Emiliano Mammucari

Lezioni spirituali per giovani fumettari

L’arte, il mercato, il mestiere, il web: la prima guida per chi vuole raccontare storie disegnando!

Sì, fumettaro. Perché è una brutta parola fumettaro. Voglio essere un fumettaro, perché fumettaro forse è un’offesa. – Hugo Pratt

Come si vive il “mestiere” del fumetto? Come si diventa un autore? Come ci si propone a un editore? Italia, Francia, Giappone, Stati Uniti: come cambia il fumetto nel mondo? I web comics: cos’erano e cosa sono diventati? Lezioni spirituali per giovani fumettari di Emiliano Mammucari (scrittore, disegnatore e illustratore, co-creatore di Orfani per Sergio Bonelli Editore) risponde a tutte queste domande e racconta con ironia e sano pragmatismo il lavoro che si cela dietro ogni fumetto, concentrandosi sul percorso, professionale prima ancora che artistico, che ciascun autore intraprende. Edizioni Star Comics porta in libreria, e in anteprima a Lucca Comics & Games, la prima guida completa per chi vuole raccontare storie a fumetti, inserendosi compiutamente nel mercato, e rivolgendosi a un vasto pubblico.

 

Il fumetto sta vivendo uno dei suoi periodi di maggior splendore, e non tutti sanno che la scuola italiana è tra le più avanzate del mondo, popolata di autori che lavorano e pubblicano (raggiungendo livelli sempre più alti) sul mercato internazionale.  Attraverso lezioni brevi, autorevoli e ironiche, Emiliano Mammucari illustra doti e competenze necessarie, opportunità per imparare il mestiere, per proporsi, realizzare un book, affrontare il mercato editoriale e orientarsi nel passaggio dal formato cartaceo a quello digitale. Un volume imperdibile, impreziosito dalle testimonianze di professionisti di fama mondiale (scrittori, disegnatori, illustratori, editori), che si sono resi disponibili a condividere con l’autore la propria esperienza e visione del mondo in cui operano. Una visione “dal di dentro” di come funziona il mondo del fumetto e uno sguardo attento e documentato per imparare a muoversi nell’editoria francese, americana, italiana.

 

Scheda tecnica: 14,5x21cm, brossurato, 192 pagine b/n, € 15,00

Orfani: Terra – In un futuro distopico il mondo muore

Presentazione

Orfani è una serie a fumetti di genere fantascientifico bellico, creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, della Sergio Bonelli Editore in albi mensili a colori. Pubblicata dal 16 ottobre 2013, la serie narra  le vicende di una squadra di giovani combattenti, nota come ORFANI, impegnata in una guerra fra il genere umano e una razza aliena. Orfani è la prima serie di fumetti interamente a colori pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore ed è composta da 54 albi suddivisi in sei stagioni: OrfaniOrfani: RingoOrfani: Nuovo MondoOrfani: JuricOrfani: Terra e Orfani: Sam.

Lancio

Ho sentito parlare per la prima volta di Orfani nelle puntate, del 23 e 30 novembre 2014, di Fumettology – I miti del fumetto italiano, una serie di documentari dedicata ai principali personaggi del fumetto italiano, prodotta dalla Fish-Eye Digital Video Creation e andata in onda sulla Rai tra il 2012 e il 2014.

Il fumetto è stato trasposto televisivamente in una serie motion-comic con regia di Armando Traverso e co-prodotta da Rai Com, che poi è andata in onda su Rai 4 a partire dal 6 dicembre 2014, suddivisa in dieci episodi da venti minuti.

La pubblicazione di Orfani è stata preceduta da una campagna pubblicitaria ben studiata. Tutti ne hanno parlato, forum e siti internet, TV, radio, il Lucca Comics. La rivista Repubblica XL n.91 gli ha dedicato un’anteprima con tanto di cover alternativa dedicata. Inoltre Bonelli e Multiplayer.it, hanno collaborato per il numero zero, distribuito nelle fumetterie e nei negozi Gamestop.

