Edizioni Tunué

Dentro le tavole – Luca Russo racconta “Nottetempo”

Nota introduttiva

Spesso noi recensori ci affatichiamo a interpretare e cogliere significati nascosti dietro le immagini dei fumetti che analizziamo, ma allora perché non interrogare direttamente gli autori e sapere da loro quali sensazioni e intenzioni sono impresse nelle loro tavole?

Per questo abbiamo chiesto a Luca Russo, autore di Nottetempo, edito da Tunué nella collana Prospero’s Book Extra nell’agosto del 2017, di raccontare la sua attività di fumettista e di descrivere in particolare come ha creato alcune scene dell’opera che narra in forma di soliloquio del personaggio principale, un pianista, la tragica vicenda della perdita dell’amata moglie, da cui deriva anche l’inaridimento dell’ispirazione compositiva, in un fluttuare di ricordi, sentimenti, visioni, ricerca di un senso.

Ed ecco di seguito le riflessioni sulla sua arte da parte del disegnatore, che ringraziamo per le sue emozionanti parole, e la spiegazione dell’intento compositivo da cui sono nate due pagine di Nottetempo, un fumetto che tocca le corde dell’anima del lettore con la sua storia struggente e ne accarezza gli occhi con le sue mille sfumature pittoriche.

 La stanza della mente, la forza della storia

I libri che disegno mi dicono molte cose, ben oltre la storia che sto raccontando, oltre i personaggi e le loro vicende. Spesso mi rimandano a ricordi anche molto lontani, apparentemente dimenticati. È come se nella mia mente ci fosse una stanza, in cui suggestioni, colori, personaggi, a volte solo parole ascoltate per strada chissà quando e chissà dove, si fermassero per poi, al momento giusto, riaffiorare per trovare spazio in una vignetta, in un dialogo tra i baloon… Ogni volta che succede, torno a pensare all’importanza della memoria, delle esperienze vissute, filtrate attraverso il tempo e la sensibilità, che poi vengono reinterpretate e rivissute, sebbene in un modo del tutto nuovo, all’interno di una storia a fumetti o di un’illustrazione.

Solo dopo la pubblicazione di un libro, a distanza di tempo, comincio a rendermi conto che la storia che ho disegnato, e che credevo conclusa, in realtà continua a raccontarsi. E lo fa in modo particolare, rivelandosi a poco a poco direttamente a me e attraverso i lettori. Un ruolo particolare quello del pubblico; durante il tour promozionale del mio ultimo graphic novel, Nottetempo, in cui sono andato in giro per l’Italia incontrando tantissimi lettori a fiere del fumetto, librerie, scuole d’arte, ho vissuto esperienze davvero mai provate prima. Qualcosa che va ben oltre l’ottima accoglienza di critica e di pubblico, qualcosa che ha a che fare con l’empatia. È normale che esista un legame tra autore e lettori, ma in questo caso le sensazioni che ho provato, incontro dopo incontro, sono state qualcosa di davvero unico.

Per provare in prima persona le emozioni di Alberto, il protagonista del libro, ho scavato in profondità dentro di me. Quando ho finito di lavorare alla storia, ho pensato che Nottetempo fosse un diario privato, un percorso personale. Mi sbagliavo… credo che quella forza, che ho provato anch’io mentre disegnavo, sia passata oltre le pagine, per arrivare ai lettori, per poi tornare nuovamente a me, portandomi informazioni che prima non conoscevo. La storia del libro ha continuato a raccontarsi attraverso le parole, negli sguardi, nelle strette di mano, negli abbracci dei lettori. All’inizio ho provato sensazioni molto diverse: imbarazzo, stupore, ma anche paura, quella di non riuscire a gestire la mia innata emotività in una situazione che non riuscivo a comprendere pienamente. Col tempo però tutto è andato sempre meglio, ho cominciato a prendere le giuste distanze dalla fatica psicologica a cui il libro mi aveva sottoposto durante la lavorazione, e ho cominciato ad ascoltare il pubblico in un modo molto più sereno e consapevole. Penso che un libro non si possa controllare davvero fino in fondo: ha una sua personalità, una sua vita, che continua ben oltre l’ultima pagina.

 

Due tavole di Nottetempo: la foresta dell’ispirazione

Alberto cammina nella foresta dell’ispirazione, oramai arida e spettrale. Non riconosce più la strada che ha attraversato chissà quante volte, perché è cambiata, così come è cambiato lui. La foresta racconta i suoi pensieri e così si materializzano giganti d’ombra che lo osservano, mentre a fatica cerca di farsi strada tra la nebbia dei ricordi.

Per questa sequenza ho cercato colori sfumati, che comunicassero un’atmosfera sospesa, dove il paesaggio diventa simbolico, come nei quadri del pittore romantico Caspar David Friedrich. Volevo raccontare lo stato d’animo del protagonista, Alberto, attraverso gli alberi, la nebbia, il buio. Tra le vignette, l’uomo si confonde, diventa piccolo lui o forse giganti gli alberi… una macchia scura tra le ombre della notte. Ho dato, dal punto di vista compositivo, poco spazio al protagonista e molto all’ambientazione, proprio perché quest’ultima rappresenta il suo stato emotivo, la selva di pensieri negativi che in quell’istante lo stanno risucchiando. Alberto e la foresta sono un tutt’uno e si danno significato a vicenda.

All’improvviso, nel momento in cui il protagonista si appella ai ricordi, appare un’architettura che nella sua fisicità si manifesta come una possibilità di salvezza.  Anche in questo caso la scenografia è parte integrante della narrazione.

