Dylan Dog

Dylan Dog 383: Profondo nero – Bianco, nero, rosso, giallo, Argento

Copertina di "Dylan Dog 383: Profondo nero" di Dario Argento, Stefano Piani e Corrado Roi.A un mese esatto dalla sua uscita nelle edicole e alla vigilia della pubblicazione del successivo volume 384, dopo che già tutti gli altri ne hanno parlato molto bene, molto così-così e molto male, e dopo aver suscitato dibattiti già a partire dalla sua copertina inusualmente argentata, eccoci qua a parlare del volume 383 di Dylan Dog intitolato Profondo nero e a cui ha lavorato la crème del fumetto Bonelli, a cui si è aggiunto come guest star uno dei personaggi più importanti della cultura pop italiana del XX secolo: il regista, sceneggiatore e icona vivente Dario Argento.

Chi scrive non ha mai letto per intero un volume di Dylan Dog, non ha alcuna cultura della Sergio Bonelli Editore al di là del prenderne in mano qualche numero ogni tanto, non ha nessuna venerazione né tanto meno avversione verso Roberto Recchioni, non ha nemmeno mai visto il celebre film Dellamorte Dellamore che, essendo tratto da un romanzo di Tiziano Sclavi ed essendo interpretato dallo stimato Rupert Everett, potrebbe essere una buona introduzione per poi passare al fumetto. In compenso, chi scrive è un appassionato adorante amante di Dario Argento, e il resto di questa recensione potrebbe benissimo essere un lungo amarcord sul genio del regista romano. Sarà sufficiente ricordare l’aneddoto della scoperta di Argento: fine anni ’90, Liceo artistico, due ore di buco senza insegnante, la classe in aula video a vedere un film nell’attesa, qualcuno sceglie Profondo rosso, all’inizio l’intera scolaresca scherza e ride per la musica incongruente, le scene ultrarecitate, la falsità cinematografica esibita, e poi pian piano l’atmosfera si fa così tesa, la trama così intrigante e la messinscena così inquietante che nessuno osa più fiatare fino all’ultimo secondo. Cult immediato.

Tavola di "Dylan Dog 383: Profondo nero" di Dario Argento, Stefano Piani e Corrado Roi.Se lo scopo puramente celebrativo dell’operazione Profondo nero era di mettere insieme Dylan Dog con Dario Argento, allora ha funzionato perché il volume ha visto la luce con grande enfasi. Se lo scopo biecamente commerciale era di attirare i fan di Argento per vendere più copie, beh, ha funzionato lo stesso dato che sono qua col volume in mano. Infine, se lo scopo nobilmente artistico era di unire il massimo referente dell’horror fumettistico italiano con il massimo referente dell’horror cinematografico italiano, allora il risultato è più deludente rispetto agli altri due scopi.

Non è del tutto scontato capire il perché questo volume potenzialmente esplosivo non lo è granché, dato che si mantiene su un registro talmente medio-piatto da fornire pochi appigli di critica, sia positiva sia negativa. Prima della sua uscita, si poteva supporre che Profondo nero sarebbe stato terribile perché la curva discendente nella produzione artistica di Dario Argento è così verticale, così avvilente, che non c’è motivo alcuno per cui il regista di un film di rara bruttezza come Dracula 3D possa di colpo partorire un capolavoro. Certo, dato che La terza madre in fondo non è da buttare, forse Argento può ancora avere qualcosa da dire e con i giusti collaboratori può uscire un lavoro interessante.

In effetti ecco che con il volume in mano i timori legati all’avvizzita creatività di Argento sono scomparsi: la trama molto semplice e funzionante si basa su un elemento effettivamente perturbante quale è l’unione di eros e thanatos rappresentato dal BDSM. Gli elementi di contorno sono dei classici così classici che non si capisce bene se siano cifra stilistica, autocitazione o stanca riproposizione, ma in fondo non è importante: le mani guantate dell’assassino, le belle donne seminude, il sangue a fiotti, il teatro, le lame, la dimensione onirica e le belle arti (in questo caso rappresentate dal personaggio della fotografa e dal dipinto di Hans Holbein Lais di Corinto) sono topoi argentiani che fa sempre piacere ritrovare ben usati. Anche la citazione hitchcockiana di pagina 81 è perfettamente in contesto. Dario Argento non dirige più film degni del suo nome da trenta anni, però poi dà alle stampe questo buon fumetto: è un giallo.

Dipinto "Lais di Corinto" di Hans Holbein.

Lo splendido dipinto Lais di Corinto del pittore rinascimentale tedesco Hans Holbein, su cui pesa fortemente l’ascendenza tecnica, cromatica, compositiva e costumistica di Raffaello. L’originale è al Kunstmuseum di Basilea in Svizzera e non nel tetro castello del fumetto.

Se il soggetto di Argento funziona, pur non brillando particolarmente, è però il resto a risultare in qualche maniera stonato. La sceneggiatura di Stefano Piani (probabilmente responsabile unico o quantomeno prevalente dei dialoghi, nonostante anche Argento vi sia accreditato) è tutto sommato funzionante, ma presenta salti repentini e immotivati nello sviluppo dei personaggi, tipo nell’improvvisa esplosione di passione di Dylan per la coprotagonista Beatrix, e soprattutto ha dei serissimi problemi di continuum fra una pagina e l’altra e a volte anche fra una vignetta e l’altra, con passaggi più che improvvisi e involontari effetti comici, come fra pagina 53 e 54 quando Dylan torna a casa di Chasity senza alcun motivo apparente se non per mandare avanti forzosamente la trama: è un giallo.

Tavola di "Dylan Dog 383: Profondo nero" di Dario Argento, Stefano Piani e Corrado Roi.I problemi di storytelling però potrebbero essere parziale responsabilità dell’illustratore Corrado Roi, la cui incontestabile e umbratile qualità grafica è contestabilissima quando decide di rompere la famosa gabbia bonelliana in alcuni punti non sempre pertinenti, e poi di non romperla in altri costringendosi a disegnare vignette del tutto inutili: la parte bassa di pagina 31 è totalmente riempitiva? Qual è la differenza fra la penultima e l’ultima vignetta di pagina 52? Quale effettivo significato narrativo ha, nel contesto in cui è inserita, la terza vignetta di pagina 76? È inoltre curioso notare come un disegnatore così dotato, potente e riconoscibile poi fallisca miseramente nel disegnare scritte, lettere e font, tipo nella prima imbarazzante vignetta di pagina 23: è un giallo.