Descrizione

Orfani è uno dei progetti più costosi e ambiziosi mai realizzati dalla casa editrice milanese. Sappiate che sono stati investiti complessivamente 1.300.000 euro circa nella produzione e nel lancio della sola prima stagione.

Il linguaggio  grafico e narrativo sono innovativi, ma l’utilizzo dei colori per l’intera serie è la vera grande novità, visto che solitamente con i colori si celebrano occasioni speciali, come per esempio i numeri dei centenari.

È vero che negli ultimi anni collane come Dylan Dog Color Fest e Color Tex hanno introdotto questa pratica in nuove forme, ma si tratta comunque di albi speciali, e non di serie regolari.

Sfogliando Orfani, è lampante la somiglianza delle armature dei personaggi con il videogioco Halo, di cui Recchioni è un fan. Questa non è l’unica ispirazione, infatti gli autori hanno preso spunto anche da opere letterarie come Il signore delle mosche di William Golding, Fanteria dello spazio di Robert A. Heinlein, Guerra eterna di Joe Haldeman, e da film come Alien, Il grande uno rosso, Full Metal Jacket, Star Wars e Terminator 2.

Dalla cenere

Attualmente si è conclusa la quinta stagione, Orfani: Terra, di cui voglio parlarvi.

Uscita in edicola del 14 gennaio, celebra il debutto di uno straordinario copertinista, Gipi. Le sue illustrazioni sono esaustive, come quella della copertina di Orfani: Terra – 1: Dalla cenere. Uno sfondo desolato e spettrale dove si ergono gli scheletri di grattacieli sopravvissuti all’evento catastrofico che ha dato inizio a tutto. Le carcasse dei veicoli coperti di ruggine confermano una società moderna ormai estinta. In primo piano Cain, protagonista della storia, che con una mazza in mano e sguardo duro, ci racconta un futuro distopico.

La storia è ambientata in una nazione nord americana, anziché in Europa come nelle prime due stagioni. Due fratelli romani, Emiliano e Matteo Mammucari, ci raccontano di due fratelli dai nomi biblici, Cain e Abe, del capo gruppo Max e i suoi compagni Fango, Rat e Bug. Questi ragazzi si ritrovano schiavizzati dallo Sceriffo, un uomo spietato che li costringe a lavori pesanti e rischiosi nella discarica. Ma Cain non intende arrendersi al suo destino. Suo fratello aveva ragione, dalle ceneri è nata la Città Nuova, sfavillante e ricca, ma questa terra promessa non è facile da raggiungere e Cain dovrà lottare.

I disegni, dal tratto deciso e marcato, sono di Alessio Avallone, già conosciuto nei numeri 6 di Orfani: Ringo e Orfani: Nuovo Mondo. I colori sono di Giovanna Niro, che ha donato energia alle tavole con i toni del blu per trasmettere ancor più disperazione e angoscia, e i toni del rosso per trasmettere rabbia e dolore.

Seminare tempesta

Protagonista del secondo capitolo, dal titolo Seminare tempesta, è Miranda, una ragazzina “randagia” che a differenza degli altri non ha il collare. Dopo aver stretto amicizia con Cain lo aiuta a scappare. Il resto del gruppo lo raggiunge per non subire una punizione al campo. Miranda li guida nel suo rifugio, Il Giardino, dove Cain e gli altri possono rifornirsi di viveri, medicinali e di una barca per poter affrontare il viaggio insidioso verso la sospirata Città Nuova. Lo Sceriffo frattanto, come un mastino che brama il suo osso, è sulle tracce dei poveri fuggiaschi.

Questa volta, ai fratelli Mammucari si aggiunge ai testi Giovanni Masi, che ha già collaborato per Orfani: Nuovo Mondo. Il team creativo si completa con Luca Genovese alle matite e Luca Saponti ai colori, insieme hanno donato fluidità e ritmo all’ opera.

