Comics&Science

The Light Issue: Zerocalcare a Trieste

La filosofia di Comics&Science è semplice: raccontare storie belle e interessanti, che divertano e incuriosiscano il lettore, spingendolo ad approfondire argomenti scientifici avanzati.

Andrea Plazzi e Roberto Natalini introducono così il secondo numero del 2018 della pubblicazione CNR che ha definitivamente sdoganato la divulgazione scientifica a fumetti in Italia. E sta provando a farne uno strumento efficace e diffuso di divulgazione culturale.

Il frutto del viaggio a Trieste, nella struttura di Elettra, il sincrotrone italiano, è un numero ricchissimo di fisica di frontiera, di esperimenti e nozioni per niente intuitivi. Con la  solita cura messa negli aspetti scientifici e la capacità del fumetto di tradurla in disegni e storie del tutto comprensibili.

L’attenzione del big del fumetto italiano coinvolto in questo numero è stata maniacale (ne abbiamo parlato nella presentazione che abbiamo già pubblicato). Infatti dopo aver ammesso che è territorio suo per fare bella figura davanti agli editor, in realtà mostra qualche perplessità.

Il reportage pubblicato sul sito divulgativo della SIMAI è esplicativo e approfondito e le foto, molte delle quali riportate anche nei redazionali scientifici del cartaceo, ci mostrano un Michele Rech attento e preoccupato come il suo alter ego grafico.

E la stessa attenzione scientifica si trova, come al solito, negli editoriali e nel materiale della nuova pubblicazione.

Il main course è il racconto di Zerocalcare della visita a Elettra, accompagnato da tre strani personaggi, due dei lemuri protagonisti di Madagascar e SailorMoon (d’altra parte siamo abituati agli alter ego).

Con la solita efficacia.

Tra le battute solo apparentemente ignoranti e i disegni ormai caratteristici, spiega con chiarezza la struttura e il funzionamento di base del sincrotrone. E anche un pochino della fisica che c’è dietro.

Con il fine per niente celato di far appassionare alla scienza. Perché più è grande il mistero, maggiore è l’impegno necessario a svelarlo. E maggiore è la presa che il mistero e la sua soluzione hanno su di noi.

Fine che emerge in modo esplicito alla conclusione della storia. Ed è un po’ il fine di tutti i fumetti dedicati alla scienza, non solo di quelli di questa serie.

Il fumetto, soprattutto se ben fatto, diventa veicolo forse imprescindibile per interessare il lettore a questi argomenti. Specie in una società disattenta come questa, in cui i giornali e i media seri finiscono con l’inseguire il pubblico scendendo in una spirale al limite dell’indecenza. Mentre i comics possono accendere l’attenzione su temi non banali.

La forma della facility di Trieste, gli elettroni, le linee del sincrotrone, le possibilità di ricerca vengono narrati con efficacia.

L’enorme anellone sdraiato origina dallo Stargate, con una citazione che i più giovani forse faticheranno a comprendere. Le particelle (elettroni) sono rappresentate con un aspetto che è a metà tra i neurotrasmettitori di Siamo fatti così e i rattodonti di Bone (ops, ho spoilerato?). Il tutto arricchito anche da citazioni coatte, come nelle corde di Zerocalcare.

Tutto serve a far conoscere una realtà nazionale che porta avanti la ricerca di base e di punta da oltre trenta anni, di cui peraltro non molti sono a conoscenza. Come ignoriamo che il nostro paese sia stato lungamente all’avanguardia, da ADA, ad ADONE, fino a DAΦNE, salvo poi perdersi un po’ quando altri paesi hanno messo a disposizione denari per ordini di grandezza ben maggiori. Perché comunque quella del sincrotrone è una storia quotidiana di lavoro, di raccolta dati, di analisi, di rendere usuale una cosa che usuale non è.

La gente ce lavora qua, mortaccivostri. Mica stiamo a Gardaland

protestano i ricercatori quando la strana spedizione guidata da Roberto “Julien” Natalini attraversa (bloccando la fila) i cancelli del centro di ricerca.

Certo non è l’unico o il più grande dei sincrotroni, basti pensare al ben più famoso LHC del CERN (che in realtà ha altri scopi scientifici), o ad ESRF a Grenoble. Ma è l’occasione di far vedere che anche il nostro paese, nonostante l’ormai atavica mancanza di fondi per la ricerca, è all’avanguardia. E lo è da anni. E lo è in tanti campi.

Il titolo del numero The light issue fa riferimento al fatto che è con la luce che si fa scienza. La cosiddetta luce di sincrotrone, cioè la radiazione continua prodotta da questo tipo di fenomeni subatomici negli acceleratori (ovviamente è spiegato benissimo nei disegni e nei redazionali). Ma anche la luce del FEL (free electron laser) la luce pulsata a femtosecondi (1 milionesimo di miliardesimo di secondo!) che sta avendo moltissime applicazioni dirette. Quella di Elettra a Trieste si chiama FERMI.

E a partire dalla luce vengono approfonditi temi tecnici e scientifici. Dalle stesse persone che compaiono nella strana foto di gruppo. Tutta gente che Zerocalcare incontra a Trieste.

Andrea Lausi e Roberto Visintini sono gli autori del primo articolo tecnico. Spiegano in modo chiarissimo la fisica di queste sorgenti luminose, i risultati che portano e anche come la comunità scientifica internazionale ne usufruisca.

Mattea Carmen Castrovilli  ci porta per mano a capire perché in realtà non possiamo pensare agli atomi e ai loro componenti come delle semplici “palline”, come ci ha invece abituato il modello di Bohr.

