Federico Rossi Edrighi

I maestri dell’avventura – Uno studio in rosso

Uno studio in rosso - Sherlock Holmes

Per recensire I maestri dell’avventura editi da Star Comics, nel caso specifico Uno studio in rosso, tratto dai racconti di Sir Arthur Conan Doyle, vorrei partire dalla fine: dalla postfazione scritta dal curatore della collana Roberto Recchioni. Dal commento all’opera, è evidente che Recchioni ama Sherlock Holmes, e ama particolarmente questa prima storia, in cui si assiste a una vera e propria presentazione, non solo del notissimo ed eccentrico detective ma del suo stesso archetipo, e quello della sua “spalla”, il Dottor Watson. Il resto del racconto può essere ignorato, non è all’altezza dei successivi per prosa e qualità stilistica, il suo valore è tutto lì: nell’aver dato vita a Holmes e al suo assistente. E con loro a un universo di seguaci che non accenna a diminuire nel tempo.

Anche il fumetto segue questo tipo di ragionamento: la sceneggiatura di Giulio Antonio Gualtieri si sofferma, giustamente, sulle prime pagine, sull’incontro, sui prodromi del legame tra l’investigatore e il dottore, semplifica e snellisce tutta la parte relativa all’indagine e al caso, mantenendo solo i punti importanti, rendendo la lettura appassionante e mai pesante.

Uno studio in rosso - Sherlock Holmes

Per chi non conoscesse la trama, il Dottor Watson, dopo aver preso parte alla guerra afgana e aver riportato una brutta ferita viene rimpatriato e, cercando una casa a Londra, fa la conoscenza di Sherlock Holmes, di professione incerta, possessore di incredibili doti e conoscenze, ma anche di voragini inconcepibili nella cultura comune. I due iniziano a convivere: Watson, cercando di trovare nuovi stimoli esistenziali, si fa coinvolgere nelle passioni di Holmes quando, un giorno, l’altro viene interpellato dalla polizia per risolvere un caso inaudito. Un uomo, un elegante americano, è stato ritrovato morto in una casa disabitata, senza tracce di violenza e senza apparenti indizi sul perché.

Ovviamente Holmes riuscirà a trovare, non senza arroganza e irritante sicurezza, tutti i fili della trama e saprà scoprire il colpevole, iniziando così una carriera, almeno letteraria, senza precedenti.

Il testo originale di Conan Doyle non è scevro di difetti, presenta forzature nello svolgimento e risulta molto meno entusiasmante di quella di questo adattamento a fumetti. Qui la lettura risulta fluida, porta a interessarsi a quello che succederà, rende curiosi di assistere ai dialoghi e agli avvenimenti. Lo sceneggiatore ha il pregio, tra l’altro, di usare e mantenere un livello linguistico vicinissimo all’originale, frizzante, con tutti gli elementi eleganti e ironici dello spirito british.

I disegni continuano la linea adottata dalla sceneggiatura, e non solo la sostengono, ma sicuramente la integrano. Federico Rossi Edrighi è bravissimo con il suo mezzo e, all’inizio, è quasi spiazzante: infatti le vignette sono tutte rese a tratto di penna, senza sfumature, quasi senza retini, i diversi materiali o le ombre sono dati dall’inclinazione o dalla sovrapposizione del tratto. Ne risulta una leggerezza delle immagini che stupisce, mentre l’occhio del lettore è inesorabilmente attratto dall’unico elemento che ha diritto al nero totale, cioè Holmes.

Uno studio in rosso - Sherlock Holmes

La parte grafica, come accennato, non solo aderisce, ma completa la sceneggiatura con passaggi e immagini significative. Una per tutte, la figura di Watson che lascia il laboratorio, dopo il primo incontro, riflessa nel vetro dell’ampolla in cui Holmes sta conducendo esperimenti: non è solo una trovata originale, ma è il punto di vista dell’investigatore, sia fisico (Holmes che ritorna ai suoi studi e guarda le figure uscire) che interiore (Holmes è interessato al dottore, come fosse anche lui un esperimento da svolgere), raccontato così, di striscio quasi, senza uso di parole, lasciando la verbalizzazione al lettore.

