Coconino Press

Fiumi di inchiostro – “Il grande male” di David B.

Il grande male è un’opera in sei tomi pubblicata in Francia tra il 1996 e il 2003 da L’Association e in Italia nella versione integrale nel 2010 da Coconino Press, in cui David B., all’anagrafe Pierre-François Beauchard, narra la storia della sua famiglia e dell’epilessia del fratello Jean-Cristophe, che segna indelebilmente l’esistenza di chi lo circonda.

Il titolo originale è L’ascension di haut mal (in senso letterale L’ascesa dell’alto male), espressione con cui una volta tale patologia veniva etichettata. La trasposizione in italiano però non rende appieno il valore metaforico insito nelle parole «ascesa» e «alto», fondamentale per capire tutto il fumetto: la malattia è rappresentata nei momenti cruciali come una cupa e scoscesa montagna nella cui scalata l’epilettico trascina David e gli altri parenti in una faticosa salita, sulla conclusione della quale l’autore si interroga con dolente frustrazione.

Fin dove può arrivare il male? Fino a che punto di sofferenza? Fino a quando bisogna aiutare chi è malato? La risposta di David e della sua famiglia è unitaria e tenace fin dall’inizio: se Jean-Cristophe ha una crisi è necessario sorreggerlo perché non si ferisca; se l’attacco si manifesta per strada occorre fronteggiare gli sguardi di compassione o le parole di biasimo di un pubblico grettamente curioso e pronto a giudicare; se i farmaci non bastano bisogna percorrere tutte le strade al di fuori della medicina ufficiale, dalla macrobiotica alle sedute spiritiche.

Ma quali sono le conseguenze di questi tentativi? Sul malato ora giovevoli ora peggiorative, sui familiari per lo più frustranti e comunque condizionanti, anche se in forme diverse: il padre assume su di sé il ruolo di guida ferma e dura, la madre non si arrende mai ma il suo equilibrio risulta vacillante e intaccato in profondità dalla sensazione di non aver fatto abbastanza, la sorella appare in superficie distaccata e ignara, quasi un personaggio di scarso rilievo nelle vicende, ma alcuni dettagli all’apparenza insignificanti, come le due dita tenute in bocca, lasciano presagire che sarà la vittima più fragile di questo percorso.

E David? Nella sua infanzia il piccolo, soprannominato Fafou, comincia a disegnare scene di battaglie, proiettando nelle guerre la sua lotta contro il male, e nella sua adolescenza a scrivere racconti che, a distanza di anni, gli sembreranno in qualche caso incomprensibili; insomma riversa sui fogli in modo inconsapevole il magma di sentimenti che si agita sotto una superficie di tranquillità, quasi di indifferenza.

Per contrastare la pena e non ammalarsi anche lui lo strumento più resistente è la matita, che come una spada lo protegge dalle difficoltà e lo trasforma in uno scrittore ma soprattutto in un disegnatore instancabile e prolifico, oltre che un sognatore incline a sfuggire nella sfera dell’inconscio dallo strazio di vedere suo fratello morire tre volte al giorno, e un ragazzo solitario che parla con le ombre e non ha paura dei fantasmi e dei mostri, anzi trova in essi gli unici compagni con cui confidarsi. Queste sono le attitudini costanti con cui l’artista francese descrive se stesso nel fumetto, narrando in prima persona al presente e aggiungendo spesso alle immagini una didascalia apparentemente ridondante, in quanto esprime a parole ciò che il disegno già offre, con lo scopo di favorire l’immedesimazione di chi guarda e legge e di esprimere con ogni mezzo l’impellenza di raccontare, dando così senso e chiarezza alle proprie vicissitudini.

Nei sei volumi il ritmo è definito da una trama principale, una sorta di saga familiare, in cui i momenti di massima tensione sono legati ai progressivi peggioramenti di Jean-Cristophe malgrado le innumerevoli soluzioni cercate dai genitori con ostinata convinzione, e da varie trame collaterali che si collegano a grappolo con l’avanzata del male: le digressioni sulle origini dei metodi curativi, da cui si colgono i molteplici interessi culturali della famiglia Beauchard e l’apertura a territori del sapere poco battuti; i flashback per risalire alle avventure degli antenati, spesso vicende belliche, e ricostruire con affetto l’albero genealogico a cui aggrapparsi in cerca di consolazione; i sogni, registrati meticolosamente e presentati come microracconti autonomi, con un titolo proprio, nella cornice generale.