Per queste tavole, A forest dei The Cure è stato il brano più ascoltato che mi ha aiutato a immedesimarmi nell’atmosfera che volevo raccontare, soprattutto per l’ossessivo giro di basso, così claustrofobico.

I colori, dalle tonalità di verde giallastro contrapposte a tonalità di marrone rossiccio, sono dipinti in pittura digitale. L’effetto d’insieme che ho ricercato, compositivo, pittorico, registico, non è quello realistico, ma emozionale. Il colore e la luce sottolineano gli accenti narrativi più importanti, così come fanno i riflettori durante una rappresentazione teatrale.

 

Luca Russo

Guni – la nuova opera di Tauro e Karicola

Guni Tauro Karicola Tunué

Seconda opera della coppia Tauro/Karicola sempre per la collana Tipitondi della Tunué che dopo il grande debutto con Clare e Malù, tornano in grande spolvero e confermano la loro professionalità nel costruire favole adatte a tutti.

Guni racconta dei gudlak, esseri fantastici che potremmo definire degli angeli custodi, ma non è proprio esatta la definizione. Sono degli esseri con l’aspetto di animali fantastici come sirene, unicorni ma anche animali esistenti come piccioni o tigri (sempre dall’aria molto rassicurante), che accompagnano la vita di ognuno di noi e ci creano delle occasioni che dobbiamo saper cogliere e sfruttare.

Ma la storia non si basa su questa già splendida idea. Ogni gudlak ha un periodo di apprendimento presso il loro mondo natale e solo dopo averlo superato, può andare sulla Terra e scegliersi il proprio individuo. La storia narra del periodo di apprendistato di quattro gudlak: la sirenetta Printil, il tigrotto Corrado, il piccione Delpi e l’unicorno Guni. Insieme e singolarmente dovranno affrontare delle prove che li metteranno a dura prova e ovviamente cambieranno nel carattere, essendo ognuno non immune a difetti. A voi scoprirli e assistere a come cambieranno.

Dal punto di vista della narrazione Antonio Tauro Silvestri non lascia mai tempi morti e calibra benissimo i ritmi di lettura dando il giusto respiro e le giuste pause al lettore, portandolo a entrare nella vicenda con i giusti dosaggi. Per dire: non potrete rimanere indifferenti all’ultima vignetta che vi prenderà il cuore e questo significherà che anche questa volta siete entrati dentro la favola, senza neanche accorgervene. Molto belli gli omaggi e le citazioni a tante opere di culto. Tauro non cade mai nella scopiazzatura e la citazione rimane tale. Ecco alcuni esempi:

I Goonies

Ratman (la sua più celebre battuta!)

Don Zauker di Daitarn III (!):

Ecco la differenza tra il citare e il copiare: si cita, si omaggia qualcosa senza che questo elemento diventi importante o addirittura fondamentale per la struttura della storia. La storia ha una sua struttura e non ha bisogno di tali appigli (copiature) per poter andare avanti. Al massimo rende più particolare la situazione, ma niente più. Tauro ormai è un professionista nella sceneggiatura, se non si era capito.

Mentre i disegni di Chiara Karicola sono una grandissima sorpresa anche per chi conosceva il suo stile in Clare e Malù. Sono decisamente diversi dalla sua precedente opera e dimostrano che è una disegnatrice che non si accontenta di aver trovato un suo stile e cerca sempre nuove soluzioni evolvendosi sempre più, studiando il tono della storia che deve realizzare.

In effetti il suo segno qui è più surreale e i colori netti e forti rendono il senso di favola e fantastico che c’è per tutta la storia. Effettivamente il tratto che ha dato alla precedente opera forse non sarebbe stato male per Guni, ma sicuramente ha trovato un modo diverso di rendere il tutto ancora più funzionale. Sfondi e paesaggi sono davvero da osservare con grande ammirazione, nel loro voluto minimalismo e certe inquadrature sono davvero comunicative e suggestive: vedete le prime due illustrazioni all’inizio del volume ambientate nella notte. Non può lasciarvi indifferenti, anche se avete qualche anno in più sul groppone.

Ecco la particolarità di questa coppia di autori: si sono confermati come splendidi creatori di favole per tutte le età. Lo dimostrarono con la loro prima opera e lo confermano con questa, senza riciclare nulla e facendo qualcosa di completamente diverso.

Ammetto di desiderare un eventuale seguito dove un gudlak è sulla Terra e accompagna un individuo, dalla nascita fino alla morte. Io lancio la pietra poi spero che un pensierino gli autori lo facciano…

Macumba: ancora i fantasmi di Mattia Iacono

Macumba: denominazione di particolari riti, proprî dei culti spiritistici del Brasile, di natura sincretistica, derivati da tradizioni sia africane sia amerindie: sono volti a ottenere la liberazione dal male e consistono in danze accompagnate da musiche e canti spinti fino al parossismo, per giungere a stati di estasi o trance ritenuti prova della possessione da parte della divinità o degli antenati.

(da www.treccani.it)

Per primi erano stati i libri a condizionare la vita delle persone, e a farle incrociare in modo strano, attraverso uno strano carretto che vende volumi usati (e non solo).

All’incirca dallo stesso carretto il signor Bellini, un archeologo che insegna storia all’università, di cui non sapremo mai il nome di battesimo, compra tre strane pietre, la cui aura fucsia collega il mondo reale a qualcos’altro.

Dell’acquisto scopriamo solo alla fine, quando il carrettino, simile a quello che vendeva le copie di Babadush, compare e, con un improvviso flashback, ripropone e compendia tutte le sensazioni che abbiamo trovato nella storia.