Daniele Catone ci racconta una parte della vita del ricercatore (o dello sperimentale, come lo chiama qualcuno). Che è fatta di turni impossibili, logbook e un gergo al limite dell’iniziazione.

Gabriele Bianchi ci fa capire come la scienza sia precaria. Perché potrebbe bastare un solo esperimento per buttare alle ortiche anni di teoria e di pratica scientifica (come è già successo in passato).

Chiudono il numero i soliti Davide La Rosa e la redazione di Lercio.it.

Insomma un numero che è un vero e proprio manualetto di fisica dei sincrotroni, che viene affrontata da diversi punti di vista, anche quello umano del ricercatore, che spesso si “seppellisce” nelle linee. Perché in queste grandi facilities il tempo per gli esperimenti è dato e va sfruttato al massimo. E che spesso lo fa solo per la passione di far diventare una fessura sul mondo una portafinestra.

Comics&Science – The light issue
CNR Edizioni
52 pag, colore, brossura, € 7

Comics&Science: Light Issue in uscita

Dopo Leo Ortolani, Tuono Pettinato, Alfredo Castelli, Silver, un altro pezzo da novanta del fumetto italiano si cimenta su Comics&Science, The light issue.

Questa volta tocca infatti a Zerocalcare.

Presentato al Festival della Scienza a Genova il 30 ottobre con Giorgio Paolucci, sarà ovviamente protagonista anche al prossimo Lucca Comics&Games.

Stavolta si parla di luce, non di luce qualsiasi, ma di sorgenti di luce avanzate, siano sincrotroni o FEL. Così dopo un viaggio a Trieste tra ELETTRA e FERMI, Zerocalcare scrive e disegna una storia dal titolo Educazione subatomica.

Accompagnano il main dish di questo Light Issue i contributi di Davide La Rosa, Walter Leoni, i soliti ricchi editoriali, e l’edicola di Lercio.it.

In questo nuovo numero dell’ormai ferrea collaborazione tra Symmaceo e CNR, ovvero tra Piazzi e Natalini, la fisica degli acceleratori di particelle e delle cosiddette light sources diventa protagonista.

Insieme a ricercatori e collaboratori dell’Istituto di Struttura della Materia, il numero si concentra infatti sul funzionamento di un sincrotrone (e di un free electron laser), sulla fisica subatomica e sulla teoria quantistica che serve a descriverla, sulle applicazioni (tanto frequenti quanto impensabili) che ormai questi centri di ricerca hanno.

Così si studia la fisica fondamentale, ma, accanto a questa, le opere d’arte, gli alimentari, la struttura tridimensionale delle proteine.

E si riporta quel misterioso oggetto che è il logbook di una linea di sincrotrone.

Maggiori informazioni li trovate nella pagina di questo numero di Comics&Science su MaddMaths.

Il FINAC su Topolino Comics&Science

Il 14 dicembre 1955 presso il CNR di Roma venne inaugurato, alla presenza del presidente Gronchi, FINAC. Acronimo di Ferranti-INAC, dal nome del produttore inglese di macchine calcolatrici Ferranti Ltd (modello Mark I*), e dall’abbreviazione dell’Istituto Nazionale di Applicazioni per il Calcolo. La macchina, progettata dall’Università di Manchester con gente del calibro di Alan Turing, e costruita fino allora in quattro esemplari, fu un passo fondamentale per la storia dell’informatica in Italia.

Storia che avrebbe avuto sviluppi importantissimi soprattutto tra Roma e Pisa.

Grande protagonista della storia è il professor Mauro Picone, vero deus ex machina di questo campo in Italia.

Roberto Natalini, direttore odierno dello stesso istituto del CNR (oggi solo IAC), che prende il nome proprio dal professore, è tra i promotori di Comics&Science e ha scritto a quattro mani con Francesco Artibani una storia ambientata in Italia.

Storia che ha preso spunto dalla notissima e plurisfaccettata figura di Picone, già raccontata in un libro pubblicato dall’Università Bocconi, ma anche in numerosi articoli, i cui riferimenti troviamo qui. E ha voluto mettere al centro la tecnologia, sottolineando come la scienza dura sia indispensabile anche al miglioramento delle condizioni pratiche della nostra vita quotidiana, non solo alla crescita delle nostre conoscenze.

La trama: Topolino e Pippo devono ritrovare il professor Marlin, che, durante una delle sue vacanze temporali, si è perso proprio a Roma nel 1955. Dove si era recato per vedere all’opera il FINAC.

Ma è sparito, così Zapotec invia a cercarlo i nostri cronoinvestigatori preferiti.

In una città eterna descritta in modo fumettisticamente realistico, i nostri eroi “compaiono” nei Giardini del Quirinale. Poi passano davanti alla Fontana di Trevi. Più  tardi, concluderanno uno spericolato inseguimento in Piazza di Spagna, per salutarci dalla Terrazza del Gianicolo. Oltre ovviamente alla sede centrale del CNR che compare diverse volte.

Quindi la visita a FINAC diventa anche un modo per mostrarci una Roma disneyana che fa la sua bella figura. Anche con la sua inconfondibile skyline.

Mentre sullo sfondo vediamo una città meno caotica e forse più poetica (circa 60 anni fa), la storia ci mostra proprio i momenti a ridosso dell’inaugurazione.

E il mistero è legato proprio a quei calcolatori umani che temono di perdere il lavoro perché sostituiti da un computer che fa ben 800 calcoli al secondo!

Uno di loro, Alvise Pallottolier, ha rapito Marlin, con la complicità di altri due, perché lo aveva visto mentre sabotava FINAC.