Non sempre queste storie si esauriscono nell’ultima vignetta di una tavola, come chiaro limite spaziale e cronologico, ma soprattutto nel quarto volume, che ha vinto nel 2000 il premio Alph-Art al Festival d’Angoulême per la migliore sceneggiatura, proseguono nella prima striscia della pagina seguente, per creare un legame, anche se talvolta stridente a livello visivo, con il tessuto narrativo principale o successivo, come a dire che tutto è collegato, passato e presente, vivi e morti, sogni e quotidianità, e il sottofondo del reale è un universo fantastico popolato di creature surreali. Del resto, se la vita di David e della sua famiglia non è “normale” anche le cose più strane possono diventare “normali”, se la malattia non può essere curata può essere almeno trasposta per immagini, se la pesantezza del morbo è insostenibile il disegno può essere una valvola di sfogo, una comunicazione dei propri stati d’animo, in superficie celati e repressi per lasciare spazio a quelli più urgenti del fratello.

Nei disegni l’epilessia assume forme disparate: sia quelle più intuibili di Jean-Cristophe che cade a terra, si contorce, ha lo sguardo perso, sia altre metaforiche, come il serpente-drago che attraversa e dilania il suo corpo, si siede sul banco di scuola accanto al malato, viene affrontato in duello dal guerriero David. Nelle scelte grafiche il fumettista sfrutta infinite potenzialità: se da un lato il narratore cerca l’empatia del lettore svelando con semplicità quasi infantile anche i suoi pensieri più nascosti e tremendi, come il desiderio di uccidere il fratello, dall’altro adotta soluzioni non realistiche in modo da favorire il coinvolgimento emotivo ma mai la compassione o la condanna per nessun componente della famiglia.

Lo stile si avvicina spesso alla caricatura, nel senso dell’esagerazione espressiva o deformazione delle normali proporzioni: il fratello diventa un gigante quando è più aggressivo, il suo volto o un dettaglio di esso occupa buona parte di una vignetta quando ostacola con la sua presenza ingombrante la ricerca di un’identità da parte del protagonista, la sua silhouette diventa addirittura la cornice di una tavola, piegandosi ulteriormente in posizioni innaturali che traducono la devastante forza dell’epilessia, nei confronti della quale, secondo l’autore, lui non ha avuto né la capacità né la volontà di ribellarsi.

Anche l’uso del bianco e nero rientra perfettamente nella strategia compositiva dell’artista francese: escludere i colori per oggettivare la realtà ma allo stesso tempo esprimere la propria soggettività attraverso il dosaggio del nero, che diventa più carico e predominante laddove le scene sono più drammatiche e riempie più volte lo sfondo delle vignette ma anche i personaggi stessi, definiti da contorni e dettagli bianchi, in un’angosciante atmosfera buia nella quale probabilmente i Beauchard vivono le loro giornate.

Basta anche solo sfogliare le pagine in modo veloce, osservare in particolare l’oscurità crescente dei finali dei singoli tomi per rendersi conto a colpo d’occhio dei fiumi di inchiostro nero di cui sono intrise le vignette: quale modo più immediato e icastico per rappresentare il tormento?

Se ci si sofferma sul tratto impiegato per delineare i contorni o le espressioni si può notare come diventi più marcato, quasi ripassato con rabbia e disperazione man mano che la storia procede, in concomitanza con l’accentuarsi delle crisi e la presa di coscienza dell’impossibilità di placarle; così quelle linee spiraliformi che circondano il corpo del fratello in preda agli oscillamenti del mal caduco passano progressivamente a solcare fitte il suo volto, e anche la figura di David stesso si trasforma e, specialmente nell’ultimo volume, subisce delle metamorfosi deformanti ed espressionistiche, si riempie di facce replicanti il suo viso con i denti digrignati e gli occhi sconvolti, si flette in pose dinamiche dalle quali trabocca ormai incontenibile tutto il mondo interiore, come un fiume in piena.

