Batman

Batman, vita con Alfred – Il nuovo Concorso di Illustrazione di Dimensione Fumetto

Dopo il successo delle manifestazioni passate l’Associazione Culturale Dimensione Fumetto torna a proporre a tutti gli artisti dilettanti, italiani e non, il proprio concorso di illustrazione.

Stavolta il tema del concorso è dedicato al più fedele dei collaboratori di Batman: il suo maggiordomo Alfred Pennyworth.

I partecipanti saranno chiamati a illustrare i momenti della vita di Alfred nelle sue mansioni di assistente dell’Uomo Pipistrello. Come sempre le possibilità lasciate agli illustratori saranno infinite: si potranno raffigurare situazioni domestiche e quotidiane così come ambientazioni estemporanee e fantasiose. L’importante è che gli elaborati riescano a raffigurare efficacemente il rapporto che lega il personaggio di Batman al suo maggiordomo.

In palio ci saranno premi offerti da: Pentel ItaliaScuola di Fumetto Marche, Cartoleria Cartarius, RW Edizioni e Nicola Pesce Edizioni.

La locandina è illustrata dalla talentuosa Claudia Plescia già vincitrice dell’edizione 2016.

Per il Bando e le FAQ di partecipazione clicca qui -> BANDO & FAQ
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L’eterno ritorno di Bruce Wayne

In Principio c’era il Monitor. Poi dalla perfezione primigenia nacque l’imperfezione. La realtà. Il Planetario dei Mondi fu creato per studiare la Realtà, e il Monitor Originale diede vita a esseri imperfetti che lo sorvegliassero: i suoi “figli”, i Monitor.

L’universo sanguinò diverse volte prima di incontrare il male definitivo, il dio che incarnava ogni forma di perversione e cattiveria. Il suo nome era Darkseid e aveva scoperto l’Equazione dell’Anti-Vita.
La sua stessa presenza nel piano fisico bastava per, letteralmente, annichilire il tempo.
Tutto era Uno in Darkseid, fino a quando, come accade sempre, venne sconfitto. Non una, non due, ma tre volte.
La sua essenza fu distrutta dall’Ultimo Figlio di Krypton. La morte del suo corpo avvenne per mano del Nero Corridore, ingannato dai Flash e dalla Sanzione Omega dei suoi fedeli.
Ma la prima ferita gli fu inferta da un semplice essere umano, l’uomo più pericoloso del mondo: Bruce Wayne, Batman.
Bruce ferì mortalmente il suo avversario con la stessa arma con cui Darkseid aveva ucciso suo figlio Orion. Il Radion era tossico per i Nuovi Dèi e tutto ciò che il Male Incarnato poteva fare era morire.

Prima di precipitare nello spazio-tempo però, Il tiranno di Apokolips maledisse l’Uomo Pipistrello, come ultimo asso nella manica.
Di come il Nostro si liberò da questa maledizione è ciò di cui parla la miniserie in sei numeri uscita in questi giorni per la Lion.

 

Partiamo dal principio però: questo ultimo volume della run di Morrison è un tassello fondamentale per l’economia della gestione tutta?
Sì. Senza dubbio.
Il Ritorno di Bruce Wayne chiude infatti molti dei discorsi cominciati con la lunga saga del Guanto Nero (che comunque si conclude sulle pagine di Batman & Robin).
Potremmo dire che in questi sei numeri è presente il manifesto di ciò che Batman è per lo scrittore scozzese.
Un personaggio adatto a interpretare qualsiasi trama, senza mai perdere di vista la sua reale essenza.
Lontano dal vigilante psicotico visto fino a Batman RIP, ma comunque inconfondibile nel suo essere sempre diverso.
Morrison smonta e rimonta Batman restituendoci una figura pronta ad affrontare l’avversario più temibile: il tempo.

Non solo quello della finzione, ma anche, metanarrativamente, il nostro. Batman ci sopravvivrà. Batman è un’idea, un pensiero e come tale, eterno. È un Nuovo Dio per noi come Orion lo è per il DCU.

Questa cavalcata verso il presente porterà l’Eroe a incontrare vecchi e nuovi personaggi del DCU, grazie ai quali riacquisirà sempre più consapevolezza di sé e dei propri mezzi.
Fino a un finale al cardiopalma, con ogni pezzo al proprio posto sulla scacchiera, che esplode in qualcosa di “morrisioniano” al 100%.
Come sempre accade per Morrison, ci troviamo di fronte a qualcosa di articolato che potrebbe spaventare soprattutto i neofiti del personaggio e dell’autore.
E, come sempre, il consiglio è quello di non arrendersi alla prima lettura. Perché come è vero che questo volume fa parte di una run durata svariati anni, è altrettanto vero che con la giusta dose di attenzione, la storia è godibile da sola. Certo, a patto di rinunciare a capire i riferimenti alle altre opere scritte in quel periodo. Ma insomma, sono esattamente questi i fumetti dei supereroi, no?

