Charlie Adlard

The Walking Dead is dead – Anatomia di un fenomeno

E così, con una martellata su un cranio putrescente, Robert Kirkman ha deciso di interrompere la marcia dell’opera che lo ha reso ricco e famoso.

Con il numero 193 dell’edizione americana, e senza alcun preavviso, The Walking Dead chiude, e, dopotutto, dovremmo esserne tutti grati. Il rischio che la serie si trasformasse in un cadavere ambulante era davvero alto, sempre che non fosse già accaduto: la creatura di Kirkman e Adlard si trascinava già da un po’, strascicando il passo in territori narrativi inusuali, nei quali, appunto, si muoveva con l’insensata lentezza di un morto vivente.

Ma andiamo con ordine.

Ci sarebbe da chiedersi cosa ci fosse di tanto affascinante in questa distopia post-apocalittica in bianco e nero, e per quale motivo una serie che, a guardarla con un po’ di distanza temporale, non era altro che l’ennesima variazione di un genere vecchio come il cucco, potesse aver raggiunto un tale livello di popolarità cross-mediale. Ma la risposta, come spesso accade, è nella domanda stessa.

The Walking Dead è andato cosi bene proprio perché era l’ennesima variazione di un mito che esiste da quando vivevamo nelle caverne: e gli zombi, con questo mito, c’entrano proprio poco. E il tocco di genio di Kirkman è stato proprio quello di far passare per una storia di zombi quella che invece non era altro che una rivisitazione dell’Apocalisse di Giovanni senza l’Apocalisse.

Signore e signori, la catarsi

Rick Grimes si sveglia in un ospedale e scopre che il mondo è finito mentre lui dormiva. I morti si sono risvegliati, le città sono diventate orrende bolge infernali: Kirkman inizia dalla fine, senza mai indugiare troppo sui morti viventi di per sé. Quello che ci titilla, e che ci tiene incollati alla sedia col fumetto in mano, e che ci attira morbosamente come un film splatter, è l’idea che da domattina non ci sia più il lavoro, la macchina, il capufficio; non ci sia più la lista della spesa e il problema dei migranti; né l’aliquota IRPEF o le elezioni europee, né il capodanno e i gruppi WhatsApp, né il prossimo film Marvel o la campagna acquisti del Milan. Ci siamo solo noi, i morti che camminano, e quanto distante sia il prossimo luogo sicuro.

Questo è stato il segreto di The Walking Dead: la catarsi, ovvero quel senso di libertà che segue alla catastrofe. In fondo lo sappiamo tutti: questo complesso intreccio di rapporti sociali in cui siamo avviluppati è una ragnatela invisibile, nella quale ci sentiamo impotenti come la mosca che avverte il ragno avvicinarsi. Questo sistema, fragile ed eterno, ci risputerà fuori soltanto da cadaveri; a meno che i cadaveri non se lo mangino per primi. Ed è questo che ci piace. Per gran parte del suo svolgimento, The Walking Dead è una finestra aperta nei nostri sogni più inconfessabili: quelli dove rischieremmo volentieri lo sbranamento nostro e dei nostri cari, pur di poterci sentire liberi. Dove l’idea di non avere casa, e di non sapere cosa mangerai e cosa berrai o dove vivrai domani, è confortante invece che terribile.

Questo tipo di catarsi è il lusso che possiamo permetterci perché abbiamo la pancia piena e viviamo dentro un centro commerciale grande come città intere.

Ecco perché ci è piaciuto tanto, The Walking Dead. Kirkman ci ha accompagnato per anni, al sicuro oltre la quarta parete, mostrandoci cosa possono arrivare a fare gli uomini per sopravvivere, e facendoci chiedere cosa faremmo NOI per sopravvivere. Non è un caso che questo tipo di narrazione abbia trovato nel genere dei videogiochi immersivi uno dei suoi terreni più fertili: dalla serie di The Walking Dead stesso, a The Last of Us, siamo stati chiamati a definire noi stessi di fronte a scelte radicali che implicavano la nostra stessa sopravvivenza.

Ma i morti viventi non si lasciano blandire a lungo

C’è stato un momento, nella serie, in cui The Walking Dead è cambiato. Possiamo trovare quel momento, più o meno, con l’arrivo ad Alexandria, quando era ormai chiaro che i morti non sarebbero stati più un vero problema. La narrativa post-apocalittica è un genere storico, ma da quel punto in poi Kirkman ha voluto spingere il carro in territori scarsamente esplorati. Ha voluto andare a vedere cosa accade dopo, quando, alla pars destruens, succede la pars costruens. Il suo Rick è un uomo carismatico e giusto: sarebbe riuscito a costruire una società altrettanto giusta? E quale forma avrebbe preso questa società?

