Giappone

Se il corso delle cose…

Il fumetto è cultura. Il fumetto travalica i confini geografici, le distanze, le differenze. Il fumetto unisce.

Grazie al fumetto persone e realtà anche molto lontane si avvicinano e nascono amicizie, collaborazioni, ricordi indelebili.

E oggi ve lo raccontiamo così, attraverso l’incontro tra due nostri collaboratori speciali…

«Professoressa Pugliese, c’è un signore che l’aspetta.»

L’uomo si avvicina, si china un po’ in avanti, mi porge la mano e mi saluta dandomi ancora una volta del lei, cosa che mi fa sentire terribilmente vecchia e terribilmente professoressa.

Dall’atrio della scuola saliamo insieme le scale per cominciare questa mattinata speciale in cui nelle mie classi per un giorno non tratteremo di Cretesi, Augusto, fantascienza e participi, ma di cultura giapponese.

Entriamo in aula, anzi io entro mentre lui aspetta sulla soglia un mio cenno per farsi avanti; lo presento ai miei alunni, poi inizia la sua lezione: traccia segni incomprensibili sulla parte destra della lavagna dall’alto verso il basso, spiegando che si tratta della data di oggi, con l’indicazione dell’anno in carica dell’imperatore giapponese, il ventinovesimo dalla sua ascesa al trono, del mese e del giorno. A fianco scrive il proprio nome italiano trasposto nei caratteri nipponici e un ragazzo che si chiama allo stesso modo si affretta a ricopiare quelle linee sul suo diario. Parla ai miei studenti con sorprendente naturalezza di una Terra geograficamente e culturalmente così lontana dalla nostra, come se ci abitasse da una vita, mentre solo quattro anni fa è partito da Ascoli per trasferirsi a Okayama, nella parte meridionale del Giappone. Per un’ora con le sue parole annulla l’immensa distanza tra Occidente e Oriente, facendo percepire che è legato da ragioni profonde al Paese del Sol Levante e dimostrando che culture all’apparenza molto differenti in realtà hanno alcuni aspetti comuni grazie al lento e tenace scambio di conoscenze operato dai mercanti nel corso dei secoli lungo la Via della Seta. Il discorso passa inevitabilmente ai giovani e, come si poteva già intuire, spiega che i ragazzi giapponesi vestono all’incirca come i miei, anche se molto condizionati da rigide regole sociali, come i miei ascoltano fiumi di musica pop e venerano i loro idoli musicali, seguendoli minuto per minuto sui social e sognando di partecipare a un loro concerto per cantare e ballare insieme alle star sotto a un palco.

Suona la campanella: il tempo è volato via, bisogna andare in un’altra classe.

Anche qui entro prima io e poi lui dopo un’iniziale esitazione; dico che ho scelto proprio questo giorno per farlo incontrare con tutti i miei studenti e gli passo la parola: ci racconta per quale motivo ora vive in Giappone, quindi inizia a scrivere ideogrammi alla lavagna svelandone significati, evoluzione, pronuncia, combinazioni. I miei alunni, come incantati, alzano le mani, chiedono di Marco Polo, delle lettere sulla tastiera del computer, e il dialogo si sviluppa seguendo direzioni imprevedibili verso i tre oggetti sacri dell’imperatore, l’origine divina del Giappone e dei suoi abitanti, la chiusura secolare al mondo esterno, la lunghissima dittatura militare dello shogunato, l’isoletta a forma di ventaglio su cui attraccavano i commercianti olandesi per lasciare le loro mercanzie.

Ricreazione: dieci minuti, ed eccoci nell’ultima classe per oggi.

Stavolta entra difilato nell’aula, finalmente il ghiaccio si è rotto; soliti convenevoli e via con un’altra emozionante immersione nel mondo nipponico, passando dall’architettura ai terremoti, dai film di Miyazaki all’arte degli haiku, fino ad arrivare all’argomento che più mi affascina, il confronto tra il senso di vergogna dei Giapponesi e il medesimo sentimento provato dagli eroi omerici nei confronti della comunità se non sono all’altezza del giudizio collettivo. Tempo fa gli avevo chiesto di darmi una mano  per un futuro progetto su Omero, ma ora mi sembra che grazie a questo incontro estemporaneo lui abbia mantenuto la sua promessa e si avveri per l’ennesima volta la massima di Merleau-Ponty (che prendo dal primo romanzo di Camilleri): «Il corso delle cose è sinuoso».

Di quest’ultima conversazione con i miei studenti mi resta impressa la metafora della ciotola di riso con cui i Giapponesi rappresentano se stessi, tutti utili solo se uniti insieme agli altri, come i chicchi sono buoni e nutrienti solo se insieme riempiono una ciotola, e anche se l’inflessibile idea del dovere verso la società mi appare eccessiva e in parte inconcepibile, non posso non condividere e invidiare l’imperativo di rispettare i beni comuni in quanto di tutti, quindi non dei singoli.

