Daredevil

Quel gran pezzo dell’Ubalda – Il Daredevil di Miller

In occasione del Retromania80 del prossimo 19 Agosto, Dimensione Fumetto allestirà una mostra dedicata alle tavole della Marvel anni ’80. Dimensione Fumetto dedica una serie di approfondimenti speciali al fumetto statunitense post-pop art degli anni ’80, con particolare riferimento alla Marvel Comics che in quel periodo portò avanti una forte politica di rinnovamento. Il fumetto è sempre stato arte pop, poi è diventato pop art, e infine è tornato a essere arte pop: in fondo, come dicono gli americani, what goes around comes around.

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Nei fumetti non puoi sprecare il tempo. I fumetti esistono nel tempo. Il lettore si sposta nel tempo. Non è un lavoro da galleria, quindi devi sapere produrlo splendidamente perché è lì che i fumetti traggono la propria energia. Questo li rende sexy. Questo li rende divertenti. Che non rallentano, nel senso artistico. Tutto è narrativa. Quello che è fatto a mano nei fumetti è una cosa che i film non toccano. Per tanto tempo abbiamo pensato di essere il nipote bastardo e minorato dei media, ci eravamo scordati che in alcune cose siamo meglio di loro. E poi, sì, certo, i film sono meglio per un sacco di cose. I film sono molto più potenti. I film controllano il ritmo. Un fumettista deve essere molto furbo per rallentarli. Un regista deve solo lasciare la cinepresa dov’è per molto tempo. Sono degli insiemi diversi di virtù e debolezze. Quindi, sì, prima volevo fare i fumetti più come il cinema, adesso vorrei farli meno come il cinema.
(Frank Miller)

Il tempo e la capacità del lettore di colmare lo spazio bianco tra vignetta e vignetta sono l’aspetto più importante del medium fumetto: il fumetto, non disponendo di un discorso che si dipana nel tempo, lo fa dipanare nello spazio, inquadratura dopo inquadratura, ma chiede al lettore di far passare il tempo mentre passa da un’inquadratura a un’altra. Frank Miller, in questo senso, negli anni ’80 è stato un innovatore, divertendosi ad accelerare e dilatare il tempo a piacimento attraverso la composizione della tavola o elementi cari allo scrittore, come la ripetizione martellante di uno stesso disegno in più tavole per rappresentare lo scorrere del tempo.

Il Pezzo dell’Ubalda di cui ho scelto di parlarvi è tratto da L’ultima mano, Daredevil #181, dell’Aprile del 1982, culmine del ciclo milleriano che farà la fortuna di autore e personaggio e in cui Miller prende un personaggio carino, che i più generosi avrebbero definito di serie B, che lui stesso chiama lo «Spiderman dei poveri», e lo innalza nell’Olimpo del fumetto mondiale.

Miller introduce Elektra nel primo numero della sua gestione di Daredevil. Il tutto partiva da un’analisi dell’autore statunitense il quale intendeva sdoganare il cliché del supereroe che si lega sentimentalmente a ragazze “normali”. Miller si chiede: come mai i supereroi non sono teatrali nell’amore, tanto quanto lo sono nelle loro lotte? Pertanto Daredevil aveva bisogno di un amore degno di lui, della sua passione e della sua fisicità. Miller rapisce Elektra dal mito greco e dalla psicanalisi di Freud e la inserisce tra le pieghe del fumetto. Si tratta di analizzare la sessualità tra supereroi.

Per creare la ninja amata da Matt Murdock, Miller mischia la modella Lisa Lyon, una bodybuilder professionista già musa del fotografo Robert Mapplethorpe, e Katherine Hepburne, i cui zigomi alti ispirarono l’inchiostratore Klaus Janson. Elektra incarnava un primo tentativo di slegarsi e sdoganarsi dai cliché delle donne di Stan Lee, biondine accondiscendenti e subordinate spesso alla figura maschile, proponendo prima con Elektra e successivamente con la Carrie Kelly o la Wonder Woman del mondo de Il ritorno del Cavaliere Oscuro, la Marta Washington di Give My Liberty o la Nancy Callahan di Sin City, una rappresentazione della figura femminile forte, molto importante in un periodo storico in cui le donne avevano ruoli minori nel fumetto.

