Eisner Awards

Eric Shanower: un Premio Eisner su Dimensione Fumetto

È ormai da un po’ che con alcuni dell’Associazione si parla di eroi e supereroi, di mito, epica e fumetti. Incontri nelle scuole, progetti, ricerche.

Per chi, come me, ama il medium perché crede che possa veicolare la cultura, anche quella scientifica e storica, il lavoro di Eric Shanower è imprescindibile, da qui l’idea, che era partita come un gioco: “Pensa se Shanower mi rispondesse…”

In realtà non è stato così difficile: è bastato andare sul suo sito ufficiale e inviare una email per sentirmi dire: “Invia pure le domande, mi fa sempre piacere parlare di Age of Bronze.”

E così è partita l’avventura di una intervista impegnativa (anche perché per me è la prima in assoluto): “E adesso? Cosa gli chiedo? Sarà banale? Sarà troppo complesso? Si annoierà a leggere le mie domande? Cosa si chiede a un Premio Eisner senza fare brutta figura?”

Ed ecco il (lungo ma entusiasmante) risultato.

Hai mai visitato i posti in cui hai ambientato la storia? Oppure hai semplicemente immaginato come potessero essere il Mare Egeo, le sue isole e i suoi paesaggi, l’Ellesponto, sulla base di mappe e fotografie? Come hai interagito con l’Università di Cincinnati, il suo Dipartimento di Studi Classici e l’Istituto per gli Studi Mediterranei (che operano negli scavi su Troia, n.d.r.)? Ti hanno aiutato direttamente?
Quando ho cominciato a lavorare su L’Età del Bronzo, ho lavorato su foto, mappe, video e descrizioni scritte. Ho infine visitato il sito di Troia (Hissarlik) e l’area circostante, compresa l’isola di Tenedo (Bozcaada) e il Monte Ida (Kaz Dag) nel 2006. Ho visitato anche i siti archeologici di Delfi, Micene, Pilo, Tiryns e Nauplia nel 2010. Ho contattato l’Università di Cincinnati a metà degli anni ’90, quando ho scoperto che gli scavi presso il presunto sito di Hissarlik erano stati riaperti nel 1988. Ho potuto scambiare delle informazioni con Getzel Cohen (scomparso nel 2015, n.d.r.). Nel 2005 sono stato invitato da Jack Davis a tenere una presentazione nel Dipartimento di Studi Classici e, in quella occasione, ho incontrato tutti insieme, in una sola volta, gli studiosi che si occupavano di Troia. Jack è poi diventato Direttore alla American School of Classical Studies ad Atene (ASCSA). Lui e sua moglie, Shari Stocker, a sua volta archeologa, mi hanno invitato per un periodo ad Atene nel 2010 e mi hanno mostrato i siti Micenei in Grecia. Ho tenuto una presentazione anche alla ASCSA. Tutte queste persone e istituzioni mi hanno dato un aiuto e un sostegno immenso nella realizzazione de L’Età del Bronzo.

Ho contato qualcosa come 267 referenze solo nel primo volume dell’opera, e quasi 400 nei tre successivi. Hai usato sia sorgenti scientifiche, come Studia Troica, ma anche cose come le canzoni degli ABBA (Cassandra, n.d.r.). Come sei riuscito a far coesistere fonti così eterogenee? Qual è la più strana che hai usato? L’utilizzo di così tante fonti ha certamente influenzato i tempi per la stesura della sceneggiatura. Come?
Hai pensato a una specie di edizione critica in cui collegare le fonti alle pagine e alle singole illustrazioni?
Nella postfazione del volume 1 hai sottolineato che i miti sono confusi e creano confusione, e che hai dovuto mescolarli e fare delle scelte. Visto che il numero delle fonti cresce nel tempo, e il lavoro prosegue da sedici anni, hai trovato qualche incoerenza o discrepanza importante tra quanto avevi già scritto e delle fonti che hai scoperto successivamente? Avresti fatto qualcosa diversamente, in base a scoperte successive? Tra le fonti ci sono anche fonti iconografiche (vasi). Lo stile grafico ne è stato influenzato? Hai cercato di essere coerente con lo stile in cui i Greci e gli Assiri si rappresentavano?

Tutte le fonti storiche sono state messe in un calderone, le ho mescolate e ho tirato fuori la storia nel modo che mi è sembrato il più ragionevole. Alcune fonti forniscono molte informazioni sulla storia, altre poche. Ma ho cercato di prendere un qualche briciolo di ispirazione da ciascuna di esse, non importa quanto la fonte fosse strana o marginale.

