Enzo Rizzi

Heavy Bone – L’ammazza rockstar!

Abbiamo conosciuto e apprezzato già da tempo le capacità di Enzo Rizzi grazie alle sue pubblicazioni per la Nicola Pesce Editore. La musica rock è il fulcro su cui ruota il lavoro dell’autore tarantino e anche in questa sua produzione non poteva di certo essere da meno.

Chi è Heavy Bone?

È l’antieroe per eccellenza esageratamente egocentrico e privo di freni, dedito all’alcool, droghe e sesso esplicito. Uno zombie in via di decomposizione nato dalle viscere dell’Hellsound: imprecisata dimensione parallela, moderna rappresentazione dell’Inferno dantesco, al cui comando si erge Sua Maestà Satanica, “divinità cornuta” dalle fattezze di un caprone antropomorfo.

Heavy Bone verrà di volta in volta chiamato a commettere i più efferati omicidi con l’obiettivo di eliminare tutti quegli esseri umani che deliberatamente hanno dato vita sul mondo terreno alla musica rock, che invece sarebbe dovuta essere esclusivo appannaggio dell’Hellsound.

Per decenni quindi Heavy Bone è stato il carnefice delle rockstar, colui il quale si cela dietro i casi costituenti il Club 27: espressione giornalistica attraverso cui vengono riuniti tutti quei cantati rock deceduti all’età di 27 anni.

Tuttavia, dopo tanti anni di “morti ammazzati”, anche un tipo come Heavy Bone ne ha abbastanza: si ribella ai comandi ricevuti e ingaggia una vera e proprio guerra contro tutto l’Hellsound mostrando la sua vera natura di (ex) essere umano…

La musica in grafica e narrazione

Saper ben comunicare il proprio “spirito metallaro” attraverso un media basato sulla rappresentazione visiva invece che sul suono non è sicuramente facile. Molti autori, nei propri fumetti, hanno dato sfogo alla loro passione musicale. Ad esempio Bastard!! di Kazushi Hagiwara oppure Le Bizzarre avventure di Jojo di Hirohiko Araki  sono infarciti di citazioni e rimandi al mondo del rock e metal attraverso i nomi dei personaggi che ne compongono le storie. Ancora, nel manga Detroit Metal City di Kiminori Wakasugi, il protagonista è proprio il frontman di un gruppo death metal.

Rizzi è riuscito a creare con la storia di Heavy Bone il giusto intreccio narrativo capace di incuriosire il lettore mantenendone sempre viva l’attenzione mediante il continuo gioco citazionistico, misto al grottesco e il fantastico. Ad arricchire le atmosfere così delineate, si sono interscambiati nel disegno gli artisti Gero Grassi e Nathan Ramirez: due autori dal tratto marcatamente realistico nella rappresentazione delle scene e delle fisionomie tanto da farmi tornare alla mente lo stile del noto autore giapponese Tetsuo Hara già autore di Ken il Guerriero, che molto spesso “prendeva in prestito” i tratti somatici di attori o cantanti famosi per delineare graficamente i propri personaggi.

Sebbene in soli cinque volumi non credo si sia scritto tutto quello che l’autore abbia ancora in mente, l’universo di Heavy Bone mi ha convinto e magari, considerando il finale aperto, credo non sia improbabile che il nostro zombie metallaro non torni a farci visita prima o poi!

 

 

 

 

Storia della musica pop a fumetti – Oops!… Heavy Bone Did It Again

Dimensione Fumetto dedica una serie di articoli ai fumetti sulla storia di vari generi musicali disegnati da Enzo Rizzi per la collana Music & Comics di Nicola Pesce Editore.

In questo terzo e ultimo volume si affronta il pop e i suoi grandi interpreti. I precedenti articoli erano dedicati alla musica metal e alla musica rock.


Copertina de "La storia della musica pop a fumetti" di Enzo Rizzi.A prima vista potrebbe sembrare un comune albo, ma dato il contesto l’uscita de La storia della musica pop a fumetti è perlomeno sorprendente.

Dopo tre volumi dedicati alla celebrazione del culto del rock, prima in forma più agiografica e poi anche in forma narrativa, l’illustratore e metallaro sfegatato Enzo Rizzi decide di dedicarsi alla musica pop.