Nonostante le rassicurazioni di Marlin, infatti, anche uomini moderni e competenti come i calcolatori, si fanno spaventare dal futuro, senza coglierne le opportunità, ma temendo per il proprio lavoro.

Anche in questo, Natalini e Artibani rappresentano bene l’italica atavica inerzia nei confronti dei cambiamenti. O meglio l’incapacità di seguire insieme delle eccellenze che hanno messo il nostro paese sempre all’avanguardia, in moltissimi campi. Si pensi, oltre al calcolo, ad esempio alle esplorazioni spaziali. L’inerzia dei governanti e della società civile ci hanno fatto sempre perdere il vantaggio che l’ingegno degli scienziati ci aveva procurato.

Topolino, avvisando il visionario professor Picone, alla fine salverà tutto. Il sabotatore viene preso e il FINAC salvato dall’esplosione.

Natalini e Artibani mescolano in modo efficace realtà e fantasia. Tra i personaggi in prima fila, con Marlin e Topolino, manca il presidente Gronchi, forse poco significativo per la storia, ma non mancano  Paolo Ercoli e Roberto Vacca. Il primo grande protagonista della cultura della tecnologia, il secondo famoso anche per il grande pubblico, già prima della fine del secondo millennio, come futurologo.

Picone con Ercoli e Vacca nel fumetto, riconoscibili anche nella foto a sinistra (Ercoli il secondo da sinistra, Vacca con la barba)

Il titolo della storia, Topolino e i numeri del futuro, fa pensare proprio alla possibilità che la matematica e le sue applicazioni siano alla base del progresso dell’umanità. Se è vero che la potenza di calcolo a nostra disposizione sta ormai aumentando a dismisura, anche con l’aiuto di tecniche che mettono in relazione le macchine fra loro, come il cloud computing, vista l’impossibilità di potenziare con la stessa efficienza la singola macchina.

Oggi il telefonino che ciascuno di noi ha in tasca ha una capacità di calcolo miliardi di volte superiore a quella dei calcolatori che tra la fine della seconda guerra mondiale e i decenni successivi hanno consentito scoperte scientifiche importantissime.

Pensiamoci, la prossima volta che lo useremo magari solo per guardare un filmato o giocare.

Perché, se è divertente farlo, possiamo anche renderci utili mettendo a disposizione della scienza le risorse fisiche dei nostri strumenti elettronici. Aderendo a progetti di cosiddetto calcolo distribuito, come BOINC.

Una curiosità, l’uscita della storia ha trovato spazio anche tra le news principali del sito del CNR!

 

Intervista a Claudia Flandoli: dalla biologia ai fumetti

Copertina di "Comics&Science: The Women in Math" dedicato al rapporto fra le donne e la matematica.Abbiamo intervistato Claudia Flandoli, biologa e disegnatrice, che ha lavorato anche con Comics&Science nell’ultimo numero uscito, quello su Donne e Matematica, con una divertente storia sull’E.G.M.O. La recensione di questo, e degli altri numeri, la trovate ovviamente sul nostro sito.

  • Ciao Claudia, dicci qualcosa di te.

Ho 30 anni e vivo a Cambridge da quattro. Ho paura dei cani e l’hobby del cucito.

  • Sei stata immersa nella scienza fin da bambina. Anche io sono un fisico, e forse il buttarsi su mondi fantastici può essere un modo per fare da contraltare all’estremo realismo delle scienze, specie quelle dure… Per poi accorgersi, almeno nel mio caso, che alla fine la scienza torna sempre. E in qualche modo anche i fumetti 🙂 Ti sei data ai fumetti anche un po’ per reazione? Oppure la passione per la scienza e l’arte sono andate di pari passo?

Più la seconda credo. Fino all’università sono stata solo una lettrice (dei fumetti, soprattutto di comic strips), poi un giorno ho incontrato in rete i fumetti di Elisabetta Decontardi, in arte Deco, che scrive la striscia Inkspinster. Me ne sono innamorata a tal punto che ho iniziato a immaginarmi la mia quotidianità con lo stesso stile narrativo. Pian piano l’ho messo su carta e poi su Internet spronata da un amico che credeva molto in me. Raccontare la scienza è venuto naturalmente, studiavo Biologia e quindi parlavo anche di quella. Anche oggi non le vedo come due entità separate, la biologia mi affascina e mi piace raccontarla.

  • In una recente intervista hai parlato del tuo entusiasmo nel disegnare la matematica intendendo, ad esempio, lo studio di funzione. Quindi è assolutamente vero che la rappresentazione grafica è indispensabile alla scienza. Non solo il piano cartesiano, penso a Feynman, alla struttura 3D delle proteine e delle molecole… Cosa ne dici? Pensi che in qualche modo il rapporto tra scienza e fumetto sia solo una evoluzione di questa necessità?

Vedere (anche solo nella mia testa) le cose che studiavo era il primo passo per comprenderle e digerirle. Non credo di essere sola in questo, una volta che si può immaginare quello che si è letto lo si può vedere da più prospettive e capirne i meccanismi, ad esempio quelli molecolari. Credo che il fumetto possa aiutare a dare una prima rappresentazione, poi chi legge elaborerà il contenuto in maniera tutta personale.

  • Nel tuo sito, nella parte intitolata science illustrations c’è qualche esempio di struttura secondaria delle proteine o di altre illustrazioni (a sfondo biologico, fisico, ecc). Quanto ti senti illustratrice scientifica, avendo anche lavorato con Zanichelli? Da sempre grandi illustratori si sono dedicati al lavoro su scienza e tecnologia, basti pensare alle illustrazioni dell’Enciclopedie. Ti senti un po’ sulla falsariga di questa tradizione? A cosa è dovuto questo legame che si sta stringendo sempre di più?

