Bushido

“Storie di un Tempo Lontano” – Matsumoto, ovvero: la morale di nonno ‘Ndonì

storie-di-un-tempo-lontanoStorie di un tempo lontano, di Leiji Matsumoto, Edizioni RW Goen, è una raccolta di venticinque storie brevi originariamente concepite negli anni ’70 e pubblicate prima in Giappone, poi nel resto del mondo, anche negli ’80, e oggi riproposte in Italia.

L’autore è il padre di titoli famosissimi come Capitan Harlock e Galaxy Express 999. Il tema è apparentemente e come al solito fantascientifico, ma in effetti non solo, negli episodi si riprendono altre creazioni, sia nei personaggi (anche graficamente) che nello sviluppo narrativo, ma le ambientazioni sono disparate, dalla preistoria al mare, ai monti, al deserto, e la maggior parte delle vicende ha un piglio scherzoso se non addirittura ilare e ridicolo.

  • V – Allora? Come è?
  • R – Un classico Martini in perfetto stile retrò, se non sbaglio con il Boodles…
  • V – Come al solito hai ragione!
  • R – Ottimo gin! Ottimo Martini! Bello freddo!
  • V – Grazie! E cerchiamo di farlo durare che le donne sono sempre in ritardo…
  • R – Non ti lamentare che senza di lei oggi saremmo spacciati…
  • V – …Il campanello!?
  • R – Sì! Ma è troppo debole, si sente appena…
  • V – E tanto chi deve venire qua…?
  • R – Beh, oggi per fortuna Silvia! L’esperta di Leiji Matsumoto.
  • V – Benvenuta esperta e consulente Silvia!
  • R – Benvenuta consulente ed esperta Silvia, entrambi qui ci siamo un po’ scorati nella lettura…
  • S – Onorata di essere con voi, gentlemen! Ma… cos’è quest’atmosfera brumosa, non ditemi che Leiji Matsumoto non vi è piaciuto!? Il creatore dell’amore della mia infanzia, Capitan Harlock? Uno dei miei autori preferiti? Colui che attraverso il manga di fantascienza ha fatto rivivere il mito di Ulisse, di “virtute e canoscenza”, in chiave spaziale…54-page-001
  • V – Personalmente dire che “non mi è piaciuto” forse sarebbe esagerato, e da ritenersi un giudizio privo di pretese di oggettività; non si vuole togliere nulla alla maestria del suo ideatore, il venerabile Matsumoto che conosco molto meno di voi… solo… noi gentiluomini siamo refrattari ad argomentare “per autorità” e per me la lettura, francamente, è stata pesante, non scorreva. Specie dopo fumetti americani… appare limacciosa… ci si impantana. E questo è il punto più ostico per me!
  • R – Ma quanto sei pomposo!
    Io non disdegno affatto Matsumoto e ne amo assai il disegno fantascientifico, ma questo fumetto in particolare ha degli aspetti risibili.
    In primo luogo devo capire come si faccia ad affidare a un fumettista che ama le navi spaziali ed eccelle lì, storie tutte ambientate in contesti diversi: deserto, preistoria con mammut, cime montane, scimmie e via discorrendo. Devi essere proprio cretino!
  • V – Forse di fantascienza c’è troppo poco… ho colto riferimenti a 2001 Odissea, per esempio, nel pilastro che emette un forte segnale…
  • R – Sì, sì, ma fammi finire! Tutti i riferimenti che ti pare: lo spaziotempo, lo stesso pianeta che visto da due punti di osservazione diversi è al passato o al futuro… è tutto piuttosto rabberciato comunque, e insufficiente…
  • S – Ma questo non è importante! Come mai nella tecnologia altisonante, ma imprecisa delle opere dell’epoca… con sigle strambe, cosmo radar, rotta 2020… ma la poesia del tratto! La regia!
  • R – E sia! Ma inoltre da quasi tutte le storie trapela un messaggio che decontestualizzato un attimo e per dirla chiara… pare la morale “di nonno ‘Ndonì”: le donne vivono in uno strano limbo tra violenza sessuale subita e accettata, spinta riproduttiva ed erotica fuori controllo, prosecuzione della specie e maternità come realizzazione dell’esistenza, sottomissione e accettazione della loro condizione di debolezza… è tutto orribile!
  • 85-page-001V – Non ne so molto di Giappone, anzi mi piacerebbe capire se tutto ciò, che ho notato anche io, dipende dalla “cultura” giapponese, oppure è solo il punto di vista di un autore determinato.
  • R – Certamente i piani si intersecano…
  • S – Fermi, fermi! Andiamo con ordine! È molto interessante invece che le storie sono tutte formate in riferimento ad avvenimenti del secolo passato, sicuramente avrete notato El Alamein, le battaglie dell’aviazione, le maschere anti gas, l’estinzione come prospettiva concreta, i rifugi, insomma tutto l’immaginario sociopolitico del dopoguerra, che specie per il Giappone fu estremamente duro da assimilare, non solo per la tragica fine, con l’uso delle due atomiche, ma anche perché non è proprio della mentalità giapponese accettare la resa. E infatti è linea guida di molte opere di quei decenni, compresi gli orfanatrofi alla Uomo Tigre, i paesaggi post nucleari alla Kenshiro…
  • V – Sì, e in effetti mi pare di aver notato anche qualche riferimento al processo di Norimberga, i vincitori che processano ipocritamente i vinti… nell’ultima storia… o la penultima?
  • R – Penultima! “Il pianeta scomparso”.
  • S – Dovete contestualizzare il tutto sia storicamente che culturalmente, ma anche dal punto di vista particolare e biografico dell’autore; pensate che ha vissuto nella miseria postbellica, tanto estrema che non aveva mai visto uno smeraldo e pensava che fosse rosso (confondendolo col rubino) …solo a trent’anni ha avuto accesso a conoscenze che per noi ora sono scontate, e ha scoperto che non era così, e intanto aveva creato Esmeralda, la piratessa rossa…
  • V – In effetti quello del Giappone è stato uno dei miracoli della storia, la sua rinascita…
  • R – E smettila!
  • S – Quanto al messaggio che si evince, beh, va riconosciuto che solo in parte esso può essere ricondotto alla cultura giapponese, per quanto alcuni stilemi sono piuttosto canonici: l’erotismo, la fragilità e al contempo la forza femminile, l’amore tragico, il suicidio, il languore.
  • V – Alcuni elementi io li ho anche graditi, specie perché per me hanno significato un po’ un tuffo nel passato, erano eoni che non vedevo il cosciotto rotondo… sapete, quello con l’osso che spunta da entrambi i lati…
  • R – Ma falla finita! …Il cosciotto mo!
  • V – Eddai! Poi mi è tornato alla mente Kyashan, la mia infanzia, e quelle ingiustizie esorbitanti, le vessazioni gratuite, le umiliazioni che erano tipiche dei plot nipponici, forse in riferimento alla loro società in parte ancora “feudale”, gerarchica. Nel testo per esempio abbiamo l’essere condannati a morte per aver sognato zozzerie.
    O forse sono situazioni mutuate ancora dall’oppressiva condizione post bellica, sono analogie di una cultura che doveva scomparire e riconfigurarsi in qualcos’altro, metafore, o persino allegorie, in cui l’umanità è costretta a vivere a stento, invasa da “alieni”, che forse sono proprio gli americani, così diversi…
  • S – Ma infatti Matsumoto ripropone queste come “storie di un tempo lontano” e lo fa come un samurai nostalgico ripropone il suo mondo che sta scomparendo per sempre…
  • R – …La morale di “nonno ‘Ndonì”!
  • S – Ma insomma!108-page-001
  • V – Dai alcune vicende, va concesso, sono abbastanza ridicole… me le sono segnate: la gelosia maritale e la pratica della fellatio viste come disdicevoli nella stessa frase-tavola! La storia dell’uomo troppo serio, a cui viene consigliato di farsi una sega e dormire! Il padre che sprona il figlio a giacere con la bella donna che sta aiutando, e che poi afferma che “inseguire una donna troppo a lungo è vergognoso”…
  • R – … Ad Harlock viene anche consigliato di scoparsi un paio di tipe, e peggio ancora, lui manco ci pensa a farlo!
  • S – Ma Harlock è un personaggio tragico! Persegue la filosofia del Bushido e lui non “scopa”!
  • R – Ci mancherebbe!
  • S – E ricordiamoci anche che la sua fidanzata ufficiale è Mime! La donna senza bocca!!! Come dire…
  • R – …Che se sei così pirla da combattere per la libertà, sei anche così pirla da non scopare! Forse Leiji odia Harlock, queste sono violenze al personaggio che nemmeno Martin… gesto di scherno estremo!
  • S – Ecco!
  • V – Il mio eroe personale è Goma e il mio momento preferito nell’albo è sentirlo scegliere di continuare a leggere, invece di trombare:
    «come sei dotto Goma! (dotto!) Scopiamo?
    … maaaaa… no! Preferisco leggere! Sai…»
  • R – Ma poi ci pensa il capitano a ristabilire le leggi di natura… Mica è Harlock!
  • S – Voi siete troppo occidentalizzati! Qua si parla della spiritualità di Miyamoto Musashi, che pur di raggiungere la perfezione nella sua arte ha eliminato qualsiasi tentazione carnale! Ed è diventato un mito!
  • R – Mito!
  • S – Se lo conosceste meglio non vi stupirebbe che Harlock “non scopa”, perché i grandi giapponesi hanno passato la vita ad inseguire un rigido ideale di perfezione che aborre il cedere ai piaceri carnali!
  • V – Il piacere per il piacere, alla Wilde, non è proprio cosa delle cultura e spiritualità giapponese, se ho capito, sai che ne so poco…
  • S – Esatto! Da questo punto di vista siamo molto differenti, anche le battute dei personaggi piccolini e un po’ porci o beoni, sono indegne di un samurai, ed è per questo che loro sono anche fisicamente caratterizzati così, come “non-samurai”; un samurai è bello perché spiritualmente retto, e duro, volitivo, non si fa dominare dai bassi istinti.
  • V – Su questo trovo analogie con l’antico mito greco del guerriero, il “kalòs kaì agathòs”, ciò che è bello è anche giusto, buono e viceversa…
  • R – Sì sono miti e figure strettamente correlate, ma tu oggi sei di una pallosità incredibile!
  • V – E fammi finire, scusa! Non essere così irritabile! Volevo aggiungere che comunque la cultura nipponica è anche più estrema di quella classica dove ha sempre serpeggiato quell’eudemonismo a cui mi ascrivo, è più simile a Sparta, se non addirittura peggio, se pensiamo che non solo non ricercano il piacere, e non rifuggono il dolore, ma cercano proprio, assumono volontariamente il dolore, il dolore fisico, non solo la sofferenza morale. Anche nel fumetto, mi è tornato in mente ora, il tizio preistorico piccolo e brutto afferma che loro passano ore ed ore stesi sul greto sassoso del fiume e si mazzulano con la clava… per indurirsi! Perché tutto ciò che viene mazziato si indurisce…
  • R – Comprese le mie palle a leggere certi fumetti e sentire certe interpretazioni!
  • V – Bah! Comunque la frase migliore rimane: «il sakè non è che una delle più grandi invenzioni umane»…
  • R – …E ce lo vuole, e tanto, per sopportare ‘sto fumetto, scritto e disegnato nelle ore di pausa pranzo, eh! Anzi! Qua ci vuole un altro Martini, che questa discussione sul nulla non si strozza altrimenti. Non ci sta una tavola che sia all’altezza del nome!
  • S – Lo stile grafico non è brutto, dai!
  • R – Ma per cortesia! A parte i primi episodi, negli altri si scorda ampiamente i fondali, fa inquadrature paracule per non ridisegnarli…
  • V – Quindi stavolta niente rubrica “tavola preferita”?
  • R – Ma vai via, anche tu!
  • V – Be’ a me è piaciuta la tavola dell’alba che ricorda un po’ il sole giapponese, e alcune della Città delle Macchine…
  • R – Ok, ma basta a parlare di questo fumetto, su! Metti un po’ questo pezzo, senti: Grace Potter and Joe Satriani cover Cortez the Killer! Farei qualunque cose per non rileggerlo.
  • S – Siete cattivi! Non capite Matsumoto!
  • V – Gradisci un Martini?
  • S – No grazie! Me ne vado, e sdegnata!
  • R – Alla prossima!
  • V – Scusalo, diventa così intrattabile quando ha la sensazione di perdere tempo… non che dopo tutto abbia mai troppo da fare comunque… eh!
  • R – Questo Martini arriva? E la musica?