DC

Universo DC di Seth Fisher

Il mondo di Seth è uguale e diverso dal nostro. O meglio lo era, fino al 2006, anno in cui ha raggiunto con molta probabilità le sue creazioni fuori di testa, i suoi personaggi perennemente dall’aria assonnata e malinconica, le creature da trip sotto acidi e gli ambienti alieni anche se così familiari.

Seth Fisher infatti era un disegnatore (o sognatore) statunitense, con uno stile peculiare, se non abbastanza unico, che lo rendeva riconoscibilissimo in mezzo a decine di altri.

Nella sua breve carriera ha disegnato degli autentici gioiellini che sono raccolti in Universo DC di Seth Fisher, appunto, edito da Lion e uscito da un paio di mesi in fumetteria.
C’è però da segnalare la mancanza dei suoi lavori in Vertigo e i numeri di Legends of the Dark Knight da lui disegnati.

Il volume contiene due storie della Doom Patrol (13 e 14), Green Lantern: WillWorld e Flash: Time Flies.

Cosa salta subito all’occhio? Che gli sceneggiatori, rispettivamente Arcudi, De Matteis e Rozum, sembrano fare di tutto per esaltare le doti del nostro Seth (in particolare Rozum e De Matteis, mentre Arcudi si tiene sul modo più classico di narrare).

Soprattutto in Willworld, una storia incentrata su Hal Jordan più che Lanterna Verde, De Matteis spinge sul surrealismo, mescolando teste volanti, alieni, soprannaturale, fantasia, west, mistero e perfino un pizzico di metanarrazione, sul finale. Come detto però, ciò che fa fare il salto di qualità è Fisher.

I suoi mondi sono colorati e al limite del cartoonesco, ma in un certo senso tremendamente seri. I personaggi interagiscono in modo realistico, corrono pericoli, si feriscono e muoiono.

Per loro, che vivono in quei posti assurdi è tutto normale. Non c’è nulla di cui stupirsi. Siamo noi lettori che, disabituati al fantastico e al Sense of Wonder, non facciamo che vedere buchi di sceneggiatura e ricercare seriosità ovunque. Ma gli autori lo sanno! In almeno un punto e abbastanza esplicitamente ce lo fanno notare, prendendosi gioco di questa “pretenziosità”.

La storia su Flash, tra le tre presentate è certamente la più debole. Interessante è tutta la “lore” di questo mondo futuristico in cui Flash si trova costretto ad agire, ma per il resto è tutto fuorché memorabile dal punto di vista della semplice scrittura.

A rendere il tutto più prezioso o quantomeno godibile è ancora una volta il nostro Seth, che tratteggia un futuro molto più vicino ad un Fantasy che a ciò cui di solito siamo abituati.

I colori super accesi e i design incredibili danno l’idea di un mondo alieno ed estraneo, come in effetti potrebbe risultare agli occhi di una persona che vive ai giorni nostri la tecnologia di un immensamente lontano futuro.

Infine, la Doom Patrol di Arcudi: questa è la parte che più è valida e meglio ha resistito al passare del tempo.

Arcudi, mai troppo celebrato, tesse una trama dallo stile retrò in cui, per una volta, è Fisher che si deve adattare ai toni da “serie regolare”.  E nemmeno qui sfigura, anzi. Benché non ci siano proprio tutti i personaggi che hanno contribuito a rendere questa squadra grande, Robot Man e soci non sfigurano.

Non mancano i momenti divertenti, riflessivi e di azione. Con un pizzico di malinconia che da sempre accompagna Cliff Steele.
Anche qui trama semplice, ma con un bel twist che la fa risollevare quando si potrebbe finire nel già visto.

Come detto, i disegni non seguono il canovaccio delle due precedenti avventure, presentate in questo volume, anzi.

Però Fisher ci mette del suo. Soprattutto sul vero protagonista di questa storia: Robot Man. Il volto meccanico diventa quasi di plastica mentre le rughe compaiono e scompaiono sul metallo arancione, a mostrare ogni possibile emozione umana.

In sintesi, questo è un volume che chiunque sia appassionato non solo di fumetto, ma anche di illustrazione dovrebbe avere. Riunisce il talento di quello che sarebbe potuto diventare davvero un maestro nel mainstream supereroistico col suo tratto inconfondibile e alcune storie di buon livello.

 

Universo DC di Seth Fisher

Editore: RW LION
Collana: UNIVERSO DC DI SETH FISHER
Serie: DC UNIVERSE LIBRARY
Prezzo: € 17,50

The Sheriff of Babylon, ovvero: come inseguire la verità nel deserto della guerra

Copertina di "The Sheriff of Babylon" di Tom King e Mitch Gerards.Questo non è un fumetto come gli altri. Partiamo da questo semplice concetto. Perché?  Per diversi motivi.

Il primo, è solamente “nostro”: fin da prima che uscisse, almeno qui da noi, è stato avvolto da un’aura quasi leggendaria. «È esaurito?» è la domanda che tutti bene o male si sono fatti, fino a “costringere” la RW Lion a pubblicare un post su Facebook in cui avvisava della disponibilità del prodotto. Poi ci sarebbe da indagare su quante persone dopo aver atteso spasmodicamente questo volume lo abbiano effettivamente comprato, ma questo è un altro discorso, come si suole dire.

Il secondo è di tutt’altro genere: questa è un’opera come se ne incontrano poche al giorno d’oggi. Un capolavoro? No di certo, ma è qualcosa di “anomalo”. Il fatto che sia pubblicato per la divisione per adulti della DC, la Vertigo, dovrebbe far intuire il modo in cui il tema della guerra è stato affrontato; ma il punto non è questo. Non del tutto, almeno.

The Sheriff of Babylon parla di qualcosa che tutti noi (o quasi tutti) abbiamo vissuto indirettamente e lo fa senza limitarsi mai. Ma, ed è un grosso ma, ciò che si legge ha sempre l’aria di essere quasi necessario. Tom King, astro nascente del Comicdom a stelle e strisce e autore di questi 12 numeri raccolti nel cartonato edito da RW, non va mai sopra le righe, nonostante ciò che avviene in questa lunga cavalcata sembri a volte uscito da un Bond Movie. Sarà perché forse gli eventi di “finzione” che sono mostrati sono inventati solo fino a un certo punto (l’attuale autore di Batman infatti ha un passato come agente CIA e avrà avuto sicuramente delle esperienze che ha poi riportato nella sua opera).