Il passaggio non è del tutto chiaro. Il primo titolo della serie è stato Storia della musica metal, nato grazie alla Nicola Pesce Editore nel 2009 come raccolta in volume delle biografie di musicisti metal precedentemente pubblicate sulla rivista Rock Hard: il successo di pubblico ha poi portato all’uscita di Diabulus in musica, un’antologia di storie brevi a fumetti ideate da Rizzi e disegnate da undici autori, e poi a Storia della musica rock come naturale proseguimento del primo volume, che ha ricevuto un tale favore di pubblico da essere stato ripubblicato in edizione deluxe ampliata e adorna di copertina metallica, molto rock’n’roll.

Il trait d’union fra questi tre volumi è la presenza in funzione di narratore dello zombie assassino Heavy Bone, personaggio ideato da Rizzi mettendo insieme l’aspetto di Doyle Wolfgang von Frankenstein, il trucco di Alice Cooper e i capelli di Vince Neil dei Mötley Crüe, ottenendo una sorta di fratello maggiore palestrato di Eddie degli Iron Maiden. Costui risiede in un ameno vestibolo dell’Inferno e millanta di essere il serial killer che ha ucciso le numerose rock star del club dei 27.

Cosa c’entra tutto ciò con la musica pop? Apparentemente molto poco, e fattivamente meno ancora: la motivazione che Heavy Bone dichiara nelle prime due facciate del fumetto è che il pop è «il vero inferno […] la più indegna piaga di nequizie dello show biz», il che lo rende «ipocrita, cinico e spietato, alla pari -se non oltre- del tanto vituperato e temuto mostro del “rock and roll”». In pratica, poiché la musica pop è «un luogo musicale assai peggiore, più decadente e infestato da demoni» rispetto al rock, questo lo rende morboso e quindi interessante: una questione morale. Ora, ammesso che sia vero, e probabilmente lo è, raccontare gossip non dà all’autore la licenza di intitolare la sua opera La storia perché non c’è alcuna storia, né tantomeno Storia, ma al massimo tante storie. Non si può nemmeno dire che sia a fumetti, dato che il volume è fattivamente un libro illustrato e corredato da didascalie a volte goffamente impaginate.

Tavole de "La storia della musica pop" di Enzo Rizzi.

Due pagine qualunque de La storia della musica pop a fumetti: la sottilissima linea fra “fumetto” e “libro illustrato”. La firma con il monogramma ER che accompagna ogni pagina rafforza ancor di più lo stacco fra le immagini e il testo.

Infine, e questa è la maggior pecca del volume, non parla affatto della musica pop. Rizzi ha scelto 34 musicisti pop secondo personali criteri opinabili e ha raccontato le loro storiacce, con due pagine a ognuno. Non un accenno a cosa è il pop, al suo valore, a cosa rappresenta a livello sociale, alla sua storia. La scelta degli artisti ha del perplimente: perché ci sono gli Spandau Ballet, ma non i Beach Boys? Perché Amy Winehouse, ma non i Carpenters? Perché Boy George, ma non Morrissey? E soprattutto: come può non esserci Burt Bacharach??? La risposta che appare più probabile è che gli artisti presentati sono quelli più celebri in Italia e intesi secondo un’accezione particolarmente ampia di “musica pop”. Ma se Rizzi era stato così raffinato da scindere il sottogenere metal dal genere rock, allora perché inserire artisti come Bee Gees, Michael Bublé e Stevie Wonder (sottogeneri disco, swing e soul) in questo volume?

Cambiando quindi il titolo dell’opera nel più onesto Storie illustrate di musicisti controversi genericamente pop e notori in Italia, il volume assume un altro valore. I testi di Francesco Ceccamea, benché minati da una quantità incredibile di refusi (quasi uno a pagina!), sono perfettamente funzionali e hanno tono brillante, intenso o piccantino in base al soggetto in causa, e le illustrazioni in bianco & nero di Enzo Rizzi sono spettacolari nel loro ricercato realismo fotografico, nel senso letterale della parola dato che si basano su vere foto degli artisti.

Tavole de "La storia della musica pop" di Enzo Rizzi.

La verosimiglianza delle illustrazioni è veramente notevole, e la presenza di minuscole imperfezioni qua e là certifica che le immagini non sono ricalcate, ma opere originali. L’unico minimo difetto sono le texture (come calze a rete, pattern degli abiti e soprattutto capelli), spesso trattate con poca cura.

