Feltrinelli Comics

Nuvole nere – Una recensione consapevole

Nessuno offre casa su Airbnb a Jamel, in Pomerania-Meclemburgo, una regione della Germania settentrionale al confine con la Danimarca.

E se anche lo facessero, voi non ci vorreste andare.

O almeno, è quello che speriamo dei lettori del nostro sito, visto che Jamel, quattro case addossate a un incrocio, è diventato tristemente famoso nel 2015 per essere diventato un’enclave neo-nazista.

Benvenuti a Jamel. La colonna che si vede sullo sfondo a sinistra è il simbolo di questa corrente di eco-nazisti. Se entrando a casa di un amico la trovate nel giardino, iniziate a preoccuparvi.

 

Nuvole Nere, il nuovo libro pubblicato per Feltrinelli Comics per i testi di Pasquale Ruju e Andrea Cavaletto, e gli acquerelli bicromi di Rossano Piccioni, prende di peso la vicenda di Jamel e quella dell’ultima famiglia liberale del paese, i Lohmeyers, che hanno deciso di non arrendersi alla colonizzazione neonazi, rifiutandosi categoricamente di abbandonare la loro casa, nonostante le minacce e gli atti di intimidazione subiti.

Ruju e Cavalletto scelgono di cambiare i nomi, ma rimangono sostanzialmente aderenti al contesto così come narrato su diversi reportage facilmente reperibili sul Web.

Nel passaggio dalla realtà alla fiction i due autori scelgono di rappresentare la famiglia di protagonisti connotandola multietnicamente e costruendo una vicenda che funziona sostanzialmente finché rimane aderente al materiale originale, che viene rappresentato con crudo realismo.

La vicenda di contro perde una parte del suo smalto nel momento in cui il plot cede alle esigenze della drammatizzazione, mettendo in scena un climax e uno scioglimento che, a partire dalle premesse dell’opera, sembrano non necessari.

Nuvole nere, in effetti, è un fumetto davvero rilevante perché sa fare molto bene quello che deve fare, ovvero informare il suo lettore e fornire un’interpretazione del materiale di partenza.

L’uso della bicromia, in cui i colori sottolineano la disposizione dei personaggi in due mondi contrapposti e conflittuali, la scelta del tono dei testi asciutto, mai retorico, a tratti freddo come i venti sui prati di Jamel, rispondono alla perfezione all’esigenza di fornire al lettore un quadro esplicito ma non didascalico di una vicenda che, nel suo essere vera e geograficamente circoscritta, riesce a descrivere lo spirito del tempo che viviamo.

E la cosa riesce così bene al trio di autori che, nel momento in cui l’opera cede alla fiction, in cui il tema di fondo, da contesto, si fa vicenda drammatica, che richiede scolasticamente un acme dell’azione e un finale compiuto, essa fa un passo indietro, come se si sentisse obbligata a fornire una qualche sorta di semplificazione.

Non ce n’era bisogno.

Prima di leggere Nuvole Nere, il sottoscritto non aveva la minima idea della vicenda reale che fa da origine al fumetto: e scoprire, alla fine, che ciò che è mostrato nel fumetto è, essenzialmente, una storia vera, ha sicuramente aggiunto qualcosa alla mia consapevolezza del mondo in cui viviamo e soprattutto in cui, purtroppo, dovranno vivere i miei figli.

Nella speranza che non dovranno mai trovarsi a essere gli unici neri in un mondo di bianchi, ci rendiamo conto che finché libri come Nuvole Nere di Feltrinelli Comics possono occupare gli scaffali delle librerie, ci sarà ancora speranza per l’umanità.

 

 

La Dottrina di Bilotta e Di Giandomenico – una recensione indipendente

Nell’anno 2006 Alessandro Bilotta vinse il premio Micheluzzi per la “miglior sceneggiatura di una serie realistica”. Il fumetto di cui si parlava era La Dottrina, disegnato da Carmine Di Giandomenico, e chiunque lo abbia letto non può non sentire un brivido al pensiero che tra il mondo descritto nei quattro volumi originali e la parola realtà possa esistere una qualche correlazione.

«Ma sa io fossi già nient’altro che una proiezione mentale del Nocchiere?»