Sarebbe interessante analizzare i layout delle tavole per capire dove iniziano e finiscono le responsabilità di soggettista, sceneggiatore, disegnatore e del curatore Recchioni, ma forse servirebbe comunque a poco, perché Profondo nero è chiaramente un lavoro di concerto dalla palette cromatica molto ricca che mette insieme il rosso della passione e del sangue finto da set cinematografico, il giallo dell’intreccio whodunit, il nero delle malizie e miserie dei personaggi, il bianco della pagina, della tela e della carta fotografica, e l’argento di Argento (e di Gigi Cavenago, autore di una copertina meravigliosa che ha ricevuto giustamente un apprezzamento unanime). Un volume ovviamente imperdibile per i fedelissimi del regista, importante per i lettori di Dylan Dog, non fondamentale per tutti gli altri.


Dario Argento, Stefano Piani, Corrado Roi
Dylan Dog 383: Profondo nero
Sergio Bonelli Editore, 2018
cm 16×21, pagg. 100, b/n, brossura, € 3.50

Dylan Dog #366 – Il giorno della famiglia

La prima cosa che salta all’occhio di questo Dylan Dog #366 è la copertina, un chiaro omaggio all’ottavo album dei Beatles, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band che compie quest’anno mezzo secolo. Magnificamente disegnata da Luigi Cavenago, i colori brillanti esorcizzano il suo contenuto macabro. Oramai siamo abituati a questo rapporto tra Dylan Dog e i Beatles.

L’episodio è scritto da Riccardo Secchi, al suo esordio con l’Indagatore dell’incubo. Figlio di Luciano Secchi, noto come Max Bunker, autore in coppia con Magnus di Alan Ford, Kriminal e Satanik. Essendo anche un musicista, Secchi suggerisce questa pagina Facebook in cui si possono trovare i suoi pezzi per accompagnare la lettura. I disegni sono di Valerio Piccioni alle matite e di Maurizio Di Vincenzo agli inchiostri.

Due storie parallele che si intersecano sul finaleDue anni prima, Sir Arthur Gill, un uomo anziano spende un incredibile patrimonio e diventa proprietario di Villa Montague, antica magione in decadenza a Royston, nella contea di Hertfordshire. Due anni dopo, la medium Maria Trelkovski, vecchia conoscenza di Dylan, si rivolge a lui per liberarsi del fantasma inquieto di una giovane donna che ostacola le sue sedute spiritiche. Le indagini portano Dylan nella contea di Hertfordshire dove conosce il sergente Dunn, un affabile donna in procinto di diventare mamma, che gli affida un caso difficile da risolvere. Da tempo la cittadina è sconvolta da un fatto inquietante che vede protagoniste le salme di poveri estinti che vengono trafugate da alcuni profanatori di tombe. 

La famiglia è il tema che accomuna le due storie. Sir Arthur Gill intende riunire i suoi famigliari nel posto dove è cresciuto. I profanatori di tombe sono quattro ragazzi travestiti da Beatles che si definiscono “La Famiglia”, la setta del criminale Charles Manson, morboso estimatore della band di Liverpool. Dylan viene messo di fronte al fatto che rinnegando la sua odiata famiglia rinnega se stesso, perfino il sergente Dunn ci trasmette il calore e il valore della famiglia quando rassicura il marito al telefono, sul suo stato di salute e del loro bambino.

È innegabile un elogio alla sceneggiatura di Secchi che ha saputo intrecciare abilmente due filoni che a monte sembravano non avere un comune denominatore. Nonostante sia la sua prima storia nella testata di Dylan Dog, ha dimostrato con disinvoltura una buona gestione del personaggio senza lasciare niente al caso. Restando in tema FAMIGLIA, Secchi è papà di due personaggi secondari inediti, il sergente Dunn e il suo assistente Peter che ricordano l’affezionatissimo ispettore Bloch e la sua spalla comica Jenkins. Si spera non sia la loro prima e ultima apparizione.

I disegni dell’albo sono anch’essi divisi in due parti: il passato e il presente. Il passato è rappresentato da delle riquadrature ad angoli arrotondati, eleganti toni di grigi, tecnica utilizzata dal solo Ambrosini, e linee armoniose e precise. Bella interpretazione dei personaggi, rappresentati con frequenti primi piani e inquadrature cinematografiche. Ottimo lavoro! Fan dylaniati, arricchitevi con un’altra perla.

Dylan dog 365, una recensione al cardiopalma

C’è una lezione che Alan Moore lascerà all’umanità intera, e non è come abusare di sostanze psicotrope.

La sua lezione più grande, che il Bardo ha ripetuto in decine di interviste, è che i lettori vanno trattati con rispetto. Più precisamente, il rispetto va alle loro qualità intellettive: i lettori non vanno trattati come dei deficienti cui va spiegato ogni singolo passaggio della trama. I lettori, al contrario, vanno stimolati con storie che rappresentino una sfida per il loro intelletto, che magari si facciano rileggere più volte, e che non per forza devono essere completamente comprese.

Al sottoscritto generalmente piace essere trattato con rispetto.

Ed è per questo che con la Bonelli il sottoscritto ha sempre avuto un rapporto ambivalente. Della Bonelli ultraclassica, quella che deve spiegare al lettore ogni cosa “per almeno tre volte”, francamente non ho mai saputo cosa farmene. Ma quando la Bonelli la pianta di trattarmi come un deficiente, allora è capace di farmi sentire veramente in gamba.

Lo ha fatto ad esempio con questo Dylan Dog numero 365; e non è una sorpresa, visto che ai testi c’è lo stesso Carlo Ambrosini di Napoleone, la serie Bonelli più bella degli ultimi trent’anni.

