Dimensione Fumetto

Batman: Vita con Alfred – La premiazione con Eleonora Carlini, Mattia De Iulis e Fabio Listrani

Siamo finalmente giunti alle fasi finali del nostro concorso di illustrazione Batman: vita con Alfred.


40 elaborati sono stati selezionati, tra i 110 pervenuti, dalla nostra giuria per essere esposti a partire da Venerdì 7 Dicembre nella zona archeologica di Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno, in Piazza del Popolo e Sabato 15 Dicembre alle ore 17.30 alla Sala dei Savi di Palazzo dei Capitani – Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno verranno decretati i vincitori dei premi messi a disposizione da CARTOLIBRERIA CARTARIUS, ASSOCIAZIONE CULTURALE FUMETTI INDELEBILIPENTEL ITALIASCUOLA DI FUMETTO MARCHEEDIZIONI NPE RW EDIZIONI.

Durante una giornata che darà la possibilità agli aspiranti fumettisti di confrontarsi con tre affermati professionisti del settore.
Eleonora Carlini (DC Comics), Mattia De Iulis (Marvel Comics) e Fabio Listrani (Shockdom) parleranno infatti delle loro esperienze nel mondo del fumetto e saranno a disposizione degli aspiranti fumettisti per dare consigli, visionare i loro lavori e disegnare sketch in una giornata all’insegna del Fumetto.

Ma non finisce qui:

Eleonora, Fabio e Mattia saranno a disposizione dei fan anche Domenica 16 Dicembre alle 19.00 allo SPIN-OFF di San Benedetto del Tronto per autografare i propri volumi e fare quattro chiacchiere con chi vorrà.

 

Cartoon Music Contest Lucca C&G: The Misfits spaccano!

The Misfits, propaggine musicale di Dimensione Fumetto (per chi non lo sapesse, la Cartoon Cover Band è nata nel 2014, in occasione del ventennale dell’Associazione e due membri del Direttivo ne fanno parte, tra cui il Presidente), sbancano Lucca Comics&Games 2018.

La Band ascolana si è aggiudicata sul prestigioso palco del Baluardo San Donato, nel Cartoon Music Contest, il premio Red Phoenix, e con esso la possibilità di incidere la sigla di PENGUIN HIGHWAY, film di animazione in uscita per Dynit.

Nonostante la pioggia battente, nel pomeriggio di ieri 2 novembre, quattro band si sono scontrate sul palco: le Teste di Croma, i Re dei sette mari, gli Ipergalattici e, appunto, The Misfits.

A vincere il Contest ci pensano gli Ipergalattici, ma per il resto, i nostri hanno trionfato!

Il successo è stato infatti completato dai premi singoli assegnati ad Arianna (miglior cantante) e Giorgia (miglior musicista).

Complimenti a Stefano, Pierpaolo, Giorgia, Arianna, Andrea, Andrea, Alfredo (in stretto ordine antialfabetico, per non far dispiacere nessuno, poi decidete voi in che verso leggerlo) e anche un pizzico di orgoglio da parte mia, perché, come ha scritto un amico comune su un noto social network, i Misfits sono i figli naturali dei Fujiko Mon Amour.

E adesso, dopo Lucca e la collaborazione con Dynit, li aspettiamo su palchi sempre più prestigiosi. AD MAJORA!

LUCCA Comics and Games 2018, parti con DIMENSIONE FUMETTO!

Volantino Lucca Dimensione FumettoAnche quest’anno l’associazione culturale DIMENSIONE FUMETTO, forte della sua esperienza decennale, organizza un pullman con destinazione LUCCA COMICS AND GAMES! Il nostro nerd-o-bus partirà da ASCOLI PICENO SABATO 3 novembre 2018, destinazione Lucca, la meta regina per tutti gli appassionati di fumetti, manga, comics, videogames e tanto altro!

Dimensione Fumetto vi offre la possibilità di arrivare a Lucca in pullman e passare una giornata nerd-avigliosa all’interno dello spazio della città, che coincide con quello della fiera.

NOVITA’!! QUEST’ANNO POTRETE APPROFITTARE DI DUE DIVERSE SOLUZIONI DI VIAGGIO:

A) Opzione Standard: SOLO TRASPORTO IN BUS senza biglietto di ingresso in fiera a 40 EURO. Per prenotare questa soluzione occorre versare la caparra di 20 euro entro il 30 ottobre.

B) Opzione Saltafila: TRASPORTO IN FIERA PIÙ BIGLIETTO SALTAFILA AL COSTO DI 65 EURO. Importante questa soluzione va prenotata entro e non oltre il 10 di ottobre, e al momento della prenotazione va VERSATA L’INTERA QUOTA (65 euro).

Il viaggio sarà su un comodo pullman GT con 52 posti a disposizione, la quota di partecipazione comprende le spese di viaggio e la tessera associativa. Le prenotazioni si effettuano presso la FUMETTERIA MATRIX IN VIA CESARE BATTISTI ad Ascoli Piceno.

Per qualsiasi informazione basta rivolgersi alla Fumetteria Matrix (telefonando allo 0736 25 48 49) oppure ai contatti dell’associazione: info@dimensionefumetto.it e www.dimensionefumetto.it.

La catena della fiducia – Fumetti a Belmonte Piceno

Quando leggiamo un fumetto o un romanzo, guardiamo un film o un documentario, assistiamo a uno spettacolo o a una manifestazione, spesso ci concentriamo su ciò che abbiamo davanti, ma non consideriamo ciò che viene prima del risultato finale, trascurando un complesso di attività, problemi, soluzioni e l’impegno di vari soggetti che hanno collaborato e speso un tempo anche piuttosto lungo per raggiungere insieme uno scopo comune. Per questo voglio parlarvi di alcune opere per me molto speciali e spiegarvi come hanno preso lentamente forma durante il corso di fumetto che ho tenuto a Belmonte Piceno come docente per la parte teorica, in piacevole sinergia con Chiara Pezzella, in arte Claire Piece, curatrice della parte pratica.

Il progetto

Nei primi tre incontri abbiamo scelto di trattare ogni volta nella fase iniziale la storia del medium e i suoi aspetti formali, dalla griglia al lettering, mostrando attraverso diapositive e opere molteplici esempi e possibilità, e di far esercitare nella seconda fase i corsisti, dei quali alcuni alle prime armi, altri già preparati, sulle basi del disegno e della colorazione. Nella terza lezione abbiamo affrontato anche l’argomento della sceneggiatura, mettendolo subito in pratica con un esercizio di ricostruzione del soggetto di un fumetto di Sio e affidando ai ragazzi il compito di scrivere e inviare a me la storia del loro fumetto prima del successivo incontro. Le ultime due lezioni sono state destinate a trasformare il racconto in storyboard e a scegliere gli elementi formali fino ad arrivare alla realizzazione dei fumetti, tutti ambientati a Belmonte Piceno, accogliente e affascinante paesino del fermano.

Gli elaborati

Il fumetto di Julia, Il sentiero del picchio, è stato dedicato alle origini remote delle prime comunità che si sono insediate nel rigoglioso territorio piceno seguendo il volo di un animale totem, il picchio, per trovare i luoghi più favorevoli all’insediamento umano.

La spiccata sensibilità di Julia e la sua tecnica di disegno già sicura le hanno permesso di creare con estrema naturalezza le tavole, come se già tutto fosse già pronto nella sua mente e non aspettasse altro che di essere messo sul foglio. Con un tratto realistico e dolce e con pochi e ben dosati colori Julia ha tradotto in immagini una storia antichissima di una migrazione carica di speranze trasponendovi la delicatezza del suo animo e la gentilezza della sua dote artistica.

 

 

 

Il fumetto di Alessia, Giochi del destino, ha preso spunto da un fatto realmente accaduto, legato al personaggio più famoso di Belmonte Piceno, Silvestro Baglioni, docente universitario, studioso di fisiologia, appassionato di musica, poesia, archeologia, che per una fortuita coincidenza riuscì a salvare da morte certa alcuni compaesani durante l’invasione nazista, giunta purtroppo anche nel tranquillo entroterra marchigiano.

