descender

“Gideon Falls”, Jeff Lemire e Andrea Sorrentino – All’Ombra del Fienile Nero

Che David Lynch sia una delle maggiori ispirazioni di Jeff Lemire non dovrebbe stupire nessuno. Del resto, in più occasioni l’autore canadese ha espresso la sua vicinanza ai temi e la sua ammirazione per la brillante, lucida follia del regista e sceneggiatore di Missoula, nel Montana. Da sempre, l’autore esprime chiaramente la voglia di raccontare la sua personale visione del mondo, portandola al pubblico tramite il cinema, la televisione, la musica, la fotografia o la pittura.
Per i fan, Lynch è una sorta di figura mistica, un elemento di ispirazione irraggiungibile ed inarrivabile, eppure sempre pronto a donare nuove visioni e modi di interpretare le sue storie.

In questo momento della sua carriera, Lemire si trova molto vicino al “modello Lynch”. Dopo anni di onorata militanza tra Marvel e  DC e una carriera costruita su graphic novel di incredibile successo – con storie che hanno catturato attimi della sua vita, se pensiamo ad Essex County, Il Saldatore Subacqueo e Niente Da Perdere Lemire ha saputo trovare una nuova dimensione in Image Comics. Pur mantenendo viva la fiammella del divertissement supereroistico in Dark Horse Comics e il suo Black Hammer, è proprio in Image che Lemire ha saputo accostarsi ancora di più a David Lynch.

Nel 1984, Lynch creò un cult con Dune, il kolossal sci-fi tratto dal romanzo di Frank Herbert, dedicato alla turbolenta guerra del Landsraad; nel 2015, insieme a Dustin Nguyen, Jeff Lemire pubblica Descender, fumetto fantascientifico costruito su un conflitto interplanetario che ha a cuore la sorte delle intelligenze artificiali. Nel 1991, David Lynch e Mark Frost rivoluzionarono la TV statunitense con Twin Peaks, thriller con le tinte paranormali che sconvolse il mondo con la morte di Laura Palmer e l’indagine dell’Agente Dale Cooper nell’omonima cittadina; nel 2018, Jeff Lemire e Andrea Sorrentino debuttano con Gideon Falls, un horror – thriller che lega le vite di due individui intorno al mistero del Fienile Nero. «Coincidenze?»

PuGideon Falls 2bblicato da Bao Publishing in formato cartonato, il primo arco narrativo di Gideon Falls, Il Fienile Nero, introduce da subito tre elementi fondamentali per la storia. La prima splash page ci presenta Norton, protagonista affetto da gravi disturbi psichici: paranoico, ossessionato e intimorito dal mondo che lo circonda, morbosamente attratto dalla spazzatura di una megalopoli opprimente, alla forsennata ricerca di qualcosa nell’immondizia.

Andrea Sorrentino, invece, si presenta da solo: chi ha letto il suo Freccia Verde o Vecchio Logan conosce le capacità di questo talento nostrano, audace storyteller che gioca con le tavole e padroneggia con destrezza il ritmo della narrazione.

Ogni occasione é buona per sorprendere il lettore ed ecco che la primissima pagina di Gideon Falls – Il Fienile Nero esterna uno dei temi portanti della serie. Norton appare per la prima volta a testa in giù, in piedi su uno sfondo urbano rosso sangue.
La prospettiva del lettore si raddrizza nella vignetta successiva, ma il primo impatto distorce il senso della pagina e costringe a guardare tutto da un punto di vista insolito, “sbagliato”.

Non ci sono POV da assumere che giustificano questa scelta, il lettore non è portato al livello di qualche elemento che osserva il protagonista da qualche strana prospettiva. L’atmosfera disturbante, inquietante e squilibrante di Gideon Falls si fa strada da subito, un manifesto che Lemire e Sorrentino affiggono affinché il lettore possa meglio capire che tipo di storia vogliono raccontare.

Dopo l’accattivante introduzione del povero Norton, gli autori guidano su una strada desolata che porta al centro di Gideon Falls, una città rurale di pochi abitanti che ha recentemente perso il proprio uomo di chiesa. A sostituirlo è Padre Fred, parroco dal passato turbolento che sembra aver rubato il volto a Woody Harrelson. Sarà proprio questo personaggio a fare le veci del lettore nella conoscenza di Gideon Falls, un posto orribilmente silenzioso, abitato da gente di campagna poco avvezza ai nuovi arrivati.

