Enemigo

Enemigo: Taniguchi in salsa sudamericana

“Enemigo” è il termine spagnolo per “nemico”. Un nemico da inseguire per mezzo mondo e da eliminare, per vendetta personale, ma non solo.

Rizzoli Lizard propone, per la prima volta in volume italiano, l’edizione integrale di questo lavoro di Jirô Taniguchi. All’epoca dell’uscita di Enemigo (1985), Taniguchi non era ancora definitivamente affermato come autore di collegamento tra il manga e il fumetto europeo.

L’opera è già uscita in volume in Francia nel 2007. Nell’intensa prefazione scritta in quella occasione, Taniguchi spiega chiaramente le distanze che nel 1985 si evidenziavano tra i manga e le sue tentazioni occidentali.

Dichiara infatti la sua vicinanza al fumetto europeo:

Non ho difficoltà a dire che all’epoca (di Enemigo, n.d.r) ero molto interessato ai fumetti europei.

citando tra gli influssi subiti quelli di Mœbius, Bilal, Schuiten, ma anche Giardino e Micheluzzi.

Taniguchi appare infatti già profondamente legato ai lavori di tanti autori europei, come conferma Vittorio Giardino nella prefazione alla presente edizione, azzeccatamente intitolata Le tracce del futuro maestro.

Si tratta dunque di un’opera del primo Taniguchi. Almeno del primo Taniguchi autore completo, appena antecedente a Bocchan e Blanca.

Il lavoro sui testi è fatto insieme a M.A.T., misterioso collettivo di writers, che a lungo negli anni ’80 del secolo scorso ha imperversato sul fronte del manga, su cui però è davvero difficile trovare informazioni.

Enemigo racconta la storia di un detective privato giapponese trapiantato a New York. Kenichi, ex soldato, viene chiamato in causa per salvare il fratello, presidente di una multinazionale caduto in mano ai guerriglieri in uno stato immaginario tra la foresta equatoriale e le Ande, il cui nome fa forse riferimento alla lingua Nauhatl, il Nasencio. Dopo la caduta del solito regime dittatoriale, la multinazionale giapponese Seshimo è incaricata di trasformare migliaia di ettari di giungla in coltivazioni. Progetto osteggiato dal vecchio dittatore Marquez, supportato dalle potenze straniere che temono l’ingresso di materie prime a basso costo nel mercato internazionale. L’Enemigo, appunto, che ha rapito Yuji Seshimo e continuato a portare la guerra nel paese, prima di scappare a New York. Vistosi sconfitto in patria, ha cercato rifugio altrove per riorganizzare le forze e sferrare un secondo attacco.

E lì, viene ritrovato dal fratellastro detective, nella sua città di adozione. Dopo aver salvato il fratello, anche dalle minacce interne alla stessa Seshimo, completa la sua opera. Mette in pratica tutte le sue conoscenze di guerriglia per impedire all’ex dittatore di tornare in patria e vendicarsi anche dei lutti personali, e incidentalmente si vendica della morte della segretaria, vero deus ex machina dell’intera storia.

La storia quindi si muove tra questi due scenari. New York, in cui sono ambientati prologo ed epilogo, e Nasencio, teatro degli scontri bellici. A sua volta diviso tra la giungla, le montagne e la capitale.

Politica internazionale, tematiche ambientali, economia e storie personali si incrociano in un intreccio tra la spy story e la lotta di liberazione in stile Commando. Con tutti gli elementi: avidità e vendette familiari, ex commilitoni traditori, tragedie da vendicare. Su uno sfondo che non risulta lontano dagli attuali scenari sudamericani, tra spinte democratiche e ingerenze internazionali, più o meno esplicite. Ma collegato in parte agli avvenimenti di quegli anni, con i Contras in Nicaragua e le dittature in Brasile, Argentina, Cile, che avranno fine qualche anno dopo la conclusione del fumetto.

Enemigo ha un intreccio molto più vicino al fumetto europeo e americano, che a quello giapponese: la stessa figura del detective privato è lontana dalla cultura giapponese. I titoli dei capitoli in spagnolo lo confermano ulteriormente.