La lezione è finita: scendiamo le scale, ci imbattiamo nella professoressa che gli ha insegnato educazione fisica, infine salutiamo la Preside e la Vicepreside con l’augurio di prossimi scambi tra la nostra scuola e il lontano mondo nipponico, se il corso delle cose sarà sinuosamente propizio.

Fra qualche giorno lui partirà dalla sua Italia per tornare nel suo Giappone, per questo ho deciso di lasciare un segno scritto del nostro incontro e di ringraziare ancora Mario Pasqualini dalle colonne del sito della nostra associazione, Dimensione Fumetto.

Viaggio nel regno dei manga – Il Tezuka Museum

Non c’è dubbio, il sogno di qualsiasi appassionato di manga e anime, sia esso della vecchia o della nuova generazione, è sicuramente quello di andare almeno una volta nella propria vita in Giappone.

L’immensa e sfolgorante città di Tokyo, le attrazioni del quartiere di Shibuya, i mille negozietti da visitare ad Akihabara … che meraviglia!

Però, quello che forse non tutti sanno, è che la vera patria dei manga si trova ben lontano dalle sfavillanti luci metropolitane; dopo un bel viaggio in treno, eccoci quindi a Takarazuka. L’amena cittadina del sud del Giappone non è solo la patria del teatro di sole donne ma è stata il luogo che ha dato i natali al creatore dei manga per come li conosciamo noi ora: Osamu Tezuka.

A poche centinaia di metri dalla stazione dei treni di Takarazuka, perso fra le vie interne della città, si trova l’Osamu Tezuka Manga Museum.

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Già dall’esterno la struttura dell’edificio, simile a un planetario iridescente, fa presagire la magia che si cela all’interno. Di fronte al palazzo veniamo accolti da una bellissima statua di “Hi no tori” (La Fenice)il cui basamento poggia su una pavimentazione che, strizzando l’occhio alla “Hollywood walk of fame”, presenta delle piastrelle in cemento con impresse le impronte di alcuni dei più famosi personaggi costituenti lo “star system tezukiano”.

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All’ingresso troviamo una pavimentazione a mosaico, col quale è raffigurato il buffo faccione caricaturale di Tezuka… si ha quasi timore a passarci sopra! Ai lati troviamo invece delle vetrinette colme di memorabilia vintage e non di Atom, Kimba e tanti altri personaggi.

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Entrati all’interno, il museo si presenta come con grande laboratorio suddiviso in tre piani. Il piano terra, oltre a ospitare la sala cinema, dove a intervalli regolari viene proiettato un gradevole corto d’animazione, racchiude al suo interno quelle che si possono definire “ampolle del tempo“: vere e proprie strutture in ferro e vetro che sembrano prelevate da un film di fantascienza anni ’50. Ogni teca contiene al suo interno, in ordine cronologico, materiale originale del Maestro: le foto della sua infanzia, la passione per gli insetti, gli studi di medicina, il basco e gli occhiali, i primi lavori e appunti dove possiamo vedere abbozzate le caratteristiche principali delle sue opere, le stampe dei primi manga di successo, numerose tavole originali e gli storyboard dei suoi anime. Decisamente emozionante!

Prima di salire al piano superiore è doverosa una sosta al bagno, dato che verremo accompagnati nel corridoio dai personaggi di “Jungle Taitei” (Kimba il leone bianco)Atom ci ricorderà di non dimenticare nulla

Il secondo piano è destinato ad ospitare delle mostre che lo Staff del museo organizza periodicamente. Nella nostra visita abbiamo avuto la possibilità di ammirare le tavole originali di “Adolf ni tsugu” (La storia dei tre Adolf). Rappresentante la 64esima Mostra del Museo, è stata appositamente allestita per i 70 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Le tavole selezionate raccontano i tratti salienti dell’intera storia del manga. Non manca una vetrinetta dove poter ammirare i volumi del fumetto nelle sue diverse edizioni internazionali: c’è anche quella italiana edita dalla Hazard Edizioni e recentemente ristampata.

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All’ultimo piano troviamo, oltre alla solita caffetteria e negozietto di merchandise, una bellissima libreria dove poter leggere moltissimi volumi delle opere di Tezuka e, poco più avanti, un vero e proprio laboratorio dove delle ragazze del Museo, invitano a sedersi di fronte a dei computer e, grazie a dei mini-giochi, a imparare i rudimenti dell’animazione.

Conclusa la visita, prima di volgere le spalle al museo, un ultimo sguardo all’interno permette di scorgere un dipinto del Maestro circondato dai suoi personaggi più cari, simbolo di come la fantasia resterà sempre vivida nei cuori di chi la cerca

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