Biancaneve e i sette nani

Disney e Miyazaki attraverso lo specchio – La natura

Amati dai critici, onorati dai premi e venerati dai fan, Walt Disney e Hayao Miyazaki sono senza ombra di dubbio le due più importanti personalità della storia dell’animazione cinematografica. Dalle opposte sponde dello stesso oceano, Disney e Miyazaki sono riusciti a costruire immaginari straordinari ormai noti in tutto il mondo, paesi delle meraviglie che hanno visto con i loro occhi e hanno riversato su carta in movimento.

In occasione dell’80esimo anniversario dei film Disney Pictures nel 2017 e del 30esimo dei film Studio Ghibli nel 2016, Dimensione Fumetto celebra il lavoro dei due cineasti con una serie di saggi monografici in cui sono posti a confronto: non per scontrarsi, ma anzi e soprattutto per comprendersi a vicenda e rivelare l’enorme patrimonio che hanno donato al cinema, all’arte, al mondo.

Il tema di questo primo articolo è: la natura.


Lo scorso 15 giugno il videomaker losangelino Mike Diva ha caricato sul suo canale YouTube un filmato intitolato Japanese Donald Trump Commercial che, come dice il titolo, è una sorta di spot elettorale per il candidato repubblicano alla Casa Bianca, ma con i modi, i ritmi e le forme delle pubblicità giapponesi: il risultato è stato così dirompente da superare il milione di visualizzazioni in meno di 48 ore. Eppure, nonostante nel video Trump venga esplicitamente mostrato come un vanesio, un dinosauro, un guerrafondaio, un nazista e persino distruttore del mondo, l’autore è dovuto intervenire su Twitter rispondendo ai commenti per esplicitare che il video non è di sostegno bensì di critica a Trump: una fetta enorme di persone aveva scambiato una evidente presa in giro per un video di propaganda. Si tratta di un tipico caso di effetto razzle-dazzle, che si verifica quando il fruitore è troppo concentrato (o spinto a concentrarsi) sulla superficialità per poter vedere la pur evidente realtà, soprattutto nella psicologia delle masse come spiegato ne Una serie di sfortunati eventi e anche da Richard Gere nel film Chicago. L’effetto razzle-dazzle ovviamente non è né una novità, basti pensare alla folla che chiede di liberare Barabba, né sinonimo di stupidità, com’è accaduto a Giulio Carlo Argan coi finti Modigliani, e ha avuto nel XX secolo una vittima celeberrima: i film Disney.

Il Japanese Donald Trump Commercial di Mike Diva mette insieme gli stereotipi della cultura pop giapponese e li mischia con quantità industriali di lustrini e vernice rosa: effetto razzle-dazzle assicurato.

La natura animata da Occidente a Oriente

A partire da Biancaneve e i sette nani del 1937, infatti, i film prodotti prima dalla persona Walt Disney e poi dall’azienda Disney Pictures hanno avuto un successo enorme che è andato in parallelo con l’effetto razzle-dazzle che li circonda, ovvero di essere “film per bambini” facili da guardare, con storie positive e morali semplici. È in effetti vero che Disney pensò al target dei più piccoli quando ideò i lungometraggi animati, ma è altrettanto vero che lo fece perché, dopo decenni di animazione per un pubblico adulto, nel passaggio dal corto al lungometraggio si capì che il fiabesco era il genere che meglio si sposa con l’animazione per le rispettive caratteristiche di sospensione dell’incredulità e quindi lo usò per i suoi film.

Disegno preparatorio per "Biancaneve e i sette nani".

Un disegno preparatorio per la foresta di Biancaneve e i sette nani, che è un incubo allucinante (o allucinogeno, suggerisce la BBC) per la felicità degli artisti surrealisti, fra cui Salvador Dalí che ideò con Walt Disney il cortometraggio Destino, e per l’infelicità dei bambini traumatizzati dalla visione degli alberi di notte. Non a caso, nei parchi Disneyland l’apparentemente innocua giostra di Biancaneve e i sette nani è l’unica dove fuori sono appesi dei cartelli in cui la si sconsiglia ai bambini perché troppo paurosa.

In realtà il genere fantastico, la tecnica dell’animazione, e l’età o la natura umana o animale dei personaggi nulla tolgono allo spessore di un film, ma da ormai quasi ottant’anni l’uso massiccio nei film Disney di canzoni, mascotte pelose, armonie cromatiche (tutti elementi razzle-dazzle) e l’immancabile happy end hanno rinforzato lo stereotipo dei “film per bambini”, creando confusione anche fra stimati professionisti. È il caso del podcast sul cinema Ricciotto, una delle trasmissioni più ascoltate d’Italia, presentata dal critico cinematografico Aldo Fresia e dal «rivistarolo» Matteo Scandolin con ospiti vari, e meritevole della sua fama essendo da anni un eccellente commentario sia ai nuovi film in uscita sia ad autori, generi e titoli del passato ciclicamente analizzati. Nella puntata 153 del 27 aprile 2016, però, parlando del film Il libro della giungla prodotto dalla Walt Disney Pictures e remake dell’omonimo del 1967, Fresia imbastisce un discorso sulla visione della natura da parte del regista Jon Favreau e pronuncia le seguenti parole:

[L’atteggiamento del regista Favreau è profondamente disneyano perché] è profondamente disneyana l’antropomorfizzazione della natura, per esempio il fatto che gli animali parlino o che abbiano tutta una serie di cose che sono tipiche dell’organizzazione umana dello stare al mondo, e (altro marchio di fabbrica di Walt Disney) c’è una natura che è sostanzialmente buona [perché], non fosse per Shere Khan, noi avremmo di fronte una visione molto pacifica e pacificata della natura. Il fatto di rendere la natura come un qualche cosa di simile all’essere umano rema contro il concetto di preservare la natura [dichiarato da Favreau], perché prevederebbe che l’essere umano faccia un passo indietro, e non che l’essere umano faccia il passo avanti giusto. [Mowgli] non è costretto a riconoscere un’alterità, una qualche cosa che è completamente diversa da sé stesso e deve essere riconosciuta e rispettata in quanto diversa, ma è invece messo di fronte a qualcosa che è parte di sé rispetto alla quale ha una posizione privilegiata e di conseguenza (passo nella giusta direzione in avanti) può essere preservata: non è cosi, perché altrimenti non stiamo parlando di reale preservazione della natura, [che significherebbe anche accettare] cose che noi non vorremmo vedere accadere, tipo i cuccioli mangiati dai predatori.

Quindi per Fresia nei film Disney la natura è buona, è parte degli uomini ed è umanizzata. Il discorso continuava con un confronto con Hayao Miyazaki, nei cui film la natura non è né buona né cattiva, è altro dagli uomini e non è umanizzata, ed è quindi in antitesi a Disney. Ora, senza entrare nel merito della questione ecologica e restando su quella cinematografica, questa visione della natura “buona” è una probabile conseguenza dell’effetto razzle-dazzle perché nei film Disney la natura non è affatto “buona”, né se per natura s’intende il cosmo fisico-chimico con la flora e la fauna che lo abitano, né se s’intende la società e in generale l’ambiente che circonda i personaggi.

Il bosco di Mononoke sull'isola di Yakushima in Giappone.

Yakushima è un’isoletta all’estremo sud del Giappone celebre per il suo clima umido subtropicale che ha dato vita a una fauna e soprattutto una flora straordinaria, così straordinaria da aver fatto guadagnare all’isola il titolo di Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1993 e da avere ispirato Hayao Miyazaki per le ambientazioni di Principessa Mononoke del 1997. Nella foto, l’ingresso del “bosco di Mononoke”, popolato da cedri rossi giapponesi ricoperti di muschio: la foresta è in larga parte vergine, quasi totalmente impenetrabile, e l’unico sentiero da parte a parte che si è riusciti a tracciare è consigliato solo ad alpinisti esperti e necessita di dodici ore per essere completato.