Proprio come Dale Cooper in Twin Peaks, che durante il corso delle indagini scoprirà l’esistenza della terribile ed onirica Loggia Nera, Padre Fred toccherà con mano le stranezze di Gideon Falls, scoprendone i lati più oscuri e venendo a conoscenza del mito sul Fienile Nero, una struttura apparentemente fuori da questo mondo, un fantasma di legno oscuro come la notte, chiodi arrugginiti e incubi da custodire, che da secoli minaccia l’esistenza stessa di Gideon Falls. Contemporaneamente, Norton si trova catturato in una spirale paranoica, circondato da reliquie del Fienile che lo richiamano compulsivamente, costringendolo a scavare tra il pattume dei sacchi di spazzatura e a condividere le sue teorie sul luogo insieme alla sua psicologa.

Il ritmo della storia rallenta, Lemire e Sorrentino si assestano in una introduzione del ‘mondo’ tramite una narrazione che scorre doppio binario. Norton e Padre Fred vivono due realtà diametralmente opposte, tuttavia accomunate dalla onnipresente sensazione che qualcosa di oscuro stia per distruggere bruscamente la “quiete” della trama.

Gli ambienti chiusi, ingrigiti e decadenti della metropoli si alternano alla campagna desolata di Gideon Falls. Non c’è niente di pittoresco nella ruralità che circonda Padre Fred, così come gli abitanti della città non sembrano accorgersi del piattume urbano che fa da sfondo alla malattia mentale di Norton. Dave Stewart, il colorista, ci tiene a non rendere le due ambientazioni troppo distanti, a voler sottolineare come Gideon Falls – Il Fienile Nero non racconti due storie distinte e separate. Gideon Falls 2

A causa di questo tedio visivo, di questa disarmante banalità urbana e contadina sapientemente illustrata su carta, l’apparizione del Fienile Nero shocka il lettore. Il cielo si fa cremisi. La griglia delle vignette utilizzata finora da Sorrentino lascia il posto ad una struttura mastodontica, che riempie la pagina e impone la sua presenza sull’intera storia.

Nei momenti che precedono la visione del Fienile Nero, Lemire e Sorrentino alternano freneticamente i due protagonisti, lontani ma legati indissolubilmente, trascinati con forza nell’orrore che questo luogo – comparso dal nulla – custodisce diabolicamente al suo interno.

Ogni manifestazione del Fienile è indimenticabile, si imprime a sangue nella mente dei protagonisti e del lettore. Segna la narrazione, interrompe bruscamente il racconto e ripartire è ogni volta destabilizzante, come riprendersi dopo un violento shock.

Fortunatamente, lo svolgere della trama non sottrae spazio allo sviluppo e alla voce dei personaggi. Non ci sono manichini sacrificati al netto dell’intreccio: Gideon Falls pullula di figure umane, devastate, irrequiete, contaminate dal mistero del Fienile Nero.
Lemire architetta con intelligenza i dialoghi, le interazioni tra membri del cast: la vera protagonista è la diffidenza, la difficoltà nell’aprirsi all’altro. Sembra che l’influenza negativa soprannaturale del Fienile scorra davvero nelle vene di questi personaggi, abbia un peso sulle loro spalle.

Grande merito del senso di costante disarmonia tra realtà ed incubo, tra tangibile ed inafferrabile, tra Gideon Falls e il Fienile Nero é da attribuire ad Andrea Sorrentino.

L’artista sembra più volte invasato dallo spirito occulto evocato da Lemire. Occasionalmente, il fumetto si apre turpi ed oniriche frenesie allucinogene, dense di simbologia, significati nascosti, presagi del futuro ma anche lente di ingrandimento per i contorcimenti psicologici dei personaggi – ancora, i paragoni con la Loggia Nera di David Lynch sono piú che azzeccati.

La tavola si spezza,  si auto-distrugge per raccogliere i propri pezzi e riassestarsi. Sorrentino non ripete mai lo stesso schema, ogni splash page è costruita in maniera diversa dalla precedente, racchiude nuovi dettagli, nuove formule per raccontare il dettaglio più insignificante e sviscerare i temi della storia. L’equilibrio tra esperimento artistico-narrativo e story-telling tradizionale è incredibile, sotto questo aspetto.

