Anime

Devilman Crybaby – L’infernale recensione

Quando il colosso dello streaming-service Netflix annunciò la sua prima serie anime, Castlevania, l’attenzione si spostò verso le nuove possibilità che si erano improvvisamente aperte per gli studi d’animazione, giovani e veterani, che avevano tutta l’intenzione di spostarsi su una piattaforma globale, digitale e pronta a investire.

Poco più di un mese dopo, infatti, Netflix decise subito di spingere l’acceleratore, rivelando al mondo Devilman Crybaby, una produzione che si proponeva di modernizzare e riportare alla luce il pilastro dello shonen Devilman di Go Nagai; alle redini del progetto il giovane studio d’animazione Science SARU di Masaaki Yuasa, autore dell’acclamatissimo, splendido Mind Game e delle serie animate di The Tatami Galaxy e Ping Pong The Animation.

Flash forward, avanti veloce fino agli inizi del 2018 e Devilman Crybaby debutta su Netflix nella formula standard della piattaforma, dieci episodi adatti al binge-watching compulsivo.
Ma dopo quasi cinquant’anni dalla prima apparizione di Devilman, rimanevano dubbi sulla possibilità di mantenere vivo lo spirito oscuro e corrotto, nero pece dell’opera originale.

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Akira Fudo vive la sua vita timidamente, senza dare troppo nell’occhio: i suoi genitori sono all’estero e lui abita insieme ai Makimura, famiglia che lo ha accolto a braccia aperte e nasconde l’interesse amoroso del ragazzo, Maki, “la strega dell’atletica”, una ragazza amorevole e gentile.
Come nella più tradizionale delle storie, e come Nagai comanda, la quiete viene interrotta dal ritorno di Ryo Asuka, amico d’infanzia di Akira pronto a rivelargli un mortale segreto: i demoni sono tra gli umani, si sono adattati dalla creazione del pianeta a oggi e intendono distruggere l’umanità.
Per sconfiggerli, Ryo ha un piano: infiltrarsi in un Sabba, un drug-party di moda in Giappone, e nel tumulto della musica e del sesso invocare Amon, il più potente dei demoni, per far sì che si fonda con Akira; secondo Ryo, il cuore puro del suo amico è l’unico in grado di sottomettere la volontà di Amon, creando così un potente ibrido uomo/demone… un Devilman.

La premessa originale, quella del manga e non dell’anime del ’72 adattato per un pubblico piú infantile, viene mantenuta seppur con qualche marcato cambiamento, mostrando la forza dell’idea di Nagai.
Mantenendosi su questa scia, l’intera storia ricalca lo spirito del primo Devilman, esplorando il concetto di bene e male, compassione e crudeltà, applicando questi termini, dividendoli e ridistribuendoli successivamente quando la lotta tra umanità e demoni si farà più intensa e sanguinosa, cominciando a creare momenti davvero densi nella trama.

Ciò che cambia, e non si poteva fare altrimenti, è il contesto in cui le vicende di Akira Fudo si muovono: il Giappone di Devilman Crybaby è assorbito dai social network, dalle riviste con modelli amatoriali, fotografi viscidi, bombardamento televisivo costante e assillante.
I ragazzi sono sboccati, volgari, concentrati sul sesso, le droghe e la musica, vie di fuga da una opprimente gabbia di norme sociali.
Le ossessioni del mondo contemporaneo sono splendidamente inserite nella storia originale, mostrando un’ambientazione più giovane, ma non per questo fastidiosa o accentuata per sottolineare ancora di più le differenze con Nagai.
Devilman Crybaby sa di dover adattare una storia “vecchia” a un mondo che ha corso a grandi velocità dagli anni ’70 in poi e cerca di farlo al meglio delle sue possibilità, riuscendoci.

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La regia di Yuasa e la scrittura di Ichiro Okouchi rendono la fragilità emotiva e il pianto facile di Akira un modo per distinguerlo da una massa assorbita dalle già accennate ossessioni, paranoie e routine di vita quotidiana: con gli altri ragazzi, ma specialmente se posto agli antipodi di Ryo, Akira è un vero frignone, un crybaby che mostra la sua voglia di proteggere chi gli sta a cuore, emozionandosi e mettendosi in prima linea per difenderli da un mondo che rotola, freneticamente, verso la follia.

Con solo dieci episodi a disposizione, la psicologia e la caratura emozionale dei personaggi viene spesso compattata e rimpicciolita a fronte dei più pressanti, e sicuramente coinvolgenti, eventi di trama: il cast di contorno ha uno spazio veloce, breve per esprimersi e per mostrare la propria personalità, le proprie motivazioni e, sebbene nessuno risulti fuori posto o fondamentalmente banale, la storia gioca al meglio delle sue possibilità con questi elementi.
L’intreccio emotivo risulta comunque efficace e funzionale alla carica di sentimenti che esploderà nel crescendo finale, quando tutta la visione del mondo diventerà nichilista e senza possibilità di redenzione.

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Tecnicamente, Devilman Crybaby può risultare audace, così come indigesto: non è un segreto che lo stile essenziale di Yuasa sia un mezzo per far risaltare le animazioni folli e slegate da qualsiasi fisica. La corsa dei protagonisti da umana diventa bestiale, le esplosioni dei corpi posseduti dai demoni divampano in un mix di sangue giallo, colori acidi e arti, seni, vagine e teste che mutano in maniera mostruosa e raccapricciante.

Come accennato, però, lo stile e le animazioni rimangono controverse, piazzandosi perfettamente in quella larga categoria del de gustibus che varia di persona in persona: a chi tocca adattarsi, al pubblico o al regista? Non sapremo mai la risposta.

Le scene d’azione che coinvolgono Devilman sono sempre interessanti da guardare e la battaglia finale mantiene fede al pathos brutale e apocalittico di Go Nagai; la colonna sonora unisce una deriva elettronica, un massiccio uso di sintetizzatori, quasi da club, con musica orchestrale ed epica, creando ancora di più una ideale unione tra le atmosfere oscure dello shonen e l’atmosfera urbana moderna.

Devilman Crybaby non è un prodotto perfetto, sia per la formula adottata, che magari aveva bisogno di più spazio per far respirare i personaggi, sia per la qualità dell’animazione spesso e (mal)volentieri altalenante.
Tuttavia, è difficile trovare un anime che, a quasi mezzo secolo di distanza dalla fonte originale, sia in grado di mantenere lo spirito cinico, maledetto, aggressivo e, nascosto sotto questi strati di violenza, positivo.
Questo, ancora una volta, a dimostrazione dell’importanza e della potenza del concept originale di Nagai, talmente valido e qualitativamente incredibile che, nonostante cambiamenti e adattamenti nel tempo, resta uno scheletro solidissimo sul quale ricostruire la storia di Devilman.
Il giorno del giudizio scatenato da Ryo e Akira osserva l’umanità in tutto ciò che può essere e non essere, mostrando cosa sia giusto e chi sia il vero demone, chi può definirsi umano o meno.
A noi il compito di osservare… e giudicare a nostra volta.

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Puella Magi Madoka Magica – Akemi Homura Ichiban Kuji

Puella Magi Madoka Magica è un titolo che dopo tantissimi anni dalla primissima messa in onda, continua a far parlare di sé. Questa serie è riuscita a stravolgere completamente il mondo delle Majokko, catapultandoci in un mondo alla deriva dove ogni legge non esiste.

Abbandoniamo tutto ciò a cui siamo abituati, dimentichiamo i sorrisi e le gioie e prepariamoci ad assistere alla nascita di un nuovo trauma esistenziale.

All’interno dell’anime emerge in modo diretto e maestoso la figura di Homura Akemi, (protagonista indiscussa della serie), che in pochissimo tempo è riuscita a conquistare i cuori di tutti gli appassionati, eclissando completamente la vera protagonista della storia, Madoka Kaname.

Oggi, infatti, vederemo una figure speciale prodotta dalla Banpresto che immortala la nostra piccola beniamina in un momento molto particolare.

Buona visione a tutti

Sailor Moon compie 25 anni. Novità e nuovi annunci

Siete invitati ad una festa bellissima; una festa abbastanza particolare e piena di persone un po’ sopra le righe.

Siete pronti a spegnere ben 25 candeline? Avete fiato a sufficienza? Sedetevi e cercate di rimanere calmi.

La conferma è arrivata pochi giorni fa direttamente dal sito ufficiale della serie. La piccola meraviglia di Naoko Takeuchi compie 25 anni.

Ebbene si, le nostre guerriere che vestono alla marinara sono arrivate a un nuovo bellissimo traguardo.
Ci sono tantissime novità di cui parlare, che ammetto non so proprio da dove iniziare. Prima di tutto: il logo è stato completamente stravolto e aggiornato, mandando in estasi tutti i fan.

Poi la conferma per la quarta stagione di Sailor Moon Crystal, dove le nostre eroine si scontreranno con il Dead Moon Circus.

Verranno messi in vendita anche due cofanetti in Blu-ray, inerenti alla storia degli anni ’90 (il primo box sarà disponibile il 14 giugno, mentre il secondo il 9 agosto). Prevista anche l’edizione HD di Sailor Moon R e dei tre film, ma ancora non è stata pianificata la data di uscita.

Il primissimo rinnovo della tessera del Fan Club Ufficiale.

Nuovo Musical in arrivo (e con l’uscita di ogni Musical, prepariamoci anche a dei nuovi Proplica).

Nuovo ArtBook e nuove collaborazioni, vestiti e (purtroppo per le nostre precarie finanze) nuovi gadget, action figure e chi più ne ha più ne metta.

Questo 2017 non poteva iniziare nel migliore modo.

Facciamo quindi gli auguri alla nostra Usagi, Mamoru, Ami, Rei, Makoto, Minako, Luna, Artemis, Haruka, Michiru, Setsuna, Hotaru, Chibiusa, Seiya, Taiki, Yaten e ovviamente alla nostra Naoko.

Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay – di Francesco Chiatante

– Comunicato Stampa – Il tour del documentario Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay, di Francesco Chiatante

animeland poster (web)Presentato in anteprima mondiale a Roma, nell’ambito della nona edizione del Roma Fiction Fest, il documentario Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay, opera prima diretta da Francesco Chiatante.

Il documentario è ideato e interamente realizzato in low budget dal regista Francesco Chiatante, che ne ha curato anche montaggio, fotografia e post produzione. Il documentario è stato quindi proiettato in numerosi festival e rassegne tra cui il Lecce Film Fest, la rassegna Nomadica di Firenze, il Far East Fest 2016 di Udine e il Festival dell’Oriente di Roma. Una proiezione privata è stata quindi organizzata per i dipendenti della Rainbow, che produce il cartone animato Winx. Animeland è stato quindi presentato al BGeek – BariGeekFest e al festival Etna Comics di Catania, in entrambe le occasioni alla presenza del regista.

Animeland è un vero proprio viaggio tra cartoni animati giapponesi e non, manga, anime e cosplay, attraverso ricordi, aneddoti e sogni di personaggi degli ambiti più disparati il cui immaginario e la cui vita sono stati influenzati da fumetti e cartoni animati. Da Heidi a Goldrake, da Jeeg Robot a Dragonball e Naruto, passando per Holly e Benji, L’incantevole Creamy e Ken il guerriero, dalla fine degli anni Settanta è iniziata in Italia una vera e propria invasione “animata” giapponese. Animeland, più che un film è un “documento” che intende ricostruire e ripercorrere tutto quello che erano e sono poi diventati manga, anime e cosplay in Italia, segnando l’intero immaginario ‘pop’ delle generazioni degli ultimi quarant’anni con robot, maghette e orfanelli!

Numerosi gli intervistati nel film, dall’animatrice e mangaka Yoshiko Watanabe, già assistente di Osamu Tezuka, allo stilista Simone Legno alias Tokidoki, da cantanti come Caparezza, che nelle canzoni spesso introduce citazioni tratte da manga giapponesi, ad attori come Paola Cortellesi – che canta la sigla di un cartone animato della propria infanzia – e Valerio Mastandrea. Ma anche i racconti di Giorgio Maria Daviddi del Trio Medusa e una esclusiva intervista al misterioso cosplay Goldy.

Registi italiani quali Maurizio Nichetti e Fausto Brizzi e registi stranieri come Shinya Tsukamoto e il Premio Oscar Michel Gondry, ma anche Masami Suda, animatore di cartoni animati quali Ken il guerriero, Kiss Me Licia e Yoichi Takahashi, autore di Holly e Benji.

Tra i nomi italiani spiccano quelli dei giornalisti Luca Raffaelli, filo conduttore del racconto e di Vincenzo Mollica, ma c’è spazio anche per un sociologo, Marco Pellitteri, per un saggista come Fabio Bartoli e per la squadra dei Kappaboys, che per primi importarono i manga giapponesi in Italia. Il tutto con le musiche originali di Simone Martino, la consulenza artistica di Fabio Anastasio Zucchi e l’ufficio stampa di Carlo Dutto.

“Ho sempre sognato  – sottolinea il regista – di raccontare i mondi di manga, anime e cosplay a modo mio. E quale idea migliore del farlo coinvolgendo tutti i miei “miti”, creando un film da tutti i loro racconti? Con Animeland ho trovato il modo di poter contribuire a questi immaginari fantastici che hanno influenzato i ragazzi, per generazioni, da fine anni ’70 ad oggi!”

IL REGISTA

Francesco Chiatante nasce a Taranto nel 1981, videomaker di cortometraggi, documentari, backstage e video. Studia all’Accademia di Belle Arti di Macerata “Teoria e Tecnica della Comunicazione Visiva Multimediale” e si specializza in “Arti Visive – Scenografia”.

Approda a Roma nel 2007 per un Master in Effetti Speciali per il cinema. Negli ultimi anni ha lavorato per post-produzioni di film e fiction, collaborato come operatore video e montatore per una serie di progetti documentaristici prodotti e diretti da Franco Zeffirelli, diretto l’episodio ‘Iride’ del film indipendente a capitoli ‘Amores’ (Italia, 2013) e realizzato backstage dei film diretti da Ivano De Matteo ‘Gli equilibristi’ e ‘I nostri ragazzi’ (vincitore del Premio Miglior Backstage 2015 – Festival del Cinema Città di Spello) e della serie TV RAI ‘Il sistema’ diretta da Carmine Elia. Animeland – Racconti tra Manga, Anime e Cosplay, del 2015, è il suo esordio nel lungometraggio.