Giovanni Masi

Guna: i dieci mondi dell’esistenza

Una delle scuole più importanti del Buddhismo cinese è la Tiāntái e prende il nome dalla montagna dove fu eretto il primo monastero a essa dedicato. All’interno di questo movimento nacque una dottrina buddhista mahāyāna cinese chiamata i dieci mondi, o dieci regni dell’esistenza; essa sostiene che in ogni essere senziente sono presenti dieci stati dell’essere i quali si manifestano in modo casuale in qualsiasi momento, e si può facilmente passare dall’uno all’altro.

I dieci stati sono: Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità, Cielo, Apprendimento, Parziale Illuminazione, Bodhisattva e Buddità. Proprio a questa filosofia Giovanni Masi attinge a piene mani e trae ispirazione per la stesura della storia di Guna, volume autoconclusivo pubblicato da Edizioni NPE.

Il racconto è una soggettiva della scimmietta Guna, anche se in realtà i nomi dei personaggi non vengono mai rivelati, e lei come gli altri comprimari sono componenti di un circo collocato in una foresta, che sembrerebbe l’unico luogo sicuro al riparo dalla guerra e dai soldati.

 

Il racconto inizia con alcuni dei circensi che lasciano il campo alla ricerca di aiuto, questa decisione dà avvio alla storia e da questo punto in poi è un susseguirsi di vicende, di microcapitoli che raccontano di come l’essere umano abbia al suo interno i dieci mondi e di come essi si attivino a causa degli eventi.

Il ritmo è frenetico e incalzante e le vicende si incastrano alla perfezione come tasselli di un puzzle e come tale solo a conclusione ne si può ammirare e capire l’integrità.

Molto riuscita la scelta di ambientare il fumetto in un luogo e in un’epoca indefiniti; la creazione di una sorta di piccolo mondo all’interno della foresta dove i pochi personaggi sopravvivono ha tutto il necessario affinché si inneschino le condizioni ottimali perché gli eventi si sviluppino.

La trama è un crescendo di emozioni e stati d’animo che, come il percorso verso l’Illuminazione, ci guidano al finale.

In realtà i dialoghi sono ridotti al minimo, sono la voce narrante della scimmia e soprattutto le stupende illustrazioni di Nigraz, l’esordiente marchigiano Simone Pontieri, a guidarci; il suo stile aggressivo, graffiante e sporco è perfettamente funzionale alla storia e lo è ancora di più la colorazione fatta di toni accesi e contrastanti, spesso complementari, che ben delineano le sensazioni dell’essere umano rendendo il racconto malato e inquieto e catturando totalmente il lettore.

Un volume che va riletto più volte affinché se ne possano apprezzare tutte le numerose sfaccettature in un’edizione cartonata, molto curata con rilegatura a filo e una plastificazione opaca che adoro sempre.

Un volume da avere e una lettura vivamente consigliata.

Frantumi e “L’importanza del lettore” – Intervista a Giovanni Masi

Frantumi Rita Petruccioli

Ciao Giovanni, innanzitutto ti ringrazio per la disponibilità a questa intervista che in realtà è una banale scusa per chiarire a me alcuni aspetti di Frantumi visto che ci ho messo un po’ per metabolizzarlo e capire se mi fosse piaciuto o meno.

Spoiler: mi è piaciuto.

Il motivo di tale difficoltà è presto detto: non riuscivo a capire, e per certi versi non lo capisco ancora adesso, il viaggio di Mattia. Come tutti anche io ho vissuto dei traumi che mi hanno scosso più o meno profondamente e la mia esperienza personale mi insegna che non sempre se ne esce rafforzati e, soprattutto, che anche se il viaggio è tuo la presenza degli altri (amici, affetti…) è fondamentale. Per questo motivo il concetto di “viaggio interiore un po’ ascetico” mi ha messo in difficoltà. Ma nel racconto è presente anche un “altro” (penso a Laila e a tutto il cast di comparse) che in qualche misura aiuta Mattia. Al momento, al di là dell’assoluto apprezzamento per le capacità tecniche (di scrittura, ritmo, disegni, eccetera) evidenziate nel volume, resta il dubbio sul contenuto stesso che spero mi aiuterai a capire.