La letteratura distopica fantapolitica ha illustri antenati, ma nasce davvero nel 1921, quando in Europa si affacciavano quegli incubi moderni che furono i regimi totalitari: con Noi, di Zamjatin Evgenij, si cominciano a immaginare società dell’orrore organizzato che nel breve giro di dieci anni diventeranno inimmaginabili realtà, dalle ceneri di una democrazia immatura e nel fertile humus di un’umanità resa affranta e incattivita da una Guerra Mondiale. Quando Orwell scrive il suo 1984  lo fa con gli occhi di chi ha visto l’Europa ridotta in macerie purgarsi del nazismo e del fascismo, senza ancora possedere la piena consapevolezza di quel che accadde nei campi di sterminio, e con l’inquietante presenza di Stalin a un tiro di missile. Le due guerre mondiali hanno mostrato al cielo di quali abissi è capace l’umanità, e gli autori delle distopie fantapolitiche si sono ritrovati a assomigliare agli scrittori di cronaca.

«In Corea del Nord lo sanno di essere sudditi di un totalitarismo, o non credono forse di essere liberi, più liberi degli altri?»

Io i totalitarismi li ho studiati parecchio, dal punto di vista storico e filosofico, e ora che ho letto la ristampa de La Dottrina uscita per Feltrinelli Comics, posso dire con una certa sicurezza che anche Bilotta lo ha fatto. E a pensarci è forse questa la qualità migliore dello scrittore romano: i suoi testi sono come la distillazione essenziale di un profondo lavoro di ricerca, un’alchimia di sensi, parole e significati, che dal piombo del materiale d’origine crea l’oro di un’opera originale. Il risultato è un fumetto che può esser fruito su più livelli: è un volo d’uccello sul mondo del Nocchiere, in cui tutti sono escrescenze cancerose; è un grappolo di storie di disperazione, piccole parentesi di felicità, amore, amicizia e perdizione.

Da un lato Bilotta rispetta i gli stilemi del genere che ha prescelto, cimentandosi nella creazione e animazione di un mondo fittizio descritto con tono che sa oscillare fluidamente tra ironia e dramma, semplicità e approfondimento, passione e freddezza; dall’altro Carmine Di Giandomenico conferisce alle tavole un taglio che sintetizza fantascienza e realismo, mostrando già da questa prova il tratto nervoso e dinamico che diverrà il suo marchio di fabbrica. Non c’è una sola parola, nè una sola vignetta, che non sembri scelta accuratamente per aprire una finestra verso un altro significato, o un’altra opera, creando una rete di rimandi che è l’esatto contrario, e forse l’antidoto, alla terrificante società del Nocchiere, la cui unica debolezza è il non poter controllare interamente i nostri pensieri.

All-focus

«E se il segreto non fosse controllare quel che pensiamo, ma soltanto quel che compriamo?»

La lettura de La Dottrina è un’esperienza che non si esaurisce nel momento in cui si arriva all’ultima pagina. Ti accompagna nell’arco della giornata, inietta dubbi, paure e domande nel cervello. Lo fa perché il suo ultimo significato risiede nella consapevolezza che la Verità è, a un tempo, il parametro su cui tariamo le nostre vite e dirigiamo azioni e pensieri e, dall’altro, un oggetto malleabile, soggetto a essere adulterato con mezzi e modalità che oggi sono tragicamente noti e alla portata di tanti. Quanta della Verità in cui crediamo è voluta da altri? Chi è il nostro Nocchiere? A quale Dottrina obbediamo?

All-focus

«E non saranno le mie passioni, i miei hobby, lo scrivere e leggere, soltanto la mia speciale versione personalizzata di una Terapia Perelà?»

Copertina de "La Dottrina" di Alessandro Bilotta e Carmine Di Giandomenico.A questo punto leggere La Dottrina è semplicemente un dovere. Forse l’insensato tran tran delle nostre vite quotidiane è come una serie infinita di numeri, e forse a ognuno di questi numeri bisogna imparare a dare un significato, presto, prima che arrivi qualcun altro a darglielo al posto nostro creando una Verità a cui non ci resta di aderire a testa bassa. 41 è “età della ragione”, che significa porsi le domande giuste senza avere una risposta.


Alessandro Bilotta, Carmine Di Giandomenico
La Dottrina
Feltrinelli Comics, aprile 2019
colore, pagg. 224, € 22,00
ISBN 9788807550263

Tiziano Sclavi e Le voci dell’acqua

Acqua e malinconia sono gli ingredienti che compongono Le voci dell’acqua, la prima graphic novel firmata Tiziano Sclavi con il contributo grafico di Werther Dell’Edera.