Vignetta di "The Sheriff of Babylon" di Tom King e Mitch Gerards.

Ma partiamo dal principio di questa grande storia: The Sheriff of Babylon è un giallo che si mischia con il thriller politico. Un cadavere viene trovato nella Green Zone della capitale irachena, ma a nessuno sembra importare, tranne che all’istruttore della vittima, l’americano Christopher, che cercherà di risalire all’assassino con l’aiuto di Sofia/Saffiya, politica locale, e Nassir, ex poliziotto al soldo di Saddam.

Nel corso della serie, la volontà di scoprire l’assassino del povero soldato iracheno si fonderà alla consapevolezza che non tutto è come sembra. Tom King intreccia le tre sottotrame dei protagonisti come se stesse raccontando di persone che ha conosciuto di persona, in cui gli eventi drammatici vengono mostrati nella loro più totale efferatezza. Senza censure, ma allo stesso tempo senza strafare e trasformare tutto nella fiera del sangue che molto spesso non fa altro che anestetizzare il fruitore.
Ogni colpo di pisola esploso e andato a segno fa sentire quasi dolore fisico, ogni pianto la sensazione di avere le guance bagnate.

Ciò che colpisce, infatti, di questa Baghdad del 2003, è l’aria che si respira. Il deserto, anche se non mostrato quasi mai direttamente, ma presente in ogni singola vignetta, sembra risucchiare ogni forma di umanità dai personaggi di questo affresco come risucchierebbe l’acqua.

Ed è proprio sull’ambiente e i tre personaggi principali che tutto ruota: il militare, il poliziotto, la politica, Baghdad. E poi il Potere. Quello dello Status Quo, quello della rivoluzione, quello della religione, quello degli oppressi e degli oppressori, quello della guerra. E tutto questo ci viene mostrato, come detto poco sopra, come fosse normale o naturale, e forse, dopo aver letto l’ultimo capitolo, lo è.

Dettaglio della copertina di "The Sheriff of Babylon" di Tom King e Mitch Gerards.

Tutto questo ci viene presentato da un Mitch Gerads, disegnatore dei 12 numeri, non ancora a proprio agio come con il più recente Mister Miracle (sempre con King), ma che ha dalla sua un tratto realistico che permette la totale immedesimazione. A chiudere questa splendida confezione, ci sono i colori sempre ad opera di Gerads. I marroni del deserto, delle uniformi, delle case spadroneggiano e lasciano senza fiato. E poi il verde degli americani e degli interni, che offrono all’occhio il riposo dopo tanta arsura, anche emotiva.

The Sheriff of Babylon non è un capolavoro, dicevo. Ma è qualcosa che vale la pena avere. Perché di tanto in tanto abbiamo bisogno di essere colpiti nello stomaco o di sentire il sapore del sangue in bocca, a ricordarci cosa significhi essere umani.

Vignetta di "The Sheriff of Babylon" di Tom King e Mitch Gerards.


Tom King, Mitch Gerards
The Sheriff of Babylon
Editore: RW Lion
292 pagine, colore, rilegato, € 27,95
ISBN 9788893517751

L’eterno ritorno di Bruce Wayne

In Principio c’era il Monitor. Poi dalla perfezione primigenia nacque l’imperfezione. La realtà. Il Planetario dei Mondi fu creato per studiare la Realtà, e il Monitor Originale diede vita a esseri imperfetti che lo sorvegliassero: i suoi “figli”, i Monitor.

L’universo sanguinò diverse volte prima di incontrare il male definitivo, il dio che incarnava ogni forma di perversione e cattiveria. Il suo nome era Darkseid e aveva scoperto l’Equazione dell’Anti-Vita.
La sua stessa presenza nel piano fisico bastava per, letteralmente, annichilire il tempo.
Tutto era Uno in Darkseid, fino a quando, come accade sempre, venne sconfitto. Non una, non due, ma tre volte.
La sua essenza fu distrutta dall’Ultimo Figlio di Krypton. La morte del suo corpo avvenne per mano del Nero Corridore, ingannato dai Flash e dalla Sanzione Omega dei suoi fedeli.
Ma la prima ferita gli fu inferta da un semplice essere umano, l’uomo più pericoloso del mondo: Bruce Wayne, Batman.
Bruce ferì mortalmente il suo avversario con la stessa arma con cui Darkseid aveva ucciso suo figlio Orion. Il Radion era tossico per i Nuovi Dèi e tutto ciò che il Male Incarnato poteva fare era morire.

Prima di precipitare nello spazio-tempo però, Il tiranno di Apokolips maledisse l’Uomo Pipistrello, come ultimo asso nella manica.
Di come il Nostro si liberò da questa maledizione è ciò di cui parla la miniserie in sei numeri uscita in questi giorni per la Lion.

 

Partiamo dal principio però: questo ultimo volume della run di Morrison è un tassello fondamentale per l’economia della gestione tutta?
Sì. Senza dubbio.
Il Ritorno di Bruce Wayne chiude infatti molti dei discorsi cominciati con la lunga saga del Guanto Nero (che comunque si conclude sulle pagine di Batman & Robin).
Potremmo dire che in questi sei numeri è presente il manifesto di ciò che Batman è per lo scrittore scozzese.
Un personaggio adatto a interpretare qualsiasi trama, senza mai perdere di vista la sua reale essenza.
Lontano dal vigilante psicotico visto fino a Batman RIP, ma comunque inconfondibile nel suo essere sempre diverso.
Morrison smonta e rimonta Batman restituendoci una figura pronta ad affrontare l’avversario più temibile: il tempo.

Non solo quello della finzione, ma anche, metanarrativamente, il nostro. Batman ci sopravvivrà. Batman è un’idea, un pensiero e come tale, eterno. È un Nuovo Dio per noi come Orion lo è per il DCU.

Questa cavalcata verso il presente porterà l’Eroe a incontrare vecchi e nuovi personaggi del DCU, grazie ai quali riacquisirà sempre più consapevolezza di sé e dei propri mezzi.
Fino a un finale al cardiopalma, con ogni pezzo al proprio posto sulla scacchiera, che esplode in qualcosa di “morrisioniano” al 100%.
Come sempre accade per Morrison, ci troviamo di fronte a qualcosa di articolato che potrebbe spaventare soprattutto i neofiti del personaggio e dell’autore.
E, come sempre, il consiglio è quello di non arrendersi alla prima lettura. Perché come è vero che questo volume fa parte di una run durata svariati anni, è altrettanto vero che con la giusta dose di attenzione, la storia è godibile da sola. Certo, a patto di rinunciare a capire i riferimenti alle altre opere scritte in quel periodo. Ma insomma, sono esattamente questi i fumetti dei supereroi, no?