Ho iniziato grazie alla mia tesi di Laurea Magistrale, quando ho sviluppato un codice visivo per la rappresentazione tridimensionale delle proteine. Ho scelto questo progetto per finire i miei studi unendo tutti i punti del mio percorso di formazione. Un professore della mia università mi ha segnalata a Zanichelli che mi ha chiamata una settimana dopo la laurea. Non avevo pensato di intraprendere questa strada, ma perché no? Ho disegnato con loro un libro di biologia per le superiori e improvvisamente avevo un portfolio ricco di illustrazioni scientifiche che potevo mandare a istituti di ricerca e riviste. A oggi faccio questo genere di lavoro con ricercatori qui di Cambridge, mi piace perché mi mantiene in contatto con il modo in cui si studia la biochimica.

  • Abbiamo intervistato recentemente anche Bruno Codenotti, con il quale hai lavorato da poco. Come ti sei trovata con lui? Ci racconti qualche aneddoto?

Bruno è una persona divertente e pazientissima, è un piacere lavorare con lui. Ha un po’ avuto la sfortuna di essere uno dei primi a lavorare con me, beccandosi tutta la mia timidezza e ritrosia a parlare in pubblico. Adesso sono un po’ (poco) più abituata, ma la prima volta che abbiamo presentato il libro mi sono nascosta dietro al proiettore e mi sono rifiutata di parlare: insomma, faceva prima a portare un cartonato della mia faccia con sé, sarebbe stato più di compagnia!

  • Nell’intervista con Alice Milani su Comics&Science avete parlato dei rispettivi genitori (quelli della Milani li ho avuti anche come docenti oltre venti anni fa, n.d.r.). Hai mai proposto, ad esempio, a tuo padre o ai suoi colleghi, di lavorare insieme a un progetto? Cosa dicono degli scienziati così “duri” di questa commistione fra scienza e disegno? Magari vi invidiano anche un po’…

Chissà! So che alcuni colleghi/amici dei miei genitori leggono i miei fumetti, anzi sono stati fra i primi lettori fedelissimi, che si compravano tutto quello che pubblicavo. Però non ho mai lavorato con loro, io tendo a proporre poco anche perché di matematica non saprei cosa suggerire, e di biologia scrivo per conto mio (anche se non mi dispiacerebbe lavorare con scienziati a qualche progetto!).

  • La divulgazione scientifica è diventata cruciale in un mondo in cui diventa sempre più necessario rendere la complessità alla portata di tutti. Pensi che ci sia una sorta di semplificazione eccessiva nel passare per i fumetti? O che effettivamente aiutino a stimolare la curiosità?

Io credo che la divulgazione abbia il ruolo di dare un’idea della meraviglia che sta dietro a certi concetti scientifici. Non si può pretendere che spieghi quanto un libro di testo, perché non viene fruita a una scrivania con un evidenziatore in mano. Intendo che per acquisire la complessità bisogna studiare, e studiare richiede una concentrazione e uno sforzo diverso dalla lettura sul divano. O almeno, questo è vero per me! Quindi – secondo me – la divulgazione deve farti scoprire che esistono questi concetti e darti un’idea di cosa trattano e di che cosa comportano, dare spunti di riflessione, farti vedere le cose da un altro punto di vista. Andare troppo nel dettaglio sarebbe come farti immergere in pochi secondi a 300 metri sotto l’acqua, ti parte un embolo di sicuro.

  • Ho la sensazione, a volte, che il fumetto, per quanto più rapido della parola scritta, sia un linguaggio ancora troppo “lento” per i giovani di oggi. Quali sono le tue sensazioni? Adolescenti e giovani si lasciano attirare dai fumetti in generale e in particolare dai fumetti scientifici?

Forse sono troppo romantica, ma penso che i giovani d’oggi siano come i giovani di ieri, solo con un mondo diverso attorno. E quindi credo che ci siano ragazzi e ragazze che hanno voglia di leggere fumetti e altri che preferiscono fare altre cose o apprendere in modo diverso. Ma questo è stato vero sempre, non penso sia frutto del mondo odierno.

  • Il tuo blog in realtà parla della tua vita, poco di scienza… ( ti nascondi dietro ai tuoi personaggi anche se c’è una bellissima foto di te e Alice Milani a Milano al CampusParty). È davvero un “diario di viaggio”. La scienza, dopo gli studi di biologia, sembra quasi uscita dalla tua vita quotidiana… È diventata una cosa di lavoro? Al di là del lavoro sui fumetti a sfondo scientifico, quanto la scienza è ancora parte della tua vita?

Mi diverte questa domanda perché racconta più di come vengo percepita dall’esterno che di come mi vedo io! Non ho un modo cosciente di rapportarmi con la scienza, ma di intendere lo scrivere fumetti sì. Per mio interesse leggo/guardo spesso cose di scienza, su riviste, libri, canali youtube, però per parlarne io in prima persona queste cose le devo studiare, e il mio blog lo faccio nel tempo libero, mi prenderebbe troppo tempo scriverci di scienza: per fare un articolo di cose scientifiche studio per giorni su quell’argomento, e anche lo storyboard deve essere strutturato bene per spiegare le cose in passaggi chiari. Insomma, il mio blog è un po’ la versione fumettistica dello stravaccarsi sul divano, lo faccio per divertirmi e per rilassarmi, e quindi racconto di cose che mi succedono e che penso possano divertire anche chi capita sulla mia pagina.

