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Batman v Superman – 30 minuti per capirne il senso

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Il mio approccio a un Cinecomic è sempre diviso fra tre specifiche entità che cercano di coesistere nello spazio di un semplice corpo, che, seppur massiccio, fatica a contenerle tutte.

Queste tre personalità, che per praticità chiameremo “Il lettore (di fumetti)”, “Lo spettatore” e “L’appassionato (di cinema)” si scontrano in più maniere e vanno a generare la somma di quello che sarà il mio giudizio finale del film, che oscilla fra due valori ben precisi: “Figata pazzesca” o “Cagata pazzesca”.

Purtroppo all’uscita dalla sala dopo la visione di Batman v Superman propendevo per il secondo giudizio.

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“Dai, ci sono delle scene molto belle prese pari pari ai fumetti”, diceva Il lettore;

“Bhe, la battaglia finale, con la schitarrata di Wonder Woman non è malaccio, ma lo scontro titolatorio del film dura appena 5 minuti, e si risolve con quella roba di Martha”, rispondeva Lo spettatore;

“Ragazzi, è un film osceno. Può passare magari la prima parte, in cui si ha un minimo di costruzione dei personaggi, ma per il resto accadono cose completamente a caso senza motivo. Si sono dimenticati di scriverlo“, sanciva, lapidario, L’appassionato.

L’uscita di una fantomatica Ultimate edition, con 30 minuti aggiunti al film, sembrava semplicemente l’ennesima trovata commerciale, vòlta solamente a riproporre lo stesso prodotto, magari con qualche scena meno edulcorata dal PG-13 americano. Questo fino a che non hanno iniziato ad uscire giudizi positivi in merito a suddetta versione, in cui sembrava che il film fosse rinato a nuova vita. Insomma, siccome una seconda chance non si nega a nessuno, soprattutto se si tratta di Batman e Superman, mi sono fatto regalare il Blu-Ray e me lo sono guardato nel fine settimana.

Mi libero subito di questo peso. Il film cambia completamente prospettiva, diventa godibile e quasi bello. Il quasi è obbligatorio, perché alcune cose comunque continuano a far storcere il naso.

La prima cosa che si nota è una coesione maggiore di tutta la storia e di tutti gli eventi che portano allo scontro fra le due icone fumettistiche. Laddove la versione cinematografica aveva subìto, evidentemente in fase di montaggio, alcuni tagli piuttosto bruschi che ne minavano la fruibilità e la comprensione, con l’aggiunta di queste nuove scene si coglie finalmente il senso di una storia ben strutturata, in cui tutto ciò (o quasi) che si vede su schermo vanta una genesi ben specifica e non appare stabilito dal mero caso.

Batman V. Superman: Dawn Of Justice

Come notato al cinema, la prima parte, per quanto mi riguarda, è quella meglio riuscita, in cui si vedono i personaggi interagire fra loro, in cui si dispiega l’approccio agli avvenimenti che coinvolgono Clark e Bruce. Il primo è più ancorato alla sua umanità, e sembra sempre alla ricerca dell’estrema dimostrazione di quanto si senta uomo. Nonostante i suoi super poteri, che lo rendono più simile a un dio che a un semplice uomo, è Clark quello che cerca di informarsi sul Bat-vigilante di Gotham, non Superman. E proprio a queste scene, maltrattate nella versione da sala, è stato dato più spazio, ossia alle investigazioni del reporter del Daily Planet, che nonostante sappia già chi si celi dietro la maschera, vuole capire il suo modus operandi e vuole smascherarlo come farebbe una persona comune.

Dall’altra parte troviamo invece Bruce Wayne, praticamente un uomo che è diventato tutt’uno con la sua controparte supereoistica, che quasi si dimentica di essere un essere umano prima di tutto. Lo stesso Alfred è costretto a ricordargli che piuttosto che Batman è Bruce quello che ottiene le informazioni che gli servono. A onor del vero non vengono aggiunte scene particolari per questo personaggio, ma già quanto si poteva vedere va in perfetto contrasto con il suo “nemico” Superman/Clark, in questa versione più che in sala.