Da quel momento in poi, nella serie, è nato un sottotesto strisciante che ha pian piano rischiato di divorarsela: se avessimo la possibilità di ricostruire la convivenza umana secondo criteri di giustizia ed equità, dove andremmo a finire?

Così, nella seconda parte della serie, Kirkman ha iniziato a procedere su due binari paralleli: da un lato la parte gastronomica, che si può ridurre essenzialmente in “chi morirà nel prossimo numero?”, con l’avvicendarsi di massacri e l’ingresso di nuovi personaggi pressochè inutili (a partire da Ezechiel per arrivare a Princess) destinati a diventare carne da cannone presto o tardi; dall’altro lato, sempre più marcato, il lato etico-politico in cui il gruppo di Rick incontra altre società, basate su presupposti di ingiustizia e disorganizzazione vari, e li conquista con la forza del proprio ideale. Un ideale in cui non esiste moneta, in cui ognuno svolge il lavoro che sceglie a beneficio della comunità, ricevendo per quanto dà, e in cui nessuno, nemmeno i capi, godono di privilegi rispetto agli ultimi. E anche chi comanda, non si serve di un esercito per mantenere il potere: lo fa perché è bravo nel comandare, per unanime consenso, vivendo la stessa vita di chi coltiva i campi.

In altre parole, e per sommi capi, il marxismo.

Non è ben chiaro se Kirkman se ne sia mai accorto, di certo non lo dà mai a vedere. La questione non è davvero approfondita né resa esplicita, ma è lì, un grosso elefante nel negozio di cristalli di cui non si parla mai: soprattutto nell’ultima saga, dove una società terribilmente simile a quella pre-apocalisse zombie è difesa da soldati in tenuta antisommossa e presentata come profondamente ingiusta, se non fascista. L’utopia realizzata di Rick si staglia sullo sfondo delle ultime storie come una montagna inesplorata. I nemici delle saghe della seconda parte (Negan, i Whisperers, e, infine, il Commonwealth) sono semplicemente modelli di società alternativi, basati su principi diversi e, infine, sempre perdenti. Al punto che qualcuno di loro, come Negan, arriva a riconoscere la superiorità della visione di Rick e, in sostanza, ad arrendersi ad essa.

Chissà, ripetiamo, se Kirkman avesse previsto tutto questo quando iniziò la serie e durante il suo svolgimento. La nostra impressione è che a un certo punto si sia accorto che, esaurita la catarsi di cui abbiamo parlato all’inizio, The Walking Dead si stava avventurando nell’esplorazione di tematiche complesse, a tratti scomode, completamente diverse dalle premesse. Ovvero l’effetto Cerebus, la celebre serie indipendente che partiva come una parodia del Conan il barbaro di Howard e, nell’arco dei suoi 300 numeri, è diventata una riflessione sulle grandi religioni monoteiste e una feroce critica al femminismo.

Tra le tante ragioni che avranno spinto così Kirkman a chiudere una serie che, ne siamo sicuri, ancora gli garantiva ricchi assegni, c’è a nostro parere anche l’essersi accorto che la serie stava andando a parare in tematiche sin troppo impegnative. E forse non è un caso che l’ultimo numero, su cui non facciamo spoiler, torni essenzialmente a parlare di zombi, con un anticlimax che riesce a chiudere egregiamente la saga.

Negan è qui! – L’origine del villain più famoso di The Walking Dead

Caffè nero, genziana, cicoria selvatica, rucola, radicchio, bergamotto… Niente di tutto ciò mi ha mai lasciato tanto amaro in bocca quanto aver mancato l’incontro a Lucca Comics & Games 2017 con il creatore della saga a fumetti The Walking Dead, l’illustrissimo Robert Kirkman. Cose che succedono! Vorrei poter dire con calma serafica, invece no. Ahimè! Questo è uno di quegli eventi sfortunatissimi che minano il quieto vivere. Mi congratulo con tutti coloro che non sono mancati al raro evento e ora possono vantare una copia di Negan è qui! autografata dal genio Kirkman. Vi stimo e vi rispetto!