 

 

 

Oltre il muro

Con il terzo e ultimo capitolo della stagione, Oltre il muro, la sceneggiatura a fianco dei due fratelli passa in mano a Mauro Uzzero.

I disegni sono stati realizzati da Matteo Cremona, il cui talento ha donato valore alle tavole. I colori di Stefania Acquaro completano il lavoro impeccabile. 

La copertina è un tuffo al cuore. Max, Bug, Cain, sulla barca. Davanti a loro il Muro, intorno a loro i cadeveri di chi ha tentato di superarlo. Gli uomini dello Sceriffo catturano Miranda e Cain abbondona gli altri, deciso a seguire il suo cuore. Max è un ragazzo deciso e determinato, ma crede ancora nell’amicizia, così insieme a Bug e Fango tornano indietro. I colpi di scena che si susseguono lasciano con il fiato sospeso. Come andrà a finire?

 

Conclusioni

La sceneggiatura dei Mammucari ha cambiato il ritmo della narrazione. Mentre in Orfani: Ringo e Orfani: Nuovo Mondo i dialoghi sono ridotti all’essenziale lasciando spazio alle scene di azione, in Orfani: Terra i dialoghi sono preponderanti.

Da notare a pag. 26 del capitolo Dalla cenere, il richiamo alla leggenda metropolitana sulle cartucce Atari. In seguito a una crisi, il 26 settembre 1983 la defunta società fece distruggere centinaia di migliaia di cartucce della console Atari 2600, sopratutto Pac-man e E.T. the extra terrestrial, in una discarica del Nuovo Messico.

Il vasto staff di professionisti che ha colloborato alla realizzazione di Orfani: Terra ha caratterizzato l’opera rendendola unica. I diversi stili suscitano un crescente coinvolgimento da parte del lettore. Al di là della storia che segue il filo narrativo della saga, è evidente la presenza di un sottotesto come ha già dichiarato Recchioni.

Nel caso specifico di Orfani: Terra, fa riflettere come in un mondo cinico e spietato come quello descritto, valori come l’amicizia e la solidarietà possano fare la differenza e nutrire flebili speranze di cambiamento.

Proveranno a fermarci? Ci alzeranno muri contro? Chi se ne frega! I muri si scavalcano.

ARRIVA ORFANI: JURIC

– Comunicato Stampa –

ROBERTO RECCHIONI E PAOLA BARBATO INSIEME PER RACCONTARE IL PASSATO OSCURO DI JSANA JURIC, LA DONNA CHE HA SALVATO IL MONDO.

Milano, ottobre 2016ORFANI giunge alla sua quarta stagione. La prima serie a fumetti completamente a colori pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore e creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, entra nel suo quarto anno di vita. ORFANI: Juricvrjuric1_c, questo il titolo della nuova stagione composta da tre numeri, scaverà nel passato di Jsana Juric, la spietata sociologa diventata Presidente del Governo Straordinario di Crisi, l’organo che si è fatto carico di salvare l’umanità. Alla sceneggiatura, una nuova grande firma: Paola Barbato. Appuntamento al 15 ottobre in edicola con il primo numero Il fiore del male.

Affascinante, spietata, diabolica, perversa, chi è davvero Jsana Juric? Con ORFANI: Juric si scopriranno i segreti più intimi, drammatici e sconvolgenti del suo passato. Una bambina, una ragazza e poi una donna, pronta a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi, il potere e il controllo delle masse. Un racconto duro e morboso come non si è mai visto prima nella storia di Sergio Bonelli Editore.

ORFANI: Juric sarà composta da tre numeri, ognuno dei quali sarà caratterizzato da due momenti: una storia cornice (prologo ed epilogo dell’albo) che, attraverso i testi di Roberto Recchioni e i disegni di Andrea Accardi, seguirà il lavoro di Ếmile Bogdan, biografo ufficiale di Jsana Juric, alle prese con i documenti più nascosti e i segreti più scabrosi della Presidentessa; e una parte in cui tali verità nascoste saranno sviscerate da Paola Barbato, sceneggiatrice della stagione, ripercorrendo i momenti più significativi e traumatici della vita della donna. Tutti i tre numeri saranno scritti dall’autrice dylaniata (con soggetti firmati a quattro mani con Roberto Recchioni) che sarà accompagnata dai disegni di: Roberto De Angelis, Riccardo La Bella, Maurizio De Vincenzo, Luca Casalanguida e dai colori di Josè Andres Mossa e Stefania Aquaro.

