Francesco Artibani

Il FINAC su Topolino Comics&Science

Il 14 dicembre 1955 presso il CNR di Roma venne inaugurato, alla presenza del presidente Gronchi, FINAC. Acronimo di Ferranti-INAC, dal nome del produttore inglese di macchine calcolatrici Ferranti Ltd (modello Mark I*), e dall’abbreviazione dell’Istituto Nazionale di Applicazioni per il Calcolo. La macchina, progettata dall’Università di Manchester con gente del calibro di Alan Turing, e costruita fino allora in quattro esemplari, fu un passo fondamentale per la storia dell’informatica in Italia.

Storia che avrebbe avuto sviluppi importantissimi soprattutto tra Roma e Pisa.

Grande protagonista della storia è il professor Mauro Picone, vero deus ex machina di questo campo in Italia.

Roberto Natalini, direttore odierno dello stesso istituto del CNR (oggi solo IAC), che prende il nome proprio dal professore, è tra i promotori di Comics&Science e ha scritto a quattro mani con Francesco Artibani una storia ambientata in Italia.

Storia che ha preso spunto dalla notissima e plurisfaccettata figura di Picone, già raccontata in un libro pubblicato dall’Università Bocconi, ma anche in numerosi articoli, i cui riferimenti troviamo qui. E ha voluto mettere al centro la tecnologia, sottolineando come la scienza dura sia indispensabile anche al miglioramento delle condizioni pratiche della nostra vita quotidiana, non solo alla crescita delle nostre conoscenze.

La trama: Topolino e Pippo devono ritrovare il professor Marlin, che, durante una delle sue vacanze temporali, si è perso proprio a Roma nel 1955. Dove si era recato per vedere all’opera il FINAC.

Ma è sparito, così Zapotec invia a cercarlo i nostri cronoinvestigatori preferiti.

In una città eterna descritta in modo fumettisticamente realistico, i nostri eroi “compaiono” nei Giardini del Quirinale. Poi passano davanti alla Fontana di Trevi. Più  tardi, concluderanno uno spericolato inseguimento in Piazza di Spagna, per salutarci dalla Terrazza del Gianicolo. Oltre ovviamente alla sede centrale del CNR che compare diverse volte.

Quindi la visita a FINAC diventa anche un modo per mostrarci una Roma disneyana che fa la sua bella figura. Anche con la sua inconfondibile skyline.

Mentre sullo sfondo vediamo una città meno caotica e forse più poetica (circa 60 anni fa), la storia ci mostra proprio i momenti a ridosso dell’inaugurazione.

E il mistero è legato proprio a quei calcolatori umani che temono di perdere il lavoro perché sostituiti da un computer che fa ben 800 calcoli al secondo!

Uno di loro, Alvise Pallottolier, ha rapito Marlin, con la complicità di altri due, perché lo aveva visto mentre sabotava FINAC.

Nonostante le rassicurazioni di Marlin, infatti, anche uomini moderni e competenti come i calcolatori, si fanno spaventare dal futuro, senza coglierne le opportunità, ma temendo per il proprio lavoro.

Anche in questo, Natalini e Artibani rappresentano bene l’italica atavica inerzia nei confronti dei cambiamenti. O meglio l’incapacità di seguire insieme delle eccellenze che hanno messo il nostro paese sempre all’avanguardia, in moltissimi campi. Si pensi, oltre al calcolo, ad esempio alle esplorazioni spaziali. L’inerzia dei governanti e della società civile ci hanno fatto sempre perdere il vantaggio che l’ingegno degli scienziati ci aveva procurato.

Topolino, avvisando il visionario professor Picone, alla fine salverà tutto. Il sabotatore viene preso e il FINAC salvato dall’esplosione.

Natalini e Artibani mescolano in modo efficace realtà e fantasia. Tra i personaggi in prima fila, con Marlin e Topolino, manca il presidente Gronchi, forse poco significativo per la storia, ma non mancano  Paolo Ercoli e Roberto Vacca. Il primo grande protagonista della cultura della tecnologia, il secondo famoso anche per il grande pubblico, già prima della fine del secondo millennio, come futurologo.

Picone con Ercoli e Vacca nel fumetto, riconoscibili anche nella foto a sinistra (Ercoli il secondo da sinistra, Vacca con la barba)

Il titolo della storia, Topolino e i numeri del futuro, fa pensare proprio alla possibilità che la matematica e le sue applicazioni siano alla base del progresso dell’umanità. Se è vero che la potenza di calcolo a nostra disposizione sta ormai aumentando a dismisura, anche con l’aiuto di tecniche che mettono in relazione le macchine fra loro, come il cloud computing, vista l’impossibilità di potenziare con la stessa efficienza la singola macchina.

Oggi il telefonino che ciascuno di noi ha in tasca ha una capacità di calcolo miliardi di volte superiore a quella dei calcolatori che tra la fine della seconda guerra mondiale e i decenni successivi hanno consentito scoperte scientifiche importantissime.

Pensiamoci, la prossima volta che lo useremo magari solo per guardare un filmato o giocare.

Perché, se è divertente farlo, possiamo anche renderci utili mettendo a disposizione della scienza le risorse fisiche dei nostri strumenti elettronici. Aderendo a progetti di cosiddetto calcolo distribuito, come BOINC.

Una curiosità, l’uscita della storia ha trovato spazio anche tra le news principali del sito del CNR!

 

METOPOLIS – DALLA PELLICOLA ALLA CARTA

Sono in edicola e mi cade l’occhio sull’albo di Topolino. La sua copertina è bellissima, i suoi colori sono caldi e avvolgenti come quelli di un’alba. Al centro ci sono Minnie e Topolino che si stringono in un tenerissimo abbraccio.  I loro sguardi persi l’uno nell’altra. Leggo il titolo, Metopolis e i miei occhi brillano. Che bello! Una nuova parodia Disney!