Cronodramma

Ambrosini sceglie un tema difficile, quello del rapporto dell’uomo con il Tempo: come lo percepisce, come lo condiziona e come ne è condizionato. Ci scopriamo a leggerla sempre più velocemente, terrorizzati dall’angoscia che prima o poi arrivi lo spiegone a rovinarne l’atmosfera rarefatta ma sincera; e così, dopo un viaggio al cardiopalma in cui la paura che la perfezione di questa storia venga rovinata ti toglie il respiro, giungiamo finalmente all’ultima pagina, solo per scoprire che tutto è andato bene.

Tutto è andato bene in questo primo Dylan Dog del 2017, ed è quindi con animo più calmo e rilassato che possiamo riprenderne la lettura da capo.

Il tema della storia, dicevamo, è il Tempo, e Ambrosini non si fa alcuno scrupolo a dircelo chiaramente. Il Tempo perduto e i crocevia di scelte attraverso il quale si dipana; il Tempo che trascorre e che porta con sé la memoria come un vano fantasma il quale, pur evanescente, sa ancora influenzare il presente.

Il Tempo metafisico, nel senso puro e artistico del termine (evidenti le citazioni di De Chirico in copertina) con i suoi paradossi e le sue sovrapposizioni. Non c’è un solo istante in cui la storia si concede al lettore, che si muove spaesato tra vignette di difficile collocazione cronologica nonostante i rimandi temporali precisi (“un giovedì”). Ambrosini, grazie anche ai disegni di Werther Dell’Edera, che qui allude in maniera quasi pedissequa al maestro Micheluzzi, gioca con lo spaesamento del lettore facendolo attorcigliare dietro l’interpretazione di ciò che accade, senza mai tradirlo buttandola su un facile non-sense.

La storia non manca del classico colpo di scena, che rielabora un cliché senza abusarne. E mentre Dell’Edera ci inganna con una frammentazione del racconto che somiglia a certe tavole di Crepax, Ambrosini ci avvolge nell’abbraccio della sua narrazione onirica da un lato e pragmatica dall’altro.

Al termine della storia, anche se non tutto è chiaro, tutto è cristallino, onesto, senza doppi giochi. Niente della storia è mai spiegato, è semplicemente mostrato ai nostri occhi; e il lettore, come l’Arlecchino della storia, assiste come un testimone a una serie di eventi di cui non riesce a cogliere appieno la portata.

Perché le storie belle non sembrano mai storie difficili. Le storie belle sono sempre storie semplici, che si distendono davanti al lettore, nude e sincere, chiare ma enigmatiche.

Storie belle come questo Dylan Dog 365.

 

Dylan Dog 364 Gli anni selvaggi – Una recensione sovraccarica

L’Inghilterra è un mistero storico. Isola periferica e geograficamente insignificante, abitata genericamente da buffi ometti paludati, è stata per secoli protagonista della storia mondiale e ha generato movimenti culturali e artistici che continueranno a influenzare il globo terrestre in tutti i campi. Hanno inventato persino la lingua più parlata nell’Occidente, e non è un caso che l’inglese sia la lingua del rock.

Gli inglesi hanno inventato i Beatles e i Sex Pistols, e con essi il 75% dell’essenza della musica moderna.

Poteva quindi Dylan Dog esimersi dal partecipare in qualche modo al metallico mondo della musica Hard Rock inglese? Non suona forse il clarinetto? Non vive forse a Londra?

È questo che devono essersi chiesti alla Bonelli quando si sono messi sotto a preparare il numero 364 della serie, che ancora una volta riunisce la scrittrice noir Barbara Baraldi e il veterano Nicola Mari sulle pagine dell’Indagatore dell’Incubo. I due colgono la ghiotta occasione di immergere Dylan nelle atmosfere rockettare della Londra punk rock, per vedere l’effetto che fa.

L’effetto che fa

Purtroppo, e lo diciamo con un certo rimpianto, non fa un grande effetto.

pagina 10

La storia, dopo la lettura (e la rilettura-per-sicurezza che si fa sempre quando bisogna recensire qualcosa che non funziona) appare infine come profondamente sbagliata, sia nel principio ispiratore (1) che nell’esecuzione (2).

La gestione Recchioni ha tentato, e con ragione, di rielaborare la figura di Dylan Dog in modo da farne esaltare alcune caratteristiche che lo immergessero di più nel mondo contemporaneo. Dylan ci è stato mostrato mentre guardava serie come Walking Dead, o mentre ascoltava musica metal, o andava al cinema. La Londra dell’Indagatore dell’Incubo è diventata la città cosmopolita e caotica di oggi, a scapito della versione romantica e a tratti macchiettistica fornitaci nel passato: ed è in quest’ottica, a nostro parere, che, in quest’albo, si è scelto di mostrarci un giovane Dylan Dog impegnato, per così dire, a fare da roadie ad una band metal, organizzando serate in locali fumosi finché, in pasto al più classico dei cliché, il successo non bussa alla porta del gruppo, corrompendone la purezza originale.

pagina 26

E Dylan nel cliché ci rimane invischiato fin troppo, finendo per recitare una parte già vista e già letta troppe volte. Abituati com’eravamo negli ultimi anni a non saper più cosa aspettarci, guardiamo questo Dylan così spento e ci chiediamo se davvero il gioco sia valsa la candela.

In conclusione, l’idea di un Dylan Dog impegnato in queste atmosfere di dannazione musicale era forse una di quelle che ci sembrano ottime all’inizio, ma che perdono smalto pian piano mentre le eseguiamo, fino a farci pentire amaramente alla fine.

(2) Normalmente una storia può essere estremamente sbagliata ma eseguita così magistralmente da rendere questa caratteristica un punto d’onore. Purtroppo, non è il caso di questo albo. Da una scrittrice del calibro della Baraldi forse ci si sarebbe aspettato un intreccio meno scontato, soprattutto nella struttura noir della storia. I passaggi in flashback somigliano più ad un lungo “spiegone” di ciò che accade nel presente, e nemmeno nell’alternarsi riescono a creare una trama scorrevole. Il colpo di scena finale è purtroppo estremamente telefonato (il perché lo spieghiamo nella didascalia all’immagine, così da evitarvi spoiler), e la narrazione è contornata da una serie di delitti decontestualizzati e che trovano la loro giustificazione all’esterno della cornice della storia: il che, a nostro parere, è una violazione delle regole classiche del giallo horror.

pagina 58
[SPOILER] Sul serio, ma la storia ha praticamente solo tre personaggi. Uno è Dylan Dog, l’altro muore, chi mai sarà l’assassino?