Madre Natura o natura matrigna

Quindi le questioni sono fondamentalmente tre: la bontà della natura, il suo rapporto con l’uomo e la sua umanizzazione; il punto più facilmente analizzabile è quest’ultimo. Considerando che Disney basa le sue narrazioni su fiabe, favole e miti antichi, nessuno stupore che ci siano animali parlanti o civilizzati: già 2’600 anni fa in Esopo la volpe e la cicogna avevano servizi da tavola personalizzati e si mandavano inviti a pranzo, in Puškin i pesci parlano coi pescatori, e in Carroll le bestiole vivono in casette ben vestite in guanti e con scarpette. Si tratta quindi di un’eredità della tradizione letteraria occidentale, esattamente come accade in Miyazaki che recupera la tradizione letteraria giapponese e attribuisce spirito anche ad animali, piante e oggetti secondo la concezione animista dello Shintoismo.

Poiché nella tradizione giapponese la natura è dotata di una sua anima propria, questa la rende automaticamente e ineluttabilmente diversa dall’uomo. Esattamente il contrario della tradizione occidentale, dove, fin dall’antica Grecia, Fidia cercava nell’architettura la proporzione fra il corpo dell’uomo e il resto della natura, Leonardo studiava contemporaneamente la spirale di foglie sullo stelo di un fiore e la curva della pancia di una donna incinta, e Darwin inseriva l’uomo in una delle tante categorie dei mammiferi (ancora oggi in Giappone gli uomini sono considerati una cosa a parte rispetto agli animali). Anche in questo caso entrambi i cineasti attualizzano una tradizione precedente.

Quanto alla bontà della natura, in Miyazaki essendo una “cosa altra” si comporta come un personaggio a sé, e quindi come tutti i personaggi di Miyazaki non è necessariamente inquadrabile come “buona” o “cattiva”, ma bensì agisce secondo le proprie necessità e volontà. Nel caso di Disney la questione è molto piu complessa, perché nei suoi film la natura è parte dei personaggi e i personaggi sono parte della natura. Questo vuol dire che a volte la natura è “buona” o “cattiva” in base al punto di vista dei personaggi che la vedono come tale, a volte nello stesso film e a volte addirittura contemporaneamente, come in Pocahontas in cui la protagonista femminile è in armonia con la natura e il protagonista maschile in disarmonia. Altre volte la natura riflette la psicologia interna dei personaggi, come le scene di sole o pioggia in Robin Hood, o il lussureggiante bosco di Rapunzel. Molto spesso l’ambiente è negativo persino quando sarebbe tendenzialmente positivo, come in tutte le singole scene in cui si imbatte Alice, le quali sembrano tranquille (una conversazione, un tè delle cinque, una partita a croquet) e invece la mettono tutte, nessuna esclusa, in situazioni di difficoltà crescente; addirittura nel finale la scoperta che è tutto un sogno invece di risolvere la situazione la peggiora, perché a quel punto Alice deve combattere con sé stessa e con il sonno (della ragione che genera mostri). Qualche rara volta la natura appare effettivamente come “buona”, ma si tratta sempre di situazioni molto relative e circoscritte nello spazio virtuale o reale, come i sogni di Christopher Robin nei film di Winnie-the-Pooh o la grotta di Ariel ne La sirenetta, oppure di utopie inattuabili se non in una piccolissima enclave chiusa come in Atlantis. Ma nella stragrande maggioranza dei film Disney la natura, sia come ambiente cosmico sia come ambiente sociale, è estremamente ostile e molto, molto “cattiva”.

Fotogrammi de "La bella addormentata nel bosco".

La bella addormentata nel bosco del 1959 è probabilmente il miglior film d’animazione mai realizzato. Uno dei principali responsabili di questo capolavoro artistico, tecnico, registico, narrativo e musicale è stato l’illustratore statunitense Eyvind Earle a cui Disney affidò l’art direction dandogli carta bianca: Earle si ispirò quindi alle miniature medievali inglesi e al primo Rinascimento italiano per dipingere una natura geometrica, quadrangolare e ordinata per le scene tranquille (sopra, Rosaspina passeggia in un bosco degno di Piero della Francesca), e una natura confusa, curvilinea e disordinata per le scene d’azione (sotto, il principe Filippo trancia rovi per farsi strada verso il castello); negli studi preparatori i contrasti erano ancora più estremi. La natura quindi non è né “buona” né “cattiva”: semplicemente esistono tante nature diverse, e La bella addormentata nel bosco è forse il miglior rappresentante dell’extracorporizzazione della natura nei film Disney.

Ovviamente, per l’effetto razzle-dazzle dato dalla sovrabbondanza di uccellini, canzoncine e principessine svenevoli (presi in giro dall’azienda stessa in Come d’incanto), i film Disney non sembrano affatto e soprattutto non vogliono sembrare affatto storie in cui la natura è “cattiva”, ma è sufficiente togliere via tutti gli elementi accessori per rendersi conto di come siano in realtà abissi di disperazione in cui i personaggi arrivano sì al lieto fine, ma non prima di aver lottato contro la natura, e poiché la natura è sia in sé sia fuori da sé, questo vuol dire che devono lottare al contempo contro sé stessi e contro l’esterno per sconfiggere le forze interne ed esterne che si oppongono a loro.

Una lista di disgrazie: i Classici Disney

Per rendersi meglio conto di quanto i film Disney contengano in realtà una natura (cosmica e sociale) “cattiva”, DF ha provato a ridurre le trame dei film del Canone a brevissimi sommari della dimensione di un tweet in cui i film sono ridotti al solo soggetto: spogliati di tutti i fiorellini, la polvere di fata e le gag, riconoscere questi film diventa difficile, anzi diventa quasi un gioco. Le soluzioni sono in bianco dopo lo slash; sono stati esclusi i film dal 6 all’11 perché sono raccolte di cortometraggi eterogenei o sono film di natura documentaristica.

01 Una donna rosa dalla superbia vuole uccidere la figliastra prima con un sicario e poi con il veleno; finirà giù da una rupe. / Biancaneve e i sette nani (1937)

02 Un bimbo viene derubato, plagiato dai ladroni, rapito, costretto ai lavori minorili e ai vizi finché non viene salvato dal padre. / Pinocchio (1940)

03 L’evoluzione scientifica del pianeta Terra fino all’estinzione dei dinosauri, poi Satana evoca demoni e mostri per un sabba. / Fantasia (1940)

04 Un cucciolo di elefante bullato e separato dalla madre viene costretto allo sfruttamento in un circo come fenomeno da baraccone. / Dumbo (1941)

05 Un cerbiatto perde insieme gioventù e madre nella maniera più traumatizzante della storia del cinema. Il bosco brucia e muoiono tutti. / Bambi (1942)

06 / Saludos Amigos (1942)

07 / I tre caballeros (1944)

08 / Musica maestro (1946)

09 / Bongo e i tre avventurieri (1947)

10 / Lo scrigno delle sette perle (1948)

11/ Le avventure di Ichabod e Mr. Toad (1949)

12 Una ragazzina diventa la sguattera della sua famiglia, scende al livello sociale dei ratti e riesce a salvarsi solo scappando di casa. / Cenerentola (1950)

13 Una bimba finisce in un mondo popolato esclusivamente da schizofrenici pazzoidi ossessivo-compulsivi deliranti con manie omicide. / Alice nel Paese delle Meraviglie (1951)

14 Un baby criminale coercisce dei fratelli, li trasporta nel suo covo e ivi li segrega per costringerli a diventare i suoi servi. / Le avventure di Peter Pan (1953)

15 Una cagnolina è vittima di usurpazioni psicofisiche, perde la casa e riesce a trovare conforto solo nella feccia della società. / Lilli e il vagabondo (1955)