Ira, frustrazione, impotenza, solitudine: sono sentimenti che pervadono sia chi è malato sia chi assiste alle pene di una persona cara. Di fronte al dolore le reazioni sono molte, dall’accettazione al suicidio, così come i modi di comunicare il male, dalla chiusura alla ricerca di aiuto; più rara è la capacità di metabolizzare la sofferenza trasformandola in un’opportunità da cui far nascere qualcosa di positivo e significativo, come le pagine di questo eccezionale fumetto.

Fumetti nei musei – Uno straordinario progetto del MiBACT

Oggi mercoledì 21 febbraio 2018, durante una conferenza stampa è stato presentato a Roma il progetto Fumetti nei musei, ideato e curato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), in collaborazione con la casa editrice Coconino Press-Fandango.

Maria Antonella Fusco, Antonio Lampis, Dario Franceschini e Ratigher alla conferenza di presentazione di "Fumetti nei musei".

Maria Antonella Fusco (direttrice dell’Istituto Centrale per la Grafica), Antonio Lampis (direttore generale dei musei MiBACT), Dario Franceschini (ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) e Ratigher (direttore editoriale di Coconino Press-Fandango) alla conferenza di presentazione di Fumetti nei musei.

Il progetto consiste in 22 fumetti commissionati dal MiBACT ai migliori fumettisti nostrani e ambientati nei musei italiani; la risultante collana di graphic novel sarà distribuita gratis ai bambini e ai ragazzi che parteciperanno ai laboratori didattici dei musei e poi resa disponibile per la lettura su Internet.

Dal comunicato stampa:

Ventidue albi raccontano i musei italiani attraverso l’arte del fumetto. Nasce Fumetti nei musei, la collana di graphic novel ideata per la didattica museale, che inaugura un nuovo dialogo tra studenti e musei. L’iniziativa nasce dalla volontà di far conoscere ai ragazzi le collezioni dei musei italiani, attraverso un linguaggio inedito. L’obiettivo è quello di rendere la visita un’esperienza formativa e allo stesso tempo divertente. Il progetto prende vita dall’incontro tra i direttori dei musei italiani e alcuni tra i fumettisti più celebri del panorama nazionale, che hanno raccontato le collezioni del patrimonio museale italiano, attraverso storie di fantasia, prendendo spunto da elementi storici e artistici veri. Ognuno dei 22 musei metterà a disposizione dei servizi educativi il proprio fumetto gratuitamente per diffondere la conoscenza del proprio patrimonio e favorirne la fruizione.

È stata inoltre allestita una mostra presso l’Istituto Centrale per la Grafica in cui sono esposte, dal 21 febbraio al 1° aprile, tutte le immagini delle copertine degli albi nonché una selezione di tavole, schizzi e bozzetti degli artisti.

Il MiBACT ha inoltre lanciato il progetto anche su Twitter e Instagram con l’hashtag #fumettineimusei.

Ecco i musei e i fumettisti coinvolti per la prima edizione del 2018 di Fumetti nei musei:

  • Galleria Borghese – Martoz
  • Galleria dell’Accademia di Firenze – Tuono Pettinato
  • Galleria Nazionale d’Arte Moderna e ContemporaneaLRNZ
  • Galleria Nazionale dell’Umbria – Andrea Settimo
  • Galleria Nazionale delle Marche – Maicol&Mirco
  • Gallerie degli Uffizi – Alessandro Tota
  • Gallerie dell’Accademia di Venezia – Alice Socal
  • Gallerie Nazionali d’Arte Antica in Palazzo Barberini – Paolo Parisi
  • Musei Reali di Torino – Lorena Canottiere
  • Museo e Real Bosco di Capodimonte – Lorenzo Ghetti
  • Musei del Bargello – Otto Gabos
  • Palazzo Reale di Genova – Fabio Ramiro Rossin
  • Parco Archeologico di Paestum – Dr. Pira
  • Pinacoteca di Brera – Paolo Bacilieri
  • Reggia di Caserta – Maicol&Mirco
  • Gallerie Estensi – Marino Neri
  • Museo Archeologico Nazionale di Napoli – Zuzu
  • Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – Vincenzo Filosa
  • Museo Archeologico Nazionale di Taranto – Squaz
  • Palazzo Ducale di Mantova – Sara Colaone
  • Parco Archeologico di Pompei – Bianca Bagnarelli
  • Parco Archeologico del Colosseo – Roberto Grossi

Fumetti nei musei è solo il primo passo di un progetto molto più ampio. Il MiBACT ha infatti deciso di cominciare a integrare il fumetto all’interno delle collezioni museali italiane: le opere originali prodotte dai fumettisti contemporanei per Fumetti nei musei sono quindi solo il primo nucleo della collezione fumettistica dello Stato italiano, che nelle intenzioni dovrebbe continuare a espandersi con la ripetizione annuale del progetto e con l’acquisizione e musealizzazione anche di tavole e altri materiali fumettistici del passato.