Oltre all’intensità umana della vicenda narrata, degna testimonianza di uno degli innumerevoli atti di eroismo di cui gli uomini sono capaci soprattutto nel pericolo comune, bisogna apprezzare la maturazione compiuta da Alessia, che per la prima volta ha affrontato tutti i passi della creazione di un fumetto, riuscendoci molto bene con uno stile iconico atto a sdrammatizzare i terribili eventi raffigurati e con vignette concentrate sui personaggi piuttosto che sull’ambiente circostante. Malgrado i dubbi scherzosamente espressi più volte sulle sue capacità, come accade a chiunque con umiltà sia disposto a migliorare, Alessia ha affinato le sue doti finora nascoste compiendo un significativo progresso nel corso delle lezioni.

Filippo ha immaginato la storia di un amore ostacolato e poi coronato nell’immancabile lieto fine, dando ai fatti anche una chiave di lettura simbolica in relazione al recente terremoto che ha colpito la nostra bella terra, infatti la vicenda da lui disegnata è diventata un’allegoria della resistenza alle avversità della vita e un simbolo della resilienza degli individui, pronti a risollevarsi nei momenti di difficoltà e ricostruire mattone dopo mattone le loro case e la loro quotidianità. Da qui la scelta del titolo La rinascita, che si inserisce come elemento tridimensionale nella prima scena all’inizio della strada principale di Belmonte Piceno ed è uno dei pochi elementi del fumetto a essere colorato, mentre la maggior parte delle vignette presenta solo delle ombreggiature in grigio e, quando si vuole dare maggiore risalto ai personaggi e alle loro azioni, lo sfondo è lasciato bianco, senza dettagli paesaggistici.

Notevole la capacità di scandire il racconto creando i momenti di maggiore attesa nella vignetta finale di ogni tavola, con il famoso espediente del “volta-pagina”, e di dare rilievo all’evento centrale con una tavola a tre vignette in cui l’elemento architettonico è predominante e la sensazione di smarrimento e instabilità è proprio quella che si avverte durante un sisma. «Il ragazzo si farà», come si suol dire, ma già Filippo ha dato prova di grande impegno e professionalità, rispettando con puntualità le consegne, seguendo con costanza i consigli delle insegnanti, lavorando con l’energia propria della sua giovane età a un’opera di alto pregio.

Infine arriviamo alla storia di Edoardo: un’esplosione nucleare risparmia solo Belmonte Piceno e un pazzoide ne approfitta per mettere in atto i suoi propositi scellerati… ma questo avvenimento è troppo catastrofico e io non approvo che il fumetto sia incentrato su di esso. Edoardo non si dà per vinto e propone un altro inizio e un altro ancora, ma io gli stronco sempre le idee perché mi sembrano troppo drammatiche o surreali o pessimistiche.

Ebbene, il fumetto di Edoardo è nato davvero da una discussione piuttosto accesa tra me e lui sul soggetto da disegnare, ma è emblematico di ciò che secondo me è alla base del rapporto tra docente e discente, ovvero la fiducia reciproca riguardo alle capacità e alle intenzioni dell’altro. Se manca da una delle due parti il gioco finisce o non va a buon fine, con un risultato negativo o addirittura nullo sia per chi insegna sia per chi impara. Quando invece entrambi hanno ben chiaro che la strada da seguire va nella stessa direzione ed è quella giusta, allora si spalancano possibilità inaspettate; così in questo caso da vicende tristi e cupe scaturite dalla fantasia di un ragazzo molto riflessivo e intelligente è venuto fuori un fumetto divertente e originale, con il titolo alla fine (che non posso svelarvi), in cui Edoardo ha manifestato un raro talento nella scelta delle inquadrature, nella riproduzione fotografica della realtà, nella colorazione delle scene, che finora ha espresso quasi sempre in forma digitale.

Conclusioni

Questo è il lavoro che c’è dietro la realizzazione dei fumetti, ma non bisogna dimenticare un altro elemento essenziale di ogni corso, cioè la collaborazione, senza la quale tutto ciò che vi ho raccontato non sarebbe stato possibile. E anche alla base di questa, guarda caso, sta la fiducia reciproca: la fiducia con cui Mauro ha contattato me e Chiara per realizzare il corso; la fiducia con cui Chiara e io abbiamo collaborato; la fiducia con cui gli amici di Dimensione Fumetto Veronica, Sabrina, Arianna, Amanda, Andrea, Riccardo, Luca e ancora Mauro hanno discusso con me ogni decisione; la fiducia con cui i magnifici ragazzi del Progetto Next, Giada, Silvia, Virginia, Loris, Alessandro mi hanno accolta dall’inizio e hanno fatto in modo che tutto filasse alla perfezione; la fiducia con cui le autorità dei comuni coinvolti nel Progetto Next, cioè Ivano Bascioni, sindaco di Belmonte Piceno, Marco Fabiani, sindaco di Monteleone di Fermo, e Marco Rotoni, sindaco di Servigliano, hanno definito con me, Chiara e i rappresentanti degli altri partner partecipanti i dettagli dell’iniziativa. A tutti loro e ai corsisti vanno i miei ringraziamenti e la mia gratitudine per questa esperienza entusiasmante, impegnativa, memorabile.

Nell’evento di chiusura, che si è svolto il 28 gennaio al Teatro Don Bosco di Belmonte Piceno, non mi sono sorpresa nell’avvertire l’emozione mia e di tutti quelli che hanno contribuito a questa impresa e sono rimasta incantata in particolare dal discorso di Adolfo Leoni, autore di una “guida-non guida” sulle Terre Farfensi, che con suadente eloquio mi ha fatto riflettere su un aspetto decisivo per la riuscita del progetto: la “catena” creata tra gli adulti e i giovani, il sostegno che gli uni hanno dato agli altri allacciando legami laddove talvolta tra generazioni si alzano muri o si scavano fossati. Insomma, sempre una questione di fiducia.

 

 

 

 

La parola a Claire

Dulcis in fundo, voglio lasciare la parte conclusiva di questo articolo a Chiara, compagna d’avventura e di viaggi (anche rocamboleschi) in auto, di cui ho ammirato la contagiosa positività, l’eccezionale bravura e l’inesauribile fantasia con le quali ha aiutato i ragazzi a realizzare opere meravigliose. Le ho chiesto le sue impressioni sulle attività svolte perché non potevo scrivere da sola su ciò per cui abbiamo lavorato fianco a fianco, e queste sono le sue parole.

La mia attività di disegno è partita dalle basi. 

Si è cominciato con un primo approccio all’anatomia umana, passando per l’inchiostrazione fatta con penne appositamente create per il ripasso, arrivando poi all’utilizzo della tecnica ad acquerello da applicare alla colorazione finale delle tavole illustrate. Inoltre nelle fasi decisive del lavoro pratico il contributo di Maura è stato importantissimo nella creazione delle sceneggiature, mettendo in condizione i ragazzi di analizzare all’atto pratico le tipologie  delle divisioni delle vignette e delle impaginazioni precedentemente affrontate.

Non è la prima volta che mi viene chiesto di provare a insegnare o infondere passione nel disegno tramite un corso di fumetto, per cui la gentile proposta venuta dall’associazione Dimensione Fumetto mi ha molto entusiasmato. 

Ci sarebbe stato là fuori un pubblico giovane e capace, pronto a creare qualcosa seguendo i tuoi consigli; qualcosa creato da una perfetta sinergia di insegnamenti, fantasia e creatività che avrebbe poi dato frutti emozionanti. E questa per me era solo la fase di pura immaginazione, quando il corso era nel suo stato embrionale.