Dunque, se questo mese avete una ventina d’euro in più, fatevi un favore e comprate questo volume. Oppure gli spillati Planeta che contengono anche delle utili note. Quello che volete, ma il Ritorno di Bruce Wayne dovete leggerlo, perché porta il Pipistrello nel Terzo Millennio e perché semplicemente è un eccellente fumetto di supereroi.

Ben Affleck non sarà il regista di Batman

Ben Affleck non sarà più alla regia del prossimo film dedicato al Cavaliere Oscuro, al momento intitolato “The Batman“, l’ha dichiarato egli stesso su The Hollywood Reporter. Nonostante questo l’attore si dichiara pienamente coinvolto nel progetto: si occuperà ancora della stesura dello script assieme a Geoff Johns, co-produrrà il film e sarà il protagonista della pellicola.

“Ci sono certi personaggi che conservano un posto speciale nel cuore di milioni di fan […] interpretare questo ruolo richiede concentrazione, passione e la migliore performance che io posso dare. È diventato evidente il fatto che io non posso fare entrambi i lavori al livello richiesto dal lavoro. In accordo con lo Studio ho deciso di trovare la collaborazione di un regista che potrà collaborare con me a questo film enorme. Io sono ancora dentro, e lo stiamo facendo, ma stiamo cercando un regista. Resto estremamente dedito al progetto e e non vedo l’ora di portarlo a tutti i fan del mondo”

Warner Bros. ha anche rilasciato un comunicato stampa ufficiale nel quale “Supporta totalmente la decisione di Ben Affleck e rimane impegnata nel lavoro di dare vita a un nuovo film dedicato a Batman”

Stando al reporter di Variety Justin Kroll uno dei principali candidati al ruolo è Matt Reeves regista di Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie

 

Snyder e Capullo riuniti per il prossimo evento DC Comics

Quando nel 2011 la DC Comics lanciò il New 52 un team creativo si affermò per qualità e continuità di vendite laddove molte testate hanno invece fatto fatica ad affermarsi: stiamo parlando ovviamente di Scott Snyder e Greg Capullo rispettivamente scrittore e disegnatore di Batman dal 2011 al 2016.

batman-capullo

Durante il recente New York Comic-Con è stato annunciato che il duo tornerà a collaborare per il prossimo maxi-evento DC Comics in programma per l’estate del 2017. Ancora non è stato svelato nulla in merito se non che sarà un evento “Batman-centrico e molto rock n’ roll” stando alle dichiarazioni di Snyder

Tre cinecomics tra i migliori film del secolo

Il XXI° Secolo è cominciato da poco più di 16 anni ma la BBC ha già deciso di stilare una classifica dei 100 migliori film usciti dal 2000 a oggi.

177 critici cinematografici di 36 nazioni hanno stabiliti quindi quali fossero i 100 film del secolo fino ad ora (qui potete leggere la lista completa) e tra questi spiccano ben tre film tratti da fumetti.

Al 59° possto si piazza A History of Violence di David Cronemberg tratto dall’omonimo fumetto DC/Vertigo scritto da John Wagner e disegnato da Vince Locke.

La vita di Adele di  Abdellatif Kechiche tratto dal fumetto Il blu è un colore caldo (Le Bleu est une Couleur Chaude) di Julie Maroh è al 45° posto della classifica

Il più in alto in classifica tra i film tratti da fumetti è alla posizione numero 33 e si tratta de Il Cavaliere Oscuro (The Dark Knight)secondo capitolo della trilogia dedicata a Batman diretta da Christopher Nolan.

The Dark Knight

 

Batman v Superman – 30 minuti per capirne il senso

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Il mio approccio a un Cinecomic è sempre diviso fra tre specifiche entità che cercano di coesistere nello spazio di un semplice corpo, che, seppur massiccio, fatica a contenerle tutte.

Queste tre personalità, che per praticità chiameremo “Il lettore (di fumetti)”, “Lo spettatore” e “L’appassionato (di cinema)” si scontrano in più maniere e vanno a generare la somma di quello che sarà il mio giudizio finale del film, che oscilla fra due valori ben precisi: “Figata pazzesca” o “Cagata pazzesca”.

Purtroppo all’uscita dalla sala dopo la visione di Batman v Superman propendevo per il secondo giudizio.

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“Dai, ci sono delle scene molto belle prese pari pari ai fumetti”, diceva Il lettore;

“Bhe, la battaglia finale, con la schitarrata di Wonder Woman non è malaccio, ma lo scontro titolatorio del film dura appena 5 minuti, e si risolve con quella roba di Martha”, rispondeva Lo spettatore;

“Ragazzi, è un film osceno. Può passare magari la prima parte, in cui si ha un minimo di costruzione dei personaggi, ma per il resto accadono cose completamente a caso senza motivo. Si sono dimenticati di scriverlo“, sanciva, lapidario, L’appassionato.