Tra il materiale più strano in cui mi sono imbattuto circa Troia, c’è un libro che sostiene che in realtà la Bretagna era Troia, basandosi sugli scritti di Dictys Cretensis (in italiano Ditte Candiotto, un presunto partecipante della guerra di Troia al servizio di Idomeneo, n.d.r.) e di Dares il Frigio (avrebbe scritto un De Excidio Trojae Historia, i lavori di questi due autori sarebbero alla base dei rimaneggiamenti medievali della storia di Troia, n.d.r.). Per qualche motivo l’autore di questo libro ritiene che questi scritti siano più antichi e più veritieri di quelli omerici (in realtà ne abbiamo solo le versioni latine, n.d.r.). Poi c’è un libro che sostiene che molti dei personaggi della guerra di Troia si siano reincarnati in figure del mondo moderno, ad esempio Diomede si sarebbe reincarnato in Saddam Hussein. Non credo che inserirò Saddam Hussein ne L’Età del Bronzo.

Di solito scrivo l’intera sceneggiatura di 20 pagine de L’Età del Bronzo in una o due settimane, ma poi faccio continue piccole revisioni della sceneggiatura mentre disegno. Per un certo periodo L’Età del Bronzo è stato pubblicato digitalmente per iPad: per quella versione Tom Beasley della Bucknell University ha scritto delle eccellenti note per ciascuna pagina, includendo dei riferimenti da fonti sia letterarie che archeologiche. Purtroppo l’editore digitale è fallito e questo tipo di annotazioni sono finite. Sarebbe davvero bello avere una edizione annotata de L’Età del Bronzo, ma per adesso non è nei miei piani. Per fortuna non ci sono state scoperte che hanno invalidato il mio lavoro precedente su L’Età del Bronzo. Ho fatto qualche piccolo aggiustamento qua e là al modo in cui rappresento alcune cose, ma finora non ci sono state delle grosse discrepanze con le nuove informazioni che sono venute fuori successivamente. Non credo che il mio lavoro sia influenzato dagli stili dell’arte antichi. Ci sono alcuni casi in cui ho deliberatamente usato l’arte antica per dare forma all’opera, ma non nella sua interezza. Naturalmente, nell’arte antica a volte ci vuole un po’ di capacità interpretativa per decifrare l’intento originale dell’artista. Ho dovuto fare delle scelte su vestiario, armature, acconciature, e cose di questo tipo, che naturalmente un’altra persona avrebbe potuto interpretare diversamente.

Su quale punto dell’Iliade stai lavorando? E qual è la parte più bella per te? Hai cercato di essere coerente soprattutto con l’Iliade anche quando hai narrato episodi “paralleli” come quello di Troilo e Cressida?
In realtà, l’Iliade copre solo un breve periodo vicino alla fine della guerra di Troia, anche se contiene riferimenti ad eventi sia nella parte iniziale che finale della guerra. Non sono arrivato ancora al materiale dell’Iliade in L’Età del Bronzo. Attualmente sto lavorando all’episodio di Elena e Achille che si incontrano sulla vetta del Monte Ida, un episodio che è quasi alla fine dei Canti Ciprii, il poema che precede l’Iliade nel Ciclo Troiano. Poi scriverò e disegnerò l’episodio della Morte di Troilo, che è l’accadimento finale dei Canti Ciprii. Ho ancora dell’altro materiale su cui lavorare prima di arrivare all’Iliade, però, come il processo a Palamede e il saccheggio da parte di Achille di una serie di città attorno a Troia. La mia parte preferita dell’Iliade è certamente lo scontro tra Achille ed Ettore. Una delle sfide del materiale di Troilo e Cressida è stata quella di riuscire a inserire in modo coerente quella che essenzialmente è una storia di amor cortese medievale nel contesto della tarda età del bronzo nel Mar Egeo. La tecnica che ho usato è stata quella di focalizzarmi sugli intrecci della storia che sono nell’esperienza umana universale, cercando di eliminare tutte le influenze Cristiane e medievali.

Il poeta greco Kostantin Kavafis, nella sua opera Troiani, scrive:
Sono, gli sforzi di noi sventurati,
sono, gli sforzi nostri, gli sforzi dei Troiani.
Qualche successo, qualche fiducioso
impegno; ed ecco, incominciamo
a prendere coraggio, a nutrire speranze. Ma qualche cosa spunta sempre, e ci ferma.

Spunta Achille di fronte a noi sul fossato
e con le grida enormi ci spaura. Sono, gli sforzi nostri, gli sforzi dei Troiani.
Crediamo che la nostra decisione e l’ardire
muteranno una sorte di rovina.
E stiamo fuori, in campo, per lottare. Poi, come giunge l’attimo supremo,
ardire e decisione se ne vanno:
l’anima nostra si sconvolge, e manca;
e tutt’intorno alle mura corriamo,
cercando nella fuga scampo.La nostra fine è certa. Intonano, lassù;
sulle mura, il corrotto.
Dei nostri giorni piangono memorie, sentimenti.
Pianto amaro di Priamo e d’Ecuba su noi.