E assolutamente le mie elucubrazioni su questo corso non sono state smentite dalla realtà. I nostri allievi sono stati bravissimi, ma questo non lo dico perché va detto o si dovrebbe dire, infatti sono abbastanza severa se serve -e loro lo sanno. Sono stati bravissimi perché hanno affrontato in cinque lezioni dubbi, blocchi e ostacoli interiori attraverso matite, penne da ripasso, colori e l’ideazione delle loro avventure su carta. E per me, come docente del corso, non c’è soddisfazione più grande. La bravura, la tecnica e le ore di pratica sono importanti, ma senza una buona consapevolezza di sé può diventare difficile persino disegnare e creare. Questi ragazzi, consegnando i loro lavori grafici finiti, hanno espresso al mondo quello che sono nelle loro perfezioni e imperfezioni, hanno mostrato che nonostante si viva in una piccola realtà, di piccoli paesi, si possa aspirare – non solo tramite i social- ad arrivare alle persone con un mezzo intrigante come il fumetto. Per questo sono bravissimi.

Quando i conti tornano

È la fine dell’anno e in genere questo è il momento in cui si tirano le somme. Non l’abbiamo mai fatto prima e non lo faremo in futuro, ma in questo caso mi permetto di appropriarmi di questo spazio per una riflessione personale in occasione della fine del mio “mandato” da presidente dell’Associazione Culturale Dimensione Fumetto iniziato quattro anni fa.

L’associazione è nata come club di appassionati circa 24 anni fa (ci sono delle divergenze sulla datazione esatta, ma tra qualche anno saremo pronti per essere sottoposti alla prova del carbonio 14) allo scopo di promuovere questo medium che amiamo. Da quel primo giorno davanti all’allora gelateria Marranghì di Ascoli Piceno questa nostra missione ha assunto diverse interpretazioni e sfumature: fanzine, partecipazioni a fiere del fumetto, incontri, proiezioni, mostre, conferenze, concorsi cosplay, ecc…

A un certo punto però, a mio modestissimo parere, abbiamo perso un po’ la bussola e del Fumetto ce ne siamo fregati per motivi che ancora mi sfuggono. Due anni fa avevo espresso con una boria carica di tutta la mia stronzaggine il “piano di guerra” di Dimensione Fumetto, per cui è il momento di rendere conto di quanto fatto.

Abbiamo messo su uno dei concorsi di illustrazione più interessanti e seguiti dell’ambiente riuscendo a migliorarlo un po’ a ogni edizione (di questo ringraziamo Silvia e Maurizio che l’hanno avviato e Veronica che l’ha portato avanti con tenacia), abbiamo portato ad Ascoli Piceno artisti e autori del calibro di Carmine Di Giandomenico, Sara Pichelli, David Messina, Luca Genovese, Luca Vanzella, Daw, Andrea Accardi, LRNZ e Maicol&Mirco e ne abbiamo scoperti alcuni che siamo sicuri diventeranno i vostri preferiti tra qualche anno (Mattia De Iulis, Claudia Cocci, Claudia Plescia, Toni Cittadini, Leonardo Carboni, Giulia Canala e Giulia Clerici parlo di voi).
Abbiamo portato il fumetto fuori dalla ristretta cerchia dei nerd e tra uno ZapFest e un Retromania80 abbiamo avuto modo di conoscere tante nuove persone che adesso ci fregiamo di chiamare amici. Siamo entrati nelle scuole, nelle biblioteche e nei pub e puntiamo a fare ancora di più nei prossimi anni.
Abbiamo creato la prima Cartoon Cover Band ufficiale/ufficiosa dell’Associazione.
Abbiamo trasformato questo sito (e grazie mille Riccardo) da “vetrina statica” dell’Associazione in uno spazio dove soci e non hanno la possibilità di esprimersi, e anche questa è stata l’occasione di conoscere tante nuove persone (come Valerio, Lorenzo, Fabrizio, Vincenzo, Ferdinando, Enrico, Daniele…) e ritrovare vecchi amici.
Ma soprattutto abbiamo avvicinato e ri-avvicinato tante persone al fumetto: tipo Amanda che «non sono nerd», ma adesso è amica di metà dei fumettisti italiani, o Chiara che è passata da «smetto di disegnare» a «tengo un corso di fumetto con DF», e Maura che in un anno è passata da «non ho mai letto un fumetto» a «sottraggo i soldi dal budget familiare del vestiario per andare all’ARF!».

«Sì, ma i risultati?»

Quando si fanno i conti bisogna comunque parlare di numeri: nel 2014 invitammo Carmine Di Giandomenico ad Ascoli Piceno e ottenemmo un “successo” modesto, la sala della libreria Rinascita in cui si teneva l’incontro era quasi vuota ed eravamo circa una trentina di persone. Tre anni dopo, nel gennaio del 2017 Carmine è tornato per il Flash Day e abbiamo riiempito il centro giovanile L’impronta. Circa 100/200 persone venute ad ammirare Carmine e una mezza dozzina di esordienti al lavoro. Immodestamente parlando questi sono i conti che tornano alla fine di un lavoro fatto per bene.

Ci sarebbero mille storie da raccontare, ma quello che mi preme di più oggi è ringraziare tutti quelli che hanno reso possibile la nascita di queste storie: Maurizio, Mario&Yuka&Yuria, Silvia, Peppe, Amanda, Veronica, Valerio, Mauro&Mara, Maura, Arianna, Luca, Sabrina, Riccardo, Andrea CB, Giarda, Giorgia, Pierpaolo, Alfredo e Stefano.

E Claudia, che senza il suo supporto sarei crollato quattro anni fa.

Se il corso delle cose…

Il fumetto è cultura. Il fumetto travalica i confini geografici, le distanze, le differenze. Il fumetto unisce.

Grazie al fumetto persone e realtà anche molto lontane si avvicinano e nascono amicizie, collaborazioni, ricordi indelebili.

E oggi ve lo raccontiamo così, attraverso l’incontro tra due nostri collaboratori speciali…

«Professoressa Pugliese, c’è un signore che l’aspetta.»

L’uomo si avvicina, si china un po’ in avanti, mi porge la mano e mi saluta dandomi ancora una volta del lei, cosa che mi fa sentire terribilmente vecchia e terribilmente professoressa.

Dall’atrio della scuola saliamo insieme le scale per cominciare questa mattinata speciale in cui nelle mie classi per un giorno non tratteremo di Cretesi, Augusto, fantascienza e participi, ma di cultura giapponese.

Entriamo in aula, anzi io entro mentre lui aspetta sulla soglia un mio cenno per farsi avanti; lo presento ai miei alunni, poi inizia la sua lezione: traccia segni incomprensibili sulla parte destra della lavagna dall’alto verso il basso, spiegando che si tratta della data di oggi, con l’indicazione dell’anno in carica dell’imperatore giapponese, il ventinovesimo dalla sua ascesa al trono, del mese e del giorno. A fianco scrive il proprio nome italiano trasposto nei caratteri nipponici e un ragazzo che si chiama allo stesso modo si affretta a ricopiare quelle linee sul suo diario. Parla ai miei studenti con sorprendente naturalezza di una Terra geograficamente e culturalmente così lontana dalla nostra, come se ci abitasse da una vita, mentre solo quattro anni fa è partito da Ascoli per trasferirsi a Okayama, nella parte meridionale del Giappone. Per un’ora con le sue parole annulla l’immensa distanza tra Occidente e Oriente, facendo percepire che è legato da ragioni profonde al Paese del Sol Levante e dimostrando che culture all’apparenza molto differenti in realtà hanno alcuni aspetti comuni grazie al lento e tenace scambio di conoscenze operato dai mercanti nel corso dei secoli lungo la Via della Seta. Il discorso passa inevitabilmente ai giovani e, come si poteva già intuire, spiega che i ragazzi giapponesi vestono all’incirca come i miei, anche se molto condizionati da rigide regole sociali, come i miei ascoltano fiumi di musica pop e venerano i loro idoli musicali, seguendoli minuto per minuto sui social e sognando di partecipare a un loro concerto per cantare e ballare insieme alle star sotto a un palco.

Suona la campanella: il tempo è volato via, bisogna andare in un’altra classe.