La voglia di scoprire cosa si nasconde dietro le porte del Fienile Nero muove non solo le pulsazioni dei protagonisti, ma sembra coinvolgere anche gli autori, stimola la curiosità del lettore, lo invita a girare pagina, a prendere rischi e spaventarsi.

Gideon Falls – Il Fienile Nero è un volume introduttivo che non scopre tutte le sue carte nel tentativo di catturare l’attenzione ad ogni costo. Piuttosto, Lemire e Sorrentino giocano con le tempistiche del genere thriller e l’adrenalina del genere horror, unendo i personaggi attraverso i silenzi, più che i dialoghi.  Gideon Falls 3
Come i primi 8 episodi di Twin Peaks, non a caso, Lemire offre il preludio al mistero, lo affronta di petto ma non lo comprende, non lo sviscera a pieno. Ne offre un ricco, oscuro preambolo e tuttavia non ha alcuna intenzione di risolverlo in maniera semplicistica o, quantomeno, di dare qualche indizio al lettore ed ai personaggi.
Lemire preferisce immergerli nei loro rimorsi, terribili segreti, fobie e li mette alla prova sotto il peso degli eventi che li schiaccia ed intrappola. Norton e Padre Fred sono protagonisti che rifuggono tale status, oppressi dagli eventi, alla ricerca di un modo di fuggire dal “mostro” che ha imprigionato le loro vite in un incubo perverso.

Una storia che prende il meglio dalla struttura narrativa sempre piú vicina al modello televisivo, adottando ritmi e tempistiche, utilizzo dei cliffhanger e della costruzione dei personaggi, senza dimenticare le libertà, tutte a fumetti, dello psicotico, sfrenato story-telling di Andrea Sorrentino. É una lettura che offre atmosfere difficilmente reperibili altrove. Un fumetto unico nel suo genere, forse l’unico vero horror attualmente in circolazione.

Descender vol 1 – una recensione ammirata

A parlare di Descender arriveremo tra un attimo. In questa premessa invece vorrei brevemente parlare delle antiche popolazioni laziali. Se la cosa vi annoia, saltate direttamente al secondo paragrafo.index

 

Le popolazioni laziali erano delle belve disumane che avevano delle tradizioni che definire barbare è un insulto ai barbari. I fondatori di Roma, ad esempio, quando generavano un bambino indesiderato non si facevano alcuno scrupolo a metterlo fuori alla porta perché morisse di freddo. Non era una cosa contro la legge. Era tollerato.

Ecco i nostri rozzi proto-romani, deformi, selvaggi, tricoconfusi e digrignanti

Ecco i nostri rozzi proto-romani, deformi, selvaggi, tricoconfusi e digrignanti

Se avessimo giudicato queste persone per quello che erano allora non avremmo esitato, magari, a spazzarli via dalla faccia della Terra. E questi tizi, però, nel giro di nemmeno tanti secoli hanno inventato concetti come il diritto e la cittadinanza. Hanno migliorato il mondo portando a popolazioni selvagge benefici come acqua corrente, strade, sicurezza, difesa, salute, istruzione.

Diventarono insomma così:

Descender-pg2

Saga-alana

La morale della favola è che a volte bisogna che le cose siano. Non si sa mai quanto buono possa uscire per il mondo, persino dalle storie di Rob Liefeld.

1- A volte i miracoli accadono

I miracoli accadono. Prendete questa Image di oggi: non nasceva forse da una concezione del fumetto così superficiale e commerciale da causare il pubblico ludibrio? Non rischiò forse lo stile-Image di distruggere l’industria dei comics, laggiù nei terribili anni ’90?

Con questa immagine speriamo sia chiaro di che cosa stiamo parlando

Con questa immagine speriamo sia chiaro di che cosa stiamo parlando

Non è impressionante come oggi invece la Image sembri l’unica speranza per il mondo del fumetto americano? Facendo tesoro dell’eredità di case editrici come la Fantagraphics, la First comics, la Eclipse; migliorando l’esperienza della Vertigo, che oggi si trova ad inseguire; e non dimenticando il coraggio di quei sette fondatori, che pensarono si potessero vendere fumetti senza strapparli ai propri creatori; la Image di Eric Stephenson oggi insegna fumetto al mondo intero.