Concordi con questa visione? O vedi la guerra di Troia in modo diverso? Cosa pensi dell’umanità in questa storia? Quali dei valori descritti nel Ciclo Troiano (coraggio, onore, fedeltà, ospitalità, rispetto per le entità “esterne” come gli dei) valgono ancora per i nostri tempi? Quali aspetti del poema (e della tua opera) li rendono attuali anche al giorno d’oggi?

Certamente i Troiani hanno perso la guerra, ma non credo che fossero destinati a fallire chiaramente già prima della fine. Avevano le stesse possibilità di vincere, come chiunque in qualsiasi guerra. Ma d’altra parte, a causa di chi sono i Troiani, di chi è Priamo, di chi è Ettore, i Troiani effettivamente perderanno la guerra.

Spero di riuscire a mostrare l’intero campionario delle capacità umane, sia nel bene che nel male ne L’Età del Bronzo. Credo che tutte le possibilità umane siano già lì, nella storia della guerra di Troia, ed è uno dei motivi per cui questa storia è durata per migliaia di anni e ha ancora così tanto significato per tutte le generazioni. Ho progettato L’Età del Bronzo per mostrare la storia al livello umano, per eliminare gli dei come attori agenti direttamente.

Credo che tutti i valori positivi, compresi quelli che citi nella domanda, abbiano valore in tutte le epoche. Sono universali per l’umanità. È l’umanità dei personaggi in qualsivoglia versione della storia della guerra di Troia che cattura l’attenzione del pubblico e continua a rendere la storia vitale ed interessante.

Sui personaggi: in Achille c’è l’eroe coraggioso e giovane, e descrivi la sua relazione con la madre Teti e il suo amore con Patroclo. Credi che sia coerente con il personaggio delle leggende greche o hai costruito il tuo Achille? Hai fatto lo stesso anche con gli altri personaggi (Paride, Elena, ecc)? Dove hai preso spunto per le caratteristiche dell’aspetto (colore dei capelli, altezza, ecc)? Quali sono le fonti principali che hai usato per le caratteristiche grafiche (in aggiunta a quanto hai scritto nella postfazione del primo volume)?
Sei stato fedele alle fonti (a quali in particolare?) o ne hai dato una interpretazione personale? Nel secondo caso, come e perché?
La mia versione di Achille è la somma di tutte le versioni di cui ho letto. Credo davvero che sia riconoscibile come l’Achille dell’Iliade di Omero, ma va anche oltre, dato che mi sono basato su altre sorgenti, oltre all’Iliade. Penso di essermi comportato con tutti i personaggi in modo analogo. Non voglio renderli diversi da come li troviamo in Omero, ma certamente voglio che siano significativi, sia nei pensieri che nelle azioni, anche per un lettore moderno. In generale, per l’aspetto fisico, mi sono basato sull’arte egea dell’Età del Bronzo, soprattutto sugli affreschi e le pitture sugli oggetti. Per caratteristiche specifiche, ho usato quanto sono riuscito a ricavare dalla tradizione letteraria. Sebbene Elena e Achille a volte siano descritti come biondi, li ho disegnati con i capelli scuri, dato che non ho trovato persone bionde tra gli artefatti dell’arte Egea dell’Età del Bronzo. Alcuni personaggi sono ispirati a degli artefatti, come Agamennone, che è basato sula famosa maschera mortuaria della tomba a tumulo micenea chiamata proprio la Maschera di Agamennone. Clitennestra è basata su un affresco miceneo, Chirone su un affresco pompeiano. Ma l’aspetto della maggior parte dei personaggi l’ho semplicemente creato. Per alcuni personaggi è stato necessario disegnare solo un paio di schizzi per arrivare a un aspetto che mi soddisfacesse. Per altri ci son voluti un numero maggiore di tentativi.

Gli dei non sembrano essere una presenza reale nella storia, almeno finora. I loro nomi sono stati usati complessivamente forse tre o quattro volte, e mai nel primo volume. Gli esseri umani sembrano molto più spaventati della vendetta degli dei di quanto sembri effettivamente necessario. Perché gli dei sono così lontani sullo sfondo, mentre in Omero sono assai più immanenti? Sarà lo stesso fino alla fine?
Non ho nessun interesse a che gli dei siano parte della storia. Sono interessato solo ai personaggi umani e alle loro interazioni. Uno degli scopi principali de L’Età del Bronzo è mostrare come gli esseri umani possano giustificare il farsi cose terribili l’un l’altro. Voglio che questo sia completamente chiaro al lettore, anche se non attirerà necessariamente le sue simpatie. L’elemento sovrannaturale della storia della guerra di Troia non emergerà mai per tutta L’Età del Bronzo. Naturalmente però i personaggi credono negli dei – e ovviamente qualcuno ci crede più di altri. Gli Achei venerano il pantheon greco, e i Troiani quello ittita. Uso solo i nomi degli dei greci che sappiamo erano già venerati nella tarda età del Bronzo. Non ho menzionato nessuno dei nomi degli dei ittiti, poiché nella tradizione letteraria i Troiani veneravano il pantheon greco, e non volevo andare contro questo aspetto.