Preso come fumetto, beh, non è un fumetto dato che non esiste alcuna correlazione (nemmeno sottile o antitetica) fra testo e immagine, ma preso come volume illustrato da consultazione La storia della musica pop propone al lettore un’oretta di svago in compagnia degli artisti e di quelle loro storielle curiose che MTV trasmetteva negli infobox che spuntavano durante i videoclip. Sconsigliato per chi cerca quello che il titolo propone, ma perfetto per gli amanti del pop commerciale, del gossip, e della bella MTV che fu, o di tutte e tre le cose insieme.


Enzo Rizzi
Storia della musica pop a fumetti
Nicola Pesce Editore
cm 21×29.7, b&n, brossura, 80 pagg., € 9.90
ISBN 9788897141969

Storia del rock a fumetti – Fuori tutto il resto!

Dimensione Fumetto dedica una serie di articoli ai fumetti sulla storia di vari generi musicali disegnati da Enzo Rizzi per la collana Music & Comics di Nicola Pesce Editore.

In questo secondo volume si affronta il rock e il suo turbinoso percorso. Il precedente articolo era dedicato alla musica metal.


Pleased to meet you
Hope you guess my name

Mick Jagger e Keith Richards lo avevano scritto cinquant’anni fa in Sympathy for the Devil, immaginando che fosse il diavolo a presentarsi in prima persona.

Da sempre il rock e il diavolo vanno a braccetto, anche senza dirselo, a partire dalle accuse di satanismo o di devozione a questo o quel demone, che spesso seguono le note dei diversi filoni della musica rock.

Copertina di "Storia del rock a fumetti" di Enzo Rizzi.E Lucifero fa capolino nelle pagine del volume Storia del rock a fumetti di Enzo Rizzi, ancora una volta sotto le spoglie di Heavy Bone, lo zombie con due bestioline (chiamate «rock» e «roll») dentro la pancia che da oltre quindici anni si diletta a causare e raccontare la fine violenta di famosi musicisti e in occasione delle sue numerose apparizioni, da Diabulus in musica alla miniserie uscita nel 2017 sotto l’etichetta Heavy Comics, ha cercato di trovare vittime da immolare sull’altare dell’Hellsound.

Ma il nostro Heavy non è simile a un affabile uomo d’affari russo come quello del romanzo Il maestro e Margherita di Bulgakov, la cui lettura avrebbe ispirato a Jagger la canzone dedicata appunto a Lucifero, bensì uno spietato narratore raffigurato con le caratteristiche tipiche di molti cantanti dell’universo rock e metal: petto nudo con vistose suture, muscoli turgidi e tatuati, chioma ondeggiante, mascella prominente, sguardo (ovviamente) assatanato, sorriso beffardo, borchie, anelli, frange, pantaloni superaderenti, stivaloni e chilometri di pelle nera. Anche le sue pose sono sfacciatamente metallare: corna incrociate, gesti fallici, microfoni o chitarre afferrati come per un amplesso voluttuoso, in un’atmosfera cimiteriale traboccante di ossa, teschi, croci, degna della poesia sepolcrale di Thomas Gray.

Il tutto inserito in una struttura grafica e narrativa costante: due pagine per ogni solista o gruppo, in cui spesso nella prima o seconda vignetta compare il nostro «star killer» a introdurre la storia, magari richiamando in qualche dettaglio gli artisti presentati (abbigliamento, strumento, trucco) e interagendo talora con essi,  come quando canta con Bob Dylan and The Band o si atteggia con i pugni protesi in avanti sostituendosi al leader dei New York Dolls.

Dopo la breve introduzione le immagini si concentrano sulle principali tappe della carriera dei musicisti e soprattutto sui dettagli torbidi, violenti o dolorosi delle loro vite private, con un’accentuazione maggiore del tono macabro e scandalistico rispetto alla Storia del metal a fumetti.

Le vignette sono disposte senza una griglia fissa, assecondando l’intento artistico comune alle altre storie della musica a fumetti dello stesso autore, ovvero quello di riprodurre con uno stile iperrealistico molte foto anche piuttosto note all’immaginario collettivo, in cui gli artisti sono immortalati durante i loro concerti o nei momenti di pausa tra un’esibizione e un’altra; in base a questa esigenza può accadere che parti di una scena sconfinino in una contigua e che sia adottata in modo libero la soluzione con fondo bianco e figure nere scontornate o viceversa per ragioni combinatorie più che semantiche.

