Fabrizio Mazzotta

Gualtiero Cannarsi, nel di lui caso – Introduzione

Attenzione: l’articolo si occupa del lavoro di adattamento svolto da Gualtiero Cannarsi per la società di produzione e distribuzione cinematografica Lucky Red. Le opinioni riportate in questo articolo sono personali dell’autore e non coincidono necessariamente con quelle di Dimensione Fumetto.

Si specifica inoltre che le critiche sono intese solo con finalità costruttive e riferite solo all’attività professionale di adattamento: in nessun caso si vuole attaccare a livello personale Gualtiero Cannarsi, che l’autore dell’articolo non conosce.

Coloro che sono interessati a commentare l’articolo sono gentilmente invitati a farlo qui sulla pagina di Dimensione Fumetto e non su social o forum esterni, così da poter istituire un dialogo costruttivo: lo scopo dell’articolo non è e non vuole essere un’aggressione all’operato di Cannarsi, ma un tentativo di ragionamento informato sul lavoro svolto.

L’autore è a completa disposizione per discutere eventuali correzioni e rettifiche al testo.


Tutte le citazioni sia scritte sia parlate sono state rigorosamente riportate senza alterazioni.


Nell’ormai celeberrima scena finale della quinta puntata della sesta stagione del telefilm statunitense fantasy Il trono di spade, il personaggio di Hodor muore assalito da un’orda di non-morti che lo attaccano da dietro una porta che stava tentando di tener chiusa; la scena viene vista profeticamente anche dal sé stesso giovane, che ha una visione della sua morte e in preda al panico grida «Hold the door!» (“Blocca la porta!”): fra le convulsioni pronuncia la frase in maniera sempre più biascicata finché non si trasforma nel suono “hodor”, che poi diventerà il suo nome.

Poiché una parte molto ampia del fandom de Il trono di spade preferisce vedere la serie tv direttamente in lingua originale, costoro si sono chiesti come avrebbero fatto i traduttori italiani a mantenere il gioco di parole “Hold the door/Hodor”, dato che in italiano “Blocca la porta” e “Hodor” condividono solo una vocale e una consonante, e la questione ha accesso un rarissimo interesse per il mondo dell’adattamento italiano che è sfociato in una valanga di commenti, video, vignette e meme sui social network.

Nonostante tutto, gli adattatori italiani de Il trono di spade sono arrivati a una soluzione: cambiare la frase. In italiano la frase «Hold the door!» non è stata adattata, è stata proprio cambiata perché in questa situazione era più importante conservare il gioco di parole che non conservare il senso. Ecco quindi che «Hold the door!» è diventata «Trova un modo!», che anche se non è una traduzione letterale ha senso in contesto, e soprattutto ha le vocali e consonanti necessarie così che biascicandola si arrivi a “Hodor”. Funziona.

Fotogramma de "Il trono di spade".

Povero Hodor.

Che cos’è l’adattamento

L’esempio di «Hold the door!» spiega bene cos’è l’adattamento: il lavoro con cui si trasforma un testo da una lingua all’altra in modo tale che sia il fruitore della lingua di partenza sia il fruitore della lingua di arrivo ricevano le stesse informazioni per qualità e quantità.

L’adattatore non è il traduttore: il traduttore traduce, senza preoccuparsi delle implicazioni multimediali del suo testo. Nelle opere di letteratura il lavoro del traduttore e dell’adattatore coincidono: chi traduce un romanzo da una lingua a un’altra si deve preoccupare non solo di lessico e grammatica, ma anche di stile, significato e sfumature di senso del testo. Nelle opere multimediali come il cinema e i telefilm, invece, traduttore e adattatore sono due figure professionali distinte: il primo traduce col massimo della fedeltà, il secondo confronta il testo tradotto con il filmato e interviene sulla lunghezza delle frasi per renderle lunghe tanto quanto lo sono in originale, per aggiustare il lessico in contesto, per dare una coerenza generale, per cambiare il tono della frase in corrispondenza della recitazione dell’attore, e in generale per dare allo spettatore della lingua d’arrivo le stesse sensazioni che aveva ricevuto lo spettatore della lingua di partenza.