Stravos, il protagonista dell’opera si muove in una città oscura e tenebrosa, il suo tormento è dato da misteriose voci nella sua testa, o forse contenute nell’acqua, la stessa che cade incessantemente da giorni e sembra non terminare mai.

Al protagonista viene diagnosticata la schizofrenia:
«Sento le voci.»
«Si chiama schizofrenia.»
«No… le sento solo quando scorre l’acqua.»
«Si chiama sempre schizofrenia.»

La storia si dipana in modo apparentemente disarticolato, i capitoli sembrano slegati tra loro, vibranti come il male che affligge il protagonista e non è chiaro il confine tra realtà e immaginazione.
La pazzia sembra dilagare oltre che nella testa di Stravos, anche in tutta la città, fino a raggiungere civiltà aliene. L’opera racconta e denuncia la vita alienante da impiegato di ufficio, ritmi serrati senza pausa dove l’unica via di fuga è la morte o la pazzia, il sogno incontra l’incubo, ma cosa è reale e cosa frutto della malattia?

Per comprendere le opere di Sclavi non è spesso sufficiente una prima lettura, ma per cogliere appieno tutte le sue sfumature si necessita di un secondo, se non terzo, approccio all’opera. I piani narrativi sono molteplici e intrecciati tra loro con la tipica follia sclaviana che ha caratterizzato molte storie del suo figlio più famoso: Dylan Dog.

Lo humor nero tanto caro allo scrittore ben si sposa con le chine di Dell’Edera, un tratto isterico, graffiante e molto espressivo, una composizione irregolare che sfrutta in modo strategico gli spazi sul foglio, un mix di fattori che contribuiscono a trasmettere le atmosfere malinconiche e sognanti dell’opera. Unico neo la scelta del font, che risulta più freddo e inespressivo: da un punto di vista progettuale può essere spiegato come la volontà di crare un contrasto visivo con il disegno, ma dall’altro risulta poco funzionale nell’insieme dell’opera stessa.

La graphic novel di Sclavi è sicuramente un’opera impegnativa, non adatta al lettore acerbo, in quanto richiede una conoscenza più ampia della nona arte; per queste caratteristiche però regalerà grandi soddisfazioni al lettore più esperto e a tutti i fan dell’Indagatore dell’incubo, che faticheranno a non sostituire, idealmente, il protagonista con Dylan visto quanto sia ben evidente e riconoscibile lo stile di Sclavi.

In conclusione, una lettura raffinata che saprà conquistare e far riflettere, in una buona edizione a opera della Feltrinelli Comics, neonata branca dell’omonima casa editrice.


Tiziano Sclavi, Werther Dell’Edera
Le voci dell’acqua
Feltrinelli Comics, gennaio 2019
96 pagine, b/n, brossura, € 16,00
ISBN: 9788807550188

La fine della ragione – Una recensione che vale uno

Preludio

Molto prima de La fine della ragione mi capitò di recensire una storia di Roberto Recchioni per Dylan Dog. La recensione non era positiva, e Recchioni mi rintracciò su Facebook protestando per un passaggio dell’articolo che, a suo parere, era fuori luogo. Rileggendo il pezzo mi resi conto che aveva ragione, e chiesi al direttore di rimuovere quelle tre parole che, con la recensione in sé, avevano poco a che fare. Recchioni mi ringraziò e tentai di approfittarne per squadernargli un’intervista di quelle che, in passato, hanno fatto fuggire molti altri autori. Recchioni ha accettato, si è sorbito quattro o cinque domande e poi, semplicemente, non ha più risposto.

In seguito ho ripensato ai sentimenti che ho provato nel rendermi conto che Recchioni aveva deciso di non rispondere più alle mie domande per l’intervista, senza nemmeno scrivere un messaggio in cui dicesse “basta, mi hai rotto le palle”. Ho sentito un oscuro demone agitarsi nei recessi del mio cervello rettile. Ha levato il naso dalla palude dei miei sogni frustrati, annusando l’odore della preda facile.

«Come si è permesso quello sssssscrittore da quattro soldi di non rispondere alle tue domande?»