Viene aggiunto qualcosa anche per il machiavellico Lex Luthor, il cui piano risulta sempre molto macchinoso, ma comunque acquista un maggior senso, almeno per quanto riguarda i vari passi orchestrati, anch’essi troppo difficili da capire e seguire sul grande schermo. Luthor rimane sempre poco convincente nelle sue motivazioni, anche se possono trovare un maggiore riscontro nel complicato rapporto con il padre, nonostante questo sia appena accennato anche nella Ultimate edition.

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Chiariamoci bene: Jesse Eisenberg è davvero molto bravo. Ma il Lex che ha interpretato rimane sempre troppo sopra le righe, rischiando di sfociare nella facile macchietta. Volendo azzardare, si potrebbe dire che il suo Lex prende parecchio spunto dal Joker, ma dato che in questo universo cinematografico il Joker verrà introdotto con Suicide Squad non si capisce perché il personaggio di Luthor abbia subito questa deviazione.

Purtroppo quanto viene migliorato da questa edizione non basta per riparare alcune orribili macchie, su cui è impossibile chiudere un occhio: Lois Lane rimane sempre fastidiosa e protagonista di alcuni momenti “What the fuck?!” in cui sembra avere la stessa ubiquità e il super udito di Superman; Doomsday sembra ancora fatto con gli effetti speciali presi al discount de Il signore degli anelli; e poi Martha.

Martha rimane semplicemente assurda come la prima volta. Badate bene, una motivazione la si può sempre trovare, forse anche più di una:

  • Il riscatto di Bruce che finalmente può “salvare” i suoi genitori, salvando la mamma che per omonimia gli ricorda la propria;
  • Il ritorno all’umanità di Batman, che fino a quel momento ci viene presentato come una entità puramente vendicativa;
  • La presa di coscienza che nonostante la sua natura semi-divina Superman è più che altro un essere molto umano, e non un dio capriccioso, quindi meritevole di essere risparmiato.

Fatto sta che tutte le motivazioni purtroppo non bastano a giustificare quella immensa vaccata. E questo è un dato di fatto.

Probabilmente se siete fra i detrattori più accaniti di questo blockbuster non vi basterà quanto di buono si aggiunge in questa Ultimate edition, ma se come me eravate usciti dispiaciuti e innervositi per questa sprecata occasione, vi consiglio caldamente di recuperare la versione casalinga del film, perché sono sinceramente convinto che poi lo vedrete con occhi diversi.

Una nota a margine di demerito bisogna farla alla Warner Bros. che ha imposto evidentemente il taglio della versione cinematografica per stare entro le 2 ore e 30′, quando con appena 30 minuti in più (che non si avvertono minimamente) avrebbero portato al pubblico pagante un film sicuramente più rifinito e curato, di sicuro maggiormente apprezzato da pubblico e critica.

 

Lupin III Live Action Movie…

Ebbene sì, ci sono andato.

Peraltro senza sapere cosa aspettarmi, senza aver letto recensioni né italiane, né straniere, senza sapere altro che è “il primo film su Lupin approvato da Monkey Punch“.LUPIN-III-poster-limited-edition

Beh, in effetti c’è molto del cartone animato, non solo perché i doppiatori italiani sono gli stessi, non solo perché Lupin indossa i tipici pantaloni e le scarpe con le punte verso l’alto, e cammina con le ginocchia flesse e l’apertura dei piedi esageratamente “a papera”.

Ci sono le espressioni dei personaggi, la sigaretta di Jigen e la katana di Goemon che si chiude con uno scatto, la Fiat 500 gialla (con la targa “storica” e il marchio FIAT rosso ben riconoscibile, però modello nuovo) dal cui tettuccio volano via le banconote e che non si ammacca mai, neppure quando si prende a sportellate con l’Hammer dei cattivi.

C’è Fujiko che se ne va con il bottino, mentre Jigen apostrofa Lupin con un “te l’avevo detto”, per poi finire inseguiti dalle immarcescibili macchine bianche e nere, con Zazà che urla dal megafono.