Conclusioni

Il nostro lettore non si lasci ingannare. Gli anni selvaggi è un albo riempitivo non riuscito, sicuramente, ma lontano anni luce dai corrispettivi di qualche anno fa. Ricorrendo a un vecchio trucchetto, gli autori inseriscono l’albo nella continuity verticale della serie, riuscendo in qualche modo a giustificarne l’acquisto anche se la storia è dimenticabile. La Baraldi, pur su un’impalcatura narrativa piena di tutti i difetti sovraelencati, riesce a far reggere la sceneggiatura in modo da non stancare, e Mari è sempre Mari, e il suo tratto è sempre un bel guardare.

pagina 34

Non un vero e proprio passo falso, dunque: ma una storia che non scaverà nicchie nel cuore degli appassionati dell’Indagatore dell’Incubo, né in quello degli amanti del fumetto in generale.

E se Dylan Dog fosse…: I vincitori!

Sabato 3 dicembre si è concluso il nostro Concorso di illustrazione in modo trionfale, stilando la classifica dei vincitori, notizia che in molti di voi sapranno già grazie alla nostra pagina Facebook. Prima di passare a illustrarvi i quattro vincitori volevo ancora ringraziare gli sponsor che ci hanno sostenuto, un enorme grazie alla Pentel, alla cartoleria Cartarius, alle Edizioni NPE, alla RW Edizioni, al B&B L’Arengo, e alla Fumetteria Matrix.

Ringraziamo soprattutto i giudici, David Messina e Sara Pichelli, i nostri presidenti di giuria, Alessandro ZechiniGabriele Coccia e Lara Quatrini per aver messo a nostra disposizione il loro tempo e la loro professionalità.. Infine, ma non per importanza, grazie a noi di Dimensione Fumetto che ancora una volta siamo riusciti a portare a termine una bella iniziativa, totalmente priva di scopo di lucro.

Ma ecco i nostri quattro vincitori:

Premio speciale DF: Jessica Antonini di Foligno (PG)

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Terzo classificato: Stefano Zorzenon di Mossa (GO)

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Secondo classificato: Leonardo Lotti di Predappio (FC)

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Primo classificato: Claudia Plescia di Porto Sant’Elpidio (FM)

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Tutti gli elaborati ammessi al Concorso saranno in mostra fino al 18 dicembre al Palazzo dei Capitani, area Archelogica, in Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno, venite a farci un saluto, ne saremo felici!

Dylan Dog 362 Dopo un lungo silenzio – Recensione

Il timore c’era. Il caro Recchioni criticò alcuni forum (piattaforme morte ma, in questo caso, un qualcosa dove posare un attimo l’occhio) che avevano alzato il sopracciglio anziché accogliere calorosamente il ritorno del papà di Dylan Dog. Tuttavia qualche timore era giustificato: non era la prima volta che Sclavi tornava, dopo anni di assenza, a scrivere una storia della sua creatura più famosa e, diciamocelo, questi ritorni non brillarono molto. Si ripresentò con Ucronia, il numero 240, nel 2006 e non fu proprio il massimo: una storia nonsense che pochi (forse neanche lui) capirono. Ha poi dichiarato che, a rileggerlo oggi, non sa precisamente cosa avesse voluto dire con un classico come Morgana, ma in Ucronia quell’alchimia che stregò gli adolescenti degli anni ’80-’90 era decisamente lontana anni luce. Abbiamo avuto grandi autori che con l’età sono stati ritenuti “bolliti” e l’impressione che il caro Tiziano rischiasse di far parte di questa poco felice categoria poteva esserci.

Copertina bianca. Nessun editoriale. In pratica le tre prime pagine senza nulla. Timore che non ci fosse davvero nulla, anche nella storia.

LA STORIA

Ho aperto l’albo con batticuore (non esagero) e, leggendo le prime pagine, ho capito che Tiziano Sclavi era tornato davvero: la storia è maledettamente semplice. Tutte le storie migliori sono in pratica rette da una idea semplice: Owen Travers è un uomo solo, ma sente la presenza di sua moglie nel salotto nonostante sia venuta a mancare. Non vuole liberarsene ma vuole che si faccia sentire davvero. Da questa idea vediamo e sentiamo la solitudine di Owen, che si accontenterebbe anche di comunicare con il fantasma della persona a lui più cara. Quel silenzio, citato nel titolo, che nasce da quel contatto-non contatto è l’elemento portante della storia. Owen arriva addirittura a chiedere a un prete se Cristo, indicando un crocifisso, gli parli. È lui l’ennesimo cliente di Dylan, ma stavolta il nostro indagatore troverà una strana simbiosi con il suo cliente, cadrà nella trappola dell’alcool mentre affronta una nuova relazione che lo fa star bene, nonostante tutto. Crystal lo rende felice, così felice da destabilizzarsi e autodistruggersi. Non penso che troveremo la donna nei numeri seguenti, almeno non con costanza, e questo sottolinea la condanna di Dylan a continuare a cercare qualcosa che, quando la trova, lo annienta. Entrambi avranno una dura prova da superare.

Fin dalle prime pagine si mette subito in risalto la solitudine dell’uomo, l’atmosfera inquieta, lo scavo psicologico fatto con poche immagini e testi, pregni di significato. Mi azzardo a dire che si ritorna a respirare le atmosfere che forse solo Sclavi riesce a creare. Ritrovo un lato di Dylan che mi mancava da tempo. Non che senza il Tiziano non ci fosse stato nulla di buono, ma quell’inquietudine, quel domandarsi dei significati della vita, erano, per me, ormai rari. Non è semplicemente una riproposta, o un riciclo, che dir si voglia, del vecchio Dylan Dog, ma si riprendono certi aspetti come solo il suo creatore può fare, in modo così esemplare: il suo modo di rappresentare con le storie il rapporto con il mondo, con la vita e quello che gli sta attorno, che sono entrate nell’anima di almeno due generazioni di ragazzi svegliati dal torpore del benessere della prima metà degli anni ’80, e che trovarono nell’Indagatore dell’incubo uno specchio su cui riflettere.