«Ki si krede di esssssssssere? Sssssssolo perchè gli pubblicano i fumetti?»

La fine della ragione

A un primo sguardo, La fine della ragione sembra un instant comic, un fumetto prodotto velocemente per cavalcare un momento storico (lo stesso Recchioni ha detto che la stesura è avvenuta in un periodo breve anche se estremamente intenso). In questa impressione c’è sicuramente un fondamento di verità, ed è forse dalla sua urgenza che il volume trae i suoi difetti; come spesso accade, però, è dall’urgenza che prende anche i suoi maggiori pregi.

Chiariamo subito le cose: La fine della ragione è un fumetto politico, ed esce oggi perché tra poco ci sono le elezioni politiche. La fine della ragione è un fumetto politico perché esprime una presa di posizione forte e ragionata su un tema di interesse generale. La fine della ragione è un fumetto politico perché esplora quel particolare sottogenere che è la distopia, che da sempre ha scopi politici.  Quindi, chi è convinto che i fumetti debbano occuparsi soltanto di supereroi, ragazzine tettute o di pistoleri, non lo compri e smetta di leggere questa recensione. Qui si crede che il fumetto possa e debba occuparsi di tutto quello che abbia importanza: supereroi, ragazzine tettute, pistoleri, e politica.

Il fumetto politico ha una sua onoratissima tradizione che parte da Mafalda e arriva fino a Kobane Calling, passando per Robert Crumb attraverso Spiegelman e Alan Moore e arriva a un autore romano che i generi non li teme, li studia e ce ne presenta la sua personale variante.

Recchioni così raccoglie la sfida ed entra nel fumetto di persona, parla direttamente al pubblico e si prende la responsabilità dell’idea che vuole comunicare, come vuole la tradizione del genere. Nel farlo l’autore tradisce, se non altro, una certa inesperienza nell’ambito, che lo spinge a mutuare alcune soluzioni stilistiche che non gli appartengono, come le incursioni pop, il citazionismo o gli stralci di dialetto romanesco un po’ sopra le righe, che rimandano a Zerocalcare. Molto più efficace risulta Recchioni quando decide di essere se stesso e di utilizzare la propria poetica al servizio del Messaggio. Così i suoi personaggi carichi ed essenziali, rielaborati dal mito popolare (la Madre), sono portatori molto più sinceri del Messaggio, sull’altare del quale Recchioni ha deciso di sacrificare trama, intreccio, profondità, struttura e, soprattutto, equilibrio: il continuo cambio di registro, dal dramma all’ironia, non avviene sempre in modo fluido. Eppure, in un paio di trovate (il giuramento di Ippocrate!), emerge il Messaggio scandito con una voce inconfondibile, personale, e per questo, autorevole: la voce di Roberto Recchioni.

Il Rettile riporta la testa fuori dalla palude, sbuffando fuori bile e detriti d’osso masticato.

«E chi è Recchioni per poter essssprimere le sssue opinioni? Cossssssa ha più di te? Le tue opinioni valgono come le ssssssssue!»

Il comparto grafico è furbo e intelligente: Recchioni utilizza una serie di strumenti di sicuro impatto, elaborando uno stile che unisce la sintesi con alcuni barocchismi digitali che hanno il pregio di impreziosire le pagine anziché affogarle. Emerge, anche qui, la volontà di focalizzare l’attenzione sul messaggio più che sulla forma, che è completamente al servizio della tesi. Traspare una sorta di studiata spontaneità, l’equivalente disegnato di un flusso di coscienza che, in qualche tavola, mostra la corda, vuoi per una calibrazione imprecisa, vuoi, ancora, per il carattere sperimentale (per Recchioni) dell’opera.

La fine della ragione, con tutti i suoi difetti (che, a dirla tutta, emergono soltanto quando si smette di leggerlo per leggerlo e si comincia a leggerlo per scriverne una recensione), è un passo avanti per il Recchioni autore, che aggiunge la sua voce a un dibattito politico oggi essenziale per la sopravvivenza di questa scalcagnata democrazia italiana.

Ecco che il Rettile torna alla carica.

«E tu ssssei qui a incensssssarlo ancora? Che ha detto Recchioni di tanto importante? Guarda ke tu ne ssssssai più di lui sssssull’argomento, e potresssssti scrivere un fumetto molto migliore, più argomentato, ma sssssolo che non ne hai il tempo! Devi lavorare e portare avanti la famiglia, tu!»