Innanzitutto, sono contento che ti sia piaciuto Frantumi e che tu abbia avuto voglia di farmi queste domande per toglierti il «dubbio sul contenuto», come lo chiami. Di solito, non sta a noi autori spiegare o meno il contenuto di un libro che abbiamo scritto. Il testo dovrebbe difendersi da solo, ma visto le domande e la tua premessa, proverò a essere il più chiaro possibile raccontando un po’ cosa sia Frantumi per me. Questo non significa che debba avere lo stesso significato per te. Anzi, se genera in te un senso di qualcosa che “manca” perché ci sono cose che girano strane, in realtà è in parte voluto perché abbiamo cercato di fare un fumetto che non fosse troppo accomodante per il lettore, ma che richiedesse una specie di investimento emotivo anche da chi stava dall’altra parte della pagina.

Rispetto alla tua premessa, mi permetto di farti notare solo una cosa. In Frantumi nessuno dice che l’apporto familiare o degli amici non sia importante, né che si esca sempre rafforzati. Anzi! Si racconta di un momento molto particolare in cui tutto il tuo mondo va in pezzi, e la tua famiglia e i tuoi amici non possono aiutarti perché fanno parte di quel mondo. Il personaggio di Laila supplisce però agli “altri” che possono aiutarti. Quindi Mattia non fa un viaggio ascetico (almeno, non lo avevamo inteso così), deve però ritrovare un equilibrio personale (la sua “Sofia” appunto, che è sia una persona che una metafora), e quel passaggio, il rimetterti il pezzo mancante, lo si può fare esclusivamente da soli, perché è il proprio equilibrio interiore e gli altri hanno molto poco potere su una cosa così. Possono aiutare, ma è difficile che qualcuno arrivi e ti dica “Ecco, fai così che ritrovi te stesso” oppure “Ecco, adesso ti impongo le mani e ti curo dal tumore”. L’ordalia di un tumore, di uno shock personale, sono sempre cose estremamente personali dove ognuno di noi deve ritrovare il proprio equilibrio, nuovo e diverso rispetto al primo, perché il mondo che c’era prima non esiste più. Questa almeno è la mia personalissima visione di Frantumi che, però, non è quella univoca del libro. È una delle possibilità perché l’idea era che il lettore dovesse trovare la sua strada in quel mondo lì.

Come nasce Frantumi? È il racconto di un’esperienza vissuta più o meno direttamente? Oppure nasce dalla “semplice” necessità di raccontare questo tipo di storia?

Frantumi nasce da alcune esperienze della mia vita, ma con una centrale, però, che è poi quella messa in scena all’inizio: una malattia molto lunga legata a una persona a me molto cara. La scelta di trasfigurare quel racconto così personale in Frantumi nasce dal fatto che non apprezzo molto le autobiografie e mi piacciono molto, invece, i racconti che raccontano un’esperienza reale cercando di dire “qualcosa di più” rispetto ai soli fatti. Per farti capire, Frantumi si inserisce nel solco dei libri alla Cuore di Tenebra di Conrad.

L’idea di base era quella di raccontare quel preciso momento in cui il tuo mondo va a pezzi, di quanto sia difficile recuperare quei pezzi e di come, se anche riesci a ricomporli, quei pezzi non combaciano più bene e che le cicatrici e le fratture restano evidenti. Era quindi un modo per raccontare la reazione di ognuno al dolore e i vari aspetti di quella reazione per come li ho conosciuti e per come li ho visti nelle persone a me vicine. Cercando oltretutto di dare pari dignità a ogni forma di reazione, non indicando se ce n’è una giusta e raccontando anche i rischi di chi rimane molto a lungo del mondo di Frantumi e finisce per perdersi. Ovviamente, la storia è una metafora, ma non volevo che fosse solo questo, per questo l’abbiamo trasformata in un’avventura, in un viaggio, in cui Mattia è costretto a venire a patti con una cosa che non conosce minimamente perché è la prima volta che finisce “di là”.

Quella di Rita Petruccioli è stata una scelta conseguente alla scrittura del soggetto oppure il racconto nasce a per essere cucito addosso a lei? Essendo il suo primo lavoro a un volume a fumetti sei dovuto intervenire in qualche modo per aiutarla nella transizione dal mondo dell’illustrazione oppure è riuscita a far tutto da sola? In entrambi i casi: qual è stata la natura della collaborazione? Diretta, per cui alla sceneggiatura corrispondevano le tavole disegnate, o fatta di scambi di pareri sulla direzione della storia?