LA SCENEGGIATURA

Capiamo che Tiziano Sclavi è in splendida forma anche a livello di sceneggiatura. Prendiamo due vignette e sei parole che bastano per caratterizzare una situazione e un rapporto a due:

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Ecco, già ci incuriosisce e ci fa entrare nella vicenda. Tiziano era un maestro in questo e qui lo ribadisce come non lo faceva da parecchi anni. Forse è presto per dirlo ma parrebbe che il papà di Dylan abbia trovato una seconda giovinezza. Ovviamente non fa gli sperimentalismi che alcuni degli autori più giovani hanno realizzato, specie nei Color Fest, ma si concede un esperimento che raramente abbiamo visto sulle pagine di Dylan: fa realizzare un paio di pagine con sole foto di repertorio di casi di fantasmi, mettendo in discussione, nella storia, la loro effettiva esistenza (anche se tutti i lettori di Dylan Dog sanno che il loro protagonista ha avuto a che fare con loro parecchie volte).

 

I DISEGNI

Dimostrano una ritrovata sinergia con le matite di Giampiero Casertano (devo ribadire che Memorie dell’invisibile è un capolavoro della letteratura disegnata? Siamo tutti d’accordo, vero?)

Il caro Giampiero ha un tratto leggermente più morbido rispetto ai primi numeri che disegnò, ma non per questo è meno oscuro, anzi in questa storia ha illustrato due vignette, tra l’altro simili e con stessa inquadratura, che spiegano da sole cosa intendo:

 

Un’atmosfera lugubre pervade le pagine e Giampiero usa sapientemente i neri per sottolinearla. Sfrutta molto bene la sceneggiatura, già di per sé cupa, rincarando la dose, specie nelle immagini dove c’è una pausa narrativa. Ma non c’è solo questo: l’espressività è sempre stato un punto di forza per Casertano e qui, senza dubbio, ha realizzato una delle sue prove migliori. Provare per credere (come diceva qualcuno anni fa):

 

Mi voglio riferire a Sclavi come se potesse leggere questa recensione: Tiziano torna ancora a farci emozionare come hai fatto questo mese e fallo con la tua prossima serie annunciata con il titolo Le storie di Dylan Dog che, ora più che mai, attendiamo. Non importa se non vuoi creare un nuovo personaggio. Le ultime generazioni hanno davvero bisogno di qualcosa da leggere che li scavi nel profondo e che, una volta girata l’ultima pagina, inizino a chiudere gli occhi e ad analizzarsi dentro, come hanno fatto orde di ragazzi che resero il tuo fumetto un fenomeno di costume.

“E se Dylan Dog fosse…” – L’ora del giudizio

Il terzo concorso di illustrazione di Dimensione Fumetto, “E se Dylan Dog Fosse…”, si sta avvicinando alle fasi finali: i giudici hanno già scelto i 40 finalisti e gli elaborati sono tutti arrivati e pronti per essere valutati dal vivo. Il prossimo 3 Dicembre ad Ascoli Piceno la giuria proclamerà i vincitori e assegnerà i fantastici premi in una giornata all’insegna del Fumetto e dell’Arte.

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Alla premiazione farà infatti seguito un incontro con due disegnatori di livello internazionale: David Messina e Sara Pichelli (presidenti della giuria del concorso) ci parleranno delle loro carriere alla Marvel e alla DC Comics, del mondo del fumetto in generale, dispenseranno consigli agli aspiranti disegnatori (portate il vostro portfolio da far revisionare!), faranno tanti autografi e disegni e, soprattutto, presenteranno l’ultimissima fatica dello studio Gentlemen KAIJU Club: Yamazaki 18 Years.

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Se adesso vi state domandando “Sì tutto bello, bellissimo ma… dove e quando si fa questa cosa?” restate sintonizzati su Dimensione Fumetto e sulla nostra pagina Facebook e presto vi comunicheremo tutti i dettagli!
[Purtroppo non si tratta di un vezzoso cliffhanger o un qualche esperimento di social media marketing: il recente sisma che ha colpito il nostro territorio ci ha privati delle sale che avevamo previsto per conferenza e mostra e anche degli altri luoghi che avevamo pianificato come “piano di riserva”. Stiamo lavorando febbrilmente con l’Amministrazione Comunale di Ascoli Piceno per trovare dei luoghi consoni alla manifestazione]dylan-dog-a6-1

DYLAN DOG: DOPO UN LUNGO SILENZIO

– Comunicato Stampa –

ARRIVA LA STORIA CHE SEGNA IL RITORNO DI TIZIANO SCLAVI

dyd-362-dopo-un-lungo-silenzioMilano, ottobre 2016 – A nove anni di distanza e in concomitanza con i festeggiamenti per i trent’anni dell’Indagatore dell’Incubo, Tiziano Sclavi torna alla sceneggiatura con Dopo un lungo silenzio, n. 362 di Dylan Dog, in edicola dal 28 ottobre. Una storia che affronta due temi molto intimi sia per l’autore sia per l’Old Boy: l’alcolismo e la solitudine. Un’opera i cui disegni sono stati affidati a Giampiero Casertano, storico e amato illustratore del personaggio che con Sclavi ha realizzato capolavori come Attraverso lo specchio, Memorie dall’invisibile, Dopo Mezzanotte e La casa degli uomini perduti.

LA STORIA

Dylan Dog è un uomo che non può più bere, perché è stato alcolizzato, ma quando conosce Crystal, pian piano, ci ricasca. Owen Travers è un uomo che beve da quando l’adorata moglie se n’è andata. Dylan viene ingaggiato da Owen perché il fantasma della moglie morta continua ad abitarne la casa.

