Becco Giallo

AFFASCINANTI E INCOMPRENSIBILI: “I SEGRETI DI DAVID LYNCH”

David Lynch è sicuramente il regista del fantastico più celebre e acclamato degli ultimi decenni. Il suo fantastico è in realtà un assurdo calato nel quotidiano, paragonabile a quello kafkiano e intriso di grande poesia visiva. Se vi piace il cinema e non avete mai visto Lynch è come dire che vi piace il rock e non avete mai sentito i Pink Floyd (il paragone vale in particolare per il senso onirico).

Dato che questo è un sito di fumetti è proprio da loro che dobbiamo partire, infatti Lynch è stato un autore di strisce. Scritte e disegnate da lui stesso per alcuni quotidiani minori californiani a cavallo fra gli anni ‘80 e ’90, le sequenze di vignette sono in realtà sempre le stesse.

Una didascalia a sinistra avverte che: Il cane è così arrabbiato da non potersi muovere. Non può mangiare. Non può dormire. Può soltanto ringhiare a stento. Schiacciato dalla tensione e dalla rabbia, il suo stato è simile al rigor mortis. Poi quattro vignette sempre identiche del cane arrabbiato e qualche nuvoletta con i discorsi suoi e/o  dei suoi presunti padroni che provengono dalla casa, discorsi che sono nonsense o meglio sembrano assurdi e paradossali ma che forse contengono verità metafisiche. O forse no. O forse non lo sa nessuno, neanche il suo autore.

 

Dopo questa breve digressione sul Lynch fumettista, concentriamoci su I segreti di David Lynch, un saggio pubblicato dalla casa editrice Becco Giallo nel 2018. L’autore, Matteo Marino, collabora con varie riviste cinematografiche, ha scritto libri sulle serie TV (Il mio primo ed Il mio secondo dizionario sulle serie tv cult sempre per la Becco Giallo, in cui viene anche affrontata tutta la trilogia Twin Peaks) e su un altro regista fantastico (in tutti i sensi), Peter Jackson, ma è soprattutto l’ideatore di www.davidlynch.itun portale-blog davvero esaustivo per il fandom lynchano che può essere certamente definito la più importante fonte italiana dedicata al nostro.

 

I film, scelti nella lunga filmografia, sono quattro: Strade Perdute, Mulholland Drive, INLAND EMPIRETwin Peaks- Il Ritorno (terza e ultima serie). La selezione delle opere cinematografiche non è casuale, infatti sono quelle più oniriche ed enigmatiche, ma anche quelle che curiosamente hanno avuto un impatto sul pubblico e sull’immaginario moderno.

La rete televisiva BBC ha contattato 177 critici di tutto il mondo che hanno eletto un paio di anni fa Mulholland Drive il più bel film del XXI secolo. In effetti, insieme a Velluto Blu, è forse l’opera più riuscita del regista statunitense, un mix perfetto fra la perfezione estetica e i paradossi narrativi tanto cari all’autore.

Di sicuro il libro è indispensabile per tutti gli appassionati del Maestro: io mi annovero fra questi e la lettura mi ha spalancato porte che prima erano solo socchiuse. Inevitabilmente, e qui è il limite, non solo risulterà incomprensibile allo spettatore distratto ma anticiperà i contenuti, guastando irrimediabilmente la visione, a chi non ha mai goduto di queste imprescindibili pietre miliari della cinematografia contemporanea.

Quindi il saggio è indirizzato a chi abbia visto ALMENO una volta le quattro opere in questione, forse le più significative ed “estreme” dell’ultima produzione lynchana, quelle in cui la narrazione è più destrutturata, ermetica e soggetta a enigmi e realtà intersecanti. Avvertenza evidenziata dallo stesso Marino e molto utile poiché altrimenti si incorrerebbe in uno spoiler a ogni riga.

La bellissima copertina e le movie-scene reinterpretate all’interno del volume sono di Elisa2B, giovane fumettista piemontese, fra i cui lavori si ricorda la graphic novel La chiamata (Becco Giallo 2018).

La copertina è davvero molto suggestiva e collegata ai temi fondamentali del libro, infatti più che un disegno è un affresco che riesce a trasmettere il senso di mistero e di inquietudine ma anche di eleganza e bellezza dei film del nostro autore, tanto che sarebbe preferibile guardarla prima frontalmente e poi in apertura con la quarta di copertina.

In primo piano c’è David Lynch o meglio il suo personaggio Gordon Cole, pezzo grosso dell’FBI che per problemi di udito indossa sempre un apparecchio acustico. Il pavimento e le tende sono inconfondibilmente quelle della Loggia Nera, una dimensione onirica ed extradimensionale, forse l’invenzione più iconica del regista.

Dietro e sotto le celebri tende granata si trova il coniglio gigante reso famoso in INLAND EMPIRE, in realtà già presente nell’inquietante serie TV Rabbits. Poi si scorge Diane Evans, segreteria di Cole, ma anche enigmatica femme fatale in Twin Peaks- Il Ritorno, interpretata dalla bravissima Laura Dern, attrice cara a Lynch come poche altre.

Sul pavimento ritroviamo una strana creatura ibrida fra insetto e anfibio, protagonista di un episodio di Twin Peaks- Il ritorno, che in verità rappresenta tutta una serie di varia e strana zoologia presente in quasi tutti i film. Infine sulla sinistra (quarta di copertina) l’esplosione nucleare di Trinity, primo storico test effettuato nel New Mexico e punto di svolta (forse) sempre della terza serie di Twin Peaks.