La prima volta che conobbi Metropolis fu a scuola. Vidi la locandina del film, stampata sulla pagina del mio libro di educazione artistica. Quel giorno imparai a riconoscere quella immagine come la locandina di una grande opera cinematografica.
Il film muto di Fritz Lang fu proiettato per la prima volta a Berlino nel Gennaio 1927 e oggi compie novant’anni. Topolino n.3189, per l’ occasione, lo omaggia con una storia firmata dallo sceneggiatore Francesco Artibani e dal disegnatore Paolo Mottura.

È Topolino a vestire i panni del giovane Freder e come lui è l’erede di un impero scintillante fatto di ingranaggi.

Inizio Prima parte di Metopolis.

Topp è un topo responsabile dall’animo sensibile che vive in cima al grattacielo più alto dal quale fugge per poter conoscere i bassifondi della sua città. Girovagando e capitombolando, Topp cade ai piedi di Minnie, un’insegnante dai modi gentili ma con un carattere forte che lo informa di una cruda verità.

Paolo Mottura con questa storia ha realizzato un suo grande sogno: era un ragazzino quando vide per la prima volta alcune scene di Metropolis, inserite nel videoclip Radio Ga Ga dei Queen, in cui i musicisti viaggiano su un mezzo volante tra i grattacieli di quella impressionante città, e rimase così meravigliato da desiderare di essere al loro posto e fare quel viaggio incredibile. A distanza di oltre trent’anni ci è riuscito disegnando Metopolis.

Il suo stile fatto di disegni fluidi e ricchi di particolari ha reso al meglio l’ambientazione del film, le sue tavole acquistano tinte incisive che trasmettono sensazioni forti ancor più dei disegni stessi. È apprezzabile l’aver rappresentato la macchina, nel momento dell’esplosione, come un grande Moloch, evidenziando la stessa simbologia del film.

La macchina vista come un Moloch.

Francesco Artibani ha svolto un lavoro altrettanto magistrale, nonostante il suo ruolo fosse esposto maggiormente al rischio di non soddisfare le aspettative, ed è riuscito a valorizzare la storia. I personaggi della pellicola di Fritz Lang non hanno voce e questo tallone d’Achille del film è diventato il punto di forza di Artibani che ha così potuto meglio giocare nella caratterizzazione. La lettura scorre tutta d’ un fiato.

Consiglio un sottofondo musicale che dia ritmo alla storia: mettete su Machines di Giorgio Moroder e buona lettura.

Toposcienza: tra Einstein e Omicron Pi

… e così il fumetto scientifico diventa mainstream.

topo3175_2E finisce sul numero 3175 del fumetto per antonomasia… Infatti, scusate, a voi fumettofili “di una certa età”, come me, non vi dicono ogni tanto: «Ma come a questa età leggi ancora Topolino?» anche se hai smesso di comprare l’albo con la costina gialla da qualche anno?

Stavolta lo posso dire di cuore e con orgoglio: Sì, leggo ancora Topolino!

E questa volta lo leggo perché Francesco Artibani, coadiuvato dal bravo Alessandro Perina, dopo la bella esperienza con Lupo Alberto nel terzo numero di Comics&Science, ha scritto una storia Toposcientifica, per l’inizio di un ciclo di storie denominato Topolino Comic&Science, che avrà un seguito di almeno quattro storie incentrate sugli argomenti di punta della scienza odierna.

Non solo Topolino e Pippo con Zapotec e Marlin, con la ben nota macchina del tempo, con la quale più volte Topolino ha indagato gli enigmi o raddrizzato le storture della storia.

Stavolta Olimpiadi della Fisica a parte (quelli dell’Associazione per l’Insegnamento della Fisica non se la prenderanno per questa pubblicità inattesa, anche se non del tutto filologica), i nostri eroi si recheranno addirittura al Congresso Solvay del 1927, salvando Einstein e incontrando tutti i grandi scienziati dell’epoca.

Da Heinsenberg a Madame Curie, passando per Lorentz.

Conferenza Solvay 1927

La celeberrima foto da cui, nella nostra storia, scompare Einstein…

La storia è quella di un cattivo proveniente dal futuro, Omicron Pi, che decide di rapire Einstein dal passato e di portarlo nel suo laboratorio del XXV secolo per duplicare il cervello del celeberrimo scienziato e trasferire tutte le sue capacità nel suo pcapiente pcervellone (lasciando peraltro incolume il buon Albert).

topo3175_4Topolino e Pippo vengono mandati indietro nel tempo per evitare il rapimento, ma si ritroveranno nel futuro, nel laboratorio dell’Immagingegnere che vuole rubare ad Einstein la sua scienza utilizzando un cerebroduplicatore.

Il malvagio disegno non si concretizzerà, non tanto per un malfunzionamento della macchina, ma perché non si può copiare la mente, che è frutto di tutta una vita.

Così la storia tornerà al suo posto, il cattivo Omicron Pi verrà preso in custodia dal suo contemporaneo ma meno bellicoso Eta Beta, Einstein seguirà i nostri due amici avanti e indietro nel tempo, promettendo di non fare menzione della fantastica invenzione di Zapotec e Marlin (e in effetti ha mantenuto la promessa).

La storia è una avventura non dissimile da altre, e riproduce l’iconica idea di Einstein svampito e flemmatico bontempone, personaggio schivo ma cordiale, che affronta con stemperata disillusione tutto quello che gli accade. Come dice Topolino «è dura sorprendere l’uomo che ha sorpreso il mondo».