Caro Rettile, lasciati dire una cosa che ho capito di recente. È vero, Recchioni non sarà tanto diverso da me, forse non vale più di me. Magari è per questo che si è scocciato della nostra intervista e mi ha piantato senza una parola: perché non è poi diverso dalle tante persone che ci circondano. Però sa fare i fumetti, ne sa fare di tanti tipi, e sa pure fare in modo che dei suoi fumetti si parli. Si è sbattuto per farli, scendendo a dei compromessi che io non avrei accettato, facendo sacrifici a cui io non ero pronto, dandosi motivazioni a farli più forti di quelli che mi sono dato io. Lo rende un uomo migliore di me? No, di certo; ma sicuramente un autore migliore di me. E quindi, no, mio caro: ci sono momenti, luoghi, e ambiti, in cui uno non vale uno.

E se non sei capace di capirlo, allora è proprio vero che si sta avvicinando la fine della ragione.

Feltrinelli Comics: le prime novità annunicate a Lucca Comic & Games

Milano, novembre 2017 – Nell’ambito dell’edizione 2017 di Lucca Comics & Games 2017, Feltrinelli Comics ha presentato i primi graphic novel che comporranno la collana: La fine della ragione di Roberto Recchioni, A Panda piace di Giacomo Bevilacqua, Un amore esemplare di Daniel Pennac e Florence Cestac, Mujeres di Pino Cacucci e Stefano Delli Veneri, Salvezza di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, il ritorno di  Sio in casa Feltrinelli, il fumetto de Lo Stato Sociale e Luca Genovese, l’esordio di Fumettibrutti e e la graphic novel di Paolo Castaldi legata a un tema del mondo del calcio che sarà svelato nei prossimi mesi. I titoli successivi spazieranno tra i grandi nomi anche della letteratura, del cinema, della musica e dello sport. Feltrinelli Comics debutterà in libreria a gennaio 2018.

FELTRINELLI COMICS: PRIME ANTICIPAZIONI 

UN AMORE ESEMPLARE

di Daniel Pennac e Florence Cestac

In libreria a gennaio

Un grande romanziere incontra una grande fumettista. Lui ha una bella storia da raccontare. Una storia d’amore, fra un uomo e una donna diversissimi per estrazione sociale, ma uniti da un sentimento forte, pulito e coraggioso. Una storia così bella da sembrare inventata. Una storia vera, di cui il romanziere aveva conosciuto i due protagonisti, quando era un bambino.

Il romanziere è Daniel Pennac. La fumettista è Florence Cestac. Un amore esemplare è il libro che unisce le parole dell’uno ai disegni dell’altra, per dare vita a un graphic memoir commovente ed ironico, incantato e realistico, che mette in scena la gioia e la forza dell’amore.

LA FINE DELLA RAGIONE

di Roberto Recchioni

In libreria a gennaio

È un mondo in cui hanno vinto loro. In cui le frontiere sono chiuse, perché gli immigrati vanno aiutati a casa loro. In cui nei cieli non volano più aerei, perché le scie chimiche ci avvelenano e perché, comunque, dove dovremmo andare? Una “brava persona” è quella che rimane a casa sua a fare la sua parte. Un mondo dove gli insegnanti sono nemici del popolo, perché tramandano le nozioni sbagliate. Un mondo dove i panni si lavano con i sassi e dove gli organi di informazione non esistono più, perché mentono. Un nuovo medioevo culturale e sociale. L’oscurantismo. In questo scenario, La fine della ragione racconta la storia di una madre con un figlio malato, trattata come un’eretica, perché alla ricerca dei perduti “bacini” (cioè, i vaccini).

A PANDA PIACE

di Giacomo Bevilacqua

In libreria a maggio

A Maggio 2018 A Panda piace, il personaggio più famoso del fumettista Giacomo Bevilacqua, compirà 10 anni. Questo libro non vuole essere una semplice celebrazione del personaggio, ma un nuovo punto dipartenza. Le strisce di A Panda piace nate sul web nel 2008 sono delle strisce nate e pensate per la rete, non per la carta. Per la prima volta in 10 anni, Panda vivrà le sue primissime avventure (aggiungendone di nuove) in maniera del tutto inedita. Giocherà con il fumetto andando OLTRE la vignetta, oltre il formato e, talvolta oltre la carta stessa. Tutte le strisce sono completamente ripensate, ridisegnate e riadattate dall’autore, per la carta, in questo modo sia i vecchi lettori affezionati che quelli nuovi, anche più piccoli, non avranno idea di cosa aspettarsi ad ogni pagina. Un libro-sorpresa in piena regola, con vignette nuove e vignette “rimasterizzate”, in cui Panda, finalmente, potrà sbizzarrirsi come più gli aggrada…

…e totalmente a colori, nonostante sia un animale in bianco e nero.

