amianto

Amianto 2: prove di maturità

Abbiamo già presentato la Amianto Comics in passato su queste pagine, seguendo da vicino l’evoluzione di questo interessante collettivo e delle collaborazioni che sta instaurando. Infatti alla rivista ammiraglia Amianto stanno affiancando anche dei progetti paralleli monografici come Smokey e A Fistful of Bananas.

In questo secondo numero dell’Amianto originale, ancora una volta, si mescolano storie serializzate e one-shot.

Molto curati sono i redazionali e tutta la parte non strettamente fumettistica. Da questo punto di vista il magazine è maturo, i commenti scritti sono della lunghezza giusta e culturalmente stimolanti. Le illustrazioni opportunamente mixate tra bianco e nero e colore (splendido il lavoro di Sarah D’Imporzano nelle illustrazioni interne, come pure la copertina di Luciano Ceglia), con stili diversi che si alternano in modo piacevole. Come ben curata e sicuramente coerente con il taglio della rivista è la grafica.

amianto 2 b

Questi aspetti fanno egregiamente da contorno alle storie a fumetti.

Proseguono le tre serie che abbiamo già incontrato nel numero 1: Mia e le mura di Hover, Dering Wood, Dark Hope. Ambientazioni diverse, storie con sviluppi eterogenei, ma tutte in qualche modo segnano un po’ il passo. Forse ci si poteva aspettare una maturazione maggiore sia nel contenuto che nei disegni.

Nell’episodio Silenzi, tremori e profondità, la storia di Mia prosegue inserendo altri elementi narrativi, evidenziando il parallelismo tra la città e il deserto intorno. Da una parte i reietti che devono sopravvivere, dall’altra il rappresentante Sunset (è indicativo che la civiltà dei muri sia al tramonto…). Forse comincia a vedersi qualche spiraglio sulla definizione della storia, quando Mia trova la piantina nel sottosuolo, senza capire cosa sia.

Questa relativa lentezza nell’evoluzione della trama lascia molto spazio alla parte grafica, che non sempre si rivela all’altezza. Molto interessante la grande dinamica nel taglio delle vignette, nell’uso delle onomatopee che sono parte del disegno, nella splash page che ricorda un po’ i passaggi teatrali di Gianni De Luca, con Mia che si muove nello sfondo fisso. Il tratto però rimane ancora un po’ acerbo, e non riesce ad avere lo stesso livello qualitativo in tutte le tavole.

Più definito e completo sembra invece Desiderantes, che fa pensare ad alcuni racconti onirici visti in TV o al cinema negli anni ’90 del secolo scorso, da Twin Peaks, perché sono i sogni a parlare ad Anika, all’esplicitamente citato The Blair Witch Project, fino alle tante stranezze del bosco e all’improvvisa trasformazione di Anika, che citano tanti thriller o horror del passato, in diversi media.

In effetti questa storia, anche se non particolarmente originale, appare sufficientemente matura,  completa e convincente, sia nella trama (ma anche qui abbiamo ancora tanti sospesi) che nella grafica.

D’altra parte Dering Wood è un luogo reale e che ha realmente del misterioso. E la storia ricalca altri famosi racconti di gruppi di persone che si inoltrano in un posto misterioso e poi spariscono una per volta, come i Dieci piccoli indiani di agatachristiana memoria, o le Sette anime dannate di Sclavi e Roi. Ci sono anche altri elementi standard di queste storie, come il personaggio che fa di tutto per dissuadere gli altri dall’intraprendere l’avventura che poi diventa la chiave di volta dell’intera situazione.

In Dark Hope prosegue il viaggio verso la terra promessa, in un altro archetipo del fumetto, a sua volta legato a eventi spesso realmente accaduti.

Così nella comunità in viaggio si celano tanti segreti che vengono rivelati perché le condizioni estreme dello spostamento mettono a dura prova tutti i componenti della carovana. Qui, al contrario di come avviene per esempio ne La carovana Donaver (numero 43 di Ken Parker), si mescolano elementi non solo umanamente terribili (ad esempio l’incesto), ma con una componente sovrannaturale.

Anche qui gli elementi sono tanti, anche se la resa dei conti sembra vicina.

E anche in questo caso la parte grafica sembra più debole della storia che racconta. Forse per una trama così sarebbe stata adatta un registro più scuro, invece il lettore è accecato dalla vastità e dal candore del deserto che viene percorso dalla carovana. Tutta l’oscurità è quindi nei carri, oltre che nel cuore e nelle menti dei personaggi.