Edito da Saldapress, il volume dal titolo Negan è qui! è arrivato nei negozi lo scorso 24 novembre 2017, in diverse edizioni oltre alla variante a tiratura limitata realizzata per il Robert Kirkman Signing Pack di Lucca Comics & Games 2017. C’è l’edizione base, quella esclusiva per fumetterie e un’altra realizzata appositamente per Amazon. Un volume in edizione cartonata da 72 pagine che raccoglie le 64 tavole disegnate da Charlie Adlard, che svelano il passato del temibile Negan, perché la sua mazza da baseball si chiama  Lucille e come è diventato il capo dei Salvatori. 

Ma chi è Negan? Appare per la prima volta nel numero 100 di The Walking Dead della Image Comics. Il suo arrivo è violento e distruttivo. Niente è più come prima. Il suo nome significa PAURA e  SOTTOMISSIONE. Negan è un personaggio sadico e scurrile, ama gli altri, ma solo se strisciano ai suoi piedi. Curato nell’aspetto, ha un umorismo depravato e non muove un passo senza la sua inseparabile compagna Lucille, avvolta nel filo spinato, con cui adora spappolare teste. In breve tempo Negan diventa uno dei personaggi più rappresentativi della saga a fumetti e della serie tv, focalizzando l’interesse del pubblico su di lui. I fan sono rapiti dai suoi modi da antieroe e inevitabilmente sviluppano una crescente curiosità riguardo le sue peculiarità e il suo passato.

Nascono così i presupposti per la realizzazione di Negan è qui! un prequel che racconta la nascita di un personaggio. La vita quotidiana, il dramma, la disperazione, il disorientamento, la consapevolezza e infine la rinascita. Queste fasi si alternano nel corso della storia.

All’inizio, prima che il mondo come noi lo conosciamo finisca, Negan è un insegnante particolare, fuori dagli schemi. I suoi rapporti con gli alunni sono bruschi e moralmente scorretti. La sua vita privata è un disastro. Il suo rapporto con sua moglie è logorato e irrimediabilmente compromesso dai continui tradimenti extra coniugali.

Poi il suo fare strafottente subisce un brusco arresto quando improvvisamente riceve un grosso pugno nello stomaco all’apprendere che la moglie è malata di cancro. Mentre si trova al capezzale di un letto di ospedale, l’apocalisse ha inizio e Negan, impotente e frastornato, assiste alla morte prima e alla trasformazione poi della sua compagna di vita. Da questo momento in poi Negan deve affrontare eventi e subirne altri che lo portano a scegliere di sopravvivere a ogni costo, aggrappato al ricordo di sua moglie.

Kirkman ci fa conoscere un Negan del passato che non è affatto diverso da quello che conosciamo. È rimasto l’insegnante che cerca di far capire agli altri che il mondo è cambiato, le regole non esistono più e lui ne è consapevole. La trasformazione della mazza da baseball con il filo spinato rappresenta la presa di coscienza di Negan.

Adlard ha saputo mettere in risalto la psicologia del protagonista con tavole ben strutturate con le giuste inquadrature che ben evidenziano debolezze e drammi. Il suo tratto tondeggiante e realistico rappresenta efficacemente scene crude e violente.

Con questo albo Kirkman conferma l’idea che ha della saga. The Walking Dead non è un racconto sulla sopravvivenza, è l’insieme di storie di uomini che rinascono. Io ho appena letto la storia di una rinascita bellissima. Negan è qui!

Sessioni di autografi di Charlie Adlard e Frank Cho

– Comunicato Stampa –

Come annunciato da alcune settimane, Charlie Adlard e Frank Cho saranno ospiti dello stand saldaPress durante la prossima edizione di Lucca Comics & Games.

CHARLIE ADLARD – presente il 28, 29, 30 e 31 ottobre – effettuerà 5 sessioni di autografi, durante le quali realizzerà per i fan anche alcuni doodle. La prima sessione si terrà venerdì 28 ottobre e avrà la durata di 2 ore e mezza, durante la quale realizzerà 400 autografi e 40 doodle.

Le altre quattro sessioni saranno suddivise equamente tra sabato 29 e domenica 30, e dureranno ciascuna 1 ora e mezza.

In sostanza, due sessioni da 1 ora e mezza il sabato e due sessioni da un’ora e mezza la domenica, durante le quali farà 200 autografi e 20 doodle ogni volta.

 

walkingdead_adlardCOME AVERE L’AUTOGRAFO DI ADLARD?