  • Esperienze come quelle del CampusParty sarebbero state impossibili senza questo connubio tra scienza e disegni, sei d’accordo?

Più che d’accordo. In realtà ho il dubbio che senza aver studiato biologia non avrei mai iniziato a lavorare, sicuramente mi ha dato una nicchia in cui svilupparmi in cui avevo poca concorrenza.

  • Storie a fumetti “non di scienza”. Quale ti è piaciuto disegnare di più? Quali argomenti e quali storie vorresti affrontare? Quali sono i progetti nell’immediato?

Considero l’ultimo fumetto fatto per Comics&Science non di scienza vera e propria, è più una storia di quattro amiche, e mi sono divertita tantissimo a scriverla e a disegnarla. Continua a divertirmi il fumetto che scrissi per Donna Moderna sulla regina Elisabetta e i miei post del blog di quando ancora stavo facendo la tesi.

Mi piacerebbe un giorno scrivere storie per ragazzi. Da bambina leggevo tantissimo, e ancora ricordo quanto mi facevano sognare le storie in cui mi immergevo. Quindi vorrei sapere inventare mondi in cui altri ragazzi possano voler vivere nella loro testa.

  • Quali sono i tuoi “scienziati” preferiti? E i tuoi “fumettisti”?

Mi emoziona la storia di Mary Anning, perché ha avuto delle intuizioni incredibili di paleontologia. Come abbia fatto a capire cosa stava trovando rimane per me un mistero. Poi mi sta simpatico Mendel: me lo immagino sereno e paciocco a seminare le sue piante e a rivoluzionare il modo in cui ci conosceremo.

Di fumettisti che mi ispirano e invidio e odio perché sono più bravi di me ne ho troppi: Watterson, Beaton, Fior, Ziche, Boulet, Lust, Zerocalcare, Vives, Collins, Bagieu, Pearson, Sattouf, Pedrosa, e tanti altri.

  • Marzullianamente: quale domanda ti aspettavi e che non ti abbiamo fatto? (anche perché l’intervistatore non è che sia proprio esperto) Rispondici anche, of course…

Non avevo aspettative per la verità, ma credo che tu mi abbia chiesto un po’ di tutto!

  • Beh, sei già stata nelle Marche, visto che hai studiato a Urbino. Noi siamo un po’ più a SUD, ma ti aspettiamo, di certo per parlare di Scienza a fumetti 🙂

Certamente!!

Un grazie di cuore a Claudia Flandoli e un “a presto” per chiacchierare ancora!

Le donne nella matematica: cosa ne dicono i fumetti

L’argomento della presenza delle donne nella scienza (in particolare nella matematica) è diventato ormai di interesse mondiale. La parità nell’accesso alle cosiddette STEM (Science, Technology, Engineering, Maths) è ormai argomento che i maggiori enti scientifici hanno preso a cuore. Al punto che esiste anche una Associazione per le Donne in Matematica (AWM) con sede in Virginia e oltre 5000 soci in tutto il mondo.

E anche nel mio mestiere di docente c’è grande attenzione a fare in modo che le ragazze non vengano in qualche modo sfavorite o discriminate nella scelta della carriera futura, in particolare se è scientifica.

In principio fu Ipazia, poi Ada Lovelace, fino ad Amalie Noether.

Tutte loro, insieme a Dante Alighieri (!) e a Sofia Kovalevskaya, grande protagonista di questo numero, compaiono nel fumetto di Claudia Flandoli. Nel quale tutte insieme, con la guida del sommo poeta, si recano a Firenze per l’EGMO: Olimpiade Europea di Matematica per Ragazze. L’edizione del 2018 si è tenuta proprio in Italia, e le quattro matematiche che hanno segnato la storia sono in viaggio tra esercizi di allenamento e siti per nerd un po’ secchioni. E per riuscire a mangiare nell’ostello in cui soggiornano devono trovare il codice per aprire la cucina avendo a disposizione quelli delle loro stanze.

Così la nostra biologa fumettista preferita si diverte (sembrerebbe non poco) nel trasformare in adolescenti in ipoglicemia le quattro menti matematiche al femminile più famose della storia.

Il suo stile grafico si dimostra ancora una volta molto divertente e altrettanto incisivo nella narrazione.

La seconda autrice, esordiente tra le recensioni del nostro sito, si è dedicata nella sua breve ma brillante carriera, a storie di donne più o meno importanti, spesso dell’est europeo. E dopo Wislawa Szymborska e Marie Curie, si occupa di Sofia Kovalevska, che, pur giovanissima, ha scritto articoli su diversi campi della matematica. Allieva di Weierstrass, si è occupata del caos, del moto dei corpi rigidi, della dinamica di sistemi complessi come gli anelli di Saturno, fino ai problemi con le equazioni alle derivate parziali. È noto il problema di Cauchy-Kovalevska, spesso associato più al grande matematico francese dell’800, anche se molto più studiato dalla nostra Sofia.

Sono in qualche modo legato a questa seconda autrice, perché ho avuto modo di conoscere i suoi genitori, che sono stati miei docenti all’Università di Pisa. Come emerge anche dalla chiacchierata triangolare tra le due scienziate-fumettiste e la matematica aquilana Barbara Nelli. Tredici tavole disegnate con uno stile molto personale ma regolare. Per raccontare una vita che meriterebbe molto più di queste poche pagine. Come scrive la stessa Milani, e come ci fa intuire Natalini nell’articolo in cui parla della vita della matematica russa.