Ancor prima di raggiungere le edicole italiane, Dopo un lungo silenzio è già diventato un albo da collezione, tanto è stato atteso e sperato il ritorno di Sclavi alla scrittura. Questa storia, che affonda la lama nel cuore di tenebra degli esseri umani, sarà celebrata anche due edizioni da libreria.

 

I VOLUMI

Pochi giorni dopo l’uscita in edicola, in anteprima a Lucca Comics & Games e dal 3 novembre in libreria, arriverà il volume di Dopo un lungo silenzio, un’edizione speciale, in grande formato e con molti contenuti extra, tra cui la sceneggiatura completa della storia.

Ma non è tutto, presso i Mondadori Store è in vendita l’esclusiva giftcard caratterizzata da un disegno di Giampiero Casertano che, dal 5 novembre, darà diritto all’edizione di Dopo un lungo silenzio, in formato gigante con copertina esclusiva per Mondadori Store firmata proprio da Giampiero Casertano.

www.sergiobonelli.it

https://www.facebook.com/DylanDogSergioBonelliEditore/

#DYD30

 

 

E se Dylan Dog fosse… – Tutti i premi

Il concorso “E se Dylan Dog fosse…” è ormai pienamente nel vivo e si avvicina inesorabile la scadenza per la chiusura delle iscrizioni, ci sembra giusto e doveroso mostrarvi in tutto il loro splendore i premi che andremo ad assegnare il prossimo 3 dicembre.

* 1° PREMIO *

SET 8 PENNARELLI + ASTUCCIO
6 COLOR BRUSH RICARICABILE – ACQUERELLO PRONTO ALL’USO

set-01Speciale penna con punta a pennello e serbatoio a inchiostro colorato a base d’acqua. Le resistenti setole in nylon lo rendono ideale per la tecnica ad acquerello e la calligrafia.
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Speciale penna con punta a pennello e serbatoio per l’inchiostro a pigmenti. Indispensabile strumento usato dai veri mangaka per realizzare illustrazioni e fumetti manga. Ideale anche per uso calligrafico e illustrazione.
Inchiostro NERO.
Punta media diametro. 3,75 – 4,1 mm
Altezza setole. 12,5 – 14,5 mm

1 AQUASH WATER BRUSH
Penna con punta a pennello e serbatoio da 10 ml riempibile con acqua o inchiostro. Ideale per realizzare acquarelli o per lavori di calligrafia.
Dimensione punta diametro. 3,75 – 4,1mm
Altezza setole. 12,5 – 14,5mm

1 ASTUCCIO PORTAPENNARELLI ARROTOLABILE

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SET 24 PANTONI
 24 PENNARELLI PROMARKER WINSOR & NEWTON IN VALIGETTA

28388Set di 24 ProMarker – permanente – doppio attacco – scalpello e punta fine
Inchiostro traslucido, possono essere sovrapposti e mescolati con facilità.
Pennini e inchiostri di qualità forniscono il colore impeccabile con una ottima copertura.
Utilizzabile su carta, acetato, vetro, plastica, metallo e tessuto.

BY CARTOLIBRERIA CARTARIUS

 

 

LIBRO
DYLAN DOG E SHERLOCK HOLMES: INDAGARE L’INCUBO:

Il npe02-dylan-dog-e-sherlock-holmes-2edtramonto del detective nell’opera di Tiziano Sclavi. Questo libro non è solo una guida al labirintico universo di Dylan Dog, ma un saggio che getta nuova luce sui temi che attraversano la serie e che ne hanno fatto il più grande e innovativo successo del fumetto italiano negli ultimi trent’anni. Nella sua analisi, Siviero si concentra sugli episodi scritti da Tiziano Sclavi dal 1986, anno del debutto in edicola dell’Indagatore dell’Incubo, al 2007, anno in cui l’autore smise di scriverne le avventure. Dopo aver esplorato la rete delle citazioni e aver fatto emergere i temi portanti dell’opera, l’autore avanza un’interpretazione originale della “Quadrilogia di Xabaras” e conduce un serrato confronto tra l’antieroe di Sclavi e Sherlock Holmes, archetipo del detective. Un libro fondamentale per tutti i lettori di Dyd e per gli appassionati della narrativa dell’orrore e poliziesca che vogliono conoscere la natura e il funzionamento dei propri miti. Dopo il rapido esaurimento della prima edizione, la NPE ripropone questo saggio in occasione dei trent’anni compiuti dall’Indagatore dell’Incubo. L’autore prende in esame tutte le storie scritte da Sclavi, così come alcune delle sue opere “extra” Dylan Dog e ne analizza lo scorrimento con attenzione e finezza, fino a portare alla luce, per contrasto con le citazioni sclaviane, le reali intenzioni dell’autore in determinati passaggi, ossia quello che sta cercando di dirci. Nuovi fermenti, nuove polemiche e nuove speranze stanno rendendo ancora una volta protagonista della scena italiana l’immortale personaggio di Tiziano Sclavi. Adesso più che mai diventa importante, nonché interessante, conoscere i meccanismi che stanno alla sua base. Aprire l’orologio e studiarne gli ingranaggi per comprendere meglio la tecnica investigativa di Dylan Dog e quello che Sclavi ci ha voluto dire negli episodi da lui scritti, quei fantastici primi cento episodi che hanno fatto la storia dei comics in Italia.