La scelta di Rita è avvenuta una sera in cui ho visto alcuni suoi disegni in una mostra collettiva di autori romani in un centro sociale. Non ci conoscevamo ma io avevo già scritto la prima versione di Frantumi e lei mi sembrava assolutamente perfetta per raccontarla. Mi sono fatto presentare e le ho proposto di lavorare al libro. Lei dice sempre che voleva tantissimo fare il salto al mondo del fumetto da quello dell’illustrazione e che Frantumi le sembrava il progetto giusto.

Quello che leggi adesso non è però il Frantumi che avevo scritto all’inizio. Proprio perché volevamo entrambi raccontare una storia che fosse più che la somma delle singole parti o delle singole esperienze, Rita si è messa moltissimo in gioco, abbiamo rivisto molti passaggi alla luce della sua esperienza oltre che della mia e abbiamo cercato di trovare una “voce” che fosse di tutti e due nel racconto. Dico sempre che sui credits anche se c’è scritto «Testi: Masi / Disegni: Petruccioli» non è così: abbiamo lavorato a strettissimo contatto e ci siamo confrontati su ogni singola scelta, fosse un’inquadratura o un dialogo.

Banalmente: quanto dura la crisi di Mattia? Minuti? Ore? Mesi?

Non ne ho la più pallida idea. Non “dura” un’unità di tempo perché è impossibile valutare il tempo in quei momenti. A livello di messa in scena, sembrerebbe durare pochi secondi, oppure giorni se quell’appuntamento è ricorrente tra i due. Dipende un po’ da come il lettore è abituato a reagire a certi eventi. Per ora, alcune lettori evidentemente più rapidi a reagire alle situazioni critiche mi hanno detto che è durato pochi istanti, che era tutto un viaggio suo, altri hanno pensato che è una cosa che è durata giorni, o che durerà giorni (una sorta di flash forward). È uno dei punti che abbiamo lasciato ambigui volutamente.

Mi pare di capire quindi che, nel tuo modo di intendere il Fumetto (e l’Arte tutta), sebbene l’opera debba parlare da sé, il contributo del fruitore, del lettore, sia importante tanto quanto quello dell’autore. È un modo di intendere l’Arte abbastanza “rivoluzionario” se vogliamo, dove il rapporto tra committente e artista è stravolto trasversalmente sia che si parli di “Fumetto popolare” che di “Fumetto d’autore” (non mi piacciono molto queste etichette, ma allo stesso tempo sono molto comode ai fini della sintesi). Questo è il tuo normale “modus operandi” oppure lo usi solo in determinate situazioni?

Sì, ovviamente intendo dire che, in Frantumi, ho sempre pensato che il lettore dovesse portare del suo nella vicenda e che sia altrettanto importante il suo vissuto tanto quello mio e di Rita come autori. Non so se è molto “rivoluzionario” come approccio, in fondo Eco ne scriveva già una quarantina di anni fa (Lector in Fabula penso dica tutto quello che ci sia da dire su questa cosa). Ora, senza voler scomodare nomi importanti come quelli di Eco o gli (scarsi) ricordi che ho dell’esame di Semiotica all’università, quello che semplicemente volevamo fare con Frantumi era creare un luogo in cui il lettore si addentrasse grazie a Mattia, ma che magari non condividesse il punto di vista di Mattia rispetto al mondo in Frantumi. Magari preferiva quello di Laila, o di Sofia. Mi piace sempre chiedere qual è il personaggio preferito del libro perché mi dice tanto anche del lettore che ho davanti. Rispetto al discorso “Fumetto popolare” piuttosto che “Fumetto d’autore”, non le condivido neanche io come etichette (per quanto tu abbia ragione, sono davvero comode). Per me, esistono storie che funzionano meglio raccontate magari come Frantumi, con quel tipo di approccio al racconto, quella veste grafica e anche tipografica (Bao ha fatto un lavoro incredibile per dare “importanza” alla storia anche attraverso l’oggetto libro), e altre che funzionano meglio magari in un albetto da 94 pagine da edicola. Ma è la storia che funziona, non che ci siano particolari impedimenti a raccontare la stessa storia con due approcci differenti. Magari ha meno senso per me come autore, e per questo scelgo di volta in volta come raccontarla.

Se per «modus operandi» intendi che io cerchi la collaborazione del mio lettore, sì, assolutamente. Ovviamente con diversi approcci. Se sto raccontando una storia per la Bonelli, ho delle regole editoriali ben precise che non posso stravolgere più di tanto. Però anche lì cerco sempre un po’ di giocare, lasciando degli spazi al lettore dove poter magari proiettarsi. Su Frantumi, ovviamente, era proprio cercata e voluta come cosa.