Questa notizia, forse uno degli avvenimenti più importanti nella storia del fumetto del Belpaese, ha un’importanza enorme perché è un riconoscimento ufficiale, da parte dello Stato italiano, del fumetto come nona arte.

Come dichiarato dal curatore Ratigher, Fumetti nei musei è un evento «che non ha eguali»: nonostante, ad esempio, i musei francesi collaborino col mondo del fumetto da anni, nel loro caso gli albi prodotti sono disomogenei fra loro e hanno una funzione promozionale per gli enti che li producono. In questo caso invece lo scopo è di acquisire le opere prodotte dai fumettisti per ricondividerle con i fruitori del patrimonio museale italiano, nonché di creare una collezione permanente di fumetto di proprietà dello Stato Italiano.

La qualità del progetto ha un limite nel coinvolgimento allo stato attuale di una sola casa editrice, scelta opinabile e che probabilmente creerà polemiche. La nomina di un direttore artistico esterno, ruolo che lo stesso Ratigher avrebbe potuto ricoprire con autorità e competenza, e la stampa del materiale direttamente a nome del MiBACT sarebbero probabilmente state soluzioni più adeguate.

La terra dei figli – Gipi: This is the end… my only friend

Ho sempre creduto che leggere le storie di Gipi potesse condurmi a una serie di valutazioni introspettive, tese soprattutto a indurre a chiedermi come mi sarei comportato laddove mi fossi trovato nelle vesti di uno dei suoi personaggi. Leggendo La terra dei figli, per la Coconino Press, non è stato così: la bravura dell’autore è evidenziata ancor di più dal fatto che le esperienze vissute dai protagonisti non possono ritenersi fungibili, dopotutto… chi ha mai avuto esperienza della fine?

Non abbiamo contezza alcuna di quale evento abbia determinato la fine del mondo, ma lo scenario che si para innanzi al lettore incredulo è quello di un pianeta ormai depauperato di ogni sua risorsa. Beni elementari e di prima necessità sono talmente rari da essere oggetto di aspra contesa tra i personaggi che si avvicendano nella storia. Ciascuno di essi ha cura esclusivamente della propria sopravvivenza, che tende a perseguire dimenticando ogni legge morale e riconducendo le relazioni umane al primitivo stato di natura, dove a prevalere è il più forte.

Come poc’anzi accennato non conosciamo l’origine dell’ormai avvenuta apocalisse, ma le parole iniziali poste a fronte del volume ci lasciano intendere qualcosa, quel minimo che al lettore è consentito sapere, poiché pretendere oltre avrebbe reso la storia forse meno avvincente. Su questo l’eccellenza narrativa di Gipi (uno dei miei artisti preferiti) si conferma come un paradigma: Gipi è un maestro e l’opera proposta tende a riconfermarlo.

Le parole che scandiscono l’introduzione mi hanno fatto pensare a lungo alla sigla dell’anime di Ken il guerriero… la ricordate tutti, non è vero?

Mai scorderai, l’attimo, la terra che tremò. L’aria si incendiò. E poi… silenzio.

Ascoltare i primi versi della sigla di Ken il guerriero mi entusiasmava poiché, da quelle poche ma azzeccatissime parole, apprendevo quanto bastava per figurarmi gli eventi passati e così, allo stesso modo e magistralmente, avviene in questo straordinario volume.

Sulle cause e i motivi che portarono alla fine si sarebbero potuti scrivere interi capitoli nei libri di storia. Ma dopo la fine nessun libro venne scritto più.

È inevitabile come il lettore si trovi involontariamente a leggere queste prime battute con animo quieto, ma rassegnato. Un po’ come il timbro della voce di Jim Morrison quando canta The End.