Alcune positive, come quelle percepite nel negozio del russo Boris, che ha una cicatrice che gli attraversa tutta la faccia (e oltre) ed è proprietario di una parafarmacia non dissimile dall’antro di una fattucchiera.

Altre meno, come quelle emanate dal vecchio e inquietante mendicante con la pelle viola che lancia (lui sì) la sua macumba al nostro protagonista (anche se il suo biri-biri inizialmente non sembra così pericoloso).

Una storia quotidiana che incrocia la banalità della donna delle pulizie o dei bollettini per pagare il condominio con un sentore di soprannaturale, graficamente caratterizzato dal colore fucsia.

Con questo soprannaturale si scontra il professore universitario, arrabbiato con il mondo, perché ha dato tutto al lavoro e non ha avuto in cambio nulla, visto che l’archeologia gli ha chiuso la porta in faccia, dopo che lo aveva fatto anche la sua donna, proprio a causa del lavoro.

Oltre a non fare il lavoro che sognava, vive giorni tutti uguali, e, all’interno di uno di questi giorni banali, dopo il solito tram, la solita pizza, a causa di una sbornia fuori programma, improvvisamente si trova in una escalation di eventi che avrà un epilogo inatteso.

Una storia come tante, fatta di frustrazioni esistenziali («sono diventato una mozzarella»), solitudini, pseudonotizie e film nella TV ancora più opaca della realtà (splendida la citazione de I soliti sospetti), pizze con le acciughe.

Una storia che improvvisamente cambia (per i biri biri del vecchio?) e che si alterna tra i colori smorti e pastello di una esistenza grigia, e la tricromia (bianco-nero-fucsia) di un mondo parallelo, più vivido di quello reale, che però porta alla morte.

Una storia che sembra uscire dal grigiore nel modo più semplice, con una serena giornata trascorsa con il Dottor Cabrera, una sorta di custode del condominio, dottore solo per soprannome, che nel suo consueto giro di personaggi inconsueti (Boris, Lafayette) sembra rappacificare il protagonista con il tran-tran quotidiano che per lui è stato finora solo fonte di frustrazione.

E quando tutto sembra a posto, quando la normalità sembra ormai acquisita, anzi, sembra vicina una vera e propria catarsi del protagonista, l’imponderabile diventa ineluttabile.

Quando ormai la maledizione sembra aver mancato il suo effetto e Bellini sembra aver aggirato o superato ogni ostacolo, è la banalità del male a colpire, la pochezza e la piccolezza di un evento (anzi, la concatenazione di eventi banali) che forse con la macumba non ha nulla a che fare, o forse sì…

Così il destino colpisce, e colpisce duro. Portando a compimento le piccole storie che si sono incrociate fino al… merluzzo arrosto. Lasciandoci in fondo il dubbio se la macumba sia causa di questo male o cerchi di portarlo via.

L’opera di Mattia Iacono è ancora una volta interessante. L’autore ha mescolato in modo accattivante tanti elementi nella trama: la solitudine e la quotidianità dei personaggi con la magia e il soprannaturale, tra l’altro pescando da diverse tradizioni culturali (An Puch è una divinità Maya della morte). Le persone sono interessanti nella loro semplicità, con relazioni significative. Dolcissima quella tra Cabrera e la moglie Guendalina.

Iacono evidenzia anche la pazzia che permea la vita di ciascuno di noi, dentro e fuori. Ma accanto a questa pazzia intrinseca veleggia l’imponderabile, e anche un po’ onirico, mondo trascendente, con cui tutti dobbiamo avere a che fare, alla fine anche il razionalissimo e previdente “Dottor” Cabrera.

Graficamente Iacono usa il colore per separare i due piani del reale e dell’onirico/magico, non delinea le vignette, che vengono squadrate direttamente dai colori delle scene. Il disegno è stilizzato, ma non per questo meno completo o dinamico. Anzi. Gioca con i dettagli e le inquadrature.

La sensazione di essere in un film è forte. Un film che ricorda un po’ quella vena intimista che ha caratterizzato larga parte del cinema italiano a cavallo dell’anno 2000, ma con un respiro in fondo più positivo. Come era accaduto anche nell’opera precedente, pur senza un finale e vissero tutti felici e contenti, l’uomo è alla ricerca delle sue energie migliori e le trova.

Anche se un giorno qualunque può succedere che sia l’ultimo.

[Crunch Ed] Due chiacchiere con Tony Sandoval

Un paio di mesi fa i nostri amici di Crunch Ed hanno intervistato il bravissimo Tony Sandoval. Qui riproponiamo quella bella intervista.

tony-sandovalNo, non sono ossessionata da Tony Sandoval. È solo uno dei miei illustratori preferiti.
A dirla tutta, se togliamo McKean, che è tutto ciò che mi basterebbe essere nella mia vita futura (sì, son di poche pretese), Sandoval è il mio filo rosso con l’illustrazione, il filo conduttore, il metodo di paragone. Non è l’unico, certo, Bill Sienkiewicz, Alan Moore, Frank Miller, Chris Riddel, Edward Carey, Rebecca Dautremer, Benjamin Lacombe mica li possiamo lasciare in un angolo. La lista di nomi sarebbe troppo lunga ma mentirei se non confessassi che è con Sandoval che ho riacquistato interesse per il mondo dei graphic novel.