Dunque, se questo mese avete una ventina d’euro in più, fatevi un favore e comprate questo volume. Oppure gli spillati Planeta che contengono anche delle utili note. Quello che volete, ma il Ritorno di Bruce Wayne dovete leggerlo, perché porta il Pipistrello nel Terzo Millennio e perché semplicemente è un eccellente fumetto di supereroi.

L’arrivo del Rebirth DC in Italia: la miniguida – Parte III

Dopo i primi due episodi (che potete trovare QUI  e QUI) ecco la terza parte della miniguida sul Rebirth.
Le testate di oggi rientrano in quella fascia grandissima di serie che in Italia vengono prese quasi sempre come comprimari (e a leggere soprattutto uno dei tre titoli uno ci crederebbe poco).
Il bello però di questo hobby/passione è che a volte si trovano perle anche tra le opere cosiddette minori. Anzi, sempre più spesso è così.

Questo è ad esempio il caso di:

                                                                                Nightwing

Ecco, questa è stata una mezza sorpresa. Dick Grayson è forse quello che negli ultimi quattro anni ha subito i cambiamenti maggiori. È finito ad esempio a fare la spia, dopo esser stato creduto morto. Ora quella parentesi è conclusa, ma le avventure per la ex-spalla di Batman non lo sono per nulla. Ai testi troviamo ancora Tim Seeley che dopo aver perso Mikel Janin (passato anche su Batman), ha trovato un altrettanto straordinario (ma per motivi diversi) Javier Fernandez.
Il primo arco narrativo può essere visto come un manifesto di cosa Seeley sta cercando di fare: restituire a Dick Grayson il suo ruolo. Quello di supereroe. Come accennato poco sopra, i disegni sono anche qui visivamente appaganti, anche se in un certo senso abbastanza classici.
Insomma, se siete indecisi su cosa seguire nella Bat-Family, Nightwing non deve scapparvi.

 

 

La seconda testata di cui vi parlerò oggi invece qui da noi arriva sul mensile di Superman. In particolare mi riferisco alla sua controparte cinese:

The Super-Man

Kenan Kong è un bulletto. Uno di quelli per cui è difficile tifare, però.
Kenan si ritrova, per una serie di fortunati eventi a essere il Superman cinese. Ok, detta così sembra una taroccata e forse lo è. Ma si deve dire che Gene Luen Yang ci prova da subito a strappare di dosso l’aura di fac-simile al nostro giovane eroe.
Ben presto (e abbastanza banalmente, aggiungerei), la storia vira più su una trama quasi da shonen classico. Il ragazzetto, poteri troppo grandi che vanno esplorati (magari facendo qualche cretinata di troppo) e un mondo ancora più grande pieno di insidie.
Tutto questo è il “Superman Cinese” (che più avanti incontrerà ovviamente anche l’originale). Se amate le storie di formazione, questa potrebbe piacervi. Io lo trovo poco più che un riempitivo: l’ennesimo Superman in un mondo dove però Superman esiste e vola proteggendo Metropolis. Rimando anche il comparto grafico, a cura di Bogdanovic. Non proprio lo stile che mi sarei aspettato su una serie del genere.

 

 

Per ultimo invece parliamo un poco dell’ultima opera di Brian Hitch:

                                                                                Justice league

Qui cominciano le dolenti note. Affidare la JL ad Hitch per me fu una scommessa.

Una scommessa che molto difficilmente sarebbe stata vinta dal disegnatore (improvvisatosi autore).
E infatti…
Il problema di questa testata è che sa tutto tremendamente di già visto. Le minacce globali, il cattivo sempre più grosso e forte… Non c’è nulla di nuovo, inoltre le relazioni tra i personaggi appaiono stiracchiate e praticamente inesistenti (togliendo l’accenno di cotta tra due personaggi).
Anche per i disegni non c’è voglia di tentare strade nuove e la serie ne risente.
Dispiace vedere che, soprattutto in vista del film, la testata della Justice League sia lasciata alla deriva.
In conclusione, se amate le mazzate da orbi, vi consiglio le run di Morrison e Waid. Sono come questa di Hitch. Ma meglio. E scritte venti anni fa.

 

 

Anche per oggi il nostro giro nel nuovo (ma vecchio) universo DC è terminato. Le serie di cui parlare però sono ancora tante e quindi non resta che salutarci.

Ci “leggiamo” presto!

L’arrivo del Rebirth DC in Italia: la miniguida – Parte II

Dopo la prima parte, che potete trovare QUI, passiamo alle altre testate uscite nel mese di gennaio, per completare questa prima ondata di Rebirth.
Si parte con uno spillato a cui non avrei dato un centesimo, già solo sei mesi fa. Parlo “ovviamente” di Lanterna Verde.

Hal Jordan and the Green Lantern Corps

Questa serie è stata una sorpresa. Intendiamoci: ancora non mi fido molto di Venditti, dopo le sue run su Flash e Lanterna Verde nel N52. Però qui sembra un altro autore.

Ovvio, non sto parlando di nessun capolavoro, però è una serie che si lascia leggere con piacere e con sviluppi anche piuttosto interessanti e distante anni luce dalla “vecchia gestione”.

Hal è tornato. È tornato il Corpo ma il pericolo, ovviamente, è dietro l’angolo. Nei primi due archi narrativi i Nostri si troveranno ad affrontare due nemici conosciuti e apprezzatissimi che non faranno altro che aumentare la voglia di continuare la lettura. Poi ai disegni c’è un Sandoval strepitoso che da solo vale il prezzo del biglietto.

Green Lanterns

Altra sorpresa.
Sì, lo so ma capitemi: dopo il finale del New52 avevo le aspettative ridotte al lumicino.
Anche qui, serie molto classica. Un buddy movie per le due quasi neo-lanterne della Terra.
Il primo arco narrativo coinvolge subito un pezzo grosso degli ultimi anni, e il secondo si spinge più in là, andando a toccare il passato dei Guardiani per l’ennesima volta. Rispetto alla testata dedicata ad Hal, questa, oltre a essere un tantino più action, presenta delle dosi di umorismo e leggerezza che la rendono godibile anche per chi è magari stanco di troppa seriosità.
Ai testi troviamo un  Sam Humphries in spolvero, che tratteggia decentemente i personaggi, mentre i disegni sono affidati a diversi artisti, tutti più o meno godibili.
Insomma, queste storie non avranno la forza per essere prese in “solitaria”, ma come comprimarie dicono la loro alla grandissima.