Hai dato molto spazio alle storie secondarie: Filotete, Troilo, Criseide. Come le hai selezionate? Nella postfazione del primo volume c’è scritto che volevi dare spazio a tutte le storie che fanno parte della tradizione della guerra di Troia. È stato ed è difficile trovare un equilibrio tra le storie della tradizione classica e le storie che vengono da scrittori più recenti (da Shakespeare a Chaucer)? Hai provato a inserire storie e personaggi più vicini alla tradizione Anglo-Americana?
Ogni evento della guerra di Troia che sono riuscito a trovare è finito ne L’Età del Bronzo. Non ho fatto una selezione di alcuni, li ho usati tutti. A volte ho dovuto limitarli a mere citazioni, come l’idea che Elena è stata lasciata in Egitto prima che Paride tornasse a Troia. Non sono sempre riuscito a integrare completamente gli episodi che sono diametralmente opposti alla versione tradizionale. Ma ho provato sempre a trovare un modo per usarli, anche se ho dovuto trasformarli in modo radicale. Il mio scopo non è concentrarmi su episodi o personaggi che siano più vicini alla tradizione anglo-americana. Ho provato (e sto provando) a inserire ogni storia e personaggio della guerra di Troia ne L’Età del Bronzo. Il mio intento è raccontare l’intera storia della guerra di Troia, come si è sviluppata nel corso dei secoli.

Graficamente, perché hai scelto il bianco e nero? È stato difficile mantenere lo stesso registro grafico per un’opera durata così tanto? Cosa hai cambiato in questi anni? Ci sono delle parti che oggi ridisegneresti in modo completamente diverso?
Ho scelto il bianco e nero per L’Età del Bronzo perché ci avrei messo troppo tempo a colorare l’intero progetto e anche perché il bianco e nero è più economico da stampare. Comunque, l’edizione digitale de L’Età del Bronzo (non più disponibile, n.d.r.) è stata colorata da John Dallaire sotto la mia supervisione. Anche se la versione digitale è stata interrotta quando l’editore è fallito, io e John stiamo continuando a colorare L’Età del Bronzo, e un giorno ci sarà una edizione a colori. Di proposito non ho cambiato nulla del mio stile di disegno durante L’Età del Bronzo fin dall’inizio. Ho solo cercato di disegnare nel miglior modo possibile e spero che l’opera stia migliorando con il tempo. Ci sono alcuni dettagli nei vestiti e nell’architettura che avrei potuto scegliere di disegnare in modo diverso, rispetto a quanto ho fatto anni fa, ma sono aspetti marginali. Un cambiamento che ho fatto nella versione a colori è stato quello di inserire dei disegni artistici sulle pareti della stanza del trono di Priamo. Sapevo già quando ho disegnato per la prima volta la sala del trono che le pareti avrebbero dovuto essere decorate, ma sembrava troppo gravoso dover disegnare tutte quelle decorazioni tavola dopo tavola, ogni volta che avrei disegnato la stanza del trono di Priamo. Così ho deciso di lasciare bianche le pareti. È semplice poi inserire le pitture sulle pareti nell’edizione digitale, e devo fare i disegni una volta sola.

Eroi e supereroi: secondo te, in qualche modo, i supereroi sono in qualche modo gli eroi di una epica moderna? Quali sono le differenze che trovi? È ancora possibile costruire un’epica al giorno d’oggi?
Non vedo un gran parallelismo tra i supereroi moderni e gli eroi dell’epica greca. Immagino che invece altre persone ce lo vedano, ma io no. Non credo che i temi sono posti nello stesso modo per i supereroi moderni, e se ci sono temi analoghi all’inizio delle storie supereroistiche, poi spesso si perdono nel passaggio da uno scrittore all’altro e da un disegnatore all’altro. I supereroi moderni sono marchi che vengono di tanto in tanto degradati dall’accumulo di una quantità sempre maggiore di materiale, che deve essere prodotto per mantenere il marchio lucido e splendente agli occhi di un pubblico spesso volubile. Non sono sicuro di sapere cosa ci voglia per costruire un’epica, così non so dire con certezza se sia possibile costruirne una oggi. Immagino che la cosa più vicina a un’epica a cui riesco a pensare oggi sia la serie di George R.R. Martin Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Questa sembra in effetti avere la struttura di un’epica. Immagino che alla fine vedremo qual è la lezione conclusiva che vuole impartire e che sta costruendo.