Questo è accaduto all’incirca nel 2011 quando per la prima volta in Italia la Tunuè ci ha visto lungo e ce lo ha presentato. Per me è stato un nuovo inizio.
Il suo stile, i suoi colori, le diverse tecniche che riesce a integrare senza stonature. I personaggi caricaturizzati, i temi che tratta quando scrive o quelli che rappresenta quando interpreta.
Sì perché ti ricorda che i mondi fantastici e irreali esistono davvero, che non sono solo per bambini. Che ci viviamo dentro e le mille porte sono qui, aperte e pronte ad essere varcate e forse, a dirla tutta, chi ce lo dice che non ci siamo già dentro?
È un mondo infinito di possibilità dove l’inquietudine ci può avvolgere, ma sta proprio qui l’avventura. Il fantastico, dunque. Ma anche l’amore, il coraggio e la voglia di essere ed esserci, a raccontare.

Forte l’influenza del suo mondo e delle sue tradizioni, quelle messicane. Demoni e spiriti che spaventano ma fanno anche sorridere. Come forte è anche l’influenza della musica che lo accompagna da sempre, essendo anche un musicista. Death metal e gothic (in Doomboy, in Nocturno la musica è protagonista).

Quando sfogli Sandoval vedi Sandoval. Questo in tutte le sue opere, ma è decisamente più lampante in Appuntamento a Phoenix, graphic novel totalmente autobiografica che arriverà in Italia a settembre, sempre per Tunuè.

Già sfogliato in anteprima (lo avevamo anticipato qui), abbiamo deciso di fare due chiacchiere con Sandoval sul suo ultimo lavoro per acquietare le nostre curiosità, almeno per un po’.

– Mi piace pensare di essere solo un ragazzo normale che ama disegnare, raccontare storie, leggere e ascoltare musica, ci dice quando gli chiediamo di descrivere chi è diventato.
Rendez-vous à Phoenix è una storia che desideravo disegnare da molto tempo, è una storia personale. Per questo ho dovuto aspettare per raccontarla. Volevo che i miei lavori fossero un po’ più conosciuti ma avevo anche bisogno di capirne di più su questo argomento, capire come poterlo e volerlo trattare. Volevo fosse una storia umana, la mia personale esperienza perché è davvero un’enorme avventura quella che ho vissuto molto tempo fa.

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Ci chiediamo se è proprio il tema così diverso da quelli a cui è abituato a rappresentare a far cambiare il suo stile, che appare sensibilmente mutato.
– Ho provato a semplificarlo ed è diverso perché io ero diverso. C’è anche molta più documentazione visiva che io di solito non faccio perché questa volta, per la prima volta, parlavo di una storia accaduta davvero, in luoghi reali e con persone reali.

Se questa è una storia totalmente reale, quanto allora del suo vissuto o dei suoi sogni c’è nei suoi lavori.
– Non ricordo i miei sogni o sono troppo astratti e quindi inutilizzabili per una storia ma mi piacciono i sogni diurni del tempo e della natura e la natura umana, ovviamente.

Domanda d’obbligo per CrunchEd, il rapporto con la musica durante la creazione delle opere.
Che musica si ascolta per vedere quello che vede Tony Sandoval Magari è questo il segreto?
– La musica ha un ruolo molto importante nella mia vita. Venendo da esperienze come chitarrista, il rock e il metal sono il mio tappeto sonoro. A volte, però, mi capita di ascoltare documentari o vedere film.

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Parlando di progetti futuri e di meritato riposo. No, se ve lo state chiedendo, Tony Sandoval non riposa. Se non disegna studia, se non studia viaggia per lavoro, va a incontri e fiere. Proprio adesso infatti si prepara per andare in Francia, a Bruxelles e in Messico.
E non ci nasconde che forse verrà in Italia a presentare il suo libro, Rendez-vous à Phoenix, probabilmente a Lucca anche se la cosa non è ancora ufficiale. E chissà se ci delizierà ancora con una sua mostra come quella che è stata presentata l’anno scorso a Palazzo Ducale.

Tony ci saluta confermando la sua inarrestabile motivazione, la sua irrefrenabile voglia di esprimersi quando gli chiediamo se ha mai lavorato in campi diversi dall’illustrazione classica:
– Mi è capitato di lavorare per la pubblicità, alcuni studi di concept design per piccole cose ma mi piacerebbe lavorare per produzioni cinematografiche in futuro. 

E noi glielo auguriamo ma forse è più a noi che stiamo pensando.

© Elisa Marchegiani

Intervista Antonio “Tauro” Silvestri e Chiara “Karicola” Colagrande

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Questo incontro è stato qualcosa di inaspettato. Oltre alla curiosità di aver fatto un’intervista contemporaneamente ai due autori di Claire e Malù, bellissimo volume da poco pubblicato dalla Tunuè, iniziata in modo canonico, la chiacchierata si è trasformata in un raccontare di come si può alla fine raggiungere i propri obiettivi, anche in quel mondo ostico che è l’editoria dei fumetti. Loro non hanno avuto nessuna spinta, nessuna raccomandazione, come spesso sentiamo denunciare dai cosiddetti “Wannabe” che si lamentano di una certa casta e di un certa cerchia ristretta che non bada alla meritocrazia. Antonio e Chiara ce l’hanno fatta ed è stato un modo di sbugiardare queste voci. Ovviamente ci vuole talento ma anche abilità nel sapersi muovere, accompagnato da tanta costanza e ossessione (sì), che sono la base di tutto per poter partire.

Claire e Malù versione La Storia Infinita

Claire e Malù versione La Storia Infinita

Da dove è nata l’idea di Claire e Malù (da qui in poi C&M)?

