Cavalieri dello Zodiaco

Saint Seiya – 30 anni in TV raccontati da Ivo De Palma

Già sulle pagine di Dimensione Fumetto si era potuto parlare di uno dei grandi miti della nostra infanzia, ossia I Cavalieri dello Zodiaco. A partire dalle ultime uscite sulle TV giapponesi fino ad arrivare a una classifica di come ci abbiano rovinato la vita.

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Pochi sanno che dalla loro prima messa in onda sono passati esattamente trent’anni. Cosa significano questi sei lustri sul groppone per una serie che ormai è diventata storica? Possiamo saperlo noi, o forse è meglio farci raccontare la storia da qualcuno che l’ha vissuta in prima persona? Siccome noi di Dimensione Fumetto abbiamo gli agganci giusti, ci siamo orientati sulla seconda scelta, quindi diamo il benvenuto a un ospite d’eccezione, vera a propria colonna portante di questo importantissimo fenomeno.

Fate un bell’applauso a Ivo de Palma!

I Cavalieri dello Zodiaco sono arrivati in Italia nel 1986, ben trent’anni fa: quando sei stato contattato per il tuo primo turno di doppiaggio, sapevi già di cosa si sarebbe trattato? E in caso contrario, che impressione ti ha fatto il cartone quando l’hai visto per la prima volta?
No, assolutamente. Ma nessuno di noi sapeva bene di cosa si trattava. Probabilmente compreso il direttore. Era semplicemente una nuova commessa, per un buon numero di episodi iniziali (non arrivò tutta insieme), del repertorio che in quegli anni stava prendendo sempre più piede. “Vedere il cartone” sul lavoro significa essenzialmente vedere solo le scene in cui c’è il proprio personaggio, quindi un giudizio sul complesso dell’opera in quelle condizioni è difficile. Sapevo comunque che quello era il protagonista e ne ero ovviamente felice, anche perché era la conferma che questo direttore, che mi conosceva da non molto tempo, ma che da subito mi aveva assegnato cose carine (Zor di Robotech 3, per esempio), mi stimava.

ivo-de-palmaPerché pensi che dopo trent’anni ci sia ancora un seguito così numeroso dietro ai Cavalieri, al punto dal riproporre le serie in DVD, da avere giornali sportivi che ne ristampano i fumetti come allegati extra-quotidiano? Credi che il pubblico sia il medesimo di tre decenni fa, o che anche le generazioni odierne ne siano affascinate?

 Le generazioni odierne mi sembrano complessivamente meno affascinate da quella tipologia di prodotto. Nel frattempo è cambiato anche il modo di raccontare e di rappresentare, e questo ha influito anche sul gusto dei fruitori, che oggi si orienta di più verso altre cose. Resta lo zoccolo duro dei bambini e ragazzini di allora, oggi sui trenta e passa, e di qualcuno che successivamente ha conosciuto la saga attraverso le numerose repliche. Tutti furono conquistati dal potente mix di mitologia occidentale e orientale (ancorché quest’ultima fosse spesso annacquata dalle censure), e dal numero considerevole di personaggi, cosa che permette a ciascuno dei fruitori di trovare il suo alter ego, il suo avatar preferito, il personaggio, in buona sostanza, in cui identificarsi. Poi, qualcuno si innamorò anche delle nostre voci, come si sa.
I cartoni come I Cavalieri dello Zodiaco, negli anni ’80/’90 venivano accusati di eccessiva violenza, di usare immagini troppo forti per un pubblico giovane, come i celebri Ken il Guerriero o L’uomo Tigre, al punto di subire delle forti censure quando approdavano sulle reti commerciali come Mediaset. Eri della stessa opinione? Ritieni che comunque fosse veicolato un messaggio positivo per le generazioni dell’epoca, come la devozione a un ideale o lo spirito di sacrificio per i Cavalieri di Atena?
L’argomento è stato negli ultimi anni ampiamente dibattuto e la mia opinione personale non ha nulla a che vedere con ciò che sono tenuto a fare sul lavoro per venire incontro alle esigenze del committente. Esigenze che, peraltro, sono spesso tarate sulle richieste del pubblico, o quantomeno di quello che si organizza e fa valere le proprie ragioni. Questo per dire che le censure le volle, e le ottenne, in ultima analisi, il pubblico. Non furono un’idea peregrina di committenti ed emittenti. Se poi qualcuno non si riconosceva nelle istanze di quella parte di pubblico, avrebbe dovuto organizzarsi in egual modo per promuovere la visione opposta. Ma ciò non avvenne, perché è molto impegnativo. Alcuni preferirono, e talvolta ancora preferiscono, sfogarsi sulla tastiera prendendosela con i doppiatori. E qui mi fermo, perché il tentativo di definire ulteriormente questi campioni potrebbe espormi a una querela.