Vuoi provare a essere anche didattico, portando a più persone possibile le storie classiche e la storia reale? O vuoi semplicemente raccontare una bella storia, mantenendo un legame formale con le fonti?
Non voglio essere didattico con L’Età del Bronzo. Voglio solo provare a raccontare una tragedia eccitante e che emozioni. Voglio che il lettore pensi e si senta come i personaggi della storia, non che pensi a cosa c’è voluto per fare L’Età del Bronzo, o da dove venga.

Un’ultima domanda: quando vedremo la fine de L’Età del Bronzo?
Quando arriverò alla fine.

Ringrazio di cuore la collega e co-associata Maura Pugliese per avermi suggerito alcune domande (sperando di non averle interpretate troppo).

Nella traduzione, dove non è stato possibile tradurre letteralmente, ho cercato di cogliere il senso della risposta, per chi volesse leggere l’originale in inglese, può leggere domani questo articolo.

Eisner Awards 2016: Image e Fantagraphics fanno incetta di nomination

Eisner AwardsTramite il sito ufficiale del ComiCon sono state rese note le candidature per i prestigiosi Eisner Awards del 2016. Si tratta di uno dei premi più ambiti, se non il più ambito, nel mondo del fumetto USA e prende il suo nome da uno dei maestri del fumetto mondiale: Will Eisner.

Quest’anno la parte del leone la fanno le due case editrici FantagraphicsImage Comics che conquistano 17 nomination a testa per le loro pubblicazioni come Hip Hop Family Tree di Ed Piskor o la ristampa dell’Eternauta di Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano Lòpez’s (per la Fantagraphics) o Invincible di Robert Kirkman e Fade Out di Ed Brubaker e Sean Phillips (per la Image)

Praticamente assenti le “Big Two” del comicdom USA: la Marvel infatti si trova in nomination solo con Silver Surfer e Unbeatable Squirrel Girl mentre la DC con la sola edizione digitale di The Legend of Wonder Woman.

La premiazione si terrà durante il San Diego ComiCon di Luglio.

Miglior numero singolo/ One Shot

A Blanket of Butterflies, by Richard Van Camp and Scott B. Henderson (HighWater Press)

I Love This Part, by Tillie Walden (Avery Hill)

Mowgli’s Mirror, by Olivier Schrauwen (Retrofit/Big Planet)

Pope Hats #4, by Ethan Rilly (AdHouse)

Silver Surfer #11: “Never After,” by Dan Slott and Michael Allred (Marvel)

Miglior Serie

Bandette, by Paul Tobin and Colleen Coover (Monkeybrain)

Giant Days, by John Allison, Lissa Treiman, and Max Sarin (BOOM! Box)

Invincible, by Robert Kirkman, Ryan Ottley, and Cliff Rathburn (Image/Skybound)

Silver Surfer, by Dan Slott and Michael Allred (Marvel)

Southern Bastards, by Jason Aaron and Jason Latour (Image)

Miglior Miniserie

Chrononauts, by Mark Millar and Sean Murphy (Image)

The Fade Out, by Ed Brubaker and Sean Phillips (Image)

Lady Killer, by Joëlle Jones and Jamie S. Rich (Dark Horse)

Minimum Wage: So Many Bad Decisions, by Bob Fingerman (Image)

The Spire, by Simon Spurrier and Jeff Stokely (BOOM! Studios)

Miglior Nuova Serie

Bitch Planet, by Kelly Sue DeConnick and Valentine De Landro (Image)

Harrow County, by Cullen Bunn and Tyler Crook (Dark Horse)

Kaijumax, by Zander Cannon (Oni)

Monstress, by Marjorie Liu and Sana Takeda (Image)

Paper Girls, by Brian K. Vaughan and Cliff Chiang (Image)

The Unbeatable Squirrel Girl, by Ryan North and Erica Henderson (Marvel)

Miglior Pubblicazione per bambini fino a 8 anni

Anna Banana and the Chocolate Explosion, by Dominque Roques and Alexis Dormal (First Second)

Little Robot, by Ben Hatke (First Second)

The Only Child, by Guojing (Schwartz & Wade)

SheHeWe, by Lee Nordling and Meritxell Bosch (Lerner Graphic Universe)

Written and Drawn by Henrietta, by Liniers (TOON Books)

Miglior Pubblicazione per bambini (9-12 anni)

Baba Yaga’s Assistant, by Marika McCoola and Emily Carroll (Candlewick)

Child Soldier: When Boys and Girls Are Used in War, by Jessica Dee Humphreys, Michel Chikwanine, and Claudia Devila (Kids Can Press)

Nathan Hale’s Hazardous Tales: The Underground Abductor, by Nathan Hale (Abrams Amulet)

Over the Garden Wall, by Pat McHale and Jim Campbell (BOOM! Studios/KaBOOM!)