Prima di cominciare l’analisi di questo Pezzo dell’Ubalda, è necessario sapere che nei numeri precedenti Kingpin ha deciso di affidarsi a un nuovo killer nel mentre Bullseye è in prigione a causa di Devil, ovvero la mortale ex ninja Elektra. Bullseye riuscirà a sfuggire di prigione sfruttando la mancata attenzione delle guardie durante un’intervista televisiva nel penitenziario di Rykers Island, quindi sfruttando l’interesse morboso dei media verso la spettacolarizzazione per assassini e criminali (elemento che Miller riuserà nell’evasione del Joker ne Il ritorno del Cavaliere Oscuro), e disonorato per l’essere stato rimpiazzato da Kingpin, punterà a eliminare la rivale, la quale ha il compito di ammazzare Foggy Nelson. Durante il tentativo di omicidio da parte dell’ex ninja greca, Foggy riconosce nell’assassina il volto dell’amore giovanile al college dell’amico Matt e questo fa rinsavire la donna, rappresentando il momento di pentimento per Elektra e un punto di non ritorno per il personaggio.

Tavola di "Daredevil" di Frank Miller.

La composizione della tavola è costituita da una vignetta incastonata in uno sfondo bianco a sinistra, caratterizzata da un’enorme verticalità e un insieme di 8 vignette più piccole collocate sulla destra, di grandezza variabile. Grazie a questa successione in principio il lettore viene spinto a focalizzarsi sul colpo mortale di Bullseye a Elektra, in quanto la scena viene isolata e caricata di tensione.

L’ultimo atto della saga di Elektra doveva coinvolgere Bullseye, doveva essere uccisa crudelmente e freddamente dal peggior nemico di Daredevil, perché come ci insegnano capisaldi del fumetto come La notte in cui morì Gwen Stacy, questo è il massimo dell’umiliazione per l’eroe. Oltre l’iconica immagine del sai che trafigge il torace di Elektra, Miller inserisce un simbolismo ben preciso: è uno stupro e un omicidio in un giornalino dei supereroi.

L’occhio segue il tragico tentativo di una Elektra ferita di sfuggire alla morte, con Miller che gioca a dilatare e accelerare a piacimento il tempo. Elektra affronta una sorta di trasfigurazione cristologica (trasfigurazione che rivedremo, sempre con Miller, con il personaggio di Matt Murdock in Born Again), in cui la bella greca si trova a percorrere una personale salita al Calvario, derisa e sanguinante, che incespica, cade e si rialza nel totale disinteresse di tutti i cittadini di New York. Il mutismo dell’intera scena accresce il patos e isola Elektra dal mondo intero.

Elektra, come una preda ferita, prosegue verso il suo amore, cercando di completare il connubio tra Eros e Thanatos.

Tavola di "Daredevil" di Frank Miller.

Nella pagina successiva, la tavola è composta da un’alternanza di due vignette orizzontali, cinque vignette verticali e infine l’ultima ancora orizzontale. La composizione della tavola guida il lettore negli ultimi attimi di vita di Elektra, che, con le ultime forze, arriva alla porta del suo amore, l’avvocato cieco Matt Murdock. La gente assiste alla scena, indica, ma ancora rimane distante e disinteressata. Nella vignetta successiva Matt apre la porta e trova la donna che ama ai suoi piedi mentre Elektra ha la forza di sussurrare un ultimo «Matt…», unico baloon di dialogo in queste due pagine pregne di storytelling.

Miller allora sfrutta la verticalità delle 5 vignette centrali per imprimere una improvvisa dilatazione all’azione: Matt si rende ora conto, grazie ai sensi, del triste incubo che sta vivendo, il suo sguardo è fisso e una bocca sibillinamente aperta quasi lo tradisce. Egli è un semplice avvocato e deve mantenere le apparenze, ma il dolore travalica qualsiasi resistenza e lo spinge ad abbracciare il corpo immobile dell’amata. Il connubio tra Eros e Thanatos si è compiuto. I due amanti che non sono riusciti a essere uniti nella vita, si riuniscono in  un abbraccio quasi eterno e reso tale dalla ripetizione del gesto da punti di vista differenti.

Il dolore non traspare mai dal volto di pietra di Matt Murdock, ma diventa visibilmente esplicito su quello dei passanti, coloro che possono vedere realmente la scena, a differenza dell’eroe, tutti in penombra, tranne uno. Miller gli fa accendere una sigaretta, come nel primissimo esordio di Kingpin tra le pagine della sua gestione di Devil: la fiamma illumina il volto di quello che riconosciamo essere Bullseye.

L’ultima vignetta è estremamente carica di forza e patos. La tragedia si è compiuta e il triangolo tra Bullseye-Elektra-Daredevil, fatto di vita e morte si chiude, con Bullseye che ora è più che certo che l’avvocato cieco di Hell’s Kitchen sia proprio Daredevil. C’è un solo epilogo possibile ed è lo scontro tra le due forze di Bene e Male, in un eterno valzer che non avrà mai fine (come vedremo nella storia del ciclo chiamata Roulette).

In queste pagine c’è l’essenza della potenza del fumetto: vi invito a procurarvi l’intero ciclo di Frank Miller sul personaggio del ’79, perché qui si è fatta la storia del medium. E il personaggio di Elektra?

