Collettivo Mammaiuto

Falene: Welcome back Lorenzo!

Falene, Lorenzo Palloni

È passato quasi un anno da quando intervistai Lorenzo Palloni, o meglio, da quando avvertii l’impellente necessità di conoscere l’autore di una graphic novel – forse tra le più belle del 2017 che abbia letto – recensita sul nostro sito. Mi riferisco a Mooned, un voluminoso lavoro con il quale il bravo Lorenzo Palloni riuscì a stupire i lettori con un grande esercizio di stile, rivelando una considerevole abilità nello storytelling e una curiosa (o meglio affascinante) capacità grafica, incrementata dalla saggezza dell’autore, nell’impiego dei suoi strumenti (la famosa penna-pennello).

Fortuna volle che incontrai Lorenzo anche a Pescara (in occasione del Pescara Comic), circostanza in cui riuscimmo a conoscerci meglio e funzionale anche a un obiettivo personale: ottenere la dedica sul mio volume di Mooned.

Qualche tempo fa su Mammaiuto balzò agli occhi del sottoscritto la notizia che un’antologia del nostro amico sarebbe stata distribuita al grande pubblico dei fruitori di fumetti e, ovviamente, non ho perso l’occasione per richiedere la mia copia corredata – come tutte – da una bellissima dedica dell’autore. Il volume al quale faccio riferimento è Falene, un’opera completamente diversa rispetto a Mooned che mi ha permesso di esplorare l’arte di Lorenzo Palloni con una prospettiva diversa rispetto a quella che già conoscevo.

Lo stesso autore, in occasione della precedente intervista, aveva annunciato di avere in programma una serie di lavori ed eccone uno, pronto per essere divorato dal pubblico. Falene, come sopra detto, è un’antologia che comprende quattro storie che in comune hanno forse l’atmosfera tenebrosa e un po’ noir che talvolta può pervadere l’animo umano. In ciascuna di esse Lorenzo Palloni ripropone la sua capacità, che è un po’ quasi una sua prerogativa: “sbucciare il personaggio” (come ci aveva già raccontato per Mooned). In ciascuna delle quattro storie la negatività e l’oscurità interiore permeano un mondo che non sembra essere in grado di trovare la luce. I personaggi che si alternano rappresentano appunto il buio (che a parere di chi scrive è talvolta percettibile finanche sul comparto grafico e, ovviamente, questa è la bravura dell’autore) e vengono rappresentati nella loro crudezza (siano essi assassini, scafisti o creature della notte) la cui verosimiglianza, invero, induce il lettore verso una progressiva sensibilizzazione alle tematiche trattate con lucidità e precisione.

Falene, Lorenzo Palloni

La prima differenza sostanziale che balza agli occhi, specie di chi come me ha amato Mooned, è che per Falene l’autore impiega tutt’altro registro grafico. Ogni disegnatore che ho conosciuto/intervistato, mi ha sempre confermato un aspetto del proprio lavoro che è divenuto quasi un assunto: i disegni vanno adeguati al soggetto. Tecnica e stile, storia e soggetto, idee e… Basta così, chiediamo a Lorenzo, che ancora una volta ci manifesta la sua amicizia offrendosi per un’intervista sulla sua opera.

Ciao Lorenzo, piacere di risentirti!

Ciao Daniele, è bello sentirti ancora.

Ci siamo lasciati circa un anno fa con Mooned, che come ricordi ci aveva entusiasmato parecchio. Sei tornato in fretta e in grande forma!

È che vado a correre tre volte a settimana e ho buttato giù un po’ di chili. Scherzi a parte: non me ne sono mai andato, al di fuori di Mooned, Mammaiuto e Shockdom, continuo a fare fumetti per i francesi e altre case editrici italiane. E poi ogni tanto insegno. Quando il tuo lavoro è il tuo hobby, lavorare è un piacere. Una benedizione che è una maledizione, insomma.

Falene, Lorenzo Palloni

Arriviamo a Falene, la tua antologia articolata in quattro racconti. Utilizzi soggetti particolari e sviluppi trame diverse rispetto a quelle che abbiamo conosciuto pochi mesi fa: come hai avuto l’idea per la scelta dei soggetti e perché?