C’è la spada di Goemon che taglia la porta di acciaio spessa un metro, ferma centinaia di pallottole; c’è Jigen che si salva con due proiettili contro il cattivo di turno dotato di mitraglietta.

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Non mancano alcune chicche: dal cameo del maestro Monkey Punch, in aereo accanto a Goemon, alla citazione della scena iniziale de Il Castello di Cagliostro, con Lupin e Jigen che fuggono (anche se qui affrontano dei cattivi armati fino ai denti) saltando di gran carriera gli ostacoli per infilarsi nella 500 gialla dal tettuccio.

E a volte c’è anche troppo: i cattivi grossi e stupidi (con corredo di bad girls), il supercattivo ladro a sua volta, ma ben poco gentiluomo; i “collaboratori esterni” che rimangono poco più che macchiette.

D’altra parte qualcosa manca…

Le misure di Fujiko (bellissima Meisa Kuroki, ma purtroppo di giapponesi di carne ed ossa paragonabili alla maggiorata più maggiorata dei cartoni non ce ne sono), la mascella quadrata di Zenigata (secondo me il personaggio meno riuscito insieme a Goemon).

Mi ci è voluto un po’ ad abituarmi a Lupin (e a Jigen) con gli occhi a mandorla, (e con i buchi per gli orecchini nei lobi delle orecchie :/ ) ma piano piano l’interpretazione si è fatta più convincente e ironica. Inizialmente infatti Lupin era “troppo serio”. L’inizio in stile un po’ Mission Impossible ha creato una tensione eccessiva, per il nostro ladro preferito, culminata nella morte del “padre putativo” di Lupin, violenta al punto da lasciare quasi di stucco… “ma come, non è Lupin?!”. D’altra parte nella prima parte il nostro ladro gentiluomo è alle prime armi, e la storia è ancora indefinita…

Poi piano piano la compagnia si stabilizza e il film si scioglie, mantenendo comunque dei passaggi (anzi, quasi dei salti) di registro non sempre lineari, a volte forzati, al punto da sembrare voluti. Infatti nel film convivono molte anime (spesso sottolineate da citazioni): da alcuni passaggi quasi onirici tipici dei film orientali (la scena di Goemon nel bosco di bambù mi ha ricordato un po’ La foresta dei pugnali volanti) alle scene di combattimento a mani nude e con inquadrature iper-ravvicinate. Dalle esplosioni in stile Chuck Norris, ai momenti drammatici della relazione tra Lupin e il suo antagonista Michael Lee. Dal cattivo “tagliato in due” in stile quasi Hokuto, alla tipica atmosfera scanzonata dei cartoni del nostro eroe, con Zenigata sempre tra il serio e il faceto.

Anche nella parte tecnica il film sembra “discontinuo”. Negli effetti speciali, nel ritmo, nella musica. È come se a tratti ci si concentrasse solo su un aspetto, quasi assolutizzandolo e perdendo di vista il contesto in cui ci si muove.

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Per chi segue i lungometraggi animati del ladro gentiluomo, il film per molti versi è sembrato continuare la falsariga degli special: nella caratterizzazione del “cattivo” di turno, super-ricco e quindi super-avido; nel carattere storico dell’oggetto del contendere; nelle caratteristiche di trama e realizzazione non sempre convincenti.

Non sarà un film che passerà alla storia del cinema, ma agli appassionati non dispiacerà. La caratterizzazione dei personaggi è riuscita, la storia e altri aspetti lo sono a tratti. Forse un po’ diluito, 2 ore e 13 minuti sono tanti (troppi?), e, anche per quanto detto sopra, non riesce a tenere. Però in questo modo si ritrovano tutti gli aspetti che un amante del ladro gentiluomo si aspetta. Ecco, per chi non conosce bene il personaggio, in alcuni punti il film risulterà poco convincente, ma l’appassionato (malato?) ci troverà tante citazioni e ritroverà, almeno in buona parte, i personaggi che è abituato a conoscere, cosa non sempre frequente in operazioni come questa.