Insegna che la libertà creativa produce cose egregie e insegna che la libertà creativa vende.

Insegna che cose come Descender sono possibili.

2- Al punto, cioè il perché

Descender è il primo volume di una saga fantascientifica scritta da Jeff Lemire e disegnata da Dustin Nguyen. La lettura dei primi capitoli è piacevole (e ben disegnata) ma lascia con una certa sensazione di straniamento. Il punto è che quando scegli di ambientare una storia in una galassia lontana lontana generi una certa aspettativa.

Le ambientazioni fantascientifiche non possono essere utilizzate un tanto al chilo: vanno giustificate. Puoi anche inventare centinaia di razze aliene, pianeti dall’ecosistema complicato, federazioni galattiche dalla complicata trama politica; ma poi, se non c’è un perché, puoi farci solo la figura dello scemo.

Io quando leggo "consiglio galattico unito" metto mano alla pistola

Io quando leggo “Consiglio galattico unito” metto mano alla pistola

Deve sempre esserci il perché. La fantascienza funziona così: quando trovi il perché, quella sboccia, o meglio, esplode, come un Big Bang.

Perché la usi?

Prendiamo Saga, la serie di Brian K. Vaughan e Fiona Staples. Perché fantascienza? La risposta è ovvia. Se dobbiamo parlare delle gioie e i dolori di una famiglia multietnica, quale migliore esempio di una famiglia composta da genitori tra loro alieni?

E ora torniamo a Descender. Sì, la fantascienza c’è tutta; il world (anzi universe) building c’è tutto, ma perché? Ci vogliono tante pagine per capire il perché, al punto che quasi ti sembra che non lo troverai mai.

E invece poi arriva, improvvisamente, come una rivelazione. Come devono fare tutti i perché.

Immagine

“Perché hanno paura di noi, TIM-21. Perché erano feriti e volevano ferire a loro volta. Perché sono umani.”

E chi, meglio di un robot, anzi, dell’anima di un robot, può dirci che cosa significa essere umani?

3- E quindi, gli archetipi

Da questa striscia in poi la fantascienza di Descender esplode come un Big Bang. Tutto trova il suo posto e capiamo perché, dopo tutto, è importante per noi continuare a seguire le avventure di TIM-21, di Driller, del capitano Telsa e degli altri. Perché parla di noi molto meglio di quanto farebbe un fumetto che avesse per protagonisti… beh, noi.

Lemire sceglie così di mescolare archetipi solidi come il giovane prescelto e ingenuo, il gruppo di persone diverse e costrette ad affrontare avventure comuni, gli intrighi politici, il mistero archeologico, e persino l’animaletto amico del protagonista. E tutto è amalgamato con la stessa delicatezza del tratto di Nguyen, che alterna matite eteree a pennellate dai colori tenui.

Il bianco è uno dei colori dominanti della tavolozza di colori. Nguyen lo utilizza per dare pulizia alla tavola e, allo stesso tempo, risalto ai protagonisti

Il bianco è una delle tonalità dominanti della tavolozza di colori. Nguyen lo utilizza per dare pulizia alla tavola e, allo stesso tempo, risalto ai protagonisti

Ecco, se c’è una parola che ci parla di questo primo volume di Descender, quella è delicatezza. Non c’è una parola fuori posto, né una battuta troppo marcata, persino quando assistiamo all’amputazione di un arto. Persino Driller, che è un vero Killer, è un personaggio tratteggiato con leggerezza, in punta di penna.

Come se l’innocenza di Tim-21 fosse la cifra stilistica scelta da Lemire per stendere davanti a noi questo complesso arazzo (di cui, abbiamo la sensazione, qui non vediamo che la punta dell’iceberg). Un arazzo che ci mostra, molto meglio di un telegiornale, cosa accade al mondo quando tutti hanno paura.

Immagine3

L’edizione Bao è, come al solito, impeccabile.

Correte a comprarlo, sciocchi!

Descender è pubblicato negli Stati Uniti, se non si fosse capito, dalla Image, in albi mensili ormai giunti al numero 9 di Gennaio 2016. Il primo volume, di cui parliamo qui, raccoglie i primi 6 numeri ed èstato  pubblicato in Italia dalla Bao Publishing al prezzo di 18 euro, nel mese di Dicembre 2015. Il volume è attualmente pienamente disponibile in fumetteria.