Il personaggio principale richiama quello di un altra opera che Taniguchi sviluppa negli stessi anni con Natsuo Sekikawa: il detective Jotaro Fukamachi, protagonista di Trouble is My Business. Anche se il background, il modo di affrontare la vita e la professione sono piuttosto diversi, i due detective hanno in comune una forma di cinismo, che lascia però spazio alle relazioni personali, e lo sguardo perennemente velato. Come se facessero controvoglia tutto quello che fanno, ma alla fine lo portano a termine con professionalità e una determinazione inaspettata. Un hard boiled, tipico di quel periodo dell’opera di Taniguchi.

Tra i personaggi della vicenda non mancano delle figure stereotipate: dall’ex commilitone traditore, alla segretaria che si rivela una vera combattente, ma trova la morte e dà lo spunto per la vendetta. E ovviamente il prete rivoluzionario. Tutte vengono tratteggiate, da un Taniguchi già maturo, nel modo più adatto al genere e al contesto, e non certo con la sensibilità sopraffina che lo caratterizzerà nelle opere più intimiste, ma sono ben strutturate e funzionali al carattere dell’opera. Compare anche il cane, spesso compagno dei personaggi di Taniguchi. In questo caso un cane da combattimento, adeguato al contesto.

Il tratto ricalca la crudezza della storia. Abituati agli acquerelli e alle tinte pastello delle storie che hanno reso famoso Taniguchi, abbiamo qui a che fare con dei retini scuri e tratteggi talvolta ricchi più di ombra che di luce.

Anche le pagine a colori non sollevano.

Completano, fanno da prologo a qualche capitolo. Sembrano dei momenti più tecnici che sostanziali.

Il tratto ricorda anche altri mangaka, a volte quello di Ryōichi Ikegami, che diventerà famoso qualche anno dopo, e dimostra la duttilità di Taniguchi, che dà alla sua opera una grande dinamicità e fisicità, a volte sensuale, e non solo nelle scene più esplicite.

Gli sguardi, le espressioni, che poi consentiranno ai personaggi del Taniguchi più poetico di toccare il cuore di tanti lettori, pur essendo già presenti, si alternano con scene d’azione dettagliate e assai dinamiche.

Altrettanto dinamiche sono le gabbie delle pagine, completamente a servizio della storia, e che mostrano già una capacità scenografica quasi cinematografica. Interessante la scelta degli adattatori di riportare la traduzione delle onomatopee nello spazio tra le vignette, senza occuparlo, utilizzando il grigio.

Nonostante il registro diverso, non è diversa l’attenzione di Taniguchi per i dettagli ambientali, quelli della giungla, dei villaggi andini, ma anche dell’ambiente urbano, e per la caratterizzazione dei personaggi: è lo stesso Vittorio Giardino nella prefazione a trovare la somiglianza tra il prete guerrigliero e il “suo” Max Friedmann.

Il volume si completa con tre interventi: di François Schuiten, di Baru e dello stesso Taniguchi intervistato da Nicolas Finet. Questi redazionali risultano molto utili per il lettore che conosce marginalmente Taniguchi per entrare nel merito dell’autore, ma anche per chi ha negli occhi le opere che lo hanno reso famoso, per contestualizzarne e comprenderne il percorso artistico. L’opera

appare lontana dalla vena intimista che ricolleghiamo a lui oggi in Europa (Baru)

e

lascia trasparire il timing e il senso del ritmo che gli sono propri (Schuiten).

Nelle stesse parole dell’autore si comprende la genesi di Enemigo, ma anche, più in generale, il contesto personale e culturale in cui l’opera è nata.

Una faccia ulteriore di un maestro del manga, che ne dimostra ancora una volta la duttilità e la capacità narrativa.


M.A.T., Jirô Taniguchi
Enemigo
Rizzoli Lizard, 12/02/2019
304 pagg, brossura, b&n e colore, € 20,00
ISBN 9788817108799