La seconda testata di questa miniguida è invece quella dedicata alla Amazzone per eccellenza, che ha come protagonista ovviamente lei, insieme a delle testate a rotazione (di cui andrò a parlare man mano che usciranno qui da noi).

Wonder Woman

Qui le cose si fanno più complesse. Diana negli ultimi anni è stata sballottolata più di molti suoi “colleghi”. Il New52 ha, anche per lei, significato infatti essere uguale ma diversa.

Mi spiego: tutto il background della principessa fu rivisto in occasione del reboot, anche se c’è da dire, a onor del vero, che la run di Azzarello è molto ma molto godibile, sia nei testi che nei disegni.
Anche per la testata di Wonder Woman, però, gli ultimi due anni del New52 sono stati difficili, fino ad arrivare a oggi. Con una nuova, ma vecchia strada da percorrere. Wonder Woman è tornata davvero e Rucka sta facendo cose ottime con questo personaggio (che tra l’altro aveva già scritto una decina di anni fa).
La testata del Rebirth innanzitutto è divisa in due storyline distinte. Una ambientata nel passato e una nel presente. Ai testi sempre Rucka mentre ai disegni si alternano (con successo) Nicola Scott, Liam Sharp e Renato Guedes tra gli altri.
Il problema di questa serie è, almeno per il momento, la testata in cui è inserita, che contiene per ora Poison Ivy, serie sinceramente evitabile e comunque non facente parte del Rebirth.
Per come è strutturata, la scelta ideale sarebbe il recupero dei tp.

Mi sono tenuto per ultimo la testata che invece ha generato tutte le altre. Per due motivi in realtà. Il primo è per quello meramente personale: mi piace pensare di aver concluso questa guida con il Primo dei Supereroi. Il secondo motivo invece riguarda quella espressione popolare che dice dulcis in fundo…

Action Comics

La testata principe tra quelle supereroistiche comincia lentamente.

Innanzitutto, con un nuovo status quo figlio della gestione di Geoff Johns della Justice League, Lex Luthor è  il nuovo protettore di Metropolis e ha trovato il modo per sostituire definitivamente Superman ora che è morto.
I suoi piani però cominciano ad andare a rotoli quando un altro Superman (quello Pre-flashpoint) si presenta in città… Insieme a un vecchio, terrificante nemico.
Ai testi troviamo il veterano Jurgens  che si limita a fare il compitino, scrivendo storie senza infamia o lode. Purtroppo, a mio personalissimo giudizio, la parte davvero deficitaria della testata è il comparto grafico. Disegni piatti e a volte anche solo abbozzati.

 

 

Superman

Ecco, questo è veramente uno dei picchi, se non IL picco, di questi primi mesi di Rebirth.
Tomasi ce l’ha fatta. Dopo anni passati a tessere le trame di serie “minori”, è finalmente sbarcato su una delle ammiraglie della Distinta Concorrenza. E nessuno più di lui meritava questo salto di qualità.
La storia che va a raccontare è tanto semplice quanto appassionante: Superman è tornato. In un mondo che non gli appartiene. Con un figlio.
Frequenti infatti sono i momenti padre-figlio che danno spessore ai due personaggi, oltre ad aggiungere quella nota di sentimentalismo che in questi casi non guasta.
Ma la sua gestione di Supes non si ferma qui, anzi.
Ci sono continui rimandi e riferimenti a vecchi personaggi o vecchie opere della DC e tutto è amalgamato in modo magnifico.
Ad aiutare i testi abbiamo artisti come Gleason, Mahnke e Jimenez che non fanno altro che alzare ancora di più il livello del tutto.
Insomma, se c’è una testata che DOVETE seguire, è questa.

E anche per questa puntata è tutto. Restate sintonizzati per leggere le prossime miniguide di questa Rinascita.

L’arrivo del Rebirth DC in Italia: la miniguida – Parte I

È finalmente arrivato in Italia Dc Universe Rebirth e leggo in giro commenti di persone perplesse su questo “reboot”(?). Molti, giustamente si chiedono cosa valga o meno la pena seguire, scoraggiati soprattutto dalla quindicinalità di molte testate.
Innanzitutto, il primo consiglio che do in genere è sempre lo stesso: leggete ciò che più vi ispira!
Quando si scopre una cosa bella (o perché no, anche brutta), non si fa altro che affinare i propri gusti e sapere, la volta successiva, verso cosa indirizzarsi.
Fatta questa doverosa premessa, passiamo a ciò che di questo Rebirth vale la pena recuperare (o no).
La prima testata di cui vado a parlare è quella che si presenta come una delle migliore qualitativamente parlando: Flash; nella quale si trovano tre albi USA, e cioè:

                              Green Arrow

Benjamin Percy ci è riuscito. A fare cosa? A far dimenticare il disastroso New52 di questo “eroe del popolo”.
Oliver è davvero rinato, ed è tutto come lo avevamo lasciato
. Black Canary, la visione da attivista di sinistra, le strade e il peso di essere comunque, in fin dei conti, un privilegiato.
I primi archi narrativi vedranno Oliver affrontare situazioni già viste in passato, ma che lo porteranno sempre più vicino al punto di rottura, se non fosse per l’amore della sua vita, ritrovato (si spera per sempre) in occasione di questo Rebirth.
Ai disegni, nei primi numeri, troviamo Otto Schmidt e Juan Ferreyra entrambi con uno stile molto personale e adatto alla storia che Percy sta raccontando.
Schmidt in particolare, regala delle pagine con delle soluzioni che lasciano a bocca aperta per l’intensità emotiva.
Insomma, se vi mancava il vecchio Oliver Queen, non potete perdere questo fumetto.
Da oggi con l’iconico pizzetto biondo in più.