Chiara “Karicola” Colagrande: L’idea è nata dopo mesi di ricerca di argomenti. Un giorno, esasperata, ho fatto un sunto e ho trovato due idee. Una di queste era C&M, dopo aver visto al mio fianco la mia cagnetta. C&M era un progetto da portare in Francia ad Angoulême. Il titolo e nomi erano volutamente adattati all’editoria francofona. L’idea era però di ri-adattare l’umorismo al pubblico italiano, il primo pubblico che abbiamo sempre in mente.

Antonio “Tauro” Silvestri: Il progetto era l’ennesimo che io e Chiara “Karicola” Colagrande avevamo partorito, nel corso degli anni. Era inizialmente nato per Angoulême ed era a tavole autoconclusive. Ci fecero i complimenti, ma ci dissero che il tipo di umorismo non era adattabile per la Francia. Subito dopo c’è stato l’ARF!. Era nato quell’anno e il loro JobARF sembrava l’occasione giusta per ritentare. E ritentammo proprio con la Tunué che era un nostro sogno collaborativo da tempo. L’interesse di Massimiliano si concretizzò a pochi mesi dal colloquio, chiedendoci però di adattare quelle tavole umoristiche a un vero e proprio graphic novel.

So che siete amici. Quanto è stato importante il vostro rapporto di amicizia per la realizzazione del Graphic Novel?

Antonio “Tauro” Silvestri: Parecchio. Ci conosciamo da più di un decennio, tra i banchi dell’Accademia del Fumetto di Pescara. Siamo grandi amici, molto legati. Ne abbiamo passate tante nel mondo del disegno. Quest’amicizia è stata lavorativamente un’ulteriore positiva aggiunta alla professionalità e alla tenacia su cui ci eravamo cimentati. Non abbiamo mai litigato o avuto divergenze. I confronti sono sempre stati tanti e sempre utili. E avevamo una fiducia innata verso l’altro che – professionalmente è normale – ma in una storia del genere, dove c’è tantissimo di Chiara, sapere che mi ha lasciato “arravanare” nella stesura della sceneggiatura, è una fiducia di cui io la ringrazierò sempre e che si è cementificata proprio grazie a questa amicizia.

Chiara “Karicola” Colagrande: L’amicizia tra me e Antonio è stata la base per iniziare questa avventura fumettistica: non avrei messo questa storia in mano a nessun altro perché ci tenevo troppo e toccava punti personali che solo Antonio conosceva e poteva “raccontare”. Creare un fumetto è come fare un viaggio: puoi viaggiare solo con chi ti fidi, quindi si può fare un fumetto solo con chi ti fidi ciecamente!

Antonio, mi dici che ne avete passate tante. Che intendi?

Antonio “Tauro” Silvestri: Abbiamo fatto la nostra gavetta. La sana gavetta. E non parlo sono a carattere progettuale. Ma nel lavorare alle cose più disparate – anche se non erano nelle nostre corde – e a farci le ossa, soprattutto nel disegno. Tra centri commerciali dove venivamo pagati con biglietti del cinema per le caricature, dalle fanzine alle illustrazioni, dalle riviste alle commissioni di gente che chiedeva anche assurdità impraticabili.

Questi ora li chiamo “intermezzi”, ci hanno fatto fare le ossa soprattutto per ciò che riguarda la tenacia.

Io sono anche un vignettista satirico, ma il fumetto era qualcosa che era sempre lì. Granitico. Più forte di tutto e di tutti. Anche quando i primi progetti ci venivano rifiutati. Il marasma di esperienze passate ci ha fatto capire che la strada, per quanto poteva essere impervia, era quella.

Oggi il traguardo si chiama Claire e Malù e ne siamo fieri. Soprattutto guardandoci indietro.

Chiara “Karicola” Colagrande: C&M è uscito fuori dopo dieci anni di gavetta col disegno: caricature presso centri commerciali, disegni su riviste per ragazzi, disegni per pubblicità, collaborazioni con agenzie. Da dieci anni in questo mondo, ma sempre “dietro le quinte”, in attesa dell’idea giusta. Abbiamo fatto anni di Fiere in cui abbiamo avuto porte sbattute in faccia che non ti dico, ma anche giustamente, perché eravamo acerbi. Ogni tot mesi avevo un crollo psicologico, che so essere comune tra colleghi/e, ma, una volta passato, “stalkeravo” agenzie ed editori per far sì che tutti si “ricordassero” della Chiara “Karicola” Colagrande che da Pescara li contattava per “un appuntamento in sede” anche se questa sede si trovava in Lombardia o Veneto e per mostrare il mio portfolio. Nonostante tutto, sono contenta, però, che l’idea giusta sia venuta “tardi”: abbiamo fatto il libro giusto al momento giusto…forse, se la cosa fosse ingranata prima, avrei disegnato in maniera acerba, oppure avrei avuto un’idea meno “coinvolgente” o avrei avuto un volume tra le mani da criticare tra qualche anno… così NO: sono convinta che lo guarderò sempre con orgoglio! Soprattutto perché lo abbiamo “fortemente voluto”, con tutto il cuore. La tenacia è nostra DEA!

Claire e Malù versione 007

Claire e Malù versione 007

Diciamo che siete l’esempio di chi si fa il mazzo e alla fine riesce a concretizzare, vero?

Antonio “Tauro” Silvestri: Ci siamo fatti le ossa. Abbiamo avuto i nostri alti e bassi. Ma tutte le esperienze passate sono servite senza alcun dubbio.

Chiara “Karicola” Colagrande: Sì, ce lo siamo fatti davvero! E continuiamo: sempre professionali, sempre in movimento; basta vedere il nostro “spam” su FB dal 27 Dicembre (giorno di inizio matite) e abbiamo tenuto C&M sempre “sul pezzo” anche in mesi come Agosto XD siamo PEPPIE INSIDE (un modo di dire che una cosa o si fa bene o per niente).

Se aveste davanti il classico giovane che si lamenta dell’ambiente del fumetto: “è la solita casta, ci vogliono le conoscenze…”, che gli direste?

Chiara “Karicola” Colagrande: Direi: non devi demordere perché io e Antonio siamo l’esempio che è così.  Ovvio che ci siano delle “corsie” lavorative migliori (nel senso buono del termine), come in ogni campo, in realtà. Però chi ha un’idea GIUSTA prima o poi, se “c’è” per l’editore (e quindi si fa vedere interessato durante l’anno a delle pubblicazioni e gli fa vedere dei lavori, si fa vedere alle fiere, partecipa ai vari concorsi) e SE disegna bene, scrive in maniera interessante e ha un’idea BUONA, allora ci si riesce. Bisogna essere tenaci e precisi/professionali, leggere fumetti e informarsi sui cataloghi degli editori, muoversi e prendere appuntamenti con loro: non si può sperare di trovare lavoro in questo campo solo nella propria cameretta e con una decina di “like” sulla propria pagina e tra i propri contatti FB. L’editoria è un’altra cosa: è ESSERCI E LAVORARE sempre!

Antonio “Tauro” Silvestri: Che quelli che lui reputa casta, sono in realtà professionisti sempre in movimento e sempre in fermento. Che le conoscenze, inteso come raccomandazione solo per mera amicizia, sono una barzelletta. Nel senso che una volta si lavorava a bottega dal disegnatore tal dei tali già affermato. Che magari all’inizio ti faceva solo sgommare le matite, prima di metterti alla prova lavorativa. Oggi esistono gli studi, le scuole di fumetto (che io consiglio moltissimo) e le fiere. In ognuno di questi casi è possibile – educatamente – approcciare con il professionista che magari ti sa instradare, consigliare e valutare. Volendo anche proporre, se ci sono le qualità. Ma il lavoro alla base è personale. E sarà sempre e solo quello a parlare.

Chiara “Karicola” Colagrande: Aggiungo: la differenza la fanno le tavole, alla fine! Bisogna sempre disegnare e/o scrivere. PUNTO!

Claire e Malù versione Indiana Jones

Claire e Malù versione Indiana Jones

Come vi trovate con la Tunué?

Chiara “Karicola” Colagrande: Tunué è sempre stata una casa editrice al centro dei nostri pensieri. Tra fiere e quant’altro siamo stati sempre in mezzo alle loro pubblicazioni. Già qualche anno prima avevamo fatto un progetto (non andato in porto) proprio sulle corde delle loro pubblicazioni. Si chiamava Il Mostro. Quando abbiamo deciso di proporre a un editore italiano C&M abbiamo subito ripensato al “primo amore” e siamo stati d’accordo nel proporlo proprio a Tunué durante lo JobARF (del primo anno dell’ARF!). Ora posso dire che abbiamo fatto bene: ci stanno promuovendo benissimo il volume (e ancora non esce!) fanno tutto quello che un autore vorrebbe e stanno organizzando anche un mini-tour per portare C&M in giro per l’Italia. Io personalmente sono contenta che C&M, proprio per quanto ci tengo, sia in mano loro: essere coccolati non ha prezzo!

Antonio “Tauro” Silvestri: Benissimo! Io sono un lettore assiduo dei loro prodotti. La loro cura e tipologia editoriale è sempre stata nelle mie corde. Sono stato uno stalker del loro stand. Il primissimo progetto che io e Chiara “Karicola” Colagrande realizzammo (si chiama Il Mostro) era confezionato proprio per loro. Eravamo ancora acerbi, probabilmente. Ma l’appuntamento con loro è stato solo rimandato, come puoi ben vedere. Quando Claire e Malù è andato in porto, io e Chiara abbiamo voluto andare in redazione a Latina per firmare il contratto invece che rispedirlo via posta. Avevo bisogno della stretta di mano (nello specifico con Massimiliano Clemente, direttore editoriale), perché per me aveva un valore forte.

Ora che siamo dentro non posso che sottolineare quanto la stesura del lavoro è sempre stata professionale nel minimo dettaglio (davvero nel minimo dettaglio!) e anche quanto siamo costantemente seguiti sia nella pre che nella post produzione. Lo staff è fantastico. Gente come Massimiliano, Emanuele, Marco, Giulia e altri che compongono questa famiglia ci stanno accompagnando in quest’avventura senza mai farci sbandare. Parliamo la stessa lingua. Ed è una cosa molto appagante.

Antonio, so che tu solitamente ti occupi di Satira via web, come ti sei giostrato in questo racconto così misurato e delicato? E tu Chiara, a livello di tratto e disegno, cosa ha differenziato per te questo fumetto rispetto a come disegnavi prima?

Chiara “Karicola” Colagrande: Allora, io, come molti editori sanno, non ho un vero e proprio stile riconoscibile… ho fatto tante cose in tanti (troppi) stili diversi. E questa è una cosa “gioie e dolori” per il campo del fumetto, perché gli editor arrivavano a pensare che il mio portfolio fosse “portfolio di un’agenzia…perché ci sono troppi stili dentro!”. Magari nel campo dell’illustrazione mi ha sempre aiutato, ma nel fumetto no. Ho dovuto decidere quindi, con C&M, la direzione da prendere e quando mi è stato consigliato il mondo del fumetto francese, mi hanno detto di vedere un titolo molto famoso per i ragazzi: Lou, un fumetto che sta andando da diversi anni in Francia e che ha un target simile a C&M. Ho iniziato a studiare quello stile e a mixarlo con il tratto di altri grandi titoli come Calvin & Hobbes o Titeuf e con alcuni elementi derivanti dal mio background manga o con ciò che ho imparato nell’ultimo anno nel campo dell’illustrazione (e ciò si vede nelle prospettive sballate o nella natura disegnata in maniera irreale). Così è nato un primo disegno dove c’erano Claire, Malù e Fabrice dal tratto umoristico, ma non troppo commerciale. Era l’ideale, a mio avviso.

Antonio “Tauro” Silvestri: La satira è l’altra mia anima lavorativa. Ma nei fumetti – se devo prendere qualcosa dalla mia esperienza in quel campo – si riversa più che altro nel cercare di dosare il tempo comico o il testo della battuta. In C&M non c’è niente di satirico, ovviamente, ma c’è tanto di comico. Ecco, quelle battute magari non mi sarebbero mai uscite fuori in una determinata maniera se non avessi fagocitato tantissimi fumetti comici e poi non mi fossi allenato negli anni nelle vignette “cotte e mangiate”.

Claire e Malù con Arf!

Finito di leggere C&M mi è nata spontanea una domanda: potremmo mai rivedere queste due protagoniste ancora assieme, magari con qualche anno in più sulle spalle?

Antonio “Tauro” Silvestri: Ti rispondo subito: no. Quello che C&M avevano da dire lo dicono a pieno in questo volume. Chiara mi ha dato il permesso – e io la ringrazierò sempre – di raccontare qualcosa che ha tanto di lei. E lei mi ha dato tutto ciò che aveva da darmi e da dirmi. Farne un numero due sarebbe accanimento. Sarebbe far recitare a C&M qualcosa che non è più la loro storia o il loro ruolo. Sarebbero al nostro servizio in una maniera non più consona a quello che volevamo raccontare. Godetevi questo C&M, insomma, e se vi piacerà, vuol dire che anche Antonio “Tauro” Silvestri e Chiara “Karicola” Colagrande come autori vi sono piaciuti e saremo lieti di farci rivedere con altre storie, di sicuro.

Chiara “Karicola” Colagrande: C&M è un volume che non prevede seguiti, è una storia tra bambina e cane: non vogliamo snaturare la realtà narrativa di una situazione del genere, date le età delle protagoniste.

Claire e Malù versione Harry Potter

Claire e Malù versione Harry Potter

Pensate che C&M sia un punto d’arrivo?

Chiara “Karicola” Colagrande: C&M è un punto di arrivo, perché è uscito fuori dopo tanti sacrifici e anni di strade da scegliere e via dicendo. Quindi sì, con questo siamo “arrivati”. Ma “siamo arrivati” dove volevamo. Cioè siamo arrivati allo START per intraprendere la strada che volevamo. Quindi è al contempo il “punto d’inizio”, la MICCIA che volevamo innescare e che vogliamo far ardere a lungo. “Mi disegno sotto”, che si sappia!

Antonio “Tauro” Silvestri: Adesso sì. Perché voglio godermela. Non fraintendermi, non è presunzione, ma so quanta dedizione e quanta fatica c’è stata dietro. Tutto questo però dura l’arco di una dormita, perché il giorno dopo mi sveglio e ho già voglia di alzare l’asticella. Per me il fumetto è come il salto in alto, in fondo.

Se dovreste convincere a comprare C&M cosa direste?

Antonio “Tauro” Silvestri: Non sono un imbonitore. Ma se avessi davanti qualcuno riuscirei tranquillamente a guardarlo negli occhi, porgergli il fumetto e dirgli semplicemente “Fidati, poi mi dirai…”. Me lo leggeresti in volto che ti sto dando qualcosa in cui credo.

Chiara “Karicola” Colagrande: C&M può essere letto sotto tanti punti di vista e a tutte le età: è il fumetto che avrei voluto trovare in fumetteria. E poi ci sono un numero infinito di pulcini nascosti. Nemmeno io li ho contati!

E dopo queste curiosità ringrazio i ragazzi della disponibilità e di quanto si sono aperti in questa intervista. Attendiamo i loro prossimi lavori! 

Tunuè – The Passenger

– Comunicato Stampa –

Un racconto di mafia che a colpi di azione e pugni nello stomaco illumina la cronaca italiana dell’ultimo ventennio

the_passengerDa un soggetto del regista Carlo Carlei – con la sceneggiatura e i disegni di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso – esce nei Prospero’s Books di Tunué The Passenger: una storia di mafia, un thriller metropolitano che indaga sui lati oscuri dell’ultimo ventennio italiano, sullo scenario di una Palermo notturna e misteriosa.

Una coppia di giovani turisti americani in viaggio di nozze in Sicilia e il boss mafioso Masino Caligiuri, latitante e braccato dalla polizia, incrociano i loro destini in un graphic novel tenebroso e imprevedibile.

L’ultimo tentativo del boss di chiudere i conti con il suo passato e ricordare a chi vuole tradirlo il patto scellerato che la mafia ha stretto con lo Stato.

The Passenger, che presto diventerà un film diretto dallo stesso Carlo Carlei, è un fumetto dal ritmo serrato, capace di distinguersi dalle classiche narrazioni di mafia e in grado di rielaborare, grazie a colpi di scena mozzafiato, temi centrali come la giustizia e la vendetta.

Carlo Carlei Filmmaker di fama internazionale e appassionato di fumetti fin da bambino, esordisce con Capitan Cosmo (1990), primo tv-movie al mondo girato in hd. Nel 1992 con La corsa dell’innocente viene candidato al Golden Globe. In seguito, la MGM gli produce Fluke, film di culto per gli amanti degli animali. Nel 1996, per la FOX, scrive la sceneggiatura di Daredevil, giudicata straordinaria dagli addetti ai lavori e mai andata in produzione a causa della bancarotta della Marvel. Scrive e dirige per la tivù miniserie di enorme successo come Padre Pio e Ferrari. Fra le altre sue opere: L’aviatore, Il Generale Della Rovere, Il giudice meschino, Il confine. Il suo ultimo film americano è Romeo & Juliet del 2013.

Marco Rizzo Giornalista, sceneggiatore e editor Panini Comics, esordisce con Ilaria Alpi, il prezzo della verità (BeccoGiallo), Premio Micheluzzi come miglior graphic novel. Ha scritto fumetti sulle vite di Mauro Rostagno, Peppino Impastato, Che Guevara, Jan Karski e Marco Pantani, tradotti all’estero e vincitori di numerosi premi.

Lelio Bonaccorso Fumettista, illustratore e insegnante presso le Scuole del Fumetto di Palermo e Messina. Il suo primo graphic novel è Peppino Impastato, un giullare contro la mafia, sceneggiato da Marco Rizzo. La collaborazione si rinnova con Gli ultimi giorni di Marco Pantani, Primo, Que Viva el Che Guevara, su una versione a puntate di Gli Arancini di Montalbano per La Gazzetta dello Sport e su Jan Karski l’uomo che scoprì l’Olocausto. Nel 2014 pubblica 419 Africa Mafia, sceneggiato da Loulou Dédola.

 

The Passenger

Tunué, 2016

Collana «Prospero’s Books» n.76
cm 18×27; pp. 176 a colori;
cartonato
Euro 19,90 – ISBN 978-88-6790-211-8

 

Claire e Malù – l’importanza della semplicità

Copertina di Claire e Malù Tunué

Claire è una bambina che non vede l’ora di festeggiare il suo compleanno che è a ridosso del Natale e coincide con il party in maschera scolastico. Lei, comunque, ha anche il suo “caratterino” che spesso innesca scontri e incomprensioni con i suoi compagni, ma nel suo cuore ha Malù, la cagnetta che le sta accanto fin da bambina. Il suo modo di fare non è gradito neanche dalla sua pelosa amica, ma il compleanno si avvicina e, insieme, anche una grande lezione di vita…

A raccontarlo così e a vedere i disegni Claire e Malù, edito dalla Tunué, sembrerebbe una storia per soli bambini: ma non è assolutamente così.

I disegni di Chiara Karicola oscillano tra il manga caricaturale e la vecchia tradizione del fumetto umoristico francese, alla Titeuf, dosando molto bene l’atmosfera da favola, con una scelta di colori quasi da sogno nonostante non ci sia quasi nulla di fantastico. Giusto i pensieri che Antonio Tauro Silvestri mette in testa a Malù sono da essere umano, con gustosi ammiccamenti “nerdosi” e siparietti comici (quello su King Kong è irresistibile!) che giudicano simpaticamente i modi di fare di Claire, non sempre a modo.

Claire e Malù

Alla fine che tipo di lettura è?

Prendete questo fumetto, voi… voi trentenni/quarantenni che avete figli che frequentano i primi anni di scuola. Voi che siete cresciuti con i buoni sentimenti e i grandi ideali, e che con l’avanzare dell’età non smettete di sentir palpitare il cuore quando rivedete i vostri cartoni, i fumetti e i libri che vi hanno insegnato quegli ideali, che oggi sono meno scontati di quanto potevano sembrare allora.

Non leggetela subito questa storia. Tenerla per la sera, quando accompagnate vostro figlio in camera da letto per aiutarlo coricarsi. Mettetevi accanto a lui e iniziate a sfogliare questo fumetto. Scoprite insieme chi sono Claire e Malù: vi emozionerete entrambi, nella sua semplicità e naturalezza e quasi allo stesso modo. Riderete assieme, vi divertirete assieme e l’emozione sarà dietro l’angolo. Vi ci affezionerete senza rendervene conto e capirete che tutto è stato dosato senza strafare e senza andare verso una “diabetica” vicenda: vicini alla conclusione non potrete non emozionarvi, e capirete che Claire e Malù fanno parte di voi e di vostro figlio. Lui avrà una nuova favola per potersi addormentare con il cuore in pace e voi vi sentirete soddisfatti di aver raccontato, o letto assieme a lui, questa storia, che un paio di volte vi avrà forse fatto venire gli occhi lucidi.

Malù di Claire e Malù

 

Piccola chicca: a fine volume ci sono dei bellissimi omaggi di autori italiani, e almeno alcuni di loro dovrebbero come minimo far rizzare le orecchie: Carmine Di Giandomenico (disegnatore di Flash ed Orfani), Antonio Sarchione (Drago Nero), Vanessa Cardinali (Suore Ninja, Thunder Ben), Gaia Cardinali (futura disegnatrice della Tunuè), Fabrizio Pluc di Nicola (Detective Smullo, Spiriti nella notte ) e Marco Gervasio (Topolino, Fantomius).