Frank Miller ha deciso di ritornare sull’argomento nell’incontro presso il Teatro del Giglio, in relazione all’ultimo Lucca Comics & Games.

Quando ho creato Elektra, io volevo solo cavarmela e riuscire a fare un personaggio che fosse interessante e pensate che è il primo incarico che ho avuto come sceneggiatore di una serie e sono stato colpito dal fatto che quel personaggio fosse diventato addirittura più famoso del protagonista della serie, di Devil. La storia stessa che stavo raccontando chiedeva che questo personaggio venisse ucciso a un certo punto perché non c’era altro modo sincero e onesto per portare avanti la storia senza ucciderla; nonostante le resistenze e le opposizioni dell’editor sono però riuscito a fare la cosa che pensavo fosse più giusta. Poi c’è stato naturalmente questo clamore da parte dei lettori dove tutti chiedevano che lei fosse riportata in vita e allora l’ho fatta tornare in vita. Quando però ho lavorato su Elektra Vive Ancora ho fatto apposta quella storia perché lei morisse di nuovo, perché fosse uccisa di nuovo e rimanesse morta. E COSA FA LA MARVEL? LEI È ANCORA QUI!
Ma in realtà quella non è Elektra è semplicemente qualcuno che le ha rubato il costume! Dovete sapere assolutamente che quella non è lei, è un altro personaggio ma non è lei.

Qui vi lasciamo fino al prossimo Pezzo dell’Ubalda, cari lettori e lettrici.

Daredevil: Mark Waid e il sorriso del Diavolo

Quanti supereroi sono famosi per quello che non sanno fare?

Superman vola e può sollevare edifici, Batman è furbissimo e ha tutta la tecnologia del mondo, Spiderman tesse ragnatele e si dondola dagli edifici, Daredevil è cieco. Non ci vede. È questo che lo contraddistingue. Nel ’79 il giovane Frank Miller rimase folgorato da questo personaggio, se ne innamorò, intravedendo in lui un perfetto eroe hard-boiled. Era come se Miller avesse portato un whisky in un parco giochi. C’era violenza e durezza nel suo Daredevil nella solita idea milleriana di voler suscitare reazioni forti nei lettori, intuendo che il pubblico non va ricercato solo tra appassionati prettamente giovani, ma anche tra chi giovanile non lo è per niente. Miller prende un personaggio carino, che i più generosi avrebbero definito di serie B, che lui stesso chiama lo “Spiderman dei poveri”, e lo innalza nell’Olimpo del fumetto mondiale.

Io ci vedevo qualcosa di molto tosto. Matt è quello che punisco per tutti i miei errori e i miei peccati. Perché è davvero un eroe con dei difetti, perché è un uomo che vuol far del bene e causa un sacco di danni. Matt doveva essere un cattivo. Ha avuto un’infanzia orribile, la sua vita romantica è tremenda. Certo le ragazze sono belle, ma alla fine o muoiono o cercano di ucciderlo. Ma in qualche modo si redime e va avanti. Non si arrende. È proprio come suo padre.

In tutto il suo ciclo e soprattutto in Born Again, Miller cerca di disfare il macchinario dell’eroe e di rimetterlo insieme in modo più stretto e duro. Scompone Daredevil, lo distrugge in modo da fare emergere il vero eroe profondo, in modo da far capire che l’eroe non è il costume. Il costume è solo un vestito intorno all’eroe.

Miller aveva tracciato la strada maestra sul come scrivere Daredevil e i successivi autori, in diverse decadi continuarono il suo approccio a una scrittura hard-boiled del personaggio: Ann Nocenti gli regala uno spessore psicologico inedito approfondendo i risvolti sociologici individuati da Miller, Kevin Smith sviscera il rapporto controverso del personaggio con la religione e Bendis e Brubaker hanno esaltato la componente noir con toni da dramma esistenziale.

Quando nel 2011 Mark Waid prende le redini della testata, Matt Murdock è in un momento particolare. Nemmeno la rivelazione della sua identità segreta lo ha fermato ma le perdite e le sconfitte del personaggio sono state tante, troppe. E Matt è caduto troppo in basso (incarnato da quella saga pessima nota come Shadowland, con un Matt posseduto da un demone e leader della Mano). Fondamentalmente, a livello editoriale, durante tutto il volume due, si è abusato con il cliché di far guardare Devil a lungo nell’abisso, della disperata caduta dalla grazia e di smontare e rimontare l’eroe. E a confermarcelo sembra essere lo stesso Waid tramite le parole di Matt:

È stata dura. L’Inferno che ho vissuto è stato solo il primo passo su una lunga strada di altri orrori personali. Alla fine ho dovuto lasciare la città, lo studio legale, i miei amici. Ma ora ho deciso di lasciarmi tutto alle spalle e di ricominciare da capo…perché l’alternativa era soccombere alla follia. Di nuovo.