Allo stesso modo le didascalie della voce narrante, il nostro sarcastico chitarrista infernale, si inseriscono fittamente con bordi marcati tra le vignette o all’interno di esse, rendendo in qualche caso poco chiara la loro successione. Non compaiono splash page, a differenza della Storia del metal a fumetti, rispetto alla quale inoltre viene seguito un ordine cronologico da Robert Johnson fino ai Foo Fighters, con l’aggiunta delle schede finali sui concerti e gli strumenti musicali e immancabilmente, in apertura e in chiusura d’opera, alcune pagine dedicate al nostro Heavy Bone.

L’impostazione enciclopedica è di necessità sintetica e non sempre prodiga di informazioni, dato che concentra in uno spazio purtroppo esiguo la parabola artistica talvolta anche lunghissima dei settantatre solisti o gruppi raffigurati e, come avviene per altri libri di storia della musica, non permette di cogliere appieno i legami o le influenze che attraversano la storia del rock, il fiume sotterraneo di ispirazioni, suggestioni, echi che carsicamente affiora e per ignota casualità dà vita a pezzi memorabili, creando un flusso inarrestabile e unitario pur nelle infinite diramazioni e commistioni, dal folk al punk, dall’electronic all’alternative.

Di sicuro è evidente il filo conduttore dell’interpretazione del rock come genere satanico, impersonato dal protagonista ed esemplificato da vicende di eccessi e dannazione, proponendo un’ampia rassegna di artisti eccezionali ma maledetti a volte fin dalla nascita, come Jerry Lee Lewis.

Seguendo questa linea è possibile trovare nelle biografie dei musicisti altri elementi ricorrenti: un’infanzia segnata dalla separazione dei genitori, come per Lenny Kravitz, dall’abbandono da parte del padre, come per Eddie Vedder dei Pearl Jam, o dalla sua morte, come per Roger Waters dei Pink Floyd, o ancora dalla povertà, come per Elvis Presley. E poi ci sono i concerti, il successo più o meno immediato, gli alterni rovesci della sorte, gli scioglimenti e le ricomposizioni di band, l’abuso di droghe e alcol, la depressione, gli amori duraturi, contrastati, fugaci, le morti tragiche o repentine.

Il quadro che emerge è a tinte talmente fosche e luttuose che viene da chiedersi, al termine della lettura del fumetto, se il diavolo abbia davvero lasciato un’orma così pesante lungo la via di questo genere musicale.

Ma noi che amiamo il rock sappiamo bene che non è solo questo: il rock è energia, passione, forza vitale, libertà. Così tra le pagine dell’opera possiamo cogliere implicitamente altri aspetti che avvicinano, ad esempio, i Beatles ai Red Hot Chili Pepper, i Sex Pistols ai Rolling Stones, David Bowie a Bruce Springsteen: talento, genialità, ostinazione, rottura con le regole o con il passato, carisma, fortuna. Alla stessa maniera possiamo avvertire le differenze tra i Queen e i Lynyrd Skynyrd, gli U2 e i Ramones, Johnny Cash e Ben Harper, soprattutto in base ai nostri gusti personali. Infatti accade a tutti noi di adorare una canzone ma detestarne un’altra, di associare una melodia a un momento particolare della nostra vita, di seguire o abbandonare generi e tendenze, di proiettare nei cantanti e nei loro testi le nostre debolezze e le nostre domande, di riconoscere nelle parole e nelle note di un brano un nostro lato intimo altrimenti inespresso. Veneriamo il rock per la tecnica musicale portata ai massimi livelli, per la melodia pura, graffiante, travolgente, per la dissonanza irrazionale, liberatoria, potente, per la bellezza sublime dei suoni della batteria, della chitarra, del basso, della voce, che intridono il nostro animo e la nostra pelle con un effetto ogni volta diverso. Magari non vediamo nel rock l’impronta del diavolo e crediamo di non aver mai «stretto la mano a Satana» o «dormito nel suo letto», come cantano i Pearl Jam in Satan’s Bed; non associamo Helter Skelter dei Beatles ai significati oscuramente allusivi del White Album, ma all’esclamazione finale di Ringo Starr «I’ve got blisters on my fingers!».

Insomma, per noi il rock è eclettico, sorprendente, incoerente, il rock ci esalta, ci sconvolge, ci culla, ci accompagna e ci sostiene fin da quando per la prima volta è entrato nel nostro cuore, ci si è piazzato come un irriverente sovrano e gli ha ordinato: «Fuori tutto il resto!»