Inoltre si vede l’Uomo del Mistero, indimenticabile e impressionante personaggio in Strade Perdute. L’illustrazione sotto esplica benissimo uno dei concept trattati da Lynch: il velo di Maya, il senso di penetrare in un’ulteriore realtà. Qui Diane Evans insieme all’Agente speciale Cooper (interpretato da Kyle MacLachlan,) varcano le tende della Loggia Nera, in uno dei momenti più significativi del «film da 18 ore», poi spezzato in diciotto puntate per esigenze televisive, che è la serie finale di Twin Peaks.

Le immagini presenti all’interno del libro, poche ma ben scelte, sono rielaborazioni in bianco-nero e linea chiara di fotogrammi-chiave e servono a riportare alla memoria del lettore gli snodi narrativi dei film trattati.

Insomma, cosa rende interessante questo volume? I film del nostro David sono tanto affascinanti quanto, spesso, apparentemente incomprensibili e Marino accumula, in maniera divertente ed affascinante, le principali teorie “esplicative” per ogni film. Tali suggestioni (ovviamente non possiamo definirle soluzioni) provengono dai maggiori critici-intellettuali cinematografici, come il filosofo Žižek e Frost, coautore dello stesso Lynch, dalle religioni orientali e dalla meditazione trascendentale (praticata pure da Lynch), da interviste del  regista stesso, fino all’ultimo fan su internet, senza dimenticare il film Il mago di Oz del 1939, di cui il regista del Montana è esageratamente innamorato, le arti visive, la musica dark, rock e metal, spesso presenti nei suoi lavori.

In realtà più ci avviciniamo a capire qualcosa, più oscuro diventa qualcos’altro come nel principio di Indeterminazione di Heisenberg (meglio si conosce la posizione di una particella meno conosciamo la sua quantità di moto e viceversa). In questi e molti altri paradossi  Marino getta una luce, o meglio qualche fiammifero per accendere alcune  candele. Alla fine della lettura, forse siamo riusciti a scoprire una chiave interpretativa perlomeno convincente, senza scordare però che le più grandi opere d’arte vanno godute più che capite, come dice lo stesso regista.

Ultima osservazione: in genere si dice che passare da nome ad aggettivo certifica la grandezza di un artista (es. felliniano). Lynchano è uno degli aggettivi che più spesso viene citato come pietra di paragone nei film “strani”.

 

 

Arriva Allen Meyer di Pietro Castaldi

Allen Meyer, la sontuosa nuova opera grafica scritta e disegnata da Paolo Castaldi, inaugura la collana di
fumetto di finzione targata BeccoGiallo diretta da Alice Milani.

In anteprima dall’1 al 5 novembre a Lucca Comics & Games 2017, e in libreria e fumetteria a partire dal 9
novembre, è in uscita la nuova Graphic Novel scritta e disegnata da Paolo Castaldi e intitolata Allen Meyer.
Liberamente ispirata al disco Le piromani (Libellula Music/Audioglobe) del cantautore milanese Teo Manzo, il
volume, opera di uno dei più talentuosi autori italiani, inaugura la collana di fumetti di finzione targata
BeccoGiallo e chiamata Rami, diretta dall’autrice italiana Alice Milani.

Il libro: una storia d’amore e un’analisi impietosa del ruolo dell’informazione nella società moderna Martino Rea è un cantautore smarrito e senza più stimoli. Allen Meyer, astronomo e rivoluzionario disilluso, è l’alter ego di Martino e il protagonista del suo ultimo disco, che racconta una Milano di metà Ottocento sul baratro di una guerra civile, annebbiata da un’insensata credenza popolare, ovvero che la Luna collasserà presto sulla Terra: Allen Meyer è rimasto l’unico a non crederci.
Il libro racconta di una grande storia d’amore e al contempo offre una fotografia senza sconti e più che mai
attuale sul ruolo dell’informazione e sulla manipolazione dell’opinione pubblica ai nostri giorni.

Caratteristiche tecniche: 19 per 26 cm, 192 pagine a colori, brossura cucita, 24 euro

L’autore: Paolo Castaldi, uno dei talenti più puri del panorama fumettistico italiano

Vincitore in Francia del Prix Valeurs Humaines 2016 con Etenesh, l’odissea di una migrante e del Premio Carlo
Boscarato 2011 come Autore Rivelazione dell’anno, finalista al Premio Attilio Micheluzzi 2013 nella categoria
Miglior fumetto dell’anno, ha pubblicato per BeccoGiallo Etenesh, l’odissea di una migrante, Chilometri Zero,
viaggio nell’Italia dell’economia solidale, Maradona, Gian Maria Volonté e Pugni, storie di Boxe.

Alice Milani: la direttrice di Rami, la nuova collana di fumetti di finzione targata BeccoGiallo

Tra le fondatrici del collettivo di fumetti autoprodotti La Trama, è autrice di Wisława Szymborska e Marie
Curie per BeccoGiallo e, con Silvia Rocchi, di Tumulto per Eris Edizioni. Dirige la collana di fumetti di finzione
Rami per BeccoGiallo.

Appuntamenti e date da segnare:
Uscita in libreria e fumetteria: giovedì 9 novembre 2017.
In anteprima a Lucca Comics & Games, dall’1 al 5 novembre 2017, con l’autore presente allo stand BeccoGiallo
per firme e dediche personalizzate.

Presentazione della collana Rami: sabato 4 novembre ore 18, Sala Incontri Caffetteria Palazzo Ducale, Lucca

Era una notte buia e tempestosa – Se una notte d’inverno un narratore

Italo Calvino (1923 – 1985) è stato uno scrittore e partigiano italiano. Intellettuale di grande impegno politico, civile e culturale, è stato uno dei narratori italiani più importanti del secondo Novecento, che ha seguito molte delle principali tendenze letterarie a lui contemporanee, dal Neorealismo al Postmoderno, tenendosi sempre una certa distanza da esse e svolgendo un proprio personale e coerente percorso di ricerca.

Di qui l’impressione contraddittoria che offrono la sua opera e la sua personalità: da un lato una grande varietà di atteggiamenti, dall’altro, invece, una sostanziale unità determinata da un atteggiamento ispirato al razionalismo, dal gusto dell’ironia, dall’interesse per le scienze, da una scrittura sempre cristallina. I numerosi campi d’interesse toccati dal suo percorso letterario sono raccontati attraverso capolavori quali la trilogia de I nostri antenati, Marcovaldo, Le cosmicomiche, Se una notte d’inverno un viaggiatore, uniti dal filo conduttore della riflessione sulla storia e sulla società contemporanea.

Alcune delle sue più importanti opere sono rappresentate nel fumetto Se una notte d’inverno un narratore che, come recita il sottotitolo, è un Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino. L’opera è stata realizzata dalla Redhouse Lab, che, come si legge nella postfazione, è la prima scuola lucana di fumetto e illustrazione, che ambisce a costruire un centro di formazione, informazione e produzione nell’ambito della comunicazione per immagini, ma anche uno studio di produzione, composto da professionisti che lavorano da anni nel campo dell’editoria a fumetti, dell’illustrazione e delle arti visive.

Copertina di "Se una notte d'inverno un narratore" di Gialuigi Pucciarelli e Redhouse Lab.Lo sceneggiatore principale dell’opera è Gianluigi Pucciarelli, mentre i disegni sono stati eseguiti da Gianfranco Giardina (per gli Interludi), Giulio Giordano (per gli Interludi, Le città invisibili, Il castello dei destini incrociati), Annamaria Santopietro (per Il barone rampante) e altri artisti, come Mario Berillo (per Il sentiero dei nidi di ragno), Carmen Violante (illustrazione dei tarocchi), Fabio Ponticelli, Alessandra Messina, Marica Montemurro, Rosa Maria Gallone (illustrazioni de Le città invisibili).

A livello narrativo, la struttura di base di Se una notte d’inverno un narratore presenta caratteristiche simili al libro Se una notte d’inverno un viaggiatore: nell’opera calviniana i protagonisti, il Lettore e la Lettrice, nel tentativo di leggere un romanzo si imbattono negli incipit di altri dieci racconti, interrotti per errore o difetto d’impaginazione; nel fumetto la cornice narrativa è quella del lettore al quale l’autore, cioè Calvino stesso, si rivolge all’inizio consigliandogli di mettersi comodo, allontanare i pensieri e il mondo circostante e iniziare a leggere; allo stesso modo del romanzo il lettore incontra una lettrice, sebbene la storia di fondo sia più concisa e alternata a vicende desunte da alcuni romanzi di Calvino, anch’essi però senza un finale.

Il fumetto è suddiviso dunque in capitoli inframmezzati da Interludi, i cui testi sono ispirati a Se una notte d’inverno un viaggiatore; i titoli dei cinque capitoli, Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, riprendono quelli di un’altra opera calviniana, Lezioni americane. Inoltre nella pagina 77 del fumetto il testo fa riferimento a una lettera del 1964 scritta da Italo Calvino in risposta a Germana Pescio Bottino.

In alcuni capitoli sono rielaborati con una certa libertà dei romanzi di Calvino, ovvero Il barone rampante, Il sentiero dei nidi di ragno e Le città invisibili, mentre altri sono semplicemente ispirati a libri dello scrittore come Il castello dei destini incrociati e Ti con zero, nel senso che il tema di fondo è lo stesso ma la storia è sviluppata in modi completamente diversi. Ad esempio, ne L’inseguimento, uno dei racconti della raccolta Ti con zero, si narra di un uomo bloccato nel traffico e inseguito da un’altra persona e di tutti i ragionamenti che fa per poter fuggire da quella situazione; nel fumetto il protagonista è un aborigeno che, incalzato da un leone inferocito, pensa a varie soluzioni (soluzione A, A1, A2, B) per potersi salvare; il lettore stesso può immedesimarsi nell’uomo e andare direttamente alla pagina indicata in base al ragionamento scelto.

A livello grafico, il fumetto presenta tecniche e stili differenti per ogni storia in relazione ai disegnatori che le hanno create. La trama della cornice narrativa è illustrata in bianco e nero, tutti i capitoli, invece, sono a colori, anch’essi variati in rapporto ai fatti raccontati: in Leggerezza le tonalità sono fredde e spente, Rapidità è caratterizzata da un’aria cupa e colori scuri; i toni sgargianti e insoliti sono la caratteristica principale di Esattezza, dove addirittura il leone ha un manto verde e i capelli del protagonista sono blu con sfumature violacee. Il capitolo Visibilità, tratto da Le città invisibili, ha un illustratore diverso per ogni città: Diomira è fatta con acquerelli tendenti all’arancione e all’azzurro che producono un contrasto sfumato; Zenobia è scura, tenebrosa per suggerire un’aria di desolazione; un disegno intricato di tubi caratterizza Armilla mentre l’ultima, Berenice, è fatta di edifici incastonati nella roccia. Infine Molteplicità è tutta sviluppata sui toni del marroncino chiaro.

Le vignette hanno forma abbastanza regolare ed è utilizzato quasi sempre lo stesso lettering per ogni capitolo e anche per i dialoghi fra il lettore e la lettrice.

La lettura del fumetto risulta piacevole ed è di sicuro apprezzabile la scelta di tradurre in forma così originale le opere di un grande scrittore; il nostro consiglio perciò è di leggere questo viaggio a fumetti magari seguendo le indicazioni dello stesso Calvino: Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce.

Noemi Santini e Giulia Benigni


Titolo: Se una notte d’inverno un narratore

Autori: Gianluigi Pucciarelli e Redhouse Lab

Casa editrice: Becco Giallo

Caratteristiche: 144 pg colore, brossura

Prezzo: Euro 16,00

ISBN: 9788897555421

Il caso Moro: un racconto scomodo

Ovviamente non è la prima volta che i fumetti si occupano del caso Moro. In realtà non è neppure la prima volta che la casa editrice BeccoGiallo si occupa del Caso Moro.

Lo aveva fatto infatti precedentemente con l’opera di Paolo Parisi Il sequestro Moro del 2006, citato anche da Enrico Deaglio nel suo enciclopedico Patria.

Come in quel caso, anche stavolta a cimentarsi con una storia che, come tante, in Italia è ancora sospesa, sono due giovani autori, anche se non del tutto esordienti: Luca Bagnasco e Tommaso Arzeno.

Bagnasco scrive una sceneggiatura asciutta, basata sui fatti, con precisi riferimenti biografici, geografici (ripercorrendo la Roma del 1978) e storici, senza lasciare troppo all’immaginazione.

Costruisce così una cronistoria che parte da Berlinguer e dal compromesso storico per finire con il ritrovamento del cadavere del Presidente della Democrazia Cristiana (o meglio con le indicazioni a Franco Tritto).

E diventa una operazione storica a tutti gli effetti, resa comunque più umana dai sogni di Moro, che si vede nelle vesti di un nuovo Giulio Cesare, o dai dialoghi nei palazzi del potere o all’interno dei covi e delle riunioni delle Brigate Rosse, assolutamente verosimili.

Ovviamente, non può dire la parola Fine su questo mistero italiano ma realizza una cronaca che mette in condizione anche una generazione che non ha vissuto affatto quegli anni di conoscere un po’ sia il quadro politico italiano che gli attori, anche con alcune citazioni interessanti, come la premonizione dell’Osservatore Politico di Mino Pecorelli.

È un racconto denso, di quasi 120 pagine, che richiede approfondimenti e ricerche, che serve come punto di partenza per scoprire uno dei tanti vasi di Pandora della moderna storia d’Italia, in cui si incrociano tante verità, depistaggi, interessi più o meno nascosti.

E non è detto che approfondimenti e ricerche portino a qualcosa, se non a farsi una opinione che però potrebbe essere del tutto fuori luogo, perché gli stessi indizi non sono chiari. E perdono via via di definizione a quasi quarant’anni dagli eventi.

Così in qualche modo sono sempre le nostre convinzioni a guidarci nel mare di opportunità che la cronaca ci offre: il Papa poteva fare di più, o altro? Davvero la Democrazia Cristiana ha abbandonato Moro? E lo ha fatto nel modo e per le finalità che si intravedono in questo fumetto?

In questo caso possiamo prendere la storia come punto di partenza, se ci interessa approfondire, e accogliere le personalità che ci vengono presentate, considerandole quanto più aderenti alla realtà.
O alla loro interpretazione da parte dell’autore?

Così, passando da una lettura storica e politica del fumetto, dalla quale comunque non ci si può esimere, a una più strettamente fumettistica, vediamo che l’analisi dei personaggi ci presenta Aldo Moro e i suoi carcerieri che spiccano come personalità chiare, su uno sfondo fosco, dalla parte dello Stato e dalla parte delle Brigate Rosse.

L’utilizzo di documenti storici, come le lettere che Moro scrisse alla sua famiglia, ai suoi compagni di partito, fino al Papa, aiutano nella definizione.

E sembra quasi di leggere una fiction, come quelle a cui la tv ci ha ormai abituato, un cold case piuttosto che un poliziesco a sfondo psicologico, come Criminal minds. E forse un po’, specie i più giovani, vivono questi momenti della storia del nostro paese in questo modo, anche per una lontananza culturale e storica. Ma anche chi li ha vissuti appare in qualche modo rassegnato al fatto che da quella foschia la verità non emergerà mai.

Anche perché anche oggi viviamo così tante situazioni fosche, che sembra quasi non essere necessario fare i conti fino in fondo con la storia. E invece forse la foschia odierna è solo dovuta al fatto che non siamo riusciti a dissipare quella del passato.

Tornando al fumetto, disegni, acquerelli e bianco e nero si adattano perfettamente. A quell’epoca le foto dei giornali e la tv erano in bianco e nero (in realtà in toni di grigio) e la tecnica che usa Arzeno la riproduce in modo molto efficace.

La grafica aiuta nella lettura, che, come dicevamo, è densa e complessa.

Lo fa anche con alcune belle trovate. Ad esempio il viaggio di Moro nell’auto dei rapitori: le vignette sono scure perché ha un cappuccio scuro in testa. Solo i rumori, resi con delle onomatopee che fanno molto fumetto italiano anni ’80, e le parole emergono da questo buio. E la struttura della gabbia che cambia da una pagina all’altra dà il senso dello sballottamento di un ostaggio in un’auto.

Le vignette sono al massimo sei per pagina, sempre ben squadrate (anche se in alcuni rari casi i disegni strabordano) e danno un ritmo cadenzato, impegnativo, a volte un po’ faticoso. Tranne nelle poche splash page che sottolineano momenti importanti e nell’unico momento di contatto tra i rapitori e la famiglia di Moro, con il personaggio del mimo che allevia per un attimo l’atmosfera cupa della storia, come sottolinea anche la gabbia della pagina.

La grafica è sempre al servizio della narrazione, dei personaggi, dei sentimenti che si vogliono far emergere nel lettore, dei tempi e dei dettagli.

Una lettura intensa, non facile, come spesso accade con le opere di questa casa editrice. Una lettura che interroga e che a volte vuole indurre a cercare risposte, anche al lettore che fatica a farsi le domande giuste. Una lettura che stimola a non smettere di cercare e di farsi domande, e che per questo fornisce, in calce alla storia, una serie di elementi biografici dei personaggi, una bibliografia e una filmografia.

Dall’altra parte anche una lettura che non sempre aiuta a far pace con il passato e il presente di un paese che è ancora alla ricerca di una serenità nazionale, di una sintesi riconosciuta da tutte le parti in campo.

Primo Levi: un altro racconto di vita

Circa un anno fa ci siamo occupati di un fumetto che ha per protagonista lo scrittore torinese.

Ora BeccoGiallo ne propone un altro, a opera di due esordienti, lo sceneggiatore Matteo Mastragostino e il disegnatore Alessandro Ranghiasci.

Nel citato volume di Pietro Scarnera emergono la storia personale di Levi, il suo lavoro di chimico, il suo rapporto con Torino e con la scrittura, in un taglio certamente condizionato dalla tragedia storica da lui vissuta, ma da un punto di vista forse più intimo.

In questo nuovo lavoro, come nelle corde della casa editrice padovana, la chiave di lettura è più storica e sociale, per cui Primo Levi è soprattutto un sopravvissuto. Un sopravvissuto ai bombardamenti alleati, alla cattura come partigiano, scampato alle uccisioni sommarie, alla fucilazione e poi ad Auschwitz, che trova la forza di raccontare non solo tramite la scrittura, ma direttamente in prima persona la sua esperienza.

Così non ci troviamo davanti al Primo Levi scrittore, su cui Scarnera aveva volutamente concentrato la sua attenzione, ma sul Primo Levi salvato che racconta la sua storia agli alunni della scuola elementare (ancora si chiamava così) Felice Rignon, sessanta anni dopo averla frequentata e quaranta anni dopo averla vista colpita dai bombardamenti.

In un modo se vogliamo più classico, attraverso la cronaca di una giornata particolare per i bambini di una classe che incontrano «un signore che ci parlerà di lui», e noi ci mettiamo seduti all’ultimo banco di quell’aula, ascoltando la storia e leggendo anche nella mente di chi racconta i pensieri.

Il modo di raccontare è lo stesso che abbiamo visto in altre opere su Auschwitz, non diverso da quello di Art Spiegelman: i flashback, vividi e per nulla ammorbiditi dagli anni trascorsi, si alternano con il racconto nel presente.

E come nel caso di Spiegelman, sono importanti le persone reali che il narratore ha incontrato. Così reali che gli autori hanno deciso di metterne la biografia in fondo al libro, dopo quella più dettagliata di Primo Levi, non avendo il bisogno di inventare nulla.

Lo sceneggiatore stesso, nella sua postfazione, sottolinea che la storia in sé è inventata ed è il racconto del suo Primo Levi, ma simultaneamente sottolinea il grande lavoro svolto nella ricerca anche storica, nell’approfondimento che rendono assolutamente verosimile il racconto, e ancora una volta la ricca bibliografia e sitografia lo confermano.

Ho trovato, credo, una buona chiave di lettura. Il tentativo di indagare chi fosse Primo Levi, chi fosse prima di finire ad Auschwitz, chi fosse al suo ritorno. E parallelamente, chi siano le persone che gli sono state intorno, e anche chi siano quei bambini, che rappresentano una umanità (forse) nuova. C’è un interrogativo grande sull’identità dell’umanità in primis, e dello scrittore in secundis. E la risposta alla domanda chi sei stato? chi sei? chi siamo? aleggia sempre, tornando, a volte direttamente nei dialoghi, in contesti e modalità diverse.

E le risposte sono diverse, venendo anche da origini diverse: per lo studente (peraltro un po’ discolo) «non è un eroe di guerra, è solo un vecchietto»,  fino a quella finale «non siamo indovini, siamo solamente vittime», passando per tante altre sfaccettature di cui la più significativa è quel «non è più solo» della prima bambina della scolaresca che lo abbraccia.

La storia procede, sui due piani del racconto e della realtà, passando in modo abbastanza indolore tra l’uno e l’altro. Ci sono però ogni tanto dei salti significativi che segnano il passo. Salti talvolta evidenziati dallo svuotamento degli occhi dei personaggi.

Infatti il colore degli occhi, mi sembra si possa dire, segna la presenza di umanità. Così le pupille diventano un segno sottile negli occhi dei prigionieri, e temporaneamente di quelli che con loro si identificano, quando ad esempio per la prima volta Levi pronuncia ai bambini la parola lager.

Fino alla completa scomparsa, che è propria degli aguzzini tedeschi e dei morti, e di coloro che lo saranno presto.

E alla fine tutti gli occhi sono privi di pupille, perché, come dice lo stesso Levi, ci hanno rubato l’anima. E l’hanno rubata a tutti coloro che sono passati per i campi di sterminio, ma anche all’umanità intera, a partire da coloro che hanno ricevuto la testimonianza diretta, quei bambini e quella maestra che vengono salvati dal suono della campanella. Perché chi ha visto, anche indirettamente, non può restare insensibile.

E il racconto per questo si fa acre, senza trascurare i dettagli più difficili, fino alle catartiche lacrime finali, che sgorgano da occhi in cui un po’ di umanità è tornata, mentre gli ascoltatori, anche la maestra, dovranno elaborare questo ritorno.

Questa trovata si innesta su una grafica semplice, ma efficace, più articolata e “sporca” di quella del libro di Scarnera, ma altrettanto minimalista. Con una gabbia regolare, anche se i bordi delle vignette sono un po’ irregolari, e non solo quando fanno parte del racconto. Infatti inizialmente questa peraltro labile differenza grafica distingueva il racconto dalla cronaca, mentre a un certo punto l’orrore sembra sporcare tutto, anche qui, rende tutto uguale, in particolare quando i bambini si rendono conto dell’orrore.

La grafica semplice sottolinea il racconto, in qualche modo ne sostiene la drammaticità proprio con la sua leggerezza, il suo bianco e nero, il tratto pulito che però nulla lascia all’immaginazione e che caratterizza con precisione i personaggi del presente e del passato.

Ancora una volta BeccoGiallo ci restituisce, con il medium che tante volte lo ha fatto, una testimonianza che serve alla memoria collettiva, perché le immagini raccontano meglio, arrivano più dirette, anche a quei bambini che non possono più ascoltare il racconto di coloro che sono rimasti a portare il peso della memoria di Auschwitz.


Matteo Mastragostino e Alessandro Ranghiasci
Primo Levi
128 b/n
Edizioni BeccoGiallo
€ 15

Jane Austen – micro e macro

Jane Austen Manuela Santoni Becco Giallo

Per citare la frase iniziale della postfazione di Mara Barbuni al volume Jane Austen di Manuela Santoni, edito da BeccoGiallo: «È una verità universalmente riconosciuta che il mondo si divide in due parti: chi ama leggere Jane Austen e chi no (ma proprio no)».

Personalmente sono tra coloro che amano leggere la sua scrittura ironica e arguta, che racconta così tanto dicendo di così poco, ovvero di chiacchiere da salotto, di balli, di pettegolezzi tra vicini e lunghe passeggiate nella campagna britannica. Forse per questo ho apprezzato questa biografia molto essenziale eppure ben ponderata, in cui la figura della scrittrice inglese emerge con grazia per quello che era: una donna che conosceva bene se stessa e i suoi simili. Così bene da dedicare tutta la sua esistenza a sottolineare se stessa raccontando dei suoi simili.

Non vi tedierò raccontandovi la sua vita, è qualcosa che potrete fare facilmente cercando online o su qualche testo, ma proverò, come ha fatto la Santoni, a chiarirvi alcune scelte che si è trovata a compiere e le loro conseguenze. Prima di tutto Jane aveva problemi a riconoscere sé stessa come una tipica donna vittoriana: i lavori femminili a cui era costretta a prodigarsi la annoiavano. Non ambiva a viaggiare, come faceva qualche sua contemporanea, né a crearsi una famiglia per sentirsi realizzata come mamma o casalinga. Voleva leggere, e poi, dopo aver letto a sufficienza, voleva scrivere di quello che conosceva e che, neanche troppo in fondo, amava: il suo mondo.

Jane Austen Manuela Santoni Becco Giallo

Le bastano i libri della biblioteca paterna per visitare culture e pensieri diversi dai suoi, non sente come un’affermazione quella di dividere la vita con un uomo e farsi mantenere da lui (nonostante avesse, e molti, problemi economici). Si sente appagata quando i conoscenti ascoltano le parole che ha scritto e la applaudono, affascinati da quello che il suo ingegno ha saputo creare.

Il grande talento di Jane Austen è quello di guardare con occhi acuti tutto quello che la circonda, il microuniverso di una provincia dello Hampshire, e capire che tutto quello che può trovare all’esterno è già lì: i caratteri che descrive non sono solo realistici, sono pezzi di vero che lei compone come un puzzle per ricreare una realtà più grande.

Un po’ come la siepe di Leopardi permette alla curiosità del poeta di immaginare l’infinito, così la monotona quotidianità di un paese vittoriano apre nella mente di Jane legami con la sorgente profonda dell’essere umano, nelle sue tante sfumature.

Jane Austen Manuela Santoni Becco Giallo

Non importa se nelle trame non ci siano colpi di scena o grandi avventure, perché riesce comunque a parlare di tutto il genere umano, con eleganza e irresistibile intelligenza.

Il volume della Santoni si sofferma volutamente sul suo rifiuto di sposarsi e rielabora quella parte di epistolario (e quindi di importante materiale sulla biografia) che Jane ordina alla sorella Cassandra di bruciare come un tentativo di nascondere ai posteri di una sua sincera passione per un gallese, l’unico che le fa conoscere le sofferenze dell’amore.

Ne emerge così l’immagine di una donna estremamente moderna, che rifiuta di sottostare a convenzioni e trasporti egoistici per la propria arte. Io vi invito a leggere questo volume e l’approfondimento della postfazione citata all’inizio per farvi voi stessi una vostra opinione su di lei.

Tanto più che la lettura scorre piacevole, grazie anche al disegno, minimalista e primitivo, ma efficace ed evocativo.

Minimalista perché l’autrice adotta un disegno quasi infantile, volutamente semplificato in volumi e forme. Gli scenari sono resi con pochi tratti di pennello senza apparente cura, essenziali per dare il senso del panorama o dell’arredamento, mentre molte vignette non hanno affatto il fondo disegnato, restano bianche per far trionfare la figura.

Primitivo invece perché alcune definizioni grafiche, come quelle delle mani di Cassandra e Jane che ricamano, ma non solo, richiamano prepotentemente alla mente i disegni e i quadri di Picasso, soprattutto nella prima fase del Cubismo.

Jane Austen Manuela Santoni Becco Giallo

Una breve e incompleta selezione per spiegare meglio la similitudine con il primitivismo: tre immagini di mani disegnate da Picasso (Guernica e Nudo astratto), con al centro una Jane invecchiata, con mani dalle dita tozze con unghie in evidenza, poco naturalistiche ma molto espressive.

L’edizione è poi molto curata e di pregio, e rende giustizia al significante e al significato all’interno. Consiglio dunque quest’opera anche a coloro che non amano leggere la Austen: un buon modo per entrare nel suo mondo e nella sua mente dalla porta di servizio, ritrovandovi in un luogo pieno di bellezze e meraviglie che vi aiuteranno a comprenderla meglio.

 

Nuove uscite per Becco Giallo

Di seguito le nuove proposte per i tipi Becco Giallo, buona lettura.
Titolo: Un grosso morbidoso bozzolo felice
Autrice:
Sarah Andersen
Collana:
Sarah’s Scribbles
Pagine: 112 bnLa seconda raccolta delle strisce di Sarah Andersen riprende esattamente da dove l’avevamo lasciata: raggomitolata sotto una pila di coperte e impegnata a evitare le responsabilità del mondo reale.
Queste nuove strisce (e racconti personali illustrati!) seguono gli alti e bassi dell’inarrestabile montagna russa dell’autostima che è la vita adulta: l’angoscia della pianificazione delle spese, i dolori mestruali, i diversi modi di rubare un maglione e quanto bello sia stare a casa tutto il giorno a mangiare pizza.
Si parte!

 

Titolo: Warhol. L’intervista
Autori: Adriano Barone e Officina Infernale
Collana: Biografie
Pagine: 208 bn e col

«Sono sempre stato ossessionato da Warhol. Dalla forza dirompente della sua arte, l’immagine pubblica che era essenziale e parte integrante del suo lavoro d’artista, e soprattutto la lucidità con cui analizzava i media e l’effetto che avevano sulla psicologia delle persone. Vivendo in un mondo dominato dai social media sembra di vivere nella testa di Warhol, in un futuro che lui aveva visto e predetto con decenni di anticipo. Un profeta, oltre che un artista, sempre sfuggente. Volevo provare a capirlo immaginandomi un’intervista. Ma lui ha continuato a sfuggirmi».

Adriano Barone

La mafia a fumetti

Ogni tanto capita che qualche amico ti presti un fumetto.

A me succede con le serie che non compro regolarmente.

Mi succede ad esempio con Nathan Never, perché in casa non può starci tutto. Così ogni tanto mi faccio una scorpacciata di numeri dell’Agente Alfa (mentre a casa fanno bella mostra di sé Speciali, Universo Alfa e altri prodotti del mondo nathaneveriano) in prestito.

Quest’anno mi ha colpito moltissimo il numero 297, La lunga marcia.

I fumetti a sfondo storico sociale sono molto presenti nella mia biblioteca, ma vedere un fumetto fantascientifico, per quanto spesso impegnato, con una storia smaccatamente ispirata alla biografia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con una forte caratterizzazione anche dell’umanità che c’era intorno a loro, dalle famiglie alla scorta, ha davvero colpito nel segno.

La Sergio Bonelli Editore è sempre stata attenta a queste tematiche, anche se a volte le affronta con la leggerezza che il medium fumetto gli consente, basti pensare al rapporto dello stesso Nathan con il capitano Ishimori.

Ma forse la Yakuza è più lontana dalla nostra esperienza. Lo stesso Nathan a volte sceglie quasi il male minore.

E le mafie che compaiono nei fumetti mainstream di casa nostra sono spesso in qualche modo edulcorate.

Non voglio però qui fare una recensione di un numero di Nathan Never di un anno fa, anche perché ci sono bellissime recensioni in giro sulla rete che condivido parola per parola. La stessa copertina di Sergio Giardo è una citazione artistica inconfondibile. E ci fa capire che non sarà un numero come gli altri…

Questo fumetto però mi ha acceso veramente un interruttore nella testa e nel cuore. Mano a mano che andavo avanti nella lettura mi sono passati davanti i tanti fumetti di mafia visti e letti e mi ha dato lo spunto per questo piccolo approfondimento, che non vuole essere esaustivo, ma ancora una volta sottolineare come un mezzo ritenuto infantile e leggero come il fumetto sia stato in grado di dare immediatezza ad argomenti per niente facili.

Anche se all’inizio le collane degli anni ’70 del secolo scorso utilizzavano il nome come pretesto per storie violente o erotiche, come era frequente ad esempio nei fumetti della Edifumetto o delle Edizioni Squalo, il taglio noir e crudo ha lasciato spazio a un atteggiamento più di inchiesta e realistico.

È un campo in cui la casa editrice Becco Giallo fa la parte del leone…

A partire dai lettori più piccoli, con L’invasione degli scarafaggi, nella linea Critical Kids. Il sottotitolo dell’opera di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso è proprio la mafia spiegata ai bambini. E devo dire che l’ho sperimentato: proprio qualche giorno fa mio figlio di sei anni si è trovato tra le mani il volume e lo ha sfogliato e letto.

Beh, la storia è efficace, e anche la trasformazione dei mafiosi in insetti. Pochi minuti dopo averlo preso è venuto da me chiedendo il significato delle parole che non capiva e chiedendomi il perché della trasformazione…

Degli stessi autori, è la storia di Peppino Impastato, che ha usato un medium diverso ma ugualmente efficace per opporsi alla Piovra.

Intanto anche altri autori e altre case editrici si sono cimentati.

Così luoghi e personaggi della storia recente della malavita italiana sono stati indagati con la dovizia di particolari del giornalismo di inchiesta, ma rappresentati con l’immediatezza delle vignette disegnate.

Ottenendo il risultato di consentire con immediatezza l’accesso a storie e tematiche altrimenti abbastanza ostiche, e di stimolare la curiosità per storie, persone e luoghi, chiamando a un approfondimento che il fumetto stesso non può fornire per sua stessa natura.

Così se Becco Giallo si è occupata, oltre che di Peppino Impastato, di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Mauro Rostagno, la casa editrice romana Round Robin ha dedicato una intera collana chiamata Libeccio a personaggi dell’antimafia, come cita il sito della stessa casa editrice, “uomini e donne come tanti che mai avrebbero voluto essere degli eroi”. Da Antonino Caponnetto, a don Peppe Diana, a Pippo Fava.

Case editrici più blasonate non si sono tirate indietro:

  • Einaudi ha pubblicato Un fatto umano – storia del pool antimafia con una versione zoomorfa dei giudici degli anni ’90;
  • Bao Publishing ha ripubblicato meno di un anno fa Brancaccio, in cui piccole storie di mafia si intrecciano in una Palermo protagonista con i suoi vicoli e il suo dialetto;
  • per Tunué gli stessi Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno scritto e disegnato The passenger, una storia non basata su un fatto realmente accaduto, ma che aiuta a riflettere sul rapporto tra una modernità che fatica ad attecchire e un atteggiamento mafioso che non riusciamo ad estirpare dal nostro paese (tutto).

E l’Associazione Culturale Da sud, che peraltro da tempo è a fianco di Round Robin Editrice, in collaborazione con il Museo del Fumetto di Cosenza da oltre un anno porta in giro per l’Italia (prima al Museo di Trastevere, e fino a pochi giorni fa anche all’Università La Sapienza di Roma) la mostra Mc Mafia, con tavole originali di autori importanti del fumetto italiano.

Ancora una volta il fumetto, anche quello che sembra maggiormente di svago, trova il tempo e il modo per aiutarci a riflettere e informarci sul mondo che ci circonda, sperando di riuscire a estirpare una mentalità con la quale noi italiani stiamo purtroppo sempre più imparando a convivere, lasciando insinuare la mafiosità anche nelle piccole cose. Così, credo sia importante che anche il nostro medium faccia suo l’appello di Paolo Borsellino:

parlate della mafia, parlatene sui giornali, alla radio, alla televisione, però parlatene…

BeccoGiallo: GOODBYE MARILYN

– Comuncato Stampa –

goodbyemarilynDi Marilyn Monroe esiste il mito, non la persona in carne e ossa. Quella sembra non essere esistita…

Gli autori immaginano che l’attrice sia sopravvissuta alla fatale notte del 4 agosto 1962, scegliendo poi di tagliare i ponti con il mondo dello spettacolo. In questa realtà alternativa Marilyn, nata nel 1926, è dunque novantenne e vive appartata. Un giornalista italiano le propone un’intervista e sorprendentemente la ottiene, dopo decenni in cui la protagonista aveva rifiutato ogni contatto col mondo esterno. L’intervista si rivela una sorta di testamento spirituale. Una Marilyn resa più saggia e distaccata dagli anni ripercorre, con tenerezza e nostalgia, alcuni episodi della propria biografia.
“Goodbye, Marilyn” parla della condizione femminile, dello star system, e più in generale di un periodo storico segnato da grandi speranze e grandi tragedie.

E’ il racconto di una donna dal carisma unico, che si arrampica con coraggio e spregiudicatezza per arrivare alla vetta del successo. E poi, dopo essere stata attorniata da folle plaudenti, ancora giovane e bellissima cade nel suo abisso da sola.

 

 

Titolo: GoodBye Marilyn
Autori: Francesco Barilli e Roberta “Sakka” Sacchi
Caratteristiche: brossurato, 160 pg. colore
ISBN:  9788899016463

Link allo shop on line: http://www.beccogiallo.org/shop/171-goodbye-marilyn.html

Edizioni BeccoGiallo
http://www.beccogiallo.it | http://facebook.com/beccogiallo.editore | http://twitter.com/becco_giallo

Novità BeccoGiallo

– Comunicato Stampa –

“Tupac Shakur, solo Dio può giudicarmi” e “Leggere i fumetti”

tupac-shakur-solo-dio-puo-giudicarmi_1Figura polarizzante come poche altre nella storia della musica, Tupac Amaru Shakur (1971-1996) è stato personaggio controverso e pieno di contraddizioni: rapper, attivista politico, figura di spicco del “gangsta rap”, fenomeno commerciale e poeta, Shakur ebbe amicizie discutibili (alcuni fra i più temuti gangster di New York), e fu causa, insieme all’ex-amico Notorious B.I.G., dell’inizio di una sanguinosa faida fra le due coste Est e Ovest. Alla fine, morì tragicamente all’insegna di quella “Thug Life” che aveva eletto a modello di vita.

Al culmine della fama, rappresentò la quintessenza del “soldato di strada” che ancora oggi domina l’immaginario musicale nero e non solo.A venti anni dalla morte del grande rapper, avvenuta per un omicidio mai risolto e dai risvolti inquietanti, il libro, fra leggende urbane e dati biografici, cerca di ricostruire la complessa parabola umana, artistica e sociale che ha reso Tupac Shakur uno dei personaggi più importanti e amati della cultura nera.

 

Titolo: TUPAC SHAKUR, SOLO DIO PUÒ GIUDICARMI
Autori: Antonio Solinas e Paolo Gallina

Caratteristiche: brossurato, 144 pg. a colori
ISBN: 9788899016456

Link allo shop on line: http://www.beccogiallo.org/shop/170-tupac-shakur-solo-dio-puo-giudicarmi.html

 

Vuoi provare a leggere un fumetto ma non sai da dove cominciare? Questo libro è fatto apposta per te. Con la recenteleggere-i-fumetti_1 invasione di supereroi al cinema e in televisione sempre più persone si avvicinano al vasto e variegato mondo dei fumetti.Da dove cominciare?Quali letture privilegiare?

Ecco alcuni sentieri di lettura per iniziare a esplorare il meraviglioso mondo delle nuvolette alla ricerca di storie, personaggi, stili e ambientazioni che più fanno per noi.

Titolo: Leggere i fumetti
Autore: Claudio Calia

Caratteristiche: Brossurato con alette, 128 pg. b/n
ISBN: 9788899016135

Link allo shop on line: http://www.beccogiallo.org/shop/169-leggere-i-fumetti.html