 

Le copertine sono state affidate al magnifico segno di Nicola Mari con i colori di Barbara Ciardo.

 

ORFANI: JURIC n. 1, intitolato Il fiore del male, sarà in edicola il 15 ottobre.

Prologo e epilogo

Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni

Disegni: Andrea Accardi

Il fiore del male

Soggetto: Paola Barbato e Roberto Recchioni

Sceneggiatura: Paola Barbato

Disegni: Roberto De Angelis

Copertina: Nicola Mari con colori di Barbara Ciardo

Colori: José Andres Mossa

 

 

ORFANI: LA SERIE

 

ORFANI è la prima serie a fumetti interamente a colori pubblicata da Sergio Bonelli Editore e creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari. La prima stagione ha debuttato in edicola nell’ottobre 2013 per poi essere seguita da ORFANI: Ringo (2014), ORFANI: Nuovo Mondo (2015) fino a ORFANI: Juric (2016). Per il 2017 è prevista una quinta stagione composta da tre episodi e la sesta stagione composta da dodici albi.

Partita dall’edicola, la serie ORFANI è sbarcata prima in libreria con le edizioni di pregio targate Bao Publishing e poi in tv con il motion comic andato in onda su Rai 4 nel 2014.

Dylan Dog Color Fest 18, Remake – Passato e futuro

dylan_dog_color_fest_18_cover

Uscito già qualche giorno, il diciottesimo Dylan Dog Color Fest si rivela uno più bei appuntamenti del prestigioso trimestrale, divenuto un punto d’incontro per chi vuole vedere l’Indagatore dell’incubo in una veste sempre più d’autore. Anche le anticipazioni della prossima uscita non tradiscono queste premesse, ma passiamo al numero attualmente in edicola.
Il titolo è Remake e infatti troviamo storie che riprendono tre classici di Sclavi risalenti ai primi immortali numeri. Come spiega Recchioni nell’Editoriale, il remake spesso è accusato di essere un ripiego, usato per mancanza di idee, ma si può rivelare un’operazione di rinvigorimento di certi soggetti che non subiscono il passare del tempo, portando addirittura qualcosa di originale.
Proprio il Dylan di Sclavi ha sempre mostrato un tocco di originalità anche quando prendeva spunto da un film o da un libro horror, e anche quando alcuni (pochi) detrattori di allora lo accusavano di riprendere troppo spunto da opere compiute da altri. Sclavi è stato un maestro insuperato del prendere ispirazione e ha creato un piccolo patrimonio della cultura italiana. Questo dimostra che, o facendo un remake o riutilizzando un’idea forte, si possono fare cose comunque straordinarie.
Non voglio paragonare le tre storie presenti nel Color Fest con quelle da cui sono tratte, perché il Dylan di Sclavi è qualcosa, per me, di intoccabile, ma soprattutto perché i tre episodi presenti non cercano il paragone, ma vanno sui propri binari, ben differenti.

Dylan-Dog-18Troviamo la ristampa del riadattamento de L’alba dei morti viventi (già uscito nel primo numero di Dylan Dog – I colori della paura) firmato dal duo Recchioni/Mammucari che prende di mira la forzatura del “clarinetto esplosivo” presente in quel mitico numero uno. Sinceramente, ai tempi, non mi pesò quel colpo di coda narrativo che trovai funzionale, ma qui gli autori colgono l’occasione per scavare in modo un po’ più approfondito il rapporto amore/odio tra Dylan ed la sua prima nemesi, Xabaras. I disegni di Mammucari hanno ormai una loro grazia e devo ammettere che il suo Dylan è di un’espressività tale che raramente ho visto. Spero ci siano altre occasioni di rivedere i suoi disegni su Dylan Dog, anche se voci di corridoio dicono che è impegnato in altro e non ci tornerà in breve tempo.