NOTA: Ringrazio molto il mio amico Andrea Cittadini Bellini per aver preso parte alla stesura di questo articolo.

Il titolo e la conclusione dell’articolo sono una citazione di Leave Out all the Rest dei Linkin Park in ricordo del leader Chester Bennington, che non è presente con il suo gruppo nel fumetto, ma con la sua vita e le sue canzoni ha incarnato per me le molteplici contraddizioni e la magnifica bellezza del rock.


Enzo Rizzi
Storia del rock a fumetti
Nicola Pesce Editore
cm 21×29.7, b&n, brossura, 204 pagg., € 9.90
ISBN 9788897141235

Storia del metal a fumetti – METAL NEVER DIES!

Dimensione Fumetto dedica una serie di articoli ai fumetti sulla storia di vari generi musicali disegnati da Enzo Rizzi per la collana Music & Comics di Nicola Pesce Editore.

Per il volume Storia del metal a fumetti ci siamo rivolti a un profondo conoscitore del genere, un ottimo musicista, un metallaro DOC, un grande amante del rock duro e dei fumetti, Daniele Egidi, che ha scritto per noi questo appassionato e appassionante articolo.


Premessa

Il nome “Heavy Metal” assegnato alla particolare forma di rock molto duro e con liriche identificabili sembra che derivi, secondo un’ipotesi molto accreditata, dalla rivista di fumetti americana Heavy Metal, appunto, e dal film omonimo. Le copertine della rivista e i fumetti in questione intrisi di un’atmosfera fantasy-gotico-erotica si avvicinavano molto all’immaginario del nascente stile musicale a metà anni ‘70. Basta riguardarsi molte copertine di dischi per capire quanto il legame fra metal e fumetti sia strettissimo.

Esempio eclatante sono gli epici Manowar, newyorkesi e per loro stessa ammissione «figli di Odino», il cui artwork discende direttamente dai fumetti di Conan il Barbaro.

Oppure i Death, bandieri dell’orrorifico Death Metal, che si rifanno nell’immaginario dei primi dischi ai fumetti “maledetti” della EC Comics.

Storia del metal a fumetti

Qualche anno fa, due miei cugini ritornarono dalla celeberrima manifestazione di Lucca omaggiandomi con  il volume di Enzo Rizzi che, fin dal titolo, unisce due fra le mie grandi passioni: metallo (pesante, ovviamente) e fumetti. Inoltre sul frontespizio c’è uno schizzo del protagonista dell’opera, Heavy Bone, con una scritta a pennarello dedicata a me, sulla fiducia, dall’autore.

Enzo Rizzi ha tutto il curriculum in regola per trattare dell’argomento, infatti si è sempre mosso nella cultura grafica del rock e del metallo, collaborando alla storiche riviste di settore H/M, Metal Shock, Flash (ahimè, ormai chiuse) e RockHard (attuale portabandiera del metal), a Dylan Dog (ovviamente), ai fanclub italiani di varie band fra cui Kiss e Metallica. Ha pubblicato alcune miniserie e per NPE, oltre alla Storia del metal a fumetti, i volumi Diabulus in musica, Storia del rock a fumetti e Storia del pop a fumetti, sempre con Heavy Bone. Attualmente tra i suoi innumerevoli progetti coopera con il portale TrueMetal e con la collana Danze Macabre della CRAC edizioni.

Heavy Bone

Il protagonista della Storia del metal a fumetti è Heavy Bone: palesemente ispirato a livello grafico all’icona metal per eccellenza, cioè Eddie degli Iron Maiden, a livello psicologico presenta delle connotazioni decisamente inquietanti, infatti la sua attività è quella di biografo/anfitrione della vita delle rockstar con una particolare predilezione per i tratti morbosi e scandalistici, come sesso, droga e violenza in abbondanza. Basti ricordare i suicidi teatrali di Cobain e DEAD dei Mayhem, le morti dovute agli eccessi di Hendrix (forse il primo precursore del rock duro), di Bon Scott e molti altri, le sparatorie in vari concerti negli USA, eccetera. Heavy Bone ha un altro vizietto però, non è solo un pettegolone: di tanto in tanto si diletta come esecutore e giustiziere dei più maledetti dell’universo rock e metal.