Anche qui entro prima io e poi lui dopo un’iniziale esitazione; dico che ho scelto proprio questo giorno per farlo incontrare con tutti i miei studenti e gli passo la parola: ci racconta per quale motivo ora vive in Giappone, quindi inizia a scrivere ideogrammi alla lavagna svelandone significati, evoluzione, pronuncia, combinazioni. I miei alunni, come incantati, alzano le mani, chiedono di Marco Polo, delle lettere sulla tastiera del computer, e il dialogo si sviluppa seguendo direzioni imprevedibili verso i tre oggetti sacri dell’imperatore, l’origine divina del Giappone e dei suoi abitanti, la chiusura secolare al mondo esterno, la lunghissima dittatura militare dello shogunato, l’isoletta a forma di ventaglio su cui attraccavano i commercianti olandesi per lasciare le loro mercanzie.

Ricreazione: dieci minuti, ed eccoci nell’ultima classe per oggi.

Stavolta entra difilato nell’aula, finalmente il ghiaccio si è rotto; soliti convenevoli e via con un’altra emozionante immersione nel mondo nipponico, passando dall’architettura ai terremoti, dai film di Miyazaki all’arte degli haiku, fino ad arrivare all’argomento che più mi affascina, il confronto tra il senso di vergogna dei Giapponesi e il medesimo sentimento provato dagli eroi omerici nei confronti della comunità se non sono all’altezza del giudizio collettivo. Tempo fa gli avevo chiesto di darmi una mano  per un futuro progetto su Omero, ma ora mi sembra che grazie a questo incontro estemporaneo lui abbia mantenuto la sua promessa e si avveri per l’ennesima volta la massima di Merleau-Ponty (che prendo dal primo romanzo di Camilleri): «Il corso delle cose è sinuoso».

Di quest’ultima conversazione con i miei studenti mi resta impressa la metafora della ciotola di riso con cui i Giapponesi rappresentano se stessi, tutti utili solo se uniti insieme agli altri, come i chicchi sono buoni e nutrienti solo se insieme riempiono una ciotola, e anche se l’inflessibile idea del dovere verso la società mi appare eccessiva e in parte inconcepibile, non posso non condividere e invidiare l’imperativo di rispettare i beni comuni in quanto di tutti, quindi non dei singoli.

La lezione è finita: scendiamo le scale, ci imbattiamo nella professoressa che gli ha insegnato educazione fisica, infine salutiamo la Preside e la Vicepreside con l’augurio di prossimi scambi tra la nostra scuola e il lontano mondo nipponico, se il corso delle cose sarà sinuosamente propizio.

Fra qualche giorno lui partirà dalla sua Italia per tornare nel suo Giappone, per questo ho deciso di lasciare un segno scritto del nostro incontro e di ringraziare ancora Mario Pasqualini dalle colonne del sito della nostra associazione, Dimensione Fumetto.

Sailor Moon… Team Up! Ecco i giudici!

Ogni concorso serio e che si rispetti ha bisogno di una Giuria. Oggi Dimensione Fumetto che è un sito serio gestito da gente seria (mpff!!) vi presenta la fantastica giuria del concorso Sailor Moon… Team Up!

La prima giurata che vi presentiamo è Claudia Plescia.

Claudia è la vincitrice della scorsa edizione del Concorso di Dimensione Fumetto, che con il suo mash-up tra Dylan Dog e Stranger Things si è assicurata il primo posto. Claudia ha studiato all’ISIA di Urbino e conseguito la laurea in Architettura presso l’Università di Camerino. Ha una pagina Facebook, strisce di scarto, e ha collaborato con la famosa pagina Facebook Vita Con Lloyd.

 

La seconda giurata è Barbara Tomassini.

Barbara nasce e cresce in una famiglia dedita all’arte con il padre e il nonno antiquari, il bisnonno costruttore di fisarmoniche lavorate e tanti pittori tra i parenti. Inizia il suo percorso formativo nel mondo artistico solo dopo il diploma con un corso regionale di ceramica. Lavora per cinque anni nel negozio del padre ma, soprattutto, frequenta per sei anni lo studio di un pittore ascolano presso cui sviluppa la sua passione che trasferirà nell’attività. Artè di Barbara Tomassini è una ditta individuale artigiana dove la titolare realizza manufatti in ceramica decorati a mano con tecniche artigianali, dipinti e opere di restauro. I suoi lavori sono di ceramica moderna ispirata alla tradizione. Ha prodotto pezzi unici, classici e moderni ed esegue lavori di pittura murale e di piccolo restauro.
I suoi lavori sono presenti in Palazzi e Chiese di Ascoli Piceno, Folignano, Sant’Egidio alla Vibrata e presso numerose abitazioni private, tra cui una a Miami in Florida.

 

Terzo giudice: Maicol & Mirco.

Maicol è un illustratore e fumettista italiano. Ha appena pubblicato con Bao Publishing Palla rossa & palla blu  e Il papà di Dio. La sua pagina Facebook “Gli scarabocchi di Maicol&Mirco” è seguitissima e apprezzata da moltissimi fan. Ha all’attivo una mostra collettiva a Città Sant’Angelo dal titolo Maicol è Mirco, collabora da anni con Smemoranda e con la rivista Linus.

Quarto giudice: LRNZ. Lorenzo Ceccotti è disegnatore e sceneggiatore, ha all’attivo diverse opere ed è docente allo IED di Roma.  Ha collaborato con Bonelli per creare il design di Orfani, ha all’attivo con Bao Publishing Golem e la graphic novel Astrogamma.  Inoltre ha sceneggiato e disegnato Monolith, la graphic novel da cui è stato tratto l’omonimo film uscito nelle sale ad agosto 2017.

 

Dimensione Fumetto e Belmonte Piceno: Corso di fumetto gratis

L’associazione culturale Dimensione Fumetto, in collaborazione con il Comune di Belmonte Piceno e l’associazione NeXt (nuove energie x il territorio) organizza un corso di fumetto della durata di 20 ore destinato ai giovani dai 18 ai 35 anni. Lo scopo del corso è comprendere e conoscere le tecniche di disegno, di sceneggiatura e di scrittura. Il corso sarà di livello base e ha come scopo avvicinare gli appassionati della Nona Arte. Il corso si articola in due parti: una teorica tenuta dalla docente Maura Pugliese e una parte pratica tenuta dall’artista Chiara Pezzella.  Il corso inizierà a fine ottobre. Per maggiori informazioni e iscrizioni contattare il numero 339/5762800 oppure Facebook: progettonext.

Sailor Moon… Team Up! – Quarto concorso artistico DF

L’associazione culturale Dimensione Fumetto, forte del successo delle precedenti edizioni, indice il suo QUARTO concorso di illustrazione dal tema Sailor Moon… Team Up!

Sailor Moon di Mattia De Iulis

La locandina del concorso illustrata da da Mattia De Iulis.

La prima edizione del 2014 ha puntato l’attenzione sui personaggi dello Studio Ghibli, celebre studio di animazione giapponese fondato nel 1985 dal famoso regista, e premio Oscar, Hayao Miyazaki insieme al suo collega e mentore Isao Takahata. La scelta è stata d’obbligo visto l’amore che il suo fondatore ha per la nostra nazione. Numerose sono state le adesioni e ben 68 sono state le tavole in mostra, giunte da tutta Italia, presso la sala espositiva della Cartolibreria Cartarius.

Per la seconda edizione del 2015 è stato scelto un personaggio molto caro al pubblico italiano, il noto ladro gentiluomo Lupin III: la sua ultima serie animata è stata interamente ambientata nella nostra penisola, e preso spunto da questo abbiamo chiesto agli oltre 70 partecipanti di ambientare la scena all’interno di panorami riconoscibili di città italiane, mettendo in risalto elementi architettonici e artistici di pregio da valorizzare o riqualificare. Le opere sono state in mostra presso la Libreria Rinascita di Ascoli Piceno dal 30 novembre al 13 dicembre.

Per la terza edizione del Concorso del 2016 si è dato libero sfogo alla fantasia dei partecipanti per reinventare la figura di Dylan Dog e dare una nuova vita sotto inedite spoglie a un personaggio Made in Italy, forte anche del suo rilancio a opera di Roberto Recchioni, nuovo direttore responsabile della testata. La mostra ha avuto luogo nella zona archeologica di Palazzo dei Capitani del Popolo, in pieno centro storico della città.