 

Aquaman

Cosa dire di Arthur Curry, sovrano di Atlantide?
In realtà che gli dovremmo tutti delle scuse
. Nell’immaginario di Internet degli ultimi anni, Aquaman è dipinto come l’eroe inutile per eccellenza. Già all’inizio del New52 però, Geoff Johns aveva reso chiaro a tutti che le cose non stavano così (anzi, consiglio di recuperare anche quella run, per chi se la fosse persa).
Successivamente, la sua stella si era appannata, ritornando nell’oblio da eroe di serie B, nonostante sia uno dei pesi massimi della DC. Personalmente infine ho trovato un ultimo guizzo solo in alcuni punti della run di Parker.
Ora alle redini della testata è giunto Dan Abnett e ha deciso di ritornare alle origini del personaggio. Al suo eterno nemico Black Manta e ai cari dubbi del buon Arthur, diviso tra i suoi retaggi: terrestre e atlantideo.
La serie parte molto lentamente, ma man mano costruisce dei comprimari interessantissimi, tra cui spicca Mera, determinata regina di Atlantide. La run, che in un primo momento potrà sembrare anche banale e appunto già vista, offre col passare dei numeri uno sguardo nuovo e sfaccettato sul personaggio.
Dal punto di vista grafico, nulla da segnalare. I disegni non sono eccezionali ma nemmeno brutti. Si lasciano guardare pur essendo dimenticabili. Qui la storia la fa da padrone.

The Flash

Flash è un personaggio predestinato. La nascita di Barry Allen ha dato inizio alla Silver Age. La sua morte ha segnato la fine della Crisi sulle Terre Infinte, in un qualche modo.
Il voler salvare la madre ha creato Flashpoint. E ora, un altro Flash (Wally West questa volta) ha generato il Rebirth. Barry Allen, come tanti suoi colleghi, non se la passava molto bene nelle mani di Robert Venditti. C’era bisogno, ancora una volta di tornare alle origini. Di una Rinascita.
Ed ecco Joshua Williamson giungere in soccorso del Velocista Scarlatto. La nuova serie è ciò di cui il personaggio aveva bisogno. Scritta bene e con una buona caratterizzazione dei personaggi che mira a gestire anche il rapporto tra Barry e il nuovo Kid Flash/Wally West. Ai disegni, troviamo quello che ad oggi, come ho detto anche in un altro articolo, sembra nato per disegnare Barry e soprattutto la Forza della Velocità. Carmine di Giandomenico si sta letteralmente superando (gioco di parole involontario ma quanto mai calzante).
I testi alla lunga potrebbero cominciare a sapere di già visto, ma il comparto grafico (in cui è presente anche il bravissimo Neil Googe), da solo, giustifica il prezzo di copertina.
La seconda e ultima testata di cui parlerò oggi è invece quella che negli USA (ma sono convinto anche qui da noi), sarà l’ammiraglia in quanto a vendite. Sto parlando ovviamente di Batman, che ha al suo interno:

Batman

Qui le cose sono difficili. Quello che King scrive è un Batman tanto classico quanto mai visto. È un uomo che sa di essere fondamentalmente in bilico, a un centimetro dall’Abisso. È un uomo condizionato da un evento, un trauma che non supererà mai nella sua vita, ma che ha scelto di non farsi limitare. Anzi. Bruce Wayne di Tom King è un pazzo che sa di esserlo.
Il primo arco narrativo apre immediatamente a qualcosa di più grande che sarà sviluppato soltanto nei numeri seguenti. Incidentalmente, è anche la parte più debole della primissima parte della gestione King.
Ai disegni troviamo inoltre il non sempre in formissima David Finch, anche se qui, aiutato anche da un diverso modo di raccontare dello scrittore stesso e dalla cupezza dell’ambiente, risulta essere molto più digeribile.
Ma il meglio deve ancora venire. È solo nel secondo story arc che Tom King scoprirà le sue carte, rivelando i suoi veri intenti. Si prospetta una lunga run. E i lettori del pipistrello possono stare tranquilli.

Detective Comics

Se dovessi scegliere il fumetto che in questo Rebirth mi ha maggiormente stupito non avrei dubbio alcuno: Detective Comics di Tynion IV, disegnato da Eddy Barrows ed Eber Ferreira tra gli altri.
Partiamo col dire che è un fumetto in cui Batman è quasi una comparsa sullo sfondo, almeno all’inizio. Una squadra comandata da Batwoman che ha, tra gli altri, elementi come un Clayface stranamente redento e determinato a fare la cosa giusta. L’azione spesso e volentieri lascia spazio alla caratterizzazione e ai dialoghi tra i personaggi; la vera anima di questo fumetto infatti sono le emozioni. Amore, rabbia, frustrazione… Ogni sassolino che cade può trasformarsi in una valanga emotiva in questa Gotham più buia che mai.
È una serie che fa stare sempre sulle spine. Ogni pagina girata potrebbe portare a un colpo di scena inaspettato.
Qualcuno diceva che esistono fumetti intelligenti e arguti. Altri che hanno dei disegni strabilianti o una trama interessantissima e poi ci sono semplicemente i fumetti belli.
Ecco, questo Detective Comics è “semplicemente” un fumetto bello. Molto.

Con i primi due spillati si chiude la prima parte della guida al Rebirth DC targato Lion.

Ma non temete, presto arriveranno le altre parti!

La Dc e i suoi “Young Animals”- Doom Patrol

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Compertina di “The Umbrella Academy”

Quando qualche tempo fa fu annunciato il Rebirth: in pochi si sarebbero aspettati che sarebbe successo anche molto altro, oltre al mero rilancio degli eroi classici. Il nuovo universo DC di cui (poco per volta), vi sto parlando nei miei articoli, ha fatto infatti spazio anche a un cantante.
Gerard Way è il primo dei Giovani Animali e si è fatto conoscere (oltre che come frontman dei My Chemical Romance) come sceneggiatore di quel gioiellino che è The Umbrella Academy, in coppia con Gabriel Bá.

A lui è stato affidato quello che potremmo definire una “Vertigo 2.0”. Temi più adulti ma comunque legati all’ambito supereroistico (la Vertigo, infatti, è ancora attiva nonostante abbia perso negli ultimi anni un po’ di smalto).
Questa nuova etichetta dunque si occuperà di eroi che sono ai margini della continuity e che si trovano ad affrontare situazioni lontane anni luce dal classico villain che vuole conquistare il mondo.
Altro aspetto importante della nuova etichetta è la presenza appunto di promesse del comicdom e non autori affermati, per portare nuova linfa vitale a questi personaggi del DCU.
Oggi ho deciso di parlare un poco della serie di punta di Young Animal e cioè Doom Patrol.
Prima di partire occorre fare una premessa: Gerard Way è morrisoniano. Nel senso che oltre ad essere un grande amico del suo collega Grant Morrison, sul fumetto ha idee molto simili.
Nei primi due numeri della sua Doom Patrol si riprendono infatti atmosfere care a chi ha letto la meravigliosa run a cavallo tra gli ’80 e i ’90, ma che siano passati quasi trent’anni si nota fin da subito.
A partire dai disegni dell’ottimo Nick Derington, dal tratto delicato e preciso, passando per i colori di Tamra Bonvillain, accesi e frizzanti.

