Carmine di Giandomenico

La Dottrina di Bilotta e Di Giandomenico – una recensione indipendente

Nell’anno 2006 Alessandro Bilotta vinse il premio Micheluzzi per la “miglior sceneggiatura di una serie realistica”. Il fumetto di cui si parlava era La Dottrina, disegnato da Carmine Di Giandomenico, e chiunque lo abbia letto non può non sentire un brivido al pensiero che tra il mondo descritto nei quattro volumi originali e la parola realtà possa esistere una qualche correlazione.

«Ma sa io fossi già nient’altro che una proiezione mentale del Nocchiere?»

La letteratura distopica fantapolitica ha illustri antenati, ma nasce davvero nel 1921, quando in Europa si affacciavano quegli incubi moderni che furono i regimi totalitari: con Noi, di Zamjatin Evgenij, si cominciano a immaginare società dell’orrore organizzato che nel breve giro di dieci anni diventeranno inimmaginabili realtà, dalle ceneri di una democrazia immatura e nel fertile humus di un’umanità resa affranta e incattivita da una Guerra Mondiale. Quando Orwell scrive il suo 1984  lo fa con gli occhi di chi ha visto l’Europa ridotta in macerie purgarsi del nazismo e del fascismo, senza ancora possedere la piena consapevolezza di quel che accadde nei campi di sterminio, e con l’inquietante presenza di Stalin a un tiro di missile. Le due guerre mondiali hanno mostrato al cielo di quali abissi è capace l’umanità, e gli autori delle distopie fantapolitiche si sono ritrovati a assomigliare agli scrittori di cronaca.

«In Corea del Nord lo sanno di essere sudditi di un totalitarismo, o non credono forse di essere liberi, più liberi degli altri?»

Io i totalitarismi li ho studiati parecchio, dal punto di vista storico e filosofico, e ora che ho letto la ristampa de La Dottrina uscita per Feltrinelli Comics, posso dire con una certa sicurezza che anche Bilotta lo ha fatto. E a pensarci è forse questa la qualità migliore dello scrittore romano: i suoi testi sono come la distillazione essenziale di un profondo lavoro di ricerca, un’alchimia di sensi, parole e significati, che dal piombo del materiale d’origine crea l’oro di un’opera originale. Il risultato è un fumetto che può esser fruito su più livelli: è un volo d’uccello sul mondo del Nocchiere, in cui tutti sono escrescenze cancerose; è un grappolo di storie di disperazione, piccole parentesi di felicità, amore, amicizia e perdizione.

Da un lato Bilotta rispetta i gli stilemi del genere che ha prescelto, cimentandosi nella creazione e animazione di un mondo fittizio descritto con tono che sa oscillare fluidamente tra ironia e dramma, semplicità e approfondimento, passione e freddezza; dall’altro Carmine Di Giandomenico conferisce alle tavole un taglio che sintetizza fantascienza e realismo, mostrando già da questa prova il tratto nervoso e dinamico che diverrà il suo marchio di fabbrica. Non c’è una sola parola, nè una sola vignetta, che non sembri scelta accuratamente per aprire una finestra verso un altro significato, o un’altra opera, creando una rete di rimandi che è l’esatto contrario, e forse l’antidoto, alla terrificante società del Nocchiere, la cui unica debolezza è il non poter controllare interamente i nostri pensieri.

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«E se il segreto non fosse controllare quel che pensiamo, ma soltanto quel che compriamo?»

La lettura de La Dottrina è un’esperienza che non si esaurisce nel momento in cui si arriva all’ultima pagina. Ti accompagna nell’arco della giornata, inietta dubbi, paure e domande nel cervello. Lo fa perché il suo ultimo significato risiede nella consapevolezza che la Verità è, a un tempo, il parametro su cui tariamo le nostre vite e dirigiamo azioni e pensieri e, dall’altro, un oggetto malleabile, soggetto a essere adulterato con mezzi e modalità che oggi sono tragicamente noti e alla portata di tanti. Quanta della Verità in cui crediamo è voluta da altri? Chi è il nostro Nocchiere? A quale Dottrina obbediamo?

All-focus

«E non saranno le mie passioni, i miei hobby, lo scrivere e leggere, soltanto la mia speciale versione personalizzata di una Terapia Perelà?»