pegasus-saint-seyaUno dei punti di forza della versione italiana dei Cavalieri era sicuramente il suo adattamento dei dialoghi, volutamente resi con un tono aulico volto a sottolineare l’epicità della storia raccontata. Credo che tuttora sia uno dei rari casi in cui il doppiaggio italiano abbia superato quello originale in giapponese. A chi è venuta l’idea di questo brillante adattamento, come doppiatori avete avuto libertà nel rendere meglio alcune espressioni, oppure dovevate seguire pedissequamente il copione?
Anche su questo le opinioni sono varie e spesso divergenti. Quella scelta, comunque la si voglia considerare (in questo caso le “50 sfumature” vanno da “capolavoro” a “stupro”), fu farina del sacco del direttore e del dialoghista dell’epoca. Poi, capitò spesso che in sala si aggiustasse ulteriormente il tiro, o si portassero alle estreme conseguenze (con l’approvazione del direttore) alcune scelte (come le citazioni poetiche di Pegasus, sicuramente farina del mio sacco).

Doppiare lo stesso personaggio per 114 episodi (almeno la prima serie) quando avevi appena ventiquattro anni: avevi già la percezione di doppiare qualcosa che sarebbe stato ricordato negli anni a venire, oppure pensavi fosse semplicemente una bolla di sapone destinata a esaurirsi presto? Ti è rimasto qualcosa del personaggio di Pegasus, magari nelle tue espressioni quotidiane?

 Non avevamo, inizialmente alcuna coscienza di ciò che la serie avrebbe rappresentato, e tantomeno del fatto che trent’anni dopo ne avremmo ancora parlato. Su quanto mi è rimasto di Pegasus non esageriamo. Se parlassi come lui nella vita reale sarei da TSO urgente… (ride, N.d.A.) Diciamo che grazie a lui mi rimangono le numerose fiere cui sono spesso invitato, e un bel rapporto con la maggioranza degli appassionati.

In fase di doppiaggio di un episodio sapevi già come si sarebbe dipanata la trama dell’opera oppure la scoprivi quando ti recavi in sala?
Non erano ancora i tempi in cui potevi trovare tutto in rete prima ancora che in sala. Quindi scoprivamo tutto a microfono.

Scusa per la domanda banale, ma c’è qualche episodio che ti ha colpito in particolare di tutta la serie?
Diciamo che sono particolarmente affezionato al film Le Porte del Paradiso, ancorché sia quello meno gradito all’autore della saga. A me piace per lo stesso motivo per cui lui lo detesta. Cioè per la lentezza e le atmosfere rarefatte.
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 Per chiudere, una domanda che è più una curiosità mia, ma devo chiedertela, visto che da piccolo cercavo di imitarti in tutti i modi. Come è nato il mitico IAIIIIIIIIII di Pegasus?

 “IAIII” oppure “KIAIII” deriva dal mio precedente, e comunque piuttosto fugace, contatto con l’Aikido. Fu lì che sentii parlare per la prima volta del KIAI, cioè di questo urlo che libera energia. Non lo esercitai mai personalmente, in palestra, ed è probabile che venga vocalizzato in modo diverso. Semplicemente, presi il nome di quel colpo e lo trasformai nel colpo stesso, giocando sulla potente sonorità di “A” e “I” abbinate in sequenza.

Grazie per il tempo che hai concesso a Dimensione Fumetto, e per avere reso felice quel piccolo bambino di dieci anni che oramai ne ha più di trenta e che è cresciuto con le storie che tu hai contribuito a raccontare.

Grazie a voi.
A microfono, avviene spesso tutto “a nostra insaputa”.
Non sappiamo bene cosa, e in che misura, arriverà ai destinatari.
Finché qualcuno non ce lo racconta.
Ed è sempre una sorpresa, nonché un piacere, sentirlo.

Saint Seiya: un successo lungo 30 anni!

I Cavalieri entrano negli “enta” e noi di Dimensione Fumetto non potevamo non festeggiare questo loro traguardo con un doveroso punto della situazione sul successo di Saint Seiya, che a distanza di trent’anni è ancora sulla cresta dell’onda e nel cuore degli appassionati.

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Masami Kurumada con i suoi personaggi alle spalle.

Partiamo dall’inizio, l’autore Masami Kurumada, classe 1953, iniziò la serializzazione del manga nel 1985. Gli episodi, che venivano pubblicati con cadenza settimanale su Shonen Jump, facevano parte di un progetto molto più ampio volto alla pura e fredda vendita di gadgets. Solo in seguito ne fu tratta una serie animata tradotta con successo in più di cinquanta nazioni. Proviamo allora ad analizzare i motivi di un successo così ampio e duraturo.

Fin da subito quello che è chiaro allo spettatore è la presenza di personaggi ben delineati, ognuno con una caratteristica ben distinta, ognuno legato a un colore, ogni colore legato a un’armatura, ogni armatura legata a una costellazione, ogni costellazione legata a un mito (a partire da quello greco, per passare a quello norreno per finire con la storia egizia e la religione indiana).
Si viene quindi fin da subito attratti da questo singolare mix, temi che fino a quel momento erano visti solo come argomento di studio scolastico acquisivano improvvisamente un nuovo vigore (stessa cosa che anni prima era successa con la Rivoluzione francese e Lady Oscar, a esempio).