Sembrerebbe che il viaggio di Mattia nell’affrontare la sua crisi sia totalmente interiore, ma il cast di personaggi che incontra, Laila su tutti, sembra essere assolutamente “altro” da lui. Difatti, con chi si sta rapportando Mattia?

Anche qui, diciamo che non è completamente univoco il significato del libro. Da una parte, perché il mondo di Mattia dovrebbe essere completamente interiore? Incontra tutte persone che non sono aspetti della sua personalità. Sono tutte persone che osservano un centro focale, quello dell’andare in frantumi, da angolazioni diverse e hanno risposte diverse rispetto a Mattia che di risposte non ne ha. Dall’altra parte, sì, è un viaggio completamente interiore e quelli che incontra Mattia sono tutti aspetti della sua personalità che gli mostrano come potrebbe andare la sua storia, di come è difficile prendersi i propri momenti o di quali sono i rischi del perdersi. Sono entrambe risposte “giuste”, il problema però è che Mattia, appena entra nel mondo in Frantumi, perde il centro della sua vita. La sua “Sofia”. La confusione di Mattia è la stessa confusione del lettore. O almeno, questo è quello che provavamo a raccontare. Personalmente, mi piace pensare che siano “altro” da lui. Persone che sono finite là proprio come lui e che cercano una via di fuga, ognuno a modo loro.

Ecco fatto, come vedi, molte cose abbiamo cercato di rappresentarle in maniera non univoca volutamente. È stato a tratti anche faticoso, ma volevamo provare a fare un fumetto che di primo impatto fosse un viaggio d’avventura, ma dove ogni cosa fosse anche una specie di “metafora”. E in cui però la parte emotiva non venisse schiacciata da queste cose e che fosse, alla fine e soprattutto, una storia emozionante.

Frantumi – Un viaggio delicato

Frantumi Rita Petruccioli

«Perché, dopo il dolore, siamo molto più della somma dei nostri frantumi»

La quarta di copertina di Frantumi, primo romanzo grafico di Rita Petruccioli, sceneggiato dal valido e prolifico Giovanni Masi, si chiude con questa frase che racchiude al suo interno l’intera storia di Mattia, Sofia e Laila.

I primi due hanno una relazione. Lei è malata, gli scrive che le ultime analisi non suono buone. In quel momento Mattia assiste al cadere in pezzi del mondo che lo circonda. Comincia così il suo viaggio interiore, su un’isola che raccoglie i frammenti di tutti i mondi che crollano, senza memoria di ciò che gli è accaduto, solo col nome di Sofia in testa. Qui incontra Laila, una ragazza anch’essa spezzata dalla realtà che sarà l’unica a uscire dalla gabbia d’egoismo nella quale il dolore imprigiona.

La sceneggiatura di Masi è delicata, senza giudizi. Tratta con la stessa dignità ogni risposta emotiva, ogni gesto, ogni immobilità. Scrive con compassione, nell’accezione greca del termine, sia di coloro che si sono arresi alla propria condizione, sia di coloro che invece sono alla disperata e furiosa ricerca di ciò che hanno perso; ci parla del coraggio e della sua assenza senza dare per scontata la volontà e la forza di tornare indietro perché a volte la realtà è più spaventosa del limbo nel quale si trovano i personaggi.

Di particolare impatto il mare che circonda l’isola. Rosso come il sangue e dal quale si alzano le voci di coloro che non capiscono, perché non vogliono o perché non possono, il dolore e la sofferenza. Luoghi comuni, frasi fatte e imposizioni.

Frantumi Rita Petruccioli

I punti di forza della Petruccioli, al suo primo fumetto dopo una vita passata nel mondo delle illustrazioni, sono un tratto essenziale composto da poche linee eleganti ma decise e l’uso dei colori, pieni e senza sfumature. Anche i personaggi sono riconoscibili dai colori: Mattia con il nero, Laila col blu (e un po’ il rosso degli inseparabili occhiali da sole rotondi) e Sofia con il giallo ocra, colore predominante anche nei flashback delle pagine iniziali.

Le vignette hanno linee imprecise e bordi frastagliati come a voler sottolineare la confusione e il tumulto emozionale della storia e dei protagonisti. Anche il loro layout è estremamente interessante, dona maggior dinamismo e cattura l’attenzione del lettore soprattutto con tagli più aggressivi e immagini che si arrampicano fino ai bordi della pagina. Bellissime le splash page (sì, questo è un commento spudoratamente soggettivo) con menzione speciale alla doppia splash page presente sul finale che commuove nella sua semplicità.