Oltre alle due (purtroppo troppo brevi) storie a fumetti, il magazine scientifico a fumetti del CNR con gli editoriali si concentra sul rapporto tra donne e scienza, in particolare con la matematica. Fa anche il punto sulla situazione in Italia, sulle figure di donne importanti. Perché se dietro ogni grande uomo, c’è una grande donna, questo è stato vero talvolta anche nella storia della scienza. Basta pensare ai coniugi Curie, o ad Einstein e Mileva Maric.

Concludono il volume i due interventi standard: il fumetto disegnato male di Davide La Rosa, che, parlando dell’harem di Pickering, non riesce fare a meno di qualche luogo comune. E la pagina dei titoli di Lercio.

Ancora una volta il duo Natalini-Plazzi colpisce nel segno, con un argomento di grande attualità, ma altrettanto sconosciuto. Un numero che tutte le ragazze delle scuole secondarie dovrebbero leggere, perché le storie di Ipazia, della Kovalevska, possono essere di grande ispirazione per le donne, che in questo paese ormai primeggiano in molti campi. In quello matematico ancora non lo fanno del tutto perché, forse, non sono indirizzate e stimolate nel modo giusto.

In un mondo che ha dato la medaglia Field per la prima volta a una donna (dal 1936) solo nel 2014, forse anche in questo campo un maggior coinvolgimento del sesso debole (?) ci consentirebbe un passo in avanti. Però le prime a convincersene devono essere proprio le donne.

Comics&Science, Women in math issue
Editore CNR Edizioni – www.edizioni.cnr.it
A cura di Roberto Natalini, Andrea Plazzi
Formato 16,8×24,6 cm, 48 pagine brossurate COL
Prezzo 7,00 Euro

LibrArte: la partecipazione di Dimensione Fumetto

Si è conclusa domenica 3 giugno l’evoluzione della storica Fiera del Libro di Folignano, che quest’anno, arrivata alla ventiquattresima edizione, ha cambiato passo e nome.

Ed è diventata LibrArte, con tante attività per le scuole, ma cercando di portare arte e cultura anche al resto della cittadinanza, in modo più convinto e convincente.

Così, nonostante molti degli spazi usati in passato siano indisponibili per i recenti fatti (terremoto e crollo della struttura integrata), grazie alla collaborazione di tante forze, è venuta fuori una bellissima manifestazione, con laboratori, musica, Street Art (Andrea Tarli e Urca), e Street food.

Dimensione Fumetto ha già partecipato in passato, e anche quest’anno, nonostante la concomitanza con un evento importante come San Beach Comix, dove pure ha contribuito in modo importante, è stata presente.

Tra musicisti di livello nazionale (sabato sera abbiamo apprezzato Lorenzo Baglioni, che ha portato a Sanremo Giovani una canzone sul congiuntivo, e ha pubblicato un album dal titolo Bella prof!) e non solo (domenica splendida performance dei Distretto13), tra presentazioni di libri di tutti i generi, aperitivi teatrali, e lo spettacolo di Pindarico, anche DF ha voluto dire la sua.

Abbiamo presentato la mostra POW! su fumetto e pop art, che ha fatto da sfondo ai laboratori di fumetto dei nostri amici Claudia e Leonardo di Robocake e che è rimasta istallata per tutto il weekend.

Poi il sottoscritto, nella canicola del primo pomeriggio di domenica 3 giugno ha presentato un percorso dal titolo Comics&Science: fare cultura scientifica con i fumetti, facendo il punto su un percorso che in Italia in modo particolare sta avendo interessanti sviluppi. Concentrando l’intervento sul tentativo di diffondere la cultura della scienza usando un medium che arriva facilmente a tutti.

La storia (da Tintin a Watterson alla Disney) e la geografia del rapporto tra scienza e fumetto (Italia, Europa, USA e Giappone), chiudendo con i più recenti studi anche con articoli internazionali sulla comunicazione scientifica attraverso il fumetto (qui un esempio).

Il fumetto sta infatti diventando, grazie all’allargamento del mercato, un medium non più solo di intrattenimento, ma a tutto tondo. E mentre i francesi stanno dando fondo a moltissime produzioni a sfondo storico, che anche in Italia stiamo importando, in tutto il mondo ormai, il linguaggio dei comics è utilizzato per storie con gli sfondi più diversi.

Anche su questo sito abbiamo parlato di fumetti a sfondo sociale, politico, storico, sportivo.

E, dopo i libretti illustrativi e divulgativi (uno per tutti che fece scalpore, Come ti frego il virus, con Lupo Alberto del 1991; con il suo creatore, Silver, abbiamo parlato di Comics&Science in una recentissima intervista) la scienza sta trovando una collocazione ben precisa nel mondo dei fumetti:

  • racconta le storie degli scienziati o delle scoperte scientifiche;
  • diventa sfondo per storie di intrattenimento o fiction;
  • spiega teorie, anche complesse, in modo divulgativo o tecnico (su phdcomics.com ad esempio, trovate un fumetto sulle onde gravitazionali);
  • è diventato uno dei linguaggi e dei mezzi usati dalle istituzioni scientifiche per divulgare i loro risultati, alcuni esempi: ASI, ESA, INAF, NASA…

Abbiamo anche fatto vedere degli esempi di opere: da Comics&Science, alle storie su Topolino, ai libri della Raffaello Cortina; dalle raccolte de I Manga delle Scienze, alla collana I grandi della scienza a fumetti.

Insomma, c’è tanto da imparare…

Bè, se ve la siete persa (la manifestazione, intendo), nella pagina Facebook di Librarte trovate tutte le foto, il programma completo e le iniziative, così l’anno prossimo non avrete scuse, e magari ci ritrovate lì.