La serie tokusatsu più favosa in occidente, i Power Rangers, a confronto con Saint Seiya.

La serie tokusatsu più famosa in occidente, i Power Rangers, a confronto con Saint Seiya.

Qui il protagonista non è un solo personaggio e non assistiamo al classico cliché del cattivo che diventa buono, i personaggi che inizialmente sembrano antagonisti nel corso della storia diventano invece un gruppo affiatato, un team, ognuno ha un carattere ben distinto e ha un colore che ne identifica il potere e ne esalta la distinguibilità, caratteristica questa ripresa a piene mani dalle serie live action dei tokusatsu:

Seiya (Pegasus) è associato al rosso, colore che da sempre nelle serie identifica il leader, la sua armatura è bianca e il suo potere viene dalla luce;

Shiryu (Dragone) è associato al verde, colore che nei tokusatsu è solitamente legato o a un’evoluzione del protagonista o a un suo braccio destro, quasi pari; l colore viene anche associato all’acqua, che è il suo elemento;

Hyoga (Cristal) è associato al blu, la sua armatura è azzurra e il suo potere viene dal ghiaccio;

Shun (Andromeda) è associato al rosa, altro colore da team dei live action, rappresenta la parte femminile del gruppo e la sua gentilezza è spesso associata a una presunta omosessualità; la sua armatura trae potere dalle catene che imprigionarono la regina Andromeda nel mito greco;

Ikki (Phoenix) è associato all’arancio, colore che è una variazione calda del classico giallo presente solitamente nei team dei telefilm giapponesi, la sua armatura è un mix di blu e arancio e il suo potere è il fuoco.

Oltre a queste peculiarità visive quello che fin da subito cattura lo spettatore è la presenza di forti valori morali quali la lealtà e il rispetto.

Nei primi episodi troviamo i personaggi l’uno contro l’altro, il loro scopo è vincere l’Armatura d’oro combattendo all’ultimo sangue, tutti contro tutti. Presto però un elemento destabilizza lo spettatore: durante uno degli episodi più forti e toccanti di tutto l’anime, Seiya e Shiryu, entrambi molto tenaci, gareggiano alla pari, fino a quando il Cavaliere di Pegasus, quasi rischiando la vita, riesce a battere il Cavaliere del Dragone. Coriandoli e urla da stadio, si inneggia a Seiya come vincitore ma Shiryu, in quel momento, viene colto da un infarto, conseguenza del suo ultimo colpo. Il suo cuore è fermo e il tatuaggio del drago che ha sulla schiena sta svanendo: cancellatosi del tutto, la vita del Cavaliere avrà fine e solo un pugno forte quanto quello che ne ha causato il blocco può riattivarlo. Il Cavaliere delle tredici stelle è sfinito, esangue, lo stanno trasportando via in barella quando ecco che Seiya raccoglie le sue ultime forze e sorretto da Hyoga lancia un pugno fortissimo in corrispondenza del cuore di Shiryu. All’urlo di «Non sparire maledizioneeeeeeeee», la forza del colpo proietta Dragone, insieme a Shun che lo sosteneva, contro un muro. Attimi di silenzio, occhi sbarrati e poi il miracolo: un battito cardiaco, il cuore ha ripreso a funzionare. “Dragon Saved” come recitano gli schermi televisivi.
In questa scena vediamo che dei ragazzi che fino a un attimo prima erano solo dei rivali in battaglia improvvisamente mettono da parte il loro orgoglio e uniscono le forze per salvare la vita dell’altro: nasce così una squadra invincibile, che grazie alla forza di volontà e al rispetto degli altri, della forza dell’avversario, potrà affrontare qualsiasi sfida.

Ma ovviamente i valori e sentimenti non sono l’unica forza di questa serie. Facendo un passo in dietro, ricordiamo che fu creata per la vendita di giocattoli, nello specifico di action figures, dunque furono pensati dei personaggi che avessero delle caratteristiche ben distinte che, oltre al colore, possiedono una singolare armatura che in fase di riposo si ricompone a formare il simbolo della costellazione di appartenenza.

Foto tratta dal blog di Gypsy Moth's Blog.

Foto tratta dal blog di Gypsy Moth’s Blog.

I Cavalieri dunque, oltre a essere un ottimo business, che ha dato vita a una delle collezioni più prolifiche di sempre, ha creato un vero e proprio genere dell’animazione giapponese, quello dei guerrieri in armatura. Tant’è che in seguito al successo dei Santi nacquero diverse serie che a loro si ispiravano, ricordiamo tutti Samurai Trooper, da noi I cinque Samurai, e Shurato per citare le due più famose in Oriente.