Frantumi è un fumetto pieno di tatto, discreto, capace di far riflettere; parla direttamente al cuore e infonde quel pizzico di coraggio e speranza di cui prima o poi ci serviremo per affrontare i nostri traumi. Potremo romperci ma torneremo interi con la consapevolezza che siamo più della somma dei nostri frantumi perché il viaggio all’interno del dolore in qualche modo ci arricchisce, sempre.

 

Frantumi

Giovanni Masi e Rita Petruccioli

Bao Publishing

122 pagine

€ 18,00

Orfani: Terra – In un futuro distopico il mondo muore

Presentazione

Orfani è una serie a fumetti di genere fantascientifico bellico, creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, della Sergio Bonelli Editore in albi mensili a colori. Pubblicata dal 16 ottobre 2013, la serie narra  le vicende di una squadra di giovani combattenti, nota come ORFANI, impegnata in una guerra fra il genere umano e una razza aliena. Orfani è la prima serie di fumetti interamente a colori pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore ed è composta da 54 albi suddivisi in sei stagioni: OrfaniOrfani: RingoOrfani: Nuovo MondoOrfani: JuricOrfani: Terra e Orfani: Sam.

Lancio

Ho sentito parlare per la prima volta di Orfani nelle puntate, del 23 e 30 novembre 2014, di Fumettology – I miti del fumetto italiano, una serie di documentari dedicata ai principali personaggi del fumetto italiano, prodotta dalla Fish-Eye Digital Video Creation e andata in onda sulla Rai tra il 2012 e il 2014.

Il fumetto è stato trasposto televisivamente in una serie motion-comic con regia di Armando Traverso e co-prodotta da Rai Com, che poi è andata in onda su Rai 4 a partire dal 6 dicembre 2014, suddivisa in dieci episodi da venti minuti.

La pubblicazione di Orfani è stata preceduta da una campagna pubblicitaria ben studiata. Tutti ne hanno parlato, forum e siti internet, TV, radio, il Lucca Comics. La rivista Repubblica XL n.91 gli ha dedicato un’anteprima con tanto di cover alternativa dedicata. Inoltre Bonelli e Multiplayer.it, hanno collaborato per il numero zero, distribuito nelle fumetterie e nei negozi Gamestop.

Descrizione

Orfani è uno dei progetti più costosi e ambiziosi mai realizzati dalla casa editrice milanese. Sappiate che sono stati investiti complessivamente 1.300.000 euro circa nella produzione e nel lancio della sola prima stagione.

Il linguaggio  grafico e narrativo sono innovativi, ma l’utilizzo dei colori per l’intera serie è la vera grande novità, visto che solitamente con i colori si celebrano occasioni speciali, come per esempio i numeri dei centenari.

È vero che negli ultimi anni collane come Dylan Dog Color Fest e Color Tex hanno introdotto questa pratica in nuove forme, ma si tratta comunque di albi speciali, e non di serie regolari.

Sfogliando Orfani, è lampante la somiglianza delle armature dei personaggi con il videogioco Halo, di cui Recchioni è un fan. Questa non è l’unica ispirazione, infatti gli autori hanno preso spunto anche da opere letterarie come Il signore delle mosche di William Golding, Fanteria dello spazio di Robert A. Heinlein, Guerra eterna di Joe Haldeman, e da film come Alien, Il grande uno rosso, Full Metal Jacket, Star Wars e Terminator 2.

Dalla cenere

Attualmente si è conclusa la quinta stagione, Orfani: Terra, di cui voglio parlarvi.

Uscita in edicola del 14 gennaio, celebra il debutto di uno straordinario copertinista, Gipi. Le sue illustrazioni sono esaustive, come quella della copertina di Orfani: Terra – 1: Dalla cenere. Uno sfondo desolato e spettrale dove si ergono gli scheletri di grattacieli sopravvissuti all’evento catastrofico che ha dato inizio a tutto. Le carcasse dei veicoli coperti di ruggine confermano una società moderna ormai estinta. In primo piano Cain, protagonista della storia, che con una mazza in mano e sguardo duro, ci racconta un futuro distopico.