Uno studio in rosso - Sherlock Holmes

Londra, il 221 B di Baker Streeet, gli interni, i luoghi reali o quelli immaginari sono tutti pervasi dal tratteggio o dal reticolo, spesso da linee zigzagate con apparente distrazione, mentre Holmes è sempre nero, preciso, netto, elegante, e catalizza l’attenzione, sempre. Un personaggio tanto noto, non ha bisogno di particolare elaborazione, forse, basta la sua personalità a riempire la scena, ma non è da tutti rendere questa impressione attraverso il disegno.

Interessante, inoltre, è notare come il rapporto bivalente Holmes-Watson, che, ricordiamo, ha creato il precedente per moltissime altre coppie letterarie, anche in altri generi, è evidenziato da caratteristiche opposte. Per Holmes ci sono colori scuri, linee spezzate, angoli acuti, spigoli: il naso è aquilino, i capelli neri lucidi tirati indietro dalla “v” della fronte squadrata, il mento è appuntito; mentre Watson nasce da linee arrotondate, il naso è a patata, i capelli chiari e morbidi sulla fronte, il mento smussato. Aspetti esteriori che richiamano il loro carattere, l’interiorità che emerge all’esterno: poco originale forse, ma perfettamente aderente ai personaggi e al loro messaggio.

Perché è evidente che anche gli autori materiali dell’opera amano Holmes: lo rendono brillante, simpatico addirittura, anche se solo come può esserlo una persona perfettamente conscia della propria intelligenza e superiorità rispetto alla media. Il prodotto finale è, dunque, non solo un bel fumetto da gustare, ma anche un omaggio all’opera di Sir Conan Doyle e al suo immortale protagonista.

Uno studio in rosso - Sherlock Holmes

Ma Conan Doyle odiava Sherlock Holmes, quindi la situazione era del tutto diversa. Ha cercato di ucciderlo perché non lo sopportava più, e il personaggio, dopo questo primo racconto, ha sempre mostrato tutti i difetti che giustificavano tale avversione: per strani e incredibili meccanismi che conosce chi ha provato a scrivere, capita che un personaggio abbia tale e tanta personalità da non dipendere più dalle mani del suo autore e vivere di vita propria. Il rapporto Doyle-Holmes era pessimo: per gli autori di quest’opera invece, Holmes è chiaramente una figura positiva e amabile, e tutto il lavoro fa trasparire gli indizi di questa affezione.

Leggendo i romanzi originali non posso fare a meno di essere d’accordo con lo scrittore, a me Holmes non piace: sempre Recchioni ha dichiarato che non si legge Sherlock Holmes per Conan Doyle, si legge perché si ama Sherlock Holmes. Bene, io non leggo Sherlock Holmes, ma la versione Gualtieri-Rossi Edrighi è pregevole, mi ha conquistato, e in questo caso leggerei Sherlock Holmes per i suoi autori e non per il personaggio.

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

Arf 2016 01

Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

Arf 2016 02

Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

Arf 2016 03

Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

Arf 2016 18

 

Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

Arf 2016 05

Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

Arf 2016 09

Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

Arf 2016 15

Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

Arf 2016 12

Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed

HARPUN, LA SERIE A FUMETTI su VERTICOMICS!

Comunicato Stampa

HARPUN, LA SERIE A FUMETTI,

SOLO OGGI, IN REGALO SU VERTICOMICS – IL FUMETTO DEL GIORNO!

Roma, marzo 2016 – Su VERTICOMICS – il fumetto del giorno, la prima app che consente di scaricare e leggere anche offline un fumetto gratis al giorno, sbarca Harpun, serie di Giovanni Masi (Dylan Dog, Orfani, Battaglia) e Federico Rossi Edrighi (Dylan Dog, Orfani, I Maestri dell’Orrore). Harpun avrà un costo di € 1,99 per ogni episodio o € 5,99 per la serie completa di sei numeri e contenuti extra. Solo oggi, su Verticomics, Harpun è in regalo.

Harpun nasce nel 2012 come web comic di tre episodi per poi essere successivamente pubblicata da GP Publishing come graphic novel completa di sei episodi.

Con Verticomics, per la prima volta, la serie viene pubblicata online per intero arricchita da contenuti extra e nuovo lettering.