Copertina de "La Dottrina" di Alessandro Bilotta e Carmine Di Giandomenico.A questo punto leggere La Dottrina è semplicemente un dovere. Forse l’insensato tran tran delle nostre vite quotidiane è come una serie infinita di numeri, e forse a ognuno di questi numeri bisogna imparare a dare un significato, presto, prima che arrivi qualcun altro a darglielo al posto nostro creando una Verità a cui non ci resta di aderire a testa bassa. 41 è “età della ragione”, che significa porsi le domande giuste senza avere una risposta.


Alessandro Bilotta, Carmine Di Giandomenico
La Dottrina
Feltrinelli Comics, aprile 2019
colore, pagg. 224, € 22,00
ISBN 9788807550263

Comics&Science: stelle a fumetti

Finalmente si parla di stelle!

Uno degli argomenti mai toccati finora nei numeri di scienza a fumetti di Comics&Science è lo spazio. Il suo studio, l’esplorazione e la tecnologia che l’umanità ha messo in campo negli ultimi anni è protagonista assoluto di questo The Stellar Issue.

Nell’anno in cui si festeggia il cinquantesimo anniversario dell’arrivo dell’uomo sulla Luna, la scienza a fumetti del CNR non poteva non dedicare un numero a tutto ciò che è al di fuori dei confini della nostra atmosfera.

Per parlarne Andrea Plazzi e Roberto Natalini hanno scomodato (come d’altra parte nei numeri precedenti) dei nomi di assoluta eccellenza:

  • Amedeo Balbi, astrofisico e divulgatore noto anche al grande pubblico
  • Licia Troisi, una delle scrittrici più prolifiche (e lette) in Italia degli ultimi 15 anni, anche lei con un dottorato in astrofisica
  • Carmine Di Giandomenico, disegnatore abruzzese a lungo titolare di Flash

Insieme a Mario Natangelo e a Walter Leoni, autore di Totally Unnecessary Comics.

Insomma, ancora una volta un parterre di tutto rispetto, che ci aiuta a capire come il fumetto stia diventando sempre più un veicolo importante per la cultura. Anche quella scientifica.

E dopo ZeroCalcare che parla di particelle e acceleratori, eccoci a uno degli altri grandi e affascinanti temi della fisica. Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande.

Dalle più piccole componenti della materia e dalle particelle che originano la stessa struttura dell’universo, alle grandi domande sull’origine e la fine del cosmo. Sul come e perché si può viaggiare tra le stelle.

Così la storia principale, La fanciulla e il drago, appunto, ci racconta del confronto/scontro tra (apparente) superstizione e scienza.

Perché se è vero che le stelle non sono uova di drago, ci piace pensare che ci sarà sempre una supereroina pronta a difenderci dal drago che ne nascerà, e pronta a raccontarci la sua storia, che ci dà una versione più tranquillizzante sulla fine di una stella e dei pianeti che la circondano.

La storia non è originalissima (la vecchia signora che racconta è l’eroina che ha salvato il mondo, come accade a volte nei miti), ma è ben architettata. I disegni di Alessandro Micelli su matite di Carmine Di Giandomenico si stagliano sugli sfondi astronomici dipinti da Leo Colapietro. I colori sgargianti del cosmo sono la scenografia ideale per la natura epica del racconto, disegnato con dinamicità e dettaglio.

Le non molte (ventuno) pagine trasmettono una grande energia e senso del mistero. Perché la natura delle stelle è stata a lungo una incognita: non si sapeva l’origine dell’energia che hanno dentro, da quanto tempo esistessero, quale fosse la loro natura e il motivo della loro esistenza.

C’è voluta la fisica moderna e contemporanea, la rivoluzione di inizio Novecento per dare agli scienziati gli strumenti dell’infinitamente piccolo che hanno rivoluzionato la comprensione dell’infinitamente grande. Per comprendere che quei puntini a lungo ritenuti stelle fisse, dei simulacri quasi microscopici del fuoco infinito, sono in realtà la fucina della materia dell’intero universo. La massa visibile, che si contrappone alla misteriosa e sfuggente materia oscura. Insomma, l’unica parte dell’universo che “vediamo” con facilità.

E ancora oggi facciamo nuove eccezionali scoperte su di loro. Ad esempio quella, avvenuta grazie alle recenti onde gravitazionali, della reale origine degli elementi transferrici (le kilonovae). Ed è di questi giorni la riapertura della campagna di ricerca, ricca di aspettative.

Per capire meglio cosa succede quando due draghi si scontrano tra loro.