La storia è ambientata in una nazione nord americana, anziché in Europa come nelle prime due stagioni. Due fratelli romani, Emiliano e Matteo Mammucari, ci raccontano di due fratelli dai nomi biblici, Cain e Abe, del capo gruppo Max e i suoi compagni Fango, Rat e Bug. Questi ragazzi si ritrovano schiavizzati dallo Sceriffo, un uomo spietato che li costringe a lavori pesanti e rischiosi nella discarica. Ma Cain non intende arrendersi al suo destino. Suo fratello aveva ragione, dalle ceneri è nata la Città Nuova, sfavillante e ricca, ma questa terra promessa non è facile da raggiungere e Cain dovrà lottare.

I disegni, dal tratto deciso e marcato, sono di Alessio Avallone, già conosciuto nei numeri 6 di Orfani: Ringo e Orfani: Nuovo Mondo. I colori sono di Giovanna Niro, che ha donato energia alle tavole con i toni del blu per trasmettere ancor più disperazione e angoscia, e i toni del rosso per trasmettere rabbia e dolore.

Seminare tempesta

Protagonista del secondo capitolo, dal titolo Seminare tempesta, è Miranda, una ragazzina “randagia” che a differenza degli altri non ha il collare. Dopo aver stretto amicizia con Cain lo aiuta a scappare. Il resto del gruppo lo raggiunge per non subire una punizione al campo. Miranda li guida nel suo rifugio, Il Giardino, dove Cain e gli altri possono rifornirsi di viveri, medicinali e di una barca per poter affrontare il viaggio insidioso verso la sospirata Città Nuova. Lo Sceriffo frattanto, come un mastino che brama il suo osso, è sulle tracce dei poveri fuggiaschi.

Questa volta, ai fratelli Mammucari si aggiunge ai testi Giovanni Masi, che ha già collaborato per Orfani: Nuovo Mondo. Il team creativo si completa con Luca Genovese alle matite e Luca Saponti ai colori, insieme hanno donato fluidità e ritmo all’ opera.

 

 

 

Oltre il muro

Con il terzo e ultimo capitolo della stagione, Oltre il muro, la sceneggiatura a fianco dei due fratelli passa in mano a Mauro Uzzero.

I disegni sono stati realizzati da Matteo Cremona, il cui talento ha donato valore alle tavole. I colori di Stefania Acquaro completano il lavoro impeccabile. 

La copertina è un tuffo al cuore. Max, Bug, Cain, sulla barca. Davanti a loro il Muro, intorno a loro i cadeveri di chi ha tentato di superarlo. Gli uomini dello Sceriffo catturano Miranda e Cain abbondona gli altri, deciso a seguire il suo cuore. Max è un ragazzo deciso e determinato, ma crede ancora nell’amicizia, così insieme a Bug e Fango tornano indietro. I colpi di scena che si susseguono lasciano con il fiato sospeso. Come andrà a finire?

 

Conclusioni

La sceneggiatura dei Mammucari ha cambiato il ritmo della narrazione. Mentre in Orfani: Ringo e Orfani: Nuovo Mondo i dialoghi sono ridotti all’essenziale lasciando spazio alle scene di azione, in Orfani: Terra i dialoghi sono preponderanti.

Da notare a pag. 26 del capitolo Dalla cenere, il richiamo alla leggenda metropolitana sulle cartucce Atari. In seguito a una crisi, il 26 settembre 1983 la defunta società fece distruggere centinaia di migliaia di cartucce della console Atari 2600, sopratutto Pac-man e E.T. the extra terrestrial, in una discarica del Nuovo Messico.

Il vasto staff di professionisti che ha colloborato alla realizzazione di Orfani: Terra ha caratterizzato l’opera rendendola unica. I diversi stili suscitano un crescente coinvolgimento da parte del lettore. Al di là della storia che segue il filo narrativo della saga, è evidente la presenza di un sottotesto come ha già dichiarato Recchioni.

Nel caso specifico di Orfani: Terra, fa riflettere come in un mondo cinico e spietato come quello descritto, valori come l’amicizia e la solidarietà possano fare la differenza e nutrire flebili speranze di cambiamento.

Proveranno a fermarci? Ci alzeranno muri contro? Chi se ne frega! I muri si scavalcano.

HARPUN, LA SERIE A FUMETTI su VERTICOMICS!

Comunicato Stampa

HARPUN, LA SERIE A FUMETTI,

SOLO OGGI, IN REGALO SU VERTICOMICS – IL FUMETTO DEL GIORNO!