Sarà sufficiente venire allo stand saldaPress lo stesso giorno della sessione prescelta e acquistare un volume tra COME UNA PIETRA, GUERRA BIANCA, L’ARTE DI CHARLIE ADLARD o le tre variant (tutte insieme) del numero 43 di THE WALKING DEAD presentate a Lucca Comics. Insieme all’acquisto, vi verrà consegnato un biglietto che darà diritto ad accedere alla sessione di autografi, fino a esaurimento posti.

Sarà possibile effettuare gli acquisti e ritirare i biglietti a partire dalle 9 del mattino di ognuno dei tre giorni presso lo stand saldaPress.

 

COME AVERE IL DOODLE (E L’AUTOGRAFO) DI CHARLIE ADLARD?

Sarà sufficiente venire allo stand saldaPress lo stesso giorno della sessione prescelta e acquistare il KIT CHARLIE ADLARD, che comprende i volumi COME UNA PIETRA, GUERRA BIANCA, L’ARTE DI CHARLIE ADLARD. Al momento dell’acquisto riceverete un biglietto che vi darà diritto a un doodle e a un autografo di Charlie Adlard.

Sarà possibile effettuare gli acquisti e ritirare i biglietti a partire dalle 9 del mattino di ognuno dei tre giorni presso lo stand saldaPress.

La mattina del 31 ottobre Charlie Adlard sarà a disposizione dei fan presso lo stand FOX, secondo le modalità indicate dalla stessa FOX.

 

FRANK CHO – presente a Lucca tutti i giorni – effettuerà 10 sessioni di autografi della durata di 1 ora e mezza ciascuna, durante le quali realizzerà ogni volta 200 autografi e 20 doodle.

 

COME AVERE L’AUTOGRAFO DI FRANK CHO?

Sarà sufficiente venire allo stand saldaPress lo stesso giorno della sessione prescelta e acquistare un volume a scelta tra LIBERTY MEADOWS vol. 1 – EDEN, LIBERTY MEADOWS SUNDAYS vol. 1 o WOMEN sia in versione regular che con Print esclusiva a tiratura limitata. Insieme all’acquisto, vi verrà consegnato un biglietto che vi darà diritto ad accedere alla sessione di autografi, fino a esaurimento posti.

Sarà possibile effettuare gli acquisti e ritirare i biglietti a partire dalle 9 del mattino di ognuno dei tre giorni presso lo stand saldaPress.

COME AVERE IL DOODLE (E L’AUTOGRAFO) DI FRANK CHO?

Sarà sufficiente venire allo stand saldaPress lo stesso giorno della sessione prescelta e acquistare il KIT FRANK CHO, che comprende i volumi LIBERTY MEADOWS vol. 1 – EDEN, LIBERTY MEADOWS SUNDAYS vol. 1 e WOMEN, più una Print esclusiva a tiratura limitata con un disegno di Frank Cho. Al momento dell’acquisto riceverete un biglietto che vi darà diritto a un doodle e a un autografo di Frank Cho.

Nei prossimi giorni vi comunicheremo il calendario e gli orari di ogni singola sessione di autografi di Charlie Adlard e Franck Cho.

Il disegnatore di The Walking Dead a Lucca Comics & Games

– Comunicato Stampa –

Charlie Adlard ospite allo stand saldaPress

Dopo aver preannunciato negli scorsi giorni l’arrivo di una news importante, saldaPress e Lucca Comics & Games hanno charlieadlardufficializzato la presenza durante la prossima edizione del Festival di uno dei disegnatori più noti e apprezzati del panorama internazionale.

Stiamo parlando di Charlie Adlard, l’autore britannico  che negli ultimi dodici anni ha disegnato senza interruzione oltre 150 numeri di The Walking Dead. Si tratta di una grande notizia per tutti i fan della serie scritta da Robert Kirkman, che avranno l’occasione di incontrare per la prima volta in Italia allo stand saldaPress il disegnatore delle tavole della serie zombie più popolare del pianeta.

Charlie Adlard, riconosciuto come uno dei più influenti artisti nell’ambito del fumetto horror, nel corso degli anni ha lavorato tra gli altri titoli a White Death e Rock Bottom, entrambi di prossima pubblicazione in Italia nel catalogo saldaPress.

Ha collaborato inoltre con diverse case editrici internazionali, tra cui IDW, Marvel Comics e DC Comics, e per il mercato francese ha disegnato La maledizione del Wendigo, pubblicato in Italia da saldaPress.

L’imperdibile appuntamento è a Lucca, dunque. Nelle prossime settimane saldaPress diffonderà tutti i dettagli e le modalità per poter incontrare il disegnatore britannico.

Benvenuto Charlie Adlard.