È indubbiamente un lavoro di estrema complessità: nei secoli sono stati scritti trattati sulla traduzione letteraria che sono sfociati nella creazione di una apposita discliplina per lo studio delle problematiche connesse. Uno fra i principali teorici della traduzione è stato il filosofo tedesco Friedrich Schleiermacher, che già nel 1813 era arrivato alla conclusione che nell’approcciarsi a un testo straniero il traduttore può scegliere di adattarlo il meno possibile, per dare al lettore lo stile originale a scapito del senso, oppure adattarlo il più possibile, per dare al lettore il senso originale a scapito dello stile. La traduzione perfetta quindi non esiste a priori, ma esiste invece un ampio spettro di possibilità fra questi due estremi scelti di volta in volta in base al caso.

Scriveva Okakura Kakuzou nel suo saggio Il libro del tè: «Una traduzione è sempre un tradimento, e come osservava un autore del periodo Ming, nel migliore dei casi può essere come il rovescio di un broccato: i fili sono tutti lì, ma non la sottigliezza dei colori e del disegno».

Fronte e retro di un obi realizzato con la tecnica del broccato di Kagoshima.

Fronte e retro di un obi (cintura per kimono) realizzato con la tecnica del broccato di Kagoshima: i fili sono tutti lì, ma non la sottigliezza dei colori e del disegno.

Il caso Cannarsi

All’interno di questo dibattito secolare sono entrati i personaggi più vari, eminenti scrittori come Umberto Eco ed eminenti traduttori come Franca Cavagnoli, tutti perfettamente consci della necessità di una formazione professionale e della conoscenza della cultura d’origine.

Poi è arrivato Gualtiero Cannarsi.

Tutto è cominciato con quel Third Impact che è stata la vittoria di Hayao Miyazaki dell’Orso d’oro 2002 e dell’Oscar 2003 per La città incantata, evento tanto significativo da far rimettere mano a Pino Farinotti al suo Dizionario di tutti i film aggiungendo in fretta e furia recensioni entusiaste a vecchi film d’animazione giapponesi che aveva totalmente bypassato. A seguito del prestigio repentinamente acquisito, la Lucky Red decise di stipulare un contratto con lo Studio Ghibli per portare in Italia i loro film, fra cui quelli di Miyazaki tutti al cinema e quelli degli altri registi al cinema o in home video.

L’adattamento di tutti questi film è stato affidato a un nome che gli appassionati di anime conoscono molto bene dato che gira per gli ambienti di editori e distributori già da tempo: Gualtiero Cannarsi.

Non si sa nulla sulla sua formazione professionale. Dopo il liceo scientifico ha tentato la Facoltà di Legge, poi ha ritentato con Filosofia, ma non si sa che titoli abbia nelle lingue con cui lavora, non si sa bene come è entrato nel mondo dell’editoria, non si sa con che tipo di competenze, niente. Si sa solo che all’inizio degli anni ’90 ha conosciuto Francesco Di Sanzo e così è entrato nel giro prima della Granata Press e poi della Dynamic Italia, e lì magicamente gli è stato affidato l’adattamento di Neon Genesis Evangelion, così, sulla fiducia, e successivamente altri titoli, per poi passare ad avere un posto di responsabilità alla Shin Vision del succitato Di Sanzo, e infine a lavorare come free-lance.

Nella prima edizione Dynamic le custodie della VHS avevano questi meravigliosi fascicoletti intitolati Neon Genesis Evangelion Encyclopedia scritti da Cannarsi stesso in cui veniva sviscerato ogni dettaglio sulla serie di Anno, quindi non c’è alcun dubbio sul fatto che Cannarsi sia un validissimo otaku più che erudito in materia, come dimostrano anche le sue comparsate televisive (peccato non riuscire a ritrovare quell’episodio del programma TV di Rai Futura L33T in cui, presentando il primo film di Card Captor Sakura, ne recitò a memoria alcuni dialoghi direttamente in giapponese e in falsetto).