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La copertina del primo numero della serie.

Way ci mette del suo, ovviamente. Buttandoci letteralmente in un mondo folle, in cui tutto potrebbe accadere (il finale del #1 ne è la prova lampante). In questi primi due capitoli viene infatti introdotta parte dei protagonisti della nostra storia e vengono poste molte, moltissime domande.
E questo è forse l’unico limite di questa serie. Il voler eccedere, se mi passate il gioco di parole, “eccessivamente”.
Non ho dubbi comunque che Way abbia in mente la sua storia e sono altrettanto sicuro che riuscirà a raccontare tutto ciò che ritiene necessario. La DC ha investito tanto su questo progetto e si ha come l’impressione che sia stato lanciato per farlo durare. Quasi sicuramente col passare del tempo ci saranno delle modifiche nel parco testate, però. Difficilmente infatti fumetti come Cave Carson Has a Cybernetic Eye e Mother Panic resisteranno nel mercato attuale, a meno di inaspettati picchi di vendite, ovviamente.
Tornando a Doom Patrol, sulla trama in realtà c’è poco da dire. Come detto poco sopra, in questi due numeri si sono viste molte cose, troppe per far capire dove lo scrittore voglia andare a parare. Questo però non deve spaventare il lettore a digiuno del lato “weird” del DC Universe, perché il buon Way si sta premurando di presentarci i protagonisti di questa nuova testata come se non li avessimo mai visti e tra questi c’è almeno una vecchia conoscenza, che rimanda anch’essa al periodo Morrison, che è impossibile non amare.
In definitiva, questa Doom Patrol è qualcosa da leggere. Sia per staccare dalle solite botte supereroistiche, sia per provare qualcosa di concettualmente diverso che non si pone frontiere.
Tutto è possibile per la Doom Patrol. Finire in un quadro, aiutare la Justice League, o semplicemente…esplorare Dannyland.

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Benvenuti a bordo…

La rinascita del Fulmine e delle Lanterne

Eccoci di nuovo con la rubrica che vi parla del Rebirth in modo poco convenzionale.
Come promesso la volta scorsa, ecco che oggi si parla di due letture che mi hanno stupito e una che ha avuto il meritato riscatto.
Partiamo dallo stupore. Cioè da Hal Jordan and the Green Lantern Corps, per prima cosa.Hal jordan Rebirth

Lo scetticismo era tanto. Venditti, titolare della testata dal post-Johns, non è mai stato infatti nelle mie corde.
E invece…
Invece le cose sono andate meglio di quello che avrei mai sperato. Ovviamente non si tratta di un capolavoro. Ma si lascia leggere, e allo stato attuale, per Hal e compagnia è già tanto.
Quello che però credo sia il vero problema, soprattutto per chi NON si affaccia a questi personaggi per la prima volta, è il confronto. Il confronto con un pezzo di storia dei comics del 2000 che ha infatti fornito così tanti spunti e idee che da sole potrebbero mandare avanti queste testate per altri dieci anni.
Il comparto artistico invece è promosso senza esitazione, almeno per i miei gusti. In particolare Rafa Sandoval (con Tarragona) credo sia un disegnatore molto indicato per questo tipo di serie, oltre ad essere capace di base. Poi c’è Ethan Van Sciver, guest artist del numero introduttivo e del #4. Leggo in giro di molti detrattori, ma personalmente a me piace molto. E mi ricorda sempre dell’epoca Johns; dettaglio non trascurabile con un fumetto come questo.
La storia, senza entrare troppo nel dettaglio e incappare dunque in spoiler vari, restituisce il nemico per eccellenza di Jordan, Sinestro, nella veste di “Signore dell’Universo”. Il personaggio è caratterizzato decentemente, anche se con alcune ingenuità da, appunto, villain da fumetto.
Per il resto, sarà interessante vedere cosa succederà quando Hal incontrerà i suoi (ex) colleghi, di fresco tornati da un giretto… altrove. Per mio gusto personale, se Venditti si mantenesse su questi livelli la serie potrebbe anche reggere nella mia scaletta di letture settimanale.

green lanternsDiscorso analogo per la nuovissima serie Green Lanterns, che narra le avventure di Simon Baz e Jessica Cruz, le due nuove lanterne della Terra. Tutto è giocato sul nascente rapporto di amicizia e fiducia tra i due (che potrebbe portare anche ad altro?) che, ovviamente, non potrebbero avere caratteri più diversi.
Da un lato l’irruento Simon, riuscito, grazie al suo anello verde, ad elevarsi al di sopra dell’odio razziale (o così sembra), dall’altro c’è Jessica, la persona meno portata a essere una Lanterna Verde: piena di paure e complessi. Eppure insieme, in qualche modo, funzionano.
Per il primo arco narrativo si scomoda anche qui un peso massimo degli ultimi anni: Atrocitus. La cosa “diversa”  però, rispetto alle tante saghe supereroistiche contemporanee, è il come. Le due Lanterne Verdi sono agli inizi della loro carriera. E si vede. Atrocitus  infatti è nettamente superiore, tanto da non considerarli nemmeno una minaccia.
Alla fine di questo primo arco, cominciano le premesse per il secondo, che in verità parte in modo poco originale, se gli elementi presentati dovessero rimanere gli unici nel proseguimento dei numeri.
Ultimo, ma non ultimo, tocca a The Flash.the-flash-rebirth
Anche Barry aveva subito la “cura Venditti”. In questo caso però, complice anche un Breth Booth ai minimi storici, Rob è durato poco. Per fortuna.
Il Flash di Williamson è ciò che serviva per la rinascita del personaggio. E nel fare ciò che fa, Joshua si riallaccia anche alla vecchia continuity. Perché questa, se non si fosse capito, è una rinascita. Ciò significa che prima c’è stata una vita.
La trama è lineare, forse un tantinello scontata sul villain, anche lui velocista.
Ciò che però in questo fumetto è incredibile sono i disegni. Lo dico: Carmine Di Giandomenico sembra nato per disegnare Flash, non che le altre cose gli riescano male eh, però per la prima volta da molto tempo  vedo un personaggio che mi dà davvero l’idea di essere “the fastest man alive”. Sembrerà una sciocchezza, ma amo il modo in cui disegna la Speed Force. È viva. È la vera protagonista. I lampi gialli sembra vogliano uscire dalla pagina e colpirti.
Spero resti più tempo possibile perché se lo merita, non perché italiano (anche se un pizzico d’orgoglio c’è sempre).
Ad alternarsi con Di Giandomenico troviamo Neil Googe, che io scopro solo con The Flash, appunto. Anche lui molto bravo, anche se più misurato e classico, se vogliamo.
The Flash è sicuramente un must se volete approcciarvi al personaggio e non lo avete mai fatto. E lo è anche se seguite le fatiche di Barry Allen da molto tempo. Una serie che lascia sempre con la voglia di sapere come andrà a finire.