Roller Girl, by Victoria Jamieson (Dial Books)

Sunny Side Up, by Jennifer Holm and Matthew Holm (Scholastic Graphix)

Miglior Pubblicazione per teen-agers (13-17 anni)

Awkward, by Svetlana Chmakova (Yen Press)

Drowned City: Hurricane Katrina and New Orleans, by Don Brown (Houghton Mifflin Harcourt)

March: Book Two, by John Lewis, Andrew Aydin, and Nate Powell (Top Shelf/IDW)

Moose, by Max de Radiguès (Conundrum)

Oyster War, by Ben Towle (Oni)

SuperMutant Magic Academy, by Jillian Tamaki (Drawn & Quarterly)

Miglior Pubblicazione Umoristica

Cyanide & Happiness: Stab Factory, by Kris Wilson, Rob DenBleyker, and Dave McElfatrick (BOOM! Studios/BOOM! Box)

Deep Dark Fears, by Fran Krause (Ten Speed Press)

Sexcastle, by Kyle Starks (Image)

Step Aside, Pops: A Hark! A Vagrant Collection, by Kate Beaton (Drawn & Quarterly)

UR, by Eric Haven (AdHouse)

Miglior Webcomic

Bandette, by Paul Tobin and Colleen Coover (Monkeybrain/comiXology)

Fresh Romance, edited by Janelle Asselin (Rosy Press/comiXology)

The Legend of Wonder Woman, by Renae De Liz (DC Digital)

Lighten Up, by Ronald Wimberly (The Nib), thenib.com/lighten-up-4f7f96ca8a7e#.u45ffr3l1

Miglior Antologico

Drawn & Quarterly, Twenty-Five Years of Contemporary, Cartooning, Comics, and Graphic Novels, edited by Tom Devlin (Drawn & Quarterly)

Eat More Comics: The Best of the Nib, edited by Matt Bors (The Nib)

24 x 7, edited by Dan Berry (Fanfare Presents)

Mouse Guard: Legends of the Guard, vol. 3, edited by David Petersen (BOOM! Studios/Archaia)

Peanuts: A Tribute to Charles M. Schulz, edited by Shannon Watters (kaBOOM!)

Miglior lavoro basato sulla realtà

The Arab of the Future: A Childhood in the Middle East, 1978–1984, by Riad Sattouf (Metropolitan Books)

Displacement: A Travelogue, by Lucy Knisley (Fantagraphics)

Hip Hop Family Tree, Book 3: 1983–1984, by Ed Piskor (Fantagraphics)

Invisible Ink: My Mother’s Secret Love Affair with a Famous Cartoonist, by Bill Griffith (Fantagraphics)

March: Book Two, by John Lewis, Andrew Aydin, and Nate Powell (Top Shelf/IDW)

The Story of My Tits, by Jennifer Hayden (Top Shelf/IDW)

Miglior Graphic Album – novità

Long Walk to Valhalla, by Adam Smith and Matthew Fox (BOOM!/Archaia)

Nanjing: The Burning City, by Ethan Young (Dark Horse)

Ruins, by Peter Kuper (SelfMadeHero)

Sam Zabel and the Magic Pen, by Dylan Horrocks (Fantagraphics)

The Thrilling Adventures of Lovelace and Babbage, by Sydney Padua (Pantheon)

Miglior Graphic Album – ristampa

Angry Youth Comics, by Johnny Ryan (Fantagraphics)

Roses in December: A Story of Love and Alzheimer’s, by Tom Batiuk and Chuck Ayers (Kent State University Press)

The Less Than Epic Adventures of TJ and Amal Omnibus, by E. K. Weaver (Iron Circus Comics)

Nimona, by Nicole Stevenson (Harper Teen)

Soldier’s Heart: The Campaign to Understand My WWII Veteran Father, by Carol Tyler (Fantagraphics)

Miglior Adattamento da un altro media

Captive of Friendly Cove: Based on the Secret Journals of John Jewitt, by Rebecca Goldfield, Mike Short, and Matt Dembicki (Fulcrum)

City of Clowns, by Daniel Alarcón and Sheila Alvarado (Riverhead Books)

Ghetto Clown, by John Leguizamo, Christa Cassano, and Shamus Beyale (Abrams ComicArts)

Lafcadio Hearn’s “The Faceless Ghost” and Other Macabre Tales from Japan, adapted by Sean Michael Wilson and Michiru Morikawa (Shambhala)