Waid allora propone di ritornare all’origine del personaggio. Torniamo alle storie scritte da Lee, Roy Thomas, Gerry Conway con un’epica meno drammatica di quella destinata a caratterizzare il personaggio. Waid riprende tutta la vita narrativa di Devil con le storie e i nemici più sgangherati pre-Miller, tutto quello che gli scrittori preferiscono eliminare in favore di una continuity più omogenea. Per certi versi è quello che ha fatto Morrison con All Star Superman e il suo ciclo su Batman: ovvero quando io voglio innovare, dopo una decostruzione estrema, bisogna tornare indietro, prendere il personaggio classico, ripensarlo e riproporlo in chiave moderna.

Le prime storie che Waid ci propone sono molto gioviali, dettate da un gusto classico con un Matt che lotta con se stesso e la concezione che le persone hanno di lui e del suo alter ego per poter avere una nuova possibilità, un nuovo inizio, come uomo e come eroe. Intenzionato a ricostruire la sua vita dalle fondamenta, il primo passo è rifondare il suo studio legale, la Nelson&Murdock, al fianco del fidato Foggy, il suo migliore amico e la sua voce della ragione. Foggy è proprio la pietra angolare intorno a cui Matt vuole ricostruire la propria esistenza cercando di convincerlo di non essere più il vecchio se stesso, un punching ball torturato, autodistruttivo, roso dal senso di colpa. Mostra ancora un indomito coraggio Matt, ma non nel saltare da un palazzo all’altro di Hell’s Kitchen o nell’affrontare un ostico avversario più forte di lui. Questa volta il coraggio sta nella volontà di mettere un punto a un esistenza di psicodrammi e infinito dolore, e avere il coraggio di ripartire, non facendosi spaventare dagli incubi che hanno funestato il suo passato e di tornare a sorridere alla vita. Waid tuttavia si chiede: ma è realmente possibile per Matt mettere alla porta il suo passato? La risposta è chiaramente “no”. Il passato per lui, come per qualsiasi altra persona, è un vivo spettro che continua a serpeggiare e gli scheletri (veri e metaforici) torneranno a chiedere un conto salato al nostro Diavolo custode. Questo ciclo è profuso di quel senso di rinascita spirituale che solo Miller è stato in grado di conferire con Born Again, una di quelle letture che fanno bene all’anima dei lettori.

Un esempio perfetto per comprendere la qualità e il tono di storie di questo ciclo di Mark Waid è Daredevil vol. 3 #7 (l’albo è anche stato premiato con il Premio Eisner 2012 come Miglior numero singolo e questo non sarà l’unico Premio Eisner raccolto dalla run). C’è umorismo, ci sono i classici problemi da eroe, le due facce di Matt Murdock, le tematiche sociali, soluzioni grafiche accattivanti e uno storytelling di altissimo livello. Ogni anno, nel periodo natalizio, Matt porta in gita gli studenti della scuola di Cresskill con problemi e che provano ansia per il mondo esterno. Una tempesta di neve, un incidente in autobus e la necessità di portare i ragazzi in salvo costringono Matt a lasciar spazio al suo alter ego. La difficoltà per Matt in tutto l’episodio è quella di continuare a mantenere alto l’entusiasmo suo e dei ragazzini e non farsi spaventare dai demoni interiori e dalla paura di fallire. La vita di Matt è stata essa stessa un incedente negli ultimi anni ma alla fine saranno proprio i bambini a salvare l’eroe, quasi che lo sceneggiatore Mark Waid ci voglia suggerire che nei momenti duri bisogna legarsi alle persone care perché proprio queste possono aiutarci a rialzarci: nessuno si salva da solo. Questo è un messaggio importantissimo in virtù di un eroe solitario come Matt Murdock, che ha finito per allontanare tutte le persone care a causa di una vita di violenza e morte.

L’altro merito di Waid è di affrancare Daredevil dall’essere solamente eroe di quartiere (lontano dall’estremizzazione di lavori come per esempio Devil: Padre di Joe Quesada), di connetterlo all’intero tessuto del Marvel Universe e di aver introdotto la bella Kirsten Mcduffie, il nuovo vice procuratore distrettuale, personaggio dallo spiccato carisma e che ogni lettore finirà per amare.

Appare chiaro come per lo sceneggiatore Mark Waid questo ciclo abbia rappresentato una seconda giovinezza, accolto con estremo fervore da pubblico e dagli addetti ai lavori, e mostrato ancora una volta un viscerale amore per i personaggi classici del filone supereroistico statunitense.