16 Una bebè viene maledetta da una nobildonna vittima di odio di classe; anni dopo, la seconda verrà uccisa dallo sposo della prima. / La bella addormentata nel bosco (1959)

17 Una donna vuole scuoiare cani per farne pellicce legali e vendibili al pubblico; la polizia la cerca per furto, non per violenza. / La carica dei cento e uno (1961)

18 Un bambino viene cooptato da un mago strampalato allo scopo di assecondare la gretta superstizione popolare e diventare re. / La spada nella roccia (1963)

19 Un orfano viene allevato dai lupi, distrugge la catena alimentare dell’ambiente in cui è cresciuto, e poi abbandona i suoi amici. / Il libro della giungla (1967)

20 Per brama di vile denaro, un uomo decide di uccidere dei gatti facendoli morire di stenti; sopravvivranno dopo lungo peregrinare. / Gli Aristogatti (1970)

21 Un politico corrotto commette infinite angherie verso il proletariato, contrastato solo da un gruppo di briganti filomonarchici. / Robin Hood (1973)

22 Tanti animali diversi convivono pacificamente in un bosco in cui non si verificano drammi: è tutta una fantasia del protagonista. / Le avventure di Winnie-the-Pooh (1977)

23 Un’orfana viene rapita e seviziata da una malvivente per costringerla al furto e alla frode; riceverà aiuto solo da due topi. / Le avventure di Bianca e Bernie (1977)

24 Due grandi amici d’infanzia crescono nella gioia finché la vita vera li mette di fronte come nemici in lotta per la sopravvivenza. / Red e Toby – Nemiciamici (1981)

25 Un non-morto vuole conquistare il mondo con il malocchio e ci riuscirebbe se non fosse ostacolato dal suicidio di un protagonista. / Taron e la pentola magica (1985)

26 Un mafioso probabile gay represso rapisce uno scienziato per uccidere la regina, sostituirvisi e instaurare un regno del terrore. / Basil l’investigatopo (1986)

27 La più drammatica versione filmica di Oliver Twist, in cui l’uomo è degradato a uno stato ferino. La salvezza viene da Roma. / Oliver & Company (1988)

28 Una giovane vuole cambiare la sua natura: si affida a una truffatrice che prima la deruba e poi tenta di distruggere la sua felicità. / La sirenetta (1989)

29 L’unico bambino in grado salvare una specie in via d’estinzione viene rapito da un maniaco rettilofilo e confida in tre topi. / Bianca e Bernie nella terra dei canguri (1990)

30 Un uomo viene privato di tutti i suoi privilegi e persino della sua natura umana; finirà con l’omicidio per difendere una donna. / La bella e la bestia (1991)

31 Un poveraccio è odiato dal mondo intero finché non si mostra con una falsa maschera sociale accettabile ideatagli dal suo schiavo. / Aladdin (1992)

32 Amleto, ma più drammatico: il principe assiste all’omicidio del padre da parte dello zio nazista e laverà il sangue col sangue. / Il re leone (1994)

33 Una donna viene derisa da un uomo ignorante, ma costei lo rieduca finché lui non cambia mentalità e sacrifica a lei la sua vita. / Pocahontas (1995)

34 La società accetta senza problemi come leader un oscuro fascista xenofobo misogino sessuofobo bugiardo assassino, poi ci ripensa. / Il gobbo di Notre Dame (1996)

35 Cospiratore machiavellico pianifica la sua ascesa al trono con una strategia ventennale infranta dal tradimento di una sua sottoposta. / Hercules (1997)

36 Ragazza mente al mondo intero e compie un genocidio sterminando migliaia d’uomini nella neve e nel fuoco, tutto per amore di uno. / Mulan (1998)

37 Bracconiere sfrutta una spedizione scientifica per cacciare specie rare, ma finirà impiccato essendosi contrapposto alla natura. / Tarzan (1999)

38 Frustrazioni metropolitane, magia nera, punizioni divine, e un FCM che risveglia l’Uccello di Fuoco e dà alle fiamme la foresta. / Fantasia 2000 (1999)

39 Meteoriti, tempeste, frane, disastri naturali di ogni tipo si sommano alla perdita di casa, famiglia e possibilità riproduttiva. / Dinosauri (2000)

40 Crudele impiegata statale vuole assassinare il suo ancor più crudele superiore, ma gli eventi precipitano e perde la sua umanità. / Le follie dell’imperatore (2000)

41 Un’intera società evoluta viene separata dal resto del mondo dall’errore umano; nove millenni dopo, la natura dell’uomo persevera. / Atlantis – L’impero perduto (2001)

42 Essere incompreso finisce in un ambiente ostile dove riceve amore solo da un’essere incompresa anch’essa da un ambiente ostile. / Lilo & Stitch (2002)

43 Orfano di belle speranze s’imbarca ignaro in un’avventura che si rivela un intrigo internazionale ordito da un ambiguo lestofante. / Il pianeta del tesoro (2002)

44 Uomo uccide animali innocenti al solo scopo d’ottenere rispetto sociale e conseguentemente viene punito con regressione bestiale. / Koda, fratello orso (2003)

45 Capitalista melomane si dedica all’abigeato creativo per accumulare ricchezze e prestigio sociale, ma gli ultimi saranno i primi. / Mucche alla riscossa (2004)

46 Nessuno crede all’unico che conosce la verità, ovvero che invasori esterni derubano ciclicamente il mondo. Finirà in guerra. / Chicken Little – Amici per le penne (2005)

47 Rancori, segreti, bugie, disprezzo sociale, Giovanni Muciaccia e inquietudine verso la scienza si mischiano ai viaggi nel tempo. / I Robinson – Una famiglia spaziale (2007)

48 L’intero mondo intorno al protagonista è un enorme inganno mediatico che lo porterà a rimettere in discussione tutta la sua vita. / Bolt – Un eroe a quattro zampe (2008)

49 Avido oriundo plebeo vende l’anima al diavolo per usare il voodoo con cui impone la bestialità a dei patrizi. Finirà al cimitero. / La principessa e il ranocchio (2009)

50 Vanesia megera rapisce una bebè: la segrega, la priva d’educazione, la riempie di paranoie, le mente e la truffa incessantemente. / Rapunzel – L’intreccio della torre (2010)

51 Il protagonista ha di nuovo una fantasia in cui il mondo è meraviglioso, ma anche stavolta è tutto falso, e a chiare lettere poi. / Winnie-the-Pooh – Nuove avventure nel Bosco dei 100 Acri (2011)

52 Il protagonista è costretto in un lavoro castrante e demotivante dal quale riesce a scappare solo distruggendo l’ordine costituito. / Ralph Spaccatutto (2012)

Di fronte a questa interminabile cascata di sventure appare molto più chiaro quanto la natura (cosmica e sociale) nei film Disney esista per remare contro il protagonista. Quando questo non succede, come nel caso citato da Fresia del piccolo Mowgli non sbranato dai lupi come sarebbe stato naturale, si tratta di specifici espedienti narrativi necessari a mandare avanti la storia e tecnicamente noti come Turning point o, nel caso sopracitato, di Incidente scatenante, cioè un fatto che accade all’inizio della storia non necessariamente percepito e percepibile dallo spettatore come fondamentale per la trama, e che invece si rivelerà il punto d’origine dell’intera vicenda.

Turning point e Incidente scatenante non sono in nessuna misura i “colpi di scena”: possono essere, al massimo, le reazioni che i personaggi hanno ai colpi di scena. Nello specifico, l’Incidente scatenante può essere un evento qualunque, dal bell’incontro dei protagonisti alla scoperta di un tesoro, e nelle commedie è generalmente un evento positivo, ma nei film Disney, pur essendo commedie, l’Incidente scatenante è sempre una scena luttuosa, negativa o violenta, come ne Gli Aristogatti con la morte di Madame Adelaide, o ne Le follie dell’imperatore con il licenziamento di Yzma, o ne Il re leone quando Simba visita il cimitero degli elefanti: in quest’ultimo caso l’episodio sembra irrilevante per la trama generale, e invece è fondamentale per mostrare a Scar (e allo spettatore) che Simba è psicologicamente manipolabile, il che sarà la molla che fa scattare il piano per uccidere Mufasa.