Le mie idee per le storie brevi nascono e si evolvono in modo molto diverso da quelle per racconti lunghi o graphic novel. Prima di tutto devi sapere che ho un pacco assurdo di fogli già squadrati, con le vignette già definite, e che sarebbero dovute diventare altre storie, altre pagine di fumetti mai realizzati, o che sono state sostituite. Il mio odio per gli sprechi e il fatto che ogni tanto un minimo di brivido ci vuole mi innescano la volontà di provare a riutilizzare quelle pagine già squadrate. Questo mi permette un piccolo esercizio di storytelling che mi mantiene la testa fresca e sveglia: adattare storie e idee per racconti brevi all’interno delle tavole già pronte, di forzare, accompagnare la narrazione e farsi guidare dalle vignette vuote. Tutte le storie di Falene in effetti sono state fatte con questo procedimento. Passando alla scrittura: i racconti brevi sono veloci come ghepardi nel deserto e devono essere altrettanto forti e feroci. Quando l’idea e il concetto base sono semplici ma ti permettono di costruire un mondo, sai che sei davanti a qualcosa di buono. In questo caso volevo raccontare che significa essere mostri, anche se non lo sapevo ancora.

Ci hai raccontato che a te piace lo storytelling, stavolta i racconti sono quattro: perché un’antologia?

La ragione è prima di tutto pragmatica: con i colleghi Daveti e Ravazzani abbiamo avuto l’idea della Collana Duepunti, una serie di monografie degli autori Mammaiuto in spillati riconoscibili negli scaffali, e volevamo avere un numero in fretta per testarne l’efficacia. Di solito io mi trovo a lavorare ai racconti brevi fra un libro e l’altro, per ammazzare il tempo, e si dà il caso che avessi quelli che sono entrati in Falene già pronti, insieme ad altri che poi abbiamo scartato. L’idea di un’antologia mi ondeggiava da tempo in testa, a dirla tutta. Ne ho altre due in lavorazione, e una terza è praticamente pronta. Usciranno con calma, tutte sulla Collana Duepunti.

Ti ha accompagnato nella narrazione un particolare nesso che avevi pensato esistesse tra i personaggi che hai scelto?

Quando mi sono messo a lavorare alla storia breve Falene, ancora non sapevo che sarebbe entrata in un’antologia e che i mostri sarebbero stati il fil rouge di essa. Personaggi e storia, che vanno sempre a braccetto, nascono dopo l’idea, e il concetto di mostro mi ha sempre affascinato per la solitudine e la sofferenze implicite in esso. È pieno di mostri là fuori, esseri singolari per furore o inumanità, o addirittura che non lo sono e che si ritengono tali. Penso di voler sempre raccontare l’eccezionale che si trova nell’ordinario, in queste storie più che mai.

Falene, Lorenzo Palloni

I temi che affronti sono di corrente attualità. Credi che il fumetto possa essere pedagogico/educativo?

Non ho una versione strettamente pasoliniana dell’arte, per me si può anche fare arte per intrattenere, per riflettere sull’umano e sulla storia, anche se non hai un impatto immediato e positivo sulla società. In generale credo che il fumetto sia il mezzo dalla potenza espressiva più dirompente e sottovalutata di ogni tempo: credo e sono certo che possa essere pedagogico ed educativo, e che debba essere usato nelle scuole. Crederò a Dio il giorno in cui sostituiranno l’imbarazzante I Promessi Sposi con Blankets di Thompson e stapperò champagne quando Maus di Spiegelman verrà letto in classe al posto del noiosissimo L’amico ritrovato: quel giorno il mondo sarà un posto migliore per tutti.

Veniamo ora al comparto grafico. Stavolta il tuo tratto e lo stile impiegati sono decisamente diversi rispetto a Mooned. Cosa è cambiato a livello tecnico – stilistico?

Tutto. Intanto in mezzo ci sono diversi anni di esperienze e sperimentazioni, oltre al fatto che storie breve così “di genere” necessitavano di un tratto più realistico, qualcosa che, unito a una regia cinematografica, prendesse il lettore per la giacca e dicesse “ehi, capito cos’è un mostro? Guardati intorno, che potresti vederne, soprattutto nello specchio”. Pennarello e pentel veloci, molto nero, scacchiera b/n molto curata, storytelling curatissimo. Il resto è storia.

Ci hai lasciato nel 2017 annunciandoci una serie di impegni e lavori che avevi in programma. Per il 2018 puoi svelarci i tuoi obiettivi?