Poi ci pensa l’intervista eccezionalmente condotta da Amedeo Balbi ad aiutarci a capire come è nato questo fumetto, dalla scrittura, fino ai colori. E ad approfondire le relazioni degli artisti con l’astrofisica.

Ma non si parla solo di stelle.

I redazionali scientifici esplorano (è proprio il termine esatto) la possibilità della colonizzazione dello spazio, considerando che fatichiamo ad arrivare a poche centinaia di chilometri dalla superficie terrestre e a portare anche piccole colonie su superfici che non siano quella terrestre.

Poi ci portano intorno ai sistemi stellari binari, quelli formati da (almeno) due stelle, e dei quali oggi, grazie ancora una volta alle onde gravitazionali, conosciamo sempre meglio la fisica.

Completano il numero un piccolo ritratto del mestiere, di Giada Rossi, astrofisica in quota OrgoglioNerd e l’intervento di Paco Lanciano che ci spiega la sfera di Dyson, viaggiandoci intorno sulla Panda™ di Davide La Rosa.

Ormai il semestrale del CNR è diventato un contenitore adulto. Andrea Plazzi e Roberto Natalini coinvolgono a ogni numero esponenti importanti del mondo del fumetto e della cultura italiana, insieme a istituzioni e personaggi di primo piano del mondo scientifico nostrano che, nonostante subisca tagli e sia umiliato da terrapiattisti e antivaccinisti, è all’avanguardia in moltissimi campi.

Ad esempio, quanti sanno che uno dei rivelatori di onde gravitazionali attivi nel mondo si trova tra Pisa e Cascina? O che la ricerca italiana è da decine di anni all’avanguardia nello studio dell’evoluzione delle stelle? O che la scala di pericolosità degli asteroidi si chiama Scala Torino?

Giovedì 11 aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il numero è stato presentato da buona parte del cast con l’aggiunta di Silver e Marco Cattaneo, direttore de Le Scienze.

La rinascita del Fulmine e delle Lanterne

Eccoci di nuovo con la rubrica che vi parla del Rebirth in modo poco convenzionale.
Come promesso la volta scorsa, ecco che oggi si parla di due letture che mi hanno stupito e una che ha avuto il meritato riscatto.
Partiamo dallo stupore. Cioè da Hal Jordan and the Green Lantern Corps, per prima cosa.Hal jordan Rebirth

Lo scetticismo era tanto. Venditti, titolare della testata dal post-Johns, non è mai stato infatti nelle mie corde.
E invece…
Invece le cose sono andate meglio di quello che avrei mai sperato. Ovviamente non si tratta di un capolavoro. Ma si lascia leggere, e allo stato attuale, per Hal e compagnia è già tanto.
Quello che però credo sia il vero problema, soprattutto per chi NON si affaccia a questi personaggi per la prima volta, è il confronto. Il confronto con un pezzo di storia dei comics del 2000 che ha infatti fornito così tanti spunti e idee che da sole potrebbero mandare avanti queste testate per altri dieci anni.
Il comparto artistico invece è promosso senza esitazione, almeno per i miei gusti. In particolare Rafa Sandoval (con Tarragona) credo sia un disegnatore molto indicato per questo tipo di serie, oltre ad essere capace di base. Poi c’è Ethan Van Sciver, guest artist del numero introduttivo e del #4. Leggo in giro di molti detrattori, ma personalmente a me piace molto. E mi ricorda sempre dell’epoca Johns; dettaglio non trascurabile con un fumetto come questo.
La storia, senza entrare troppo nel dettaglio e incappare dunque in spoiler vari, restituisce il nemico per eccellenza di Jordan, Sinestro, nella veste di “Signore dell’Universo”. Il personaggio è caratterizzato decentemente, anche se con alcune ingenuità da, appunto, villain da fumetto.
Per il resto, sarà interessante vedere cosa succederà quando Hal incontrerà i suoi (ex) colleghi, di fresco tornati da un giretto… altrove. Per mio gusto personale, se Venditti si mantenesse su questi livelli la serie potrebbe anche reggere nella mia scaletta di letture settimanale.