L’uscita di una fantomatica Ultimate edition, con 30 minuti aggiunti al film, sembrava semplicemente l’ennesima trovata commerciale, vòlta solamente a riproporre lo stesso prodotto, magari con qualche scena meno edulcorata dal PG-13 americano. Questo fino a che non hanno iniziato ad uscire giudizi positivi in merito a suddetta versione, in cui sembrava che il film fosse rinato a nuova vita. Insomma, siccome una seconda chance non si nega a nessuno, soprattutto se si tratta di Batman e Superman, mi sono fatto regalare il Blu-Ray e me lo sono guardato nel fine settimana.

Mi libero subito di questo peso. Il film cambia completamente prospettiva, diventa godibile e quasi bello. Il quasi è obbligatorio, perché alcune cose comunque continuano a far storcere il naso.

La prima cosa che si nota è una coesione maggiore di tutta la storia e di tutti gli eventi che portano allo scontro fra le due icone fumettistiche. Laddove la versione cinematografica aveva subìto, evidentemente in fase di montaggio, alcuni tagli piuttosto bruschi che ne minavano la fruibilità e la comprensione, con l’aggiunta di queste nuove scene si coglie finalmente il senso di una storia ben strutturata, in cui tutto ciò (o quasi) che si vede su schermo vanta una genesi ben specifica e non appare stabilito dal mero caso.

Batman V. Superman: Dawn Of Justice

Come notato al cinema, la prima parte, per quanto mi riguarda, è quella meglio riuscita, in cui si vedono i personaggi interagire fra loro, in cui si dispiega l’approccio agli avvenimenti che coinvolgono Clark e Bruce. Il primo è più ancorato alla sua umanità, e sembra sempre alla ricerca dell’estrema dimostrazione di quanto si senta uomo. Nonostante i suoi super poteri, che lo rendono più simile a un dio che a un semplice uomo, è Clark quello che cerca di informarsi sul Bat-vigilante di Gotham, non Superman. E proprio a queste scene, maltrattate nella versione da sala, è stato dato più spazio, ossia alle investigazioni del reporter del Daily Planet, che nonostante sappia già chi si celi dietro la maschera, vuole capire il suo modus operandi e vuole smascherarlo come farebbe una persona comune.

Dall’altra parte troviamo invece Bruce Wayne, praticamente un uomo che è diventato tutt’uno con la sua controparte supereoistica, che quasi si dimentica di essere un essere umano prima di tutto. Lo stesso Alfred è costretto a ricordargli che piuttosto che Batman è Bruce quello che ottiene le informazioni che gli servono. A onor del vero non vengono aggiunte scene particolari per questo personaggio, ma già quanto si poteva vedere va in perfetto contrasto con il suo “nemico” Superman/Clark, in questa versione più che in sala.

Viene aggiunto qualcosa anche per il machiavellico Lex Luthor, il cui piano risulta sempre molto macchinoso, ma comunque acquista un maggior senso, almeno per quanto riguarda i vari passi orchestrati, anch’essi troppo difficili da capire e seguire sul grande schermo. Luthor rimane sempre poco convincente nelle sue motivazioni, anche se possono trovare un maggiore riscontro nel complicato rapporto con il padre, nonostante questo sia appena accennato anche nella Ultimate edition.

lex

Chiariamoci bene: Jesse Eisenberg è davvero molto bravo. Ma il Lex che ha interpretato rimane sempre troppo sopra le righe, rischiando di sfociare nella facile macchietta. Volendo azzardare, si potrebbe dire che il suo Lex prende parecchio spunto dal Joker, ma dato che in questo universo cinematografico il Joker verrà introdotto con Suicide Squad non si capisce perché il personaggio di Luthor abbia subito questa deviazione.

Purtroppo quanto viene migliorato da questa edizione non basta per riparare alcune orribili macchie, su cui è impossibile chiudere un occhio: Lois Lane rimane sempre fastidiosa e protagonista di alcuni momenti “What the fuck?!” in cui sembra avere la stessa ubiquità e il super udito di Superman; Doomsday sembra ancora fatto con gli effetti speciali presi al discount de Il signore degli anelli; e poi Martha.

Martha rimane semplicemente assurda come la prima volta. Badate bene, una motivazione la si può sempre trovare, forse anche più di una:

  • Il riscatto di Bruce che finalmente può “salvare” i suoi genitori, salvando la mamma che per omonimia gli ricorda la propria;
  • Il ritorno all’umanità di Batman, che fino a quel momento ci viene presentato come una entità puramente vendicativa;
  • La presa di coscienza che nonostante la sua natura semi-divina Superman è più che altro un essere molto umano, e non un dio capriccioso, quindi meritevole di essere risparmiato.

Fatto sta che tutte le motivazioni purtroppo non bastano a giustificare quella immensa vaccata. E questo è un dato di fatto.

Probabilmente se siete fra i detrattori più accaniti di questo blockbuster non vi basterà quanto di buono si aggiunge in questa Ultimate edition, ma se come me eravate usciti dispiaciuti e innervositi per questa sprecata occasione, vi consiglio caldamente di recuperare la versione casalinga del film, perché sono sinceramente convinto che poi lo vedrete con occhi diversi.