Ci sono tre libri pendenti per tre grosse case editrici francesi (di cui per ora non posso parlare);  i due volumi di The Desolation Club che Vittoria Macioci sta disegnando per Editions Sarbacane; l’Emma Wrong su cui è al lavoro Laura Guglielmo per Editions Akileon; poi due libri in uscita con Shockdom (365 con Paolo Castaldi, a Napoli Comicon, e Instantly Elsewhere con Martoz, più avanti); un libro per Oblomov da autore unico e tutte le raccolte di racconti brevi in lavorazione. Al di fuori dal fumetto, sto lavorando alla sceneggiatura del film di Un Lungo Cammino con Samuel Daveti, e seguo due adattamenti a corto di due mie storie brevi, uno dei quali in uscita quest’anno, Un’altra via. Troppa roba, ho bisogno di una segretaria.

Lorenzo, è sempre un immenso piacere leggerti e conversare con te sui tuoi lavori. Non possiamo che augurarti buona fortuna per tutti i tuoi progetti e sperare di risentirti per recensire presto un tuo nuovo lavoro. Grazie mille!

Ma grazie te, Daniele, sei sempre gentilissimo. Un abbraccio e alla prossima.

 

Il paese dei tre santi, tre santi per un solo paese

Fade from black…

Kleiner Flug pubblica il suo primo lungometraggio a fumetti, stampando con la consueta qualità Il paese dei tre santi, di Stefano Nardella e Vincenzo Bizzarri, già pubblicato sotto forma di web comic (e in volume) dal Collettivo Mammaiuto.

L’inizio della storia è stato pubblicato online oltre due anni fa, e il lavoro è stato portato avanti per trentasei puntate che trovate qui, l’ultima è stata resa disponibile a marzo del 2017, mentre usciva il volume.

Da qui, dopo l’esaurimento delle versioni cartacee direttamente pubblicate dal collettivo, Kleiner Flug ha ripreso e pubblicato questa storia «che sembra scolpita nella luce. Scritta da un uomo che è introvabile e disegnata da un uomo che puoi incontrare solo al crepuscolo in casuali strade di periferia. È una storia che parla di Santi che presidiano il territorio della violenza, della rabbia e del senso di colpa.» (dalla sinossi sul sito Mammaiuto.it)

In effetti non si trovano tante informazioni sugli autori, però alla fine qualcosina sì: sono entrambi pugliesi, nati negli anni ’80 del secolo scorso, e appassionati cantori di storie del sud Italia (è uscito un altro volume a loro firma, pubblicato da Hazard Edizioni, nell’ambito di una collana chiamata proprio Fumetti per il sud).

La storia stavolta è quella di un paese che festeggia i suoi tre santi protettori:

  • San Michele Arcangelo, compagno nei combattimenti e nelle lotte terribili, Patrono (un po’ paradossalmente) della Polizia, e figura ricca di interpretazioni nella devozione anche popolare;
  • San Nicandro e San Marciano, associati nel Martirologio Romano, e il cui culto è diffuso nelle zone tra Molise e Puglia (dove sono stati portati dalla transumanza, come dicono gli stessi paesani), invocati rispettivamente come argine alla corruzione, agli errori e ai vizi e come sguardo pietoso su questa misera terra.

Michele, Nicandro e Marciano sono anche i tre protagonisti delle storie che si intrecciano nel paese.

Michele è un ex-pugile tossicodipendente, violento e con pochi scrupoli, che mostra un po’ di umanità nell’andare a trovare la madre malata (che a volte lo scambia per il padre e lo istiga a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno) e nel veder vincere un giovane pugile che non ha voluto sottostare alle imposizioni della malavita.

Nicandro, piccolo spacciatore che vuole fuggire da una vita sempre ai confini, di muscoli mostrati, di omertà e frustrazione. Ma non prima di aver risolto alcune situazioni per non andarsene come nu vigliacco. E prova a far nascere una nuova vita dalla morte.

Marciano, ex detenuto che si è rifatto una vita, completa, con moglie e figlio, che ha il chiosco di panini e bibite attorno al quale gira la vita del paese, e che si rifiuta di pagare il pizzo. E che ci racconta la storia dei tre santi.