DF a Folignano Librarte

Dal 26 maggio al 3 giugno si terrà Librarte, kermesse culturale organizzata dal Comune di Folignano.

Il programma, ricchissimo, vedrà coinvolta anche Dimensione Fumetto in due distinti momenti:

  • l’allestimento della mostra relativa alle tavole Marvel degli anni ’80
  • un intervento dal titolo Comics&Science: fare cultura scientifica con i fumetti, a cura del nostro socio Andrea Cittadini Bellini domenica 3 giugno alle ore 15

Trovate il programma completo della manifestazione sul sito http://www.leggiamounlibroamammaepapa.it/eventi/44-librarte-2018-folignano.html

 

In uscita il nuovo numero di Comics&Science: donne e matematica

Copertina di "Comics&Science: The Women in Math" dedicato al rapporto fra le donne e la matematica.Uscirà a breve, dopo la presentazione alle Olimpiadi Femminili Europee di Matematica 2018, nelle quali peraltro le nostre studentesse hanno avuto risultati lusinghieri, il nuovo numero di Comics&Science, dedicato proprio alle donne nella matematica.

Al femminile anche le disegnatrici delle storie, una delle quali, Claudia Flandoli, ha già trovato posto sulle pagine di Dimensione Fumetto, l’altra è una artista pisana, figlia di un matematico (Andrea Milani) e una fisica (Anna Nobili), che ha già disegnato (e come avrebbe potuto non farlo) la storia di Marie Curie.

In questo numero si racconta del rapporto tra le donne e la matematica (e la scienza più in generale). Un rapporto cruciale e complesso, che si intreccia con le questioni di genere, l’avanzamento delle carriere accademiche e il fatidico “soffitto di cristallo”, l’invisibile barriera che sembra impedire alle donne di salire “più di così” nelle gerarchie lavorative. Femminili sono molte delle presenze su questo numero, compresi i cognomi in copertina: Barbara Nelli, Susanna Terracini e Giada Rossi (insieme a Luigi Bianchi) sono note e in vista nel mondo matematico e divulgativo italiano.

Come è accaduto nei numeri precedenti si affianca un fumetto di stampo biografico  a una storia a sfondo scientifico. Questa volta si racconta di Sofia Kovalevska, pur morendo a soli 41 anni, segnò profondamente l’ultima parte del XIX secolo, ottenendo, prima donna in assoluto, un dottorato in matematica con Weierstrass a Gottinga, una delle università più prestigiose in questo campo, e vincendo diversi importanti premi. Ricordando un po’ la storia di Maryam Mirzakhani, prima donna a vincere la medaglia Fields nel 2014 e scomparsa nel 2017.

Qui trovate la presentazione completa sul sito di maddmaths.

Questa invece è la pagina facebook di Comics&Science, dove potete trovare anche informazioni sugli eventi divulgativi.

Tornate a trovarci fra qualche tempo per la recensione…

Charles Babbage su Comics&Science

Charles Babbage è stato un proto-informatico, perché pensava alla costruzione di una macchina calcolatrice fin dagli anni ’20 del XIX secolo.

È stato sicuramente una figura interessante, che ha lavorato tutta la vita su alcune macchine, e ha incrociato la sua vita con Ada Lovelace, figlia del poeta Lord Byron e nota come l'”inventrice” del primo vero algoritmo pensato per una macchina.

La storia dei due è stata anche protagonista di un graphic novel, ad opera di Sidney Padua, autrice canadese, nominato all’Eisner Award nel 2016 e battuto da Ruins di Peter Kuper.

La storia di Babbage e della sua macchina, i legami con Ada Lovelace, hanno creato intorno a questa storia un vero alone di mistero, a volte non lontano dal sensazionalismo pseudoscientifico che circonda figure che sono assurte a livelli mitologici, come Nikola Tesla.

E bisogna dire che di questo tipo di mysteri Alfredo Castelli se ne intende non poco…

Così non deve essere stato difficile per lui forzare un po’ la mano alla storia, mescolandola con le voci e le più o meno realistiche interferenze (è proprio il caso di dirlo) aliene, creando 20 tavole che starebbero benissimo in un volume del BVZM.

Trovando poi nella matita di Gabriele Peddes un ottimo riferimento grafico.

Così la storia a fumetti che maggiormente caratterizza questo numero di Comics&Science (che recensiamo con colpevole ritardo, dovuto alla nostra fumetteria preferita 🙂 ) lascia un po’ l’amaro in bocca perché è… troppo corta e troppo intrigante per finire in poche tavole (meno di un quarto dei più piccoli mensili Bonelli…)

Ma ci sono tanti aspetti che rendono ulteriormente appetibile questo numero del magazine pubblicato dal CNR.

Oltre a Babbage, Davide La Rosa ci presenta uno dei fisici divulgatori in Italia, quel Paco Lanciano ormai arcinoto al pubblico delle trasmissioni di Piero Angela, che, con il suo fagiano crononauta ci racconta in 10 vignette la storia di Alan Turing, un altro che con le macchine per il calcolo ha avuto non poco a che fare.

Sicuramente un merito del semestrale che ha avuto origine dall’omonima sezione di Lucca Comics è quello, ogni volta, di presentare non solo le relazioni tra scienziati e fumettisti, ma anche delle belle realtà di scienza e di divulgazione di cui il nostro paese dovrebbe andare fiero e che invece sono del tutto sconosciute.