Inevitabilmente l’opera si presta a essere apprezzata sotto molteplici punti di vista, laddove si abbia come parametro di riferimento il compendio narrativo: la trama si palesa lineare e di facile intuizione ma, quel che l’arricchisce, è ciò che l’autore non racconta e che lascia alla libera intuizione del lettore avido di sviluppi. Leggere La terra dei figli conduce in un universo distopico connotato da ogni riprovevole lato oscuro dell’uomo, come se questi avesse perso la consapevolezza della sua natura per proiettarsi in una dimensione selvaggia e materiale, dove ogni spazio emotivo viene soffocato dallo stato di necessità. Il capolavoro, già tempo addietro annunziato, si palesa nel momento in cui il lettore condivide quella grettezza in cui si riconducono i pochi superstiti, nell’angosciosa speranza che un margine di umanità possa rifiorire in loro per così rimettere in pristino quel che resta del genere umano.

Gipi riesce a tenersi lontano da giudizi e da improvvide valutazioni morali: i personaggi sono prospettati nella crudezza di un mondo ormai caduto (e con maestria il Maestro toscano cela le cause del declino) alle prese con la pochezza di risorse e la stringente necessità di sopravvivere.

La trama, seppur in molti crederanno che un futuro post apocalittico sia ormai un topos, si sviluppa accompagnando la delicatezza di alcuni momenti con la durezza di altri che talvolta avvengono contestualmente ai primi. Scoprire un quaderno, nel corso della storia, determina il sorgere della curiosità dei protagonisti i quali, in pieno ossequio della dicotomia cui si è fatto testè cenno, bramano di conoscerne il contenuto, quasi come se la grafia suscitasse in loro una brama (ma qual è il loro reale intento? Dovrete leggere la storia!).

Sotto il comparto grafico ogni giudizio sarebbe talmente superfluo da apparire pretenzioso. Esprimere valutazioni sul disegno di Gipi sarebbe come criticare l’arte di Van Gogh. Volendo comunque rassegnare brevi considerazioni su detto profilo credo che l’indagine dell’autore si sia spinta verso la ricerca di un’essenzialità resa necessaria dagli eventi narrati.

Il mondo, nella storia raccontata, è un residuo di avvenimenti che, sebbene non descritti, ne hanno causato la fine. Impiegare ampollose tecniche di inchiostrazione o voler riempire le tavole di tratti inutili e barocchi avrebbe stonato: si sarebbe creata una fastidiosa dicotomia che il lettore non avrebbe retto.

Il disegno è essenziale, tanto lo è la sceneggiatura quanto il tratto e, il tutto si esalta in un connubio di perfetta complementarietà tra tavole e concept.

Il giudizio non può che essere positivo, parliamo ovviamente di un lavoro di notevole qualità destinato a un pubblico potenzialmente sconfinato.

La storia è abbastanza avvincente per chi cerca un racconto basato su eventi post-apocalittici ma anche introspettiva a sufficienza per chi mira a indagare di più sul lato umano delle relazioni.

Prova superata a pieni voti! Ottimo!


Gipi
La terra dei figli
Fandango-Coconino, collana Coconino Cult
288 pagine, b&n, cm 17×24, cartonato, € 19,50
ISBN 9788876183256

Ratigher presenta: Fortezza Pterodattilo

Il 17 dicembre a Grottammare si è svolta la presentazione di Fortezza Pterodattilo di Ratigher. Il volume edito da Coconino Press, di cui Ratigher è direttore editoriale, è una raccolta di storie già edite che ora sono finalmente riunite in un unico volume.

A introdurre l’incontro è Michael Rocchetti, che insieme a Ratigher fa parte del collettivo I Super amici. Vista la grande amicizia tra i due autori l’incontro si è svolto in modo estremamente piacevole, prendendo i contorni di una chiacchierata confidenziale in cui i partecipanti si sono sentiti pienamente coinvolti, e non semplici spettatori.

Parlando del volume, e delle storie contenute, Ratigher ha ricordato il suo incontro con Michael&Mirco e Dr Pira, e di come la collaborazione con I Super amici abbia infuso nel gruppo un circolo virtuoso che ha portato a un miglioramento costante nella produzione di storie.