Da non sottovalutare inoltre i meriti di un comparto grafico di altissimo livello che ha visto in Paolo Rivera, Marcos Martin, Mike Allred e Chris Samnee le proprie stelle. Nonostante quest’ultimo spicchi per gran parte del ciclo, grazie alle sue matite dal tratto molto classico, ma al contempo fresco e adatto alla narrazione di Waid, nei due cartonati attualmente editi da Panini, la parte da padrone la fanno Paolo Rivera, col suo stile classico e plastico, e Marcos Martin, col suo tratto leggero e con la sua composizione virtuosa della tavola (e mostrando una certa influenza dai lavori di Gianni De Luca).

Insomma lettori e lettrici, il Diavolo è tornato.

Daredevil #1: Giustizia Cieca
Paolo Rivera, Mark Waid, Marcos Martin, Joe Rivera
Marvel Italia, aprile 2016
144 pagine, cartonato, colore – € 14.00

Daredevil #2: Cuori nelle tenebre
Paolo Rivera, Mark Waid, Kano, Khoi Pham, Emma Rios
Marvel Italia, ottobre 2016
136 pagine, cartonato, colore – € 12.00

 

La Marvel annuncia tre nuove testate per il “Daredevil Universe”

Oggi durante l’evento della Diamond dedicato ai rivenditori al MCM London Comic Con, David Gabriel, il vice-presidente della Marvel, ha annunciato tre nuove testate: Elektra, KingpinBullseye.

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Le nuove serie cominceranno a Febbraio e, assieme a Daredevil, andranno a formare un sotto universo narrativo, con una continuity incrociata tra gli albi, dedicato al Diavolo Rosso. Si vocifera anche di un futuro inserimento di Iron Fist.

Un Fumetto per l’estate (Parte II): per chi è ancora sotto l’ombrellone

Tesori International 1Giorgio Gionni ci consiglia: I primi due volumi di Tesori International (Panini Comics/Disney)

Don Rosa nel mondo disneyano è un marchio di fabbrica riconosciuto.
E se vi dicessi che la sua saga più famosa è stata raccolta in due comodi volumi?
Tesori International, distribuita da Panini, è l’edizione definitiva della storia del papero più ricco del mondo, ovvero Paperon De’ Paperoni (Scrooge Mc Duck).

Il primo volume, suddiviso in dodici capitoli,  racconta la nascita della fortuna di Paperoni a partire dalle origini del Clan De’ Paperoni.  Quest’ultimo talmente potente da ergere un castello su una collina impraticabile, fino alla decadenza e all’esilio per colpa di un Mastino.

Per il suo decimo compleanno, Paperone riceve in regalo un kit da lustrascarpe. L’intenzione del padre è quella di far capire al figlio il senso degli affari e i suoi aspetti positivi e negativi: mai però avrebbe potuto immaginare che da quel primo Decino guadagnato lustrando stivali sarebbe comincia una cavalcata trionfale. Il secondo volume di Tesori è complementare al primo ed è altrettanto interessante e appassionante.

Questa saga è un buona lettura sotto l’ombrellone  per riscoprire un personaggio burbero, avventuroso e taccagno.

Buio in SalaGiacomo Giorgi consiglia: Il buio in sala di Leo Ortolani (Bao Publishing)

Per chi passava le vacanze in una località marittima come me, la parola mare ha sempre avuto tanti significati impliciti che vanno sempre oltre il semplice “sabbia/gabbiani/mucillagine/zanzare”.
Mare da sempre significa anche Cinema d’Estate: arene marittime che ripropongono film della passata stagione, o in qualche altro caso, con un colpo di coda in agosto, qualche anteprima dei film in uscita a settembre.
Ecco perché l’unico volume che mi sento di consigliarvi per questa estate è: Il buio oltre la sala del mitico Leo Ortolani.
Dopo il grande successo riscosso sul blog delle sue recensioni a fumetti, la Bao ha colto la palla al balzo e le ha raccolte in un corposo volume venduto da Feltrinelli (anche se si trova anche nelle fumetterie popolari).
Risate garantite per il classico sguardo dissacrante di Ortolani nei confronti del cinema odierno, dove sembra nessun film possa soddisfare l’incontentabile autore, il quale causticamente non manca di ricordarci tutti i difetti dei lungometraggi appena usciti e non.
E non sono solo film di supereroi, badate bene.
Insomma una lettura consigliata a chi tiene a dire che “I primi Rat-Man erano meglio”, visto che questo volume ne ricalca la formula, a chi pensa che “I film della Marvel sono tutti scemi”, ma anche a tutti gli altri.
Come bonus, se non vi bastasse, esce in edicola edito da Panini la riedizione a colori di “RATTO!”, parodia filosofica di Rambo che ha come protagonista il Rat-Man nazionale, aggiungetelo al volume di cui sopra e avrete un’estate già piena di ottimi fumetti!