In occasione del venticinquennale della nascita di Sailor Moon, Dimensione Fumetto ha deciso di dedicarle il Concorso del 2017. Per i partecipanti di quest’anno la sfida sarà disegnare uno o più personaggi della saga della «combattente che veste alla marinara», e farli interagire con i protagonisti del fumetto mondiale (ad esempio Luna e Tintin, la regina Metallia e Joker, Sailor Mars e Spiderman, Sailor Moon e Naruto).

Le opere selezionate saranno esposte in una mostra a loro dedicata dal 4 al 17 dicembre. La premiazione invece avrà luogo il 9 dicembre 2017.

PER CONSULTARE IL REGOLAMENTO E IL MODULO DI ADESIONE SEGUIRE IL LINK

Sailor Moon Team Up!

Buona fortuna!

David Messina e Sara Pichelli, dalla Marvel a Dimensione Fumetto…

David Messina e Sara Pichelli sono i presidenti della giuria del concorso artistico indetto da Dimensione Fumetto giunto alla terza edizione e quest’anno ispirato al tema E se Dylan Dog fosse …

dylan-dog-70x100-premiazioneNe abbiamo approfittato per organizzare una conferenza pubblica con loro per attingere un po’ dalla loro cultura fumettistica e dalla loro esperienza lavorativa. Ma anche per saperne di più dei loro progetti passati e futuri. Questa è la trascrizione della chiacchierata avvenuta il 3 Dicembre scorso.

DF: David Messina e Sara Pichelli sono disegnatori noti a livello internazionale, lavorano infatti per le 4 majors di comics americane. David (DC, Marvel, IDW, Image), Sara con Marvel. Prima di entrare nello specifico e di saperne un po’ di più su come funziona la carriera da disegnatore, vorremmo sapere qualcosa del Kaiju Club, da cui sono arrivati i volumi di Yamazaki. Cos’è?

DM: prima di Yamazaki introduco il Kaiju Club, che è uno studio di artisti, non nel senso di luogo fisico ma un collettivo piuttosto, che riunisce me, Valerio Schiti (Guardiani della Galassia, Vendicatori), Emanuel Simeoni (ora uscito dal gruppo) , Paolo Villanelli (G.I. Joe, Guardiani della Galassia). Lavoriamo su progetti legati a linee di giocattoli, serie televisive o film, come designer, inoltre realizziamo una volta l’anno dei volumi in libertà, uscendo un po’ dai meccanismi delle case editrici, che hanno una serie di necessità e regole abbastanza rigide da seguire. Una volta l’anno, in occasione di Lucca, ci concediamo questa libertà di giocare con il nostro lavoro: di decidere noi cosa vogliamo realizzare, come vogliamo realizzarlo, divertendoci a creare un albo dalla realizzazione dei testi, con la collaborazione di Diego Cajelli, sceneggiatore di Diabolik e di Martin Mystere, le nuove avventure, fino alla realizzazione finale, con altri collaboratori come Luca Bertelé, colorista per la Bonelli e disegnatore di Star Wars, per Panini e Disney, che ci aiuta con il campo grafico e design, e con l’aiuto di altri amici, prima ancora che grandi artisti, come Marco Checchetto e Carmine di Giandomenico. Per cui Yamazaki è quello che fanno i disegnatori quando si riposano dal loro lavoro di disegnatori di fumetti, cioè continuano a fare fumetti.

messinaDF: aprendo il volume, nel primo episodio che ha il layout di David Messina e i disegni di più autori ho trovato Marty Mc Fly, sul Generale Lee inseguito da Dick Dastardly su un pianeta popolato da zombi. Quando accade questo capisci: “questi pensano solo a divertirsi, hanno messo la patata bollente in mano a Diego, gli hanno detto: senti, io voglio disegnare Marty Mc Fly, Dick Dastardly, Hazzard, gli zombi, fai tu…”

DM: diciamo che grossomodo la creazione delle storie funziona così, va detto però che Diego è uno sceneggiatore molto solido e forte, vuole rendere tutto questo una cosa coerente e fruibile dal lettore, non qualcosa che si riveli solo uno sterile esercizio di disegno da parte nostra, così su questo numero ha fatto degli studi di fisica, legati sia alla fisica quantistica che a teorie probabilistiche, riuscendo a creare un vero e proprio multiverso coerente. Infatti, se si ha modo di leggere tutto, a partire dal primo volume, ci si rende conto come questa enorme stanza dei giochi sia fondamentalmente coerente, le storie siano coerenti, in qualche modo ci sia un discorso di sceneggiatura da una parte giocosa, ma da un’altra con un manifesto di intenzione che dice che il fumetto è pensato come divertimento, realizzato in libertà, via dalle posizioni rigide richieste quando ti confronti con delle icone. Noi con quelle icone cerchiamo di giocare, da Lovecraft a Ritorno al Futuro a tutta la cultura pop anni ‘80 facendolo con grande libertà.

DF: Al concorso di cui siete stati presidenti di giuria si sono presentati tanti aspiranti artisti: andiamo su questo versante. Qual è la differenza principale nel confrontarsi con il mondo del lavoro in Italia, all’estero, e cosa è richiesto oltre al saper disegnare? Come ci si propone nel mondo del lavoro? Voi avete lavorato in Italia e all’estero, quindi le dinamiche immagino siano diverse…

SP: In Italia ho lavorato poco (escludendo il mio lavoro svolto nel campo delle autoproduzioni), ho fatto due copertine per Bonelli, una variant per Juric e un Dylan Dog Color Fest di qualche anno fa. Conosco molto meglio l’America, ma credo sia più o meno lo stesso: si parte sempre preparando un portfolio, meglio se mirato. Realizzare tavole ad hoc per quella data testata/casa editrice da più chances di attrarre l’attenzione dell’editor, che nono sempre ha un’efficace capacità di proiezione. Una volta messo insieme il portfolio lo si presenta durante le fiere ai vari stand delle case editrici che presenziano nelle maggiori fiere americane (NYCC, SDCC).yamazaki_compendium_cover-1-383x600
Un altro modo è quello di inviare la versione digitale del proprio lavoro alle e-mail predisposte per il talent scouting. Parlando di portfolio review in Italia, la fiera più efficace sotto questo punto di vista è Lucca Comics and Games, seconda mi azzardo a dire l’ARF che sta andando in quella direzione benché sia ancora una realtà molto giovane. Una volta Mantova Comics era orientata a avere editor come ospiti (ma ormai è tanto che non vado non vi saprei dire). Le altre non le conosco benissimo ma che io sappia non sono molto concentrare sullo scouting.
Tornando oltreoceano, io consiglio a tutti i ragazzi a cui insegno alla Scuola Internazionale di Comics, quando mi chiedono: “come facciamo quando usciamo di qui a proporci?” se potete andate… Non tanto a San Diego, che pur essendo la più nota, è molto concentrata sull’entertainment: serie tv, cinema… i fumetti sono meno importanti, una piccola parte. Ti diverti da matti, ci mancherebbe, ma per lavoro io consiglio New York Comic Con. Qui ci sono tutte le case editrici, e in più l’artist alley è in uno spazio ampissimo e separato dagli ambienti principali (quelli con i padiglioni degli editori, videogames e merchandising).
Nell’artist alley molti editor delle diverse case girano buttando un occhio, ai nuovi talenti e prendono contatti.
Quindi come per Lucca ma amplificato, al NYCC potrete lasciare il vostro portfolio allo stand della casa editrice che vi interessa, e incrociare le dita che veniate selezionati per l’incontro.