Roma, marzo 2016 – Su VERTICOMICS – il fumetto del giorno, la prima app che consente di scaricare e leggere anche offline un fumetto gratis al giorno, sbarca Harpun, serie di Giovanni Masi (Dylan Dog, Orfani, Battaglia) e Federico Rossi Edrighi (Dylan Dog, Orfani, I Maestri dell’Orrore). Harpun avrà un costo di € 1,99 per ogni episodio o € 5,99 per la serie completa di sei numeri e contenuti extra. Solo oggi, su Verticomics, Harpun è in regalo.

Harpun nasce nel 2012 come web comic di tre episodi per poi essere successivamente pubblicata da GP Publishing come graphic novel completa di sei episodi.

Con Verticomics, per la prima volta, la serie viene pubblicata online per intero arricchita da contenuti extra e nuovo lettering.

Harpun racconta le avventure di Joshua, un ricercatore inviato in uno sperduto paese di pescatori a strapiombo sul mare per eseguire rilevamenti topografici. In quel luogo sperduto, conosce Rebecca, una giovane ragazza, armata di arpione, che salta di tetto in tetto a caccia di incubi. Dall’incontro tra i due nasce un’appassionante storia d’amicizia, ricca di avventura, mistero e straordinarie e mostruose creature marine.

 

Per ricevere Harpun gratis, basta scaricare l’app Verticomics da AppStore o Play Store, cliccare sul bottone Utilizza un Promo Code e inserire il codice appdelgiorno.

Contenuti extra (solo per chi acquista la serie completa da € 5,99 ):

  • Il Diario dei Mostrincubi che espande l’universo narrativo di Harpun.
  • Scappa!, romanzo d’esordio dello sceneggiatore per il cinema e la TV Giovanni Masi
  • Prima edizione digitale integrale di Harpun.

Leggere un fumetto su VERTICOMICS vuol dire leggerlo nella sua versione migliore, il Verticalismo, formato ideato per i fumetti su smartphone e tablet. L’app consente di scaricare il fumetto e conservarlo nella propria libreria in modo da poterlo leggere anche in modalità offline. Lo scroll è il nuovo e unico modo di sfogliare, senza click e senza pop-ip. La lettura dei fumetti digitali cambia completamente e diventa un’esperienza perfetta anche da mobile.

VERTICOMICS ha regalato ai propri utenti storie scritte e disegnate da alcuni dei più importanti fumettisti italiani: Zerocalcare, Roberto Recchioni (Dylan Dog, Orfani, Battaglia), Sio (Scottecs), Giacomo Bevilacqua (A Panda piace), Sara Pichelli (Spider-Man, X-Men), Mirka Andolfo (Sacro/Profano), Riccardo Torti (Torti Marci) e molti altri. Oltre a un fumetto gratis al giorno, VERTICOMICS mette a disposizione dell’utente uno store dove poter acquistare le pubblicazioni di case editrici come Bao Publishing, Edizioni Star Comics, Grzzz etc.

 

VERTICOMICS è una società collegata a Verticalismi.it, primo laboratorio/magazine di fumetti online che offre spazio e organizza concorsi a premi e workshop per chi intende creare un fumetto concepito per l’esclusiva fruizione online. VERTICOMICS è controllata LVenture Group e fa parte del programma di accelerazione per start-up LUISS EnLabs.

 

DOVE TROVARE VERTICOMICS

Play Market: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.VERTICOMICS.app

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I Maestri dell’Orrore: “Alle Montagne della follia” – Una recensione non convenzionale

Per la serie di Roberto Recchioni, “I Maestri dell’Orrore”, parliamo oggi dell’adattamento di: “Alle Montagne della Follia”, di H.P. Lovecraft, un albo della Star Comics, con Sceneggiatura di Giovanni Masi e disegni di Federico Rossi Edrighi.

Maestri Orrore - Montagne C1

Due i superstiti da una spedizione scientifica antartica avvolta nel mistero, uno impazzito, l’altro scrive per scongiurare che si sia così avventati da seguire i loro passi, verso le origini dell’umanità, assai diverse da come immaginate. Creature di orrore, una civiltà malvagia ancestrale, costruzioni colossali e deliranti. Sotto i ghiacci qualcosa dorme, e da lontano, orrori ancora peggiori attendono con odio il loro momento, dalle cime di monti più alti dell’Everest, i Monti della Follia.

Il ragazzino può prendere questo albo come un eccellente primo avvicinamento a uno degli scrittori più singolari e simbolici del ‘900 americano, ma anche dei più ostici e controversi; al contempo, il più appassionato dei suoi regni d’incubo, può godersi un’interpretazione di una delle sue maggiori opere ben strutturata e che funziona in ogni suo aspetto.

