Edizioni Star Comics

Maria Antonietta: la gioventù di una regina – Un gioiello di didattica pop

Copertina di "Maria Antonietta: la gioventù di una regina" di Fuyumi Soryo.Quando nel marzo 2002 uscì la famosa intervista a Fuyumi Soryo pubblicata sul numero 117 di Kappa Magazine, tutti i suoi fan restarono perlomeno perplessi. Era in corso di pubblicazione Mars e l’autrice aveva ricevuto una improvvisa ed enorme popolarità, quindi leggere dalle sue stesse parole che disegna fumetti solo per i soldi, che è solo un lavoro come un altro e che quando elabora le trame lo fa pescando qua e là i trend del momento, fu decisamente spiazzante. Possibile che un’autrice dalla così spiccata originalità e sensibilità artistica fosse in realtà una glaciale calcolatrice? Se alcuni fumetti della Soryo sembravano in effetti confermare le sue parole, come ES, l’uscita nel 2005 di un’opera così ambiziosa, così monumentale e così difficoltosa come Cesare: il creatore che ha distrutto ha completamente eliminato ogni possibilità che l’autrice disegnasse “solo per i soldi”, e questo suo nuovo volume Maria Antonietta: la gioventù di una regina conferma in pieno il talento di Fuyumi Soryo.

Forse lo scatto di qualità nella narrativa della Soryo è avvenuto nel momento in cui ha rinunciato alle sceneggiature originali per dedicarsi alle grandi biografie: in effetti un difetto dei suoi fumetti era l’eccesso di drammatizzazione che li portava pericolosamente vicini al limite della soap opera. In Mars, ad esempio, l’arrivo di continui problemi per la coppia Kira & Rei fra cui ex amanti gelosi, pazzi furiosi e parenti serpenti inficiavano la qualità della narrazione rendendola alla lunga patinata e noiosa. Questo non accade più da quando la Soryo si dedica a sceneggiature non originali, che riesce a mettere in scena con quelle che sono sempre state le sue grandi carte vincenti: una narrazione asciutta e pulita, una qualità grafica impeccabile e un notevole approfondimento psicologico.

Ecco quindi che dopo la biografia di Cesare Borgia, Fuyumi Soryo propone ai suoi lettori Maria Antonietta: la gioventù di una regina, uscito in patria nel 2016 e appena portato in Italia da Star Comics, come precedentemente annunciatoL’opera nasce dalla collaborazione fra l’autrice e vari enti come l’Istituto per il Costume di Kyoto e lo Château de Versailles stesso, che le hanno fornito tutto il supporto tecnico, iconografico e culturale necessario per lavorare al meglio.

Il risultato è una biografia di Maria Antonietta che copre in maniera tecnica e dettagliata un periodo molto breve della sua vita: dalla primavera all’estate del 1770, quando la quattordicenne granduchessina austriaca affronta il viaggio da Vienna a Versailles, ne sperimenta l’ambiente ostile, e pian piano comincia a familiarizzare con Luigi XVI. Il volume è inoltre introdotto da un breve sguardo sulla vita dell’ormai adulta Maria Antonietta (che rende di fatto il fumetto un lungo flashback) e concluso da una trentina di pagine con approfondimenti, saggi e bibliografia per poter ulteriormente approfondire la vita di questo personaggio storico così importante.

La trama è notoria e la Soryo la riporta col suo tipico storytelling molto lineare, senza particolari guizzi, ma nemmeno cadute di stile. La qualità grafica del fumetto è molto alta e porta allo stato dell’arte tutti gli standard dell’autrice: il tratto delicatissimo e sobrio, la quasi totale assenza di nero, il dettaglio microscopico, le ciglia bianche, i nasi perfetti, gli occhi sbarrati, i primissimi piani, la gran quantità di personaggi inquadrati immobili frontali o di profilo, e tutti quegli stilemi grafici a cui la Soryo ha abituato il suo pubblico, che conferiscono alle sue opere un allure leggermente freddo, ma molto raffinato.

Tavole da "Maria Antonietta: la gioventù di una regina" di Fuyumi Soryo.

Due pagine qualunque di Maria Antonietta: la gioventù di una regina testimoniano la straordinaria cura della Soryo per la scenografia, i costumi e persino i tratti somatici (i lineamenti dei personaggi sono stati ricalcati con una certa fedeltà su quelli dei dipinti d’epoca).

Al di là del fumetto in sé, molto valido pur senza essere memorabile, è interessante notare i diversi atteggiamenti messi in campo dalla Francia e dell’Italia nella promozione del patrimonio culturale attraverso i fumetti. Se la prima ha cominciato già anni fa applicando la strategia della grandeur française, con grandi opere realizzate da grandi autori per grandi beni culturali (oltre a questa storia di Fuyumi Soryo per Maria Antonietta/Versailles, si ricordano anche Hirohiko Araki e il compianto Jiro Tanigichi per il Louvre), l’Italia dall’anno scorso ha messo in moto il progetto Fumetti nei musei che invece recluta un gran numero di fumettisti piccolo-medio-grandi per reinventare in maniera personale un gran numero di musei piccoli-medi-grandi. Francia e Italia, così simili e così diverse.

Maria Antonietta: la gioventù di una regina potrebbe essere l’opera-manifesto di Fuyumi Soryo: è un volume autoconclusivo, è la biografia documentaristica di un personaggio storico, ed è la rappresentazione completa del suo modo di fare fumetto. È ottimo come materiale didattico, svolge benissimo la sua funzione promozionale-turistica, ed è consigliabile sia come entry level per chi ancora non conosce l’autrice sia come comfort zone per chi già la conosce bene. Inappuntabile.


Fuyumi Soryo
Maria Antonietta: la gioventù di una regina
Edizioni Star Comics
13×18 cm, b/n e colore, 208 pagg., € 7,00

La My Love Story!! che tutti vorrebbero vivere. Forse

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics

Uno dei migliori shoujo manga in circolazione al momento penso sia My Love Story!! di Kazune Kawahara e Aruko, edito da Star Comics. Questo, certo, a titolo strettamente personale, e diciamo anche, ma non fermiamoci qui, che ritengo la Kawahara una delle sceneggiatrici più divertenti del momento, perché riesce a dosare benissimo un solo elemento innovativo inserendolo nell’ambito della tradizione del genere e ci costruisce intorno una storia originale: come ai tempi di High School Debut, tutt’ora uno dei miei shoujo preferiti.

La trama è alquanto semplice, tipica di una commedia scolastica giapponese: due ragazzi si conoscono in circostanze particolari, si rincontrano, nascono equivoci, finché uno dei due non scopre che l’altro è interessato a lui/lei, e non al suo amico/a, iniziano a frequentarsi, nascono ostacoli and so on.

Solo che in questo caso uno dei due protagonisti è Takeo Goda, un adolescente mastodontico, uscito fuori direttamente dalla Tana delle Tigri nemica di Tigerman o dal passato adolescenziale di Raoul, il Re di Hokuto. Goda è mastodontico: la sua energia è mastodontica, i suoi muscoli sono mastodontici, la sua forza di volontà è mastodontica, ma sono mastodontiche anche la sua bontà, la sua lealtà, il suo senso di giustizia.

Ed è questo ciò che vede Rinko Yamato, la minuta studentessa aiutata da Goda: Rinko non vede l’amico che è sempre a fianco di Takeo, il bellissimo, raffinato, silenzioso ed estremamente cool Makoto Sunakawa, di cui tutte si innamorano. Lei vede il fighissimo Takeo Goda con tutti i suoi pregi.

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics

Da questo semplice punto di partenza si sviluppano le storie commoventi, coinvolgenti e divertenti che trovano origine nella fantasia della Kawahara: ma il disegno questa volta è affidato alla giovane Aruko, che sa unire il tratto delicato delle autrici di storie romantiche ai segni vigorosi e rudi tipici degli shonen, creando un ensamble destabilizzante e ridicolo al punto giusto. I personaggi che emergono dalle pagine sono dunque ammalianti, simpatici e ricchi di sfaccettature, che sicuramente si moltiplicheranno andando avanti nella storia (per ora la Star Comics ha pubblicato i primi due volumi).

Un invito ad andare oltre le apparenze, a fregarsene delle convenzioni esteriorizzanti, a cercare sempre la radice del sentimento che si nasconde dietro imposizioni culturali.

In Giappone, pubblicata su Bessatsu Margaret (Shueisha) e raccolta in tredici volumi, questa storia è iniziata nel 2012 e, a conferma che si parla di un’opera di valore, nel 2015 ne sono stati tratti un anime in 24 episodi di notevole successo e un live action esilarante, perché il connubio grande forza brutale/estrema timidezza verginale in uno stesso energumeno sfortunato e goffo non può che far ridere.

Per questo ve ne consiglio caldamente la lettura.

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics


Kazune Kawahara (storia), Aruko (disegni)
My Love Story!!
Editore: Star Comics
11,5×17,5 cm, b/n, 176 pagg.

Steel Ball Run: il Wacky Races secondo Araki

Steel_Ball_Run_cover

Copertina del primo volume italiano

La corsa più pazza del mondo ha inizio negli Stati Uniti d’America del 1890. I bizzarri concorrenti della Steel Ball Run sono pronti ai nastri di partenza, la gara inizia, ma nulla con Hirohiko Araki è ciò che sembra: pronti a districarvi in questa nuova avventura?

Dopo il finale di Stone Ocean sembrava essersi conclusa la saga familiare dei Joestar (di cui abbiamo parlato qui della prima serie e qui della seconda) ma il suo autore ci ha abituati a continue e inaspettate sorprese e questa serie non è da meno.

Ambientata in un universo alternativo (forse generatosi proprio nel finale della sesta stagione), questa settima serie si svolge negli stessi anni della prima stagione ma non nella stessa linea temporale né negli stessi loughi, l’ambientazione è western con cowboy e indiani annessi.

Promossa da Stephen Steel la competizione prevede un percorso che dalla spiaggia di San Diego si estende fino a New York per un totale di seimila chilometri, i concorrenti potranno gareggiare a cavallo, a piedi o seduti comodamente sulle proprie auto, il consistente premio in denaro di 50 milioni di dollari ha radunato 3852 concorrenti e tra questi spiccano Johnny Joestar, J.Lo Zeppeli e Diego “Dio” Brando, nomi ben noti ai fan della serie ma calzati da nuovi personaggi; saranno proprio le loro biografie a catapultarci nel vivo della vicenda, che evidenzia fin da subito una trama complessa e intricata.

I primi volumi ci presentano ben poco di ciò che realmente ci aspetta da questa serie, ma essendo una ristampa, sappiamo già che la corsa è solo un pretesto per narrarci una vicenda ben più complicata: antiche reliquie, nemici spietati e la ricomparsa dei poteri stand sono solo alcune delle sorprese riservate.

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La partenza della Steel Ball Run!

Il disegno di Araki raggiunge qui livelli altissimi, forte anche del passaggio, in terra madre, da una pubblicazione settimanale a una a cadenza mensile, tempi più lunghi garantiscono maggiore cura e il sensei non si è certo adagiato.

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J.Lo Zeppeli in questa serie.

Il tratto sempre più deciso, lineare e dettagliato subisce un’ulteriore evoluzione e ne giovano soprattutto le anatomie dei personaggi con corpi dotati di maggiore plasticità, per non parlare delle splash page che garantiscono una cura dei dettagli maniacale e affascinante.

Ma non solo il disegno, anche le vicende godono di maggiore respiro e, pur mantenendosi su intrecci molto serrati, hanno uno sviluppo chiaro e godibile.

La nuova edizione Star Comics fedele all’originale presenterà le stesse sedici uscite mensili, la qualità di carta e stampa sono su livelli molto buoni e la presenza della sovracopertina garantisce maggior pregio.

Essendo una sorta di ritorno alle origini (per intenderci) la serie è abbordabile anche a nuovi fan, dunque non ci sono scuse per non godere di questa lettura e fare anche voi la conoscenza della famiglia Joestar!

Uzumaki: spirale di follia

Kirie Goshima è una studentessa delle superiori, nata e cresciuta a Kurouzu, la sua vita scorre tranquilla fino a quando La Spirale non si riattiva e strani fenomeni iniziano a verificarsi. Questo è l’inizio di uno dei capisaldi della letteratura horror nipponica, una delle maggiori opere di Junji Ito.

Giunta in Italia grazie alla Star Comics, Uzumaki è l’opera, in due volumi, che apre la nuova collana da fumetteria denominata Umami.

Quattro sono i gusti percepiti dalle cellule gustative del cavo orale umano: dolce, salato, amaro e aspro; ma c’è un quinto gusto che in molti non conoscono ed è l’umami che in giapponese vuol dire saporito, quell’intenso gusto che il glutammato sa regalare, quell’intenso gusto che questa nuova linea editoriale vuole donarci, il sapore di opere che sono già immortali.

Famoso per il suo prolifico operato, Junji Ito è un fumettista e sceneggiatore giapponese, famoso da noi per la serie Tomie (lasciata incompiuta dalla Hazard Edizioni ma conclusa in seguito dalla J-Pop), che ha al suo attivo una lunga lista di opere cartacee e cinematografiche, Uzumaki è una di queste e da noi è arrivato tempo fa anche il live action tratto dalla sua storia. Ma andiamo per ordine.

Nella cittadina di Kurouzu iniziano a verificarsi strani avvenimenti e sembrano tutti essere ricondotti alla maledizione della Spirale, un’essenza non ben definita che condiziona la quotidianità delle persone. I primi a prendere coscienza della situazione sono Kirie e Shuichi, il suo fidanzato: la drammaticità degli eventi è palese ma gli abitanti della piccola cittadina sembrano inermi e totalmente rapiti dal misterioso potere che li sta sopraffacendo.

L’opera basa tutto La sua essenza sul simbolo della spirale, una figura geometrica che si lega al concetto di emanazione, estensione e sviluppo e nello specifico alla rotazione espressa dalla continuità ciclica progressiva e a quella di creazione. La sua forma prolunga all’infinito il movimento circolare generato dal punto di origine. Fin dai tempi antichi il significato di questa figura viene associato a concetti molto profondi come l’energia e la fecondità e in molte culture rappresenta il viaggio dopo la morte. Dunque un concetto molto profondo che in questa opera si fa carico di ulteriori e molteplici significati.

Nella postfazione dell’opera Yu Sato (scrittore ed ex diplomatico) ci spiega che esistono due modi per conoscere l’essenza delle cose, il pensiero logico, legato a un metodo di studio e apprendimento, e il metodo intuito che consiste nella comprensione dell’essenza di qualcosa nell’istante in cui la si vede o la si tocca, ed è questo il metodo usato da Ito nella stesura di Uzumaki che risulta essere frutto di una mente geniale e intuitiva che ha capito la natura della spirale trasmigrandola nella vita di una piccola comunità.

La fame di attenzioni porta uno dei personaggi a trasformare i capelli in lunghe spirali

L’uomo non è assolutamente un essere razionale, è dominato dalle emozioni e mentre alcune, come il rancore e la rabbia, possono essere controllate, altre, come la paura, vanno oltre la nostra capacità di limitarle, hanno origini spesso irrazionali e stimolano i riflessi dell’individuo rendendolo maggiormente reattivo.
Certo non è facile suscitare tali emozioni in quanto spesso figlie di un background culturale diverso da popolo a popolo, ma l’uso di una figura geometrica e razionale come fulcro di una storia horror ha un che di raccapricciante e geniale al tempo stesso; distruggere la rassicurante convinzione della misura, che solo la scienza e la matematica sanno donare, e renderla un’essenza irrazionale e incontrollabile, trasformando la storia in una spirale dell’orrore che come tale si espande all’infinito partendo da un unico punto.

Le vicende prendono vita da piccoli dettagli, un prato di germogli di felci, che il popolo maori chiama koru e che simboleggia la nascita di una nuova vita, che indicano il risveglio di una misteriosa forza che influenza gli abitanti di Kurouzu trasformandoli in esseri dominati dalla fame e dal bisogno: sia esso sete di attenzione, fino a tramutare i propri capelli in girelle altissime, o esigenza fisica che spinge a divorare i propri simili pur di sopravvivere.

Genesi di un gasterantropo

Le vicende, andando avanti con la lettura, raggiungono picchi di surrealismo tali da divenire grotteschi in più di una vicenda, come la nascita dei gasterantropi, esseri umani che hanno iniziato a muoversi talmente lentamente da mutare il proprio corpo nella forma di gigantesche lumache.

La parte che maggiormente mi ha inquietato è l’episodio che vede protagonista la madre di Shuichi, la quale si rende conto che il corpo umano nasconde innumerevoli spirali e totalmente ossessionata da esse tenta di eliminarle tutte partendo dalle impronte digitali fino ad arrivare alla cloclea del canale uditivo, atto che la condurrà a una tragica e truculenta morte.

Oltre all’aspetto narrativo quello che dà forza a tutto il fumetto è senza dubbio il disegno, un tratto pulito e lineare che all’occorrenza diventa dettagliato, rude e sporco, piegandosi all’esigenza narrativa proprio come il corpo del padre di Shuici che si deforma per seguire il volere della spirale.

L’inquietante episodio della madre di Shuichi che si taglia via le impronte digitali perché a forma di spirale

Nel 2000 fu tratto da Uzumaki anche un live action dall’omonimo nome (presente nel catalogo Dynit) diretto da Higuchinsky su soggetto di Ito stesso. Il film copre i primi capitoli del manga, ricalcando l’opera originale abbastanza fedelmente e nonostante il basso budget è interessante scoprire come la produzione sia riuscita a risolvere molte situazioni che normalmente avrebbero avuto necessità di fondi maggiori.

Il padre di Shuichi è talmente ossessionato da La Spirale che ne assume la forma

Dunque l’Umami che la Star Comics ci offre è davvero saporito e io fossi in voi un assaggio lo farei, ma non esagerate, non sia mai che la maledizione della spirale vi colga.

Dimensione Fumetto presenta: FREE COMIC BOOK DAY

Amiche e Amici! Il giorno 23 aprile si celebrerà la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’autore. Questa giornata è dedicata al libro e alla lettura e ci sono moltissime iniziative dedicate a questo evento in tutto il mondo.

Dimensione Fumetto non è da meno e festeggia la Giornata Mondiale del Libro a modo suo: con un Free Comic Book Day!

Il giorno 23 aprile presso la biblioteca comunale Giulio Gabrielli di Ascoli Piceno, Dimensione Fumetto regalerà dei fumetti nuovi belli e adatti a tutte le età. Non c’è bisogno di pagare nulla, non bisogna iscriversi, basta venire in biblioteca e scegliere due fumetti tra quelli proposti, portarli a casa e leggerli!

Molte importanti case editrici ci hanno supportato e potrete trovare volumi offerti dalla Star Comics, Panini Comics e Nicola Pesce Editore. Ci sarà inoltre una selezione di titoli proposta dai soci di Dimensione Fumetto, e altri selezionati dalla Biblioteca Gabrielli.

L’evento non ha orario, durerà tutta la giornata: inizierà alle 9.30 e terminerà alle 19 in concomitanza con la chiusura della biblioteca. Quindi segnate la data sul calendario mettete la sveglia e preparatevi al Free Comic Book Day 2018!!

 

Devilman Grimoire: tremate, tremate, le streghe son tornate!

Una rivisitazione pop e aggiornata del grande classico di Go Nagai, ricca di citazioni nerd, tutto questo è Devilman G, nuova opera dedicata al demone Amon.

Il 2018 in Italia sembra essere l’anno di Devilman, forte del successo della serie Crybaby (di cui Dimensione Fumetto ha parlato qui e qui), prodotta da Netflix, arriva, grazie a Star Comics, un’altra serie prodotta nel 2012 in occasione del quarantennale della serie classica, così come Devilman vs Hades.

Il plot iniziale prende spunto dal manga classico, ma se ne discosta subito, la protagonista dell’opera è infatti Miki Makimura che si fregia del ruolo di strega grazie all’anello di Salomone. Regalatole dai suoi genitori, questo pare essere l’anello che l’Arcangelo Gabriele donò all’omonimo re e che ha il potere di soggiogare i demoni; è proprio questa nuova caratterizzazione del personaggio di Miki a dare il nome all’opera. Grimoire infatti sta per Grimorio, che altro non è se non un libro di magia che racchiude in sé corrispondenze astrologiche, liste di angeli e demoni, incantesimi, pozioni e tutto ciò che può essere utile a una strega, una sorta di diario/manuale che nel Medioevo le maliarde erano solite scrivere.

A sinistra tavola del Devilman classico di Nagai, a destra tavola di Devilman G di Rui Takato.

Mentre nella serie classica troviamo un forte rapporto, direi morboso, tra Akira Fudo e Ryo Asuka, uno scontro tra luce e ombra, uno scambio di ruoli (Devilman è un demone ma difende gli uomini, Ryo è l’incarnazione di Lucifero, un angelo decaduto che invece vuole annientarli), in questa l’attenzione è posta sul rapporto tra il timido Akira e la giovane e prorompente Miki. Se nella storia classica Amon si fonde con un umano grazie a un’evocazione a opera di Asuka, qui il ruolo di evocatore è dato alla giovane Makimura che improvvisa un incantesimo di salvataggio e ottiene lo stesso effetto, la creazione di un Devilman.

Tavola di Devilman G

I toni questa volta sono smorzati, il target viene abbassato, e le vicende modernizzate, ma pur se cambia la formula il risultato non cambia e l’antica lotta tra bene e male ne esce comunque vincitrice. Le atmosfere più scanzonate vengono spesso interrotte bruscamente da eventi tragici che rimandano subito allo spirito che da sempre caratterizza il titolo, ritroviamo molti dei personaggi storici in vesti diverse, prima tra tutte l’arpia Silen, e il manga è infarcito fin da subito di rimandi all’opera originale e di un grande numero di citazioni a opere note.

La storia sempre in mano a Go Nagai, viene affiancata dal disegno di Rui Takato che ha un tratto meno stilizzato e iconico di quello del Sensei, ma che risulta comunque funzionale e accattivante, un buon uso del pennino e dei chiaroscuri rendono la narrazione molto piacevole e coinvolgente.

Che dire, l’opera sarà composta da cinque volumi bimestrali e io fossi in voi un occhio ce lo butterei, lo svago sarà assicurato!

 

Book of Death – L’evento che ha scosso l’Universo Valiant

Book of Death – La caduta dell’ Universo Valiant

Un personaggio sovrumano, colpito da morte violenta, giace a terra senza vita, avvolto da una bellezza sacrale. Il sangue copioso, intorno al capo, si è esteso in modo perfettamente circolare, dando forma ad un’aureola di sangue. Segno di glorificazione di un eroe sacrificatosi per una nobile causa. Un martire il cui nome era Bloodshot. Questa è la copertina, una versione tra tante realizzate per l’occasione, firmata da Cary Nord, con la quale il 19 aprile 2017, Edizioni Star Comics ha pubblicato il primo volume della mini serie Book of Death.

 L’ evento più drammatico in assoluto scritto, sceneggiato e disegnato dall’ intero cast di casa Valiant. 

Una resa dei conti, un’apocalisse, una fine.

Così si presenta il primo volume Book of Death – La caduta dell’ Universo Valiant. Volume che contiene Book of Death: The fall of Bloodshot, Book of Death: The fall of Ninjak, Book of Death: The fall of Harbinger, Book of Death: The fall of X-O Manowar. Pubblicati singolarmente in America da luglio a ottobre 2015. Quattro storie profetiche con tragici epiloghi, tratte dal Libro del Geomante, custodito da Tama, una ragazzina venuta dal futuro.

Book of Death – Il libro della morte (Valiant 45)

 

La prima storia è firmata da Jeff Lemire e ha come protagonista Bloodshot, la macchina assassina perfetta. In lui sono stati infusi miliardi di naniti che gli conferiscono una vasta gamma di capacità sovrumane. Sottoposto a lavaggio del cervello per essere il soldato ideale di una multinazionale paramilitare privata, si libera e diventa un eroe. Lemire e Dough Braithwaite (disegni) ci presentano un Bloodshot nostalgico che non ha più voglia di combattere. Solo e rassegnato, il nostro eroe vaga da un luogo all’altro fuggendo dai suoi ricordi e anelando la pace. La sua fine è commovente.

Andando in ordine, è la volta di Ninjak, spia e mercenario al saldo del miglior offerente. Matt Kindt (storia) e Trevor Hairsine (disegni) immaginano un Ninjak invecchiato ma ancora tenace e forte che ha messo le sue abilità letali al servizio di una giusta causa, salvare l’umanità da una grande minaccia.

La terza parte riguarda gli Harbinger, Toyo Harada e Peter Stanchek. La storia è realizzata da Kano e scritta da Joshua Dysart che immagina l’esito catastrofico di un ultimo scontro tra i due Omega e la loro trascendenza, a riprova che nessuna fine è veramente tale.

Ninjak si batte con i positroni di Livewire

Si conclude con la storia di Robert Venditti (storia) e Clayton Henry (disegni) che segue la vicenda di X-O Manowar, il guerriero visigoto rapito da un popolo alieno nel quinto secolo e tornato sulla Terra dei giorni nostri. Gli autori ci illustrano la sua morte e il passaggio di proprietà della sua forza. La sua armatura senziente Shanhara viene ereditata da sua figlia.

Quattro storie visionarie, cariche di emozioni intense che riescono a catturare l’attenzione, anche da parte dei nuovi lettori che si avvicinano per la prima volta all’Universo Valiant.

Gilad ha un diverbio con X-O Manowar

Il secondo e ultimo volume della mini serie, Book of Death – Il libro della Morte è focalizzato sulla vicenda di Tama, la Geomante venuta dal futuro, e del suo protettore Gilad Anni-Padda, il Guerriero Eterno. Maestro nell’arte del combattimento antico e moderno, Gilad vaga per la Terra da migliaia di anni al servizio dei Geomanti, i Guardiani della Terra. 

Fin dall’alba dei tempi, il bene lotta contro il male in una guerra che attraverso millenni è giunta ai giorni nostri. Al centro della contesa c’è il Geomante, in grado di controllare la Terra e gli elementi, che ogni qualvolta viene ucciso dal Nemico Immortale si reincarna in un individuo diverso. Lo scopo di questi mistici è quello di guidare e salvaguardare la Terra e questa volta tocca adempiere a un così gravoso compito a un ragazzino di nome David, cresciuto a Concord nel North Carolina. Sulla scena però, si è presentata anche Tama, che vuole scongiurare l’arrivo di un epoca buia. Sfortunatamente alla sua comparsa coincide l’inizio di una serie di eventi naturali drammatici, nei quali perdono la vita centinaia di persone. La super squadra speciale Unity, a difesa del mondo, ne attribuisce la responsabilità a Tama. Gilad, membro della Unity, è certo dell’ innocenza della ragazzina e contravvenendo agli ordini dei suoi superiori decide di proteggerla dagli attacchi da parte dei suoi ex compagni di squadra. Il vero responsabile dei massacri è Master Darque, il Nemico Immortale che intende devastare la vita dell’intero pianeta.

La minaccia di Master Darque

Robert Venditti ha sceneggiato una bella storia dalla trama semplice ma con elementi originali, forse leggermente sbrigativa. Restano sconosciuti i fatti antecedenti l’incontro tra Tama e Gilad, ad esempio il modo con cui la Geomante è arrivata dal futuro.

La lettura è scorrevole e travolgente. I disegni sono di Robert Gill e Dough Braithwaite che si dividono le tavole secondo lo sviluppo della trama. Il primo si è dedicato alle tavole ambientate nel presente, distinte da un tratto sintetico e dinamico. Braithwaite invece ha curato le scene futuribili delineando forme sinuose e curate nei dettagli. Ma la vera differenza è data dai colori di David Baron e Brian Reber che passano dalle tonalità luminose e vivaci a quelle più scure e profonde che donano più enfasi alla narrazione.

Book of Death è un opera pregevole che fa riflettere.


Book of Death – La caduta dell’universo Valiant
Edizioni Star Comics – Valiant 44, aprile 2017
17×26 cm, brossurato, 116 pp. a colori
8,90 €
ISBN 978-88-2260-422-4

Book of Death – Il libro della morte
Eedizioni Star Comics – Valiant 45, aprile 2017
17×26 cm, brossurato, 144 pp. a colori
8,90 €
ISBN 978-88-2260-420-0

Dragon Ball Star Comics celebration book

La Star Comics è in una fase importante della sua vita editoriale. O meglio, sarebbe più opportuno dire che in realtà la Star Comics ha raggiunto un grande traguardo ed è pronta a spegnere un bel numero di candeline… Ben 30 per l’esattezza! (Come il sottoscritto… mah…) La stellare casa editrice non ha mancato occasione per celebrare la ricorrenza e ne abbiamo avuto un esempio palmare con il trentennale di Spider-Man, circostanza  in cui l’albo del nostro amichevole tessiragnatele si è presentato in un’edizione di tutto rispetto e pronta a soddisfare i palati dei collezionisti agguerriti (e che magari avevano già una teca pronta per l’occasione, con tanto di lampada e spazio celebrativo).

La Star Comics non si è sottratta però nemmanco alla celebrazione della ricorrenza anche per altre testate e, ovviamente, ha deciso di levare in alto i cuori per il manga più conosciuto: Dragon Ball. Se anche voi siete estasiati per l’uscita di Dragon Ball Full Color (e chi vi scrive sta ancora festeggiando) potreste aggiungere alla vostra biblioteca questo volume, un celebration book che la Star Comics ha dedicato a Goku e al suo entourage.

Dragon-Ball-Star-Comics-Celebration-Book

Dopo un capitolo (anche piuttosto corposo) sul percorso editoriale che ha condotto la Star Comics dov’è oggi, ovvero nell’Olimpo degli editori, questo celebration book riserva tante piccole curiosità per il lettore e per gli appassionati: un’ampia sezione è riservata alle cover ma, quella che indubbiamente attirerà l’attenzione dei fedelissimi, è quella dedicata al parere reso da alcuni dei più importanti fumettisti del panorama italiano (del calibro di Recchioni, Zerocalcare, Milo Manara, Bevilacqua, Sio e anche molti altri) sul manga che ha poi ispirato uno degli anime più conosciuti della storia.

E il maestro in tutto questo? Ma no, non mi riferisco al Maestro Muten e alla sua fedele tartaruga, ma ad Akira Toriyama, il padre dell’epopea dei Saiyan (senza la “i” nella versione italiana, Sayan). Il creatore della saga, ancora oggi ovviamente compiaciuto della sua creatura, ha rilasciato una lunga intervista al team della Star Comics per festeggiare in Italia la ricorrenza, ma anche e soprattutto l’affetto e l’entusiasmo con il quale il pubblico italiano ha accolto (e continua ad amare) tutti e sei i cicli narrativi dell’opera.

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Non ho potuto non menzionare Dragon Ball Full Color (del quale abbiamo anche parlato in altro articolo), immagino che i più attenti con il dito indice in segno d’accusa siano pronti a dire: «Cosa c’entra?» Ebbene, questo celebration book riserva una cospicua sezione all’anteprima del nuovo prodotto editoriale che, come saprete se avete letto la recensione che gli abbiamo riservato, ci ha entusiasmato molto superando le aspettative di chi credeva fosse solo un esperimento cromatico. Poteva mancare una sezione riservata a qualche quiz? Certo che no e, sebbene nelle fumetterie sia già disponibile il Dragon Ball Quiz Book, qualche pagina la si dedica anche ai domandoni per testare la conoscenza dei seguaci della serie del loro manga preferito.

Insomma, la Star Comics per i suoi trent’anni ha voluto festeggiare per bene. Non ha trascurato le singole testate del brand e ha riservato a Dragon Ball un trattamento d’onore, con un volume celebrativo degno del nome che porta la casa editrice. Per gli appassionati sfogliare il volume è come scoprire sul proprio volto una nuova ruga, si pensa con nostalgia al passato e si rimembrano i momenti in cui, chi come me è quasi prossimo al raggiungimento degli “enta”, Goku salvava il pianeta con una Kamehameha (“Onda energetica”, nell’anime italiano). Per le nuovissime generazioni è sicuramente una valida occasione per approcciare uno shounen comic old style, per chi anni fa “c’era”… ci si può anche commuovere un po’… Come diceva Giovanni in Tre uomini e una gamba: «Non ce la faccio, troppi ricordi!»

Il giro di vite – Un grande classico a fumetti

Il Giro Di Vite è un romanzo di Henry James diventato un classico della letteratura inglese e punto fermo per gli studi di letteratura sulla teoria del punto di vista. Scrivere di quest’opera scomoderebbe manuali e saggi di critica letteraria, Henry James ha costruito un romanzo perfetto, che coinvolge dalla prima all’ultima pagina, di una intensità senza pari che lascia sulle spine il lettore fino alla fine.

Una giovane istitutrice accetta di lavorare nella tenuta di Bly e badare a due bambini di otto e nove anni. Il suo datore di lavoro è un importante uomo di affari di Londra, che dal primo incontro affascina la ragazza che ha un solo obbligo morale verso di lui: qualsiasi cosa accada ai bambini, non vuole esserne informato. La giovane si affeziona subito ai ragazzi ma qualcosa comincia a insospettirla, i bambini si comportano in modo strano, diventano sfuggenti. Si viene a scoprire che l’istitutrice che l’ha preceduta è morta misteriosamente e con lei un altro ragazzo che lavorava alla tenuta di Bly.

L’istitutrice comincia a provare un vago senso di inquietudine, comincia a vedere spiriti all’interno della casa. Ma sono davvero spiriti, oppure la giovane ragazza è in preda a un delirio paranoide?

Da questo romanzo è stato tratto un film che possiamo definire un piccolo gioiello del genere Horror.

 

Il Giro di Vite edito da Star Comics fa parte della collana I maestri del mistero a cura di Roberto Recchioni. Sceneggiato da Dario Sicchio e disegnato da Elisa Di Virgilio, Letizia Cadonici e Sakka, cerca di raccontare la storia tramite il formato della graphic novel.  L’intento è lodevole, un libro come quello di Henry James non è spesso molto conosciuto al pubblico delle fumetterie, e certo il nome di Recchioni attira un vasto pubblico e stuzzica la curiosità dei lettori.

il giro di vite istritutrice

Dal punto di vista grafico, le tavole rendono perfettamente il clima di ansia e terrore che si respira a Bly, come il cambio di di espressione nel volto dell’istitutrice, prima solare e poi sempre più tetro, o gli spiriti e la tenuta che sono resi in maniera davvero superba. Il lettore tavola dopo tavola nota il cambiamento di atmosfera e la pressione psicologica dell’istitutrice che comincia a dubitare di se stessa e dei bambini.

il giro di vite arrivo del bambino

Tuttavia se il mezzo grafico è molto ben impostato la sceneggiatura non è riuscita a rendere tutto l’intricato meccanismo del cambio di punti di vista, che è proprio la forza del romanzo di Henry James, quello che induce il lettore a una seconda lettura una volta terminato per ripercorrere tutta la storia nella tenuta di Bly.

Altra pecca è che il fumetto, per essere compreso adeguatamente, ha avuto bisogno del prologo e degli approfondimenti forniti dallo sceneggiatore. Questo è un peccato in quanto, secondo l’opinione di chi scrive, una graphic novel dovrebbe essere conclusa e essere compresa senza bisogno di ulteriori spiegazioni.

Naturalmente sappiamo che ridurre un’opera di 300 pagine a un solo centinaio comporta dei tagli importanti e quindi non si può pretendere di ritrovare la trama integrale, tuttavia un piccolo sforzo per rendere più completa la storia poteva essere fatto.

Non è un lavoro da buttare, anzi, la consiglio a chiunque voglia avvicinarsi alla Letteratura con la L maiuscola e a chi voglia immergersi in un lettura da cui si riemerge shockati e tremanti.

Dragon Ball Full Color: può il colore fare la differenza?

Ammetto che il titolo che ho scelto non è dei migliori, sembra quasi uno spot di serie B per qualche smacchiatore per capi colorati… Ma rendeva adeguatamente l’idea, almeno nel mio immaginario e credo sia prettamente calzante dal momento che in tantissimi (rectius: tutti) si sono chiesti se davvero l’aggiunta del colore all’opera di Akira Toriyama fosse davvero necessaria. I giudizi prognostici lasciano sempre e comunque il tempo che trovano, ragion per cui con ogni probabilità è sempre meglio indagare su cosa ci si para innanzi.

A dir la verità non nascondo come fossi pervaso da sincera curiosità quando appresi che la casa editrice Shueisha, in Giappone, aveva lanciato il brand e che lo stesso sarebbe poi approdato in Italia. In tantissimi, quando informai coloro che condividono con me la passione per il fumetto, piuttosto prevenuti si chiedevano cosa cambiasse dall’edizione normale (perfect edition, evergreen edition ecc.) e io, dopo aver testato il primo tankobon, ho capito che le differenze ci sono. E non sono poche!

Partiamo dal presupposto che Dragon Ball è un’opera che tutti dovrebbero leggere, non limitandosi alla visione dell’anime. Il lavoro di Toriyama è mastodontico, una storia senza eguali, fatta di personaggi epici che si confrontano in combattimenti permeati da un campo valoriale che comprende lealtà, coraggio, orgoglio e chi più ne ha… Ogni shonen necessita tuttavia di un disegnatore che riesca a rendere adeguatamente il concetto di azione, e qui le splash page e le onomatopee hanno sempre fatto da padrone, ma cosa accadrebbe se a uno shonen (che vieppiù ha fatto la storia dei manga) aggiungessimo… I colori?

Al momento in cui scrivo sono disponibili i primi due tankobon e, inutile dirlo, entrambi sono due toccasana per la vista. La Star Comics ha portato dunque nel bel Paese il manga originale ripulito e adeguatamente cromato, per poi riproporlo in tutti e sei gli archi narrativi della storia. Si inizierà quindi con la saga di Goku bambino, per poi arrivare a Piccolo Daimao, ai Saiyan, la saga di Freezer, la saga di Cell e la saga di Majin Bu.

La Shuesha ha chiarito sin dall’inizio che non si tratterà di un anime-comic, ovvero un volume realizzato attraverso il montaggio in sincronia delle immagini provenienti dalla versione animata, quanto piuttosto di un’attenta ripulitura e colorazione delle tavole originali del manga per la stampa. Una differenza sostanziale rispetto ai volumi tradizionali (la serie di 42 tankobon) sta nello svolgersi degli eventi: il primo volume della serie tradizionale si concludeva con l’incontro tra Goku e lo Stregone del Toro (padre di Chichi, futura moglie del nostro eroe) mentre la Full Color si spinge un po’ più avanti, arrivando alle vicende prodromiche all’incontro con Pilaf, ovvero il primo villain della saga che ritroveremo anche in Dragon Ball GT (quando tenta di rubare le sfere con la stella nera, create dal Supremo prima che questi scindesse la sua persona liberandosi della componente malvagia) ma anche in Dragon Ball Super.

La storia ci viene riproposta e ormai la conosciamo in tutte le salse, anche se questa edizione qualcosina in più (oltre alla rinnovatissima veste grafica che determina un effetto davvero appagante) cerca di riproporre. Il viaggio avrà inizio nel momento in cui il giovane Goku incontra Bulma che lo convince a intraprendere il viaggio alla ricerca delle sfere del Drago (solo perché nota che Goku possedeva quella da quattro stelle lasciatagli in eredità dal nonno Son Gohan, primo allievo del Maestro Muten).

Rassegniamo quindi le conclusioni, per cercare di capire quanto Dragon Ball Full Color sia meritevole e se l’iniziativa sia degna di nota. Ritengo che gli appassionati della saga di Dragon Ball non possano farne a meno e questo per due ordini di ragioni: primo, l’edizione lanciata dalla Star Comics propone tankobon più estesi e con l’aggiunta di piccoli dettagli rispetto alle edizioni precedenti e, secondo motivo, vedere Dragon Ball a colori è estremamente gratificante, soprattutto alla luce del fatto che l’anime non è stato mai realizzato in HD (sebbene il manga non sia, come detto sopra, un action comic ma una storia autentica). Ovviamente il prezzo di ogni singolo volume sarà un po’ più elevato, ma comunque entro parametri accettabilissimi per dei volumi da circa 256 pagine interamente a colori.

Ottimo direi! (Sì sembra lo slogan di un prodotto per capi colorati, lo ammetto…).