Complessivamente più convincente è il nuovo lavoro del team che già nel primo numero ha fornito buona prova di sé in un’altra storia autoconclusiva: Matteo Polloni e Gianluca Nori Mattioli confezionano infatti una storia ancora una volta ricca di citazioni, stavolta letterarie. Non solo perché un viandante di nome Kipling, che nell’aspetto può ricordare Lovecraft, riporta “liberamente” un racconto di Jack London. Ma perché affronta alcuni topoi letterari: il viaggio come fine e il passaggio da un cancello onirico.

Anche la tecnica fumettistica appare più definita: il cambio di registro grafico per raccontare la storia nella storia, la qualità dei disegni e la definizione dei personaggi è qualitativamente più deciso e prosegue il percorso iniziato in 2 vite nel numero precedente.

Ancora una volta, quindi, Amianto si dimostra un prodotto abbastanza godibile, certamente migliorabile in alcune parti, ma con una qualità media più che sufficiente, che comincia a meritarsi la distribuzione anche cartacea (cosa che in effetti sta avvenendo).

Amianto 02 – Innocui passatempi per giovani rivoluzionari

Per fortuna ancora possiamo godere di belle realtà e originali all’interno del mondo delle autoproduzioni.

Di Amianto Comics vi avevamo già parlato, e ci fa piacere la notizia che il numero 02 di AMIANTO innocui passatempi per giovani rivoluzionari da oggi è leggibile e scaricabile, in formato PDF e CBZ, gratuitamente sul sito www. amiantocomics.com.

La nuova pubblicazione della rivista ammiraglia dell’associazione culturale Amianto Comics prosegue il lavoro iniziato nel 2016 con i numeri 00 e 01.

Un quadrimestrale di 80 pagine in bianco e nero con storie inedite di genere, dove gli autori rivisitano, secondo il loro gusto, gli stilemi del fumetto popolare italiano.

In questo numero proseguono le tre storie a puntate iniziate sul numero 01: Mia e le mura di Hover, un’avventura di fantascienza post-apocalittica; Dering Wood, un horror ispirato alle pellicole cult anni ’90; Dark Hope, un oscuro dark fantasy dal sapore western.

All’interno troverete anche: Viaggio, una storia autoconclusiva ispirata dall’opera di Jack London; la classica pagina 777 del Maestro Baldaccini e due articoli di approfondimento a cura di Federico Galeotti e Elio Marracci, firme rispettivamente di Non aprite questo blog e Lo spazio bianco.

Fino al 10 marzo sarà possibile pre-ordinare la copia cartacea al prezzo di copertina di 3,50 € e ricevere in omaggio una stampa “amiantica”.

Il numero 02 sarà presentato in anteprima a Varchicomics il 18 e 19 Marzo.

Infine, vi ricordiamo che sul sito ufficiale è possibile leggere gratuitamente Smokey, webcomic umoristico dai toni noir e l’anteprima di Whoop! – a fistful of bananas, la prima graphic novel targata Amianto Comics, in uscita nei prossimi mesi.

Amianto Comics: una recensione ignifuga

Amianto Comics è una nuova esperienza di costruzione di fumetti che circa un anno fa ha fatto giungere alla luce (sul web) il primo numero (o meglio lo zeresimo numero) di un contenitore di storie e, in occasione dell’ultimo Lucca Comics, il numero uno.

Amianto logoAlessandro Benassi, Matteo Polloni e Federico Galeotti (meglio noti come Almafè, un po’ come i GreNoLi di rossonerosvedese memoria) provenienti dalla Scuola Internazionale di Comics di Firenze, nella sezione sceneggiatura, hanno creato questo contenitore nel quale raccolgono storie di stampo diverso, sia dal punto di vista delle ambientazioni, che dello stile grafico e letterario.

Il nome Amianto pare un po’ macabro e, per loro stessa ammissione, è stato scelto pensando alla sostanza che ormai è sinonimo di malattia e di pericolo.

Per questo progetto, come affermano loro stessi, fanno tutto. Nel numero Zero, che nel 2016 ha già avuto anche una ristampa, si sono occupati della scrittura e anche del lettering, con buoni risultati. Passando da storie noir, che noir diventano solo alla fine (ricordando un po’ in qualche momento il miglior Lucarelli, non a caso, forse, hanno messo un link alla sua trasmissione Blu Notte nella pagina del sito che spiega il perché del nome), alle storie ispirate a Poe, alla storia cyber-social-psicologica ambientata in un futuribile Estremo Oriente (?).

Si sono fatti affiancare da illustratori e disegnatori che hanno colto sostanzialmente bene le istanze e lo spirito delle storie.

Certo la qualità non è sempre costante né omogenea tra scrittura e disegno, come è anche lecito attendersi in una esperienza del genere, ma il prodotto è godibile.

Al punto che dalle 44 pagine dell’immaturo numero Zero, a Lucca è stato presentato il quasi raddoppiato numero Uno. E dobbiamo aspettarci almeno un numero Due, se è vero che alcune storie sono l’inizio di saghe più lunghe (e che sul sito è annunciato…).

Il numero raddoppiato di pagine ha consentito di raddoppiare anche il numero delle storie: le prime tre, come detto, sono la parte uno di altrettanti percorsi non conclusi. Le trame sono abbastanza ben concepite, per quello che si è potuto vedere in dieci pagine ciascuna, anche se non eccessivamente originali. Sono sembrate più degli approcci all’ambientazione e ai personaggi, e tutte e tre sono forse un po’ troppo brevi per poter dire qualcosa di più concreto, ma aspettiamo sviluppi.

In generale, forse si poteva osare un po’ di più.

Delle tre prime puntate ho apprezzato più di tutte l’ultima, che mi è parsa quella meglio strutturata, e quella in cui la suspense creata si fa sentire maggiormente perché sembra esserci un doppio fronte che preme sul lettore, interno ed esterno al gruppo dei personaggi.

Nel dettaglio, come scrive la redazione nell’introduzione al volume, una prima storia di fantascienza apocalittica, un horror contemporaneo e infine un western fantastico. In effetti, in tutte e tre le storie si vedono in nuce molti elementi di contaminazione, troppi per poter essere sviluppati in queste pagine, alcuni promettenti, altri meno. Dal punto di vista grafico, il percorso più smaliziato mi è parso quello della storia centrale, forse facilitato dall’atmosfera dark, e anche dalla tecnica più pittorica, che appare forse meno acerba delle matite delle altre due.

Delle successive tre storie autoconclusive, invece, la terza e più lunga mi è piaciuta molto, forse anche per la mia conclamata passione per le piccole storie personali inserite nella grande storia e per un certo affetto per Pisa. O forse perché anche la parte grafica mi è parsa la più convincente. In generale queste ultime tre storie, anche per il fatto di avere una fine, danno un senso di maggior definizione, i personaggi sono più chiari e caratterizzati, anche in quelle lunghe solo sei pagine. Anche graficamente sembrano più mature, nonostante gli stili diversi. L’ultima, 2 vite, ha dei passaggi molto profondi, con una bella dinamica nel tratto e nel disegno, e con similitudini con altri giovani fumettisti italiani: alcuni passaggi mi hanno fatto pensare a Claudia Flandoli, di cui abbiamo già parlato nelle nostre pagine.

Ho trovato qualche difficoltà con la storia centrale, ma in una raccolta di storie, specie se quasi di esordio, ci si può aspettare una reazione diversa a seconda della storia in cui ci si imbatte, legata magari anche ai gusti del singolo lettore.

Mediamente la qualità dell’intero prodotto è tale da meritare un passaggio, visto anche il costo. Per un assaggio telematico, è possibile sia scaricare i fumetti che leggerli direttamente su Issuu.

Sempre a Lucca sono stati presentati altri due prodotti del collettivo Amianto Comics:

Smokey, una storia autoconclusiva che mescola steampunk, umorismo e detective privati sfigati, richiamando i tanti protagonisti di fumetti più o meno seri, da Sin City a Leo Pulp, con disegni che ben si sposano con il carattere ironico e divertente della storia;

– una vera e propria preview del primo progetto targato Amianto Comics Presenta, cioè storie complete in cui non c’è il diretto intervento del trio Almafé, in particolare sette pagine dall’inquietante titolo A Fistful of Bananas. Sette tavole non ancora completate di una storia che ha per protagonisti degli animali appassionati di arti marziali.

Questo nuovo collettivo che si affaccia sulla scena del fumetto autoprodotto e lanciato via web ha già avuto un battesimo di fuoco al BORDA Fest lucchese e ha recentemente annunciato la distribuzione a opera di Alessandro Distribuzioni.

Le premesse sono interessanti, alcuni progetti decisamente da sviluppare. Aspettiamo le prossime uscite, con il numero Due e il primo volume completo di Amianto Comics Presenta.

Vedremo se riusciranno a convincerci completamente le storie lasciate in sospeso e il volume che cambierà il fumetto d’azione italiano…