Two Brothers, by Fábio Moon and Gabriel Bá (Dark Horse)

Migliore edizione USA di materiale straniero

Alpha . . . Directions, by Jens Harder (Knockabout/Fanfare)

The Eternaut, by Héctor Germán Oesterheld and Francisco Solano Lòpez (Fantagraphics)

A Glance Backward by Pierre Paquet and Tony Sandoval (Magnetic Press)

The March of the Crabs, by Arthur de Pins (BOOM! Studios/Archaia)

The Realist, by Asaf Hanuka (BOOM! Studios/Archaia)

Migliore edizione USA di materiale straniero – Asia

Assassination Classroom, vols. 2–7, by Yusei Matsui (VIZ)

A Bride’s Story, by Kaoru Mori (Yen Press)

Master Keaton, vols. 2–4, by Naoki Urasawa, Hokusei Katsushika, and Takashi Nagasaki (VIZ)

Showa, 1953–1989: A History of Japan, by Shigeru Mizuki (Drawn & Quarterly)

A Silent Voice, by Yoshitoki Oima (Kodansha)

Sunny, by Taiyo Matsumoto (VIZ)

Miglior raccolta/archivio – Strips

Beyond Mars, by Jack Williamson and Lee Elias, edited by Dean Mullaney (IDW/LOAC)

Cartoons for Victory, by Warren Bernard (Fantagraphics)

The Complete Funky Winkerbean, vol. 4, by Tom Batiuk, edited by Mary Young (Black Squirrel Books)

The Eternaut, by Héctor Germán Oesterheld and Francisco Solano Lòpez, edited by Gary Groth and Kristy Valenti (Fantagraphics)

Kremos: The Lost Art of Niso Ramponi, vols. 1 and 2, edited by Joseph P. Procopio (Picture This/Lost Art Books)

White Boy in Skull Valley, by Garrett Price, edited by Peter Maresca (Sunday Press)

Miglior raccolta/archivio – Comic Books

Frank Miller’s Ronin Gallery Edition, edited by Bob Chapman (Graphitti Designs/DC)

P. Craig Russell’s Murder Mystery and Other Stories Gallery Edition, edited by Daniel Chabon (Dark Horse)

The Puma Blues: The Complete Saga, by Stephen Murphy, Alan Moore, Michael Zulli, Stephen R. Bissette, and Dave Sim (Dover)

Walt Disney’s Uncle Scrooge and Donald Duck: The Don Rosa Library, vols. 3–4, edited by David Gerstein (Fantagraphics)

Walt Kelly’s Fairy Tales, edited by Craig Yoe (IDW)

Miglior Scrittore

Jason Aaron, Southern Bastards (Image), Men of Wrath (Marvel Icon), Doctor Strange, Star Wars, Thor (Marvel)

John Allison, Giant Days (BOOM Studios!)

Ed Brubaker, The Fade Out, Velvet, Criminal Special Edition (Image)

Marjorie Liu, Monstress (Image)

G. Willow Wilson, Ms. Marvel (Marvel)

Miglior Autore Completo

Bill Griffith, Invisible Ink: My Mother’s Secret Love Affair with a Famous Cartoonist (Fantagraphics)

Nathan Hale, Nathan Hale’s Hazardous Tales: The Underground Abductor (Abrams)

Sydney Padua, The Thrilling Adventures of Lovelace and Babbage (Pantheon)

Ed Piskor, Hip-Hop Family Tree, vol. 3 (Fantagraphics)

Noah Van Sciver, Fante Bukowski, Saint Cole (Fantagraphics)

Miglior Disegnatore

Michael Allred, Silver Surfer (Marvel); Art Ops (Vertigo/DC)

Cliff Chiang, Paper Girls (Image)

Erica Henderson, Jughead (Archie), Unbeatable Squirrel Girl (Marvel)

Joëlle Jones, Lady Killer (Dark Horse), Brides of Helheim (Oni)

Nate Powell, March, Book Two (Top Shelf/IDW)

Miglior Pittore / Artista Multimediale

Federico Bertolucci, Love: The Tiger and Love: The Fox (Magnetic Press)

Colleen Coover, Bandette (Monkeybrain)

Carita Lupattelli, Izuna (Humanoids)

Dustin Nguyen, Descender (Image)

Tony Sandoval, A Glance Backward (Magnetic Press)

Miglior Copertinista

David Aja, Hawkeye, Karnak, Scarlet Witch (Marvel)

Rafael Albuquerque, Ei8ht (Dark Horse), Huck (Image)

Amanda Conner, Harley Quinn (DC)

Joëlle Jones, Lady Killer (Dark Horse), Brides of Helheim (Oni)

Ed Piskor, Hip-Hop Family Tree (Fantagraphics)