Un caso studio: Tarzan

Per analizzare più nel dettaglio la logica tragica e “cattiva” della natura nei film Disney possiamo prendere in esame un film specifico in cui c’è sia natura cosmica sia natura sociale: Tarzan, uno dei film Disney più foschi in assoluto, in totale contrasto con il suo stile grafico molto solare. Il metodo d’analisi che adotteremo è il cosiddetto Arco di trasformazione, una teoria di logiche della narrazione elaborata dalla studiosa americana Dara Marks che opera una sintesi di molti saggi etnoantropologici e letterari precedenti, dalla Morfologia della fiaba di Propp a Il viaggio dell’eroe di Vogler, per elaborare uno schema unitario di lettura dell’opera narrativa (su qualunque vecchio o nuovo media).

Arco di trasformazione del personaggio di Dara Marks.

Il grafico con l’Arco di trasformazione del personaggio di Dara Marks: si tratta di una teoria della narrazione molto complessa e dettagliata che non si limita assolutamente a questo schemino. Per maggiori informazioni si consiglia la lettura del saggio della Marks Inside Story: The Power of the Transformational Arc edito anche in traduzione italiana.

L’Arco contempla due svolgimenti della trama: uno legato allo sviluppo della vicenda (fuori dal personaggio), e l’altro all’evoluzione psicologica dell’eroe (dentro il personaggio); lo sviluppo degli step delle due storie e soprattutto la loro fusione armonica determina il buon funzionamento della trama. In Tarzan tutti gli step sono contemporanei: gli eventi della trama influenzano sia l’interiorità sia l’esteriorità del protagonista. Nello schema riassuntivo sottostante, chiameremo fuori gli eventi che accadono nella natura intorno al protagonista o comunque in relazione con elementi esterni a lui, e dentro gli eventi che accadono nella sua psicologia.

ATTO I – Tarzan vuole integrarsi nella natura
Tarzan soccombe ai numerosi attacchi della natura cosmica e della natura sociale finché non risponde con la morte.

  • Incipit // un galeone brucia, muore l’intero equipaggio e riesce a salvarsi miracolosamente solo una coppia col loro bambino
  • Incidente scatenante // fuori: il leopardo Sabor uccide i genitori di Tarzan, la gorilla Kala lo salva / dentro: Tarzan resta orfano della sua vera famiglia
  • Chiamata all’azione // fuori: Tarzan viene ignorato dal gruppo / dentro: Tarzan cerca la propria identità
  • Momento definente // fuori: Tarzan recupera un totem (rito di passaggio dall’infanzia all’adolescenza) / dentro: Tarzan ottiene un posto nella micro-società amicale
  • Risveglio // fuori: Tarzan uccide Sabor (rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta) / dentro: Tarzan ottiene un posto nella macro-società familiare

Tutto andrebbe bene, se non fosse che…

ATTO II – Tarzan scopre una nuova natura
Tarzan scopre il bello e il brutto di una nuova natura sociale, quella degli uomini, che hanno come esito l’amore e la morte.

  • I turning point // fuori: arriva la spedizione inglese / dentro: Tarzan scopre che esiste l’uomo
  • Fase di resistenza // Tarzan scopre gradualmente la società umana
  • Midpoint // fuori: Tarzan e Jane si innamorano / dentro: Tarzan capisce di essere un uomo
  • Fase di rilascio // Tarzan abbandona gradualmente la società animale
  • Visita alla morte // fuori: ferimento del re Kerchak / dentro: Tarzan visita la casa familiare

Tutto andrebbe male, se non fosse che…

ATTO III – Tarzan fonde le sue due nature
Tarzan assiste alla morte della natura cosmica e della natura sociale, ne eredita i patrimoni e li fonde insieme → vita come risposta alla morte → happy end.

  • II turning point // fuori: Tarzan combatte con Clayton, che muore / dentro: Tarzan accetta la sua natura umana
  • Momento di trasformazione // fuori: Kerchak accetta Tarzan come suo successore, poi muore / dentro: Tarzan diventa il nuovo re
  • Climax // fuori: gli inglesi decidono di restare nella natura / dentro: Tarzan decide di restare nella natura
  • Excipit // Tarzan e la sua nuova famiglia umana vivono nella natura

Applicando lo schema dell’Arco di trasformazione si realizza con estrema chiarezza che, a ben vedere, gli eventi che definiscono il fuori e il dentro del film sono praticamente tutti o realmente o metaforicamente luttuosi: oltre alla carneficina di morti vere e proprie dell’equipaggio della nave, dei genitori di Tarzan, di Sabor, di Clayton, di Kerchak (tutte “naturali”, nel senso di accettabili nell’ordine naturale delle cose), ce ne sono altre non esplicitate, come nel Momento definente che si concretizza in una scena in cui Tarzan per errore devia un branco di elefanti verso la radura dei gorilla; il fatto che non siano mostrati esplicitamente gorilla uccisi e schiacciati dalla carica degli elefanti nulla toglie al fatto che Tarzan fuori abbia provocato un disastro ambientale e dentro sia stato retrocesso nella macro-società familiare: è un lutto. Allo stesso modo, il bracconiere Clayton caccia e rapisce i gorilla provocando un disastro ambientale, e infatti anche lui riceverà una punizione: il castigo in seguito al delitto della rottura degli equilibri ambientali è un atteggiamento narrativo molto simile a quello dei film di Miyazaki, dove violando la natura bisogna aspettarsene le conseguenze, che nei film del cineasta giapponese sono generalmente rappresentate in maniera più o meno metaforica dall’inquinamento.

Fotogramma di "Tarzan".

Lo straordinario animatore Glen Keane, protagonista di tutta la stagione Disney anni ’90 e Disney Legend, ha dichiarato che «Tarzan è il Michelangelo dell’animazione». Keane era conscio che la stagione nota come Rinascimento Disney stava finendo e decise di investire nel film la massima perizia tecnica per ottenere il livello definitivo dell’animazione non in computer graphic. Ci riuscì: a distanza di quasi venti anni, la qualità tecnica di Tarzan è ancora insuperata e probabilmente insuperabile. Ne è un ottimo esempio la straordinaria scena dell’inseguimento dei babbuini in cui, oltre alla bellezza, eleganza e fluidità dei movimenti dei corpi di Tarzan, di Jane e delle decine di scimmie animate rigorosamente a mano, si ammirano gli sfondi della giungla con i loro giochi di luci e ombre, e soprattutto l’uso del Deep Canvas, una tecnica di pittura digitale clamorosamente lunga e complessa che consente di lavorare sugli oggetti 3D non applicando una texture, ma bensì dipingendoli a mano foglia per foglia ottenendo un risultato stupefacente; il Deep Canvas è così follemente difficoltoso da essere stato abbandonato dalla Disney stessa dopo soli tre film.

Data la scia di sangue di Tarzan, appare evidente che nei film Disney la natura non è affatto “buona”: la natura dà la vita e la morte, solo che mentre l’immagine della vita viene mostrata con particolare enfasi, l’immagine della morte viene invece visivamente limitata e resa astratta (ad esempio in Tarzan non è inquadrato il corpo morto impiccato di Clayton, ma la sua ombra penzolante). In pratica, quello che manca nei film Disney non è la natura “cattiva”, ma bensì l’exploitation della natura “cattiva”, il mostrare davanti alla cinepresa la morte, la malattia, le fratture esposte, le mosche sulla carne frollata, il sangue.

Proprio l’uso del sangue è un indicatore di exploitation. In Tarzan, l’intero film è completamente basato su una precisa palette cromatica che va dai marroni ai gialli per finire ai verdi con l’esclusione totale del colore rosso, usato molto simbolicamente in un’unica singola occasione: le zampate di sangue lasciate dal leopardo Sabor dopo l’uccisione dei genitori di Tarzan. Il fatto che Miyazaki invece indugi nelle quantità ematiche, dalle gocce rosse dei colpi di tosse tisica di Si alza il vento fino ai litri di sangue in Principessa Mononoke, non lo rende necessariamente più adulto: lo rende più smaliziato verso il tema della natura che, come suddetto, è affrontata come un “altro da sé” e quindi è mostrabile platealmente senza il pudore che il regista riserva alle vicende del cuore umano, che sono “in sé” e quindi più delicate e sfumate. Nei film Disney, invece, essendo il fuori una parte del dentro (e viceversa), questo trattamento diversificato non è presente.

Al contempo, nemmeno «si guarda alla natura come un’utopia positiva, capace di riconoscere ad esempio i “buoni” e di accoglierli, [una natura] pacificata e pacificante» come dice Fresia, perché non è la natura che riconosce i “buoni”, bensì sono i “buoni” che si fanno riconoscere dalla natura nel momento in cui operano la sintesi fra fuori e dentro e sostituiscono la morte con la vita. Per citare un film Disney in cui quest’ultimo concetto è esplicitato, in Pocahontas la personificazione della natura Nonna Salice accetta John Smith solo quando lui gli si pone da pari a pari e sostituisce sia fuori sia dentro di sé la morte con la vita, che non vuol dire necessariamente essere “buoni”: come spiega Pocahontas nella canzone I colori del vento, entrare in rapporto con la natura significa accettare il ciclo naturale della vita e della morte. In conclusione, i personaggi Disney sono “buoni” proprio perché sono calati in una natura “cattiva”: sentendo dentro che fuori c’è uno squilibrio fra vita e morte a favore di quest’ultima, operano di conseguenza per riequilibrare la situazione.

Le diverse nature di Disney e Miyazaki

A questo punto diventa chiaro uno maggiori punti di differenza fra la filmografia disneyana e quella di Miyazaki: il rapporto di attività e passività fra gli umani e la natura.

La situazione iniziale tipica nei film del cineasta giapponese è che c’è una natura in stato realmente o metaforicamente conflittuale, e dei personaggi che ne sono estranei o comunque non ne subiscono influenze negative; costoro, di loro spontanea iniziativa e senza nessuna effettiva necessità vitale, decidono di affrontare la natura: è un atteggiamento attivo, perché sono i personaggi che scelgono. Lupin potrebbe benissimo dedicarsi a un altro furto, ma decide di andare a Cagliostro; Kiki potrebbe benissimo scegliere un posto in campagna, ma decide di svolgere il suo noviziato in una grande città; Howl potrebbe benissimo ignorare il mondo in guerra viaggiando altrove col suo castello, ma decide di intervenire; Ponyo potrebbe benissimo restare con le sue sorelline, ma decide di emergere, e più tardi Sosuke potrebbe benissimo restare a casa come gli aveva ordinato la mamma, ma decide di andarla a cercare. La Chiamata all’azione dell’Arco di trasformazione non avviene per uno stimolo esterno, ma interno, da una personale volontà del dentro del protagonista di intervenire sul fuori, e non potrebbe essere diversamente perché in Miyazaki il fuori e il dentro non si toccano e quindi, senza una specifica volontà di una delle due parti, non ci sarebbe mai conflitto. Anche in questo caso l’atteggiamento narrativo di Miyazaki è figlio della sua cultura, dove dentro e fuori, cioè hon’ne e tatemae, cioè quello che una persona pensa davvero all’interno e quello che una persona mostra all’esterno, sono rigidamente distinti e separati da un muro psicologico, lo stesso muro che in Neon Genesis Evangelion diventa metaforicamente l’AT-Field degli Eva e che è anche la ragione della celebre cortesia e accoglienza dei giapponesi. In pratica, in Miyazaki non è la natura che sceglie i personaggi, sono i personaggi che scelgono la natura.

Fotogramma de "Il castello errante di Howl".

Il castello errante di Howl è tra i film più affascinanti di Miyazaki e probabilmente il più bello visivamente, con le sue scenografie spettacolari e l’uso pervasivo del colore rosa. È però anche uno dei più narrativamente sgangherati e la trama non è chiarissima fin dalla prima visione. Quello che appare chiarissimo fin da subito invece è l’eccezionalità e la complessità del personaggio di Howl, il quale non solo possiede un fuori e un dentro, ma all’interno del dentro ha un ulteriore fuori e dentro; in quest’ultimo intimo livello Howl nasconde la sua bellissima casa d’infanzia, dipinta dallo straordinario artista Kazuo Oga che collabora stabilmente con Miyazaki a partire da Il mio vicino Totoro.

La narrazione disneyana è totalmente opposta. La situazione di solito inizia con la natura in condizione serena, il che determina che anche i personaggi siano in condizione serena, finché un evento esterno precipita la situazione fuori e quindi, automaticamente, anche dentro, costringendo i personaggi ad affrontare la natura; è un atteggiamento passivo perché non sono i personaggi che scelgono. Biancaneve vorrebbe passare le giornate a cantare con le colombe, ma non può ignorare di essere minacciata dalla Regina Grimilde; i dalmata vorrebbero starsene a casa a guardare Rin Tin Tin, ma non possono ignorare di essere stati rapiti; Belle vorrebbe continuare a leggere i suoi libri, ma non può ignorare che suo padre è stato rinchiuso nelle segrete di un castello; Tiana vorrebbe allestire il suo ristorante, ma non può ignorare di essere stata trasformata in ranocchia. La Chiamata all’azione dell’Arco di trasformazione non avviene per uno stimolo interno, ma esterno, però ecco il punto: essendo nei film Disney il fuori e il dentro comunicanti, automaticamente le motivazioni esterne si fanno interne: Biancaneve si dedica alla cura dei sette nani; i dalmata e con loro tutti gli animali si impegnano per tornare a casa; Belle cerca di scoprire il segreto di Bestia; Tiana affronta il viaggio per andare da Mamma Odie. Nel momento in cui il destino è avverso, il personaggio Disney cerca di cambiarlo per ristabilire quell’equilibrio che era saltato e quindi da passivo diventa attivo, perché cercare di cambiare il fuori corrisponde a cambiare il dentro, operazione che devono svolgere con le unghie e con i denti perché ne va della loro sopravvivenza essendo generalmente questioni di vita o di morte (fisica o metaforica). In pratica, in Disney non sono i personaggi che scelgono la natura, ma la natura che sceglie i personaggi, e una volta che sono stati scelti loro riscelgono la natura.

La natura buonissima nei film non Disney

Per capire ancora di più quanto nei film Disney i personaggi siano messi di fronte a una natura “cattiva”, che non li aiuta in alcun modo e che li costringe a impegnarsi profondamente e a trasformarsi da passivi in attivi, riportiamo qui di seguito i soggetti di alcuni celebri film non Disney in cui i personaggi combattono con l’ambiente circostante.

• Uomo inerme sopravvive all’attacco fatale di una fiera, alla malattia, al ghiaccio, al fuoco, alla fame, agli stenti, alle rapide della corrente, e riesce pure a vendicarsi di un torto subito. / Revenant – Redivivo (2015)

• Astronauta sperduta viene ripescata al volo e torna a casa saltando di astronave in astronave, l’ultima delle quali guidata premendo tasti a caso. / Gravity (2013)

• Vittima di stalker riuscirà a liberarsene grazie all’aiuto ricevuto da ogni singolo personaggio, compresi quelli apparentemente e/o inizialmente ostili. / Harry Potter (2001~2011)

• Funzionario pubblico viaggia per lavoro nei luoghi più esclusivi del mondo popolati solo da donne bellissime e disponibilissime. / 007 (1962~in corso)

• Disadattato forza la natura con la scienza fino alle estreme conseguenze; ristabilirà l’ordine solo usando ancora più scienza. / Piovono polpette (2009)

• Ingegnere si oppone alla teoria dell’evoluzione e si adopera per far tornare indietro il mondo di secoli. / Matrix (1999)

• Omino naïf è affiancato nella sua missione da otto compagni che letteralmente ribaltano la natura pur di aiutarlo. / Il Signore degli Anelli (2001~2003)

Al confronto con questi casi in cui gli eventi sembrano drammatici e la natura “cattiva”, e poi comunque fila tutto per il verso giusto, appare ancora più palese quanto invece nei film Disney le vicende vertano proprio sull’accettazione che la natura sia fuori sia dentro presenta aspetti “buoni” e “cattivi” e che il loro sbilanciamento è la causa di ogni problema: non deve prevalere un aspetto, devono bilanciarsi. In Fantasia il demonio Chernabog non viene punito per il suo sabba, perché è naturalmente accettabile che di notte ci sia il buio/male, e di giorno la luce/bene: bilanciamento. Ne Il gobbo di Notre Dame il giudice Frollo è l’unico personaggio che vive nell’ombra sia di notte sia di giorno (è molto simbolicamente l’unico sotto una pensilina durante la Festa dei Folli): sbilanciamento. Si tratta quindi di una visione molto diversa da quella di Miyazaki che tratta il fuori e il dentro in maniera distinta, e anche da quella di molte opere rivolte ai bambini come I Puffi citati da Scandolin, in cui l’intero cosmo è buonissimissimo e tutta la cattiveria del mondo è concentrata in un solo individuo (o meglio due, Gargamella e il suo gatto Birba).

L’effetto razzle-dazzle su Walt Disney storicamente non si limita ai film, ma si estende anche alla sua azienda e persino a lui stesso, con i celeberrimi racconti sulle sue simpatie naziste, sulle condizioni lavorative scadenti e sul razzismo verso le persone di colore, tutte storie ampiamente smentite dalla storiografia recente. Indipendentemente dalle parabole artistiche e commerciali più o meno interessanti che da sempre attraversano la casa di produzione di Burbank, alla vigilia dell’80esimo anniversario della nascita dei lungometraggi animati si fa sempre più importante riconoscere il ruolo che Disney ha avuto nell’elaborazione di una visione della natura in cui l’armonia con l’essere umano è fondamentale, tema che è poi diventato uno dei principali di Miyazaki in una ideale staffetta in cui cambiano modi e linguaggi, ma non il messaggio centrale: questo sì che sarebbe davvero un happy end.

Dizuniirando e youkoso, ovvero: benvenuti a Tokyo Disneyland!

Il 5 dicembre di ogni anno è un giorno speciale e felice perché è il compleanno di Walt Disney, uno di quei personaggi che si contano sulle dita di una sola mano che hanno cambiato radicalmente (nell’ordine) il cinema, l’intrattenimento, l’arte, il gusto, l’economia, la morale e in generale la storia sociale del XX secolo.

Venerato da Ejzenstejn e legato a Hitchcock da un rapporto altalenante di scambio di mezzi tecnici e invenzioni visive, Disney conobbe il vero successo commerciale solo a partire dal 1955 con l’apertura del parco a tema Disneyland a Los Angeles, dato che nei precedenti 30 anni di lavoro riversò interamente gli incassi dei film nella produzione dei film successivi, tanto che fu costretto a ipotecare in banca la sua stessa casa in più occasioni, per far fronte al finanziamento di nuove opere o anche semplicemente al pagamento degli stipendi. Dalla seconda metà degli anni ’50 in poi, però, le cose cambiarono in meglio, così tanto in meglio che nel 1971 fu aperto un secondo parco in Florida, Disney World, nel 1983 un terzo in Giappone, Tokyo Disneyland, nel 1992 un quarto in Francia, Disneyland Paris, e nel 2005 un quinto in Cina, Hong Kong Disneyland. Stando ad analisi e sondaggi svolti dalla Disney Company stessa, pare che il migliore di questi parchi sia quello di Tokyo per vari aspetti artistici e tecnici; chi scrive purtroppo non ha avuto modo di visitare tutti e cinque i parchi, ma almeno quello di Tokyo sì e sì che vale la pena oh sì certo che sì.

Passaporto di Topolino a Tokyo Disneyland.

Passaporto di Topolino sulla passerella che unisce la stazione con l’ingresso del parco. Posso dire che “Nazionalità: cittadino del mondo” è commovente? Posso.

Dall’inizio degli anni ’80 Tokyo Disneyland ha gradualmente imposto la sua leadership non solo come prioritario polo turistico della capitale giapponese, ma con i suoi oltre 17 milioni di ingressi annui è in assoluto il luogo turistico maggiormente visitato dell’intera nazione, primato scalfito solo a partire dal 2001 dal parco Universal Studios Japan di Osaka che stacca circa 12 milioni di biglietti ogni anno e ha un principio-base molto diverso: lo scopo di Disneyland è di essere un posto felice, lo scopo di USJ è di essere un posto divertente. Al contrario di Disneyland, USJ non si propone affatto di essere a misura di bambino, anzi dedica solo una minima area ai minorenni (fra l’altro bellissima, a tema Peanuts), e il resto è costruito per intrattenere il visitatore in maniera quasi shockante: non a caso le attrazioni di maggior successo sono i cosiddetti THE REAL, cioè esperienze immersive realistiche in famosi film/anime/videogame action. Lo spot tv del cinema 4D Neon Genesis Evangelion THE REAL è a dir poco inquietante, e nel percorso all’oscuro da fare a piedi Biohazard THE REAL, severamente vietato a chiunque presenti problemi cardiocircolatori, è consigliato indossare un impermeabile di plastica perché ci si potrebbe sporcare di sangue di zombie.

Ingresso a Tokyo Disneyland.

Una volta un grande filosofo disse: «Quella lì si potrebbe benissimo chiamare “La soglia di un mondo incantato”».

Tokyo Disneyland non è nulla di tutto ciò: a parte un paio di ottovolanti sconsigliati ai minori di 120 cm per motivi tecnici, è totalmente fruibile da tutte le età. L’importante è stare al gioco e partecipare alla grande festa di gruppo in cui, una volta varcata la soglia d’ingresso, non si è più nella prefettura di Chiba, nota per le città-dormitorio, le acciaierie e le arachidi, ma nel Regno dei Sogni e della Magia (questo lo slogan del parco). Per questo la prima struttura in cui ci si imbatte è il World Bazaar, un complesso quadrangolare di quattro edifici unificati da una tettoia vetrata a croce (come le gallerie italiane Vittorio Emanuele II a Milano o Umberto I a Napoli) costruita in stile Crystal Palace dell’esposizione universale del 1851, in cui sono ospitati i negozi del parco: la prima cosa da fare è comprarsi un bel cappellino e più è improbabile e meglio è.

Scaffale di copricapi a Tokyo Disneyland.

Scaffale di copricapi. La maggior parte sono a coppie (Topolino & Minni, Paperino & Paperina, Cip & Ciop, Hamm & Rex, eccetera) così possono essere indossati da coppie di amici, fratelli, fidanzati, sposi, eccetera. Da notare però è l’incredibile presenza del berretto di Oswald il coniglio fortunato, in gran spolvero dopo la recente riacquisizione dei diritti. Delle mille persone che lo sfoggiavano (forse perché coniglio = carino), io dubito che anche solo l’1% abbia visto anche solo l’1% dei suoi cortometraggi.

Berretto a Tokyo Disneyland.

La signora Girasole indossa un opinabile berretto peloso con pon-pon, stampa animalier a cuori rosa e fiocco in tinta che non si riesce a ricondurre a nessun personaggio Disney, boh.

Copricapi a Tokyo Disneyland.

Dopo lungo travaglio, la signora Girasole e il signor Maiale hanno finalmente scelto i loro ornamenti: un fermaglio per capelli di Minni e le orecchie di Topolino con cappello di Fantasia. Due bambini felici.

Gruppi a Tokyo Disneyland.

Superata la barriera dei negozi ed entrati finalmente nel parco vero e proprio, ecco che si cominciano a incontrare gruppetti e grupponi di gente felice coi loro cappellini a tono, tipo le signorine con le orecchie di Minnie o le due Paperino & Paperina. Numerosissimi erano i gruppi di amici che, per non perdersi nella folla o anche solo per spirito di gruppo, indossavano tutti lo stesso berretto o la stessa sciarpa: gruppo di almeno dieci ragazzini tutti col copricapo dell’alieno verde di Toy Story, sappiate che eravate fantastici.

Testo alt

Una delle cose migliori di Disneyland è che per divertiti non devi nemmeno per forza entrare nelle attrazioni: il parco (perché è proprio un parco in senso botanico) è già bellissimo di per sé e girando per le stradine curve e storte gioia ne consegue. Tipo qua la signorina Mela e la signora Girasole posano davanti al mega-albero di Natale sotto la crociera centrale del World Bazaar.

Il castello di Cenerentola a Tokyo Disneyland.

Qui invece c’è il castello di Cenerentola by day col signor Maiale e by night con la signora Girasole.

Statue di "Alice nel Paese delle Meraviglie" a Tokyo Disneyland.

Qui siamo a Fantasyland, una zona con giostre di dimensioni contenute adatte alla famiglia, ed è dedicata ai primi gloriosi film fiabeschi realizzati sotto la supervisione di Walt Disney in persona fino al 1955, quindi da Biancaneve e i sette nani ad Alice nel Paese delle Meraviglie. Qui il signor Maiale e la signora Girasole hanno incontrato gente a cui manca qualche venerdì. Purtroppo il labirinto di Alice dietro non è vero, ma solo una scenografia; a Parigi però hanno realizzato un vero labirinto vegetale e non vedo l’ora di andarci. Ecco il trucco: tutti i parchi Disneyland sono simili, ma diversi, e ognuno presenta delle specificità che puoi trovare solo lì.

"It's a Small World" a Tokyo Disneyland.

Fantasyland è il cuore di Disneyland e contiene l’attrazione da cui tutto è partito, It’s a Small World. La giostra è stata interamente curata da Mary Blair, l’illustratrice a cui si deve la straordinaria e avanguardistica grafica sghemba del film Alice nel Paese delle Meraviglie, ed è un giro su un percorso d’acqua attraverso una sintesi del mondo in sei ambienti: i primi cinque rappresentano i cinque continenti e sono popolati da animatronic di bambini di tutti i colori che intonano la celeberrima canzoncina It’s a Small World in molte varianti di lingue e di arrangiamenti; l’ambiente finale vede tutti i bambini del mondo cantare, ballare e suonare insieme. Può essere considerato infantile e semplicistico, ma non importa: è un messaggio meraviglioso. Nella diapositiva la signora Girasole sfida le intemperie pur di entrare nella giostra, che da fuori è un grande orologio che si apre tutto e si riempie di animazioni meccaniche come nei grandi orologi pubblici medievali (o come sulle pareti di casa di Geppetto e di Flaversham) ogni quarto d’ora; come di vede, qui la foto è stata scattata alle 12:30.

Alice's Tea Party a Tokyo Disneyland.

Il signor Maiale, la signora Girasole e la signorina Mela davanti alla giostra Alice’s Tea Party. Foto scattata prima di rivomitare la colazione a seguito di tre giri sulle tazze.

Giostra di "Mary Poppins" a Tokyo Disneyland.

La signora Girasole e la signorina Mela sulla giostra dei cavalli di Mary Poppins. Fra le varie musiche di sottofondo c’era anche Cam-Caminì al carillon: semplicemente commovente.

Ristorante "Queen of Hearts Banquet Hall" a Tokyo Disneyland.

La maggior parte dei negozi e ristoranti sono al Word Bazaar, ma anche altrove nel parco ci sono carretti di pop-corn, gelati e altro street food, più punti di ristoro vari come questo self service Queen of Hearts Banquet Hall dove tutto il cibo è a forma di cuore, pure le carotine nell’insalata. Mentre si fa la fila si può giocare con la guardia reale della Regina di Cuori.

Ingresso di "Winnie-the-Pooh Honey Hunt" a Tokyo Disneyland.

Ed ecco un altro segreto di Disneyland: pure facendo la fila ci si diverte. Qui siamo sempre a Fantasyland nell’attrazione Winnie-the-Pooh Honey Hunt, dove il commovente percorso d’accesso si snoda fra pannelli sagomati e dipinti come enormi pagine del libro di Milne, così chi non conosce la storia può leggerla mentre attende di entrare in quella che è considerata una delle giostre più belle del mondo. Il percorso è stupendo e l’attrazione merita la sua fama. Si sale su una carrozza non su binario (è radiocomandata) e si segue un percorso multisensoriale narrativo coi personaggi del Bosco dei Cento Acri. A un certo punto c’è la scena in cui Winnie finisce il miele e ha un sogno allucinogeno: per rappresentare il passaggio dalla veglia al sonno l’intero ambiente diventa totalmente oscuro e poi, come d’incanto, vediamo Winnie volare verso un cielo stellato. In tutto la scena non dura più di dieci secondi, ma la comunione stupefacente di musica, luce, profumo, movimento li rende dieci secondi di assoluta sospensione dell’incredulità, e nel momento in cui il percorso s’illumina di mille stelline, per un istante si prova una purissima gioia nel cuore. C’è qualcosa di primordiale in quello spazio scuro, come la grotta di Lascaux illuminata da un flebile fuoco.

Ingresso di "Winnie-the-Pooh Honey Hunt" a Tokyo Disneyland.

Signorine con la bandana in posa plastica davanti a una pagina del grande libro di Winnie-the-Pooh mentre fanno la fila; in particolare la signorina Polipo sfoggia un pacco di pop-corn a forma di alieno verde di Toy Story vestito da elfo di Babbo Natale (?). Le due ragazze in mezzo indossano il copricapo rosa peloso del celeberrimo personaggio Disney ShellieMay (??). Ehm… chi diavolo è ShellieMay? Quando nel 2001 venne aperto Tokyo DisneySea (un secondo parco a tema marino accanto a Tokyo Disneyland) ci si rese conto di una gravissima lacuna nel mondo Disney: ci sono topi, papere e cani, ma non orsi. Certo, ci sono Baloo e Compare Orso e Little John, ma non sono carini, e Winnie-the-Pooh è un franchise a parte. Urgeva dunque la creazione di orsi carini, e fu così che nacquero Duffy e ShellieMay, “The Bears of Happiness and Luck” (???). E c’è pure il loro amico Gelatoni, il gatto italiano. In Giappone questi orsetti hanno un enorme successo incomprensibile, ancor di più considerando che tutto il loro merchandising è disponibile a livello nazionale solo ed esclusivamente nel parco gemello Tokyo DisneySea, quindi bisogna pagare il biglietto e andare per forza lì se si vuol comprare l’asciugamanino di Duffy o la pochette di ShellieMay. Mai più senza.

Carro di "Rapunzel" alla Tokyo Disneyland Electrical Parade.

Una volta giocato il giocabile, esplorato l’esplorabile, comprato il comprabile e mangiato il mangiabile, di notte accade l’evento clou di Tokyo Disneyland, esclusivo di questo solo parco: la Tokyo Disneyland Electrical Parade. Trattasi di una parata di carri paragonabili ai carri di Carnevale italiani, anzi anche più piccoli, ma animati da innumerevoli luminarie, schermi olografici, effetti visivi sorprendenti e in generale un tripudio di luce. A questa festa per gli occhi prendono parte una dozzina di carri uno più sfolgorante dell’altro, tutti accompagnati da musica e ballerini a terra. Difficile decidere il carro migliore, ma di certo quello di Peter Pan a forma di galeone pirata con le vele animate, quello di Aladdin che grazie al rivestimento a LED fa assumere al Genio mille travestimenti, e soprattutto quello di Rapunzel che passa dall’oscurità totale alla luce intensa delle lanterne col canto della protagonista sono esperienze veramente spettacolari e, nell’ultimo caso, persino toccanti. Uno splendido spettacolo.

Dettagli nelle attrazioni a Tokyo Disneyland.

Ma per quanto possa sembrare incredibile, la parte più sorprendente di Tokyo Disneyland non solo le sue attrazioni bensì la straordinaria attenzione per i dettagli. Forse è un aspetto tipicamente giapponese, ma la quantità di finezze grandi e piccole è innumerevole. Si passa da elementi più in vista come i capitelli del castello di Cenerentola (scolpiti coi topolini) e il mosaico nella cupola d’ingresso della fabbrica di Monster & Co. (identico a quello del film) ad altri totalmente nascosti o comunque in secondo piano, tipo questo bellissimo poster di Ade piazzato in un angolo seminascosto in un’attrazione a tema musicale, oppure il bagno della Queen of Hearts Banquet Hall dove non solo le porte sono decorate come carte da gioco, ma anche il pavimento ha lastre di pietra tagliate appositamente sghembe. Un applauso a chi ha allestito questi spazi. In ogni area del parco poi anche i cestini dell’immondizia hanno forme diverse, futuribili di metallo nell’area Tomorrowland e grezzi di legno nel villaggio hawaiiano di Adventureland. Alcune fontanelle poi hanno un dettaglio totalmente invisibile e scopribile solo per puro caso: gettando dell’acqua per terra lì di fronte, a volte compare la faccia di Topolino per un diverso trattamento idrorepellente della pavimentazione, e la cosa più bella è che non in tutte le fontanelle compare l’immagine segreta, quindi cercarle diventa un ennesimo gioco. Altro applauso.

Dettagli nella "Haunted Mansion" a Tokyo Disneyland.

Questa è la Haunted Mansion, la giostra horror da cui è stato tratto il film con Eddie Murphy. A onor del vero l’attrazione più orrorifica del parco non era affatto questa, bensì il trenino di Biancaneve: all’ingresso campeggiava giustamente il cartello “Per via di immagini paurose della strega, la giostra è sconsigliata ai bambini piccoli” e dentro è stato uno shock, il vagoncino della miniera dei nani ripercorre la fiaba su binari stretti e pieni di curve a gomito in cui sembra sempre di cadere rovinosamente o di andare incontro agli alberi spettrali e alle agghiaccianti presenze oscure, rese ancora più terribili da musica spaventosa ed effetti sonori raccapriccianti, il tutto nel buio tagliato solo da mortifera luce ultravioletta. Terrificante, mai più. Haunted Mansion invece è horror per bambini, ma la parte interessante è che da inizio ottobre a fine dicembre la giostra viene customizzata Nightmare Before Christmas sia dentro sia fuori: mentre in tutto il parco le decorazioni natalizie sono fiocchi rossi e dorati, qui soltanto sono neri gessati, perfetti per impacchettare l’anatra assassina dei vampiri, ed è bellissima la slitta di Jack Skeletron sul tetto. Ennesimo applauso.

Testo alt

Infine, dulcis in fundo: i negozi. Ovviamente la Disney è avida di soldi e anche a Tokyo Disneyland i prezzi sono alti come in tutti i Disney Store, ma la scelta è così straordinariamente ampia e fantasiosa che a ogni negozio ci si ritrova coi soldi in mano come Fry di Futurama; fra l’altro i negozi, a parte quelli generalisti del Word Bazaar, sono tutti a tema e si trovano proprio alla fine della giostra a cui fanno riferimento. Ad esempio, nella foto il signor Maiale è in lietissima compagnia di un Winnie-the-Pooh a grandezza naturale nel negozio strategicamente piazzato all’uscita di Winnie-the-Pooh Honey Hunt. La cosa bella è che ogni negozio è pieno di oggetti di prova e non esiste il cartello “non toccare”, quindi ci si diverte a giocare anche senza comprare nulla.

Merchandising a Tokyo Disneyland.

Come in Europa, anche in Giappone va forte il brand Disney Princess, così forte che si arriva a produrre gadget evitabilissimi come queste cover per cellulare a forma di vestitino di principessa, così piene di lustrini e velette e fiocchetti e tutto che alla fine usare il telefono diventa un’impresa. Imbarazzante poi la nuova linea di t-shirt delle principesse stampate con un pattern fittissimo di personaggi: questa maglietta di Rapunzel è terribile, ma anche quelle de La bella e la bestia e di Cenerentola non erano da meno.

Merchandising a Tokyo Disneyland.

Non poteva mancare poi l’oggettistica giapponese: a sinistra in alto spolverini infilati nel loro portaspolverino (all’inizio sembravano scopini per la toilet e non è improbabile che ci siano), sotto rotoli adesivi tipo quelli che si passano sul divano per prendere i peli del gatto, e a destra palette per il riso a forma di mano di Topolino e Minni con rispettive scarpe dove infilarle dopo l’uso.

Merchandising a Tokyo Disneyland.

Ignorando completamente la massiccia e ovvia presenza di oggettistica di Frozen (tanto più presente nei mesi freddi fino a invadere coi terribili peluche di Olaf anche i negozi a tema fuori dalle attrazioni), questa piccolissima ricognizione dei negozi di Tokyo Disneyland si chiude con dei gadget bellissimi e limitati: gli animali dello zodiaco cinese. Nel 2016 cade l’anno della Scimmia e quindi largo ai peluche di Abù, e a chi non piace la scimmia di Aladdin c’è sempre Winnie-the-Pooh vestito da scimmia. Nei calendari da muro invece il trionfatore è Re Luigi de Il libro della giungla accompagnato da Topolino e Minni in kimono tradizionale di Capodanno. Il successivo sarà l’anno del Gallo: facile prevedere il ritorno del cantastorie di Robin Hood.

Nessuna sorpresa nello scoprire che Tokyo Disneyland è una tipica meta dei viaggi di nozze dei neosposini giapponesi: è tutto meravigliosamente perfetto. Anche troppo: stando ai dati forniti dalla Disney Company, ogni anno delle 18’000 persone che lavorano nel parco ben 9’000 lasciano il posto entro 12 mesi. Non è difficile immaginare quanto quest’esperienza meravigliosa per il visitatore sia stressante per chi ci lavora: giornate tutte uguali di file interminabili, bambini che piangono, tantissima gente e tantissimo rumore, musica ripetitiva e sorriso costante devono essere difficili da sostenere. Un indicatore di stress poi è dato dal fatto che lo staff non si chiama staff, ma “cast”: sono tutti vestiti come compaesani di Belle, lacchè di Cenerentola o personale del circo di Dumbo, parlano in maniera estremamente artefatta e salutano in continuazione con la manina destra in cui il mignolo è leggermente piegato e ritratto rispetto alle altre dita: totale alienazione da sé stessi. Meglio quindi frequentare sì Disneyland, ma ogni tanto, così che ogni volta si rinnovi l’esperienza magica senza venir usurata dall’uso. Nell’attesa della prossima visita al prossimo parco Disney, c’è tempo per godersi un bel tea party col tè di Alice nella tazza di Alice accompagnato dai cioccolatini di Alice, il tutto preso ovviamente a Fantasyland. Buon compleanno Walt, e buon noncompleanno a tutti gli altri!