Dylan Dog Color Fest 19 -1Passiamo alle due storie inedite: Diario degli uccisori ovviamente si rifà al classico numero cinque, Gli Uccisori, che fu realizzato da Sclavi e Luca Dell’Uomo. Qui Giovanni Eccher sceneggia una vicenda, o meglio una situazione, a cui nella storia originale erano dedicate solo poche pagine e ne approfitta per prendere di mira gli show televisivi basati sul voyeurismo del pubblico. Diciamo che a livello di sceneggiatura e inquadrature ricorda La Strega di Blair o addirittura Cannibal Holocaust di Ruggiero Deodato, per il modo di usare la cinepresa presente nel racconto (qui con vignette in soggettiva), ma ambientando il tutto in città anziché nei boschi o foreste. Una nota dovuta alla colorazione di Sergio Algozzino, che è riuscito a rendere lo stesso effetto coloristico delle soggettive, con la presenza delle bande, che apparivano nei filmati pre-digitalizzazione. Per i disegni, Bruno Brindisi è….Bruno Brindisi. Altro da aggiungere? Per me no. Maestro come sempre. Fine.
Dylan Dog Color Fest 19 -2 A proposito di tempi passati, il terzo episodio ci porta ancora più indietro, alle atmosfere dei fumetti anni ’50 di Tales From The Crypt editi dalla EC Comics, ove troviamo al posto del caro Zio Tibia (chi non è giovanissimo ricorderà la versione televisiva di Notte Horror) proprio Tiziano Sclavi che ci introduce in questa storia che riprende il numero undici, Diabolo il grande e infatti si intitola Diabolo The Great. Lo sceneggiatore Fabrizio Accatino riprende quelle atmosfere, non facendone una parodia/omaggio, come fece George Romero con il film Creepshow, ma maledettamente sul serio, sottolineando le potenzialità di quei fumetti, attualizzandoli e cogliendone la forza, la stessa che ancora oggi potrebbe sottrarre qualche ora di sonno (ogni citazione è voluta…). Maurizio Di Vincenzo e Valerio Piccioni si dividono il difficile compito di scrivere una parte della storia in modo moderno e una gran parte in modo vintage, senza però metterci l’ingenuità di allora e senza renderlo un ibrido. Riescono completamente nell’impresa. Ormai Di Vincenzo è un maestro a tutti gli effetti. Un applauso in particolare per il lettering vintage di Marina Sanfelice e soprattutto per la colorazione fatta da Paolo Alti Brandi che ha realizzato un lavoro assurdo: riprende davvero il modo di colorare di allora con tutti i fuori registro, i contrasti netti e la “puntinatura” che io stesso ricordo da ragazzino quando acquistavo i fumetti a colori. Addirittura rende anche la carta sporca e usurata. Sicuramente ha usato delle tecniche moderne, poco malleabili per questo tipo di effetto vintage, e immagino il lavoraccio della tipografia!
Ripeto: è già uscito da qualche giorno e consiglio a tutti di acquistare forse il Color Fest più bello finora pubblicato fino a che si trova in edicola. Ripeto anche che troverete sempre più un Dylan d’autore e pronostico che queste storie e le prossime saranno pubblicate all’estero, in paesi ove il nostro Indagatore non ha trovato spazio o fortuna. Penso che l’obiettivo sia anche di conquistare paesi poco avvezzi agli eroi Bonelli. Sono pronto a scommettere sulla riuscita dell’impresa.

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

Arf 2016 01

Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

Arf 2016 02

Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

Arf 2016 03

Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

Arf 2016 18

 

Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

Arf 2016 05

Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

Arf 2016 09

Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

Arf 2016 15

Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

Arf 2016 12

Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed

Numero Specialissimo di Orfani: Nuovo Mondo

Orfani

Orfani: Nuovo Mondo. A seguito di questa immagine diffusa poche ore fa dagli amici de “Lo Spazio Bianco” abbiamo contattato Mauro Uzzeo per qualche delucidazione.