YaxinMaurizio Vannicola consiglia: Yaxin di Dimitri Vey e Man Arenas (Bao Publishing)

Poco conosciuto al pubblico della Nona Arte, Yaxin è un’opera proveniente dalla casa editrice francese Soleil dalla linea editoriale Metamorphose diretta da Barbara Canepa.
I protagonisti della storia sono Gabriel, un giovane fauno, e la sua curiosità. Le sue numerose domande troveranno risposta nei dialoghi sibillini del grande mago Merlino. Insieme vagano in un modo onirico popolato da fate, spiriti e personaggi misteriosi.
I dialoghi di Dimitri Vey, leggeri e scorrevoli, rendono tutta la storia poetica e sognante, i disegni del bravissimo Man Arenas sono delle stupende illustrazioni, ogni vignetta è una tavola a sé per la maestria con cui è realizzata e aiutano il lettore a immergersi in questa favola fantasy. L’edizione italiana ha un’ottima qualità sia di stampa che di rilegatura e impreziosiscono maggiormente l’opera. Un piccolo gioiellino passato un po’ in sordina pubblicato nel 2014 dalla Bao Publishing ma tutt’ora disponibile in libreria. Yaxin sarà una piacevole lettura in questa afosa estate, lasciatevi rinfrescare dalle atmosfere briose e frizzanti di questo magico racconto.
DaredevilValerio Spinelli consiglia: Daredevil #1Giustizia Cieca di Mark Waid (Panini Comics)
È estate, ma avete passato gran parte del resto dell’anno con la tentazione continua di cambiare i programmi della serata per vedere le vostre serie preferite? Ringraziate l’emittente Netflix per averci regalato due stupende stagioni del serial Daredevil che vi hanno fatto appassionare alle vicende del Diavolo Custode di Hell’s Kitchen?
Che siate i più grandi esperti del personaggio creato da Stan Lee e Bill Everett o che siate dei neofiti, Panini Comics ristampa in Daredevil #1 – Giustizia Cieca le prime sei storie del ciclo scritto da Mark Waid tra il 2011 ed il 2015, una delle migliori gestioni del personaggio negli ultimi quindici anni e vincitrice di quattro Eisner Awards. Waid ha il grande merito di staccarsi da molte delle storie passate che intrappolavano il personaggio in scenari cupi e noir, fatte di cadute sempre più profonde, prendendo le atmosfere pop che caratterizzavano il Daredevil pre-ciclo del ’79 di Miller, e mischiandole con quel senso di rinascita spirituale eroica tipica del personaggio, per restituirci un Matt Murdock meno tetro e quasi più spensierato nel modo di intendere la vita, sebbene gli scheletri dell’armadio (e non solo quelli metaforici) siano pronti a tornar a bussare alla vita del giustiziere. A questo va aggiunto un comparto grafico di altissimo livello, che ha visto in Paolo Rivera, Marcos Martin e Chris Samnee le proprie punte di diamante.
Insomma in attesa di ritornare alla vostra quotidianità (e alle giornate scandite dalle nuove puntate di Game of Thrones o Narcos), fate un salto nei profumi e nei suoni nella New York del nostro vigilante mascherato.
Kongou BanchouValerio Carradori ci consiglia: Kongou Banchou di Suzuki Nakaba
Diciamocelo: sotto l’ombrellone ci vogliono letture veloci e d’intrattenimento, che ti facciano divertire, ridere ed emozionare. Qualcosa da leggere in rapidità tra la ricerca del parcheggio vicino alla spiaggia e il bagno in mare o nel mentre che si aspetta di digerire la pizza sotto l’ombrellone per poi tuffarsi in acqua. Kongou Banchou è il manga ideale: disegnato e sceneggiato da Suzuki Nakaba (famoso in Italia per il manga The Seven Deadly Sins), l’opera è un mix di azione, combattimento, comicità e dramma. Prendete Dragonball, Le bizzarre avventure di Jojo, Stardust Crusaders, Sun Ken Rock, Dr Slump & Arale, mixate tutto e otterrete Kongou Banchou, ovvero uno shonen pieno pugni, scontri, tecniche impossibili e buoni sentimenti, con una buona dose di idiozia.
La storia del manga non può essere che la più classica storia-pretesto per mostrare combattimenti: Akira Kongou è un ragazzo fortissimo e muscolosissimo (ma dall’animo puro e candido) che ha come principale obbiettivo quello di distruggere il “ Progetto dei 23 Distretti”, ovvero un progetto criminale volto alla conquista del Giappone: ognuno dei 23 distretti, rappresentante un’area specifica giapponese, è comandato da un potente “Banchou” (criminale, teppista) che mira ad ottenere con la forza il controllo sull’intero suolo giapponese, combattendo e sconfiggendo gli altri 22 banchou. Fine, niente di più semplice e al contempo niente di più divertente ed emozionante. Suzuki Nakaba, col suo stile di disegno dinamico e potente, nonché curato e dettagliato, trasforma ogni combattimento nella più epica e colossale battaglia mai stampata su pagina, ogni azione è “pompata” ed estremizzata per sorprendere il lettore ad ogni vignetta. Un concentrato di testosterone divertente e veloce, perfetto per letture al riparo dal caldo.
Capitan JackEnrico Farnedi invece si diverte a darci più di un consiglio:

Considerato che di far ferie nel mio caso non se ne parla ancora per un po’, ecco qua alcuni fumetti per evadere e rinfrescarsi un po’.

Il primo è L’imbattibile Squirrel Girl, di Ryan North ed Erica Henderson, una bombetta di umorismo e azione. Lo sceneggiatore della serie regolare di Adventure Time (anche questo super consigliato) è l’unico motivo che mi ha spinto a comprare di nuovo qualcosa marchiato Marvel dopo (boh?) quindici anni. C’è da ridere, ma c’è anche una solida trama e personaggi a cui ci si affeziona subito.

B.P.R.D, ovvero le avventure del dipartimento a cui apparteneva il fu Hellboy. Sia la serie regolare che gli spin off sono gioielli deliziosi di invenzione, mostri, fine del mondo e tutto quello che serve in un fumetto. Mi manca un po’ la matita di Guy Davis ma lo staff artistico è di livello altissimo.

SOIL di Atsushi Kaneko. In realtà sto barando, perché ho letto solo il primo numero mesi fa e sono impazzito di gioia. Corso in fumetteria a comprare tutti i numeri usciti fino a quel momento ho scoperto che il numero 2 non era stato ancora ristampato e al momento mi trovo in stand by, idrofobo e sbavante, ma son convinto che non sarò deluso.

In tema di webcomic, se masticate l’inglese andate su panelsyndacate.com e compratevi i due volumoni di The Private Eye, scritto da Brian K. Vaughan e disegnato da Marcos Martin. Tutto quanto a offerta libera, per cui in teoria potreste scaricare il tutto senza spendere un soldo, ma non siate tirchi, che ne vale la pena!

Non è estate senza il Texone, quindi consiglio Capitan Jack, con la solida sceneggiatura di Tito Faraci impreziosita dai pennelli BOMBA di Enrique Breccia. Dopo L’ultima frontiera di Nizzi e Parlov (recuperarlo subito, se non l’avete letto!) è forse il mio preferito.

Finisco con un classico, Jeff Hawke, forse uno dei migliori fumetti di fantascienza mai prodotti. Andate a cercarlo su eBay o in qualche mercatino: il ritmo delle strisce quotidiane è serrato (sono svenuto più volte tentando di leggere Steve Canyon di Caniff, per esempio, qui no), le storie sono avvincenti e intelligenti e c’è quel senso di meraviglia che non deve mancare mai, non solo nella fantascienza, ma nella vita.

In estate è tempo di riletture e, visto che sono indeciso fra Storia del West, una serie qualsiasi di Adachi e l’opera omnia di Attilio Micheluzzi, devo andare in ferie prestissimo, altroché. Intanto mi rileggo Cowa! di Toriyama, che mette in pace con l’universo.

Netflix e Marvel TV: Luke Cage, Iron Fist e The Defenders annunciati al Comic-Con di San Diego

In occasione del panel dedicato a Luke Cage al Comic-Con di San Diego, Marvel e Netflix hanno voluto presentare le prossime serie del prestigioso progetto inaugurato il 10 aprile 2015 con Daredevil, capace di dare spessore e notorietà al complesso mondo di eroi urbani della Casa delle Idee, mai come in questo momento storico sotto alle luci dei riflettori.

Luke Cage sarà ambientata sei mesi dLuke Cageopo i fatti di Jessica Jones. Composta da 13 episodi, la serie vede nel cast Mike Colter (Luke Cage), Mahershala Ali (Cornell “Cottonmouth” Stokes), Simone Missick (Misty Knight), Theo Rossi (Shades), Frank Whaley (Rafael Scarfe), Rosario Dawson (Claire Temple) e Sonia Braga (Soledad Temple). Cheo Hodari Coker ha scritto i primi due episodi ed è produttrice esecutiva assieme a Jeph Leob,vice presidente esecutivo di Marvel Television e showrunner della serie.