 

Samurai Troopers (I 5 samurai) a sinistra - Shurato a destra.

Samurai Trooper (I cinque samurai) a sinistra – Shurato a destra.

Ma c’è un altro fattore che ha contributo a rendere la serie fruibile e famosa: la trama.
Strutturata come il più classico videogiochi picchiaduro a scorrimento, vediamo che la storia si evolve seguendo uno schema semplice e lineare e l’esempio più significativo è rappresentato dalla saga del Santuario: i cinque protagonisti devono superare in dodici ore le dodici case dello Zodiaco, sconfiggere i dodici Cavalieri D’Oro e salvare Saori che giace in fin di vita a causa di una freccia che sta per infilzarle il cuore. Si ha quindi un crescendo di azione fino ad arrivare all’apice con la sconfitta del boss finale e la Principessa in salvo. Lo schema viene riveduto e ripetuto anche nelle saghe successive. Saori è in pericolo, i Saint si battono, Seiya sconfigge il boss finale e salva la Dea Atena. Formula vincente non si cambia e troviamo lo stesso schema riproposto anche nell’ultima serie animata Saint Seiya Soul of Gold che vede protagonisti i Cavalieri D’Oro. Dunque è chiaro che non solo i colpi di scena e gli scontri sono importanti ma per catturare lo spettatore è necessaria anche una trama ben comprensibile e ben strutturata.

Non dimentichiamo poi il valore aggiunto che la serie ha ricevuto grazie allo splendido character design a opera di Michi Himeno e del compianto Shingo Araki. Il loro tratto plastico e sinuoso ha reso i personaggi maggiormente accattivanti; d’altronde, non è un caso, se a questi nomi si legano serie di straordinario successo come la già citata Lady Oscar e lo stranoto Goldrake.

Alcune opere di Himeno e Araki, da sinistra: Ulisse 31, Goldrake, Lady Oscar, Lulù l'angelo tra i fiori.

Alcune opere di Himeno e Araki, da sinistra: Ulisse 31, Goldrake, Lady Oscar, Lulù l’angelo tra i fiori.

Ovviamente da grandi successi nascono grandi polemiche e Saint Seiya non è esente da queste, infatti la serie viene additata di eccessiva violenza costringendo la Mediaset, che ne ha replicato negli ultimi anni tutti gli episodi, a censurarla tagliando o oscurando le scene di sangue.

Ma a parte le poche polemiche quello che Saint Seiya lascia in eredità è solo il grande successo che questa serie continua a mietere da trent’anni, testimone ne sono i numerosi spin off manga, le serie animate e le diverse collezioni di action figures che continuano a essere prodotte tutt’oggi.

Quindi tanti auguri Saint Seiya, continua a bruciare il tuo cosmo fino ai limiti estremi dell’universo.

“30 anni di Saint Seiya” – Mostra a Tokyo per i Cavalieri dello Zodiaco

A partire dal giugno 2016 la Kurumada Production insieme alla Toei aprirà la “Mostra per il Trentesimo Anniversario di Saint Seiya: L’Opera Completa di Saint Seiya”.

L’esposizione di illustrazioni originali sia del manga che dell’anime, action figures e altri “reperti” mai visti prima si terrà nell’edificio UDX di Akihabara. Nel frattempo è stato aperto il sito ufficiale .

 

Saint Seya

Saint Seiya – Una classifica semi-seria dei traumi infantili (II Atto)

Dunque, dove eravamo rimasti? Ah sì, al segno del Toro.

Il Novilunio vi guarda con indifferenza e non vi tocca. Marte, però, nella vostra quinta Casa, quella che parla di creatività e amore, vi accende di forti emozioni, mantenute sotto controllo grazie a una ferrea volontà. Peccato che oggi avrete il gomito che fa contatto con il piede, e che avrete delle storiacce con la tipa.

Come dite? Non era una rubrica sull’oroscopo ma sui traumi infantili causati dai Cavalieri dello Zodiaco? Mmm…aspetta che vado a controllare la prima parte (che trovate QUI).

Ah, giusto! Eravamo arrivati nel cuore della classifica, adesso siamo quasi nella top five, ancora un piccolo sforzo e potrete godere della gioia di chi fosse il bambino più fortunato fra i vostri amici. Forse lo siete stati addirittura voi, e non lo sapevate.

Procediamo in ordine rigorosamente decrescente verso la cima della classifica.

6. Capricorn – Shura

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Ah, iniziamo subito con un’altro dei mitici pezzi di merda dei Cavalieri d’oro. Anche lui, perfettamente conscio del tradimento che si sta operando al Santuario, fa spallucce, mette la freccia e sorpassa tutti. Hai giusto un piccolissimo problema. I tuoi arti sono in grado di tagliare qualsiasi cosa. Sai, sei praticamente una spada Excalibur vivente. Tagli il terreno, praticamente tutta la tua casa, ma come sempre, di fronte ad un uomo nudo perdi la testa, forse perché il tuo nome completo è Shura Malgioglio.

– Vorresti dirmi che un’altro Cavaliere decide di combattere da nudo? – vi starete chiedendo.

E io rispondo con grande gioia di SÌ, ma non dubitate, le abitudini sono dure a morire, vero Sirio? Esattamente. Il buon Sirio si cava l’armatura, oramai tagliata dal nemico e si fa trafiggere il cuore, taglia il braccio a Shura e poi si sacrifica in una esplosione verso gli astri. Bel modo di andarsene. Più o meno come controllare con un accendino se c’è benzina nel serbatoio della macchina.

5. Leo – Aiolia

LeoAiolia

Finalmente un Cavaliere come piace a noi. Fiero. Bello. Tamarro. Avverte i nostri eroi del tradimento, e si pone da subito come loro amico. Uno dei Cavalieri più potenti senza alcun dubbio, sarebbe veramente drammatico se anche lui fosse uno degli ostacoli da sormontare.

Peccato che il destino sia bastardo e infame. Aiolia si fa colpire come un fesso dal Sacerdote del tempio e gli viene fatto il lavaggio del cervello.

Seiya arriva alla sua casa, si rende conto che il Cavaliere è diventato malvagio ed esclama (almeno nella versione giapponese): “Emoo so’ccazzee!”, e a quel punto parte la sagra del “Lighting Plasma”, che neanche nelle discoteche ad Ibizia. Ed è proprio a questo punto che si vede il dramma di questo Cavaliere, che poteva comodamente stare seduto nella top-3 di questa classifica: per potere essere liberato deve vedere morire qualcuno per sua mano. E a chi tocca l’estremo sacrificio? Non a quel rompicoglioni di Seiya, noooooooo, ma a quel caro ragazzo di Cassius, che dopo essere scampato al massacro dei balordi di Ken Shiro (e ditemi che non sembra uno di loro), pensava di essersi messo a posto.

Ma no, mentre sta ballando la Colita sotto il “Lightning Plasma”, si sacrifica, per amore di Shaina urlando “COMBO-UH-COMBO-UH-COMBO-UH-UH-UH”.

Almeno se avesse fatto fuori Pegasus (Seiya) ci saremmo liberati del suo LADY ISABEEEEEEEEEEEEEEL IAIIIIIIIIIIIII

4. Aquarius – Camus

Camus

Sì, sei abbastanza stronzo. Anche tu appartieni a quella famiglia di Cavalieri che, nonostante sappiano del tradimento del Grande Sacerdote, decidi di non ribellarti, principalmente perché devi continuare a rispettare i tuoi obblighi da cavaliere dell’Acquario. Ma allora perché si trova così in alto nella classifica?

La risposta è molto semplice, e sta nel suo allievo.

Camus infatti è il maestro di Hyoga del Cigno (Crystal), non come volevano farci credere nell’anime con quella vaccata del “Maestro dei ghiacci”, e fa una cosa che tutti avremmo voluto fare in tutto l’anime.

Guarda Crystal in faccia e gli dice: «Sei un mammone del cazzo. Ecco perché ho cercato di inabissare la nave con la bara di tua madre, sperando che tu trovassi le palle di smettere di piangerci sopra». Ovviamente il tutto è stato parafrasato, magari le parole potevano essere diverse. Dopo ovviamente Crystal gli rompe er culo, ma almeno lo fa imparando la mossa del suo maestro l'”Aurora Execution” , in grado di generare una temperatura pari allo zero assoluto (e anche questo lo sappiamo perché ce l’hanno menata un casino durante i vari episodi dello scontro).

3. Gemini – Saga

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Finalmente si inizia con i carichi da 90. Con quelli che contano veramente, e fidatevi che iniziare a stilare la classifica a questo punto diventa davvero una cosa ardua e difficile.

Ogni fumetto che si rispetti deve avere un nemico. I Cavalieri non fanno eccezione. Chi si celava sotto le spoglie del Gran Sacerdote traditore? Chi voleva uccidere la giovane Atena? [SPOILER ALERT!] La risposta sta nel Cavaliere di Gemini. Sicuramente uno dei più forti di tutti. Quando si svela, con i suoi capelli grigi e gli occhi rossi iniettati di sangue è stato uno shock abbastanza grosso per tutti.

Ma lui vuole il potere, vuole il controllo. E ha delle mosse fighissime, il “Galaxian Explosion” e l'”Another Dimension”. Poco importa se Saga fosse uno dei Cavalieri più buoni e gentili, in lui abitavano due anime, una buona come Osvaldo Paniccia, l’altra malvagia come Andrea Diprè.

Tecnicamente non viene sconfitto, nonostante i numerosi sforzi dei Cavalieri di bronzo e di quelli d’oro, ma è proprio la sua natura duale che lo vede capitolare, visto che la parte buona fondamentalmente lo fa suicidare.

Diciamolo, se un bambino doveva interpretare il cattivo durante i giochi comuni, allora tanto vale che fosse un cattivo fatto bene no? Quindi non disperate. Eravate stronzi, ma almeno con classe e stile.

2. Scorpio – Milo

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Milo si presenta subito come un tamarro senza pari. Ha un’armatura che levati, con delle punte sugli spallacci ed un elmo super figo. A questo si aggiunge un’unghia retrattile dal colore rosso scarlatto con cui lancia il suo “Scarlet Needle”, mossa che se va a segno per 14 volte, gli permette di lanciare l'”Antares”, ossia il colpo definitivo, che pone fine alla vita di chiunque. Ovviamente ogni colpo è velenoso, manco a dirlo, ma non viene somministrato tramite rose o altri fiori fantasiosi.

Inoltre è uno dei pochi che sembra sapere quello che vuole. È caotico-buono (per usare una terminologia di D&D) e giustamente difende il suo tempio con forza e determinazione. La cosa che lo rende veramente figo è che lui è conscio di quanto sia forte, quindi offre a tutti la possibilità di arrendersi prima di combattere, oppure di soffrire le pene dell’inferno a causa della sua mossa. Oltre a questo, ammette candidamente la superiorità di Cavalieri che possono essere anche più deboli di lui, come accade con Hyoga (Crystal) quando lo combatte. Insomma, un uomo tutto d’un pezzo, che sa il fatto suo e che non teme lo scontro.

Altre due piccole note di fighezza:

  1. Conquista l’armatura d’oro all’età di 7 anni
  2. È uno dei pochi che finisce la saga del Santuario da vivo, dopo avere combattuto contro i Cavalieri di bronzo, ed è l’unico che tecnicamente non perde uno scontro.

Ed ora, finalmente…Rullino le trombe. Squillino i tamburi. La prima posizione viene occupata da……

1. Virgo – Shaka

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Poco da dire, se sei del segno Vergine, avevi vinto in gioventù. I motivi sono molteplici, ma proviamo ad elencarli sotto:

  1. Sei l’uomo più vicino a Dio. Inteso come Buddha, non come il dio del cristianesimo. E in quanto tale stai quasi sempre a meditare, con i tuoi occhi chiusi.
  2. Per la condizione sopra, sei il Cavaliere più potente di tutti. Durante il combattimento tieni gli occhi chiusi, perché aprirli significherebbe scatenare tutta la tua immane potenza.
  3. Non solo sei maestro del settimo senso, ma anche dell’ottavo.
  4. Praticamente combatti quasi da fermo, con una grazia innaturale.
  5. La tua mossa, il “Tenbu Horin” priva progressivamente i tuoi avversari di tutti i 5 sensi.
  6. Per sconfiggerti si deve scomodare l’unico Cavaliere più figo e sborone (termine romagnolo che indica una persona tamarra e oltremodo figa) di te, ossia Ikki della fenice (Phoenix).
  7. Ikki per ucciderti deve sacrificarsi, ma alla fine non muore nessuno dei due.
  8. Il tuo segno è da sempre legato ad una immagine femminile, direi che con i Cavalieri dello zodiaco hai avuto una notevole rivalsa no?

Insomma, chiunque fosse della Vergine praticamente era al di fuori dei giochi, era sopra tutti, e tanto valeva nemmeno giocare, che comunque Virgo era più forte di te e degli altri.

Nota di colore, nella saga di Hades schianta tipo 3 Cavalieri d’oro (passati al nemico) contemporaneamente. Mi sembrava giusto dirvelo.

E voi che dite? Avete apprezzato questa classifica? Di che segno siete, dove vi trovate in classifica?

Saluti dal vostro romagnolo di quartiere!

 

Saint Seiya – Una classifica semi-seria dei traumi infantili.

Sentite sempre di più il bisogno di realizzarvi professionalmente in una maniera stabile e duratura. Oggi vi aiuterà la presenza di Giove nel segno amico della Vergine, che con i suoi influssi vi permetterà di definire meglio i vostri obiettivi lavorativi.

L’oroscopo, o più in generale i segni zodiacali, sono una cosa seria, serissima per chi ha vissuto negli anni ’90. Potevate essere una simpatica casalinga che guardava “i Fatti Vostri”, oppure un bambino che giocava nel cortile con i suoi piccoli e teneri amici (rigorosamente senza donne, che all’epoca erano viste come il male assoluto).

Per la prima categoria la serietà e la affidabilità di questi astri era legata a doppio filo alla speranza di poter trovare una spiegazione, un conforto, una speranza nelle stelle e nella loro posizione così impossibilmente casuale.

Per i bambini invece era legata all’immaginazione dei propri eroi, dei propri beniamini. Con 7 stelle avevamo conosciuto l’Orsa maggiore, che ci aveva insegnato ad urlare educatamente “MUOIOOOOOOOOOO” prima che ci esplodesse la testa. Con un pirata tutto nero che per casa ha solo il ciel navigavamo nello spazio e fra di loro, magari facendo una piccola sosta per andare a giocare su Marte.

E poi c’erano loro.

I Cavalieri dello Zodiaco.

Dei ragazzi che in pochi secondi si mettevano un’armatura ed erano pronti a lottare per difendere la dea Atena, che allora conoscevamo solo come Lady Isabel-IAIIIIIIIIIIIIIII (urlato con la voce di Ivo de Palma). Che sconfiggevano avversari sempre più forti, e che rappresentavano costellazioni a noi sconosciute, come il Cigno, la Fenice o il Drago. Questo fino a che non apparvero i Cavalieri d’oro. I 12 cavalieri più forti fra tutti, e manco a dirlo, rappresentavano le costellazioni occidentali. E c’erano proprio tutti: Gemelli, Cancro, Pesci, Ariete, Capricorno, Acquario, Sagittario, Scorpione, Toro, Bilancia, Vergine e Leone. Con le loro mosse, in italiano tutte tradotte con “Per il sacro (PREGO INSERIRE NOME SEGNO)!!

Purtroppo però la vita negli anni ’90 era dura. Terribilmente dura. E giocando con gli amici si finiva sempre per interpretare un gruppo di eroi, e ad ognuno veniva assegnato un personaggio con la classica formula “Facciamo che io ero il Power Ranger Rosso e tu Alvaro del Fantazoo” (si creavano cross-over che nemmeno la Marvel ci poteva arrivare). E lì era il fato che decideva se si sarebbe interpretato il ruolo del leader strafigo, o quello del comprimario inutile-tipo-l’-omino-di-colore-blu-dei-5-samurai.

Con i cavalieri NO. Lì eri costretto ad interpretare il Cavaliere d’oro che era rappresentato dal tuo segno. Senza se e senza ma. Non c’erano secondi appelli. Non c’era possibilità di uscita.

A questo punto sorge spontanea una domanda. Chi era il più fortunato fra tutti i bambini? Chi poteva interpretare il Cavaliere più figo di tutti? Per saperlo seguite questo bel classificone!

12. Pisces – Aphrodite

Pisces

Prendete Lady Oscar, e fatele fare il cosplay da Fata Turchina. Ecco. Avrete davanti il Cavaliere di Pesci. Talmente scarso che riesce a farsi picchiare da Shun (Andromeda), ragazzo talmente pacifico che persino Ghandi gli avrebbe urlato “Daje! Menalo!” durante uno scontro. Inoltre per il meccanismo ho-10-anni-e-odio-le-donne, questo cavaliere palesemente con i tratti poco maschili veniva guardato in malo modo, e schernito più o meno da tutti. Poi voglio dire, la tua mossa in versione originale si chiama “Piranian Rose”, che consiste nel lancio di rose, fortemente velenose a dire il vero, contro il tuo avversario. E perché non i “Totani Gelsomini” o le “Sogliole Orchidee” tanto sei minaccioso comunque come un bambino di 4 anni che sbava per terra. Fortunatamente non ho mai avuto molti amici del segno dei Pesci, quindi non ho deriso molte persone, ma onestamente, la mia mancata derisione era anche dovuta alla posizione che viene occupata dal numero 11. Diciamo che molto garbatamente mi cautelavo.

11. Cancer – Death Mask

Death_Mask_cancer

In ogni famiglia c’è una pecora nera. Death Mask è il papà di tutti i figli di puttana. Non solo è a conoscenza del tradimento che viene perpetrato dal gran Sacerdote ai danni della dea Atena, ma lo incoraggia ed è d’accordo con quest’ultimo (come Pisces e Capricorn). Tanto da asserire che la giustizia sta nelle mani di chi detiene il potere, con il bene placet delle leggi ad-personam. È talmente stronzo, ma talmente stronzo, che ad un certo punto la sua armatura lo rifiuta, si stacca dal suo corpo e lo lascia nudo negli inferi. Persino Shiryū (Sirio) ha pietà di questo imbecille e decide di combatterlo senza armatura anche lui, come gesto di onestà intellettuale, il tutto mentre è cieco. Se non è in ultima posizione di questa classifica è solo perché la sua mossa ha un nome molto più figo di quella di Pisces, ossia Sekishiki Meikaha (Strati di Spirito).

 

Piccola nota di colore. Nel manga “Saint Seiya – Lost Canvas”, i due cavalieri di Cancer e Pisces (Manigoldo e Albafica) sono invece i più fighi in assoluto di tutti i Cavalieri d’oro. Il primo è allievo del Gran Sacerdote (ex-cavaliere del Cancro) e sconfigge praticamente da solo uno dei bracci destri di Hades (Thanatos). Il secondo invece è un figo da paura e ha il corpo completamente velenoso, al punto che non lo si può nemmeno toccare, causa la morte. Allego diapositive.

albafica Manigoldo

10. Sagittarius – Aiolos

Sagittarius

Fratello di quel figone di Aiolia del Leone, è il cavaliere definito coitus-interruptus. Ha una delle armature più fighe a vedersi, con ali e tutto il resto. Ha un arco e delle frecce. È l’unico che si è reso conto del tradimento che sta accadendo al grande tempio. Salva la vita ad Atena quando questa è in tenera età. Peccato che sia morto. Non esiste. Non si vede. La sua armatura è un involucro vuoto. Non ha nemmeno una mossa, non se ne sa il nome (almeno fino alla saga del santuario) e di fatto è totalmente inutile. Non come espediente narrativo, sia chiaro, anzi, forse è proprio uno dei principali deus-ex machina di tutto il manga, ma ad un bambino di 10 anni non gliene frega una sega delle parole latine e delle buone intenzioni. Il risultato finale era che se si interpretava lui ci si trovava a stare seduti e ad inventarsi cose a caso. L’unico modo per vederlo personificato, in qualche maniera, era avere la relativa action figure. Ma ora bando alle ciancie ed iniziamo a scalare la top ten…

9. Aries – Mu

aries

Se sul fondo della classifica si può essere per lo più tutti in accordo, mano a mano che si sale inizierete ad essere scontenti. Ma la legge è quella dei bambini, e quindi è inappellabile.

Mu non è che faccia cagare. È anche simpatico.

Lo si incontra nelle prime battute della saga, aiuta i nostri eroi e sopratutto si scopre che è il Gran Fabbro delle armature. Ossia colui che può ripararle senza alcun problema, al modico prezzo di un secchiello di sangue. Però la tua mossa speciale è il “Cristal Wall”, che sembra una cosa che non rompe e poi non macchia, con cui puoi farci cose divertenti. E niente. È un muro. Punto. Poco importa se nella saga di Hades scopriamo che esiste anche lo “Stardust Revolution”. Oramai la tua inutilità è stata comprovata, e il bambino nato fra il 20 Marzo ed il 20 Aprile potrà solo stare fermo e dire ai suoi amici che la sua barriera non può essere oltrepassata. Basta. Praticamente se ci passi vicino ci puoi pisciare sopra.

Inoltre la tua armatura ha due corna enormi, dal peso di 10000 kg l’una, in oro massiccio. Non che siano brutte eh, ma se ti attaccano dai lati sei morto, perché non vedi assolutamente nulla.

8. Libra – Dhoko

Libra

Cavolo se mi fai incazzare. Andiamo con ordine. Hai l’armatura più figa di tutti, senza dubbio alcuno. Praticamente sei un distributore di armi, ogni singola parte della tua corazza contiene uno scompartimento, una parte che può essere usata come armi dagli altri cavalieri, e non solo, sei TU a decidere quale deve essere usata e da chi. In uno scontro saresti l’ago…della bilancia. Oltre ad essere un coltellino svizzero sei l’unico ancora in vita ad avere partecipato alla Prima Guerra Santa contro Hades, ma, porca vacca, sei Yoda. Dopo che lo hanno gonfiato di botte.

Lo stato in cui versi è quello di un simpatico vecchietto che siccome non aveva trovato nessun cantiere da guardare si è dedicato ad osservare le cascate. E oltretutto non puoi muoverti, parli solo telepaticamente. Poi va bhé, nella saga successiva (mai trasmessa in Italia fino ad una manciata di anni fa), si scopre che in realtà sei il figo di un tempo, e che spacchi ancora i culi a destra e a manca, ma come per Aries, negli anni ’90 ancora non si sapeva nulla, e quindi tu, cavaliere della Bilancia, eri costretto al dimenticatoio.

7. Taurus – Aldebaran

Gold_Taurus_Aldebaran

Il compagnone del gruppo. Che risate si fanno quando lo si porta fuori a cena, è sempre pronto allo scherzo e alla bevuta facile. Ha giusto giusto due piccoli difetti. Sta sempre fermo durante i combattimenti, con le braccia conserte, altrimenti non può lanciare il suo “Great Horn”. E poi tende pesantemente all’automutilazione. Se già Sirio ci ha abituati alla simpatica abitudine di causarsi la cecità per vincere i combattimenti, così, perché altrimenti non è divertente, e perché fondamentalmente le bende sugli occhi fanno così anni ’80, e si sa che ci tiene alla moda. Aldebaran ha la particolarità di sfondarsi i timpani, come gesto estremo di combattimento. Nella saga di Poseidone non manca di farlo quando combatte contro Gigi D’alessio Siren, principalmente perché la sua musica gli fa cagare. Piccola nota di merito, nella saga Lost Canvas, il cavaliere del Toro precedente, si sfonda i timpani anch’esso, a dimostrazione di quanto non volerci sentire sia un costume molto diffuso.

E per oggi ci fermiamo qui. Volete sapere il resto della classifica? Rimanete sintonizzati su Dimensione Fumetto!