Non potrei giudicare il lato artistico-grafico dell’opera dato che la mia formazione è del tutto inadeguata.

Non posso definirmi appassionato di fumetti …ma per questo sono stato interpellato, come voce “non convenzionale”. Userò questa debolezza sfruttando quel poco che può conferire di positivo: certa ingenuità e freschezza nello sguardo, semplicemente “attratto o respinto” da ciò che vede.

Alle Montagne della follia p 38E senza dubbio le tavole paiono tutte gradevoli e ben realizzate, sapientemente calibrate per riprodurre con successo ciò che fu concepito per essere solo parola scritta.

Lo stile mi appare piuttosto essenziale, ma al contempo curato, spigoloso ed elegante. Si adegua perfettamente a uno dei pregi dell’opera fumettistica nel suo insieme, che semplifica la trama originale, prendendo coraggiosamente posizione, senza perdersi in lambiccamenti e autocompiacimenti eruditi.

La scelta del bianco e nero (tanto bianco) mi pare non solo azzeccata, ma forse l’unica, perché oggi “mostri” colorati sarebbero un azzardo di pacchianeria insopportabile; così la ricostruzione visiva degli orrori deliranti di HPL riesce bene, non fa “sorridere”, se non per il verso giusto.

Difficile illustrare HPL, il suo gran punto di forza gira, non sempre in modo destro, attorno a un solo concetto: la paura profonda. L’esistenza è terrificante ed esistere deve essere terrorizzante! Il “male” è il perno, in agguato, in attesa, per ere intere, fiducioso della sua assolutezza. E nell’albo, serpeggia un irrinunciabile filo di disperazione.

Ma forse la difficoltà maggiore dell’illustrazione qui risiede in una delle caratteristiche stilistiche più o meno apprezzate e apprezzabili dell’autore: quella di descrivere utilizzando termini e figure più suggestive (eufemismo per: errate), evocative (eufemismo per: imprecise) ed elusive (eufemismo per: incapaci) che realmente tese a formare un’immagine mentale accurata.

È questa l’opera, per intenderci, di una delle frasi al contempo più famose ed affascinanti (chi non la ricorda?!) ma anche, se vogliamo, più deliranti ed ingenue in cui Lovecraft si sia prodotto: le “architetture costruite su geometrie non euclidee” (!?!)

I creatori del fumetto non l’hanno schivata, ma, avendo affrontato “dritto per dritto” una sfida altrimenti persa, hanno saputo ridimensionarla in “quello che è”: la porta per la suggestione più pura e profonda, che ci accompagna in luoghi e forme inesistenti e impossibili, a cui tutti abbiamo dovuto dare delle linee. Non si tratta di essere stati “tentati” di vedere, si è stati praticamente “costretti” dall’autore a farlo. Alcuni disegni sono proprio molto belli!Alle Montagne della follia p 27

Forse chi ama Lovecraft -e chi ha disegnato qui pare amarlo- ha scrutato l’abisso dell’esistere e ci ha visto il male, al fondo, come forza universale; chi non lo ama, no! Non ce l’ha fatta neppure per un momento a rinunciare alla sua “fiducia”, non è “impazzito”, come mostra abilmente la matita del disegnatore nel co-protagonista.

Per inciso: bella anche la “porta vaginale” a pag. 80, un richiamo sessuale, anche manieristico, è quasi necessario trattando di un autore in cui questo aspetto ha una tensione tanto latente e implicita, quanto costante e poderosa.

Infine: l’albo convince, ha spessore, testo nel rispetto di stile e incedere narrativo a monte, c’è rigore e, senza banalizzare in modo irritante, il tutto rimane agevole e di facile lettura.

Forse se dovessi fare un appunto, direi che alcuni approfondimenti in calce d’opera hanno un piglio un po’ “apodittico”; capiamoci, le osservazioni sono sensate, propongono la versione più largamente condivisibile e accettata sulle strane sorti di HPL e la sua –scarna- importanza letteraria, ma alcune volte semplificano e tagliano drasticamente su un contenzioso su cui si dovrebbe essere più cauti, o su cui certa cautela non farebbe danno.

Concludendo da dove si è partiti, se dovessi consigliare l’inizio di un percorso a qualcuno che “non odiassi” tanto da scoraggiarlo porgendogli tesi o articoli accademici, o anche solo gli originali dell’americano, questo albo potrebbe senza dubbio rappresentare un ottimo candidato. Poi, però, come sempre, leggete il libro!

 

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