Questa la sinossi ufficiale dello show:

Dopo che un esperimento lo dota di super forza e una pelle indistruttibile, Luke Cage diventa un fuggitivo e cerca di ricostruire la sua vita nella Harlem moderna, a New York City. Ma viene costretto a uscite dall’ombra quando si ritrova a combattere una battaglia per salvare il cuore della sua città e ad affrontare il passato che aveva cercato di seppellire.

La stagione integrale di Luke Cage verrà lanciata sul servizio di streaming in tutto il mondo, Italia inclusa, il 30 settembre. Ecco a voi il primo trailer:

Ecco il primo teaser poster di Iron Fist e il trailer, la serie con Finn Jones in uscita nel 2017, che seguirà il supereroe ed esperto in arti marziali Danny Rand nel suo ritorno a New York dalla mistica città di K’un-L’un:

La Marvel descrive così la serie su Iron Fist che, vi ricordiamo, avrà come showrunner Scott Buck:

Tornato a New York City dopo essere sparito per anni, Daniel Rand combatte contro i criminali che corrompono la città con le sue incredibili doti nell’arte del kung-fu e l’abilità nel richiamare l’incredibile potere del Pugno d’Acciaio.

Il cast di Iron Fist è composto da Finn Jones (Danny Rand), Jessica Henwick (Colleen Wing), Jessica Stroup (Joy Meachum), Tom Pelphrey (Ward Meachum), David Wenham (Harold Meachum) e Carrie-Ann Moss che riprenderà il suo ruolo nei panni di Jeri Hogarth. La serie arriverà nel 2017. Finn Jones farà il suo debutto nel finale della prima stagione di Luke Cage che debutterà venerdì 30 settembre su Netflix.Iron Fist

È ufficiale inoltre che Daredevil avrà una terza stagione. Ad annunciarlo è sempre Jeph Loeb durante il panel di Luke Cage al Comic-Con di San Diego. Non sono stati annunciati dettagli ulteriori, anche se possiamo immaginare che le riprese si terranno l’anno prossimo.

Chiudiamo questo poker di succose news con forse quella più importante e che tutti aspettavamo: l’annuncio de The Defenders. Per ora della la miniserie crossover che vedrà Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist tutti insieme per combattere la minaccia più grande di sempre(vedremo il ritorno della letale setta di assassini della Mano?) del logo/titolo animato con tanto di sottofondo musicale di ‘Come As You Are’ dei Nirvana:

Netflix ordina una serie dedicata al Punitore

Stando a Entertainment Weekly Netflix ha messo in cantiere uno spin-off della seconda serie di Daredevil dedicato a Punisher. Rivedremo quindi Jon Bernthal nei panni di Frank Castle nello show diretto da Steve Lightfoot.

Punisher

Si tratta della quinta serie Netflix dedicata ad un personaggio Marvel dopo DaredevilJessica Jones e i prossimi Luke Cage e Iron Fist. Ancora non si sa se il Punitore comparirà nella miniserie The Defenders che vedrà riuniti tutti i personaggi Marvel/Netflix.

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Netflix ha anche postato un teaser su twitter

 

 

Daredevil – Teaser Trailer per la seconda stagione

Diversamente da quanto si vociferava la seconda stagione di Marvel’s Daredevil non uscirà in contemporanea con Batman vs Superman.

Daredevil

Netflix ha messo on-line il primo teaser  annunciando l’uscita per il 18 Marzo, e non il 25.

Confermati Charlie Cox (Matt Murdock) , Deborah Ann Woll, Elden Henson e Rosario Dawson ai quali si uniranno Jon Bernthal nel ruolo del Punitore, Élodie Yung in quello di Elektra e Stephen Rider come Blake Tower.

Frank Miller boccia l’Elektra nel Daredevil di Netflix

Dopo una prima fortunata stagione su Netflix nel 2016 vedremo il ritorno di Charlie Cox nei panni di Matt Murdock: meglio noto come il giustiziere mascherato di Hell’s Kitchen Daredevil.

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Per la prima volta sullo schermo vedremo anche il Punitore (Jon Bernthal) e Elektra (no, quei film a cui state pensando non sono mai esistiti!). Quest’ultima è stata al centro di uno scambio di battute tra Frank Miller, il creatore di Elektra, e i suoi fan durante il Comic Con Experience in Brasile.

Sebbene Miller non abbia visto la prima stagione del Daredevil Marvel/Netflix, dichiara di non aver gradito l’adattamento del personaggio che ha curato per tanto tempo e che lo ha proiettato nell’olimpo dei Maestri del Fumetto mondiale.

Miller sembra essere stato particolarmente duro con Elodie Yung come interprete di Elektra Natchios dichiarando: “possono chiamarla come vogliono ma quella non sarà la vera Elektra” l’autore ha poi aggiunto: “sì, io sono suo padre”