Tra gli autori di riferimento dell’autore bolognese ci sono Chandler, Ballard e Jack London. In ultimo il consiglio per i futuri fumettari, è: leggere, scrivere, e di nuovo leggere.

Il prossimo appuntamento con gli autori sarà il 23 dicembre alle ore 18 presso il centro sociale anziani Camillo Fulgenzi, in Via Ischia 346 a Grottammare con Michael&Mirco, con l’incontro dal titolo Papà sto male.

Quartieri Lontani… E si torna bambini

Jiro Taniguchi Quartieri lontani

Il maestro Jiro Taniguchi se ne è andato. Ci lascia un’eredità immensa e talmente tante opere che sceglierne una ed elevarla a propria preferita sarebbe un’impresa alquanto ardua.

Dopo aver riletto Uno zoo di inverno mi sentivo particolarmente propenso a voler recensire questo lavoro, ma critica e pubblico hanno ritenuto (e il pubblico ha sempre ragione) che forse la sua opera migliore potrebbe essere Quartieri Lontani (recentemente ristampato in una nuova edizione dalla Coconino Press). Pertanto di questo specifico lavoro andremo a occuparci con questa recensione, con la speranza che coloro i quali non si sono mai imbattuti in un’opera del Maestro possano presto approcciare alla sua arte, fatta di illustrazioni superbe e storie sature di iconografia e poesia.

La storia ha inizio nel momento in cui Hiroshi Nakahara, adulto sulla quarantina con famiglia a carico e tendenzialmente proclive all’assunzione di alcool, si trova a dover prendere il treno per tornare da lavoro ma, accidentalmente, si imbatte sul mezzo sbagliato e, non assumendo mai piena contezza del come, si ritrova nel suo paese di origine. Appena giunto in situ il nostro protagonista visita la tomba della madre e di lì (non vi rivelo troppi dettagli poiché il rischio spoiler è altissimo) ripercorre (ma ancora non vi rivelo come e perché) la sua infanzia trovandosi da adulto nel suo corpo di ragazzo e dovendo affrontare l’adolescenza con una nuova mentalità e con nuove prospettive.

L’idea è semplice ma geniale. C’è tutto, da un’accurata indagine introspettiva dei singoli personaggi a una piena disamina della psiche di ciascuno di loro. Il protagonista viene mostrato in tutte le sue debolezze, fragilità e vizi che sono propri di un uomo adulto ma non pienamente soddisfatto della sua vita, che affoga sovente la sua frustrazione nell’alcool ma al quale, per ragioni che vi lascio scoprire, è affidata una seconda possibilità. La possibilità di intraprendere un nuovo percorso, di rivivere le emozioni affrontate da ragazzo e ripercorrerle, questa volta da uomo maturo (almeno nella mente), cercando di evitare quegli errori che l’ingenuità e la fanciullezza in passato avevano determinato. Si innamora, riscopre vecchi amici mostrandosi loro in una veste inedita e…

Jiro Taniguchi Quartieri lontani

Credo di avervi detto fin troppo della trama, sarebbe bene che, armati del vostro portamonete, vi rechiate in fumetteria ad acquistare una graphic novel sicuramente meritevole di attenzione.

E ora la nota che a noi appassionati di fumetti interessa di più: il comparto grafico. Sebbene sia un lettore attento mi sento un po’ in imbarazzo a commentare la qualità grafica dei lavori di Taniguchi, sarebbe come se un pianista alle prime armi si permettesse di criticare o giudicare la produzione di Mozart. Lo stile di Taniguchi è piuttosto tradizionale e attinente con quello che è il trend dell’illustrazione nipponica.

Quel che sorprende è la cura maniacale per i dettagli (capita spesso soprattutto nei manga di vedere illustrazioni accurate, a meno che non si parli di shonen e in tal caso il discorso si pone in una prospettiva diversa) ma credo che Taniguchi sorprenda soprattutto per i suoi soggetti e per la poesia sottesa ai suoi lavori più che per il disegno la cui qualità è, e rimane, indubbiamente altissima.

I disegni sono pregevoli e ricchi di dettagli, le tavole sono cariche ma non troppo da risultare vistosamente barocche, ciò non di meno quello che colpisce è ovviamente altro… La magia di Taniguchi va scoperta e io vi ho rivelato fin troppo, vi basti sapere che il volume oggi è facilmente reperibile a un prezzo accessibile e comunque modesto in proporzione alla qualità eccelsa dell’opera. Ancora qui? Correte a leggerlo!