Anche per oggi abbiamo finito. Però ci sentiremo presto, magari per parlare degli Young Animals.  Anche lì, c’è del potenziale.
A presto!

Di novizi e veterani nel mondo del Fumetto

Oltre a leggere fumetti, nella vita faccio lo scienziato (il chimico, in sostanza). Intendiamoci, nulla che mi dia superpoteri o cose così (purtroppo). È tutto molto più noioso in realtà. Ore di calcoli e imprecazioni (contro gli strumenti e le reazioni che non vogliono andare). L’università e la vita da laboratorio mi hanno insegnato però che prima di dire se un esperimento andrà bene o male bisogna farlo.

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Questo NON sono io che conquisto poteri…

Questo modo di vedere le cose che apparirà quasi banale sembra però non applicarsi alla folla urlante dei social network, che cerca di giorno in giorno il nuovo, per insultarlo o alla peggio, renderlo meme.
Attenzione, so benissimo che è la maggioranza silenziosa quella che smuove i soldi e che se due tizi su Facebook dicono assurdità la cosa non dovrebbe avere più di tanto risonanza (né avere interesse statistico).
Non dovrebbe, appunto. Però a volte capita. E a me dà sinceramente fastidio.
Capita che qualcuno alle prime armi in cerca di consigli su future letture incappi in persone che per pura tifoseria (non saprei come definirla altrimenti), consigliano questo o quel fumetto a scapito di altri.
Voi direte: – Che male c’è? È normale che sia così.
Certo che è normale. Una vita intera non basta per leggere tutte le cose che meriterebbero di essere lette. Il problema nasce, e ormai avrete capito il punto di questo articolo, quando le scelte delle cose da leggere sono dettate da profondi pregiudizi.

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Il Superman di The New 52, versione “Jeans&Maglietta”

In particolare, oggi voglio parlarvi del mainstream USA. Le calzamaglie insomma ma il discorso può essere esteso a qualsiasi tipo di fumetto mainstream.
Se seguite i supereroi saprete certamente cosa intendo quando si arriva a parlare di “reboot” o “rilancio” (se non sapete di cosa parlo, beh, vi perdete un bel po’ di divertimento da social!).

Par alcuni, queste paroline sono tabù. In un qualche modo sembrano violare il piccolo mondo fatto di certezze irrazionali costruite digerendo decadi di continuity davanti l’altarino di Stan Lee. Perché il cambiamento spaventa sempre, nei fumetti, come nella vita. Ciò porterà la minoranza chiassosa a, appunto, esprimere tutto il proprio disappunto.
Disappunto che, ovviamente, verrà recepito molto più da una persona nuova alle meccaniche di questo enorme gioco che è il fumetto piuttosto che da persone più navigate.
Dal lato opposto della staccionata, ci sono quelli che invece accettano tutto. E vogliono, proprio come i tipi della prima categoria, che tutto ciò che una determinata casa editrice (o autore o disegnatore) fa piaccia a tutti.
Queste persone sono forse più pericolose delle prime. Il perché è presto detto. Mentre i “nostalgici” nei fumetti sono vecchi per definizione e quindi ci si aspetta che prima o poi si facciano da parte, i “novitazionisti” (passatemi il termine) sono, nella stragrande maggioranza dei casi, novellini cresciuti male. Persone che hanno conosciuto un solo modo di fare fumetto e riescono ad apprezzare solo e soltanto quello.
Cosa fare, dunque?
La cosa più banale possibile: leggere.

Occorre, quando si entra in un mondo fatto di centinaia di testate sfornate mensilmente, sapere cosa si vuole.
Questo può sembrare complicatissimo soprattutto agli inizi, ma vi posso assicurare che ci siamo passati tutti. Sì, anche quello che su Twitter/Facebook/dovevoletevoi vi sembra il Maestro Yoda versione fumettaro.
Quando ci si approccia a una cosa nuova, è normale che ci si senta sommersi da un quantitativo di informazioni apparentemente ingestibili, ma ciò non deve mai spaventare. Al contrario.
Per risolvere questo problema, il modo più facile è entrare in una fumetteria/edicola, o cercare su Internet i fumetti con la copertina che più attira.
Sì. Esatto.
Probabilmente all’inizio leggerete storie pessime, magari le stopperete a metà. Ma ciò formerà il vostro senso critico molto più che un qualsiasi solone da Facebook che vi dice cosa pensare.

Per esperienza personale, ho imparato a diffidare di chi si vantava di avere quaranta anni di letture sulle spalle così come di quelli che sanno tutto di una sola cosa, restando chiusi nella loro casetta fatta di idee rassicuranti.
Leggere supereroi è un poco come fare un puzzle. Ci sono le storie meno importanti, bruttine magari, i bordi del puzzle, che vi aiuteranno a cominciare. Man mano che leggerete cose nuove, il quadro si farà più completo e definito. Alla fine magari vi accorgerete strada facendo che qualche pezzo ancora vi manca. Ma non è un problema. È sempre possibile andare avanti e poi recuperare. Di più, con tutti i pezzettini aggiunti in precedenza, sarete in grado di comprendere davvero i “capolavori”.
Se avessi un euro per ogni volta che qualcuno ha chiesto in rete le migliori storie di Batman da leggere ottenendo come risposta le solite tre (per la cronaca: Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, Anno Uno, The Killing Joke), ora sarei ricco.
Come se Batman fosse nato e morto negli anni ’80. Come se non fosse necessario sapere cosa accade prima e dopo queste pietre miliari.