BY EDIZIONI NPE (NICOLA PESCE EDITORE)

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* 2° PREMIO *

SET 5 PENNARELLI
2 COLOR BRUSH RICARICABILE – ACQUERELLO PRONTO ALL’USO

set-02Speciale penna con punta a pennello e serbatoio a inchiostro colorato a base d’acqua. Le resistenti setole in nylon lo rendono ideale per la tecnica ad acquerello e la calligrafia.
Serbatoio da 5 ml.
Punta diametro. 3,75 – 4,1 mm
Altezza setole. 12,5-14,5 mm
Prodotto ideale per: Acquerello, Illustrazione, Calligrafia, Manga
Colori: Blu, rosso

1 FUDE PEN RICARICABILE INCHIOSTRO A PIGMENTI
Speciale penna con punta a pennello e serbatoio per l’inchiostro a pigmenti. Indispensabile strumento usato dai veri mangaka per realizzare illustrazioni e fumetti manga. Ideale anche per uso calligrafico e illustrazione. Ricaricabile con refill XFRP-A.
Inchiostro NERO.
Punta media diametro. 3,75 – 4,1 mm
Altezza setole. 12,5 – 14,5 mm

1 PENNELLO RICARICABILE A INCHIOSTRO GRIGIO
Pennello con serbatoio e fusto flessibile per facilitare la regolazione dell’inchiostro. Inchiostro a pigmenti resistente all’acqua e alla luce. Ideale per usi grafici e per creare ombreggiature.
Altezza setole. 12,5 – 14,5 mm

1 AQUASH WATER BRUSH
Penna con punta a pennello e serbatoio da 10ml riempibile con acqua o inchiostro. Ideale per realizzare acquarelli o per lavori di calligrafia.
Dimensione punta diametro. 3,75 – 4,1 mm
Altezza setole. 12,5 – 14,5 mm

BY PENTEL

FUMETTO
MATERIA OSCURA:

cover-materia-oscura-2ed-per-il-web-low_rgbundici passi nel regno delle ombre. Le storie brevi con cui iniziò la sua carriera David Lloyd, disegnatore e co-creatore di V per Vendetta. Grandi scrittori e grandi sceneggiatori, come ad esempio Robert J. Curran, Peter Milligan, Josef Rother, Stephen R. Bissette e Ramsey Campbell, affrontano i temi del paranormale, dell’occulto e dei fenomeni senza una spiegazione razionale: evocazioni demoniache, atroci delitti, vampiri, spettri e visioni apocalittiche. Undici storie, commentate dall’autore e per la prima volta raccolte in volume, che abbracciano trent’anni della carriera artistica di David Lloyd, vero e proprio maestro del bianco e nero. Dopo alcune collaborazioni nel campo della grafica pubblicitaria, David Lloyd esordisce nel mondo del fumetto nel 1977. Da lì a poco inizia a collaborare con la Marvel UK disegnando le avventure di Night Raven, personaggio fortemente influenzato dalle atmosfere pulp anni Trenta. Nel 1982 crea, insieme con Alan Moore, V for Vendetta, fumetto serializzato inizialmente sulle pagine della innovativa rivista “Warrior”, per approdare poi alla DC Comics, dove la serie viene completata e successivamente raccolta in volume. Nel 2006 il lavoro di Moore e Lloyd arriva sul grande schermo, conquistando fin da subito critica e pubblico, per consolidarsi come un’opera seminale non solo per il fumetto ma per l’immaginario mondiale. Non a caso in questi ultimi anni la maschera di Guy Fawkes è stata una presenza costante in molte delle manifestazioni di protesta che hanno animato le piazze del mondo ed è diventata il simbolo del gruppo di hacker di Anonymous. In Materia Oscura l’autore, allora agli esordi, come autore completo o soltanto come disegnatore, spalanca le porte di un mondo minaccioso e struggente, resuscita la tradizione horror e dimostra come i fantasmi oscuri della mente possano essere trascinati sulle pagine di un fumetto.

BY EDIZIONI NPE (NICOLA PESCE EDITORE)

FUMETTO
SHAME:

shame1Il capolavoro pittorico di John Bolton. In un mondo simile al nostro ma con una differenza fondamentale, la Magia esiste e quelli con il potere di controllarla la usano per il bene ed il male. La giovane Shame è nata in seguito a circostanze davvero peculiari e scoprirlo la porterà a compiere delle scelte che cambieranno per sempre il destino del suo mondo.

BY EDIZIONI RW EDIZIONI

 

 

 

 

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* 3° PREMIO *

SET 3 PENNARELLI + RICARICA

set-031 COLOR BRUSH RICARICABILE – ACQUERELLO PRONTO ALL’USO
Speciale penna con punta a pennello e serbatoio a inchiostro colorato a base d’acqua. Le resistenti setole in nylon lo rendono ideale per la tecnica ad acquerello e la calligrafia.
Serbatoio da 5 ml.
Punta diametro. 3,75 – 4,1 mm
Altezza setole. 12,5-14,5 mm
Prodotto ideale per: Acquerello, Illustrazione, Calligrafia, Manga
Colori: Nero

1 FUDE PEN RICARICABILE INCHIOSTRO A PIGMENTI
Speciale penna con punta a pennello e serbatoio per l’inchiostro a pigmenti. Indispensabile strumento usato dai veri mangaka per realizzare illustrazioni e fumetti manga. Ideale anche per uso calligrafico e illustrazione. Ricaricabile con refill XFRP-A.
Inchiostro NERO.
Punta media diametro. 3,75 – 4,1 mm
Altezza setole. 12,5 – 14,5 mm

1 PENNELLO RICARICABILE A INCHIOSTRO GRIGIO
Pennello con serbatoio e fusto flessibile per facilitare la regolazione dell’inchiostro. Inchiostro a pigmenti resistente all’acqua e alla luce. Ideale per usi grafi ci e per creare ombreggiature, variando il numero di applicazioni.
Altezza setole. 12,5 – 14,5 mm

1 RICARICA  PER PENNELLO RICARICABILE A INCHIOSTRO GRIGIO

BY PENTEL

FUMETTO
ACES WEEKLY – VALLE DELLE OMBRE:

npe05-acesweekly-copiaLa battaglia di un esorcista guerriero contro macchine demoniache in un’Italia post-apocalittica. La lotta di un uomo disperato contro un potere senza scrupoli sotto la caligine di una Los Angeles dove non brilla più il sole. Benvenuti nel mondo di Aces Weekly, il magazine digitale ideato da David Lloyd che riunisce alcune delle firme più prestigiose della nona arte impegnate a produrre un mix appassionante di storie noir, horror e fantascientifiche. L’edizione italiana, in volumi autoconclusivi, raccoglie in versione integrale una selezione delle migliori storie del progetto, rispettando il formato originale, ma con in più la qualità degli albi NPE. Questa prima uscita include Gabriel: Esorcista Guerriero di Giuseppe Rungetti e Antonio Bifulco, e Valle delle Ombre, di David Jackson e David Lloyd.