DM: dal punto di vista professionale posso aggiungere (praticamente Sara ha detto tutto) che il mio consiglio è quello di sviluppare una propria visione di ciò che è lo storytelling, il fumetto di narrazione, perché questo mondo si sta allargando dal punto di vista della competitività. Se una volta i disegnatori italiani facevano la lotta fra loro per disegnare per Bonelli, oppure con gli inglesi per lavorare con Marvel eDC, oggi il mercato è globale. Quando cerchi di lavorare con gli americani o anche con i francesi, ti trovi in competizione con disegnatori dalle Filippine, o anche dalla Norvegia, Francia, Spagna. Per ora, grazie al cielo, non dalla Cina, perché il regime gli impedisce di lavorare per gli americani.  A parte loro, tutto il resto del mondo è in competizione, sulla piazza, per poter lavorare per editori così potenti che sono in grado di spaziare dal fumetto ai videogiochi, al cinema. Questo richiede da parte dell’aspirante disegnatore di avere qualcosa che vada oltre il semplice bel disegno. Certo, è importante conoscere anatomia e prospettiva, ma è importante avere una visione della narrazione. Questa visione si sviluppa con la lettura di altri fumetti, con la lettura di romanzi, per esercitare l’immaginazione. Occorre essere sempre al passo con i tempi per quanto riguarda l’evoluzione della grafica, del design, della moda, del cinema. In qualche modo ci si chiede di essere competitivi e andare oltre il disegno ben fatto. Il nostro lavoro si apre in altre direzioni, mi è capitato, e capita a molti di noi sempre più spesso, di pensare serie a fumetti pensando già alla versione televisiva del personaggio,oppure viceversa di pensare alla trasposizione animata del fumetto. Quindi non si può limitare la propria conoscenza al mondo del fumetto, bisogna guardarsi intorno e sapere cosa c’è. Dal punto di vista professionale il mio consiglio è quello di essere il più curiosi possibile, prendere dall’arte, dalla letteratura, dal cinema qualsiasi stimolo per crescere.progetto-apocrypha

DF: Parlando di Cebulski, mi viene in mente un aneddoto piuttosto famoso. È a New York, vede dei ragazzi che si confrontano fra loro le tavole, si avvicina e dei tre o quattro che erano lì, uno poteva essere interessante. Ha chiesto di vedere le tavole, e i ragazzi lo hanno cacciato in malo modo. Probabilmente il ragazzo “interessante” ha perso il treno della vita, per essere stato poco gentile, diciamo. Evitare quindi di sentirsi degli artisti già arrivati…

DM: soprattutto cercare di capire chi sono le persone che lavorano nel settore. Questo aneddoto serve a capire che, oltre a essere in generale gentili con le persone, sia una cosa fondamentale essere scaltri, conoscere le facce delle persone che lavorano nel settore, farsi un’idea. Magari sei a una convention a parlare con gli amici e hai dietro il vice direttore della Marvel o comunque un talent scout che passa e magari vorrebbe vedere i tuoi lavori, e tu non hai assolutamente idea di chi è quello con cui stai parlando.

SP: mi fa ridere questo aneddoto, perché spesso si passa da un estremo all’altro, da quello che non ha idea di chi sia il vice direttore della Marvel a quello che su Facebook ti scrive come se fosse tuo cugino… Non esistono vie di mezzo, è un mondo vario.

DF: per andare a proporsi è consigliabile portare un prodotto finito, una autoproduzione per mostrare la propria professionalità in quel senso?

DM: Sicuramente avere un prodotto fisico, cartaceo, che sia esemplificativo del proprio talento, è un punto a proprio favore, per il semplice motivo che dimostra che si è affrontato il percorso produttivo nella sua interezza. Che tutte le problematiche della produzione sono state affrontate. Che non ci si è limitati a: scrivo la storia, la disegno, la inchiostro, ma si è affrontato temi come le dimensioni, la qualità della carta, l’uso dei colori, la stampa… Tutto questo fa di voi degli autori più consapevoli, per cui portare un prodotto finito è una esperienza formativa importantissima e non c’è altro modo di farla. Molte delle figure che adesso sono di spicco nel mondo del fumetto italiano, da Roberto Recchioni, a Michele Foschini passando per Manfredi Toraldo, vengono dalle autoproduzioni, le hanno fatte per anni, quindi sono consapevoli da tempo dei vari aspetti. Io mi rendo conto di muovermi in un altro campo, che è quello del fumetto americano, quindi magari ho meno contatto con quelli che producono il fumetto in Italia, però ne conosco. È una esperienza che dà una marcia in più. Non ci si deve aspettare che presentandosi con il proprio fumetto stampato in autonomia la casa editrice ti dica “si, te lo pubblico così”. Ponendosi nei confronti di una casa editrice così grande, sono loro che hanno i personaggi, che decidono quale disegni. Esistono delle realtà, magari più piccole, a cui è possibile presentare una propria creazione. Consiglio di fare autoproduzione come esperienza formativa, poi portarla per mostrare all’editore la propria crescita personale.

SP: aggiungo solo che è un modo intelligente di proporsi, ma attenzione che non sia un’arma a doppio taglio: se il prodotto non è qualitativamente valido, curato, può sortire l’effetto contrario. Perché l’autoproduzione non è solo una scelta pratica, è anche una filosofia, è il volersi occupare di tutti gli aspetti, dall’idea fino alla vendita. Quindi attenzione: al prodotto finito fatto male è preferibile un portfolio fatto bene. Magari lavorando su sceneggiature professionali  già uscite e pubblicate.

wolvieDM: nel momento in cui si realizza un volume si affrontano dei problemi a cui inizialmente non si pensa: la qualità della carta, la superficie della carta stessa. Dopo la copertina che cattura l’occhio, il secondo contatto che avete con un fumetto è quello tattile. Ci sono degli studi su questo, sulla scelta della carta, a partire dai biglietti da visita. Questa è una cosa che nel momento in cui ci si occupa di una autoproduzione bisogna studiare, ed è solo una delle tante sfaccettature che va curata nel dettaglio.

DF: Torniamo a Yamazaki per avere un punto di contatto tra il discorso autoproduzione e produzione seriale. Manfont, Kajiu Club, la Scuola Internazionale di Comics hanno dato il via a questo progetto chiamato Apocrypha, che vi chiedo di spiegarci…

SP: Da qualche anno a scuola portiamo avanti un Master che vuole essere  un ponte tra la scuola e il mondo del lavoro. Mi spiego meglio, chi si iscrive a questo corso non si sta “comprando” il lavoro semplicemente pagando la retta , ma si ritrova immerso nel mondo del fumetto a 360°, nel professionismo. Grazie alla collaborazione con l’agenzia editoriale Manfont facciamo lavorare i ragazzi su progetti che vedranno la luce, titoli che saranno distribuiti in circuiti seri quali: le principali fiere del fumetto italiano e fumetterie/librerie. I corsisti lavoreranno su sceneggiature realizzate da professionisti e alunni del master di scrittura (sempre della scuola) e infine si ritroveranno a dover gestire scadenze vere, le famose deadline. Ragazzi che fino all’anno prima si dovevano solo preoccupare di fare i compiti (che ogni tanto il cane si mangiava), ora devo assumersi responsabilità, se non lavorando il prodotto non esce e la macchina produttiva si blocca con tutte le conseguenze che ne derivano.

Questa è una lezione di vita e professionalità, ed è allora che scoprono di che pasta sono fatti. Apocrypha nasce con questo intento, in collaborazione con gli sceneggiatori del corso di scrittura creativa di Torino, divisi in tre spotline: Apocrypha Yamazaki, Apocrypha Arcana Mater e Apocrypha 2700

DM: Abbiamo pensato di far lavorare i ragazzi su personaggi già esistenti, con un pubblico più piccolo rispetto a icone del fumetto come Dylan Dog o Spider-man però sono conosciuti ai lettori che frequentano le fiere come Lucca o i comic shop. Questo li mette di fronte a una ulteriore sfida. Prendendo questi brand, (ArcanaMater è nato ai tempi dello Scarabeo, ora ristampata da Manfont, 2700 è una serie degli anni ‘90, con un successo in edicola senza precedenti, arrivando a vendere 12-13000 albi, prima che altri Bonellidi si affacciassero sul mercato) inserendo Yamazaki, per il discorso di divertimento e gioco in questo universo che abbiamo creato. Loro si sono trovati in qualcosa di esistente su cui potevano mettere la loro visione e la personalità, che è una delle cose più importanti per me come disegnatore, ma anche come insegnante. È fondamentale che i ragazzi sviluppino una loro personalità.

DF: Stavate parlando di fare cose per divertimento: vi è capitato di fare le cose faticosamente, perché vi sono state imposte, magari per una serie famosa? Vi siete dovuti adattare troppo?