Miglior Colorista

Laura Allred, Lady Killer (Dark Horse); Silver Surfer (Marvel); Art OPS (Vertigo/DC)

Jordie Bellaire, The Autumnlands, Injection, Plutona, Pretty Deadly, The Surface, They’re Not Like Us, Zero (Image); The X-Files (IDW); The Massive (Dark Horse); Magneto, Vision (Marvel)

Elizabeth Breitwiser, The Fade Out, Criminal Magazine, Outcast, Velvet (Image)

John Rauch, The Beauty (Image); Batman: Arkham Knight, Earth 2: Society (DC); Runaways (Marvel)

Dave Stewart, Abe Sapien, BPRD Hell on Earth, Fight Club 2, Frankenstein Underground, Hellboy in Hell, Hellboy and the BPRD, (Dark Horse); Sandman: Overture, Twilight Children (Vertigo/DC), Captain America: White (Marvel), Space Dumplins (Scholastic Graphix)

Miglior Lettering

Derf Backderf, Trashed (Abrams)

Steve Dutro, Blood-C, Midnight Society, Plants vs Zombies (Dark Horse)

Lucy Knisley, Displacement (Fantagraphics)

Troy Little, Hunter S. Thompson’s Fear and Loathing in Las Vegas (Top Shelf/IDW)

Kevin McCloskey, We Dig Worms! (TOON Books)

Miglior rivista sul Fumetto

Alter Ego, edited by Roy Thomas (TwoMorrows)

Back Issue, edited by Michael Eury (TwoMorrows)

Comic Riffs blog by Michael Cavna, washingtonpost.com/news/comic-riffs/

Hogan’s Alley, edited by Tom Heintjes (Hogan’s Alley)

Jack Kirby Collector, edited by John Morrow (TwoMorrows)

Miglior Libro sul Fumetto

Harvey Kurtzman: The Man Who Created Mad and Revolutionized Humor in America, by Bill Schelly (Fantagraphics)

King of the Comics: One Hundred Years of King Features Syndicate, edited by Dean Mullaney (IDW/LOAC)

Only What’s Necessary: Charles M. Schulz and the Art of Peanuts, by Chip Kidd and Geoff Spear (Abrams ComicArts)

Out of Line: The Art of Jules Feiffer, by Martha Fay (Abrams ComicArts)

Will Eisner: Champion of the Graphic Novel, by Paul Levitz (Abrams ComicArts)

Miglior lavoro accademico

The Blacker the Ink: Constructions of Black Identity in Comics and Sequential Art, edited by Frances Gateward and John Jennings (Rutgers)

Boys Love Manga and Beyond: History, Culture, and Community in Japan, edited by Mark McLelland et al. (University Press of Mississippi)

Graphic Medicine Manifesto, by M. K. Czerwiec et al. (Penn State University Press)

Superheroes on World Screens, edited by Rayna Denison and Rachel Mizsei-Ward (University Press of Mississippi)

Unflattening, by Nick Sousanis (Harvard University Press)

Miglior Publication Design

Beyond the Surface, designed by Nicolas André, Sam Arthur, Alex Spiro, and Camille Pichon (Nobrow)

The Eternaut, designed by Tony Ong (Fantagraphics)

Eventually Everything Connects, designed by Loris Lora, Sam Arthur, Alex Spiro, and Camille Pichon (Nobrow)

King of the Comics: One Hundred Years of King Features Syndicate, designed by Dean Mullaney (IDW/LOAC)

Only What’s Necessary: Charles M. Schulz and the Art of Peanuts, designed by Chip Kidd (Abrams ComicArts)

Sandman Gallery Edition, designed by Graphitti Designs and Josh Beatman/Brainchild Studios (Graphitti Designs/DC)

 

Rumiko Takahashi nella “Eisner Hall of Fame”?

Il Comic-Con International ha annunciato che i giudici dei prestigiosi Eisner Awards hanno scelto due autori che entreranno nella Hall of Fame nel 2016. Questi sono Carl Burgos (il creatore della Torcia Umana) e Tove Jansson (Moomin). Tra gli altri 14 candidati altri quattro verranno introdotti . Questi i nomi: Lynda Barry, Kim Deitch, Rube Goldberg, Edward Gorey, Bill Griffith, Matt Groening, Jack Kamen, Francoise Mouly, George Perez, Antonio Prohias, P. Craig Russell, Jacques Tardi, Herb Trimpe e, appunto, Rumiko Takahashi.

Rumiko-Takahashi

Già nel 2014 la Takahashi aveva ricevuto una nomination per questo riconoscimento che fino ad oggi ha premiato solo quattro autori giapponesi: Osamu Tezuka (2002), Kazuo Koike (2004), Goseki Kojima (2004) e Katsuhiro Otomo (2012).