Struttura del fumetto

Ma Rizzi non dimentica certo quello che i metallari amano di più, cioè la musica, trattata con competenza e rigore musicologici. La sua opera è fondamentalmente un’enciclopedia disegnata sul bizzarro e geniale universo del Metallo Pesante, con ramificazioni verso il rock, il grunge e altro ancora, considerando ad esempio le vicende di Nirvana e Aerosmith, pilastri non solo del rock, ma anche della cultura contemporanea.

Il protagonista Heavy Bone introduce per ogni band, in ordine alfabetico, una scheda biografica di due pagine che traccia l’aspetto umano e musicale con illustrazioni riferite a foto realmente scattate e spesso assurte a icona del contemporaneo, per esempio i Kiss che con il loro look e make-up hanno segnato un’epoca, forse ancor più che con le loro bellissime hit, o il sex symbol rock per eccellenza, Robert Plant dei Led Zeppelin, raffigurato in una tipica posa sensuale.

 

Le rivelazioni non sono certo sconvolgenti in quanto il materiale biografico è chiaramente conosciuto dagli appassionati più irriducibili. Inoltre Rizzi non si avventura nella corrente ideologicamente e musicalmente più controversa, cioè il True Norwegian Black Metal, anche se la trattazione di band come Slayer, Rammstein e i marchigiani (in origine) Death SS fa capire che l’autore non si tira certo indietro di fronte a talune posizioni filosofico-religioso-politiche di alcuni esponenti. Come bonus aggiuntivo finale, il fumettista ci regala la narrazione di e con Heavy Bone su come sono nate due perle iconiche di questo genere musicale, la stranota Smoke on the Water dei Deep Purple, la cui composizione è ispirata all’incendio realmente accaduto durante un concerto di Frank Zappa al quale assisteva la band (ma il  retroscena con Heavy Bone è “inedito”), e Cowboys from Hell, in cui è decisamente tragica e purtroppo reale la storia collegata a Dimebag Barrel, virtuosissimo chitarrista dei Pantera.

Stile grafico

Dalle immagini del fumetto erompe tutta la carica energetica dell’hard rock’n’roll: se prendiamo una band molto conosciuta come gli AC/DC, in due tavole sono condensati con vigore e forza visiva gli eventi principali del gruppo, culminanti nella morte per alcol del primo singer Bon Scott. Un episodio disegnato in pieno stile splatter movie è quello di Rob Zombie che, oltre a guidare la seminale band White Zombie, ha scritto molto (anche fumetti) e soprattutto diretto una manciata di film horror che hanno rivoluzionato il genere introducendo raffinatezze stilistiche con musica classica e citazioni esoteriche e filosofiche particolarmente colte.

Conclusioni

Da quando leggo i fumetti, cioè da sempre, la “narrativa disegnata” si è largamente affrancata dai pregiudizi che la circondavano (roba da bambini, ecc.). Autori come Frank Miller negli USA, Alan Moore in UK e Tiziano Sclavi da noi hanno irrimediabilmente abbattuto lo steccato fra cultura popolare e cultura alta, perlomeno nei comics.

Discorso diverso per quanto riguarda il rock duro. Ascolto il metal da più di trent’anni e ne ho sentite, e continuo a sentirne, di tutti i colori: «il metal è solo rumore», «ha un’ideologia reazionaria, maschilista e guerrafondaia», «io veramente ascolto tutto: dall’elettronica londinese alla world music bengalese, proprio tutto, tranne il metal». Ma mi chiedo, giusto per dire: dove hanno suonato i più raffinati musicisti moderni e contemporanei? E l’immaginario scaturito dal metallo non è forse fra i più complessi e affascinanti della cultura contemporanea con riferimenti fantasy, mitologici, nordici, religiosi, filosofici e persino cosmogonici? La band svedese Bathory del compianto Quorthon non ha trattato in maniera approfondita tutta la mitologia vichinga collegata anche all’Eterno Ritorno di Nietzsche? O i nostri marchigiani CENTVRION la storia dell’Impero Romano?

A tutti questi “intellettuali chic” che disprezzano il metal consiglio la lettura del fumetto di Enzo Rizzi, un compendio molto ironico e a tratti cinico sui musicisti che noi metallari amiamo, ma soprattutto a coloro che con mente curiosa e aperta potranno usare questa “bibbia” come porta d’ingresso davvero speciale alla storia e alla filologia della nostra musica.

KEEP THE FAITH ALIVE!


Enzo Rizzi
Storia del metal a fumetti
Nicola Pesce Editore
cm 21×29.7, b&n, brossura, 160 pagg., € 19.90
ISBN 9788897141495