Edizioni Star Comics

Il Triste Sire sotto attacco! Il re dei ribaldi 2

Torna Tristan, il Triste Sire.

O meglio, continua la sua saga. Del cui inizio abbiamo già parlato.

Ed è bravo Brugeas a introdurre elementi che infittiscono la trama. Inserendo molti fatti di fantasia su situazioni storiche o verosimili.

Lo sfondo storico è quello della rivalità tra il re di Francia Filippo II e Riccardo Cuor di Leone. Dopo aver partecipato insieme alla Terza Crociata, detta appunto la crociata dei Re, Filippo era tornato in patria anticipatamente e aveva approfittato della prigionia di Riccardo. Così la liberazione del Plantageneto crea una situazione di tensione.

Il Triste Sire, fedele a re Filippo, si trova ad affrontare questa situazione, cercando da una parte di mantenere l’influenza sulla città di Parigi, dall’altra di proteggere la persona del Re, a sua volta in pericolo di vita.

Infatti Riccardo ha dei suoi emissari che stanno lavorando (bene) nell’ombra, al punto da incrinare anche a fiducia del re Filippo in Tristan.

Questi aveva tenuto all’oscuro il re di alcune sue gesta per proteggerlo (quelle situazioni in cui meno ne sai e meglio è per te…).

Così la situazione sembra precipitare, fino a che Tristan si decide (o meglio, si lascia decidere) a chiedere aiuto al padre della defunta moglie, che è il Coësre, cioè l’indiscusso capo della Corte dei miracoli.

Si intrecciano, in questo che potremmo definire un fumetto storico (sulla falsariga del romanzo storico), (molte) storie personali e (assai meno) vicende storiche. Anche queste ultime al limite della leggenda.

Dalle due parti si schierano personaggi particolari, oltre ad alleati e tirapiedi già conosciuti nel primo volume.

Con il Triste Sire il moro Saif, il Gufo, e poi, forse, la Corte dei Miracoli. Con Re Riccardo una donna e un mercenario di Rouen, chiamato Ruennese, con una traslitterazione non felicissima dal francese. Mercenario grosso e imbattibile (fa un po’ pensare a The Hound de Il trono di Spade).

Brugeas disegna un intreccio che non lascia capire chi, alla fine, sia in posizione di vantaggio. Per usare una metafora musicale, questo secondo capitolo, dopo l’ouverture del primo, elabora il tema principale e poi lascia la melodia in sospeso, come su un accordo di settima…

In attesa del terzo e conclusivo capitolo, sul quale, in un modo o nell’altro, la melodia risolverà.

Ronan Toulhoat continua con i suoi disegni dinamici e anatomicamente molto belli. Sempre pieni di dettagli (nelle rappresentazioni della Corte dei Miracoli ce ne sono centinaia). Con i colori (in collaborazione con Johann Corgié) quasi mai realistici e virati, soprattutto in blu o in rosso, a seconda della situazione e dell’ambiente in cui si svolge la vicenda, forzando anche un po’ la mano negli ambienti sotterranei o crepuscolari.

Infatti alla luce delle torce tutto è rosso, alla loro assenza tutto è blu o ocra.

È la luce, a volte insieme agli stati d’animo, a decidere le colorazioni.

A volte alcuni dettagli sono colorati in modo realistico, ma forse per non far perdere del tutto al lettore il contatto con la realtà.

Questo stile rende un po’ pesante la lettura, ma la trama è coinvolgente, com’è un po’ il fantasy storico dopo Game of Thrones, cruento e pieno di sotterfugi, che emergono con forza solo quando sembra essere troppo tardi.

La qualità della  storia e della grafica non vengono però in nessun modo compromesse dalla colorazione, come dicevamo, a volte un po’ eccessiva.

Restiamo in attesa della traduzione (ad opera dell’ottima Federica Giuliano di Arancia Studio, finora molto lineare) e della pubblicazione italiana del terzo volume per chiudere questo primo ciclo de Le Roy des Ribauds.

Il Re dei Ribaldi
Libro II
Star Comics Presenta n.26
Vincent Brugeas, Ronan Toulhoat
Edizioni Star Comics, 2019
Brossurato con alette, 160 pagg., colore, € 17

my two cents #03 – Hungry Marie, Perfect World, To your eternity

Ritorna My Two Cents, la nuova rubrica di DF con una aperiodicità tutta sua. Questa volta abbiamo tre manga che possono soddisfare tutti i gusti e tutti i palati, da Edizioni Star Comics. Let’s go!

Hungry Marie – Dallo stesso autore di Beelzebub, Ryuhei Tamura, un fumetto che riesce a mettere insieme argomenti della storia mondiale con spunti presi da altre opere a esso antecedenti, come Kekkaishi (per chi se lo ricorda) e Ranma ½.

Come non citare Romeo e Giulietta per la faida familiare che divide i due protagonisti, Taiga e Anna, eredi di due diversi templi rappresentanti culture religiose opposte?

Per motivi che non possono non strappare una risata, non accontentandosi di essere innamorato dell’odiata rivale di famiglia, a Taiga tocca anche trasformarsi in Marie, figlia di Maria Antonietta di Francia, il cui spirito prende corpo in lui (con conseguente cambio di genere, aspetto e carattere) quando ha fame. E la fanciulla, per quanto spirito, non è meno affamata, rissosa e iraconda dei nemici che si trova ad affrontare. Per cultori di pugni e risate demenziali.

Ruyhei Tamura
Hungry Marie
Edizioni Star Comics, collana Action, giugno 2019
b/n, pp. 192, € 4.50

 

Perfect world – Una storia d’amore sui generis, tra una ragazza con poca fiducia in se stessa, che ha rinunciato ai propri sogni per una vita tranquilla, e un suo ex compagno di scuola che, nonostante un incidente che lo ha reso paraplegico, mette a rischio la salute pur di fare ciò che ama.

Il manga ha un effetto sorprendente sul lettore, che in nessun modo è tentato di provar pena per il ragazzo: quello che l’autrice Rie Aruga mette in scena è la descrizione di quante e quali difficoltà può incontrare un giovane sulla sedia a rotelle, dalla semplice mancanza di infrastrutture, alle piaghe da decubito, ai problemi di incontinenza.Nessun argomento è trattato in modo didascalico, non ha intenti educativi né scientifici, semplicemente si pone nei panni di una ragazza senza problemi di salute che, innamorandosi di un altro giovane, viene a scoprire e ponderare le limitazioni che la diversità impone a chi la vive.

Disegni gradevolissimi e una sceneggiatura coinvolgente ne fanno un’opera da conoscere per le appassionate del genere.

Rie Aruga
Perfect world
Edizioni Star Comics, collana Amici, aprile 2019
b/n, sovraccoperta, pp. 176, € 4.90

 

To your eternity – In un momento storico in cui si invoca lo “Stay human”, il restare umani, questo manga ci racconta il “Becoming human”, il diventare umani: un essere che all’inizio è solo una sfera viene portato sulla Terra. Inizia lentamente a mutare nella forma e a osservare quello che gli succede intorno. Conosce la vita e poi conosce l’affetto degli esseri umani, la loro forza dettata dal desiderio di felicità.

Il primo ragazzo che incontra gli insegna l’importanza di non essere soli, l’importanza dei sogni e soprattutto della memoria. La seconda avventura che vive gli insegna il coraggio, l’altruismo, il sacrificio del sé per il bene degli altri.

Lentamente la sfera che prima era “nulla” inizia a comprendere ed evolvere, e attraverso l’esperienza e la memoria inizia ad essere “qualcuno”.

L’autrice Yoshitoki Oima (Silent Voice) racconta in episodi l’avanzare nel mondo di questa forza pensante, attraverso vicende essenzialmente drammatiche e senza lieto fine, e riesce bene nell’intento di far riflettere il lettore sulle cose non dette e, da qui, sui nostri stessi momenti storici.

Yoshitoki Oima
To your eternity
Edizioni Star Comics, collana Starlight, aprile 2019
b/n, sovraccoperta, pp. 192, € 5,50

HIROHIKO ARAKI OSPITE A LUCCA C&G 2019

-NEWS-

Hirohiko Araki, uno dei più grandi mangaka di tutti i tempi, dallo stile unico e immediatamente riconoscibile, sarà uno degli ospiti d’onore della prossima edizione del Lucca Comics & Games, ospite di Edizioni Star Comics.

Per la prima volta il sensei sarà ospite di una fiera non giapponese: i giorni in cui i fan potranno incontrarlo a Lucca saranno il 30 e 31 ottobre, ma per ora si sa soltanto che non parteciperà a sessioni d’autografi.

Prossimamente Edizioni Star Comics renderà noti ulteriori dettagli sulle attività che lo vedranno protagonista.

Hirohiko Araki Nasce a Sendai il 7 giugno 1960, segno zodiacale gemelli, gruppo sanguigno B. Nel 1980 ottiene il secondo posto al 20° “Concorso Tezuka” di «Weekly Shonen Jump» con BUSO POKER. Nel 1981 fa il suo esordio con la stessa opera sulla medesima rivista. Pubblica a puntate MAGICAL B.T. dal numero 42-1983, e BAOH dal numero 45-1984. La pubblicazione de LE BIZZARRE AVVENTURE DI JOJO comincia invece dal numero 1/2-1987 e riscuote da subito un grande successo di pubblico. Dopo la fine di STEEL BALL RUN, conclusosi nell’aprile del 2011, si dedica a JOJOLION, ottava serie dello storico manga “generazionale”.

Nel 2009 le tavole originali della sua opera ROHAN AU LOUVRE, completamente a colori, vengono esposte nel celebre museo nell’ambito del progetto “Le Louvre invite la bande dessinée”. Nel 2013, presso lo showroom “Caldaie” di Gucci viene allestita la mostra di originali “Hirohiko Araki: An Exclusive Manga Exhibition In Florence”. 

La sua opera più famosa, LE BIZZARRE AVVENTURE DI JOJO, è considerato un classico del manga moderno, forte degli oltre 100 milioni di copie vendute nel solo Giappone e di un vasto media franchise che include serie animate, videogames, novel e un film live-action diretto da Takashi Miike. Tradotto e pubblicato in tutto il mondo, JOJO trova particolare fortuna in Italia, dove – serializzato ininterrottamente dal 1993 – è il manga più longevo in assoluto, potendo contare fra l’altro su una straordinaria fan base, particolarmente numerosa, appassionata e attiva.


Il maestro Hirohiko Araki vi aspetta a Lucca Comics & Games il 30 e il 31 ottobre: gli eventi aperti al pubblico cui parteciperà saranno comunicati da Edizioni Star Comics tramite il minisito www.piazza.starcomics.com e i canali social dell’editore, e dal festival tramite il sito www.luccacomicsandgames.com e i canali social ufficiali. 

 

 

Lo Sfigatto – Nekonaughey: le prime impressioni e il non perdersi mai d’animo

StarComics-SfigattoQuesta recensione di Lo Sfigatto – Nekonaughey, edito da Star Comics già a febbraio, arriva decisamente in ritardo rispetto alle pretese di “vi racconto la novità”, e forse solo per questo non avrebbe motivo di essere. Eppure i mesi trascorsi tra la lettura e questa riflessione, tempo perso da addebitare all’autrice, si sono rivelati utili a ripensare e a valorizzare quest’opera che, a tutta prima, a essere sincera, non aveva suscitato grande impressione.

L’autore Q-rais (all’anagrafe Yusuke Sakamoto) ha lanciato queste strisce basate su un gattone sfortunato online, e in patria ha riscosso un incredibile successo. Usiamo la parola incredibile con scopo, perché a una prima lettura tale riscontro lascia piuttosto perplessi: semplicemente lo Sfigatto non fa ridere, come promettevano i lanci pubblicitari. Al di là del gradevole gioco fonetico del titolo, piuttosto azzeccato, osservare (perché di fatto non ci sono baloons da leggere) le disavventure del micione è, sì, non spiacevole, ma non aggiunge nulla di gradevole ai minuti che nel frattempo scorrono.

Prima di offendersi e lanciarsi in difese altezzose se non condividete questo giudizio, aspettate di leggere fino in fondo, perché come dicevo, trascorrendo tempo qualcosa si è aggiunto a tale prima impressione.

StarComics-Sfigatto

Intanto analizziamo l’opera: si tratta di strisce, verticali in puro stile giapponese, in cui il nostro protagonista compie delle azioni quotidiane che quasi sempre finiscono male, e che, nella maggior parte dei casi, riguardano la sua alimentazione.

L’amore per il cibo e sporadici momenti in cui viene preso dalla fregola di infilarsi in posti stretti sono le uniche caratteristiche comportamentali che avvicinano lo Sfigatto ad un gatto reale. Tutte le altre lo avvicinano di più a un comune giapponese di classe media, magari con qualche chilo sulla pancia, tanto è vero che gli occhi non sono disegnati all’insù, come quelli dei mici appunto, ma all’ingiù, come è tipico fare dai disegnatori per caratterizzare un personaggio asiatico di mezza età.

Ciò dovrebbe farci pensare che le esperienze illustrate siano una metafora utile agli uomini, o che l’aspetto umanizzato permetta una facile identificazione tra noi e le vicende gattose, e invece neanche questo accade, o è accaduto alla prima lettura, perché comunque i pasticci combinati sono allo stesso tempo esagerati e distanti, e mai così inaspettati da scatenare lo stupore e di conseguenza la risata.

Forse il problema è che queste strisce sono tutte consecutive e, a differenza della edizione online, non c’è la pausa di visione tra l’una e l’altra, con l’annullamento del tempo necessario per “gustare” la scena. Ma è pur vero che parlando di strisce, non si può non pensare a quelle dei Peanuts o di Mafalda, che anche a leggerle di seguito non si smetterebbe mai.

StarComics-Sfigatto

E questo infatti è stato il primissimo pensiero: le strisce a fumetti sono dei piccoli capolavori di tempo e significato, in quattro vignette grandi autori sono riusciti a raccontare piccoli pezzi di vita immortale, che rimangono e ritornano nella memoria di chi li ha letti per sempre. E Nekonaughey? Beh, dopo due mesi abbiamo dovuto risfogliarlo perché rimane in mente solo che ha problemi a cucinarsi il pasto e poco altro.

Eppure questo volume un pregio lo ha, e non è da poco, e non è collegato alla sua edizione di lusso. Lo Sfigatto infatti, figlio del Sol Levante, mantiene una delle caratteristiche migliori della sua cultura, cioè quello di non arrendersi mai, nonostante le brutte esperienze, continuare indefessamente a cercare di ottenere quello che si vuole raggiungere. Meno di rado di quanto si pensi, solo così si può ottenere il meritato «success»!

Se un insegnamento c’è, è questo: mai smettere di tentare, mai perdere fiducia e arrendersi, mai darla vinta alla sfortuna. Il successo arriva se lo cerchi, non è un gatto ciccione che viene, incuriosito, a cercare te.

In base a questo, anche l’autrice non si è persa d’animo nonostante gli ostacoli, e ha finalmente scritto quanto voleva far sapere delle sue riflessioni su quest’opera, forse non memorabile come altre, ma che ha saputo imporre il suo valore al di là delle prime impressioni.


Q-rais
Lo Sfigatto – Nekonaughey
Edizioni Star Comics, collana Wasabi, 6 febbraio 2019
colore, pagg. 136, € 12,00

Card Captor Sakura Clear Card: Le nuove avventure di Sakura!

A maggio torna in Italia una delle eroine più amate degli anni ’90… e non solo! La dolce e coraggiosa Sakura, creata dalle poetiche menti delle CLAMP, vivrà infatti delle nuove fantastiche avventure in CARD CAPTOR SAKURA CLEAR CARD, l’opera che in Giappone ha già venduto oltre 2 milioni di copie!

Si tratta di un nuovo arco narrativo, in cui Sakura, dopo aver fatto un sogno sconvolgente, scoprirà che le sue amate carte non hanno più nessun potere.

Come farà ora a proteggere Tomoeda? E soprattutto, riuscirà Sakura a scoprire cos’è accaduto alle carte e come ridare loro potere?

Una serie imperdibile per tutti gli amanti dell’eroina protagonista dell’opera più famosa e amata delle CLAMP!

Emozionanti sfide vi aspettano dal 15 maggio, quando CARD CAPTOR SAKURA CLEAR CARD n. 1 sarà disponibile in fumetteria, libreria e Amazon!

Aprile, i ciliegi sono in piena fioritura. Sakura è ormai in prima media, ha ritrovato il suo adorato Syaoran e i due vanno a scuola insieme. Un giorno però, dopo essersi risvegliata da un sogno misterioso, scopre che alle sue carte è successo qualcosa di strano…

Dal 15 maggio CARD CAPTOR SAKURA CLEAR CARD n. 1 sarà disponibile in fumetteria, libreria e Amazon!

Sfogliate online le prime pagine di CARD CAPTOR SAKURA CLEAR CARD n. 1 a questo link!


CLAMP
Card Captor Sakura Clear Card 
n. 1
Edizioni Star Comics, collana Greatest numero 232, 15/05/2019
cm 11,5×17,5, brossura, b/n, pp. 160, € 4,50
ISBN 9788822613998

Fairy Girls: un mondo di avventure al femminile!

L’avvincente e magica saga di FAIRY TAILsta per terminare, ma se sieteappassionati di questo fantastico manga non potrete non gioire per l’arrivo in Italia del suo spin-off: FAIRY GIRLS!

Una storia tutta al femminile, con protagoniste Lucy, Elsa, Lluviae Wendy, quattro splendide e potentissime maghe della gilda alle prese con una serie di avventure a non finire! Tra tornei e missioni, le ragazze decidono di concedersi una vacanza, ma ben presto si ritroveranno in un mare di guai! Riusciranno a salvare il regno di Fiore?

Scopritelo dal 10 aprile, quando FAIRY GIRLS n. 1 arriverà finalmente in Italia e sarà disponibile in fumetteria, libreria e Amazon!

Fairy Tail, dopo aver vinto il Gran Palio della Magia conquistando il titolo di gilda più forte del regno di Fiore, può finalmente godersi un po’ di riposo. Ma invece che partecipare ai festeggiamenti, Lucy, Elsa, Wendye Lluviapreferiscono svignarsela per visitare Crocus, la capitale del regno. Com’è tipico per delle maghe di Fairy Tail, finiranno presto nei guai, ritrovandosi persino ad affrontare una situazione in cui è in gioco il destino del regno!

Dal 10 aprileFAIRY GIRLS n. 1 sarà disponibile in fumetteria, libreria e Amazon!

Hiro Mashimaè un mangaka giapponese nato nel 1977 a Nagano. È balzato agli onori del pubblico degli appassionati con il titolo RAVE MASTER, pubblicato da Kodansha sulla rivista «Weekly Shonen Magazine» dal 1999 al 2005. La sua opera di maggior successo, ovvero il manga FAIRY TAIL, è stata pubblicata sulla stessa rivista dal 2006 al 2017, mentre dal 2018 è iniziata la serializzazione della nuova opera, EDENS ZERO.

Sfogliate online le prime pagine di FAIRY GIRLS n. 1 a questo link!

ZERO 229

FAIRY GIRLS n. 1

Hiro Mashima, Boku

11,5×17,5, B, col-b/n, pp. 192, € 4,90

Data di uscita: 10/04/2019, in fumetteria, libreria e Amazon

Il Re dei Ribaldi 1: ai tempi di Filippo II

Come ammette candidamente Vincent Brugeas nella postfazione, intitolata Genesi e intenzioni, Il Re dei Ribaldi non è propriamente un’invenzione.

L’idea infatti l’ha presa dalla serie di romanzi storici I re maledetti di Maurice Druon, accademico di Francia. Ma è di più. È infatti una figura storica, citata anche nell’edizione del 1911 della Encyclopædia Britannica alla voce Ribaldus:

The name (ribaldae or ribaldi) was particularly applied to prostitutes, brothel-keepers and all who frequent haunts of vice, and there was at the French court from the 12th century an official, known as Rex Ribaldorum, king of the ribalds, changed in the reign of Charles VI to Praepositus Hospitii Regis, whose duty was to investigate and hold judicial inquiry into all crimes committed within the precincts of the court, and control vagrants, prostitutes, brothels and gambling-houses.

Traducendo liberamente:

Il nome “ribaldi” era applicato a prostitute e tenutari di bordelli […] e alla corte francese dal XII secolo c’era un ufficiale noto come Re dei Ribaldi, il cui nome fu cambiato durante il regno di Carlo VI (1368-1422 n.d.r.),  che si occupava di investigare su tutti i crimini commessi a corte, controllando anche vagabondi, prostitute, bordelli e bische.

Uomo di fiducia del re, chiamato anche triste sire, Brugeas si diverte a metterlo in difficoltà, creando un intreccio nella Parigi del 1194. Si incrociano così storia e finzione sullo sfondo del regno di Filippo II, salito al trono già da 14 anni, detto anche il re guercio e augusto.

Mentre sullo sfondo si susseguono gli accordi e gli intrighi internazionali tra lo stesso Filippo, Eleonora d’Aquitania, suo figlio Riccardo Cuor di Leone e l’imperatore Enrico VI, in primo piano le questioni economiche e di potere si intrecciano con le storie personali.

Ed è proprio Tristan Il Re dei Ribaldi a mescolare una questione personale con il “lavoro”. Mentre cerca di evitare un attentato a Filippo e agli emissari imperiali, si trova, paradossalmente, ad essere ricercato dal suo stesso re per un omicidio commesso.

Infatti ha ucciso un uomo per vendicare la figlia, per poi scoprire che questi era in realtà una pedina importante nello scacchiere delle spie reali. Così deve barcamenarsi in equilibrio tra i diversi livelli dell’intreccio.

E il mezzo con cui risolve tutte le situazioni è la violenza, l’intimidazione, il sotterfugio.

Ma non senza onore e, a modo suo, correttezza.

Brugeas, storico di formazione, oltre a gestire bene il background storico (dice di aver cercato di essere il più preciso possibile anche se ammette egli stesso qualche piccolo anacronismo), dà spessore ai personaggi, sia reali che di fantasia.

Tutti sono infatti ben caratterizzati. E la composizione della banda del triste sire è molto interessante. In particolare la presenza di un moro in terra di Francia in pieno periodo di crociate è molto stimolante.

Un po’ Games of Thrones, con intrighi, sangue e anche con qualche scena un po’ hard, ma senza perdere mai il taglio storico e senza esagerare nell’esplicitare le violenze.

Ma in fondo la realtà non è tanto distante dalla fantasia: alcuni personaggi storici come Eleonora d’Aquitania, Riccardo, lo stesso Filippo II sono da romanzo. Brugeas è bravo a tratteggiarne le caratteristiche storiche e a utilizzarle nella finzione, ma anche ad andare oltre.

Il Re dei Ribaldi, Tristan

Come lui, per scelta, anche Ronan Toulhoat è il più possibile realistico e preciso. E allo stesso modo caratterizza con pochi tratti sia gli sfondi di Parigi alla fine del XII secolo che i personaggi. Allo stesso modo i costumi, le ambientazioni interne ed esterne, le armi. Forse esagerando un po’ con la prestanza fisica dei soldati e la bellezza delle prostitute, ma fa parte della scelta di “fisicità” nella parte grafica. Il tratto è infatti apparentemente poco dettagliato, dà consistenza e volume.

L’oscurità medievale (non quella culturale, peraltro solo presunta, ma quella fisica, per carenza di fonti luminose) domina gli stretti vicoli parigini. La stessa copertina attrae per la figura del triste sire che emerge dall’oscurità, che ha del demoniaco.

Il tratto dinamico si accompagna con una colorazione per lo più non realistica, ricca di viraggi con colori pastello. Dal blu della luce notturna, all’arancio delle scene davanti ai focolari. Ma anche con colori che sottolineano stati d’animo e pathos. Solo il sangue è sempre rosso intenso, e l’azzurro con i gigli dorati della dinastia Capetingia non scolora mai.

Toulhoat usa anche dei bei giochi prospettici e particolari effetti lente per sottolineare la drammaticità di alcune scene. Frequentissimo è inoltre l’utilizzo dei dettagli per sottolineare i passaggi importanti in ciascuna tavola. Tavole che presentano anch’esse una griglia al servizio degli eventi, con passaggi molto cinematografici: continui cambi di camera, lunghi passaggi con pochi dialoghi, che sottintendono anche una colonna sonora adeguata.

Un volume corposo, ma appassionante, da leggere tutto d’un fiato. Salvo poi tornarci per cercare i riferimenti storici, le citazioni. Per apprezzare i particolari dei disegni, le ambientazioni. Per ripercorrere i fatti e cogliere l’alternarsi di personaggi e fatti storici o inventati.

In attesa di conoscere i prossimi sviluppi per il primo dei Re dei Ribaldi.


Vincent Brugeas, Ronan Toulhoat
Il Re dei Ribaldi, 1 di 3
160 pagg, colore
Edizioni Star Comics

Sandokan: Salgari a fumetti

Sandokan versione Star Comics. Tre volumi, tre storie principali: Le tigri di Mompracem, I misteri della Giungla Nera e I pirati della Malesia, accompagnate da una serie di side stories del tutto inedite.

Il progetto parte da Davide G.G. Caci che, nella prefazione al primo volume, intitolata Genesi di un pirata, spiega bene la situazione.

Non solo è un nuovo progetto, ma riguarda un personaggio dei più sfaccettati, complessi e interessanti del mondo dell’intrattenimento su cui autori di altissimo livello (su tutti Hugo Pratt e Mino Milani) hanno già “messo mano”.

In effetti per quelli della mia generazione Sandokan è stato il personaggio che ha aperto una parte di mondo che quasi non si studiava neanche in geografia a scuola. Quello dei mari del sud. Che il suo inventore Emilio Salgari immaginò senza mai averli visti. E che ha fatto immaginare anche a noi, aiutandoci a capire dove fossero l’India, la Malesia e l’Indonesia, quando ancora non era possibile trovarle su Google Earth. E gli atlanti riportavano nomi poco evocativi.

Fino dalle generazioni precedenti alla mia Sandokan è stato un riferimento, anche fumettistico. Infatti i fumetti d’avventura fin dagli anni ’40 del secolo scorso furono di grande diffusione (in questa pagina web un po’ di storia, qui un articolo di qualche anno fa di due dei più grandi esperti salgariani, Claudio Gallo e Giuseppe Bonomi, che hanno anche collaborato alla parte saggistica di questa trilogia).

Poi negli anni ’70 e ’80 i libri, i film a puntate con Kabir Bedi, i fumetti, non solo quelli di Pratt, ma anche di altre edizioni. Fino a quella di Claudio Nizzi e Sergio Toppi su Il Giornalino nel 2008. Quest’ultimo ha anche ridisegnato l’iconografia del personaggio, con la sua personalissima interpretazione grafica, uscendo dall’immagine data dalla televisione e proponendo un principe realmente malese.

Altrimenti Sandokan ha sempre avuto lineamenti indiani, molto più facili da masticare per noi occidentali. E questa edizione non si allontana dall’iconografia più classica…

In questa nuova rielaborazione, le libere riduzioni dei romanzi sono a opera di Luca Blengino di Gero e dello stesso Caci (con lo pseudonimo David Goy). Il contributo grafico (sempre per il main course di ciascun volume) è di Paolo Antiga, Francesca Follini e Michael Malatini, in ordine cronologico di volume.

Innanzitutto è interessante che la scelta sia stata quella di una omogeneità grafica per i personaggi, per cui, con le inevitabili differenze stilistiche dei singoli autori, i protagonisti sono immediatamente riconoscibili nell’intera opera.

Un po’ come succede nelle opere della Bonelli. Probabilmente lasciare libera interpretazione sui personaggi da parte di ciascuno dei disegnatori intervenuti avrebbe generato una certa confusione… Il progetto (concluso?) vuole essere una sorta di inizio di Universo Salgariano, nel quale però ci sia un minimo comune denominatore, anche grafico.

Questo lavoro raccoglie a modo suo una serie di caratteristiche del fumetto “tradizionale” italiano. L’aspetto comune dei personaggi, appena citato; il bianco e nero (le sole illustrazioni a colori sono le copertine di Pasquale Frisenda); la riduzione grafica di opere della nostra letteratura; l’utilizzo, anche se non eccessivamente rigoroso, di una gabbia ben definita. Dei tre è il volume centrale che un po’ si discosta, adottando una grafica con richiami orientaleggianti.

L’opera unisce la riduzione dei romanzi a una serie di storie inedite brevi, ispirate dal mondo e dai romanzi salgariani, che hanno coinvolto tanti scrittori e disegnatori. Con esperienze diverse, dai fumetti pubblicati ne Il Giornalino a storie decisamente più adulte.

Sette storie di lunghezza fissata (8 tavole) del tutto inserite in modo perfettamente coerente nell’universo di Sandokan, pur muovendosi molto liberamente al suo interno.

Molto interessante è il fatto che per ciascuna storia agli scrittori/sceneggiatori è stato chiesto il perché della loro scelta, aprendo uno spiraglio su quello scrigno segreto che è l’intuizione, l’ispirazione di un racconto.

Ricchissimi i riferimenti bibliografici e storici e i legami con gli altri media, nonostante la parte saggistica sia molto snella e per niente pesante (non più di 6 pagine per volume).

L’omogeneità grafica e il background comune non hanno impedito ai singoli autori di esprimersi in modo del tutto personale. Nei romanzi, in cui ad esempio Paolo Antiga è molto più fisico, sottolineando i volumi e le situazioni con l’aiuto delle ombre e del tratto; Francesca Follini invece usa uno stile che a volte si avvicina al manga; Michael Malatini in alcuni passaggi mi ha ricordato le tavole di Stelio Fenzo, anche se con un tratto più minimalista. Lo stesso Malatini, in uno dei racconti brevi, dal titolo Gli occhi della tigre, mostra la sua capacità di utilizzare gli occhi per raccontare storie.

Sandokan disegnato da Paolo Antiga; Tremal Naik di Francesca Follini; i due insieme nella tavola finale dell’opera di Michael Malatini

Sarebbe veramente troppo lungo qui esaminare i tre volumi in dettaglio, considerando anche i ricchi contributi narrativi e grafici delle storie brevi. Che spaziano dai ricordi di Sandokan bambino a piccole storie che vedono protagonisti i  comprimari della saga.

Sicuramente un modo interessante di ripercorrere i primi tre romanzi del ciclo dei Pirati della Malesia. Si dà infatti una occasione ai lettori che non conoscono Salgari di avere un approccio grafico con pochi fronzoli.

Per chi invece ha già letto o ha avuto altre esperienze fumettistiche con La tigre di Mompracem, un versione lineare, che mette al centro l’avventura. Con la particolarità dei racconti brevi che allargano l’Universo Salgariano con una sorta di fan fiction disegnata.

Sicuramente un mix piuttosto azzeccato tra classico (i romanzi a fumetti), la sua estensione (i racconti brevi), la parte culturale (Gallo e Bonomi) e l’intervento degli sceneggiatori.

Un insieme di caratteristiche non particolarmente innovativo. Fornisce però una rilettura apprezzabile di storie che dovrebbero far parte della nostra cultura popolare. Sicuramente può essere un modo, per noi che quei romanzi li abbiamo letti, per proporli alle nuove generazioni, con un approccio più semplice di altre versioni a fumetti.

Sandokan
AA.VV.
3 voll. cartonati
144 pagg., 20 € cadauno
Edizioni Star Comics

Cosa spetta ai vinti? Gloria o guai?

Vae Victis (Guai ai vinti!) è la famosa locuzione latina che Tito Livio attribuisce a Brenno (Ab Urbe Condita,V, 48), per cui chi è sconfitto deve sottostare alle condizioni dei vincitori, senza poter ribattere.

Ma ai vinti può essere attribuita la gloria, addirittura un trionfo? Nel nostro mondo moderno, in cui chi vince prende tutto, Brenno non si sarebbe trovato male.

Invece Juanra Fernàndez, inventore di storie per il cinema e per i fumetti, si lascia ispirare da una stele funeraria vista nel Museo Archeologico di Cuenca, dedicata a un auriga di nome Aelio Hermeros.

Fernàndez, con l’aiuto dei disegni di Mateo Guerrero e dei colori di Javi Montes, racconta la storia del figlio omonimo di Aelio, reso schiavo dalla sconfitta e morte del padre a soli trentatré anni.

Una storia verosimile, un vero e proprio romanzo storico, in cui compaiono personaggi realmente esistiti. Primo fra tutti lo sportivo più ricco della storia, l’auriga Gaius Appuleius Diocles, in realtà più portoghese che spagnolo. Vincitore di quasi 1500 corse, per questo considerato il più grande conduttore di bighe della storia. E due imperatori: Lucio Vero, e il futuro imperatore Commodo.

I personaggi reali si intersecano con quelli inventati. Tra i quali troviamo delle citazioni interessanti, come il gladiatore gallico, che si chiama Caturix, nome gallico del dio della guerra. O il gladiatore trace Cannicus, citato nell’iscrizione pubblicitaria dei ludi romani, che ricorda il nome dello schiavo celtico (Gannicus) che prese parte alla rivolta del più famoso trace Spartaco. L’avversario di Aelio si chiama Victor, che vuol dire vincitore. Aelio stesso suona come Helios, il nome greco del dio del sole, successivamente soppiantato da Apollo. Entrambi sono identificati come auriga del carro del sole. Da qui anche il titolo del primo volume della serie: I figli d’Apollo.

Fernàndez ricostruisce attentamente molte delle caratteristiche dell’ambientazione, in Gallia come a Roma, mettendo a disposizione del fumetto la sua esperienza cinematografica. Per cui rende verosimile tutto: luoghi, nomi, date, aspetto dei personaggi, regole dei giochi. Senza parossismi e con grande dovizia di particolari. Utilizza anche alcuni versi di opere non certo famosissime, dalla Historia Augusta, al dii inferi, arrivando a riprodurre una iscrizione usata per indicare le gare che si svolgevano nel Colosseo (allora ancora Anfiteatro Flavio).

La storia percorre dodici anni della vita di Aelio: dal dramma alla gloria. Il dramma della morte del padre nel circo di Ilici per mano dei due Victor, padre e figlio, anch’essi omonimi, anche se con un rapporto del tutto diverso di quello fra gli Aelios.

E qui, fin dall’inizio, l’oracolo premonisce, annunciando gloria victis.

E Aelio è un vinto, deve tornare schiavo, ripartire da nulla.

Ma il suo legame con i cavalli e con le corse prima lo rende un uomo libero e poi sembra aprirgli la strada a una vita almeno con la prospettiva dell’amore. Ma fra due schiavi non è facile. Tra vinti…

Aelio sembra essere davvero libero solo quando guida le bighe e le quadrighe, nel circo. Anche se deve soffrire l’illecita sconfitta, dà prova di grande coraggio. E qui l’intero stadio lo onora della gloria dei vinti urlando a una voce le parole dell’oracolo. Mentre il vincitore, Victor, dopo aver mostrato slealtà, dà anche prova di crudeltà, prendendosi una vendetta eccessiva. È la vendetta contro tutti il leit motif del vincitore (parziale) di nome e di fatto.

Vendetta che non ferma l’ascesa di Aelio, pur ferendolo profondamente. Ma piano piano, con l’aiuto del ricordo di suo padre e di alcune persone, passa per i giochi di Tarragona, poi di Narbonne e infine di Roma.

Nella scrittura di Fernàndez si enucleano sempre più i buoni e i cattivi; i vinti e i vincitori. In realtà il sapore della vittoria per chi è sempre stato un vinto è alla fine amaro, in particolare perché si confonde con quello non certo piacevole della vendetta.

Sembra esserci più gloria nell’essere vinti con onore, che nel vincere. La frase finale recita:

Cosa ci resta una volta compiuta la vendetta? Un sapore amaro ed effimero in bocca… e un altro ancora più amaro e persistente nell’anima…

Così la vittoria non persisterà, perché ferita dalla vigliaccheria dello sconfitto e dall’impeto di vendetta di Aelio, che così rimane vinto per sempre, pur avendo raggiunto la sua gloria.

La storia prende, ha un bell’alternarsi di sentimenti e sensazioni, e non finisce per forza tutto bene. Anche per Aelio c’è tutta la gamma dei sentimenti, espressa in modo anche violento (bella l’esplosione di rabbia alla fine del primo volume). La trama, basandosi anche sui riferimenti storici, funziona.

La sceneggiatura è molto cinematografica, con cambi di scena rapidi, a volte persino troppo. Al punto di creare momenti di confusione, con l’incrociarsi di personaggi secondari che si alternano e che richiedono un po’ di concentrazione e una rilettura attenta per mettere a posto tutte le caselle.

La stessa rapidità si trova nei disegni di Mateo Guerrero: la gabbia non è mai regolare, con vignette spessissimo sovrapposte e libere nelle dimensioni, nella forma e nel posizionamento. Il tratto è comunque didascalico, convincente, ma non sempre mi ha convinto nella dinamicità. Anche nel laocoontico naufragium in cui muore Aelio senior, la scena è una sequenza di fotogrammi con poca continuità, senza alcuna linea dinamica. Anche se i fotogrammi sono tanti, soprattutto nei momenti più intensi, i cambi di camera sono per lo più troppo rapidi.

Funzionano invece bene alcuni zoom sui personaggi.

Questa sensazione di discontinuità però permane per tutta l’opera.

La parte migliore dei disegni è comunque nei dettagli, nella capacità di esprimere le emozioni dei visi e degli occhi, nella precisione della riproduzione dei corpi.

Anche la colorazione è precisa ma con poche puntate in avanti. Realistica, gioca bene con le ombre ma, ad esempio, poco sottolinea le emozioni.

Per quanto riguarda l’edizione italiana, abbiamo trovato una disattenzione nelle traduzioni (viene lasciato nella prima tavola il termine fiston, con cui Aelio chiama il figlio: un vezzeggiativo francese per chiamare i figli ma di cui non abbiamo trovato riferimenti latini).

In definitiva un racconto di buon livello, con una caratterizzazione storica estremamente interessante e personaggi ben definiti, che però forse poteva dare qualcosina in più dal punto di vista più squisitamente fumettistico, nella parte grafica.

Gloria victis
2 voll., 112+96 pagg., 13€ cadauno
Fernàndez, Guerrero, Montes
Colore, 19.5×26
Star Comics

Comic? a chi! Le short stories di Atsushi Kaneko

Una raccolta di storie brevi che ripercorrono la pubblicazione di Atsushi Kaneko dall’inizio fino agli anni più recenti, con un ottimo equilibrio tra storia surreale e trovate grafiche sublimi.

Classe 1966, fumettista e illustratore giapponese, Kaneko inizia il suo percorso artistico da autodidatta e come tale lo porta avanti. Le sue opere sono caratterizzate da un tratto netto e aggressivo con un sapiente uso del contrasto tra bianco e nero, sperimentale sia nella trama che nel disegno, non si avvale di assistenti proprio per preservare e garantire le proprie peculiari caratteristiche. Noto in Italia per Soil pubblicato da Panini Comics e Bambi Remodeled edito dalla Edizioni Star Comics ed è proprio grazie a quest’ultima che arriva in edizione nostrana: Comic? Atsushi Kaneko Extra Works.

Il volume è diviso in due parti, riconoscibili anche dal cambio di numerazione di pagina; la prima metà della raccolta, quasi esclusivamente dedicate al ciclo delle Tattoo Girl(s), è caratterizzata da un disegno in bianco e nero, con un tratto deciso, aggressivo e potente fortemente ispirato alle opere indipendenti americane e nipponiche e ad autori quali Paul Pope e Suehiro Maruo.
Il secondo gruppo di storie, pur mantenendo il caratteristico stile di inchiostrazione introduce il colore usato con sapienza e originalità, è proprio questa la parte mi ha colpito molto positivamente.

In Atomic? viene usato solo il colore arancio, in una tinta fluo, con campiture piene e uniformi volto a esaltare le atmosfere e gli stati d’animo.

Cosmic? è caratterizzato dall’uso della stessa tinta di colore ma questa volta usato come livello di fuori registro, questa scelta contribuisce a rendere la storia particolarmente ansiogena e fastidiosa riuscendo quindi a rappresentare perfettamente lo spirito del racconto.

L’arancio di Satanic? è invece di una tonalita più chiara tendente al giallo e usato con maggiore parsimonia per evidenziare solo alcuni dettagli cruciali del narrato.

Pare evidente che l’arancio sia il colore prediletto dall’autore che ne fa un uso sapiente e furbo piegandolo al suo volere affinché risulti originale e funzionale.

Linea di congiunzione di tutti i racconti raccolti nel volume è poi senza dubbio la scelta di una narrazione molto visionaria e surreale, che lascia libera interpretazione al lettore non ingabbiando la lettura in schemi predefiniti e canonici.

Un volume particolarmente interessante stampato in una buona edizione e con ottima cura, una presenza essenziale nelle librerie dei lettori più curiosi e consigliato anche a quelli che hanno anche solo voglia di evasione.