Lo “stile Cannarsi”

Il problema sta nel fatto che per quanto uno possa conoscere persino il gusto di gelato preferito di Miyazaki, questa non è una motivazione adeguata per curare traduzione e adattamento di un suo film, cioè esattamente il lavoro che Cannarsi ha svolto per Lucky Red con carta bianca, quando invece è assolutamente richiesto un bagaglio di competenze tecniche specifiche che va al di là della passione per quello su cui si sta lavorando.

Il lavoro di Cannarsi per Lucky Red, infatti, è pessimo. “Pessimo” non per gusti personali, ma perché non rispetta in alcuna maniera le regole del mestiere. Non si può nemmeno giudicare col metro di Schleiermacher o con le parole di Okakura, no, l’intervento di Cannarsi va oltre: è così palesemente un prodotto della sua penna da distruggere qualunque tentativo di sospensione dell’incredulità, perché i dialoghi sono chiaramente scritti nel suo stile e catturano tutta l’attenzione dello spettatore, impedendogli letteralmente di potersi concentrare sul film.

La più lampante peculiarità del lavoro di Cannarsi è infatti il suo stile di scrittura estremamente riconoscibile sotto qualunque aspetto, che sia lessico, grammatica, tono, figure retoriche, elementi ricorrenti o altro.

I titoli adattati da Cannarsi non sono più sceneggiati da Anno, Miyazaki o altri: sono palesemente suoi, in quanto qualunque autore su cui mette le mani suona allo stesso modo, perdendo qualunque relazione con lo stile originale. Un appiattimento orizzontale totale.

Non è adattamento: è riscrittura.

Se l’adattamento di Neon Genesis Evangelion era già molto forte, ma comunque non privo di fascino (e comunque iniziato da un altro adattatore, Fabrizio Mazzotta, alle cui scelte Cannarsi si è dovuto in parte adeguare), e quello del succitato primo film di Card Captor Sakura era terribile, ma su un’opera commerciale dal pubblico molto ristretto, il lavoro di Cannarsi sui film dello Studio Ghibli, universalmente considerati fra i massimi vertici della storia del Cinema, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’adattamento di Cannarsi su queste opere è falso, perché truffa lo spettatore presentandosi come un lavoro della massima fedeltà quando invece è una completa riscrittura secondo il proprio gusto personale.

Per illustrare quanto l’attività di Gualtiero Cannarsi sia profondamente sbagliata e meritevole di essere considerata come un esempio negativo di deontologia professionale, Dimensione Fumetto dedicherà all’argomento cinque articoli per cinque settimane, suddivisi come segue:

  1. introduzione, questo articolo
  2. metodo di lavoro
  3. titoli
  4. dialoghi
  5. canzoni

Se i primi due servono a capire chi sia Gualtiero Cannarsi, gli altri tre si concentrano sui tre aspetti fondamentali del lavoro dell’adattatore, che sono appunto i titoli, i dialoghi e le canzoni. Per evitare al massimo le ipotesi personali sul lavoro svolto, l’autore si servirà quanto più possibile delle fonti primarie (dichiarazioni e documenti pubblici) e del confronto con la lingua originale, e si avvarrà della collaborazione e della revisione di madrelingua giapponesi.

L’arrivo in Lucky Red

Fotogramma de "Il castello errante di Howl" di Hayao Miyazaki.

Sophie e Howl camminano sull’aria in quella che è una delle migliori scene della storia del cinema d’animazione e forse anche oltre.

Attenzione: tutti i contributi esterni riportati di seguito sono stati copiati/incollati tal quali dalla fonte originale.

Le vicende che hanno portato Gualtiero Cannarsi a lavorare per la Lucky Red sono leggermente inverosimili, ma note e certe perché pubblicamente consultabili sul forum del sito Studio Ghibli Italian Fan Site, dove l’adattatore partecipa con il nickname di Shito.