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La svolta nazi di Cap

Qualcuno potrà obiettare che anche io scrivo di fumetti, do le mie “verità”. E avrebbe ragione. Ho le mie idee che vi scrivo sulla DC in particolare (anche se a mia difesa posso dire di leggere qualsiasi cosa). Però io non ho mai voluto fare recensioni vere e proprie. Perché fare il critico è un lavoro serio come gli altri. Occorrono conoscenze sul medium, su come si scrive, come si disegna, sulla struttura, sulla storia. E occorrono anni di studio vero, leggere fumetti è solo il primo passo. Mi piace pensare che le nostre siano delle chiacchierate sulle ultime uscite della Distinta Concorrenza, in cui parlar bene o male di un fumetto è relativo.

Ciò che conta per me è accendere la voglia di conoscere cose nuove in chi legge (a questo proposito ho tenuto particolarmente a scrivere ad esempio questo articolo sui Flintstones, anche se potrebbe non arrivare mai in Italia e lo leggeremo in quindici) che potrebbe spronare alla lettura. Senza scomodare i capolavori (a meno che non ce ne sia bisogno!).
Perché, davvero, questo mondo è talmente bello e grande che riuscirete a trovare il vostro posticino anche senza aiuto alcuno.

La Rinascita degli Eroi DC

Inutile nascondersi: la Dc, nelle vendite, annaspa. Tutti quelli che seguono l’andamento del mercato statunitense ne sono consapevoli (QUI i dati delle vendite di aprile a titolo di esempio), e da qualche mese è arrivata la conferma della tanto attesa mossa per rilanciare marchi, vendite e personaggi.
DC-Comics-Rebirth

Il Rebirth è arrivato, nel mese di giugno, con nuove serie e nuovi (o vecchi) status quo: la DC è tornata alle radici dei suoi personaggi, abbandonando, almeno per il momento, la parte di sperimentazione partita col DCYOU.

Rebirth segna un ritorno ad atmosfere più familiari, con meno isteria di quella presente nel New52. Vi è una pacatezza di fondo nel rivedere vecchie amicizie e vecchi amori, che avevamo perduto in questi cinque anni nel “nuovo mondo”.
Ma la Rinascita non deve per forza nascondere una ripartenza da zero.
Tutto ciò che di buono è stato fatto negli anni passati è stato tenuto, modificando, ovviamente, ciò che non ha convinto il pubblico.
Ciò significa che questa operazione va, di fatto, a piazzarsi in una trama di eventi molto più grande, cominciata con Crisi sulle Terre Infinite. Tutta la continuity era già stata infatti ripresa in Convergence, l’anno scorso, facendo intuire quale sarebbe stato il passo successivo.
Il tutto è stato coordinato da Geoff Johns (scrittore di DC Universe Rebirth), attuale architetto dell’Universo DC, che fa emergere l’amore che ha per questi personaggi da ogni singola vignetta o dialogo.

Johns1

ATTENZIONE, DA QUI IN POI CI SONO PICCOLI SPOILER!

Ma come sono cambiati i personaggi?

superman1Abbiamo detto che tutto è All-New all-The-same (parafrasando i brand Marvel), ma cosa significa?
La cosa più importante è che Superman è tornato. Il vero Superman, che ora è sposato (con Lois), e ha un figlio (Jon). In realtà questa è una non-notizia, per chi segue le avventure Superman e il sopracitato Convergence.

Il rapporto padre-figlio viene sviscerato nei primi numeri di Superman, scritti da Peter Tomasi e disegnati da Patrick Gleason (mentre scrivo, siamo alla seconda uscita). Tomasi è bravo a non farci dare nulla per scontato. Ci sono le incomprensioni, come in ogni confronto generazionale che si rispetti, ma soprattutto c’è la paura di un bambino nel vedere un padre amorevole togliere la camicia da contadino, indossare un costume con una “S” e diventare un semidio.

Il mondo di Batman invece non è cambiato poi di molto. È in effetti il supereroe in DC che vende di più, e si sa, squadra vincente non si cambia. Nei nuovi numeri di Batman, scritti da Tom King, lo vediamo affrontare due supereroi autodefinitisi paladini di Gotham. Cosa accadrebbe se un metaumano con i poteri di Superman andasse a vivere nella città dalla perenne notte dell’Uomo pipistrello? Questo primo storyarc sembra voler rispondere alla domanda, anche se devo dire che i primi due numeri non mi hanno particolarmente impressionato. Staremo a vedere.

Detective Comics 01
Paradossalmente, la serie che più mi ha convinto sul Pipistrello è quella in cui lui è relegato, almeno nei primi numeri, ad una parte secondaria. Detective Comics di James Tynion IV (a cui non avrei dato due soldi), è una serie che mostra la Bat-family unita (con l’aggiunta di un redento Clayface), combattere contro un misterioso esercito.

Wonder-Woman-Rebirth-1La Trinità DC nelle uscite del mese è completata dalla Wonder Woman di Greck Rucka (serie attesissima, dopo le nefandezze dei coniugi Finch).
Diana, in queste prime pagine affronta il suo passato editoriale. Letteralmente. Sente la sua vita sfuggirgli tra le dita e non se ne capacita. Ma è una guerriera amazzone, e conosce più di un modo per giungere alla verità. Devo dire che questa serie parte con il piede giusto, anche se il comparto grafico non è sempre all’altezza dei testi. Una storia del genere, che mi ha ricordato molto i drammi dello Psicopirata del post-Crisi (l’unico a ricordarsi del mondo pre-reboot), anche se con le dovute differenze a volte anche molto marcate, mi spinge molto a proseguire nella lettura.

Infine, menzione d’onore va a Green Arrow di Benjamin Percy e Otto Schmidt. Basterebbero i disegni del buon Otto per giustificare l’acquisto della testata, ma a questi vanno aggiunte due cose: la prima è il ritorno del vigilante del popolo (praticamente scomparso nell’Oliver Queen del New52), e la seconda è la riformata coppia Green Arrow/ Black Canary. E se ve lo state chiedendo, sì, se ne sentiva il bisogno.
Green-Arrow-1-

Questa prima rassegna tra le serie meritevoli di una lettura (o, perché no, anche più di una), termina qui. Le serie che per ora ho evitato di menzionare (Flash, su tutte), arriveranno quando gli autori scopriranno le loro carte.
Quindi, non resta che attendere fiduciosi la fine di questo primo mese targato Rebirth.