Eiichi Shimizu

Ultraman Manga Recensione

Ultraman 04Uno dei più famosi modi di dire è “squadra che vince non si cambia”. Lo sanno bene quelli della Tsuburaya Productions che, con le loro produzioni iniziate negli anni ’60, continuano a macinare anno dopo anno.

La Tsuburaya Production, per chi non lo sapesse, è una delle case (se non la casa) di produzione di show televisivi di genere tokusatsu più importanti del Giappone, fondata da Eiji Tsuburaya, e madre di personaggi immortali nell’immaginario collettivo, quali Denkou Chojin Gridman (passato in Italia come Super Human Samurai), Kyoryu Daisenso Ai-Zenborg (I-Zemborg) e il famosissimo Ultraman.
Il personaggio di Ultraman probabilmente è quello che più di tutti identifica nel mondo la Tsuburaya Productions, a tal punto da diventare un vero idolo in tutto il Giappone e a dar vita a una serie televisiva che dal 1966 continua sino ai giorni nostri, ogni serie un Ultraman diverso. Un po’ come il Dr. Who.

Forti di quanto Ultraman sia influente, la Tsuburaya ha dato il via nel 2011, tra mille progetti cross mediali, al manga ULTRAMAN, sceneggiato da Eiichi Shimizu e disegnato da Tomohiro Shimoguchi, edito da Shogakukan e pubblicato in Italia da Star Comics.

Ultraman 02

La prima serie tv di Ultraman aveva come protagonista Ayata, un componente del Science Special Search Party, che a causa di un incidente in volo con un ultraman (una forma aliena proveniente da Nebula M78) muore. Mosso dalla compassione e dal coraggio di Ayata, l’ultraman decide di sacrificarsi e di riportare in vita l’umano, vivendo in esso e conferendogli il potere di trasformarsi in Ultraman, un fortissimo super-uomo in grado di sconfiggere qualunque minaccia aliena dovesse attaccare la Terra. Nella puntata finale, l’ultraman, assolto il suo ultimo compito come protettore della Terra, lascerà il corpo di Ayata, cancellando la memoria dell’umano che non ricorderà nulla.Ultraman 01

Il manga riparte proprio da qui, dalla fine della prima serie. Infatti Ayata, ora, ha un figlio adolescente, Shinjiro, che scopre come il padre fosse l’originale Ultraman, e a cui viene chiesto di diventare il suo successore, per combattere le nuove minacce aliene che stanno per minacciare la pace del pianeta Terra.

La coppia Shimizu/Shimoguchi porta nell’opera due principali innovazioni davvero interessanti e accattivanti al brand di Ultraman, venendo incontro ai gusti di un pubblico più moderno.

La prima innovazione è il costume di Ultraman, ciò che lo rende riconoscibile in quanto tale: non più una “tuta” o “costume in tessuto”, bensì un vero e proprio suit robotizzato e ultra potenziato che permetterà a Shinjiro di affrontare i combattimenti più disparati. Il risultato è un ottimo rinnovamento dell’estetica di Ultraman, dal sapore fortemente Mecha, molto simile all’armatura di Iron Man, senza però snaturare i connotati classici del supereroe. Anche i nemici classici del Nostro, che come nella prima serie ritornano anche nel manga, sono rivisitati con un design meccanico e spigoloso, come fossero dei classici robottoni. Mossa molto astuta per poter allargare il bacino di lettori ed espandersi verso un pubblico più giovane e possibilmente più occidentale.Ultraman 03

La seconda innovazione consiste nel tracciare un filo conduttore tra la prima serie televisiva originale e il manga. Infatti, tutte le serie tv di Ultraman, realizzate dopo la prima classica, non avevano un collegamento con la precedente, erano a sé stanti, con l’unico elemento caratteristico il fatto di avere come protagonista un umano capace di trasformarsi in Ultraman e combattere mostri. Anche questi ultimi erano ricorrenti di serie in serie.
Il manga invece è un vero e proprio sequel della serie del 1966, narra della vita di Ayata dopo il ritorno di Ultraman su Nebula M78, e di come il suo passato influenzerà la vita del figlio scelto per diventare il suo successore. Questo legame con la serie originale, porta con sé anche un aspetto drammatico che nello show non era presente. Nato come uno spettacolo principalmente per un pubblico di età molto giovane, l’Ultraman televisivo era molto più leggero nei toni: c’erano combattimenti, trasformazioni, mostri e molta ironia. Esemplare in questo era il personaggio di Mitsuhiro Ide, la spalla comica e pasticciona che rendeva divertente e spassosa la serie.
Nel manga invece i toni sono molto più densi: da una parte abbiamo Ayata che vive il dramma di dover far portare sulle spalle del figlio adolescente la responsabilità di vestire i panni del nuovo Ultraman, e dall’altra abbiamo il dramma di Shinjiro, che si vede distruggere la propria quotidianità di studente, fatta da amici e primi amori, e il peso di avere tra le mani il destino della Terra. Un sottotesto drammatico che ricorda molto quello presente in Evangelion, e che aiuta a contestualizzare di più tutta la narrazione.

Degno di nota, poi, è lo stile di disegno di Shimogughi: tagliente e dinamico, colmo di dettagli nel rappresentare l’aspetto robotico dei personaggi. Con uno stile a volte maniacale e preciso, a volte graffiante e veloce, conferisce alla lettura un senso di dinamicità altissima, quasi come se ogni vignetta fosse un fermo immagine di un anime molto curato.

In conclusione, un manga d’azione ben riuscito e rivolto a un pubblico giovane, capace di portare a nuova luce un brand storico come quello di Ultraman, strizzando l’occhio a un immaginario più contemporaneo.