Stavolta si tratta dell’Università di Pisa e della sua storia legata al calcolo e alle macchine elettroniche. Se è vero che a Pisa c’è stato il primo collegamento Internet in Italia, oltre trent’anni fa. Se è vero che a Pisa da oltre 50 anni il CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico), oggi confluito nell’Istituto di scienza e tecnologia dell’informazione, si occupa di calcolo e di macchine che lo facilitano. Se è vero che a Pisa si trova un interessante Museo degli Strumenti per il Calcolo, che fa da sfondo alla nostra storia.

E Babbage e Turing sono l’occasione di ripercorrere la storia del calcolo numerico, a partire dalle calcolatrici (umane), fino alle macchine meccaniche sempre più complesse (per scoprire ad esempio che Enigma non è stata l’unica e la più potente macchina usata nella seconda guerra mondiale).

Storia nella quale l’Italia ancora una volta ha avuto una parte non secondaria.

Ancora una volta Andrea Plazzi e Roberto Natalini colpiscono nel segno. Speriamo che la serializzazione di Comics&Science sia finalmente realtà, perché per gli appassionati di scienza è un modo divertente di approfondire gli argomenti, ed è un modo efficace di appassionare alla scienza gli amanti della Nona Arte.

Archimede in Comics&Science: una recensione storica

Archimede, uno scienziato e un ingegnere ante litteram, noto a tutti gli studenti per aver gridato Eureka! nudo in una tinozza dopo aver avuto la geniale intuizione per risolvere un problema metallurgico al tiranno di Siracusa, e dalla cui emersione è nata l’idrostatica, o per aver inventato le leve e gli specchi ustori.

Archimede, noto agli appassionati di fumetti per aver dato il nome al bizzarro e geniale inventore di Paperopoli.

Quindi forse un perfetto connubio tra scienza e fumetto.

Archimede è il primo scienziato dell’antichità a comparire sulle pagine di Comics&Science, in questo secondo numero del 2017, presentato come ormai tradizione nell’omonima sezione “culturale” di Lucca Comics.

E vi compare per raccontare i contenuti e il ritrovamento del cosiddetto Codice C, o palinsesto di Archimede, di cui ci raccontano nell’interessante e dettagliato redazionale Roberto Natalini e Andrea Plazzi, fautori e prosecutori di questa opera meritoria che sta contribuendo a creare una cultura del fumetto scientifico in Italia.

La storia a fumetti è opera di Giuseppe Palumbo, poliedrico autore lucano, che ha già lavorato su temi storici ai limiti della mitologia ne L’elmo e la rivolta, e che con i suoi disegni acquerellati e di sicuro effetto interpreta la storia del Mistero di Archimede con efficacia e delicatezza.

Passando dalla scrittura della dedica a Eratostene, all’incendio della Biblioteca di Alessandria, alla fondamentale figura di Eutocio di Ascalona, all’avventurosa conservazione dell’opera archimedea.

Racconta, anche tecnicamente, del passaggio su diversi supporti, prima il papiro, poi la pergamena, fino alla raschiatura, e le modifiche subite anche dopo il ritrovamento da parte di Heiberg agli inizi del ‘900.

Il fumetto non ha un protagonista in carne ed ossa, ma in inchiostro e pergamena: è proprio il codice C, le cui vicissitudini durano oltre due millenni, fino all’asta di Christie’s del 1998, in cui il codice arriva all’attuale misterioso (?) proprietario, che comunque ha consentito di studiarlo e di estrarre digitalmente tutte le informazioni sull’opera del grande siracusano.

L’opera di Palumbo è affascinante ed evocativa, i colori danno una atmosfera onirica. Eppure la storia è chiara, come il tratto delle chine che su quei colori si stagliano.

Solo la fine della storia non è quella reale, non è il (probabile) compratore Rick Adams (fondatore di UUNET, uno dei primi e più grandi internet providers, e quindi tra i primi ricchi della web economy) a prendere il codice alla fine, ma lo stesso Archimede che chiude la curva e si dice pronto ad aggiungere nuove idee.

Quali? Lo sa solo lui…

D’altra parte una figura così importante e misteriosa non poteva esaurire il suo percorso fumettistico con una storia di 22 tavole.

Lo stesso Palumbo si lascia intervistare (in un pezzo da leggere tutto d’un fiato) da uno dei più noti matematici italiani (e attuale presidente dell’Unione Matematica Italiana), e dice che la storia del Codice C lo ha entusiasmato al punto di volerne realizzare un vero e proprio romanzo a fumetti, considerando questo come un trailer.

Beh, se il buongiorno si vede dal mattino, non possiamo fare altro che augurarcelo.

Il resto del numero di Comics&Science, comunque, non è da meno:

  • la storia dei supporti per la scrittura, dal papiro alla pergamena, a firma di Andrea Ercolani;
  • le tecniche ultramoderne per la lettura dei papiri, che passano anche per le grandi strutture di ricerca come ESRF, a firma di un affermatissimo ricercatore come Vito Mocella, con tanto di bibliografia, a testimoniare ancora una volta la grande attenzione scientifica nella realizzazione di un’opera che non è solo fumetto, ma seria e precisa divulgazione scientifica;
  • gli interventi di Lercio, in particolare del matematico Stefano Pisani, che è anche caporedattore di MaddMaths! e ci racconta a modo suo gli episodi più famosi della vita di Archimede;
  • il fumetto di Davide La Rosa disegnato male, ma incisivo e divertente.

Ancora una volta Comics&Science coglie nel segno. Non è un numero “facile” ma scorre via, lasciando, come accade alla buone opere di divulgazione, la voglia di saperne di più.