BY EDIZIONI NPE (NICOLA PESCE EDITORE)

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* PREMIO SPECIALE DF *

PENNARELLI

set-041 COLOR BRUSH RICARICABILE – ACQUERELLO PRONTO ALL’USO

BY PENTEL

 

 

 

 

 

FUMETTO
UN AMERICANO ALLA CORTE DI RE ARTÙ:

unamericanoallacortedireartuLandolfi adatta due classici di Mark Twain: Un americano alla corte di Re Artù (di cui il volume raccoglie entrambe le versioni: una disegnata da Landolfi per il «Messaggero dei Ragazzi» e l’altra per l’americana Fleetway) e Il furto dell’elefante bianco, adattandoli alla sensibilità degli anni ’70. Dopo quasi mezzo secolo dalla loro pubblicazione, la NPE ripropone per la prima volta in volume questi due capolavori grafici, recuperati finalmente da un ingiustificato oblio e con all’interno una tavola inedita esclusa per errore nella prima pubblicazione.

BY EDIZIONI NPE (NICOLA PESCE EDITORE)

DYLAN DOG HORROR DAY: 26 Settembre – Milano

– Comunicato Stampa –

UN EVENTO PER FESTEGGIARE I TRENT’ANNI DELL’INDAGATORE DELL’INCUBO

horrordayMilano, settembre 2016 – Sergio Bonelli Editore è lieta di invitare gli appassionati di Dylan Dog al Dylan Dog Horror Day per festeggiare insieme i trent’anni di vita editoriale della creatura di Tiziano Sclavi che ha conquistato intere generazioni di lettori. Appuntamento a Milano, il 26 settembre, in compagnia degli autori di Dylan Dog, per la zombie walk che attraverserà il centro di Milano e farà tappa al Mondadori Megastore di Piazza Duomo 1. Qui sarà in vendita l’esclusiva giftcard caratterizzata da un disegno di Giampiero Casertano che, da novembre, darà diritto all’acquisto di Dopo un lungo silenzio, storia che segna il ritorno alla sceneggiatura di Tiziano Sclavi, in edizione da libreria con copertina esclusiva per Mondadori Store. Il pomeriggio “da incubo”, organizzato in collaborazione con Studio Universal (Mediaset Premium – DT), continuerà al The Space Cinema Odeon.

Un’orda di spaventose creature invaderà Milano, il 26 settembre. Dalle 16:00, presso Piazza del Liberty, l’associazione teatrale Zombie Inside sarà pronta a trasformare in zombie i fan e ad accogliere i cosplayer dei personaggi di Dylan Dog che vorranno partecipare alla marcia. Capitanata da Dylan Dog in persona, la camminata partirà da Piazza del Liberty, proseguirà in Corso Vittorio Emanuele e sosterà dinanzi al Mondadori Megastore di Piazza Duomo 1. Proprio davanti al Duomo la zombie walk darà vita al primo frontespizio live della storia di Dylan Dog, disegno ispirato al Quarto Stato di G. Pellizza da Volpedo.

La marcia si concluderà al The Space Cinema Odeon (Via Santa Radegonda, 8), dove verrà proiettato uno dei film preferiti dell’Indagatore dell’Incubo: La Notte dei Morti Viventi di George A. Romero insieme, in anteprima assoluta, al documentario Dylan Dog – 30 anni di incubi. Le novità al cinema non finiscono qui: verrà mostrata una delle quattro pillole realizzate tramite l’animazione delle tavole di Dylan Dog che introdurrà i film del ciclo horror Halloween con Dylan Dog, in onda sul canale Studio Universal (Mediaset Premium – DT), dal 7 ottobre, ogni venerdì di ottobre, per tutto il mese, alle ore 21:15. Inoltre, sempre in anteprima, sarà trasmessa la puntata numero uno del radiofumetto che andrà in onda a partire da sabato 1 ottobre, alle 15:00 su Radio 24, dove Dylan Dog prende vita – e voce – e racconta le sue più emozionanti avventure.

Prima di entrare in sala i fan potranno incontrare gli sceneggiatori e i disegnatori della scuderia Bonelli che hanno reso Dylan Dog un mito senza tempo e che autograferanno l’esclusiva litografia realizzata per il Dylan Dog Horror Day. E per concludere, i lettori potranno fotografarsi davanti al frontespizio gigante che sarà allestito all’entrata del cinema e che permetterà loro di immortalare la serata e, attraverso l’hashtag #DYDAY, di condividerla sui social.

Il ciclo di proiezioni inizierà alle 18:30 con una successiva replica alle 21:00. L’ingresso al cinema, gratuito fino ad esaurimento posti, sarà consentito a tutti coloro che presenteranno una copia dell’albo Dylan Dog n. 360, Reminghton House.

Prende parte ai festeggiamenti, tra gli zombie, anche Gianluca Nicoletti, conduttore della trasmissione di Radio 24 Melog, che dedicherà proprio la puntata di lunedì 26 settembre a Dylan Dog. Gli ascoltatori potranno divertirsi a riconoscerlo tra i morti viventi della zombie walk. Inoltre, venerdì 30 settembre, alle 15:00 su Radio 24, la trasmissione Il Falco e il Gabbiano di Enrico Ruggeri racconterà la vita del creatore di Dylan Dog Tiziano Sclavi.

Infine, gli appassionati che parteciperanno all’evento al The Space Cinema Odeon potranno ricevere in omaggio un numero della collana Dylan Dog. Il nero della paura, allegato settimanale della Gazzetta dello Sport.

Le celebrazioni continueranno il 29 settembre con l’arrivo in edicola del n. 361, Mater Dolorosa, storia a colori di Roberto Recchioni e Gigi Cavenago; poi con il n. 362, Dopo un lungo silenzio (dal 29 ottobre in edicola), che segna il tanto atteso ritorno di Tiziano Sclavi alla sceneggiatura, e con le innumerevoli sorprese preparate per Lucca Comics & Games.

sergiobonelli.it

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#DYD30 #DYDAY