Akab disegnerà una bella sequenza di un albo davvero molto particolare perché i confini tra quello che è reale e quello che è il peggiore degli incubi cui possa andare incontro una ragazza in procinto di partorire, si confonderanno al punto da risultare difficilmente distinguibili. A illustrare questo numero specialissimo (ma comunque all’interno della serie regolare) con Roberto [Recchioni] ed Emiliano [Mammucari], abbiamo chiamato alcuni degli autori che, più di tutti, ci comunicano quella sensazione di angoscia e spaesamento che volevamo raccontare. Per questo, insieme ai disegni del giovane Alessio Avallone e Werther Dell’Edera, potrete vedere lo splendido (e disturbante) lavoro fatto da Aka b, Arturo Lauria e Fabrizio Des Dorides, al loro esordio sulla testata. I colori saranno di Alessia Pastorello, ai testi troverete me e Roberto e per averlo tra le vostre mani dovrete aspettare soltanto due mesi.

 

Intervista a Emiliano Mammucari

Emiliano Mammucari non ha bisogno di presentazioni. È forse il disegnatore “ammiraglio” della nuova generazione di autori che stanno rivoluzionando la Sergio Bonelli Editore e abbiamo il piacere di averlo per una breve intervista.07 NuovoMondo

Salve Emiliano, ti ringraziamo per il tempo concesso, visto che sei pieno di impegni, e iniziamo con una domanda semplice: tu, Recchioni, Uzzeo ecc…. siete la generazione di autori che più di ogni altra ha buttato giù certi schemi tipici della Bonelli (il bianco e nero; la gabbia delle vignette ecc…). Come mai proprio ora? E come siete riusciti a imporvi in questo modo?
Forse perchéEmi_7 (2) ci siamo formati giovanissimi nell’editoria indipendente, dove lo spirito di iniziativa è una componente fondamentale. E anche, direi soprattutto, perché arrivati alla Bonelli abbiamo trovato un bel fermento. Non dovrei dirlo ma considero alcune delle persone che lavorano nella casa editrice una seconda famiglia.
Sul buttare giù gli schemi non è del tutto vero: adoro gli schemi, perché sono un processo formidabile di analisi, ma odio le formule, che sono una sintesi banale e senza poesia. Quello che cerchiamo di fare è eliminare le formule e i cliché che si sono incrostati negli anni, per restituire smalto a quella forma di linguaggio straordinaria che è il fumetto Bonelli.

In effetti, obiettivamente la Bonelli ha del miracoloso in tutta l’editoria italiana, soprattutto se la vediamo in generale, al di fuori del fumetto. Una casa editrice che ancora vende migliaia di copie senza pubblicità, ricavando solo ed esclusivamente dalle vendite effettive, rimanendo sempre in fermento e senza fermarsi. Credi che in questo periodo si creda di più06 Dylan Dog - colori di annalisa leoni nell’autore? Che lo si lasci fare con più libertà?
“Lasciare fare all’autore” è una contraddizione: “autore” è uno che si prende delle responsabilità. Se pensi che quello che hai in testa sia buono non aspetti che qualcuno ti dia una possibilità.

Come vedi il contatto diretto con i lettori oggi, grazie ai social network e al proliferare di mostre sul fumetto?
È difficile gestirlo su larga scala. Per fare un esempio, nei giorni in cui è uscito L’alba dei morti viventi – il remake, mi sono arrivate centinaia di mail. Alla fine ho rinunciato a rispondere a tutti (e me ne scuso), ma è un abbraccio e uno scambio di energie forte. Secondo me i fumetti sono un dialogo tra chi scrive e chi legge. Agli autori che declamano sul pulpito non ho mai creduto.

