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Dopo il crepuscolo dei supereroi – Grant Morrison, Alan Moore e la British Invasion di Luigi Siviero

Chi è cresciuto coi supereroi nei tardi anni ’80/primi anni ’90 non può che rallegrarsi nel leggere questo nuovo saggio di Luigi Siviero. Spesso si dice che nel fumetto ancora non esiste un apparato critico più strutturato rispetto ad altre forme d’arte, che analizzi i suoi vari periodi storici e il loro impatto su quanto avvenuto dopo.

In questo caso, si parla di un’aspetto importante e ancora poco analizzato della famosa British Invasion della seconda metà degli anni ’80 nel mondo supereroistico americano, il confronto tra due delle suoi più degni rappresentanti: la rockstar Grant Morrison e il guru Alan Moore.

Se del primo si parla sempre, a ragione, come uno degli autori fondamentali del fumetto mondiale, spesso ergendolo ad idolo insindacabile, senza quindi permettere un approccio squisitamente più critico a una qualsiasi delle sue opere, del secondo si conosce molto di più il suo approccio decisamente più pop e psichedelico, strettamente legato a una vita personale decisamente interessante da conoscere (si veda per esempio il suo stesso pseudo saggio SuperGods, edito in Italia da BAO Publishing, 2013).

Precisiamo, non è il primo saggio su Morrison edito in Italia (si veda anche qui Grant Morrison, All Star di Agozzino, Peruzzi, Solinas, edito da Double Shot, 2010), ma in questo caso tutta la sua opera viene rapportata costantemente ed esplicitamente alle opere precedenti o contemporanee di Moore.

È estremamente interessante fare questo percorso e vedere quanto profondamente la figura di Moore abbia avuto un forte influenza nelle opere di Morrison, non necessariamente come spirito di emulazione.

La grandezza di Morrison, come emerge spesso durante l’analisi di Siviero, sta proprio nell’essersi rapportato al “mito Moore” decostruendolo e non semplicemente imitandolo, come hanno praticamente fatto molti autori della “Dark Age”, identificata da Morrison con i 10/15 anni successivi alla pubblicazione di Watchmen.

Serie come Animal Man e Doom Patrol, ma anche le run su Flash e JLA sono state concepite tentando di intraprendere nuove strade, riconoscendo quanto tutte quelle storie derivative dell’opera più famosa di Moore, sempre più decadenti e crepuscolari, stavano appiattendo un genere, quello supereroistico, nato con una forte ingenuità, ma possibile di sviluppare fantasie sempre più stimolanti mentre lentamente si era piegato a essere più reale della realtà.

Per Morrison non è più possibile tornare indietro, ma qualcosa va fatto per recuperare quel senso di meraviglia, in modo da aprire il genere a nuovi approcci. Ci riuscirà in parte, ma è interessante leggere come molte delle sue opere facessero parte di un piano più ampio, che Siviero usa come filo conduttore per spiegare come l’autore Morrison sia stato più fondamentale e “dentro” il sistema per farlo evolvere, a differenza di un Moore che dopo i suoi seminali exploit si è allontanato progressivamente da un ruolo che forse non ha mai voluto veramente ricoprire, cioè quello di guida spirituale di tanti lettori e scrittori in erba di questo genere.

Notevole la ricerca bibliografica fatta di Siviero per avvalorare la sua tesi, soprattutto nel recupero di interviste ormai quasi introvabili. È evidente come gli stia a cuore questo autore e di come lo abbia seguito in tutto il suo percorso.

Poche le critiche che  si possono muovere a Siviero. Sono sostanzialmente due: la prima, di ritmo. La lettura è piacevole, ma forse la divisione dei capitoli rende vagamente frammentaria la narrazione, soprattutto in termini di ritmo e area tematica. Forse questa impressione è dovuta anche alla necessità di inserire i molteplici riferimenti bibliografici a piè di pagina.

La seconda è più di natura tematica. Sarebbe stato interessante estendere l’analisi anche sugli altri autori british che hanno colonizzato le varie serie Vertigo prima e la Marvel e DC poi. Quegli autori che con i due hanno avuto molto a che fare, influenzandoli e facendosi influenzare, creando un’idea di fumetto più maturo e consapevole, almeno quello americano che ha successivamente colonizzato il cinema dei nostri giorni.