Giulio Rincione

[Crunch Ed] – Paranoiæ

Paranoiæ 01Si tratta della prima opera completa (storia e illustrazioni) di Giulio Rincione, in arte Batawp, fumettista e illustratore palermitano.

Ma di cosa parla Paranoiæ?
Alan è un ragazzo affetto da frequenti crisi che lo portano ad uno stato di depersonalizzazione. Non riesce ad uscirne, e sembra che l’unica cosa che riesca a realizzare è il fatto di essere entrato, non sa dove, da solo, lasciando l’amore della sua vita, Emily, in superficie. Il dottor Bau decide di aiutarlo. Inizierà così uno dei viaggi più profondi mai fatti, tra ansie, ricordi e paure che porteranno Alan dritto al cuore delle sue paranoie e ad una profonda rivelazione. 

A volte capita di arrivare in un punto della vita in cui non possiamo scappare dal confronto con noi stessi. Il dialogo con le nostre paure diventa l’unica via d’uscita.
È in quel momento che dobbiamo scendere fino al nucleo, fino al centro, fino alla radice del problema. Una camminata insidiosa lungo il cono rovesciato dell’inferno dantesco, mentre dietro di noi la tempesta incombe e minaccia di scatenarsi sulle nostre teste senza lasciarci il tempo necessario per capire.

Paranoiæ non parla di paranoie, ma di quello stato d’animo che inevitabilmente si manifesta. Il quotidiano, la routine, la scelta di ricominciare o meno. La capacità di accettare la realtà o rifugiarsi in un posto dove si è soli e indifesi in un faccia a faccia infinito con i propri mostri.

Paranoiæ 03Le pennellate decise di Giulio Rincione ci costringono a non staccare gli occhi dalle pagine e ad immergerci apparentemente nella storia di Alan. In realtà Giulio ci obbliga a guardarci allo specchio e ad affrontare il nostro viaggio.

Ci invita ad analizzare la nostra realtà, a individuare una nostra Emily e un nostro Dottor Bau. Ci invita anche ad essere sia Alan che Emily in una danza di stati d’animo alternati.

È un libro a fumetti che non è solo un libro a fumetti ma un insieme di immagini oniriche che si sviluppano direttamente nelle nostre menti.
Come scrive Marco Rincione nell’introduzione del libro Paranoiæ è il calco latino della parola greca paránoia, che indica letteralmente un uso distorto (pará) della mente (noûs).

Spesso, durante la lettura, vi sembrerà di sentire lo stesso dolore del protagonista e non basteranno i colori caldi del cielo e quelle distese di mare azzurrissimo a distrarvi. Ripiomberete nel nero, grattando con le unghie fino a risalire.

Ma non bisogna avere paura, perché è un viaggio che tutti prima o poi dobbiamo affrontare. Ognuno con le proprie tempeste e le proprie ancore. Non dimenticate che Emily potrebbe aspettarvi dove l’avrete lasciata quando avete aperto il libro.
Emily sarà sicuramente ancora lì quando lo chiuderete.

Se alla fine del libro vi direte “non ci ho capito niente” vorrà dire che Rincione ha colpito il vostro centro.

Perché dopo averlo chiuso, in realtà, non starete più pensando ad Alan ma vi starete già chiedendo se siete dentro o fuori.

Il vero scopo di Paranoiæ non è capire la storia, ma viverla.

Paranoiæ 02

Paranoiæ
Editore: Shockdom
Autore: Giulio Batawp Rincione
Collana: Fumetti Crudi
Formato: 18×28, 160 pp, col
Prezzo: 20 euro
Data di uscita: novembre 2015

Articolo originalmente pubblicato su Crunched © Giulia Cristofori

Orfani: Nuovo Mondo – Is this the real life?

Questa doveva essere una tardiva recensione degli ultimi due numeri di Orfani: Nuovo Mondo (Stati d’alterazione e Frammenti) ma poi succede che fai cose, vedi gente e va un po’ tutto a peripatetiche. Dopodiché, mentre butti preziosi minuti della tua vita facendo scrolling su Facebook, ti capita di leggere una cosa che fa partire tutta una serie di considerazioni.

La “cosa” è questa:

Recchioni-Facebook

Sebbene possa essere interpretata come una boutade del vulcanico demiurgo di Orfani questa dichiarazione chiama comunque a una riflessione.
«Non scrivo fantascienza»
Quindi viaggi su altri pianeti, astronavi, tecnologie futuristiche, alieni ecc… non sembrano essere abbastanza per definire Orfani come una serie di fantascienza.

orfani-bonelli

Dannate astronavi fuorvianti!

Cerchiamo quindi una definizione comune e condivisibile del suddetto termine prima di procedere nel ragionamento.
Un rapido giro su Wikipedia ci permette di trovare questa interessante affermazione di Ben Bova (autore di oltre 120 romanzi di fantascienza e plurivincitore di premi Hugo) nel suo The Craft of Writing Science Fiction That Sells:

Le storie di fantascienza sono quelle in cui un qualche aspetto di scienza futura o di alta tecnologia è così integrale alla storia che, se togli la scienza o la tecnologia, la storia collassa.

A leggere bene la serie di Orfani ci accorgiamo effettivamente che la componente scientifica, per quanto integrata nella storia, è assolutamente pretestuosa e non cardinale. Un po’ come succede anche in Guerre Stellari, non c’è un vero approfondimento scientifico: per quanto ne sappiamo (e per quanto interessa ai fini della storia) potrebbe funzionare tutto “per magia”.

Ma è quindi solo la vulgata scientifica a determinare la “fantascientificità” di una storia?