Come ricordi i tuoi esordi con la Montego, passando per L’Editoriale Aurea (che allora si chiamava Eura Editoriale) fino all’approdo alla Bonelli?
È stato un momento così rapido, ed è passato così tanto tempo, che ricordo poco. Le persone sì. C’erano ragazzi che sono diventati grandi artisti e con alcuni ho la fortuna di lavorare insieme ancora adesso.

In effetti siete un gruppo che si è mosso più o meno assieme, divenendo una specie di famiglia. Come ti comporti quando devi lavorare con un perfetto sconosciuto, rispetto a quando sei con chi hai confidenza, anche al di fuori dell’ambito lavorativo? Preferisci un contatto diretto o anche una collaborazione a distanza è nelle tue corde? Se sì, una proposta dall’estero la gradiresti?
È un serio 08 NuovoMondoproblema per me. Non mi è mai capitato di non avere un rapporto personale con le persone con cui collaboro, e arrivati a questo punto, non so se sarei in grado. L’idea di una storia che non mi sia stata “cucita” addosso mi spaventa.

Se non erro, hai il record italiano di “Numeri 1” disegnati. Com’è iniziare a disegnare un numero 1 rispetto a uno seguente?
Questa cosa mi fa molto ridere, ci scherzo spesso. Quando disegni il primo numero di una serie hai un problema: non c’è niente a cui rifarsi e sei tu che devi trovare il “carattere” di una serie. Mille strade davanti e devi sceglierne una. Anche qui c’è un grosso lavoro di squadra, se ho una fortuna è quella di lavorare in mezzo a un mucchio di gente in gamba.

In un tuo post su Facebook dichiaravi la tua ammirazione e ispirazione verso Attilio Micheluzzi (recentemente la Bonelli ha ristampato alcune delle sue migliori storie). Quanto c’è di lui nel tuo stile?
Forse il segno sottile e alcune soluzioni di luce. Sicuramente l’amore per la mitteleuropa e le zone di confine, i personaggi fuori contesto, i pionieri.

Personalmente ritengo che quando disegni Dylan Dog lo rendi espressivo e quasi malinconico nello sguardo, a differenza di quando disegnavi John Doe, che rendevi più dist09 NuovoMondo
accato e freddo. Quanto è importante disegnare lo sguardo di un personaggio rispetto all’azione e alla dinamica delle vignette?

Cerco di immaginarmi una personalità e di far recitare i personaggi di conseguenza. Sguardi, espressioni, ma soprattutto la gestualità del corpo, che è una roba che osservo tanto e che mi incuriosisce da morire.

Cinema, televisione, pittura, illustrazione, il fumetto… Se sei in cerca di stimoli, dove preferisci attingere?
La forma di racconto che amo di più è il romanzo. Gli sceneggiatori di cinema dicono che quando smetti di parlare inizi a comunicare… mettiamola così: quando non ci sono le immagini inizi a immaginare.
I fumetti sono stati il grande amore della mia adolescenza. Sto riscoprendo il piacere di leggerli da pochi anni, grazie a nuovi autori che stanno facendo cose incredibili. Del resto gli anni zero, editorialmente parlando, sono stati anni difficili.

Questa tua improvvisa popolarità come ha cambiato la tua vita?
Ma non esageriamo, mica sono Eiichiro Oda. Ho maggior credibilità nel proporre le mie idee, questo sì. E mi diverto a lavorare come un ragazzino.

A Lucca ti abbiamo visto al padiglione Sky… puoi dirci cosa bolle in pentola oltre Monolith?
Ero lì in occasione della presentazione di “The Editor is in”, la serie che uscirà su Sky Arte e che mescola animazione
e riprese dal vero, co-prodotta da Bonelli.
È solo una delle tante cose a venire. Le grandi case editrici mondiali si stanno trasformando da produttori di carta stampata a gestori di proprietà intellettuali. In Europa, in questo momento, la Sergio Bonelli Editore è all’avanguardia.11825138_10207500284004799_2341224539906360327_n

Grazie Emiliano e spero che tornerai dalle nostre parti molto presto!