Ed è proprio la realizzazione pratica di uno dei più famosi gedankeneperiment pensati da Einstein (l’ascensore in caduta libera, ovviamente irrealizzabile, se non in una storia a fumetti) a consentire di fermare il cattivo di turno.

E l’occasione di questa storia è propizia per una serie di interessanti corollari:topo3175_5

  • farci conoscere l’aspetto fumettistico e reale dei padri (e madri) della scienza del secolo scorso, nonché il campo delle loro ricerche;
  • darci qualche informazione sul pensiero e sulla storia personale dello scienziato probabilmente più famoso di tutti i tempi (uno dei primi scienziati a esser popolare anche fuori dall’ambiente accademico, ci spiega Topolino, proprio nella vignetta prima di quella in cui Einstein dà il suo autografo a un giovane Carlo Rovelli(?) ); [EDIT: il giovane che chiede l’autografo ad Albert Einstein ha l’aspetto del nipote di Alessandro Perina (si è laureato in fisica e lo zio gli ha fatto un piccolo omaggio). La caricatura di Rovelli è quella nel finale, il professor Tarlo Trivelli.]
  • tirare fuori qualche pillola di scienza e storia della scienza, spiegata dallo stesso Einstein;
  • farci conoscere il prof. Carlo Rovelli, bravissimo fisico italiano che come tanti ha girato il mondo, ed è salito agli onori della cronaca per il suo successo come divulgatore con Sette brevi lezioni di fisica ed altri splendidi libri;
  • aggiungere qualche breve redazionale, adatto ai lettori di tutte le età, che stimola la curiosità nei confronti della scienza e della matematica;
  • mostrare, nell’ultima vignetta, una formulazione delle Equazioni di Einstein, mostrando ancora una volta come la scienza e i fumetti siano un connubio del tutto vincente.

Dopo la collana ScienzaPapera appena conclusa, adesso aspettiamo il seguito di questa iniziativa, annunciato per il numero 3178, con la speranza che queste iniziative aiutino sempre più ad avvicinare la scienza di frontiera, la cosiddetta ricerca di base, ai giovani e, attraverso loro, al grande pubblico, per contribuire un po’ alla rinascita culturale ed etica di tutte le generazioni.

Comics&Science: e siamo a tre!

Cos’è Comics&Science?

Possiamo dire che è nato come la sezione scientifica di Lucca Comics & Games

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In principio fu Ortolani. Nel 2013,  con un albo spillato di 32 pagine, che faceva un po’ il verso al buon Giacobbo e un articolo/intervista di Cédric Villani, matematico francese da fumetto: vincitore della medaglia Field nel 2010, direttore dell’Istituto Poincaré, e dall’abbigliamento particolare…

Poi Tuono Pettinato @CERN, circa un anno dopo, le pagine salirono a 48 e il prezzo a 6 €.

Si parlava di tempo e di LHC, per festeggiare i 40 anni del CERN, quando gli italiani cominciavano a sentirsi un po’ tutti esperti di particelle (grazie anche a Fabiola Gianotti), come in questi giorni di calcio ed economia inglese…

… e cominciava la collaborazione con lercio.it

Adesso, che il progetto sta diventando grande e autonomo, tocca a Silver.

CS3Le pagine sono diventate 64, con i redazionali a colori e, trovandoci in una fattoria, non si può che parlare di bufale (e di problemi pseudoscientifici anche più gravi, ahimè).

La notizia (direi splendida!) è che questa pubblicazione diventerà un periodico a cadenza semestrale, come scrive nell’editoriale dell’ultimo numero, presentato al Salone del Libro di Torino, Roberto Natalini, matematico, Direttore dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo, che di Comics&Science è un po’ il papà, insieme ad Andrea Plazzi.

Perché il fumetto è una cosa seria.

E anche la scienza lo è…

Anche se di questi tempi sembrerebbe lo sia più il primo.

Parafrasando Marco Travaglio, infatti, oggi «Si prega di abolire i fatti per non disturbare le opinioni».

Anche se chi esprime le opinioni non ha nessun titolo a darle, specie nel mondo scientifico.

È bello vedere come i fumetti possano proporre in modo semplice e diretto argomenti difficili (ma di questo abbiamo in parte già parlato…), e con correttezza formale e scientifica.

E come i fumettisti si sono prestati a mettere tecnica e fantasia al servizio della scienza; e a fare da traino ai redazionali che seguono le storie.

Che sono belli da leggere; magari con calma, perché la divulgazione non vuol dire per forza eccesso di semplificazione.

In attesa di nuovi e interessanti numeri di Comics&Science, vi invitiamo a interpretarne chimicamente il simbolo.

Buon lavoro!

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P.S.: trovate la soluzione a pagina 1 del numero 2!

PK: Potere e Potenza – Una recensione Deluxe

pk-potere-e-potenzaNel continuare i baccanali per i festeggiamenti del nostro amichevole PK di quartiere ho guardato la mia libreria e ho deciso di rileggermi tutto d’un fiato la storia che ha dato una bella soffiata sul baule contenente tutti i nostri ricordi, lo ha aperto, e ci ha fatto vedere che il buon vecchio Paperinik aveva ancora tanto da dirci.

Sto ovviamente parlando di Potere e Potenza, la maxi storia del trio Artibani-Pastrovicchio-Monteduro, andata in onda sui vostri Topolino dal 2 al 23 Luglio 2014, dal numero 3058 al numero 3061, con annesso gadget costruibile in regalo.

