Anubi

Prossima uscita: Malloy gabelliere spaziale.

Arriverà in anteprima a Napoli COMICON e a maggio in libreria Malloy – Gabelliere spaziale. Pubblicata da Panini Comics, la nuova graphic novel di Taddei e Angelini, che tornano dopo il successo di critica di Anubi, è una saga di fantascienza sfrenata e visionaria in cui il futuro interplanetario appare paurosamente vicino.

Marco Taddei e Simone Angelini raccontano la storia di Malloy, l’esattore fiscale più efficiente al servizio del Paravatz, l’onnipotente Imperatore Galattico.

Malloy è in gamba, è sempre alla moda, ogni anno viene premiato come “Gabelliere dell’anno” ed è capace di riscuotere imposte sui pianeti più strani e tra le creature più assurde grazie anche al suo disintegratore antimaterico. La situazione si complica quando gli viene affidato un compito ai limiti dell’impossibile: riscuotere l’astronomico debito accumulato dalla Terra! Malloy dovrà vedersela con gli abitanti (e i governanti) del nostro pianeta, ma anche con Monroe, spietata collega con la quale ha parecchi conti in sospeso…

Malloy – Gabelliere spaziale ci teletrasporta in un’avventura di fantascienza grottesca, un universo sconfinato e folle che, tra navicelle spaziali che strizzano l’occhio all’architettura sovietica e dialoghi surreali, racconta con feroce ironia la realtà di tutti i giorni.

Simone Angelini (Pescara, 1980) Fumettista. Marco Taddei (Vasto, 1979) Scrittore. Insieme hanno realizzato gli ormai introvabili volumi di storie a fumetti Storie brevi e senza pietà (2012, Bel-ami edizioni) e Altre storie brevi e senza pietà (2013, Bel-ami edizioni), quest’ultimo tradotto per il mercato americano col titolo Short and merciless stories (2014, Tinto press). Nel 2015 con Anubi (Grrrz Comic Art Books) sorprendono critica e pubblico, vincendo il premio Miglior Fumetto Italiano 2015 assegnato dai lettori di LaRepubblicaXL al Napoli Comicon e il premio Carlo Boscarato come Miglior Fumetto Italiano 2016 al Treviso  ComicBook Festival. Creano il Gabelliere Spaziale Malloy per un racconto breve apparso nell’antologia a fumetti B-comics – fucilate a strisce (2014, Ifix), ristampato successivamente da Panini Comics nel 2016.

Anubi – della morte e della città

anubi

Anubi, fumetto creato da Marco Taddei e Simone Angelini (GRRRz Comic Art Books) è un’opera che ci mostra come il già detto ed il già visto, se esposto bene, porta a qualcosa di totalmente nuovo e fresco.

Anubi, protagonista del fumetto, è il Dio dei Morti che da anni vive in una piccola e anonima città di mare di un’anonima provincia: da anni si ripromette di tornarsene in Egitto ma continua perennemente a restare lì, trascorrendo le giornate tra droga, bevute al bar e a lanciare sassi in riva al mare, domandandosi se questa è la vita che vuole e come ci sia finito. Una vita allo sbando, contornata dalla mancanza di lavoro e di una certezza nella vita. Le cose non vanno meglio dal punto di vista delle relazioni sociali: tutti lo evitano in quanto viene considerato uno estraneo nel contesto in cui vive, un anomalo (in fondo è un cane antropomorfo); sui muri campeggia la scritta ANUBI VATTENE e gli unici “amici” che ha sono i bucolici lavoratori e gli operai che puntualmente frequentano il bar in cui Anubi passa gran parte delle sue giornate a bere Campari.

Per quanto la cittadina sia anonima, i personaggi che la abitano (e con cui Anubi ha quei pochi rapporti) sono eccentrici e sopra le righe: abbiamo i tossici, un impiegato alla diga (Travis) che sogna di inondare tutta la città, un uomo con un tumore deturpante sul volto, un clown razzista e antisemita, un trio di perfide suore e lo scrittore Burroughs. Un quadretto bizzarro come bizzarre possono essere le piccole città di provincia, che riservano sempre delle sorprese inaspettate.

Leggendo queste premesse vediamo come l’opera, in linea con l’underground fumettistico italiano e non, tratta temi già profondamente indagati e sviscerati da tantissimi graphic novel. Temi quali la vita castrante della piccola città, l’assenza di un punto di riferimento esistenziale, la battaglia con i propri demoni e principalmente con sé stessi. Anubi però ha una marcia in più, un qualcosa che molte opere fumettistiche non hanno e che fa la differenza: la Forma.

Questo, infatti, non è un fumetto che vuole mostrare al lettore come può essere martoriante la vita e di come può essere difficile vivere in un mondo che non ti accetta: ma glielo fa direttamente provare. Anubi butta il lettore dentro quella routine e gliene fa assaporare un pezzetto; fa mettere a chi legge la maglietta bianca e il costume da cane di Anubi per essere egli stesso Anubi; gli fa bere i Campari e gli fa affrontare il demone della vita.

Il lettore diventa il Dio dei Morti in un mondo di vivi.

Come in un film neo-realista, Taddei e Angelini strutturano il fumetto (di ben 320 pagine) in modo tale che la narrazione scorra asettica, statica, quasi monotona, con una griglia di massimo sei vignette per pagina, come se tutte le tavole fossero la pellicola di un film, tanti piccoli fotogrammi che compongono un’esistenza immobile e straniante. Dentro le vignette non vediamo un segno dinamico e movimentato, bensì un tratto fermo, immobile e spesso, che frequentemente fa da interprete a personaggi che per molte pagine rimangono in riva al mare a non fare niente, semplicemente a esistere. Il lettore fa amicizia con i personaggi, ci va al bar insieme e al contempo ne prova disgusto, vive le vie della città e ci vomita sopra.

All’interno della “forma”, poi, sapientemente orchestrata da Taddei e Angelini, vi sono delle interessanti chiavi di lettura sulla vita contemporanea e sulla società: la città, che a tutti gli effetti è un personaggio a sé stante, e non solo uno “sfondo”, è vista come una prigione, un tugurio in cui passare amaramente una vita perfida e ingiusta, un’entità che ti avvolge e ti intrappola per suo volere.

anubi-2Gli autori, però, mostrano, nello scorrere, della narrazione, come siano i personaggi stessi, sudici e senza morale, a creare e a concimare il mostro della città. Nell’opera vengono rappresentati scorci del paese oscuri e tenebrosi, dai quali spuntano occhi e mostriciattoli pronti ad attaccare, sinonimo dell’odio e dello “schifo” che relazioni umane, talvolta, possono generare. Il mostro perfido della città si alimenta tramite il vivere una vita basata sulle relazioni tra morti dentro. Non a caso il protagonista, Anubi, è il Dio dei morti che non viene accettato dai vivi: emblematica è la sequenza iniziale in cui vediamo “la città” spuntare letteralmente dal suo corpo, quasi a dire “la città sei tu, la crei tu” ed inevitabilmente ne viene schiacciato, assorbito.

Taddei e Angelini, con quest’opera, hanno saputo indagare con sapienza dentro le vite degli “uomini comuni”, dei reietti che lo sono non per libera scelta, rinnovando la forma del graphic novel.