Ratigher nuovo direttore editoriale di Coconino Press

La Coconino Press annuncia il suo nuovo direttore editoriale: a distanza di pochi giorni dall’uscita di Igort dalla casa editrice da lui stesso fondata, in un comunicato stampa si annuncia che Ratigher (nome d’arte di Francesco D’Erminio) sarà la nuova figura incaricata di prendere le redini editoriali della casa editrice bolognese. 
Ratigher, classe 1978, è un fumettista tra i più innovativi ed eclettici del panorama fumettistico italiano, molto attivo sia nell’underground fumettistico, sia nel mainstream. Dell’autore ricordiamo: la rivista Hobby Comics e Trama: il peso di una testa mozzata (editi entrambi da GRRRZ Comic Art Books), Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra., la sceneggiatura per l’albo di Dylan Dog, In fondo al male disegnato da Alessandro Baggi e il suo innovativo metodo di produzione editoriale.

Prima o Mai
Nel comunicato, inoltre, vengono rivelati i nomi di quelli che saranno i due nuovi soci in casa Coconino: l’imprenditore Ivan Gardini e la giornalista Ilaria Bonaccordi.

“Nella camera del cuore” la fantascienza visionaria di Marco Galli

Comunicato Stampa

NELLA CAMERA DEL CUORE SI NASCONDE UN ELEFANTE:
MARCO GALLI RACCONTA UNO SCRITTORE IN CRISI E IL SUO VIAGGIO
SUL PIANETA DOVE I SOGNI DIVENTANO REALTA’

Sul lontano pianeta Balhore c’è una città dove i sogni e le allucinazioni diventano reali. Dove è facile perdersi, tra i vicoli dell’antica Medina, cercando se stessi. Dopo “Oceania Boulevard” Marco Galli torna con il suo personaggio Almo Brasil, scrittore in crisi di ispirazione, e ci accompagna in un viaggio visionario, ipnotico come i fumetti di Moebius, dove si intrecciano le suggestioni esotiche, la fantascienza, la Tangeri di William Burroughs. Per scoprire, tra i labirinti dell’esistenza, che il mistero più insondabile resta quello del cuore umano.

Galli-Elefante-copertina-DEF-212x300Almo Brasil, scrittore in cerca di ispirazione, ha scelto un bel posto dove perdersi. Il pianeta Balhore, con le sue strade che si arrampicano sinuose intorno all’antica Medina ma velenose, a volte, come il morso di un serpente. E le sue strane allucinazioni, in cui è così facile smarrirsi, come tra le braccia della bella Zelda. Un lato oscuro che Almo, travolto dalla passione, sembra aver sottovalutato.
Marco Galli ci conduce in un salto dimensionale in un futuro prossimo, o forse in un presente alternativo, ma molto simile al nostro. Con un graphic novel originalissimo e visionario, che mescola fantascienza sporca, esotismo e atmosfere fumose alla Casablanca. Un viaggio avvincente e ipnotico, ai confini estremi della galassia e nei labirinti, molto più misteriosi, del cuore di un uomo.
Fumetti Coconino Press-Fandango
Marco Galli
Nella camera del cuore si nasconde un elefante
Collana: Flaunt It
Numero pagine: 160, bianco/nero e colori
Prezzo: 18 euro
Uscita: 28 settembre 2015
ISBN: 9788876182853

L’AUTORE
Marco Galli è nato a Montichiari (Brescia) il primo aprile 1971. Ha frequentato la scuola d’arte di Mantova e per qualche anno si è dedicato alla pittura su tela. Ha vissuto a Londra e a Los Angeles, prima di tornare in Italia. Ha pubblicato Freak (S.I.E. Edizioni), Il Santopremier e Nero petrolio (001 Edizioni), poi nel 2013 per Coconino Press il graphic novel Oceania Boulevard, tradotto in Francia e in Spagna. Attualmente si occupa della direzione artistica de La gatta cenerentola, il nuovo film di animazione dello studio M.A.D Entertainment, che ha creato il pluripremiato cartoon L’arte della felicità.