Dato l’enorme successo che ha avuto la saga, la Panini non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di sfornare un’edizione pregiata con copertina cartonata, e in un formato super deluxe (limited Deluxe edition, a detta loro) che alla modica cifra di 17 euro riproponeva la saga nella sua interezza, senza vederla divisa in più numeri.

Per quanto cerchi di rifuggire da queste operazioni, che sanno tanto di “Ragno”, così caro ai fan di Rat-Man, ho recuperato il volume, ma solo per la curiosità di vedere come fossero i disegni del Pastro in un formato che potesse rendergli giustizia. E devo dire che non sono stato assolutamente deluso, anzi.pkne1_4

Ma come sempre dobbiamo procedere con ordine e cercare di offrire una recensione obbiettiva su questa vera e propria “reunion” del Pkteam, che trova il culmine e un nuovo inizio in questa storia.

Sono passati dodici anni dalla partenza di Everett Ducklair per il pianeta Corona; Paperino da molto tempo ha smesso di combattere con i mezzi di PK (pur non avendo mai abbandonato i panni del Paperinik “classico”), fino a quando durante una notte particolarmente agitata, il Razziatore non lo preleva dalla sua casa per trarlo in salvo da un imminente attacco dell’Impero evroniano, che sarebbe culminato con la sconfitta e l’uccisione (si, avete letto bene) di Paperino e del suo alter-ego mascherato. Neanche a dirlo, il luogo migliore in cui nascondere il papero è l’anno 2255, dove appare una vecchia conoscenza, Odin Eidolon, il quale spiega ai lettori, e a PK, come le armate evroniane abbiano conquistato la Terra alla fine del 2014: Grrodon, alieno mutaforma, incontra in carcere il professor Morgan Fairfax, e sfruttando le sue conoscenze scientifiche, oltre all’appoggio economico di Nebula Faraday, ricostituisce in poco tempo l’esercito evroniano, eliminato un inerme Paperino.

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Il piano ordito da Grrodon è complesso ma chiaro, trasformare la terra in una gigantesca astronave, esattamente come era l’originario pianeta Evron (JJ Abrams ha copiato da PK, ammettiamolo), e farla diventare la nuova casa degli Evroniani.

Purtroppo questo scenario apocalittico può essere sventato solamente dal nostro eroe che, ritornato al tempo presente, troverà anche un nuovo alleato all’interno della Ducklair Tower, sotto forma di una nuova intelligenza artificiale, che già su queste pagine abbiamo soprannominato Tre.

Da questo incipit denso di contenuti si dipana l’intera storia narrata in Potere e Potenza, che non ha assolutamente deluso i lettori nostalgici né quelli di primo pelo, data l’alta qualità della storia stessa.

La trama narrata riesce in poche pagine a riportare il lettore nelle atmosfere che si respiravano con lo spillato da edicola, anche grazie alla presenza di personaggi già visti, tanto cari a chi conosceva a memoria le avventure del papero mascherato. L’utilizzo di questi ultimi però non sfocia mai nel fan service fine a se stesso, anche perché in tal senso se ne potevano davvero usare tanti altri, ma ognuno a suo modo è funzionale alla narrazione, e anche se ha una parte minima nel suo svolgimento si ha la sensazione che siano esattamente dove devono essere, e che senza di loro quanto si vede non sarebbe potuto accadere in alcun modo. Chiaramente ci sono delle assenze illustri, più che giustificate, che però dilatano il senso di attesa per le storie successive del papero mascherato; almeno per conoscere quale sia stato il loro destino.

Altro discorso invece va fatto per i nuovi personaggi introdotti, che si impongono subito come presenze fisse nella nuova vita di PK, a partire dai nuovi evroniani “potenziati”, passando dagli evroniani “Trauma” (che vengono prodotti in serie), per arrivare a Tre.

In particolare quest’ultima si presenta già dalle prime battute come una Intelligenza Artificiale fortemente caratterizzata da un atteggiamento quasi saccente e spocchioso, che non disdegna di aiutare PK, ma che è sempre pronta a rimbrottarlo quando dimostra tutti i suoi limiti o compie delle scelte puramente istintive, sicuramente moralmente encomiabili, ma che risultano dal punto di vista di Tre non ragionevoli.

Non era facile, dopo avere delineato già due IA come Uno e Due, trovare il modo di creare un nuovo Virgilio che traghettasse Paperinik nel nuovo ciclo di storie senza che risultasse troppo simile alle prime due; eppure Francesco Artibani ci è riuscito, con la sua solita abilità, lasciandoci un personaggio interessante di cui comunque (anche alla luce delle nuove storie pubblicate) è difficile fare a meno. In questa storia inoltre si nota subito, seppur in minore maniera rispetto al Raggio Nero, quanto preponderante sia la volontà di far capire che l’universo in cui si svolgono le storie “classiche” delle altre pagine di Topolino sia in realtà esattamente lo stesso di PK; troveremo quindi forti agganci alla Paperopoli che tutti conosciamo, ai nipotini, allo Zione e quant’altro.

Il lato della sceneggiatura è ovviamente quello che meno beneficia dell’edizione deluxe, perché chiaramente la storia narrata è sempre la medesima, e un formato “maggiore” non va a valorizzarla né a diminuirla. Fortunatamente, essendo quest’ultima ottima, si può solo che esserne contenti.pk001

I veri protagonisti di questa edizione sono ovviamente Lorenzo Pastrovicchio e Max Monteduro, le cui tavole esplodono nel formato più generoso della pagina, godendo finalmente appieno del superlativo lavoro dei due. Tutte le scelte stilistiche delle varie splash-page, di come destrutturare la gabbia, del dinamismo di alcune scene, risaltano con prepotenza nel nuovo formato, e in particolare si possono notare tutti quei piccoli accorgimenti stilistici nel colore, nel tratto, che dimostrano quanta dedizione e amore siano state dedicate nella realizzazione di questa storia.