Harpun racconta le avventure di Joshua, un ricercatore inviato in uno sperduto paese di pescatori a strapiombo sul mare per eseguire rilevamenti topografici. In quel luogo sperduto, conosce Rebecca, una giovane ragazza, armata di arpione, che salta di tetto in tetto a caccia di incubi. Dall’incontro tra i due nasce un’appassionante storia d’amicizia, ricca di avventura, mistero e straordinarie e mostruose creature marine.

 

Per ricevere Harpun gratis, basta scaricare l’app Verticomics da AppStore o Play Store, cliccare sul bottone Utilizza un Promo Code e inserire il codice appdelgiorno.

Contenuti extra (solo per chi acquista la serie completa da € 5,99 ):

  • Il Diario dei Mostrincubi che espande l’universo narrativo di Harpun.
  • Scappa!, romanzo d’esordio dello sceneggiatore per il cinema e la TV Giovanni Masi
  • Prima edizione digitale integrale di Harpun.

Leggere un fumetto su VERTICOMICS vuol dire leggerlo nella sua versione migliore, il Verticalismo, formato ideato per i fumetti su smartphone e tablet. L’app consente di scaricare il fumetto e conservarlo nella propria libreria in modo da poterlo leggere anche in modalità offline. Lo scroll è il nuovo e unico modo di sfogliare, senza click e senza pop-ip. La lettura dei fumetti digitali cambia completamente e diventa un’esperienza perfetta anche da mobile.

VERTICOMICS ha regalato ai propri utenti storie scritte e disegnate da alcuni dei più importanti fumettisti italiani: Zerocalcare, Roberto Recchioni (Dylan Dog, Orfani, Battaglia), Sio (Scottecs), Giacomo Bevilacqua (A Panda piace), Sara Pichelli (Spider-Man, X-Men), Mirka Andolfo (Sacro/Profano), Riccardo Torti (Torti Marci) e molti altri. Oltre a un fumetto gratis al giorno, VERTICOMICS mette a disposizione dell’utente uno store dove poter acquistare le pubblicazioni di case editrici come Bao Publishing, Edizioni Star Comics, Grzzz etc.

 

VERTICOMICS è una società collegata a Verticalismi.it, primo laboratorio/magazine di fumetti online che offre spazio e organizza concorsi a premi e workshop per chi intende creare un fumetto concepito per l’esclusiva fruizione online. VERTICOMICS è controllata LVenture Group e fa parte del programma di accelerazione per start-up LUISS EnLabs.

 

DOVE TROVARE VERTICOMICS

Play Market: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.VERTICOMICS.app

iTunes: https://itunes.apple.com/it/app/VERTICOMICS-fumetto-del-giorno/id989896754

 

Sito web: http://VERTICOMICS.com/

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I Maestri dell’Orrore: “Alle Montagne della follia” – Una recensione non convenzionale

Per la serie di Roberto Recchioni, “I Maestri dell’Orrore”, parliamo oggi dell’adattamento di: “Alle Montagne della Follia”, di H.P. Lovecraft, un albo della Star Comics, con Sceneggiatura di Giovanni Masi e disegni di Federico Rossi Edrighi.

Maestri Orrore - Montagne C1

Due i superstiti da una spedizione scientifica antartica avvolta nel mistero, uno impazzito, l’altro scrive per scongiurare che si sia così avventati da seguire i loro passi, verso le origini dell’umanità, assai diverse da come immaginate. Creature di orrore, una civiltà malvagia ancestrale, costruzioni colossali e deliranti. Sotto i ghiacci qualcosa dorme, e da lontano, orrori ancora peggiori attendono con odio il loro momento, dalle cime di monti più alti dell’Everest, i Monti della Follia.

Il ragazzino può prendere questo albo come un eccellente primo avvicinamento a uno degli scrittori più singolari e simbolici del ‘900 americano, ma anche dei più ostici e controversi; al contempo, il più appassionato dei suoi regni d’incubo, può godersi un’interpretazione di una delle sue maggiori opere ben strutturata e che funziona in ogni suo aspetto.

Non potrei giudicare il lato artistico-grafico dell’opera dato che la mia formazione è del tutto inadeguata.

Non posso definirmi appassionato di fumetti …ma per questo sono stato interpellato, come voce “non convenzionale”. Userò questa debolezza sfruttando quel poco che può conferire di positivo: certa ingenuità e freschezza nello sguardo, semplicemente “attratto o respinto” da ciò che vede.