Una nota a margine di demerito bisogna farla alla Warner Bros. che ha imposto evidentemente il taglio della versione cinematografica per stare entro le 2 ore e 30′, quando con appena 30 minuti in più (che non si avvertono minimamente) avrebbero portato al pubblico pagante un film sicuramente più rifinito e curato, di sicuro maggiormente apprezzato da pubblico e critica.

 

Il Dc Rebirth a luglio

Dopo l’appuntamento del mese scorso, torna la rubrica sulle nuove serie targate DC Rebirth.
Dopo un mese a che punto siamo?
Le trame per molte testate cominciano a dipanarsi e la scelta di avere diverse di queste a cadenza bisettimanale sembra stia pagando.
Il mese di giugno ha infatti portato i primi responsi per le vendite. Nella top ten troviamo ben sette serie DC, di cui una è Master Race (giunta al quinto numero) del sempreverde Frank Miller (coadiuvato da Azzarello), che pure con diversi ritardi macina vendite su vendite.
Oggi appunto vi parlerò delle mie impressioni sulle testate che tutti aspettiamo in Italia, dopo aver letto praticamente tutto quello che la DC ha pubblicato fino ad ora dal Rebirth.

ATTENZIONE, POSSIBILE PRESENZA DI PICCOLI SPOILER!

batman2Partiamo dal supereroe senza dubbio più amato e atteso: Batman.

Attualmente lo si trova in pianta stabile solo nella testata omonima, scritta da Tom King, disegnata da David Finch.
Le cose per lui non si mettono subito male però. Ci sono nuove figure cui potrebbe fare da maestro, e la stessa determinazione di sempre nel cercare di salvare la sua amata Gotham, anche a costo della vita.
Però, come è giusto che sia, questo stato di semi-pace termina ben presto, quando qualcuno di nostra conoscenza fa il suo ingresso in scena.
Di davvero interessante ci sono potenziali rapporti da instaurare con i suoi nuovi pupilli, molto lontani dalla classica figura di Robin, ma non per questo preparati ad affrontare il crimine.
I disegni sono di David Finch, non proprio il mio preferito, diciamolo pure, però il suo tratto è mitigato da Jordie Bellaire ai colori che rende il tutto più piacevole alla vista.
In definitiva: è una serie che desta curiosità. Si lascia leggere con piacere, anche se parte con calma. Per gli amanti del Cavaliere Oscuro, sarà comunque bello tornare ad atmosfere più classiche, anche se con una spruzzatina di supereroismo in più.

superman-3Scendendo nella classifica delle vendite USA di giugno, troviamo Superman.
Qui la premessa è d’obbligo: l’Azzurrone non viveva un buon momento editoriale, almeno fino all’avvento del Rebirth. Diversi autori si sono messi alla prova con Supes, uscendone “sconfitti”. Poi è toccato a Peter Tomasi.
Uno che si sente nominare sempre poco. Non di certo una star acclamata dai fan.
Eppure, utilizzando un’idea tutto sommato “vecchia” (quella della famiglia), sta tirando fuori delle trame e dei concetti che non possono lasciare indifferenti.
Clark si trova ad essere diviso tra i suoi doveri di salvatore dell’umanità e quelli (persino più pressanti) di genitore.
Del comparto grafico, inutile parlarne: Patrick Gleason è una garanzia, e anche Jimenez, che lo ha sostituito nel terzo numero, non lascia per nulla a desiderare, anzi.
Dopo soli tre numeri questa serie mi ha fatto re-innamorare del personaggio ed è la mia preferita, attualmente.
Un acquisto obbligato, insomma.

 

ww3Infine, al nono posto della Top ten nelle vendite di giugno troviamo Wonder Woman, scritta dal capace Greg Rucka.
Per questa testata tirare le somme è più difficile, perché i primi due numeri rappresentano, in pratica, due numeri uno.
Il primo parla di una Diana che vuole riprendere in mano le redini del proprio destino, come avevo accennato anche nel primo articolo riguardante il Rebirth.
La seconda, invece, rinarra (per l’ennesima volta) le origini dell’amazzone. In particolare, questo numero offre un interessante spaccato sulla vita di Steve Trevor. Esistenza che, dopo l’incontro con Diana sarà per forza di cose totalmente diversa.
Il terzo numero, uscito il 28 luglio, mostra la prosecuzione della prima storyline, con l’Amazzone che ha finalmente modo di parlare con la sua amica/nemica, prima che le cose irrimediabilmente precipitino.
Anche in questo caso, i disegni affidati a Liam Sharp e Nicola Scott sono di un ottimo livello e senza dubbio rendono più agevole digerire le parti già viste, ma necessarie per imbastire le trame.
In particolare, le parti disegnate da Sharp nella foresta rendono l’ambiente realmente vivo e profondo, facendo davvero immedesimare il lettore, anche con l’utilizzo di una gabbia fluida e perfettamente funzionale alla trama.
Il motivo per cui però Wonder Woman è salita nei giorni precedenti alla ribalta è stata la querelle tra Rucka e l’artista delle variant cover Frank Cho che, a detta dello scrittore, fornisce una rappresentazione stereotipata e sessista dell’eroina.
Alla fine, Cho ha fatto le valigie e andrà via dopo sole sei cover prodotte.
Il fatto che la dirigenza DC abbia preso implicitamente le parti di Rucka e non di Cho, restando a guardare quest’ultimo andare via, dovrebbe far riflettere su quanto il progetto è tenuto in considerazione, soprattutto in vista del film di prossima uscita.

Per concludere, la trinità DC in queste prime battute del rilancio è molto bene rappresentata e vale senza dubbio la pena dell’acquisto.

Per le altre serie in uscita, appuntamento al prossimo articolo, in cui faremo un viaggio nella Velocità e tra le Lanterne!

Stay tuned!

Rw Edizioni – L’estate si fa bollente con la Robin War

– Comunicato Stampa –

Questa estate debutta in edicola e in fumetteria un nuovo crossover che coinvolgerà le pubblicazioni mensili dedicate alla bat-family.

Nel corso degli anni vari ragazzi hanno indossato il manto di Robin, ovvero l’assistente funambolo che storicamente aiuta Batman nella sua crociata contro il crimine. Ma oggi quello di Robin è diventato più di un ruolo: è un simbolo che incarna una vera e propria ideologia per tutti i giovani che vogliono proattivamente apportare un cambiamento nella loro città.

E come tutte le ideologie ha i suoi loghi, i suoi slogan e anche i suoi effetti collaterali: infatti senza il Cavaliere Oscuro a guidare il percorso degli aspiranti vigilanti del movimento denominato We Are Robin la situazione precipita vertiginosamente e Gotham City è sconvolta da una vera e propria guerriglia urbana!

La Robin War esordirà il 23 luglio in fumetteria con il Robin War Pack  promozionale che proporrà Batman il Cavaliere Oscuro 45, Batman 51 e Giovani Titani/Cappuccio Rosso 27. Gli albi saranno poi acquistabili separatamente in edicola e in fumetteria la settimana successiva. Ad agosto l’appuntamento si rinnoverà su Batman 52, Batman il Cavaliere Oscuro 47 e Giovani Titani/Cappuccio Rosso 28 e si concluderà a settembre con il finale pubblicato su Batman il Cavaliere Oscuro 48.

In arrivo a luglio

cover-BICO-45CAP. I – Batman Il Cavaliere Oscuro 45

Autori: Tom King (testi), Khary Randolph, Alain Mauricet, Jorge Corona, Adres Guinaldo, & Walden Wong (disegni)

Pubblica Robin War #1, sconvolgente prologo del crossover. In una città in subbuglio per gli scontri violenti tra le forze armate e i vigilanti teenager del movimento We Are Robin, tornano Damian Wayne (l’attuale Robin, nonché figlio di Bruce Wayne), la spia Grayson, Red Robin e Cappuccio Rosso per riportare ordine a Gotham

 

 

 

 

 

CAP. II – Batman 51cover-BATMAN-51

Autori: Tom King (storie), Tim Seeley & Tom King (testi), Mikel Janìn (disegni)

Pubblica Grayson #15: da quando è scomparso Batman,  i vigilanti a Gotham sono guardati con diffidenza. Per combattere il caos dilagante,  Dick Grayson, aiutato da Red Robin, Cappuccio Rosso e Robin, decide di addestrare gli aspiranti pettirossi per gestire l’ondata di giustizieri che si è riversata per le strade della città.

 

 

 

 

 

 

cover-GTCR-27Tie-In – Giovani Titani/Cappuccio Rosso 27

Autori: Scott Lobdell (testi), Javier Fernandez (disegni)

Pubblica Red Hood/Arsenal #7, primo tie-in  del crossover in cui sono coinvolti i due antieroi protagonisti della serie, i quali recentemente hanno reclutato nella loro impresa la criminale psicopatica conosciuta come Figlia Del Joker.

 

 

 

Batman: Fantasmi di Sam Kieth

RW Lion edita in volume Batman: Fantasmi, miniserie in quattro numeri tratta da Batman Confidential del 2010, già visti in Italia grazie alla Mondadori Comics nella serie Batman – Il cavaliere oscuro.

fantasmi2Per la prima volta però questa opera di Sam Kieth viene pubblicata separatamente in volume.

L’inventore grafico di Sandman si è confrontato altre volte con il Cavaliere Oscuro (Scratch, Secrets) e il suo mondo (Arkham Asylum: Madness).

Una storia strana, in cui l’unica cosa chiara sono i delitti. Ma gli indizi che guidano Batman e Gordon a catturare l’assassino sono vaghi, per cui il Detective non riesce a focalizzare, né a fare progressi rapidamente. Non per motivi pratici, però, ma perché sembra esserci quasi una nebbia che avvolge tutto…

E i Fantasmi citati nel titolo sono protagonisti nella storia. E sono anche, e soprattutto, nella psiche dei personaggi. In Batman, ma non solo…

Infatti i comprimari di questa storia sono particolari.

Da una parte una creatura: così la chiama Batman nei suoi pensieri, contribuendo all’idea che, per sua stessa ammissione, «non è neanche reale» eppure conosce Bruce Wayne e lo ferisce, anche fisicamente. Compare dopo gli omicidi e più di una volta parla con lui e, nel parlarci, tira fuori i suoi fantasmi più antichi, ancestrali, quelli che ne hanno fatto il Batman, e che lo guidano nella sua crociata.

Dall’altra una strana collaboratrice per Batman: una ragazza cieca, assistente sociale (e per questo legata alle vittime) che con lui instaura uno strano rapporto. Una apparente «cotta» reciproca. Una tragedia comune a quella di Bruce Wayne, con la perdita della madre. Una collaborazione nell’indagine spesso ambigua: per i modi; per quello che la creatura dice di ciascuno di loro, del loro coinvolgimento nella storia e del loro rapporto; per il passato tragico di entrambi che torna nel loro presente. Una giovane e strana assistente sociale cieca che paradossalmente salva Batman senza riuscire a esserne salvata.

Strana al punto che a un certo punto sembra che Callie, questo il nome della ragazza, sia coinvolta negli omicidi. Questo pensiero passa nella testa del lettore (almeno è passato nella mia), e, sembra, anche in quella di Batman.

Forse anche in quella di Gordon. E anche lui in questa storia è un po’ strano. Entra in discorsi (insolitamente?) confidenziali con Batman.

Anche il Pipistrello lascia più di un dubbio: quasi ucciso, salvato da Callie, in balia del sulfureo fantasma. Maltrattato, confuso, quasi stordito, colto da cecità temporanea. Mostra più spesso i suoi lati cedevoli rispetto alla solidità a cui ci ha abituati.

Fino alla fine, in cui le cose finalmente tornano. L’assassino (almeno di alcune delle vittime) viene fuori, ed è un poliziotto. Che effettivamente ritroviamo (tornando indietro con le pagine) sulla scena dei crimini precedenti.

Ma lui stesso dice non ho ucciso io le prime vittime. Così il dubbio rimane.

Come rimane il dubbio sulla profezia della morte di Callie, che «puntualmente» si avvera. E su quella della fine (?) di Batman, che invece viene «puntualmente» disattesa.

Come rimane il dubbio che il portafortuna di Callie sia davvero un quadrifoglio (quello che Batman dice a Gordon sembra non tornare con quanto si vede nei disegni).

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Così, anche se il mistero non è del tutto risolto, la creatura, di cui non è chiara la natura, si affievolisce e sparisce.

Lasciando dietro di sé lo stesso odore di zolfo. E l’idea che forse tutto sia avvenuto solo nella mente di Batman. O che la creatura sia in qualche modo lo stesso pipistrello che è entrato dalla finestra dando a Bruce Wayne l’idea dell’animale totemico.

Rimane un Batman che stavolta non riesce a fare il suo lavoro fino in fondo, esce sconfitto nel suo lavoro di detective. Soprattutto per non essere riuscito a evitare la morte di Callie, che era stato il personaggio che più lo aveva messo in difficoltà, con i sentimenti, non con il crimine.

Kieth si conferma autore adulto, in questo caso poco lineare nella trama e poco incline all’azione diretta (Batman non picchia nessuno!). Capace però di mescolare magistralmente l’azione con l’aspetto psicologico. La storia non è quindi facile da leggere, perché non finisce bene ma anche perché, come detto, lascia tante domande in sospeso.

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Il mix e la difficoltà si avvertono anche a livello grafico: nel tratto, a volte realistico, a volte molto deforme; nei colori; nelle stesse tecniche utilizzate. Nell’utilizzo liberissimo delle splash page e della divisione in vignette, che non ha nessuna regolarità. Va infatti dalle pagine doppie, alle gabbie con dieci vignette per pagina, all’utilizzo di tecniche pittoriche o grafiche nelle cornici. Tutto ciò contribuisce a dare un senso di disagio.

Mi è piaciuto trovare nelle figure di Callie e di sua madre una somiglianza notevolissima con le protagoniste di Strangers in Paradise. E in qualche modo nelle loro apparizioni grafiche anche una citazione dello stile di Terry Moore.

Il lavoro di Kieth, per quanto di lettura non immediata, mi ricorda, però, il perché amo il Cavaliere Oscuro.

Perché è un personaggio di azione, ma non solo. Perché deve confrontarsi continuamente coi fantasmi suoi, con quelli della sua città e delle persone con cui viene a contatto.

Al contrario di quanto sta succedendo nelle serie regolari (e già il fatto che questo termine sia plurale la dice lunga) che, probabilmente per recuperare dal punto di vista delle vendite, vedono continui rimescolamenti, colpi di scena e saghe che confondono le carte in tavola, senza trovare, secondo me, il bandolo della matassa; nelle storie proposte da Kieth, anche in poche pagine, c’è una grande profondità psicologica dei personaggi, senza per questo trascurare l’azione. Ed è in storie come questa che il Cavaliere Oscuro dà il meglio di sé.

Forse non è necessario moltiplicare le linee narrative, arricchire la Batman family all’inverosimile, e intersecare le storie su tante testate. Forse è sufficiente tornare alle origini di Batman.

E al continuo confrontarsi con i suoi Fantasmi

Fumetti dalla Dimensione X: Batman Mondadori n. 11

Non tutti i lettori di fumetti sono maniaci dell’ordine che imbustano ogni albo e lo ripongono in ordine cronologico. No, tra di loro si celano coloro che, letto un fumetto, lo buttano nel mucchio, a casaccio.

E quando questi mucchi crescono, e inglobano armadi, stanze, librerie… quando la massa critica di fumetti sparpagliati viene superata, allora si apre una porta….

La porta verso la Dimensione X.

A volte dalla Dimensione X saltano fuori albi che pregano di essere riletti. In questa rubrica, noi ridaremo vita a quegli albi, gli daremo pace, così da rimandarli di nuovo nella…..

Dimensione X!

01

Il 16 Luglio 1967, nel bellissimo Hyde Park di Londra, circa 5000 hippie si riunirono per un concerto che aveva lo scopo di portare all’opinione pubblica un semplicissimo concetto:

C'è da dire che le locandine all'epoca le sapevano fare

C’è da dire che le locandine all’epoca le sapevano fare

La cannabis fa bene. Ora, guardando queste foto, ognuno potrà farsi la propria idea al riguardo:

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Io probabilmente avrei dato un braccio per esserci, ma allo stesso tempo non vorrei mai che mia figlia partecipi ad una cosa del genere. E' proprio vero che si nasce incendiari e si muore pompieri...

Io probabilmente avrei dato un braccio per esserci, ma allo stesso tempo non vorrei mai che mia figlia partecipi a una cosa del genere: è proprio vero che si nasce incendiari e si muore pompieri…

 

legalize pot rally

Due cose sono chiarissime: primo, che questi si divertivano, e secondo, che non si lavavano i piedi.

Ma una cosa è certa: quelli erano anni interessanti per essere un giovane, a Londra, nel 1967.

Io quegli anni lì non li ho visti, ma una piccola idea di cosa possa aver significato essere adolescente in quel mese me la sono fatta diversi anni fa, quando a un mercatino delle pulci mi capitarono in mano una mezza dozzina di albi della Mondadori. Li pagai manco il prezzo della carta e mi immersi nella lettura, aspettandomi una cosa del genere:

giphy

Ce l’ho trovato? Più o meno.

La prima sorpresa, aprendo l’albo, è stata questa:

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La pubblicità del Movifon! E che cos’è il Movifon? Boh, non sono riuscito a capirlo. Ho anche provato a chiamare i numeri di telefono riportati, ma mi ha risposto la voce di Vincent Price (questa chi la capisce vince un NoPrize). Probabilmente, essendo il 1967, questi dischi di Topolino hanno qualcosa a che fare con l’acido lisergico. Ma passiamo ai fumetti:

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L’albo, in un caleidoscopico bianco, nero e scala di grigi, inizia con una storia scritta e disegnata da Paul e Peter Montague – al secolo Pietro e Paolo Montecchi, prolifici autori di quegli anni, che i nostri genitori avranno letto su serie storiche come l’Intrepido. Ebbene sì, secoli prima di quella schifezza di Europa (oh, se solo la Dimensione X me ne restituisse un albo!), i supereroi americani erano già passati attraverso italiche mani. I fratelli Montague realizzarono per la Mondadori diverse storie, sia di Batman che di Superman.

La storia parte in medias res, con l’intrepido duo appeso a un palazzo all’inseguimento di Catwoman. Notare lo strano taglio dei baloon, tipico delle redazioni strafatte di mescalina di quegli anni.

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Ma Catwoman viene salvata da misteriosi complici. I Montague scelgono di rappresentare tutti i personaggi ricalcandoli dagli attori del telefilm camp del ’67.

Tranne forse Batman, che assomiglia più alla sua controparte fumettistica levando via la panza di Adam West.

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Il commissario Gordon chiede a Batman di raggiungerlo, per fargli conoscere un personaggio che potrà aiutarli a mettere in scacco Catwoman. Batman e Robin si precipitano, solo per scoprire con sconcerto che questo personaggio è…

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Una donna! Tutti la deridono: come osa abbandonare i fornelli e uscire di casa? Siamo negli anni ’60, cavolo! Correte a metterla incinta, così chiuderà quella bocca rossettata!

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Ma quella sa il fatto suo, così, abbattuto il patriarcato con una mossa di Judo, possiamo passare alle cose serie. Peccato però che abbia le sue cose e si rifiuti di collaborare.

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Povero Batman, che s’è fatto due ore sul raccordo di Gotham solo per venire sbeffeggiato! Ma l’eroe non se la prende e se ne va. Come mai è così disposto ad assecondare le fregole di una femmina?

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Ma certo! Quando una donna smette di stirare le camicie per occuparsi delle cose maschie, deve esserci qualcosa di losco sotto. E poi, guida pure! Cosa dirà l’Arabia Saudita?

I due la inseguono, trovandola poi attaccata dai malvagi! Dopo averla aiutata, i tre si separano.

Poco dopo, uno scienziato arriva all’aereoporto con dei documenti importantissimi. Un’occasione troppo ghiotta per la Gatta!

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Con una tecnica di furto imparata da Arsenio O’ Lupèn, scippatore di piazza Garibaldi, la Gatta si prende i preziosi documenti. La ladra fugge sul suo motorino, ma non vi preoccupate. Era tutto un piano.

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Dentro c’è un Rivelatore automatico di cazzate! Ad averlo avuto negli anni ’90 ci saremmo risparmiati Berlusconi.

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I tre riescono a raggiungere il covo della Gatta, in tempo per fare un’altra battuta maschilista. La bionda e la mora si azzuffano nel fango, mentre gli uomini giocano a tresette.

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Alla fine la Gatta è sconfitta, ma a che prezzo? L’idiozia della bionda appare evidente a tutti quando decide di trasportare la ladra in treno, per paura degli attentati. Batman e Robin, se vorranno, potranno costeggiare la ferrovia con la macchina, e se vedono degli asparagi buon per loro.

E infatti…

14La gatta scappa e siamo puntaccapo. La storia inizia a tirare un tantino la corda quando la biondona propone un nuovo piano per acchiappare la criminale usando i documenti segretissimissimi come esca (Again?) e noi cominciamo inesorabilmente a saltare le pagine fino al plot twist finale!

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Ah no, scusate, non era questo.

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La bionda era in realtà la Gatta! E la Gatta soffre di emiparesi al viso!

Ma come, non si erano azzuffate nel fango? Da qualche parte c’è stato uno scambio, ma girare le pagine all’indietro per capire quando ci costa fatica, così proseguiamo.

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Eccola là, la fortissima biondona temeraria, legata in attesa di essere salvata dal maschio italico. Non ci dimostra forse tutto questo che le donne devono preoccuparsi solo di non far uscire troppo salato il ragù? Restaurato finalmente il buon vecchio patriarcato, Batman giura vendetta alla Gatta, che nel frattempo gli era sfuggita.

Dopo un paio di pagine di redazionali, nei quali scopriamo l’indicibile:

28Attenti, anche voi potreste essere iscritti a vostra insaputa al Super-Bat Club, come questo ambiguo francese qui!

E cosa me ne viene, direte voi?

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Ma il diritto di ricevere una batmaglietta, e di indossarla sopra dei comodi sandali!

E se la cosa non vi sta bene, potete vendicarvi con Batman…

30…scaraventandolo via con una fionda! (Dopo averlo lasciato all’addiaccio, a giudicare da come sembra intirizzito).

Se invece a Batman gli volete ancora bene, potete passare alla storia successiva, questa sì tradotta da Detective Comics. Storia di Bill Finger, disegni di Jim Mooney.

Il nemico è il terribile Uomo Pianeta.

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E quali saranno questi poteri ispirati a ogni pianeta solare?

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Qui probabilmente Finger confonde il pianeta con il termometro.

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Non prestate attenzione alle urla strazianti di Alberto Angela e continuiamo con la nostra rassegna astronomica! Il prossimo ha dei tratti di puro mistero:

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Vi giuro che sono due giorni che non dormo. Se doveste comprendere la connessione tra i canali di Marte e le pellicce, per favore mandatemi una mail.

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Con Giove gli è piaciuto vincere facile. E visto che Plutone, Urano e Nettuno sono troppo difficili, i crimini dell’uomo pianeta si interrompono qui. Bat e Robin scoprono infatti l’identità del criminale grazie a un vero colpo di genio.

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Lo scontrino del negozio! Ma sarà davvero Norbet l’uomo pianeta?

In realtà sì, ma non vi sveliamo il finale di questa storia, perché siamo veramente estenuati, ma non prima di aver scoperto il potere dell’Anello di Saturno.

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Che dire, infine, di questo salto negli anni ’60 del secolo scorso? È dunque questa la tanto osannata Silver Age of Comics, tanto celebrata e amata da artisti insospettabili come Grant Morrison, Mark Waid, Alex Ross?

Sì, è questa, e questo era il tenore delle storie di Batman. Un’epoca che ha avuto sicuramente i suoi picchi di qualità, e di cui non si può negare l’enorme carica inventiva. Un’inventività a dire il vero alquanto lisergica: in tema, insomma, con quegli anni lì. Un’epoca che possiamo anche imparare ad amare, ma che, per fortuna, è finita!

(Per altri viaggi nella Dimensione X, andate a dare un’occhiata qui )

Ma il passaggio verso la Dimensione X è sempre aperto… e, prima o poi, quando ormai ci sentiremo al sicuro, un nuovo albo ne uscirà fuori, anelante…

…e solo dopo che lo avremo riletto, egli potrà tornare in pace nella…

DIMENSIONE X!