Tutto è partito la mattina del 24 marzo 2005, dopo l’annuncio di Lucky Red di portare in italia Il castello errante di Howl, quando l’utente Muska ha postato il seguente messaggio:

Da discorsi avuti con addetti del settore, sembreremmo ancora in tempo a richiedere alla Lucky Red una certa attenzione nella traduzione ed adattamento dell’opera, per evitare le spiacevoli inesattezze che sappiamo essere sempre in agguato, verificatesi per esempio per “Sen to Chihiro no kamikakushi”. :?
Mi è stato detto che una richiesta seria e garbata, firmata dal maggior numero di appassionati possibile, potrebbe avere una sua piccola ragion d’essere nella valutazione del problema, ed io, dato che non costa grande fatica, sto preparando una bozza accettabile.
In particolare, oltre ad una raccomandazione generale, indicherò anche il nome di Shito come consulente suggerito per le necessarie lavorazioni. 8)

Chi fosse d’accordo con questa iniziativa deve essere disposto poi a inviare nome e cognome vero.
Chiedo quindi qui sul Forum in quanti siamo, basta per ora un breve messaggio di conferma ed adesione, poi contatterò privatamente gli interessati per lo scambio dei nominativi chiedendo di essere autorizzato ad inviare la lettera, naturalmente nella forma dai sottoscrittori letta ed approvata.

La sera stessa gli risponde Cannarsi:

Sono veramente molto colpito da quest’iniziativa, che mi lascia senza parole non per una, ma per un paio di ragioni.

La prima è la buona logica con cui mi pare muoversi: non una classica ‘petizione internettiana’, ma una vera e propria lettera firmata da persone invece che da nicknames.

La seconda ragione del mio stupore è invece l’esplicita citazione che il promotore Muska mi devolve, e dietro di lui tutti coloro che hanno abbracciato la sua proposta. Sono sinceramente toccato da una simile implicita (e quindi ben più sostanziale di qualsiasi lode) dimostrazione di stima. Di questo ringrazio tutti di cuore.

Di mio ovviamente mi asterrò da proporre una mia firma, sarebbe patetico quanto antiestetico, per contro, posso sin d’ora dichiarare la mia piena disponibilità al progetto, e la mia totale collaborazione.

Quello che posso fare in prima persona (soprattutto cercando la collaborazione dei miei referenti professionali) è innanzitutto cercare il più funzionale recapito diretto per l’invio della lettera finale.

Sarei inoltre felice di poter collaborare con Muska alla stesura del testo in questione, tanto per poterlo meglio orientare secondo quelle direttrici che so essere maggiormente sensibili agli orecchi degli operatori del settore.

Dopo qualche giorno arriva la famosa lettera che viene rielaborata da Cannarsi finché non arriva alla stesura finale il 6 aprile:

Gent.mo Sig. *********,
a nome di un qualificato gruppo di persone accomunate dall’interesse e dalla passione per le arti visive, comprendente anche alcuni professionisti del settore e addetti ai lavori, Le scrivo nell’imminenza dell’edizione italiana dell’ultima opera di Miyazaki Hayao (“Hauru no Ugoku Shiro” o “Il castello errante di Howl”), di cui la Lucky Red si è aggiudicata i diritti di distribuzione per il nostro Paese.

Intendiamo infatti sottoporLe una preoccupazione assai diffusa circa il delicato e fondamentale lavoro di traduzione, adattamento e doppiaggio dell’opera, che si sta affermando come una delle più importanti della storia del cinema di animazione, e che rappresenta già ora uno dei maggiori successi commerciali mondiali.
Ciò è in questi giorni ampiamente dibattuto anche sulla comunità telematica italiana esplicitamente dedicata all’opera del Maestro giapponese ( http://www.studioghibli.org ).