Alle Montagne della follia p 38E senza dubbio le tavole paiono tutte gradevoli e ben realizzate, sapientemente calibrate per riprodurre con successo ciò che fu concepito per essere solo parola scritta.

Lo stile mi appare piuttosto essenziale, ma al contempo curato, spigoloso ed elegante. Si adegua perfettamente a uno dei pregi dell’opera fumettistica nel suo insieme, che semplifica la trama originale, prendendo coraggiosamente posizione, senza perdersi in lambiccamenti e autocompiacimenti eruditi.

La scelta del bianco e nero (tanto bianco) mi pare non solo azzeccata, ma forse l’unica, perché oggi “mostri” colorati sarebbero un azzardo di pacchianeria insopportabile; così la ricostruzione visiva degli orrori deliranti di HPL riesce bene, non fa “sorridere”, se non per il verso giusto.

Difficile illustrare HPL, il suo gran punto di forza gira, non sempre in modo destro, attorno a un solo concetto: la paura profonda. L’esistenza è terrificante ed esistere deve essere terrorizzante! Il “male” è il perno, in agguato, in attesa, per ere intere, fiducioso della sua assolutezza. E nell’albo, serpeggia un irrinunciabile filo di disperazione.

Ma forse la difficoltà maggiore dell’illustrazione qui risiede in una delle caratteristiche stilistiche più o meno apprezzate e apprezzabili dell’autore: quella di descrivere utilizzando termini e figure più suggestive (eufemismo per: errate), evocative (eufemismo per: imprecise) ed elusive (eufemismo per: incapaci) che realmente tese a formare un’immagine mentale accurata.

È questa l’opera, per intenderci, di una delle frasi al contempo più famose ed affascinanti (chi non la ricorda?!) ma anche, se vogliamo, più deliranti ed ingenue in cui Lovecraft si sia prodotto: le “architetture costruite su geometrie non euclidee” (!?!)

I creatori del fumetto non l’hanno schivata, ma, avendo affrontato “dritto per dritto” una sfida altrimenti persa, hanno saputo ridimensionarla in “quello che è”: la porta per la suggestione più pura e profonda, che ci accompagna in luoghi e forme inesistenti e impossibili, a cui tutti abbiamo dovuto dare delle linee. Non si tratta di essere stati “tentati” di vedere, si è stati praticamente “costretti” dall’autore a farlo. Alcuni disegni sono proprio molto belli!Alle Montagne della follia p 27

Forse chi ama Lovecraft -e chi ha disegnato qui pare amarlo- ha scrutato l’abisso dell’esistere e ci ha visto il male, al fondo, come forza universale; chi non lo ama, no! Non ce l’ha fatta neppure per un momento a rinunciare alla sua “fiducia”, non è “impazzito”, come mostra abilmente la matita del disegnatore nel co-protagonista.

Per inciso: bella anche la “porta vaginale” a pag. 80, un richiamo sessuale, anche manieristico, è quasi necessario trattando di un autore in cui questo aspetto ha una tensione tanto latente e implicita, quanto costante e poderosa.

Infine: l’albo convince, ha spessore, testo nel rispetto di stile e incedere narrativo a monte, c’è rigore e, senza banalizzare in modo irritante, il tutto rimane agevole e di facile lettura.

Forse se dovessi fare un appunto, direi che alcuni approfondimenti in calce d’opera hanno un piglio un po’ “apodittico”; capiamoci, le osservazioni sono sensate, propongono la versione più largamente condivisibile e accettata sulle strane sorti di HPL e la sua –scarna- importanza letteraria, ma alcune volte semplificano e tagliano drasticamente su un contenzioso su cui si dovrebbe essere più cauti, o su cui certa cautela non farebbe danno.

Concludendo da dove si è partiti, se dovessi consigliare l’inizio di un percorso a qualcuno che “non odiassi” tanto da scoraggiarlo porgendogli tesi o articoli accademici, o anche solo gli originali dell’americano, questo albo potrebbe senza dubbio rappresentare un ottimo candidato. Poi, però, come sempre, leggete il libro!

 

Leggi qui la nostra recensione di: Roberto Recchioni Presenta I Maestri dell’Orrore: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde