Edizioni Star Comics

Sandokan: Salgari a fumetti

Sandokan versione Star Comics. Tre volumi, tre storie principali: Le tigri di Mompracem, I misteri della Giungla Nera e I pirati della Malesia, accompagnate da una serie di side stories del tutto inedite.

Il progetto parte da Davide G.G. Caci che, nella prefazione al primo volume, intitolata Genesi di un pirata, spiega bene la situazione.

Non solo è un nuovo progetto, ma riguarda un personaggio dei più sfaccettati, complessi e interessanti del mondo dell’intrattenimento su cui autori di altissimo livello (su tutti Hugo Pratt e Mino Milani) hanno già “messo mano”.

In effetti per quelli della mia generazione Sandokan è stato il personaggio che ha aperto una parte di mondo che quasi non si studiava neanche in geografia a scuola. Quello dei mari del sud. Che il suo inventore Emilio Salgari immaginò senza mai averli visti. E che ha fatto immaginare anche a noi, aiutandoci a capire dove fossero l’India, la Malesia e l’Indonesia, quando ancora non era possibile trovarle su Google Earth. E gli atlanti riportavano nomi poco evocativi.

Fino dalle generazioni precedenti alla mia Sandokan è stato un riferimento, anche fumettistico. Infatti i fumetti d’avventura fin dagli anni ’40 del secolo scorso furono di grande diffusione (in questa pagina web un po’ di storia, qui un articolo di qualche anno fa di due dei più grandi esperti salgariani, Claudio Gallo e Giuseppe Bonomi, che hanno anche collaborato alla parte saggistica di questa trilogia).

Poi negli anni ’70 e ’80 i libri, i film a puntate con Kabir Bedi, i fumetti, non solo quelli di Pratt, ma anche di altre edizioni. Fino a quella di Claudio Nizzi e Sergio Toppi su Il Giornalino nel 2008. Quest’ultimo ha anche ridisegnato l’iconografia del personaggio, con la sua personalissima interpretazione grafica, uscendo dall’immagine data dalla televisione e proponendo un principe realmente malese.

Altrimenti Sandokan ha sempre avuto lineamenti indiani, molto più facili da masticare per noi occidentali. E questa edizione non si allontana dall’iconografia più classica…

In questa nuova rielaborazione, le libere riduzioni dei romanzi sono a opera di Luca Blengino di Gero e dello stesso Caci (con lo pseudonimo David Goy). Il contributo grafico (sempre per il main course di ciascun volume) è di Paolo Antiga, Francesca Follini e Michael Malatini, in ordine cronologico di volume.

Innanzitutto è interessante che la scelta sia stata quella di una omogeneità grafica per i personaggi, per cui, con le inevitabili differenze stilistiche dei singoli autori, i protagonisti sono immediatamente riconoscibili nell’intera opera.

Un po’ come succede nelle opere della Bonelli. Probabilmente lasciare libera interpretazione sui personaggi da parte di ciascuno dei disegnatori intervenuti avrebbe generato una certa confusione… Il progetto (concluso?) vuole essere una sorta di inizio di Universo Salgariano, nel quale però ci sia un minimo comune denominatore, anche grafico.

Questo lavoro raccoglie a modo suo una serie di caratteristiche del fumetto “tradizionale” italiano. L’aspetto comune dei personaggi, appena citato; il bianco e nero (le sole illustrazioni a colori sono le copertine di Pasquale Frisenda); la riduzione grafica di opere della nostra letteratura; l’utilizzo, anche se non eccessivamente rigoroso, di una gabbia ben definita. Dei tre è il volume centrale che un po’ si discosta, adottando una grafica con richiami orientaleggianti.

L’opera unisce la riduzione dei romanzi a una serie di storie inedite brevi, ispirate dal mondo e dai romanzi salgariani, che hanno coinvolto tanti scrittori e disegnatori. Con esperienze diverse, dai fumetti pubblicati ne Il Giornalino a storie decisamente più adulte.

Sette storie di lunghezza fissata (8 tavole) del tutto inserite in modo perfettamente coerente nell’universo di Sandokan, pur muovendosi molto liberamente al suo interno.

Molto interessante è il fatto che per ciascuna storia agli scrittori/sceneggiatori è stato chiesto il perché della loro scelta, aprendo uno spiraglio su quello scrigno segreto che è l’intuizione, l’ispirazione di un racconto.

Ricchissimi i riferimenti bibliografici e storici e i legami con gli altri media, nonostante la parte saggistica sia molto snella e per niente pesante (non più di 6 pagine per volume).

L’omogeneità grafica e il background comune non hanno impedito ai singoli autori di esprimersi in modo del tutto personale. Nei romanzi, in cui ad esempio Paolo Antiga è molto più fisico, sottolineando i volumi e le situazioni con l’aiuto delle ombre e del tratto; Francesca Follini invece usa uno stile che a volte si avvicina al manga; Michael Malatini in alcuni passaggi mi ha ricordato le tavole di Stelio Fenzo, anche se con un tratto più minimalista. Lo stesso Malatini, in uno dei racconti brevi, dal titolo Gli occhi della tigre, mostra la sua capacità di utilizzare gli occhi per raccontare storie.

Sandokan disegnato da Paolo Antiga; Tremal Naik di Francesca Follini; i due insieme nella tavola finale dell’opera di Michael Malatini

Sarebbe veramente troppo lungo qui esaminare i tre volumi in dettaglio, considerando anche i ricchi contributi narrativi e grafici delle storie brevi. Che spaziano dai ricordi di Sandokan bambino a piccole storie che vedono protagonisti i  comprimari della saga.

Sicuramente un modo interessante di ripercorrere i primi tre romanzi del ciclo dei Pirati della Malesia. Si dà infatti una occasione ai lettori che non conoscono Salgari di avere un approccio grafico con pochi fronzoli.

Per chi invece ha già letto o ha avuto altre esperienze fumettistiche con La tigre di Mompracem, un versione lineare, che mette al centro l’avventura. Con la particolarità dei racconti brevi che allargano l’Universo Salgariano con una sorta di fan fiction disegnata.

Sicuramente un mix piuttosto azzeccato tra classico (i romanzi a fumetti), la sua estensione (i racconti brevi), la parte culturale (Gallo e Bonomi) e l’intervento degli sceneggiatori.

Un insieme di caratteristiche non particolarmente innovativo. Fornisce però una rilettura apprezzabile di storie che dovrebbero far parte della nostra cultura popolare. Sicuramente può essere un modo, per noi che quei romanzi li abbiamo letti, per proporli alle nuove generazioni, con un approccio più semplice di altre versioni a fumetti.

Sandokan
AA.VV.
3 voll. cartonati
144 pagg., 20 € cadauno
Edizioni Star Comics

Cosa spetta ai vinti? Gloria o guai?

Vae Victis (Guai ai vinti!) è la famosa locuzione latina che Tito Livio attribuisce a Brenno (Ab Urbe Condita,V, 48), per cui chi è sconfitto deve sottostare alle condizioni dei vincitori, senza poter ribattere.

Ma ai vinti può essere attribuita la gloria, addirittura un trionfo? Nel nostro mondo moderno, in cui chi vince prende tutto, Brenno non si sarebbe trovato male.

Invece Juanra Fernàndez, inventore di storie per il cinema e per i fumetti, si lascia ispirare da una stele funeraria vista nel Museo Archeologico di Cuenca, dedicata a un auriga di nome Aelio Hermeros.

Fernàndez, con l’aiuto dei disegni di Mateo Guerrero e dei colori di Javi Montes, racconta la storia del figlio omonimo di Aelio, reso schiavo dalla sconfitta e morte del padre a soli trentatré anni.

Una storia verosimile, un vero e proprio romanzo storico, in cui compaiono personaggi realmente esistiti. Primo fra tutti lo sportivo più ricco della storia, l’auriga Gaius Appuleius Diocles, in realtà più portoghese che spagnolo. Vincitore di quasi 1500 corse, per questo considerato il più grande conduttore di bighe della storia. E due imperatori: Lucio Vero, e il futuro imperatore Commodo.

I personaggi reali si intersecano con quelli inventati. Tra i quali troviamo delle citazioni interessanti, come il gladiatore gallico, che si chiama Caturix, nome gallico del dio della guerra. O il gladiatore trace Cannicus, citato nell’iscrizione pubblicitaria dei ludi romani, che ricorda il nome dello schiavo celtico (Gannicus) che prese parte alla rivolta del più famoso trace Spartaco. L’avversario di Aelio si chiama Victor, che vuol dire vincitore. Aelio stesso suona come Helios, il nome greco del dio del sole, successivamente soppiantato da Apollo. Entrambi sono identificati come auriga del carro del sole. Da qui anche il titolo del primo volume della serie: I figli d’Apollo.

Fernàndez ricostruisce attentamente molte delle caratteristiche dell’ambientazione, in Gallia come a Roma, mettendo a disposizione del fumetto la sua esperienza cinematografica. Per cui rende verosimile tutto: luoghi, nomi, date, aspetto dei personaggi, regole dei giochi. Senza parossismi e con grande dovizia di particolari. Utilizza anche alcuni versi di opere non certo famosissime, dalla Historia Augusta, al dii inferi, arrivando a riprodurre una iscrizione usata per indicare le gare che si svolgevano nel Colosseo (allora ancora Anfiteatro Flavio).

La storia percorre dodici anni della vita di Aelio: dal dramma alla gloria. Il dramma della morte del padre nel circo di Ilici per mano dei due Victor, padre e figlio, anch’essi omonimi, anche se con un rapporto del tutto diverso di quello fra gli Aelios.

E qui, fin dall’inizio, l’oracolo premonisce, annunciando gloria victis.

E Aelio è un vinto, deve tornare schiavo, ripartire da nulla.

Ma il suo legame con i cavalli e con le corse prima lo rende un uomo libero e poi sembra aprirgli la strada a una vita almeno con la prospettiva dell’amore. Ma fra due schiavi non è facile. Tra vinti…

Aelio sembra essere davvero libero solo quando guida le bighe e le quadrighe, nel circo. Anche se deve soffrire l’illecita sconfitta, dà prova di grande coraggio. E qui l’intero stadio lo onora della gloria dei vinti urlando a una voce le parole dell’oracolo. Mentre il vincitore, Victor, dopo aver mostrato slealtà, dà anche prova di crudeltà, prendendosi una vendetta eccessiva. È la vendetta contro tutti il leit motif del vincitore (parziale) di nome e di fatto.

Vendetta che non ferma l’ascesa di Aelio, pur ferendolo profondamente. Ma piano piano, con l’aiuto del ricordo di suo padre e di alcune persone, passa per i giochi di Tarragona, poi di Narbonne e infine di Roma.

Nella scrittura di Fernàndez si enucleano sempre più i buoni e i cattivi; i vinti e i vincitori. In realtà il sapore della vittoria per chi è sempre stato un vinto è alla fine amaro, in particolare perché si confonde con quello non certo piacevole della vendetta.

Sembra esserci più gloria nell’essere vinti con onore, che nel vincere. La frase finale recita:

Cosa ci resta una volta compiuta la vendetta? Un sapore amaro ed effimero in bocca… e un altro ancora più amaro e persistente nell’anima…

Così la vittoria non persisterà, perché ferita dalla vigliaccheria dello sconfitto e dall’impeto di vendetta di Aelio, che così rimane vinto per sempre, pur avendo raggiunto la sua gloria.

La storia prende, ha un bell’alternarsi di sentimenti e sensazioni, e non finisce per forza tutto bene. Anche per Aelio c’è tutta la gamma dei sentimenti, espressa in modo anche violento (bella l’esplosione di rabbia alla fine del primo volume). La trama, basandosi anche sui riferimenti storici, funziona.

La sceneggiatura è molto cinematografica, con cambi di scena rapidi, a volte persino troppo. Al punto di creare momenti di confusione, con l’incrociarsi di personaggi secondari che si alternano e che richiedono un po’ di concentrazione e una rilettura attenta per mettere a posto tutte le caselle.

La stessa rapidità si trova nei disegni di Mateo Guerrero: la gabbia non è mai regolare, con vignette spessissimo sovrapposte e libere nelle dimensioni, nella forma e nel posizionamento. Il tratto è comunque didascalico, convincente, ma non sempre mi ha convinto nella dinamicità. Anche nel laocoontico naufragium in cui muore Aelio senior, la scena è una sequenza di fotogrammi con poca continuità, senza alcuna linea dinamica. Anche se i fotogrammi sono tanti, soprattutto nei momenti più intensi, i cambi di camera sono per lo più troppo rapidi.

Funzionano invece bene alcuni zoom sui personaggi.

Questa sensazione di discontinuità però permane per tutta l’opera.

La parte migliore dei disegni è comunque nei dettagli, nella capacità di esprimere le emozioni dei visi e degli occhi, nella precisione della riproduzione dei corpi.

Anche la colorazione è precisa ma con poche puntate in avanti. Realistica, gioca bene con le ombre ma, ad esempio, poco sottolinea le emozioni.

Per quanto riguarda l’edizione italiana, abbiamo trovato una disattenzione nelle traduzioni (viene lasciato nella prima tavola il termine fiston, con cui Aelio chiama il figlio: un vezzeggiativo francese per chiamare i figli ma di cui non abbiamo trovato riferimenti latini).

In definitiva un racconto di buon livello, con una caratterizzazione storica estremamente interessante e personaggi ben definiti, che però forse poteva dare qualcosina in più dal punto di vista più squisitamente fumettistico, nella parte grafica.

Gloria victis
2 voll., 112+96 pagg., 13€ cadauno
Fernàndez, Guerrero, Montes
Colore, 19.5×26
Star Comics

Comic? a chi! Le short stories di Atsushi Kaneko

Una raccolta di storie brevi che ripercorrono la pubblicazione di Atsushi Kaneko dall’inizio fino agli anni più recenti, con un ottimo equilibrio tra storia surreale e trovate grafiche sublimi.

Classe 1966, fumettista e illustratore giapponese, Kaneko inizia il suo percorso artistico da autodidatta e come tale lo porta avanti. Le sue opere sono caratterizzate da un tratto netto e aggressivo con un sapiente uso del contrasto tra bianco e nero, sperimentale sia nella trama che nel disegno, non si avvale di assistenti proprio per preservare e garantire le proprie peculiari caratteristiche. Noto in Italia per Soil pubblicato da Panini Comics e Bambi Remodeled edito dalla Edizioni Star Comics ed è proprio grazie a quest’ultima che arriva in edizione nostrana: Comic? Atsushi Kaneko Extra Works.

Il volume è diviso in due parti, riconoscibili anche dal cambio di numerazione di pagina; la prima metà della raccolta, quasi esclusivamente dedicate al ciclo delle Tattoo Girl(s), è caratterizzata da un disegno in bianco e nero, con un tratto deciso, aggressivo e potente fortemente ispirato alle opere indipendenti americane e nipponiche e ad autori quali Paul Pope e Suehiro Maruo.
Il secondo gruppo di storie, pur mantenendo il caratteristico stile di inchiostrazione introduce il colore usato con sapienza e originalità, è proprio questa la parte mi ha colpito molto positivamente.

In Atomic? viene usato solo il colore arancio, in una tinta fluo, con campiture piene e uniformi volto a esaltare le atmosfere e gli stati d’animo.

Cosmic? è caratterizzato dall’uso della stessa tinta di colore ma questa volta usato come livello di fuori registro, questa scelta contribuisce a rendere la storia particolarmente ansiogena e fastidiosa riuscendo quindi a rappresentare perfettamente lo spirito del racconto.

L’arancio di Satanic? è invece di una tonalita più chiara tendente al giallo e usato con maggiore parsimonia per evidenziare solo alcuni dettagli cruciali del narrato.

Pare evidente che l’arancio sia il colore prediletto dall’autore che ne fa un uso sapiente e furbo piegandolo al suo volere affinché risulti originale e funzionale.

Linea di congiunzione di tutti i racconti raccolti nel volume è poi senza dubbio la scelta di una narrazione molto visionaria e surreale, che lascia libera interpretazione al lettore non ingabbiando la lettura in schemi predefiniti e canonici.

Un volume particolarmente interessante stampato in una buona edizione e con ottima cura, una presenza essenziale nelle librerie dei lettori più curiosi e consigliato anche a quelli che hanno anche solo voglia di evasione.

Junji Ito a Lucca Comics & Games 2018

– Comunicato Stampa –

Dopo mesi di lavoro appassionato ma instancabile e interminabili contatti lungo l’asse Perugia-Lucca-Tokyo, Edizioni Star Comics e Lucca Comics & Games sono finalmente orgogliosi di poterlo annunciare: l’edizione 2018 del festival del fumetto più frequentato e famoso annovererà fra gli ospiti internazionali uno dei più amati, celebrati e stimati maestri del fumetto giapponese contemporaneo. Scrittore horror prolifico come Stephen King e visionario come Howard Phillips Lovecraft; autore raffinatissimo, un po’ mangaka e un po’ illustratore dal gusto europeista: signore e signori, diamo il benvenuto al maestro Junji Ito.

JUNJI ITO

Nasce nella prefettura di Gifu nel 1963.

Il suo debutto, avvenuto nel 1986 fra le pagine della rivista «Monthly Halloween» dell’editore Asahi Sonorama, gli vale la menzione d’onore alla prima edizione del Premio Umezz.

Tra le sue opere più conosciute troviamo Tomie, Uzumaki, Gyo, Kubitsuri kikyu, Nagai yume, Amigara dansou no kai, Shibito no koiwazurai, Ito Junji no neko nikki – Yon & Mu.

Attualmente sta lavorando a Ningen shikkaku (“Lo squalificato”), basato sull’omonimo romanzo di Osamu Dazai.

Da gennaio 2018 viene trasmessa in Giappone la serie animata Junji Ito Collection.

Il maestro Ito si presterà a numerosi eventi: showcase, press café, le consuete signing session – le cui modalità saranno rese pubbliche in seguito, e concordate con lo stesso autore e i suoi editor –, più altre entusiasmanti novità che riveleremo man mano che percorreremo la nostra “Road to Lucca 2018”. Tenete d’occhio il sito e i social di Edizioni Star Comics e di Lucca Comics & Games per rimanere sempre aggiornati!

Ciliegina sulla torta, il maestro Ito sarà anche protagonista di una mostra a lui dedicata presso il Palazzo Ducale, intitolata La spirale della mente, l’inferno della carne. Qui di seguito la presentazione ufficiale.

LA SPIRALE DELLA MENTE, L’INFERNO DELLA CARNE

Junji Ito (Gifu, 1963) lascia la professione di odontoiatra per dedicarsi a tempo pieno al fumetto. Se l’ispirazione per l’horror gli viene dai maestri giapponesi che l’hanno preceduto, come Hino e l’amatissimo Umezz, fin da subito Ito rivela una cifra stilistica originale e fortemente caratterizzante. Al tratto scarno e caricaturale dei suoi predecessori contrappone un minuzioso, elegante ed efferato realismo grafico, reso brutalmente efficace dalle sue approfondite conoscenze medico-anatomiche. Parimenti, le sue opere beneficiano di una rara capacità di comprensione ed espressione tanto delle profondità più recondite e contorte dell’animo umano, quanto di forme, deformità e mostruosità della società consumistica contemporanea.

 Così, se da un lato il suo body horror colpisce e intriga anche il pubblico mainstream, dall’altro Ito dissemina i suoi lavori di sottotesti – dall’introspezione psicopatologica alla critica sociale – riuscendo nella difficile impresa di essere pop e intellettuale allo stesso tempo. Sue tematiche principali sono i disturbi di percezione, le somatizzazioni ossessivo-compulsive, le paure ataviche, la fascinazione per l’autodistruzione, l’alienazione.

 Nello sviluppo del suo discorso artistico Ito pesca a piene mani da altre forme espressive come il cinema – Hitchcock, la fantascienza classica, i b-movie –, la letteratura – Lovecraft, King –, la pittura – Dorè, Escher, Bosch –.

 Svariate sue opere sono state trasposte in animazione e live-action, annoverando non di rado lo stesso Ito alla sceneggiatura.

Junji Ito è uno degli artisti che noi di Edizioni Star Comics abbiamo maggiormente amato nella nostra storia ultratrentennale. Lavorare alle sue opere è sempre un’emozione e un privilegio, al punto che per la prima volta abbiamo deciso di impegnarci in prima persona nell’organizzazione di una mostra, che si preannuncia indimenticabile. Un impegno iniziato molto mesi fa, prima ancora dell’esordio della collana «Umami» con il capolavoro Uzumaki, e destinato a culminare durante la kermesse lucchese.

Non vediamo davvero l’ora che giunga il 31 Ottobre, per poter finalmente incontrare il maestro Ito dal vivo. Nel frattempo, ci godremo l’emozione dell’attesa immergendoci nelle molte sue opere che pubblicheremo nei prossimi mesi!

UMAMI 1

UZUMAKI – SPIRALE n. 1

Junji Ito

15×21, B, col-b/n, pp. 336, con alette, € 16,00

Data di uscita: 21/03/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822608567

 

UMAMI 2

UZUMAKI – SPIRALE n. 2

Junji Ito

15×21, B, col-b/n, pp. 336, con alette, € 16,00

Data di uscita: 26/04/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822608611

 

UMAMI 4

FRAGMENTS OF HORROR vol. unico

Junji Ito

15×21, B, b/n, pp. 224,con alette, € 15,00

Data di uscita: 29/08/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822609465

 

UMAMI 5

GYO – ODORE DI MORTE vol. unico

Junji Ito

15×21, B, b/n, pp. 416,con alette, € 18,00

Data di uscita: 24/10/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822610423

 

UMAMI 6

REMINA – L’ASTRO INFERNALE vol. unico

Junji Ito

15×21, B, b/n, pp. 296, con alette, € 16,00

Data di uscita: 28/11/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822611369

 

MUST 91

LO SQUALIFICATO n. 1

Junji Ito

13×18, B, b/n, pp. 216, con sovraccoperta, € 6,90

Data di uscita: 17/10/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822610782

 

MUST 92

LO SQUALIFICATO n. 2

Junji Ito

13×18, B, b/n, pp. 200, con sovraccoperta, € 6,90

Data di uscita: 14/11/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822610799

 

STORIE DI KAPPA 282

DISSOLVING CLASSROOM vol. unico

Junji Ito

13×18, B, col-b/n, pp. 176, con sovraccoperta, € 8

Data di uscita: 28/11/2018,in fumetteria, libreria e Amazon.

Maria Antonietta: la gioventù di una regina – Un gioiello di didattica pop

Copertina di "Maria Antonietta: la gioventù di una regina" di Fuyumi Soryo.Quando nel marzo 2002 uscì la famosa intervista a Fuyumi Soryo pubblicata sul numero 117 di Kappa Magazine, tutti i suoi fan restarono perlomeno perplessi. Era in corso di pubblicazione Mars e l’autrice aveva ricevuto una improvvisa ed enorme popolarità, quindi leggere dalle sue stesse parole che disegna fumetti solo per i soldi, che è solo un lavoro come un altro e che quando elabora le trame lo fa pescando qua e là i trend del momento, fu decisamente spiazzante. Possibile che un’autrice dalla così spiccata originalità e sensibilità artistica fosse in realtà una glaciale calcolatrice? Se alcuni fumetti della Soryo sembravano in effetti confermare le sue parole, come ES, l’uscita nel 2005 di un’opera così ambiziosa, così monumentale e così difficoltosa come Cesare: il creatore che ha distrutto ha completamente eliminato ogni possibilità che l’autrice disegnasse “solo per i soldi”, e questo suo nuovo volume Maria Antonietta: la gioventù di una regina conferma in pieno il talento di Fuyumi Soryo.

Forse lo scatto di qualità nella narrativa della Soryo è avvenuto nel momento in cui ha rinunciato alle sceneggiature originali per dedicarsi alle grandi biografie: in effetti un difetto dei suoi fumetti era l’eccesso di drammatizzazione che li portava pericolosamente vicini al limite della soap opera. In Mars, ad esempio, l’arrivo di continui problemi per la coppia Kira & Rei fra cui ex amanti gelosi, pazzi furiosi e parenti serpenti inficiavano la qualità della narrazione rendendola alla lunga patinata e noiosa. Questo non accade più da quando la Soryo si dedica a sceneggiature non originali, che riesce a mettere in scena con quelle che sono sempre state le sue grandi carte vincenti: una narrazione asciutta e pulita, una qualità grafica impeccabile e un notevole approfondimento psicologico.

Ecco quindi che dopo la biografia di Cesare Borgia, Fuyumi Soryo propone ai suoi lettori Maria Antonietta: la gioventù di una regina, uscito in patria nel 2016 e appena portato in Italia da Star Comics, come precedentemente annunciatoL’opera nasce dalla collaborazione fra l’autrice e vari enti come l’Istituto per il Costume di Kyoto e lo Château de Versailles stesso, che le hanno fornito tutto il supporto tecnico, iconografico e culturale necessario per lavorare al meglio.

Il risultato è una biografia di Maria Antonietta che copre in maniera tecnica e dettagliata un periodo molto breve della sua vita: dalla primavera all’estate del 1770, quando la quattordicenne granduchessina austriaca affronta il viaggio da Vienna a Versailles, ne sperimenta l’ambiente ostile, e pian piano comincia a familiarizzare con Luigi XVI. Il volume è inoltre introdotto da un breve sguardo sulla vita dell’ormai adulta Maria Antonietta (che rende di fatto il fumetto un lungo flashback) e concluso da una trentina di pagine con approfondimenti, saggi e bibliografia per poter ulteriormente approfondire la vita di questo personaggio storico così importante.

La trama è notoria e la Soryo la riporta col suo tipico storytelling molto lineare, senza particolari guizzi, ma nemmeno cadute di stile. La qualità grafica del fumetto è molto alta e porta allo stato dell’arte tutti gli standard dell’autrice: il tratto delicatissimo e sobrio, la quasi totale assenza di nero, il dettaglio microscopico, le ciglia bianche, i nasi perfetti, gli occhi sbarrati, i primissimi piani, la gran quantità di personaggi inquadrati immobili frontali o di profilo, e tutti quegli stilemi grafici a cui la Soryo ha abituato il suo pubblico, che conferiscono alle sue opere un allure leggermente freddo, ma molto raffinato.

Tavole da "Maria Antonietta: la gioventù di una regina" di Fuyumi Soryo.

Due pagine qualunque di Maria Antonietta: la gioventù di una regina testimoniano la straordinaria cura della Soryo per la scenografia, i costumi e persino i tratti somatici (i lineamenti dei personaggi sono stati ricalcati con una certa fedeltà su quelli dei dipinti d’epoca).

Al di là del fumetto in sé, molto valido pur senza essere memorabile, è interessante notare i diversi atteggiamenti messi in campo dalla Francia e dell’Italia nella promozione del patrimonio culturale attraverso i fumetti. Se la prima ha cominciato già anni fa applicando la strategia della grandeur française, con grandi opere realizzate da grandi autori per grandi beni culturali (oltre a questa storia di Fuyumi Soryo per Maria Antonietta/Versailles, si ricordano anche Hirohiko Araki e il compianto Jiro Tanigichi per il Louvre), l’Italia dall’anno scorso ha messo in moto il progetto Fumetti nei musei che invece recluta un gran numero di fumettisti piccolo-medio-grandi per reinventare in maniera personale un gran numero di musei piccoli-medi-grandi. Francia e Italia, così simili e così diverse.

Maria Antonietta: la gioventù di una regina potrebbe essere l’opera-manifesto di Fuyumi Soryo: è un volume autoconclusivo, è la biografia documentaristica di un personaggio storico, ed è la rappresentazione completa del suo modo di fare fumetto. È ottimo come materiale didattico, svolge benissimo la sua funzione promozionale-turistica, ed è consigliabile sia come entry level per chi ancora non conosce l’autrice sia come comfort zone per chi già la conosce bene. Inappuntabile.


Fuyumi Soryo
Maria Antonietta: la gioventù di una regina
Edizioni Star Comics
13×18 cm, b/n e colore, 208 pagg., € 7,00

La My Love Story!! che tutti vorrebbero vivere. Forse

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics

Uno dei migliori shoujo manga in circolazione al momento penso sia My Love Story!! di Kazune Kawahara e Aruko, edito da Star Comics. Questo, certo, a titolo strettamente personale, e diciamo anche, ma non fermiamoci qui, che ritengo la Kawahara una delle sceneggiatrici più divertenti del momento, perché riesce a dosare benissimo un solo elemento innovativo inserendolo nell’ambito della tradizione del genere e ci costruisce intorno una storia originale: come ai tempi di High School Debut, tutt’ora uno dei miei shoujo preferiti.

La trama è alquanto semplice, tipica di una commedia scolastica giapponese: due ragazzi si conoscono in circostanze particolari, si rincontrano, nascono equivoci, finché uno dei due non scopre che l’altro è interessato a lui/lei, e non al suo amico/a, iniziano a frequentarsi, nascono ostacoli and so on.

Solo che in questo caso uno dei due protagonisti è Takeo Goda, un adolescente mastodontico, uscito fuori direttamente dalla Tana delle Tigri nemica di Tigerman o dal passato adolescenziale di Raoul, il Re di Hokuto. Goda è mastodontico: la sua energia è mastodontica, i suoi muscoli sono mastodontici, la sua forza di volontà è mastodontica, ma sono mastodontiche anche la sua bontà, la sua lealtà, il suo senso di giustizia.

Ed è questo ciò che vede Rinko Yamato, la minuta studentessa aiutata da Goda: Rinko non vede l’amico che è sempre a fianco di Takeo, il bellissimo, raffinato, silenzioso ed estremamente cool Makoto Sunakawa, di cui tutte si innamorano. Lei vede il fighissimo Takeo Goda con tutti i suoi pregi.

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics

Da questo semplice punto di partenza si sviluppano le storie commoventi, coinvolgenti e divertenti che trovano origine nella fantasia della Kawahara: ma il disegno questa volta è affidato alla giovane Aruko, che sa unire il tratto delicato delle autrici di storie romantiche ai segni vigorosi e rudi tipici degli shonen, creando un ensamble destabilizzante e ridicolo al punto giusto. I personaggi che emergono dalle pagine sono dunque ammalianti, simpatici e ricchi di sfaccettature, che sicuramente si moltiplicheranno andando avanti nella storia (per ora la Star Comics ha pubblicato i primi due volumi).

Un invito ad andare oltre le apparenze, a fregarsene delle convenzioni esteriorizzanti, a cercare sempre la radice del sentimento che si nasconde dietro imposizioni culturali.

In Giappone, pubblicata su Bessatsu Margaret (Shueisha) e raccolta in tredici volumi, questa storia è iniziata nel 2012 e, a conferma che si parla di un’opera di valore, nel 2015 ne sono stati tratti un anime in 24 episodi di notevole successo e un live action esilarante, perché il connubio grande forza brutale/estrema timidezza verginale in uno stesso energumeno sfortunato e goffo non può che far ridere.

Per questo ve ne consiglio caldamente la lettura.

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics


Kazune Kawahara (storia), Aruko (disegni)
My Love Story!!
Editore: Star Comics
11,5×17,5 cm, b/n, 176 pagg.

Steel Ball Run: il Wacky Races secondo Araki

Steel_Ball_Run_cover

Copertina del primo volume italiano

La corsa più pazza del mondo ha inizio negli Stati Uniti d’America del 1890. I bizzarri concorrenti della Steel Ball Run sono pronti ai nastri di partenza, la gara inizia, ma nulla con Hirohiko Araki è ciò che sembra: pronti a districarvi in questa nuova avventura?

Dopo il finale di Stone Ocean sembrava essersi conclusa la saga familiare dei Joestar (di cui abbiamo parlato qui della prima serie e qui della seconda) ma il suo autore ci ha abituati a continue e inaspettate sorprese e questa serie non è da meno.

Ambientata in un universo alternativo (forse generatosi proprio nel finale della sesta stagione), questa settima serie si svolge negli stessi anni della prima stagione ma non nella stessa linea temporale né negli stessi loughi, l’ambientazione è western con cowboy e indiani annessi.

Promossa da Stephen Steel la competizione prevede un percorso che dalla spiaggia di San Diego si estende fino a New York per un totale di seimila chilometri, i concorrenti potranno gareggiare a cavallo, a piedi o seduti comodamente sulle proprie auto, il consistente premio in denaro di 50 milioni di dollari ha radunato 3852 concorrenti e tra questi spiccano Johnny Joestar, J.Lo Zeppeli e Diego “Dio” Brando, nomi ben noti ai fan della serie ma calzati da nuovi personaggi; saranno proprio le loro biografie a catapultarci nel vivo della vicenda, che evidenzia fin da subito una trama complessa e intricata.

I primi volumi ci presentano ben poco di ciò che realmente ci aspetta da questa serie, ma essendo una ristampa, sappiamo già che la corsa è solo un pretesto per narrarci una vicenda ben più complicata: antiche reliquie, nemici spietati e la ricomparsa dei poteri stand sono solo alcune delle sorprese riservate.

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La partenza della Steel Ball Run!

Il disegno di Araki raggiunge qui livelli altissimi, forte anche del passaggio, in terra madre, da una pubblicazione settimanale a una a cadenza mensile, tempi più lunghi garantiscono maggiore cura e il sensei non si è certo adagiato.

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J.Lo Zeppeli in questa serie.

Il tratto sempre più deciso, lineare e dettagliato subisce un’ulteriore evoluzione e ne giovano soprattutto le anatomie dei personaggi con corpi dotati di maggiore plasticità, per non parlare delle splash page che garantiscono una cura dei dettagli maniacale e affascinante.

Ma non solo il disegno, anche le vicende godono di maggiore respiro e, pur mantenendosi su intrecci molto serrati, hanno uno sviluppo chiaro e godibile.

La nuova edizione Star Comics fedele all’originale presenterà le stesse sedici uscite mensili, la qualità di carta e stampa sono su livelli molto buoni e la presenza della sovracopertina garantisce maggior pregio.

Essendo una sorta di ritorno alle origini (per intenderci) la serie è abbordabile anche a nuovi fan, dunque non ci sono scuse per non godere di questa lettura e fare anche voi la conoscenza della famiglia Joestar!

Uzumaki: spirale di follia

Kirie Goshima è una studentessa delle superiori, nata e cresciuta a Kurouzu, la sua vita scorre tranquilla fino a quando La Spirale non si riattiva e strani fenomeni iniziano a verificarsi. Questo è l’inizio di uno dei capisaldi della letteratura horror nipponica, una delle maggiori opere di Junji Ito.

Giunta in Italia grazie alla Star Comics, Uzumaki è l’opera, in due volumi, che apre la nuova collana da fumetteria denominata Umami.

Quattro sono i gusti percepiti dalle cellule gustative del cavo orale umano: dolce, salato, amaro e aspro; ma c’è un quinto gusto che in molti non conoscono ed è l’umami che in giapponese vuol dire saporito, quell’intenso gusto che il glutammato sa regalare, quell’intenso gusto che questa nuova linea editoriale vuole donarci, il sapore di opere che sono già immortali.

Famoso per il suo prolifico operato, Junji Ito è un fumettista e sceneggiatore giapponese, famoso da noi per la serie Tomie (lasciata incompiuta dalla Hazard Edizioni ma conclusa in seguito dalla J-Pop), che ha al suo attivo una lunga lista di opere cartacee e cinematografiche, Uzumaki è una di queste e da noi è arrivato tempo fa anche il live action tratto dalla sua storia. Ma andiamo per ordine.

Nella cittadina di Kurouzu iniziano a verificarsi strani avvenimenti e sembrano tutti essere ricondotti alla maledizione della Spirale, un’essenza non ben definita che condiziona la quotidianità delle persone. I primi a prendere coscienza della situazione sono Kirie e Shuichi, il suo fidanzato: la drammaticità degli eventi è palese ma gli abitanti della piccola cittadina sembrano inermi e totalmente rapiti dal misterioso potere che li sta sopraffacendo.

L’opera basa tutto La sua essenza sul simbolo della spirale, una figura geometrica che si lega al concetto di emanazione, estensione e sviluppo e nello specifico alla rotazione espressa dalla continuità ciclica progressiva e a quella di creazione. La sua forma prolunga all’infinito il movimento circolare generato dal punto di origine. Fin dai tempi antichi il significato di questa figura viene associato a concetti molto profondi come l’energia e la fecondità e in molte culture rappresenta il viaggio dopo la morte. Dunque un concetto molto profondo che in questa opera si fa carico di ulteriori e molteplici significati.

Nella postfazione dell’opera Yu Sato (scrittore ed ex diplomatico) ci spiega che esistono due modi per conoscere l’essenza delle cose, il pensiero logico, legato a un metodo di studio e apprendimento, e il metodo intuito che consiste nella comprensione dell’essenza di qualcosa nell’istante in cui la si vede o la si tocca, ed è questo il metodo usato da Ito nella stesura di Uzumaki che risulta essere frutto di una mente geniale e intuitiva che ha capito la natura della spirale trasmigrandola nella vita di una piccola comunità.

La fame di attenzioni porta uno dei personaggi a trasformare i capelli in lunghe spirali

L’uomo non è assolutamente un essere razionale, è dominato dalle emozioni e mentre alcune, come il rancore e la rabbia, possono essere controllate, altre, come la paura, vanno oltre la nostra capacità di limitarle, hanno origini spesso irrazionali e stimolano i riflessi dell’individuo rendendolo maggiormente reattivo.
Certo non è facile suscitare tali emozioni in quanto spesso figlie di un background culturale diverso da popolo a popolo, ma l’uso di una figura geometrica e razionale come fulcro di una storia horror ha un che di raccapricciante e geniale al tempo stesso; distruggere la rassicurante convinzione della misura, che solo la scienza e la matematica sanno donare, e renderla un’essenza irrazionale e incontrollabile, trasformando la storia in una spirale dell’orrore che come tale si espande all’infinito partendo da un unico punto.

Le vicende prendono vita da piccoli dettagli, un prato di germogli di felci, che il popolo maori chiama koru e che simboleggia la nascita di una nuova vita, che indicano il risveglio di una misteriosa forza che influenza gli abitanti di Kurouzu trasformandoli in esseri dominati dalla fame e dal bisogno: sia esso sete di attenzione, fino a tramutare i propri capelli in girelle altissime, o esigenza fisica che spinge a divorare i propri simili pur di sopravvivere.

Genesi di un gasterantropo

Le vicende, andando avanti con la lettura, raggiungono picchi di surrealismo tali da divenire grotteschi in più di una vicenda, come la nascita dei gasterantropi, esseri umani che hanno iniziato a muoversi talmente lentamente da mutare il proprio corpo nella forma di gigantesche lumache.

La parte che maggiormente mi ha inquietato è l’episodio che vede protagonista la madre di Shuichi, la quale si rende conto che il corpo umano nasconde innumerevoli spirali e totalmente ossessionata da esse tenta di eliminarle tutte partendo dalle impronte digitali fino ad arrivare alla cloclea del canale uditivo, atto che la condurrà a una tragica e truculenta morte.

Oltre all’aspetto narrativo quello che dà forza a tutto il fumetto è senza dubbio il disegno, un tratto pulito e lineare che all’occorrenza diventa dettagliato, rude e sporco, piegandosi all’esigenza narrativa proprio come il corpo del padre di Shuici che si deforma per seguire il volere della spirale.

L’inquietante episodio della madre di Shuichi che si taglia via le impronte digitali perché a forma di spirale

Nel 2000 fu tratto da Uzumaki anche un live action dall’omonimo nome (presente nel catalogo Dynit) diretto da Higuchinsky su soggetto di Ito stesso. Il film copre i primi capitoli del manga, ricalcando l’opera originale abbastanza fedelmente e nonostante il basso budget è interessante scoprire come la produzione sia riuscita a risolvere molte situazioni che normalmente avrebbero avuto necessità di fondi maggiori.

Il padre di Shuichi è talmente ossessionato da La Spirale che ne assume la forma

Dunque l’Umami che la Star Comics ci offre è davvero saporito e io fossi in voi un assaggio lo farei, ma non esagerate, non sia mai che la maledizione della spirale vi colga.

Dimensione Fumetto presenta: FREE COMIC BOOK DAY

Amiche e Amici! Il giorno 23 aprile si celebrerà la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’autore. Questa giornata è dedicata al libro e alla lettura e ci sono moltissime iniziative dedicate a questo evento in tutto il mondo.

Dimensione Fumetto non è da meno e festeggia la Giornata Mondiale del Libro a modo suo: con un Free Comic Book Day!

Il giorno 23 aprile presso la biblioteca comunale Giulio Gabrielli di Ascoli Piceno, Dimensione Fumetto regalerà dei fumetti nuovi belli e adatti a tutte le età. Non c’è bisogno di pagare nulla, non bisogna iscriversi, basta venire in biblioteca e scegliere due fumetti tra quelli proposti, portarli a casa e leggerli!

Molte importanti case editrici ci hanno supportato e potrete trovare volumi offerti dalla Star Comics, Panini Comics e Nicola Pesce Editore. Ci sarà inoltre una selezione di titoli proposta dai soci di Dimensione Fumetto, e altri selezionati dalla Biblioteca Gabrielli.

L’evento non ha orario, durerà tutta la giornata: inizierà alle 9.30 e terminerà alle 19 in concomitanza con la chiusura della biblioteca. Quindi segnate la data sul calendario mettete la sveglia e preparatevi al Free Comic Book Day 2018!!

 

Devilman Grimoire: tremate, tremate, le streghe son tornate!

Una rivisitazione pop e aggiornata del grande classico di Go Nagai, ricca di citazioni nerd, tutto questo è Devilman G, nuova opera dedicata al demone Amon.

Il 2018 in Italia sembra essere l’anno di Devilman, forte del successo della serie Crybaby (di cui Dimensione Fumetto ha parlato qui e qui), prodotta da Netflix, arriva, grazie a Star Comics, un’altra serie prodotta nel 2012 in occasione del quarantennale della serie classica, così come Devilman vs Hades.

Il plot iniziale prende spunto dal manga classico, ma se ne discosta subito, la protagonista dell’opera è infatti Miki Makimura che si fregia del ruolo di strega grazie all’anello di Salomone. Regalatole dai suoi genitori, questo pare essere l’anello che l’Arcangelo Gabriele donò all’omonimo re e che ha il potere di soggiogare i demoni; è proprio questa nuova caratterizzazione del personaggio di Miki a dare il nome all’opera. Grimoire infatti sta per Grimorio, che altro non è se non un libro di magia che racchiude in sé corrispondenze astrologiche, liste di angeli e demoni, incantesimi, pozioni e tutto ciò che può essere utile a una strega, una sorta di diario/manuale che nel Medioevo le maliarde erano solite scrivere.

A sinistra tavola del Devilman classico di Nagai, a destra tavola di Devilman G di Rui Takato.

Mentre nella serie classica troviamo un forte rapporto, direi morboso, tra Akira Fudo e Ryo Asuka, uno scontro tra luce e ombra, uno scambio di ruoli (Devilman è un demone ma difende gli uomini, Ryo è l’incarnazione di Lucifero, un angelo decaduto che invece vuole annientarli), in questa l’attenzione è posta sul rapporto tra il timido Akira e la giovane e prorompente Miki. Se nella storia classica Amon si fonde con un umano grazie a un’evocazione a opera di Asuka, qui il ruolo di evocatore è dato alla giovane Makimura che improvvisa un incantesimo di salvataggio e ottiene lo stesso effetto, la creazione di un Devilman.

Tavola di Devilman G

I toni questa volta sono smorzati, il target viene abbassato, e le vicende modernizzate, ma pur se cambia la formula il risultato non cambia e l’antica lotta tra bene e male ne esce comunque vincitrice. Le atmosfere più scanzonate vengono spesso interrotte bruscamente da eventi tragici che rimandano subito allo spirito che da sempre caratterizza il titolo, ritroviamo molti dei personaggi storici in vesti diverse, prima tra tutte l’arpia Silen, e il manga è infarcito fin da subito di rimandi all’opera originale e di un grande numero di citazioni a opere note.

La storia sempre in mano a Go Nagai, viene affiancata dal disegno di Rui Takato che ha un tratto meno stilizzato e iconico di quello del Sensei, ma che risulta comunque funzionale e accattivante, un buon uso del pennino e dei chiaroscuri rendono la narrazione molto piacevole e coinvolgente.

Che dire, l’opera sarà composta da cinque volumi bimestrali e io fossi in voi un occhio ce lo butterei, lo svago sarà assicurato!