Dati gli arbitrii e gli stravolgimenti lessicali, se non sinottici, a cui spesso vanno incontro molte opere nelle edizioni italiane, e dopo l’amara esperienza di piccole e grandi pecche presenti nelle versioni italiane de “La principessa Mononoke” e perfino del multipremiato “La città incantata”, che non sono passate inosservate alla parte più preparata e qualificata del pubblico di Miyazaki (ormai divenuto regista assai seguito e di culto anche nel nostro Paese), e constatata da tempo la presenza in Italia di una figura professionale che impersonerebbe la garanzia di un risultato per Voi ineccepibile e certamente prestigioso, cioè Gualtiero Cannarsi, con la presente noi Le chiediamo vivamente e fondatamente di prendere in considerazione la possibilità di affidare a lui una responsabilità operativa professionale (la più ampia possibile) per le attività di traduzione, adattamento e anche di doppiaggio de “Il castello errante di Howl”.
La storia professionale di Cannarsi è eloquente, e dopo aver direttamente e personalmente verificato la sua più totale disponibilità, mi permetto di inviarLe il suo curriculm, da lui stesso messomi a disposizione, a titolo di Suo più comodo riferimento.

Credo non a caso la Disney, dopo le suddette delusioni di adattamento, si rivolse a lui per quelle che poi si rivelarono le eccellenti edizioni di “Kiki” e “Laputa”, due capolavori di Miyazaki che rappresentano a tutt’oggi i migliori esempi di versioni italiane dei suoi films; inoltre Buena Vista si è avvalsa della collaborazione di Cannarsi per molti altri film di Miyazaki e dello Studio Ghibli (Porco Rosso, Nausicaa, Whisper of the Heart, Totoro, Pom Poko) .
Il suo lavoro anche nell’ultima fase dell’edizione italiana consentirebbe quella cura dei dettagli e quell’attenzione meticolosa e multidisciplinare che tanto vantaggio e pregio ha assicurato nei lavori sin qui da lui seguiti.

L’Oscar prima, poi il Leone d’Oro e nel prossimo autunno le celebrazioni per la carriera di Miyazaki credo inducano ad una ragionevole e per Voi forse indispensabile ricerca di cura ed attenzione per l’edizione italiana, che sarebbe valorizzata a nostro parere in modo brillante da una rassicurante e competente presenza professionale come quella da noi suggerita.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro,

(segue elenco nomi e località)

(Chissà perché celare con asterischi il nome di Andrea Occhipinti, amministratore di Lucky Red, mah).

Il «qualificato gruppo di persone» è composto da 46 (quarantasei) utenti del forum, cinque dei quali si sono dichiaratamente iscritti apposta per poter partecipare alla petizione e, per quel che se ne sa, potrebbero benissimo essere persone a caso invitate dagli altri utenti. Il numero e la qualifica dei «professionisti del settore e addetti ai lavori», poi, sono sconosciuti. Tutti sono entusiasti della lettera, l’unico contrario è l’utente Haku, ma non per l’iniziativa in sé, bensì perché considera il pubblico italiano un popolo di pecoroni non degno di ricevere la proiezione cinematografica dei film di Miyazaki:

Perché mi devo impegnare in un mercato dove agli stessi anime fan non gliene frega assolutamente un ca**o di Miyazaki? E le vendite di Inuyasha e Saiyuki confermano incredibilmente ciò. Al massimo me lo vedrò in Giapponese con i sub in Inglese o Francese.

Naziotaku a dir poco.

Il 14 aprile Andrea Occhipinti risponde:

Caro Fabio,
grazie per il suggerimento, faremo del nostro meglio, mi fa piacere che
ci siano delle persone cosi appassionate.
Un saluto Andrea

Tutti entusiasti ovviamente. Il pacato commento di Haku:

Saranno ottime perle ai porci.

Anche Cannarsi risponde:

Un risultato incredibile, che mi ha lasciato davvero esterrefatto. Assolutamente anticonvenzionale, a dire poco.

Storia lunga fatta breve, sono stato personalmente contattato dal signor Occhipinti, che mi ha invitato a un colloquio presso la sede della sua azienda.

Senza nulla nascondere, mi è stato detto che benché le lavorazioni del lungometraggio (pur non intentate) fossero ‘assegnate’ già ad altro professionista, veniva richiesta la mia collaborazione.

Allo stato attuale, la mia collaborazione sembra certa, sia per adattamento (che dovrei curare in toto, e su traduzione di persona da me indicata), sia per lavoro di doppiaggio in sala, dove dovrei affiancare il professionista di cui sopra.

La causa di questa anomalia è stata esplicitamente indicata nella lettera ricevuta a firma dei frequentatori (più extra) di questo forum.

Seguono sviolinate varie, ringraziamenti ai firmatari, e poi post di felicitazioni e le prime discussioni sul lavoro da svolgere.

L’inizio della fine

Fotogramma da "Neon Genesis Evangelion: Death & Rebirth" di Hideaki Anno.

Ora, a seguito di questa storia a lieto fine (?) ci si chiede come sia possibile che 46 sconosciuti qualunque siano riusciti a convincere Andrea Occhipinti a togliere il lavoro a un adattatore professionista che era già stato scelto, e a fornire in blocco pieni poteri su tutte le fasi dell’intera edizione italiana di ben 22 film in 11 anni a Gualtiero Cannarsi nonostante non abbia alcun titolo professionale per farlo. Sembrerebbe incredibile, se non ci fossero le prove.

Eppure le avvisaglie della inadeguatezza di Cannarsi erano già lì in questi testi in un italiano orribile, che contengono già tutti i tipici segni dello “stile Cannarsi”.

Fra calchi letterali dall’inglese («Storia lunga fatta breve»), pomposità inutili (persone con una «passione per le arti visive», cioè? Studenti del DAMS?), ripetizioni continue («films […] film», fra l’altro con una errata -s plurale), parole fintamente eleganti usate a casaccio (lavorazioni dei film «non intentate» invece di “non iniziate”, peccato che “intentare” significhi “fare causa” e non è sinonimo di “iniziare”, oppure la citazione che «Muska mi devolve», come fosse denaro o un bene materiale lasciato in eredità, o ancora «stravolgimenti sinottici»… come i vangeli?), errori da terza elementare (tipo l’uso della d eufonica in «cura ed attenzione») e varie altre sgrammaticature più o meno grandi, mescolate a un tono generale saccente e finto-umile, ci si chiede come sia stato possibile affidare la cura linguistica di opere tanto importanti a una persona che palesemente non ha la minima cultura né tantomeno cura della lingua che usa. È una contraddizione in termini a priori, come affidare un uomo gravemente malato alle cure di un geometra.

Era chiaro fin da questi esordi che il lavoro di Cannarsi per Lucky Red sarebbe stato un potenziale casus belli, e così è stato.

[ Introduzione • MetodoTitoliDialoghiCanzoni ]


Dimensione Fumetto non è una testata giornalistica e non è soggetta agli obblighi di legge in materia di editoria. Tuttavia, in ottemperanza all’art. 8 della legge sulla stampa 47/1948, Dimensione Fumetto ha ugualmente invitato Gualtiero Cannarsi a fornire una sua replica a questo articolo qualora lo ritenesse lesivo della sua dignità o contrario a verità. Con lettera firmata e datata 19/03/2019, Cannarsi ha preferito rifiutare l’invito.

Intervista a Fabrizio Mazzotta (prima parte)

In occasione dell’Etna Comics 2018 di Catania, nella giornata di sabato 2 giugno l’Associazione Culturale EVA IMPACT ha tenuto il panel Sci-Fi Anime AttackEvangelion, Cowboy Bebop e Trigun: i tre alfieri del rinascimento anime all’alba del terzo millennio.

Oltre alle bravissime artiste Lorenza Di Sepio e Giulia Adragna, al panel ha partecipato in veste di ospite d’onore anche Fabrizio Mazzotta, celeberrimo doppiatore e direttore del doppiaggio, che ha lavorato a Evangelion sia per la serie TV, sia per i film cinematografici, sia per il Rebuild.

Conferenza di EVA IMPACT all'Etna Comics 2018 con ospiti Lorenza di Sepio, Giulia Adragna e Fabrizio Mazzotta

Durante il panel l’Associazione Culturale EVA IMPACT ha conferito a Fabrizio Mazzotta il titolo di “Amico di EVA IMPACT” per aver contribuito con la sua grande professionalità al successo di Evangelion in Italia, e ha successivamente avuto l’onore di fare una divertente chiacchierata con una delle voci più caratteristiche del doppiaggio italiano.

Vi presentiamo l’intervista, a cura di Ilaria Azzurra Caiazza, Mario Pasqualini e Filippo Petrucci, in un doppio articolo: la prima parte, pubblicata qui su Dimensione Fumetto, è incentrata sulla carriera di doppiatore di Fabrizio Mazzotta; la seconda parte, pubblicata su Distopia Evangelion, è dedicata al ruolo di direttore del doppiaggio di Mazzotta sia su Evangelion sia sull’altro capolavoro di Hideaki Anno, il recentissimo Shin Godzilla.


Buonasera, Fabrizio! Grazie per aver partecipato al nostro panel e per averci concesso questa intervista. Partiamo con la più classica delle domande: com’è iniziata la tua carriera nel mondo del doppiaggio?

Prima di intraprendere la carriera di attore-doppiatore ero un attore cinematografico e televisivo. C’era l’esigenza, dopo aver terminato la produzione del film o del telefilm, di doppiarmi da solo, quindi ho conosciuto l’ambiente del doppiaggio. Poi, col passare degli anni, mi sono piaciuti molto questo mondo e le sue dinamiche lavorative, quindi ho dedicato le mie forze a fare doppiaggio: col passare del tempo da semplice doppiatore ho iniziato a fare l’adattatore al doppiaggio, scrivendo quindi i copioni, e poi sono diventato anche direttore di doppiaggio; lo faccio ormai da vent’anni e più!

Il tuo curriculum è molto lungo e ricco di ruoli molto diversi fra di loro. Credi che avere una voce così peculiare ti abbia favorito nella tua carriera o al contrario ti abbia precluso dei ruoli che avresti desiderato interpretare?

Chiaramente la mia voce peculiare mi permette di doppiare personaggi caratteristi, specialmente cartoni animati e magari personaggi buffi o particolari, però è anche vero che chi ha un vocione bello profondo non può interpretare i ruoli che faccio io. È tutto relativo! Probabilmente c’è una specie di preclusione e chiusura verso il cartone animato nell’ambiente, e magari certi ruoli da caratterista non mi vengono assegnati perché sono troppo legato, nell’immaginario, al cartone animato… però mi va bene così!

Com’è cambiato il lavoro del doppiaggio dai tuoi esordi a oggi?

Anche il mondo del doppiaggio è specchio dei tempi: ci sono dei ritmi più veloci oggi, più industriali. Sotto certi aspetti è una cosa naturale perché i tempi cambiano, sotto certi altri però un po’ più di tempo sarebbe necessario per curare al meglio certi prodotti.

Ti dividi tra il lavoro del doppiatore al leggio e quello del direttore di doppiaggio: dove finisce la responsabilità di uno e dove comincia quella dell’altro nel lavoro finito? Il doppiatore è un mero esecutore delle indicazioni del direttore o può prendersi qualche licenza?

Qualche licenza il doppiatore se la può prendere, sempre rispettando i ruoli per semplificare il processo: come il doppiatore fa il proprio lavoro, così anche il direttore di doppiaggio; c’è comunque uno scambio di idee, ma i due ruoli sono separati. Io quando faccio doppiaggio demando quasi tutto al direttore, quindi è molto più semplice.

Tra gli innumerevoli personaggi a cui hai donato la voce, quali ricordi con particolare affetto e quali con antipatia?

Parlare di antipatia forse è esagerato e comunque preferirei non fare esplicitamente nomi, ma ce n’è stato qualcuno che non mi interessava doppiare, e magari ha anche avuto successo… Tra quelli che ricordo con maggior simpatia, c’è sicuramente Eros di C’era una volta… Pollon; dopo trent’anni ovviamente mi sono affezionato a Krusty il Clown, ma devo dire che per me Eros è il cavallo di battaglia.