Tutto gira intorno ai tre giorni di festa, all’incontro di pugilato, alla processione e alla resa dei conti per i tre protagonisti, prima che tutto torni nel buio omertoso di sempre.

Quel buio fumoso dei fuochi artificiali di una festa di paese tanto ipocrita e immobile quanto rumorosa.

La scrittura e il disegno nella storia si compenetrano, sono complementari, e funzionano in simbiosi. Pochi personaggi si incrociano tra silenzi e allusioni, tra violenze fisiche e minacce più o meno esplicite. Uno spaccato di vita del Sud che noi, che viviamo in altre regioni d’Italia, spesso scambiamo per folklore o solo per un retaggio del passato. Come quella immagine di San Pio scarabocchiata su un muro dietro a un mucchio di immondizia, vicino alla frase L’invidia, la mamma di tutte le infamità.

E invece colpisce nella realtà e attualità, come un pugno, una coltellata, un morso, un colpo di pistola.

Una storia che comincia con le campane e finisce con i tre botti di chiusura dello sparo finale.

Pochi colori bastano a descrivere graficamente tutto questo, tre, quattro in tutto, oltre a bianco e nero, un giallo ocra e un azzurro pastello, che danno a tutta l’opera un senso di ovattato, quasi a renderne più accettabili i contenuti.

I ritmi, le inquadrature, le alternanze tra silenzi e parlati hanno un aspetto molto cinematografico (è anche vero che Nardella è partito proprio dalle sceneggiature per lo schermo). Si possono ricostruire le carrellate e i piani sequenza. I dettagli, i luoghi tornano e i particolari sono sempre gli stessi, proprio come su un set cinematografico. Bizzarri è stato attento a riproporre gli stessi oggetti, gli stessi posti, con inquadrature diverse, dando così al luogo una connotazione fisica molto precisa.

Cinematografiche sono anche le onomatopee, che riempiono di suoni la storia, quei suoni che al cinema si colgono anche in sottofondo, a riempire la parte acustica della storia, dandoci l’esperienza di una sinestesia illustrata.

Fino alla fine di un racconto che intreccia le storie dei tre uomini, santi solo di nome, in una serie di tragedie, in cui i compaesani fanno parte dello sfondo, e poi torna esattamente al punto di partenza.

… fade to black.

Il nero è quello delle anime di tutti, a partire dal parroco, primo e ultimo personaggio, colto entrambe le volte nell’atto di fare il segno della croce (che si vede anche in un altro momento, quando i sicari, quasi con le pistole in mano per uccidere Marciano, si fanno cogliere dalla processione).

Sembra una di quelle storie in cui ancora una volta non c’è scampo all’ineluttabilità del male, di un percorso che non riesce a uscire dalla coltre dell’ipocrisia e dell’omertà. Alla fine della lettura non sembrano aprirsi spiragli di speranza, perché il nero che conclude è lo stesso che apre. E ci si aspetta solo che il ciclo riparta, tra un anno, per quei tre giorni in cui un po’ della luce dei tre santi torni a rompere il buio.


Stefano Nardella – Vincenzo Bizzarri
Il paese dei tre santi
196 pagine, colore, € 22
Nuvole sparse, n. 1
Kleiner Flug

A Lucca Comics 2015 il primo antologico dei Mammaiuto

Comunicato Stampa – 

In uscita a Lucca Comics & Games il primo antologico del collettivo Mammaiuto “Un ragazzo parte per un viaggio ferisce qualcuno non torna più a casa”: tredici autori, un unico soggetto e dieci storie che lo esplorano.

copertina anto

Copertina di Matteo Berton, autore esterno al collettivo, quindi perfetto per racchiudere in un’illustrazione lo spirito del libro.
In vendita in anteprima assoluta a Lucca Comics & Games 2015, allo stand dell’Associazione Culturale Mammaiuto (Self Area).
“Un ragazzo parte per un viaggio ferisce qualcuno non torna più a casa”
18×25,
208 pagine (colori, filo refe)
24 euro
Copertina:
Matteo Berton
Autori:
Laura Camelli, Samuel Daveti, Paolo Deplano, Silvia Fabris, Francesco Frongia, Giusy Gallizia, Francesco Guarnaccia, Sara Menetti, Lorenzo Palloni, Alessio Ravazzani, Claudia “Nuke” Razzoli, Francesco Rossi, Giorgio Trinchero