DM: più di qualche volta. Esempio: dover disegnare Wolverine, personaggio che amo, noto a tutti, e ti dicono “Ok, la regola è che non si deve vedere sangue”, e tu pensi “Ma Wolverine non è quello con gli artigli di adamantio che taglia le persone?”, la risposta è “Si, ma fa in modo che non si veda sangue, non si devono vedere ferite, tagli, la violenza va messa tutta fuori campo”. Cioè dovevo disegnare sempre le braccia di Wolverine fuori dalla vignetta, così non si vedeva nulla… è stato un problema, la storia era stata scritta prima che arrivasse questo ordine della Disney, era una storia violentissima, con diversi morti ammazzati per albo, quindi la cosa è stata davvero complicata. Un altro esempio: quando ho disegnato Star Trek in particolare per la serie The Next Generation volevano che i personaggi, per quanto fossero circondati da violenza, in pericolo, persi nello spazio, attaccati da mutanti, fossero sempre serafici, avere sempre il sorriso sereno, al massimo la faccia seria, mai disperati. È una richiesta assurda, ma il pubblico di Star Trek TNG ama i personaggi per la loro serenità, e magari affrontavano situazioni in cui una persona normale avrebbe avuto una crisi di panico, ma loro niente…

SP: ovviamente capita spesso. Di molte cose ovviamente non posso parlare. Ve ne racconto una: non so chi di voi conosce lo sceneggiatore Brian Michael Bendis, scrittore con cui collaboro da sempre e particolarmente amato per i suoi dialoghi freschi e serrati. Il lato scomodo di collaborare con chi scrive dialoghi tipo sit-com è che sulla pagina ci si ritrova tante vignette da gestire (arriviamo anche a 8/9 per pagina).  Infatti lavorando sui Guardiani della Galassia, dovevo disegnare una storia in cui entravano in gioco 3 supergruppi, in tutto c’erano 20 personaggi, e tutti parlavano in ogni vignetta. Non sapev
o come fare. 4 numeri da incubo!

DM: ti ritrovi spesso ad avere direttive che vengono date dopo che la storia è stata scritta. Un altro esempio che mi è venuto in mente è successo con Catwoman. Quando mi hanno chiamato ero felicissimo: personaggio della Batman family, icona del sesso… La direttiva: “si, ma non farla troppo erotica, chiudile il costume, diminuisci il seno, non farla ammiccante” e io “siete sicuri che volete che io la disegni? Sapete che tendo a disegnare le donne sexy, mi date Catwoman e poi volete che disegni madre Teresa?” Quindi per me è stata una grande frustrazione, ho festeggiato per 3 giorni quando mi hanno dato il lavoro, fino a che non mi è arrivato lo script, che era un continuo di “chiudi il costume”, “riduci il seno”, “non far vedere scollature”, sembrava di fare qualcosa che non c’entrasse nulla con il personaggio. Al di là di tutto, il mondo del fumetto è pieno di costrizioni e la differenza tra l’aspettativa di lavorare su un personaggio e farlo davvero è notevole. Soprattutto per personaggi molto famosi. Il problema in questo caso era che era appena uscita la serie TV di Gotham con i personaggi di Batman adolescenti, quindi il pubblico doveva avere quella davanti, e collegare una adolescente di 14 anni con la Catwoman dei fumetti che tutti conosciamo era un problema. Qualcuno alla DC ha detto: non possiamo fare sexy un personaggio che in tv la gente vede come una ragazzina di 14 anni. Oltre a questo c’era anche il tentativo di reindirizzare il personaggio verso un nuovo target.

SP: Io come sapete disegno un Uomo Ragno che sotto la maschera è un ragazzo di colore, e non so se vi è noto, la questione delle minoranze etniche è un argomento delicato, specialmente in America, e tale va trattato, per cui non
so se parlare di paletti è giusto, ma c’è una storia che vi voglio raccontare cosi avete la misura di quello che un disegnatore si può trovare ad affrontare. Miles l’ho visivamente creato io, quindi le caratteristiche mi sono chiarissime, ma Brian una volta mi fa “Sara, in questa pagina Miles è troppo di colore…” Intendeva dire che avevo usato un’espressione facciale che aveva esaltato i suoi tratti afro-americani. Lo so che fa ridere. Ma il concetto era: sta’ attenta, non deve diventare grottesco, altrimenti si finisce per farne una macchietta/caricatura, si rischia di essere offensivi. Sembra un dettaglio (inizialmente mi è addirittura suonato assurdo), ma questo è un paletto culturale non trascurabile. Si conosce una cultura anche attraverso queste cose, e si impara a capire e rispettare anche così!

DF: Confermate che con l’arrivo della Disney in Marvel, sono cambiati i limiti di quello che si può fare? Lo chiedo a David per non mettere in imbarazzo Sara…pichelli4

DM: Fondamentalmente Sara è in una relazione a due con la Marvel, sono fidanzati da 6 anni, io sono più libero… Io passo da una casa editrice all’altra… Il problema non è stato tanto l’acquisto della Marvel da parte della Disney, che in realtà lo ha fatto per pagare meno tasse, perché in America se reinvesti gli utili, ti detassano mostruosamente; quanto la scoperta successiva della Disney che con la Marvel si fanno un sacco di soldi. Quando hanno visto l’incasso del film degli Avengers la reazione è stata: “ma con voi si fanno i soldi” da lì hanno preso le redini dicendo: “noi sappiamo come si fanno i soldi con i pupazzi, facciamo topi e paperi da una vita”. Hanno preso tutto quello che c’era e hanno imposto delle regole per tutto ciò che era diventato film. In effetti, le testate lontane dalla trasposizione cinematografica non hanno avuto grandi cambiamenti, ma quando diventi un film, un brand, come SpiderMan o Avengers, ti chiedono di abbassare i toni di violenza e di tenere un tono più leggero. E quindi il mio problema con Wolverine era proprio questo…

DF: Quali sono le principali differenze tra sceneggiatori italiani e americani

DM: ho lavorato con qualsiasi tipo di sceneggiatore, da quello che ti da qualche indicazione e per il resto ti lascia completamente libero sulla gestione della pagina e delle vignette (tipo: pagina 8, stanno discutendo, non sono d’accordo, poi tu ti fai la sceneggiatura) a Joe Casey che ti dice: questa tavola ha 9 vignette, 3 strisce, ogni vignetta è un terzo più piccola della precedente, in questa vignetta si vede questo e questo, queste sono le referenze delle foto delle città e di quello che devi mettere in ciascuna vignetta, con i punti di vista. E tu devi eseguire, ed è tosto metterci del tuo, perché poi è un maniaco del controllo, anche mentre lavori. Io li ho provati tutti, ho lavorato con 15-16 sceneggiatori. In Italia ho lavorato meno, mah molti colleghi che lavorano con gli sceneggiatori italiani, questo mi ha dato una visione della situazione per quanto indiretta. Tranne qualcuno che come Diego, che ha molto rispetto del disegnatore, e dà molta libertà di fare il proprio lavoro, (pur mettendo nella sceneggiatura tutto ciò che serve) so che in Italia c’è una maggiore descrittività all’interno della sceneggiatura. Spesso i disegnatori si ritrovano a interpretare ed eseguire. La sensazione che ho (generalizzando) è che gli sceneggiatori italiani tendano a guidare in maniera eccessiva i disegnatori, limitandone (a mio parere) la libertà creativa. In questo modo la sceneggiatura diventa così rigida e vincolante e si crea un meccanismo non del tutto sano. In America esistono tipi diversi di sceneggiatori, ma che comunque lasciano al disegnatore la sua libertàharren.

DF: Domanda tecnica: nello studio di un disegnatore che magari piace particolarmente, può essere utile tornare indietro e cercare quali sono le influenze e le origini da cui è partito?