SALVEZZA

di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso

In libreria a maggio

Tante righe sono state scritte, tante pagine sono state riempite, per raccontare il viaggio dei migranti. Conosciamo molte storie su chi parte, lasciando alle spalle guerre, persecuzioni e miserie. I giornali ci hanno raccontato l’accoglienza, come modello di integrazione o di business malato. Pochi, però, sono i racconti su quel momento di contatto tra chi viaggia nella disperazione e chi accoglie con coraggio. Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso salgono a bordo di una nave di soccorso di una ONG, per il primo reportage a fumetti da un’operazione di salvataggio. I due autori sono testimoni alle operazioni. E intervistano gli organizzatori, l’equipaggio, i mediatori culturali, ma anche i migranti. Raccogliendo storie, esperienze ed emozioni.

ANDREA (titolo di lavorazione)

de Lo Stato Sociale e Luca Genovese

Prossimamente in libreria

La scrittura pungente e satirica della band elettro-pop bolognese Lo Stato Sociale mescolata alla stile esplosivo del disegno di Luca Genovese.

Andrea, trentatre anni, è il proprietario di un bar alla periferia di Bologna: il Bar123. Qui, in una routine fatta di clienti abituali e di notizie di cronaca sempre più scoraggianti, scorre la sua vita. Sempre uguale, sempre più isolata, sempre più compressa, sempre più rabbiosa. Fino a perderne il controllo, fino a esplodere. Una graphic novel che come un pugno nello stomaco ci mostra la complessità di vivere nell’Italia dei giorni nostri.

MUJERES

di Pino Cacucci e Stefano Delli Veneri

Prossimamente in libreria

Negli anni Venti e Trenta, a Città del Messico, le donne furono protagoniste della vera rivoluzione. La parola stessa “femminismo” nacque in Messico in quel periodo, quando si formarono le prime Ligas Feministas animate da donne che occupavano posti di rilievo nella vita culturale del paese: Antonieta Rivas Mercado, Nellie Campobello e Frida Kahlo: la più giovane tra loro, destinata a diventare la stella più luminosa di quel firmamento. E il personaggio chiave di questa graphic novel, dove si incontrano la precisione della rievocazione storica, il fascino della narrazione e l’immediatezza del fumetto.

 

Feltrinelli Comics: la collana dedicata ai fumetti!

A Lucca Comics & Games 2017 la presentazione ufficiale

Milano, settembre 2017 – Dopo aver conquistato un pubblico sempre più ampio, attento e appassionato, il fumetto ha una nuova collana: Feltrinelli Comics, che debutterà in libreria a inizio 2018 con una serie di volumi (di cui una decina già in lavorazione), che arriveranno nel corso dell’anno. Curata da Tito Faraci (scrittore e sceneggiatore di Topolino, Dylan Dog, Tex, Spider-Man, tra gli altri), Feltrinelli Comics ha già in programma volumi firmati da grandi nomi del fumetto italiano come Roberto Recchioni (Dylan Dog), Giacomo Bevilacqua (A Panda piace), Sio (Scottecs Megazine) Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso (Peppino Impastato: un giullare contro la mafia). Ma Feltrinelli Comics apre anche una strada maestra tra letteratura e fumetto, con libri firmati da Daniel Pennac e Pino Cacucci. E il raggio di azione si allargherà anche alla musica, con Lo Stato Sociale e Luca Genovese, al cinema e allo sport. Il tutto raccontato con il fumetto.

Feltrinelli Comics sarà presentata a Lucca Comics & Games 2017, venerdì 3 novembre, alle ore 15:00, presso l’Auditorium Banca del Monte, in compagnia degli autori Roberto Recchioni, Giacomo Bevilacqua, Marco Rizzo, Lelio Bonaccorso e del curatore editoriale Tito Faraci.