C’è molta differenza tra il doppiaggio di un personaggio animato e quello di un personaggio in carne e ossa? Quale preferisci tra le due possibilità?

Dipende dai ruoli, anche perché io non faccio differenze tra un personaggio animato o un attore in carne e ossa; si tratta di saper recitare e io non faccio distinzioni.

Il tuo ruolo di Krusty il Clown ne I Simpson è assolutamente iconico: che tipo di lavoro hai fatto su questo personaggio, anche in rapporto al doppiatore originale, e che rapporto hai con Krusty dopo tanti anni?

Io in genere cerco sempre di seguire il doppiatore originale: quando ho doppiato la serie prodotta da Spielberg, Pinky and the Brain, io seguivo in tutto e per tutto il doppiatore originale, Rob Paulsen, che era bravissimo, straordinario, e io cercavo di andargli appresso, ma non sono riuscito a equivalergli pur provandoci in tutti i modi. Nel caso de I Simpson invece il doppiatore originale di Krusty è Dan Castellaneta e devo dire che per me è stato più facile seguirlo, ci riesco di più: di base seguo lui poi, dopo trent’anni di lavoro su questo personaggio, qualcosa metto sempre qualcosa di mio; ecco, per Krusty mi sforzo un po’ perché non è la mia voce naturale, però per il resto ormai mi è facile doppiarlo.

Ormai Krusty è un personaggio nelle tue corde. Confrontando il doppiaggio originale con la tua interpretazione si nota che cerchi di avvicinarti molto, ma si sente la tua nota, la tua impronta. Proseguendo con le domande, quale reputi sia stato il tuo primo ruolo importante? E perché proprio Eros di C’era una volta… Pollon?

[Risata] Nei cartoni animati sicuramente Eros! Prima però avevo fatto Mizar in UFO Robot Goldrake, e prima ancora il mio primo ruolo come protagonista nel doppiaggio fu quello di Danny, nella serie TV americana La famiglia Partridge: avevo iniziato questo mestiere da poco, avevo 12 o 13 anni… Doppiare Eros comunque è stato l’apoteosi, il culmine della carriera!

Quest’anno si festeggiano i 40 anni di UFO Robot Goldrake in Italia: puoi raccontarci i tuoi ricordi relativi al doppiaggio di Mizar?

Io racconto sempre questo aneddoto: Goldrake fu uno dei primissimi cartoni giapponesi in Italia, scelsero me per doppiare Mizar e, cominciata la lavorazione, ai doppiatori mostravano tutti gli episodi spezzettati in anelli, in spezzoni di filmato e in bianco e nero. Non dico che non mi piacesse, ma non mi faceva né caldo né freddo, non mi interessava, e quando potevo andavo via dalla sala e curiosavo in una sala accanto dove doppiavano un telefilm che mi interessava. Quando invece iniziò ad andare in onda in TV, in ordine cronologico e a colori, mi piacque molto perché era un cartone d’impatto e nuovissimo per quei tempi, e per questo mi appassionai anche al suo doppiaggio.

A gennaio abbiamo incontrato Liliana Sorrentino, con cui hai lavorato negli anni Ottanta per C’era una volta… Pollon, e successivamente a fine anni Novanta per Neon Genesis Evangelion. Com’è stato tornare a lavorare con Liliana all’epoca, e farlo nuovamente per i film del Rebuild of Evangelion?

Quando abbiamo lavorato insieme su Pollon, io e Liliana eravamo entrambi al leggio, attori e doppiatori. Anni dopo invece, per Evangelion, io ero dall’altra parte del vetro in quanto direttore di doppiaggio rispetto a Liliana, doppiatrice di Ritsuko Akagi, e quindi i ruoli erano un po’ diversi, ma c’è sempre stato un buon rapporto. A ogni modo Liliana è sempre molto professionale, in quanto ascolta le indicazioni del direttore.

Fabrizio Mazzotta riceve il diploma "Amico di Eva Impact" da Ilaria Azzurra Caiazza a Etna Comics 2018.

 

Continua a leggere l’intervista su Distopia Evangelion!