Che i registi coinvolti in questa opera siano dei professionisti nessuno lo mette in dubbio, ma è raro trovare una così bella e armoniosa coesione fra tutte le parti, senza contare la vera e propria dedizione che viene mostrata al personaggio stesso. In particolare c’è una scena su tutte che rappresenta il perfetto connubio fra tutti gli elementi sopra citati, e che riesce a mostrare quanto comunque questa serie sia innovativa, ancora dopo venti anni.

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Stiamo parlando della reale morte di Paperino per mano degli Evroniani. Personalmente non avevo mai visto una scena così angosciante e spiazzante sul settimanale di casa Disney, ma questo è PK, e Artibani-Pastrovicchio-Monteduro ci mostrano che anche qui si può osare, trattare argomenti “scomodi” ed uscirne vincitori.

C’è poco altro da aggiungere a questa edizione e a questa storia, il seguito sono state altre due storie, sempre su Topolino, che hanno subito o subiranno lo stesso trattamento Deluxe. Insomma, un’edizione da recuperare assolutamente, anche se avete gli albi originali, perché leggere PK in questo formato, è davvero come avere fra le mani tutta un’altra storia.

Due piccole note in calce, prima di chiudere però:

  • L’edizione di Potere e Potenza Deluxe è andata esaurita, la ristampa sarà presentata al Napoli Comicon; la stessa sorte è toccata anche alla medesima edizione de Gli argini del tempo;
  • Sempre al Comicon sarà presentata anche l’edizione Deluxe de Il raggio Nero.

Continua la serie Monster Allergy!

Comunicato Stampa

I sogni non sempre finiscono con il risveglio. Alcune volte, quando c’è il magico incontro fra il talento e la passione, i sogni prendono vita e diventano storie. Storie da leggere, da amare, da narrare, da collezionare. Così Monster Allergy, approdato nelle librerie lo scorso anno con un’edizione deluxe della prima stagione e con la pubblicazione dell’inedito e conclusivo episodio trenta, tornerà a deliziare tutti gli appassionati con un nuovo e inedito episodio, che riprenderà le fila della storia di Elena, Zick e Bombo. Il titolo di lavoro è Domulacrum e questa volta a fianco del dream team di autori Centomo, Artibani, Barbucci e Canepa entrerà in campo il disegnatore Federico Nardo”.

Direttamente dalle parole di Massimiliano Clemente, direttore editoriale Tunué, apprendiamo che la serie Monster Allergy continuerà! Ragazzi, questa sì che è una notizia!

È senza dubbio la serie a fumetti più amata di sempre Monster Allergy. Nata in casa Disney curata dallo studio Red Whale, partorita nel 2002 dagli autori e ideatori Katja CentomoFrancesco ArtibaniAlessandro Barbucci e Barbara Canepa, torna dal 2015 in libreria e fumetteria grazie a Tunué nella sua veste definitiva, la Deluxe Edition che in due volumi cartonati di oltre 700 pagine ripropone la serie nella sua interezza con una pioggia di materiale inedito, ma soprattutto l’episodio 30, il vero finale ufficiale della storia. Monster Allergy è pubblicata in tanti paesi e lingue diverse ed è anche un cartone animato andato in onda su più di 50 network internazionali e trasmesso in Italia da Rai Gulp.

Ecco le dichiarazioni a caldo del dream team MA:

“Allora è vero! Potremo di nuovo divertirci come matti invece di lavorare! A parte gli scherzi, sono veramente felice di intraprendere questa nuova avventura con dei vecchi amici. Il momento di ripartire è giunto, come direbbe Bilbo Baggings “Come è bello essere di nuovo in viaggio per la Via con i Nani!” Katja Centomo

“Poter continuare a raccontare le storie d Zick ed Elena è una grande gioia, un’opportunità in cui speravo senza dirlo ad alta voce. I personaggi sono cresciuti e con Katja ci siamo accorti che al termine del trentesimo episodio c’era un finale ma c’era soprattuto un nuovo inizio per i due protagonisti (e tutti i loro mostri). Veder crescere i personaggi che abbiamo creato è un privilegio vero; il cambiamento li ha resi più veri, più reali e allo stesso tempo più vicini a noi e a tutti i lettori che li hanno visti diventare grandi. La possibilità di partire per questa nuova avventura insieme a Tunué ci fa mettere in viaggio con grande tranquillità e ottimismo!”
Francesco Artibani

“Qualcuno dubitava che sarebbe successo? Monster Allergy non poteva essere finito! I mostri abbarbicati sul vostro armadio, rannicchiati sotto il vostro letto, appollaiati sulla spalla di vostra nonna sono sempre stati lì… solo che per un po’ di tempo si sono resi invisibili! Tremate, i mostri son tornati!”
Barbara Canepa

“Sono tormentato da Bombo da quasi dieci anni: mi sta appiccicato ovunque io vada chiedendomi quando ricomincia Monster Allergy… era ora che si ripartisse, finalmente tornerò a essere un uomo libero!”
Alessandro Barbucci

Il Raggio nero – Quarta (ed ultima) Parte

Paperinik legge Dimensione Fumetto. O lo fanno i suoi autori. È l’unica spiegazione.

Perché in questa ultima parte de “Il Raggio Nero”, sembra letteralmente che sia stato preso quanto di marginalmente negativo si sia analizzato nella recensione della terza parte, per eliminarlo e confezionare un episodio incredibilmente bello, accattivante, dove tutta la somma dei pregi degli episodi passati viene condensata in una manciata di pagine da leggere tutte d’un fiato. E non ci crederete, ma siamo sulle pagine di Topolino (il numero 3131 per la precisione) e ci scappa anche il morto. Anzi, svariati “morti”. Oltretutto giustificati, per non spaventare i lettori più giovani.

Pikappa 1

Lo SPOILER fino ad ora:

Pk è tornato alle rovine della Ducklair Tower, per fare mente locale e prepararsi all’imminente contrattacco di Moldorock, trovando anche, nel frattempo, il modo per recuperare uno dei suoi alleati precedentemente disperso, ossia Raksaka.

All’interno della torre si sta cercando una maniera per tornare alla dimensione Paperopolese che tutti noi conosciamo, e proprio per questo arriva in aiuto il nostro amico Tre che, pieno di nozioni e conoscenza, cerca di spiegare a PK e ai lettori come le batterie tachioniche possano attivare il dislocatore utile per il ritorno in patria.

E cerca di farlo, senza riuscirci, non tanto perché la spiegazione è ardua e difficile, ma perché è proprio il nostro eroe a zittirlo con un secco:

«Niente spiegoni spaccameningi, per favore.»

Cioè, lo capite? PK non vuole più sentire parlare di spiegazioni: per gli ultimi due episodi è stato soverchiato da tutte le informazioni su piani pentadimensionali, sul perché Moldorock senta le voci nella sua testa, sulle motivazioni del cattivo che oramai vuole solo agire. Gli prudono letteralmente le mani. E così anche al lettore, che arrivato a questo vuole le botte da orbi, vuole il confronto finale.

E Moldorock invece? Ragiona, pensa, si confronta con tutte le voci nella sua testa, e alla fine decide di non riappacificarsi con il nostro eroe, ovviamente.

Ed è proprio prendendo questa decisione, quasi scontata, che lo vediamo ergersi dal suo trono per lanciarsi in battaglia.

Un’unica splash-page.

Un unico personaggio a occuparla.

E non ci sono parole per descriverla. In tutta la sua maestosità, resa ancora maggiore da una ripresa dal basso verso l’alto, Moldorock si erge e la sua determinazione è palpabile in modo incontrovertibile. Merito di Lorenzo Pastrovicchio e di Max Monteduro, ovviamente.

Bastano una manciata di pagine, per vederlo in azione. Dopo qualche tafferuglio con gli evroniani potenziati, dove Artibani fa pronunciare al papero mascherato ancora dei dialoghi bellissimi e quasi spiazzanti, entra in scena di nuovo Moldorock. Indovinate come? Con un’altra splash-page letteralmente da mascella slogata.

E lì inizia il combattimento vero e proprio.

Venti pagine dense di azione, di colpi di scena, dove accade di tutto. E non sto scherzando. Finalmente vediamo un Paperinik unleashed, arrabbiato e determinato.

Per citare solo un piccolo particolare, io mi sono ritrovato catapultato praticamente 19 anni indietro, in uno dei momenti più belli di tutto PKNA, ossia lo scontro con Trauma.

Dopo rimane solo l’epilogo dell’avventura del nostro eroe, che potrebbe essere tirato via, magari aggiungendo solo un semplice raccordo per la prossima storia in uscita da Aprile 2016: e invece no. Il nostro sceneggiatore preferito prepara la fine con calma, ce la fa gustare come fosse la conclusione di un buon bicchiere di Rum, quando si rimane ad assaporare il retrogusto di quanto bevuto.

Ancora vita Paperopolese, addirittura lo spazio per un battibecco fra Paperone e Rockerduck, e…..chissà. Forse è il caso di correre in edicola a leggerlo.

Pikappa 2

CONCLUSIONI

Bisogna necessariamente dividere le considerazioni finali in due distinti filoni. Il primo per l’episodio in corso, il secondo per l’analisi finale di tutta la saga, e di tutti e quattro gli episodi.

Per quanto riguarda questa quarta parte si può solo che essere soddisfatti. C’è tutto, davvero, TUTTO quello che magari ci si poteva aspettare da quanto visto precedentemente. Dialoghi brillanti e disegni spettacolari, con colori sempre perfetti.

L’unico scivolone è dato dalla campagna marketing che hanno fatto su Topolino, poiché proprio questo numero viene venduto con il PK mecha, che non si è mai visto fino ad ora, e i lettori più smaliziati avranno già capito perché venga donato proprio in questo numero.

Insomma, uno spoiler neanche poco involontario

Il giudizio complessivo è molto semplice:

 Questa è la saga di PK che stavo aspettando.

Dall’inizio alla fine, i tre tenori di Topolino hanno architettato una storia complessa, elaborata e strutturata. Al di là dei meriti puramente tecnici di ognuna delle tre voci impegnate in questo “Il raggio nero”, uno degli elementi sicuramente più apprezzabili è l’avere calato di nuovo PK in una dimensione totalmente Paperopolese, ricordandoci che PK è innanzitutto Paperino, e non un altro personaggio (cosa che andava a sparire negli albi spillati degli anni ’90), con i suoi affetti, con i suoi difetti e con tutto quello che ne consegue. A questo si aggiunge l’enorme pregio di avere veramente preparato una continuity coesa e ben determinata per quanto riguarda la prossima strada che verrà percorsa dal nostro eroe; in “Potere e Potenza” (che recensiremo) si sfruttava molto l’effetto nostalgia, con personaggi già visti, a cui si era inevitabilmente affezionati, ne “Gli argini del tempo”  (la meno riuscita a mio parere), si ritornava a narrare una storia quasi parallela a quella vista in precedenza, con buoni spunti, ma un po’ troppo incasinata. Qui invece si sperimenta, vengono introdotte tematiche nuove e personaggi incisivi e non banali.

Non so quali siano i dati di vendita di questi ultimi 4 numeri, e se questi siano aumentati per la presenza del papero mascherato, ma sicuramente qualcuno in casa Panini/Disney dovrebbe drizzare le orecchie e capire che forse i tempi sono maturi per ritornare in edicola con un nuovo spillato dedicato a PK. Probabilmente si correrebbe il rischio di avere storie più deboli, è vero, ma leggere storie così belle, a distanza di mesi l’una dalle altre è un assoluto peccato. Attendo con ansia il volume cartonato, perché alcune scene me le voglio gustare davvero in formato “gigante”, svincolato dalla paginetta del Topo.

Il mio plauso va sicuramente a Pastrovicchio, Artibani e Monteduro che hanno dimostrato davvero cosa significa amare un personaggio, perché per realizzarlo così bene puoi solo considerarlo un vecchio amico, uno di quelli che ti piombano in casa quando meno te lo aspetti, e di cui non vedi l’ora di sentire le ultime avventure, soprattutto se dalle tue parti “…ci sono poche ragazze”.

 

Il Raggio nero – Terza Parte

Data astrale 18 Novembre 2015. Topolino. Numero 3130. 

Luogo: Piano Pentadimensionale.

Avventore misterioso: – Ciao, ho visto che hai fatto le recensioni dei primi due episodi de “Il Raggio nero“, la nuova avventura di Pikappa in uscita su Topolino!

GG: – Bravo, vedo che segui Dimensione Fumetto.

Avventore misterioso: – Posso leggere il terzo episodio e poi recuperare gli altri?

GG: – Riusciresti a leggere la Divina Commedia a partire dal VI Canto del Purgatorio?

Per chi se lo stesse chiedendo non sono ubriaco. Ma semplicemente voglio rendere un’idea. Il terzo capitolo è un casino.

Tante cose, forse addirittura troppe, che ci vengono narrate con la consueta maestria, questo è sicuro, ma forse la carne al fuoco è diventata davvero tanta, anche da poter gestire.

Pikappa 1

 

[Minor SPOILER may follows]

La fine del numero precedente aveva lasciato PK in balia degli Evroniani di Moldorock, e quest’ultimo in un evidente stato confusionale. E proprio lui ritroviamo in apertura di questo episodio, intento a parlare con le voci che albergano nella sua mente, fra cui quella del noto Sekthron che, come Virgilio, aveva traghettato il nostro eroe e i lettori nel Piano Pentadimensionale. Voci che lo fanno sentire stanco, spossato, e che non si capisce da dove vengano, almeno per il momento.

PK invece sembrava pronto a sferrare uno dei suoi attacchi a sopresa, magari liberandosi di tutti i nemici per tornare a riorganizzare un piano d’attacco. Invece lo troviamo rinchiuso in una cella, con Tre placidamente catturato all’interno di un’altra, adiacente. Purtroppo non ci è dato sapere come i due si siano arresi, o se lo abbiano fatto volontariamente, semplicemente ci vengono già presentati nella loro situazione di prigionieri, anche se per poco.

A livello della storia questa sembra una forzatura non necessaria, forse sarebbe stato meglio indugiare un paio di pagine sulla loro cattura, anche perché non si capisce come a PK sia stato tolto lo scudo Extratransformer, mentre non si sia tentato di disattivare un robot grosso e corazzato.

Pikappa 2La realtà è che il vero protagonista di questo episodio è proprio il cattivo, ossia Moldorock, che decide di lanciarsi nell’ennesima lunga spiegazione su quale siano le sue motivazioni e le sue origini. Sebbene questa risulti un pelo pesante, Artibani riesce a citare elementi che faranno sicuramente la gioia dei PKers più incalliti, come l’origine aliena di Everett Ducklair, extraterrestre del pianeta Corona, informazione che io stesso ho dovuto ricontrollare visto che veniva inserita solo nei numeri della serie PK2. Sono piccoli tocchi di classe, che ci fanno vedere come tutta la storia sia stata studiata in ogni sua minima parte, senza lasciare spazio al caso o a errori grossolani. E questa cura viene ripresa anche nei dialoghi del nostro eroe che, come nello scorso episodio, sono brillanti e divertenti, capaci anche di stupire. Vi basti pensare che PK cita a un certo punto Superpippo; altra trovata geniale che ci ricorda quanto il mondo narrato nelle storie di Topolino sia lo stesso di quello di PK (come succedeva anche nel primo episodio).

Finita questa parte esplicativa – che presenta un cattivo a tutto tondo, non banale, la cui motivazione non si limita semplicemente al classico “voglio conquistare l’universo e uccidervi tutti” – si torna con le scene d’azione, con un Pastrovicchio in stato di grazia.

Vedere per credere, le scene sono coinvolgenti e ammirare l’apparizione dello scudo Extratransformer nelle mani di Paperinik al seguito del suo comando “Scudo” è davvero una gioia per gli occhi.  Una scena lunga, convulsa, che passa dalla fuga campestre a quella aerea e che porta il nostro eroe finalmente verso la conclusione della saga, e verso il 4° episodio in uscita fra una settimana.

Odio ripetermi, ma sui colori c’è poco da aggiungere a quanto detto nelle precedenti recensioni. Monteduro è bravissimo e anche qui lo dimostra in modo ineccepibile.

Purtroppo questo episodio perde un po’ del mordente dei primi due, si introducono altri elementi, non facili per i lettori che si avvicinano al mondo di PK magari proprio dalle storie narrate su Topolino, ma si ha la sensazione che forse alcuni elementi potevano essere condensati in qualche pagina in meno; niente di eclatante in negativo, sia ben chiaro, ma risulta vagamente controcorrente rispetto ai due primi, ottimi, episodi. Stiamo cercando il proverbiale pelo nell’uovo, ma è impossibile non confrontarsi con quanto visto precedentemente.

Pikappa 3

Conclusioni

Se siete stati a vedere dei concerti nella vostra vita sapete che il brano di apertura deve essere uno di quelli conosciuto da tutti, che il secondo invece dà la carica e ti tiene incollato con gli occhi spalancati sul palco. Poi arriva il brano, magari dell’album nuovo, che conoscono in pochi, pochissimi, e che gli altri ascoltano, magari senza troppo coinvolgimento.

E noi siamo proprio qui. Con un episodio di congiunzione, in cui si tirano le somme e in cui ci si prepara per la conclusione. Anche questo ha la sua palma da assegnare a un vincitore, che è l’accoppiata Pastrovicchio-Monteduro, davvero encomiabili nelle ultime pagine della storia.

Adesso ci rimane soltanto di vedere la conclusione, che per un concerto sarebbe il brano super esaltante che amano tutti, e che per noi lettori sarà tutto quello che stiamo attendendo. Sembra, da come si stanno mettendo le cose, che non ci sia spazio per le due presenze amiche che stiamo aspettando dall’inizio, ma sono convinto che ci saranno comunque riservate parecchie sorprese.

 

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Mickey Mouse Mystery Magazine – Sono Colpevole!

cover_0gSono Colpevole. Lo ammetto.

Sono uno di quelli che nel maggio del 1999 ha comprato Mickey Mouse Mystery Magazine (d’ora in poi 4M per via della mia rinomata pigrizia, ma anche perché questo era il nome che gli autori avevano inizialmente pensato per la testata) e non lo ha poi proseguito. Fu un errore, lo ammetto, un peccato di gioventù commesso a 27 anni. A mia discolpa: al tempo ero nel turbine del “devo comprare tutto quello che Marvel e DC vogliono vendermi” per cui ero a corto di soldi.

Per farla breve: memore di quel numero zero disegnato da un Giorgio Cavazzano ai suoi massimi livelli, ho deciso di recuperare il Disney Omnibus, che raccoglie i primi cinque numeri della testata più il numero zero, dedicato alla creatura di Ezio Sisto, Simone Stenti e Alessandro Sisti, trio noto ai più per essere i demiurghi di PiKappa. Proprio a seguito del successo del “nuovo” Paperinik si decise al tempo di tentare un’operazione analoga, e per molti versi ancora più rivoluzionaria, con Topolino.

Prendi l’eroe e lo butti fuori dalla sua Comfort Zone: niente più Basettoni, Manetta & Co. Niente più Pippo, Minni, Eta Beta, Atomino o Tip & Tap. Niente più Topolinia! Roba che il pensionamento di Bloch su Dylan Dog è un cambiamento di ordinaria amministrazione, a confronto.

A seguito della scomparsa del suo amico Sonny Mitchell, Topolino si reca nella città di Anderville dove scopre di essere socio di un’agenzia di investigazioni aperta dallo stesso Sonny. Come è facile prevedere il nostro eroe si ritrova invischiato in una serie di complotti e macchinazioni degne dei più bei racconti di Mickey Spillane.

Mickey Mouse 1

È proprio al noir di Spillane, Chandler e Hammet che Tito Faraci e Francesco Artibani si ispirano per dar vita a questo nuovo Topolino ben lontano dal personaggio borghese e “perfettino” che tanti scrittori meno dotati gli hanno cucito addosso: fallibile, ingenuo, umano (se si può dire così di un topo). Anche la scelta della narrazione in prima persona tramite le didascalie rimanda a quel caposaldo del fumetto noir che è Frank Miller, e che a sua volta si ispirava ai succitati romanzieri hard boiled.

mickey_mouse_mystery_magazine-scazzottataSe proprio dobbiamo trovare un difetto alle storie di questo volume è l’eccessiva tendenza a spiegare tutto, ad esempio i personaggi parlano tra di loro spesso ripetendo i rispettivi nomi e cognomi, quasi nel timore che il lettore possa non capire bene. Indubbiamente il fumetto, pur essendo indirizzato a un pubblico più adulto del settimanale Topolino, puntava ad essere facilmente fruibile anche da un target molto giovane e la pubblicazione in volume di quelle che erano storie pensate per una pubblicazione mensile aumenta questa percezione. Tolto questo “peccato veniale” il fumetto scorre che è una bellezza.

Per quanto riguarda i disegni si punta su una impaginazione più all’americana, se mi si passa il termine, con una gabbia libera e uso di splash page. A differenza di quanto fatto con PiKappa però i disegnatori non “esagerano” con le sperimentazioni, evitando così alcuni scivoloni che invece hanno caratterizzato la testata dedicata all’alter-ego di Paperino. Tolto il contributo “stellare” di Cavazzano, il migliore interprete sembra essere Alessandro Perina che riesce a essere più incisivo di Giuseppe Zironi e di un ancora acerbo Claudio Sciarrone, apparentemente penalizzato dalla qualità delle scansioni delle sue tavole (non so quale sia precisamente il problema tecnico, ma osservando bene le tavole sembra che siano state scansionate con uno scanner di bassa qualità).

4M regge comunque benissimo la prova del tempo, come si suol dire “è invecchiato bene”, e vale le 35 euro del prezzo per l’edizione cartonata, con sovracoperta, dell’omnibus. Si spera che riscuota abbastanza successo per una versione economica e magari per qualche nuova avventura ad Anderville. Magari proprio su Topolino come è successo con PiKappa.

Mickey Mouse 2