green lanternsDiscorso analogo per la nuovissima serie Green Lanterns, che narra le avventure di Simon Baz e Jessica Cruz, le due nuove lanterne della Terra. Tutto è giocato sul nascente rapporto di amicizia e fiducia tra i due (che potrebbe portare anche ad altro?) che, ovviamente, non potrebbero avere caratteri più diversi.
Da un lato l’irruento Simon, riuscito, grazie al suo anello verde, ad elevarsi al di sopra dell’odio razziale (o così sembra), dall’altro c’è Jessica, la persona meno portata a essere una Lanterna Verde: piena di paure e complessi. Eppure insieme, in qualche modo, funzionano.
Per il primo arco narrativo si scomoda anche qui un peso massimo degli ultimi anni: Atrocitus. La cosa “diversa”  però, rispetto alle tante saghe supereroistiche contemporanee, è il come. Le due Lanterne Verdi sono agli inizi della loro carriera. E si vede. Atrocitus  infatti è nettamente superiore, tanto da non considerarli nemmeno una minaccia.
Alla fine di questo primo arco, cominciano le premesse per il secondo, che in verità parte in modo poco originale, se gli elementi presentati dovessero rimanere gli unici nel proseguimento dei numeri.
Ultimo, ma non ultimo, tocca a The Flash.the-flash-rebirth
Anche Barry aveva subito la “cura Venditti”. In questo caso però, complice anche un Breth Booth ai minimi storici, Rob è durato poco. Per fortuna.
Il Flash di Williamson è ciò che serviva per la rinascita del personaggio. E nel fare ciò che fa, Joshua si riallaccia anche alla vecchia continuity. Perché questa, se non si fosse capito, è una rinascita. Ciò significa che prima c’è stata una vita.
La trama è lineare, forse un tantinello scontata sul villain, anche lui velocista.
Ciò che però in questo fumetto è incredibile sono i disegni. Lo dico: Carmine Di Giandomenico sembra nato per disegnare Flash, non che le altre cose gli riescano male eh, però per la prima volta da molto tempo  vedo un personaggio che mi dà davvero l’idea di essere “the fastest man alive”. Sembrerà una sciocchezza, ma amo il modo in cui disegna la Speed Force. È viva. È la vera protagonista. I lampi gialli sembra vogliano uscire dalla pagina e colpirti.
Spero resti più tempo possibile perché se lo merita, non perché italiano (anche se un pizzico d’orgoglio c’è sempre).
Ad alternarsi con Di Giandomenico troviamo Neil Googe, che io scopro solo con The Flash, appunto. Anche lui molto bravo, anche se più misurato e classico, se vogliamo.
The Flash è sicuramente un must se volete approcciarvi al personaggio e non lo avete mai fatto. E lo è anche se seguite le fatiche di Barry Allen da molto tempo. Una serie che lascia sempre con la voglia di sapere come andrà a finire.

Anche per oggi abbiamo finito. Però ci sentiremo presto, magari per parlare degli Young Animals.  Anche lì, c’è del potenziale.
A presto!

[Crunch Ed] Teramo Heroes 2016 contro il sessismo

Francia. Gennaio. Anno Domini ____. Interno (serrato) giorno.

“Se risaliamo a quel lasso di tempo (gli ultimi decenni) per vedere quale è stato lo spazio degli uomini e delle donne nel campo della creatività in materia di fumetti, è inevitabile constatare che ci sono state pochissime autrici riconosciute. Se osserviamo i fumetti francobelgi, che sono quelli più vicini a noi, e se guardiamo degli indicatori generazionali come le riviste Tintin, Spirou, Pilote, A suivre, Heavy Metal, Fluide Glacial… si fa oggettivamente molto più in fretta a contare le autrici (quasi sulle dita di una mano) che gli autori. Il Festival non può rifare la storia del fumetto.

Se provassimo ad analizzare questa citazione e a contare le parole veicolo di sessismo e stereotipi, invece di contare le donne autrici, ci accorgeremmo che a rimanere sulle dita di una mano sarebbero solo gli articoli e i segni di interpunzione.

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A leggerla così sembra una dichiarazione estratta dai periodi più bui della storia del secolo scorso, dagli anni ’20 del proibizionismo e della censura. Invece, purtroppo, la memoria non deve correre a cercare troppo indietro nei cassetti della cronaca artistica. È il 2016 l’anno domini da inserire nello spazio bianco.

Padri-padroni della dichiarazione gli organizzatori del Festival International de la bande dessinée d’Angouleme, una delle rassegne sul fumetto più prestigiose al mondo, oggetto nell’inverno scorso di critica massiva da parte prima del collettivo delle 100 autrici francesi di fumetto, poi di tutto il mondo dell’illustrazione big, per non aver inserito candidature femminili tra le fila dei suoi premi.

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Fa rabbrividire il pensiero che sia stato proprio chi della comunicazione visiva ne fa una missione, a ghettizzare per preconcetti l’autorialità rosa, in un periodo poi di violenze di genere come questo in cui l’arte dovrebbe ancor più sottolineare il suo status di unità di cuori e menti diverse.

Come se la storia del fumetto non abbia una Rumiko Takahashi (Lamù, Inuyasha…) o una Marjane Satrapi (Persepolis, Pollo alle prugne..), simbolo di una rivendicazione disegnata di libertà dalle costrizioni del regime teocratico islamico in Iran.

Come se l’illustrazione non fosse un’anima che si disegna per delineare la sua evanescenza, ma un organo genitale.

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L’immaginazione non ha sesso. È come un foglio immacolato, dentro puoi vederci quello che più desideri. Puoi vederci il silenzio. Puoi vederci la luce, il bianco come la summa di tutti i colori.

Senza le donne, l’arte sarebbe come un prisma cromatico che difetta dell’assenza dei colori primari, un Icaro dalle ali di cera che tende alla luce del sole senza mai raggiungerla.

Dopo l’imbarazzante episodio di Angouleme sono stati tanti i big dell’Olimpo dell’illustrazione a schierarsi contro il sessismo e a favore della battaglia del collettivo di autrici francesi. Gli immensi Daniel Clowes, Milo Manara, Etienne Davodeau e Joann Sfar ritirando allora il proprio nome dalle candidature per i premi, il grande e italianissimo Carmine di Giandomenico (X-Force, Spider-Man Noir, Fantastic Four per Marvel e The Flash per la DC Comics), invece, dedicando oggi al sesso femminile il Festival fumettistico di Teramo Heroes.

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“Il fumetto è donna”, questo il tema scelto per l’edizione 2016 svoltasi dal 10 al 12 giugno nella suggestiva Villa Comunale di Teramo. Uno slogan che campeggia un po’ ovunque nei meandri della rassegna in onore degli illustratori eroi che tanto grande stanno facendo nel mondo il nome dell’Italia e degli eroi disegnati. Una sorta di mantra da ripetere in loop passeggiando attraverso il parco finché non entra nel DNA insieme all’odore di erba tagliata e della tipica tranquillità rigenerante della provincia. Come a dire “non esistono supereroi senza supereroine”.

Che le donne siano il filo conduttore del festival lo si capisce già varcando la soglia della Villa, un autentico fil rouge che si dipana tra gli stand degli espositori e delle scuole di fumetto, e il grande palco centrale teatro di dibattiti e interviste agli autori big ospiti: Barbara Baraldi (sceneggiatrice di Dylan Dog), Elena Casagrande (disegnatrice Marvel e attualmente impegnata sulla testata del Doctor Who per la Titan Comics), Lola Airaghi (Brandon, Legs Weaver, Morgan Lost per Bonelli Editore), Sara Pichelli (disegnatrice di Ultimate Spider-Man, X-Man, Dylan Dog), Micol Beltramini (sceneggiatrice di Viva Valentina, in uscita per Edizioni BD), Emiliano Mammucari (Orfani per Bonelli Editore), solo per citarne alcuni.

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E più il cammino prosegue più il passo si fa morbido e femmineo, più il rosso del filo si fa acceso. Fino al momento in cui il volume del mantra tocca il picco di db udibile, i piedi entrano nella pinacoteca civica e le donne nel DNA. Per Teramo Heroes 2016, infatti, le due stanze speculari del pian terreno sono state impreziosite dall’allestimento di due mostre, diverse ma complementari: a destra l’omaggio di oltre 100 illustratori a Rodolfo Valentino, a cura di Alessio Fortunato (autore di Dampyr, Bonelli Editore); a sinistra“Viva Valentina” con le reinterpretazioni della Valentina di Crepax in chiave art noveau, sinuosa ma naturale, della meravigliosa Lola Airaghi e del talentuoso Adriano de Vincentiis, erede ideale dell’erotismo di Milo Manara.

Rodolfo Valentino, l’attore che da oltre un secolo incarna il sogno femminile e l’immaginario dell’erotismo dirompente ma educato del casanova. E Valentina, da decenni l’immagine della donna fatale.

Immaginario e Immagine. Maschile e Femminile. Due stanze speculari come lati della medaglia, quasi a voler dimostrare quanto l’uno non possa coesistere senza l’altro, quanto indispensabili siano entrambi per dare completezza all’immaginazione.

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Una menzione d’onore va proprio al grande Carmine Di Giandomenico che, come uno hero di Teramo, ha sfidato sonno, tremori, pioggia e caldo per entrare nel Guinness World Record disegnando per 43 ore no stop le 56 tavole che compongono il capitolo finale del suo Oudeis (opera edita per Saldapress).
56 tavole formato 70×100 di una bellezza struggente in cui predominano i toni freddi del mare e del peregrinare solitario di Oudeis/Nessuno. 56 tavole senza dialoghi da guardare sottovoce e che creano quindi un gemellaggio ideale con le meravigliose donne dall’ “innocenza Lolitesca” di Emiliano Mammucari esposte nel giardino. Lolite contemporanee, quelle di Mammucari, distese verticalmente su pannelli giganti come fossero alberi del parco per dare radici alla sensualità nel fumetto, e da ammirare con lentezza per sognarne le movenze, i sussulti e i gemiti.

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Teramo Heroes 2016, quindi, è riuscito nell’intento di creare un ponte solidale con le donne discriminate nell’arte, divenendo un invito dalla provincia a guardare sottovoce all’immaginazione come la ragion d’essere del silenzio assordante di un foglio bianco, fine ultimo di tutti i colori e delle storie di tutti.

http://www.teramoheroes.it/

© Isabella Di Bartolomeo per Crunch Ed

© Foto di Elisa per Crunch Ed

 

OUDEIS di Carmine Di Giandomenico da Guinness

Comunicato Stampa

Tra il 10 e il 12 giugno, durante Teramo Heroes, Carmine Di Giandomenico concluderà la sua prima opera come autore completo, tentando di stabilire un record mondiale

Ci siamo: Carmine Di Giandomenico, uno dei disegnatori italiani più importanti del panorama internazionale, sta per lanciare la sua sfida da Guinness dei Primati. Non si tratta di un’iperbole, ma di una constatazione e di un annuncio Oudeis 2ufficiale.

Tutto parte da OUDEIS, l’originale rilettura in chiave cyber-fantasy del personaggio omerico di Ulisse, nonché prima opera di Carmine Di Giandomenico come autore completo, pubblicata nel 2004 da saldaPress. Il piano originale dell’opera prevedeva l’uscita di dieci volumi, corrispondenti al numero di anni passati da Ulisse lontano da Itaca, ma gli impegni dell’autore – sempre più numerosi – con Marvel Comics e altri editori hanno fatto slittare il progetto.

Ora OUDEIS troverà una conclusione da Guinness. A cavallo tra il 10, l’11 e il 12 giugno, durante la manifestazione Teramo Heroes, Di Giandomenico proverà a disegnare il finale della storia nel corso di una maratona della durata di 48 ore. Durante la non-stop, Di Giandomenico realizzerà 56 tavole 70×100 senza dialoghi, con una base a matita e una finitura ad acquerello con i pennarelli Giotto, dando un effetto mezzatinta monocromatico che ricordi i vasi Greci. L’obiettivo è quello di superare l’attuale record, detenuto da un artista americano che realizzò nello stesso arco di tempo 22 tavole.

Oudeis 1L’evento, destinato ad avere eco internazionale, sarà filmato dal vivo e verrà curato nei dettagli, sia dal punto di vista scenografico che espositivo, creando un effetto countdown dopo ogni tavola realizzata. Il tentativo, che si svolgerà all’interno della Villa Comunale di piazza Garibaldi a Teramo, prevede inoltre una duplice conclusione: una volta mostrate al pubblico le tavole, i balloon verranno riempiti coi dialoghi, che saranno letti in pubblico, dando vita a una sorta di spettacolo teatrale in diretta.

Al termine della manifestazione, le tavole verranno esposte per un anno nelle sale ipogee collegate alla pinacoteca civica, ma soprattutto saldaPress ripubblicherà i primi due capitoli di OUDEIS e il nuovo, decimo e ultimo capitolo da Guinness della storia, che si concluderà con il ritorno del protagonista a Itaca, raccontato attraverso il monologo interiore di Penelope: un esplicito omaggio all’Ulisse di James Joyce.

OUDEIS troverà così compimento. Un compimento destinato, come tutti si augurano, a entrare ufficialmente nel Guinness dei Primati, aggiungendo un prezioso tassello alla straordinaria carriera di Carmine Di Giandomenico.

Le prime pagine del Flash di Carmine Di Giandomenico

Questa settimana esce negli USA The Flash: Rebirth #1 di Joshua WilliamsonCarmine Di Giandomenico. Albo che si prospetta cardinale nell’evoluzione del progetto Rebirth visto il ruolo prominente assegnato ai velocisti nell’ambito del precedente DC Universe Rebirth #1.

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La copertina disegnata da Karl Kerschl

Nel frattempo noi ci godiamo le tavole di un Carmine Di Giandomenico in gran spolvero di cui potete ammirare un’anteprima qui sotto.


Colori di:
Ivan Plascencia
lettering di:
Steve Wands
Copertine di:
Karl Kerschl, Jason Pearson

Tre autrici d’eccezione al prossimo Teramo Heroes

Nel corso dell’ultimo fine settimana l’associazione Teramo Heroes tramite, la sua pagina Facebook, ha diffuso i nomi di altri tre ospiti per la prossima edizione della Manifestazione che si terrà il 10-11-12 Giugno a Teramo.

In piena conformità con il tema della manifestazione si tratta di tre autrici:

Barbara Baraldi: scrittrice di romanzi di successo (la trilogia di Scarlett su tutti) e recentemente approdata nel mondo del fumetto pubblicando per Walt Disney (Real Life) e Sergio Bonelli Editore (Dylan Dog)

Barbara Baraldi

Elena Casagrande: attuale disegnatrice della testata dedicata a Dr Who e vanta collaborazioni con case editrici USA quali Marvel, DC Comics, Image, Boom!Studios e IDW su testate quali: Star Trek, Ghost Whisperer, Angel, True Blood, X-Files e Suicide Risk.

Elena Casagrande

Lola Airaghi: attualmente al lavoro su Morgan Lost della Sergio Bonelli Editore e in precedenza disegnatrice di Brendon, Legs con anche un’apparizione sul Dylan Dog Color Fest. Oltre al lavoro con la bonelli vanta diverse collaborazioni con Hazard edizioni, Lizard edizioni, Glamour Associated, Manor, Galaxy Press e Artigiani Delle Nuvole, Glénat edizioni, Lo Scarabeo, Tunuè.

Lola Airaghi

Il tema della manifestazione quest’anno sarà Teramo Heroes: “il Fumetto è Donna” e si terrà il 10-11-12 Giugno alla Villa Comunale di Teramo. In questi stessi giorni Carmine di Giandomenico si cimenterà in un GUINNESS WORLD RECORD con la sua opera personale OUDEIS.

Alessio Fortunato Ospite del Teramo Heroes

Dopo l’esperimento dello scorso anno con l’edizione n° Zero torna il Teramo Heroes: una manifestazione dedicata al fumetto, illustrazione, gioco e animazione promossa dall’associazione omonima di cui è presidente Carmine Di Giandomenico.

Teramo Heroes

Il primo ospite annunciato per la fiera è il disegnatore Alessio Fortunato disegnatore in forza alla Sergio Bonelli Editore sulla testata Dampyr.

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Il tema della manifestazione quest’anno sarà “Fumetto è Donna” e si terrà il 10-11-12 Giugno alla Villa Comunale di Teramo. In questi stessi giorni Carmine di Giandomenico si cimenterà in un GUINNESS WORLD RECORD con la sua opera personale OUDEIS.

OUDEIS di Carmine Di Giandomenico da Guinness

Comunicato Stampa

 

Tra il 10 e il 12 giugno, durante Teramo Heroes, Carmine Di Giandomenico concluderà la sua prima opera come autore completo, tentando di stabilire un record mondiale 

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Carmine Di Giandomenico, uno dei disegnatori italiani più importanti del panorama internazionale, lancia una sfida da Guinness dei Primati. Non si tratta di un’iperbole, ma di una constatazione e di un annuncio ufficiale.

Tutto parte da OUDEIS, l’originale rilettura in chiave cyber-fantasy del personaggio omerico di Ulisse, nonché prima opera di Carmine Di Giandomenico come autore completo, pubblicata nel 2004 da saldaPress. Il piano originale dell’opera prevedeva l’uscita di dieci volumi, corrispondenti al numero di anni passati da Ulisse lontano da Itaca, ma gli impegni dell’autore – sempre più numerosi – con Marvel Comics e altri editori hanno fatto slittare il progetto.

Ora OUDEIS troverà una conclusione da Guinness. A cavallo tra il 10, l’11 e il 12 giugno, durante la manifestazione Teramo Heroes, Di Giandomenico proverà a disegnare il finale della storia nel corso di una maratona della durata di 48 ore. Durante la non-stop, Di Giandomenico realizzerà 56 tavole 70×100 senza dialoghi, con una base a matita e una finitura a mezzatinta. L’obiettivo è quello di superare l’attuale record, detenuto da un artista americano che realizzò nello stesso arco di tempo 22 tavole.

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In seguito, saldaPress ripubblicherà in una nuova edizione i primi due capitoli di OUDEIS e il nuovo, decimo e ultimo capitolo da Guinness.

OUDEIS troverà così compimento. Un compimento destinato, come tutti si augurano, a entrare ufficialmente nel Guinness dei Primati, aggiungendo un prezioso tassello alla straordinaria carriera di Carmine Di Giandomenico.

 

 

 

Ancora un lungo addio – Un atto d’amore

DylanDog_Gazzetta31_cover BIGPer la collana “I colori della paura”, che la Bonelli pubblica in collaborazione con la Gazzetta dello Sport, Paola Barbato e Carmine Di Giandomenico si cimentano nella rilettura di una delle storie di Dylan Dog più amate dai lettori: Il lungo addio di Sclavi, Marcheselli e Ambrosini; secondo inedito, dopo La nuova alba dei morti viventi di Roberto Recchioni e Emiliano Mammucari, della collana che ripropone in un nuovo formato le storie già pubblicate su Dylan Dog Color Fest.

Come già per Recchioni e Mammucari, il duo di autori si è trovato ad affrontare un’impresa ad alto “rischio pernacchie”. Il lungo addio è una storia talmente significativa e importante per la memoria collettiva del fandom dylaniano che solo pensare di volervi aggiungere qualcosa di proprio può essere letto come un atto di assoluta incoscienza, degno di Grease 2 (ve lo ricordate? No? Ci sarà un perché).

E invece…

…e invece Paola e Carmine ci restituiscono un fumetto che è un atto di amore e rispetto nei confronti dell’originale, inseriscono la loro storia tra le righe di quella di Sclavi e tutto il “non detto”, che era il motore trainante della poetica de Il lungo addio, viene raccontato ma senza diventare esplicito o banale. Quanto affermato, però, potrebbe far immaginare una pedissequa riproposizione del numero 74 di Dylan Dog, magari condita da qualche astuto stratagemma narrativo. Invece non è così. Paola Barbato riesce a metterci un paio di “zampate d’autore” col pedigree. La prima è il tono generale del racconto che, pur rispettando l’atmosfera rarefatta e sognante del predecessore, risulta più “realistico e carnale” (mi perdonino gli autori ma non riesco a trovare un termine migliore). I tre baci tre tra Dylan e Marina sottolineano la passione e l’ardore adolescenziale del rapporto tra i due, che di fatto sembra essere la cosa più vicina all’Amore con la A maiuscola che l’Indagatore dell’Incubo abbia vissuto in quasi trenta anni di avventure. La seconda è un finale (che sarei crudele a rivelare) degno del miglior Sclavi: uno di quei finali che, quando chiudi l’albo, ti trovi con quel mezzo sorriso un po’ triste e un po’ felice.

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Da parte sua Carmine Di Giandomenico butta il cuore oltre l’ostacolo e coraggiosamente si allontana dalla caratterizzazione grafica di Ambrosini per darci il suo Dylan adolescente, meno mingherlino e più maturo. In generale, la fisicità maggiore portata nel racconto dalla Barbato viene giustamente evidenziata in questa e altre scelte del disegnatore teramano: la scena del pianto di Marina a pagina 17 è carica di quell’emozione che un quarantenne qualunque, tipo il sottoscritto, definirebbe “esagerata” ma che così non è agli occhi di chi ha vent’anni o meno. Ci sarebbe poi da parlare della rigidissima gabbia che Carmine si è imposto, quasi sempre sei vignette quadrate uguali tra di loro e che in poche occasioni esplodono per evidenziare i momenti chiave della storia, ma la verità è che leggere Ancora un lungo addio ci fa ricordare cosa voglia dire avere vent’anni (e per chi vent’anni ce li ha adesso… boh ragazzi non saprei che dirvi. So’ vecchio). Anche Di Giandomenico piazza un colpo da maestro sul finale: due tavole mute (pag 32 e 33) che raccontano meglio di diecimila parole, e l’ultima (pag 34) da brividi. Un consiglio: guardate da vicino l’ultimissima vignetta.