DM: è una cosa importantissima, io lo faccio spesso. Seguo la parabola di un disegnatore, da dove ha iniziato fino a dove si trova adesso. Scavare indietro significa conoscere e comprendere a fondo il disegnatore che ti piace. Più lo comprendi a fondo più sei in grado di imparare da lui, senza diventare una copia. Penso sia una cosa molto intelligente. Ad esempio per i disegnatori della mia generazione, studiare Katsuhiro Otomo: credo che tutti abbiamo almeno 2 edizioni di Akira. Un altro che amo molto è Adam Hughes, e tutti quegli autori che vengono da un certo gusto estetico anni ‘50. E hanno riportato anche nell’illustrazione l’art deco francese dei primi del ‘900. Questi sono i due autori principali. E poi Mike Mignola, perché in fondo ho un animo oscuro, e perché secondo me ogni disegnatore ha preso qualcosa da Mignola. Chi un elemento, chi un altro. Fondamentalmente faccio riferimento a questi disegnatori, ma cerco di rimanere sempre aperto alle diverse influenze e a nuovi stimoli. Ultimamente ho scoperto James Harren, disegnatore straordinario e dinamico che ha lavorato per Image e Dark Horse, ed ho riscoperto (devo dire che lo riscopro ciclicamente) Brian Stelfreeze. Autore elegantissimo, sul quale faccio appunto il discorso di tornare a ritroso sulle influenze che ha subito, fino Leyendecker l’autore delle copertine del Saturday Evening Post prima del più famoso Norman Rockwell.

SP: io come fumettista sono un po’ anomala, perché ho una formazione da animatrice. Ho lavorato in animazione per un paio d’anni, come character design, storyboard artist, Insomma ho fatto un giro largo per arrivare al fumetto. Il primo contatto con il fumetto
è arrivato tardissimo, il primo albo di cui mi sono innamorata è stato Sky Doll di Barbucci, prima mi limitavo a Topolino… Copiavo Barbucci come se non ci fosse un domani, e poi da lì ho cominciato a conoscere altri autori, quella che veramente mi ha “sconvolta” è stata Claire Wendling anche se ha fatto un solo fumetto, poi ha lavorato come character designer per la Disney e non solo. Quasi in concomitanza con l’inizio della mia carriera fumettistica ho iniziato a leggere fumetti in maniera regolare. Ho amato autori come Toppi, Breccia, tra gli americani, ce ne sono tanti, Immonen,Pearson,Hughes,Sook,Mignola,etc.image_gallery

DM: raccontiamo il tuo incontro con Straczynski e John Romita Jr? Una cosa un po’ imbarazzante. Sara stava cominciando a lavorare nell’ambiente ma ancora non aveva espresso le potenzialità nel fumetto. Un giorno mi fa: “devo andare in bagno, dammi qualcosa da leggere”, le passo Tornando a Casa di Straczynski e JRJr. Lei va. Dopo due ore, preoccupato, busso per chiedere se va tutto bene, apre la porta con due lacrimoni e dice “mio Dio, è bellissimo”. Infatti c’è una scena bellissima con Peter Parker e zia May. Lì si è resa conto di tutta la potenza narrativa ed evocativa del fumetto. Ha capito che le piaceva questa possibilità di raccontare al di là della bellezza estetica, torniamo al discorso del raccontare storie, la dimensione del racconto e della potenza narrativa.

DF: il vostro mondo si identifica con il lato più di intrattenimento, c’è nella vostra idea un progetto, una autoproduzione, che vi coinvolga in modo più completo, diverso da quello fatto finora?

SP: leggo tantissime graphic novel che devo dire mi invogliano a raccontare delle mie storie. Sicuramente avrei cose che vorrei fare, ma sto studiando per arrivare a fare qualcosa di mio con cognizione di causa. Sapete, per non fare quelle cose che poi riguardi dopo anni e ti dici: ma cosa ho fatto? Questa è roba mia?

DM: personalmente sono uno step più avanti. Sono già al lavoro su una miniserie scritta e disegnata da me per la IDW, si tratta di un lavoro nell’ambito dell’entertainment, a sfondo horror, però ci sono temi un po’ più difficili come l’omosessualità e la religione all’interno della storia. Recentemente, per fare questa cosa, mi sono messo a studiare sceneggiatura, in quanto partendo dal disegno, la preoccupazione era di assecondare semplicemente le cose che so fare come disegnatore. Invece ho provato a farmi le domande che si fa lo sceneggiatore ogni giorno, questo mi ha portato a scrivere una storia più personale, più legata al mio spazio creativo, partendo dal pavimento creativo da cui parti quando decidi di buttarti in mezzo al pubblico. Mi sono reso conto che quando lavori in squadra con sceneggiatore e inchiostratore, c’è sempre quella cosa per cui se non funziona la colpa non è mia. Se fai tutto tu, se va bene ok, ma se va male la responsabilità è tutta tua, quindi da qui stavo cominciando recentemente a buttare giù una storia più personale, fuori dall’entertainment tradizionale e più legato alla mia storia personale.march_banner-2-1-1600x605

DF: avete parlato sempre di fumetti legati sempre a una ambientazione fantastica. Cosa pensate del fumetto come veicolo di cultura, storica, scientifica? Spesso in Italia il contenuto culturale elevato non viene veicolato da una grafica altrettanto curata o viceversa. Voi cosa ne pensate? Ne avete esperienza? Com’è nel mondo del fumetto americano, che frequentate da italiani?

SP: conosco anche io qualcosa di francese, in America non credo ci sia qualcosa di simile. In Italia purtroppo ancora c’è la percezione che il fumetto sia per bambini. Il fumetto è un mezzo potente, anche per divulgare conoscenze, lo stesso entertainment se fatto bene può essere multilivello di contenuti.

DM: in realtà in America nell’ambito delle graphic novel si tratta l’aspetto storico, ma molto legato alla loro storia, o al loro contesto sociale, cito ad esempio The March, pubblicato dalla Top Shelf, una divisione della IDW, che è un fumetto di importanza storica sul movimento di indipendenza degli afroamericani. Sta andando fortissimo. Quello che ho sempre deplorato nell’approccio al fumetto di divulgazione scientifica o storica è l’aspetto didattico nello stile de la storia d’Italia a fumetti, troppo didascalico. Se dovessi farlo mi sveglierei con gli incubi: pensa se qualcuno mi dicesse fai una splash page del Papa che parla con Margareth Tatcher… Vedevo le tavole di Toppi e pensavo alla frustrazione di non avere nessuna libertà. C’è sempre la sensazione chel’entertainment debba essere separato dalla divulgazione, scientifica o storica. Penso che in questo i francesi siano un passo avanti. Ho un amico che sta lavorando sulla storia di una donna cinese durante la rivolta dei boxer, ed è interessante, perché è gestito come il racconto di un personaggio in quel contesto, mantenendo gli elementi storici, ma senza essere didascalici. L’essere didascalici rischia di allontanare sia chi legge già i fumetti, che il nuovo lettore. In questo, come stanno facendo i francesi, e anche gli americani, ci sta la possibilità di un punto di incontro tra l’entertainment e la divulgazione. La difficoltà ora è quella di trovare la stessa chiave per fare anche divulgazione scientifica, raccontandola in maniera piacevole.

DF: I giapponesi in realtà lo hanno fatto, hanno caratterizzato fortemente delle opere ambientandole correttamente in periodi storici, ma costruendo storie assolutamente originali

DM: sicuramente, il problema dei giapponesi è che usciti dal Giappone sono completamente inconsapevoli di cosa ci sia al di là. Sono bravissimi a raccontare la loro storia e la loro cultura, anche in modo divertente, purtroppo non applicano la stessa capacità nel cercare di capire il resto del mondo. Il problema è proprio l’approccio ed è un peccato, perché il Giappone lo raccontano davvero bene.

DF: Arrivati al Giappone chiudiamo e ringraziamo David e Sara!

PS: incidentalmente, questi sono i vincitori del concorso!

1° Classificato • Claudia Plescia di Porto Sant’Elpidio
2° Classificato • Leonardo Lotti di Forlì-Cesena
3° Classificato • Stefano Zorzenon di Mossa (GO)
Premio speciale DF • Jessica Antonini di Foligno (PG)

Attualmente le opere sono in mostra fino al 18 dicembre nell’area archeologica del Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno, e presto troverete la gallery sul nostro sito!