e programmata come una tetralogia, sarebbe iniziata come le altre tre versioni e poi continuata in un modo nuovo.

Poster con l'annuncio del progetto "Rebuild of Evangelion".

Anno è logorroico.

Il primo film arrivò nelle sale dopo appena un anno (2007): fondamentalmente era un riassuntone dei primi sei episodi ricalcati fotogramma per fotogramma dalla serie originale, con alcune sparute variazioni grafiche (tipo l’Angelo-Cubo) e l’inserimento di product placement. Il secondo film si fece aspettare due anni (2009) e introduceva alcune modifiche alla trama e soprattutto forti cambiamenti all’evoluzione dei personaggi. Il terzo film si prese tre anni di lavorazione (2012) e stavolta lasciò inalterati i personaggi per rimescolare invece la trama. Ora, dopo uno, due e tre anni, per logica il quarto film dovrebbe uscire dopo quattro anni, cioè nel 2016: molti fan hanno però sperato nel miracolo, ovvero che il film che avrebbe messo la parola fine finale financo definitiva alla saga sarebbe potuto uscire nel 2015, data estremamente simbolica dato che è proprio l’anno in cui è ambientata la storia. Purtroppo, però, a parte incredibili colpi di scena, questo quarto film intitolato Evangelion 3.0+1.0 non uscirà a breve dato che, giunti ormai alla fine di dicembre, Anno non ha ancora annunciato nulla, e c’è un motivo: è in altre faccende affaccendato. Il 9 dicembre 2015 infatti, mentre tutti gli otaku piangevano perché ormai l’anno fatidico stava finendo totalmente sprecato senza nemmeno uno straccio di annuncio e di conseguenza producevano poster fake per autoconsolarsi, la Toho pubblicava su YouTube il trailer del nuovo film Shin Godzilla (“Nuovo Godzilla”, titolo internazionale: niente meno che Godzilla Resurgence) scritto e diretto da, ta-daaan!, Hideaki Anno.

Ecco cosa stava facendo il regista ed ecco perché Evangelion 3.0+1.0 non solo ha mancato l’appuntamento del 2015, ma probabilmente mancherà anche quello del 2016 dato che questo nuovo film del franchise del mostro postnucleare uscirà proprio il 29 luglio 2016, e sia per logiche commerciali sia per tempi tecnici lavorativi sembra estremamente improbabile che escano due film dello stesso regista nello stesso anno (solo Takashi Miike riesce a essere così iperproduttivo).

Poster giapponese e internazionale di "Shin Godzilla".

Il poster ufficiale del film in versione giapponese con lo storico font massiccio della saga (in alto c’è scritto “Giappone vs. Godzilla”) e in versione inglese col titolo scritto da Anno stesso, riconoscibile dalla sua solita calligrafia. Shin seiki Evangelion, Shin Evangelion, Shinji (“nuovo carattere”), Evangelion: shi to shinsei (“morte e nuova nascita”), Shin Godzilla: “nuovo” è decisamente la parola preferita di Anno.

Inoltre, non è solo Anno a essere impegnato altrove: anche il character designer Yoshiyuki Sadamoto nel frattempo si è trovato altro da fare. Già dal 2012, infatti, il disegnatore collabora in maniera stabile con l’azienda automobilistica tedesca Mercedes Benz, per la quale aveva prodotto un cortometraggio piuttosto brutto a scopo promozionale.

Quest’anno, approfittando dello scandalo ecologico e relativo calo di vendite della Volkswagen, la Mercedes Benz ha deciso di reinvestire in Giappone in modo consistente, concentrandosi su tre elementi di grande successo: i Peanuts (che in Giappone vanno molto forte più per la gadgettistica che non per il fumetto, sconosciuto ai più) realizzando uno spot televisivo in concomitanza con l’uscita del film della Blue Sky Studios, e di nuovo Sadamoto, associato però stavolta alle Perfume, un trio di idol (giovani cantanti carine) che in patria riscuote enorme successo da metà anni 2000 ed è noto per l’uso molto originale e innovativo delle tecnologie durante i concerti e nei videoclip. Per l’occasione è stato realizzato un progetto multimediale che consiste in una performance olografica del trio sulle note del nuovo brano Next Stage with YOU in cui le cantanti si esibiscono con i loro doppi animati in CG basati sul design di Sadamoto. Le tre componenti delle Perfume sono caratterizzate dal mantenere sempre lo stesso look, e in questo caso il costumino disegnato da Sadamoto per NOCCHi, che porta sempre i capelli a caschetto e indossa sempre short pants, è estremamente simile a un plugsuit dei Children di Neon Genesis Evangelion, pecette sull’addome comprese. Nello spot tv che è stato ricavato dalla performance la somiglianza è particolarmente vistosa:

Praticamente una versione alternativa di Rei Ayanami. Se aggiungiamo che il bordo del colletto di a-chan (coda di cavallo e gonna al ginocchio) è esattamente identico a quello delle plugsuit e che KASHIYUKA (capelli lunghi e minigonna) ha in testa dei fermagli per capelli (?) a forma di orecchie di gatto che ricordano al contempo i collegamenti neurali e l’odioso personaggio di Mari la gattina canterina, ecco che il legame con Neon Genesis Evangelion diventa palese. A questo punto si chiuderebbe il cerchio se nel film conclusivo della tetralogia si scoprisse come colpo di scena finale che gli Eva sono prodotti nelle fabbriche Mercedes Benz.

Il cerchio che potrebbe chiudersi per un’eventuale sponsorizzazione Mercedes Benz del futuro venturo misterioso quarto film del Rebuild of Evangelion non si chiuderà però includendo anche le Perfume perché l’unica cosa certa, o quantomeno logica, è che venga di nuovo coinvolta la cantante Utada Hikaru, celeberrima in Giappone per aver inanellato record su record di vendite di dischi a partire dal 1999. La cantante è legata a due franchise per i quali ha realizzato la canzone portante della colonna sonora di ogni capitolo: la serie di videogame Kingdom Hearts e appunto Rebuild of Evangelion. Il primo film della quadrilogia si chiudeva con il brano Beautiful World, il secondo con un remix dello stesso, e il terzo con il nuovo brano Sakura nagashi realizzato quando la cantante si era già ritirata dalle scene per farsi una vita lontana dai riflettori, sposarsi in Puglia con un italiano e partorire un bambino. Durante la gestazione a Hikaru è tornata la voglia di fare musica e in futuro è atteso il suo nuovo album; inoltre per onorare gli obblighi contrattuali dovrà realizzare la nuova sigla per il futuro Kingdom Hearts III (altro prodotto che ancora non si vede all’orizzonte, però almeno si sa che esiste concretamente). Quindi, quanto al Rebuild of Evangelion è anche lei molto impegnata come Anno e come Sadamoto e ai fan, beh, non resta che aspettare, ovviamente.