Andando a rovistare tra gli scaffali delle librerie possiamo trovare decine, se non centinaia, di ottimi romanzi di fantascienza in il cui rigore scientifico è tutt’altro che il centro della storia. Ci deve essere quindi qualcos’altro in grado di definire questo genere.

Ci viene in aiuto una citazione dello scrittore Valerio Evangelisti:

La fantascienza è il genere narrativo che ha per oggetto i sogni e gli incubi generati dallo sviluppo tecnologico, scientifico e sociale.

Alla quale possiamo aggiungerne un’altra di Judith Merril:

La narrativa speculativa ha l’obiettivo di esplorare, scoprire, imparare, attraverso la proiezione, l’estrapolazione, l’analogia, la sperimentazione di ipotesi, qualcosa sulla natura dell’universo e dell’uomo.

La fantascienza quindi parla del futuro (o di versioni alternative del presente e del passato) ma in realtà effettua un’indagine sulla natura dell’uomo e sulla società creata da quest’ultimo.

Orfani BandieraIn questo senso Orfani, e nello specifico la terza stagione, è inscrivibile in quel grande insieme di sottogeneri comunemente chiamato Fantascienza. Sin dal primo numero in cui vediamo il parallelismo tra il viaggio di Rosa verso il Nuovo Mondo e la cronaca contemporanea degli sbarchi di profughi a Lampedusa, fino all’ottavo numero con la pubblicazione, nella pagina introduttiva, della bandiera degli Orfani terribilmente simile a quella dello Stato Islamico; e con il racconto della dipendenza di Rosa dalle droghe che tanto ricorda i soldati dell’ISIS imbottiti di Captagon.

Anche alla luce di queste considerazioni però “non scrivo fantascienza” resta comunque un’affermazione sostanzialmente vera: quest’indagine sul presente infatti manca di affondare il colpo preferendo la via del fumetto “leggero” di intrattenimento.

Quindi cos’è esattamente che scrive Recchioni? Qual è il perno intorno al quale ruota Orfani?

Partiamo da quella che è la critica più insistente portata alla serie: “è una storia che poteva essere risolta in tre albi invece che nei dodici previsti”. Si tratta di un’affermazione assolutamente veritiera, io azzarderei anche un “Stan Lee e Jack Kirby sarebbero riusciti a concluderla in un unico albo di 22 pagine”.
Riflettendoci su pochi secondi, comunque, mi vengono in mente decine di manga a cui potremmo imputare lo stesso difetto: come mai quindi la diluizione della narrazione di opere come Slam Dunk, Dragon Ball e Captain Tsubasa non ci turba quanto quella di un albo Bonelli?
Perché, appunto, è un albo Bonelli.

Anzi: è un albo della Bonelli che non rispetta nessuno dei canoni classici della casa editrice.
La serie non è in bianco e nero, non è strutturata in storie autoconclusive, il protagonista cambia ogni 12 albi, i dialoghi sono stringatissimi e i suoi autori si divertono a smontare tutte le peculiarità grafiche dei volumi della casa editrice (a partire dalla famosa gabbia bonelliana).

NM8-Pag-14

Vengono mutuate scelte stilistiche da altri modi di intendere il fumetto: “Il Pozzo” disegnato da Luca Casalanguida sembra uscito dalla testa e dalle mani di Jack Kirby e nel duello “onirico” di Rosa (Numero 8 pagg. 67/71) ritroviamo le atmosfere care a Sampei Shirato nelle matite di Werther Dell’Edera. Proseguendo così, tra gli Youngblood di Liefeld e gli X-Men di Claremont, assistiamo al lavoro di una generazione di artisti che ha digerito e assimilato nuovi modi di approcciarsi al fumetto, fino ad arrivare al nono albo della serie in cui vediamo alternarsi ben cinque disegnatori diversi (tra i quali spicca per eterodossia lo stile pittorico di Giulio Rincione).

NM8-Pag-68

Come avevamo già detto in precedenza Recchioni & Co. stanno usando il pretesto della fantascienza per scardinare le regole del fumetto seriale popolare italiano. Orfani è la naturale continuazione del progetto cominciato con John Doe (come abbiamo visto QUI).

Orfani-RincioneQui però si insidia il vero nodo problematico di tutta la serie: soprattutto in questi ultimi due albi sembrerebbe che il discorso progettuale sia spesso preponderante su quello narrativo. Si è più concentrati su come si narra che non su quello che si narra. Lo stesso ricorso agli “omaggi/citazioni”, che tanto ha fatto discutere sul web, comunica l’impressione di una ricerca di complicità tra autore e lettore (“ehi l’ho capito il riferimento al Flower Thrower di Banksy! Siamo amici io e te”) che scavalca la naturale affezione necessaria tra lettore e protagonista che, per giunta, cambia ogni stagione. In definitiva non si cerca di vendere un fumetto quanto di vendere un modo di fare i fumetti. Non è una novità sia chiaro: l’autorialità nel fumetto è sempre esistita ed esisterà sempre ma non ha mai fatto parte del corredo genetico del fumetto seriale e nello specifico di quello Bonelli.

Orfani-PixelartLa sensazione restituita da questi ultimi due albi quindi è quella di una serie troppo ripiegata su se stessa, sulle proprie (eccellenti) virtù stilistiche e meno rivolta verso il mondo esterno. Potenzialmente potrebbe risultare rivoluzionaria ma questo lo scopriremo solo negli anni a venire, valutandone gli effetti. In questo senso sì, Orfani: Nuovo Mondo è un fumetto di fantascienza in quanto proiettato nel futuro.

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

Arf 2016 01

Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

Arf 2016 02

Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

Arf 2016 03

Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

Arf 2016 18

 

Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

Arf 2016 05

Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

Arf 2016 09

Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

Arf 2016 15

Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

Arf 2016 12

Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed