Alessio Avallone

Orfani: Terra – In un futuro distopico il mondo muore

Presentazione

Orfani è una serie a fumetti di genere fantascientifico bellico, creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, della Sergio Bonelli Editore in albi mensili a colori. Pubblicata dal 16 ottobre 2013, la serie narra  le vicende di una squadra di giovani combattenti, nota come ORFANI, impegnata in una guerra fra il genere umano e una razza aliena. Orfani è la prima serie di fumetti interamente a colori pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore ed è composta da 54 albi suddivisi in sei stagioni: OrfaniOrfani: RingoOrfani: Nuovo MondoOrfani: JuricOrfani: Terra e Orfani: Sam.

Lancio

Ho sentito parlare per la prima volta di Orfani nelle puntate, del 23 e 30 novembre 2014, di Fumettology – I miti del fumetto italiano, una serie di documentari dedicata ai principali personaggi del fumetto italiano, prodotta dalla Fish-Eye Digital Video Creation e andata in onda sulla Rai tra il 2012 e il 2014.

Il fumetto è stato trasposto televisivamente in una serie motion-comic con regia di Armando Traverso e co-prodotta da Rai Com, che poi è andata in onda su Rai 4 a partire dal 6 dicembre 2014, suddivisa in dieci episodi da venti minuti.

La pubblicazione di Orfani è stata preceduta da una campagna pubblicitaria ben studiata. Tutti ne hanno parlato, forum e siti internet, TV, radio, il Lucca Comics. La rivista Repubblica XL n.91 gli ha dedicato un’anteprima con tanto di cover alternativa dedicata. Inoltre Bonelli e Multiplayer.it, hanno collaborato per il numero zero, distribuito nelle fumetterie e nei negozi Gamestop.

Descrizione

Orfani è uno dei progetti più costosi e ambiziosi mai realizzati dalla casa editrice milanese. Sappiate che sono stati investiti complessivamente 1.300.000 euro circa nella produzione e nel lancio della sola prima stagione.

Il linguaggio  grafico e narrativo sono innovativi, ma l’utilizzo dei colori per l’intera serie è la vera grande novità, visto che solitamente con i colori si celebrano occasioni speciali, come per esempio i numeri dei centenari.

È vero che negli ultimi anni collane come Dylan Dog Color Fest e Color Tex hanno introdotto questa pratica in nuove forme, ma si tratta comunque di albi speciali, e non di serie regolari.

Sfogliando Orfani, è lampante la somiglianza delle armature dei personaggi con il videogioco Halo, di cui Recchioni è un fan. Questa non è l’unica ispirazione, infatti gli autori hanno preso spunto anche da opere letterarie come Il signore delle mosche di William Golding, Fanteria dello spazio di Robert A. Heinlein, Guerra eterna di Joe Haldeman, e da film come Alien, Il grande uno rosso, Full Metal Jacket, Star Wars e Terminator 2.

Dalla cenere

Attualmente si è conclusa la quinta stagione, Orfani: Terra, di cui voglio parlarvi.

Uscita in edicola del 14 gennaio, celebra il debutto di uno straordinario copertinista, Gipi. Le sue illustrazioni sono esaustive, come quella della copertina di Orfani: Terra – 1: Dalla cenere. Uno sfondo desolato e spettrale dove si ergono gli scheletri di grattacieli sopravvissuti all’evento catastrofico che ha dato inizio a tutto. Le carcasse dei veicoli coperti di ruggine confermano una società moderna ormai estinta. In primo piano Cain, protagonista della storia, che con una mazza in mano e sguardo duro, ci racconta un futuro distopico.

La storia è ambientata in una nazione nord americana, anziché in Europa come nelle prime due stagioni. Due fratelli romani, Emiliano e Matteo Mammucari, ci raccontano di due fratelli dai nomi biblici, Cain e Abe, del capo gruppo Max e i suoi compagni Fango, Rat e Bug. Questi ragazzi si ritrovano schiavizzati dallo Sceriffo, un uomo spietato che li costringe a lavori pesanti e rischiosi nella discarica. Ma Cain non intende arrendersi al suo destino. Suo fratello aveva ragione, dalle ceneri è nata la Città Nuova, sfavillante e ricca, ma questa terra promessa non è facile da raggiungere e Cain dovrà lottare.

I disegni, dal tratto deciso e marcato, sono di Alessio Avallone, già conosciuto nei numeri 6 di Orfani: Ringo e Orfani: Nuovo Mondo. I colori sono di Giovanna Niro, che ha donato energia alle tavole con i toni del blu per trasmettere ancor più disperazione e angoscia, e i toni del rosso per trasmettere rabbia e dolore.

Seminare tempesta

Protagonista del secondo capitolo, dal titolo Seminare tempesta, è Miranda, una ragazzina “randagia” che a differenza degli altri non ha il collare. Dopo aver stretto amicizia con Cain lo aiuta a scappare. Il resto del gruppo lo raggiunge per non subire una punizione al campo. Miranda li guida nel suo rifugio, Il Giardino, dove Cain e gli altri possono rifornirsi di viveri, medicinali e di una barca per poter affrontare il viaggio insidioso verso la sospirata Città Nuova. Lo Sceriffo frattanto, come un mastino che brama il suo osso, è sulle tracce dei poveri fuggiaschi.

Questa volta, ai fratelli Mammucari si aggiunge ai testi Giovanni Masi, che ha già collaborato per Orfani: Nuovo Mondo. Il team creativo si completa con Luca Genovese alle matite e Luca Saponti ai colori, insieme hanno donato fluidità e ritmo all’ opera.

 

 

 

Oltre il muro

Con il terzo e ultimo capitolo della stagione, Oltre il muro, la sceneggiatura a fianco dei due fratelli passa in mano a Mauro Uzzero.

I disegni sono stati realizzati da Matteo Cremona, il cui talento ha donato valore alle tavole. I colori di Stefania Acquaro completano il lavoro impeccabile. 

La copertina è un tuffo al cuore. Max, Bug, Cain, sulla barca. Davanti a loro il Muro, intorno a loro i cadeveri di chi ha tentato di superarlo. Gli uomini dello Sceriffo catturano Miranda e Cain abbondona gli altri, deciso a seguire il suo cuore. Max è un ragazzo deciso e determinato, ma crede ancora nell’amicizia, così insieme a Bug e Fango tornano indietro. I colpi di scena che si susseguono lasciano con il fiato sospeso. Come andrà a finire?

 

Conclusioni

La sceneggiatura dei Mammucari ha cambiato il ritmo della narrazione. Mentre in Orfani: Ringo e Orfani: Nuovo Mondo i dialoghi sono ridotti all’essenziale lasciando spazio alle scene di azione, in Orfani: Terra i dialoghi sono preponderanti.

Da notare a pag. 26 del capitolo Dalla cenere, il richiamo alla leggenda metropolitana sulle cartucce Atari. In seguito a una crisi, il 26 settembre 1983 la defunta società fece distruggere centinaia di migliaia di cartucce della console Atari 2600, sopratutto Pac-man e E.T. the extra terrestrial, in una discarica del Nuovo Messico.

Il vasto staff di professionisti che ha colloborato alla realizzazione di Orfani: Terra ha caratterizzato l’opera rendendola unica. I diversi stili suscitano un crescente coinvolgimento da parte del lettore. Al di là della storia che segue il filo narrativo della saga, è evidente la presenza di un sottotesto come ha già dichiarato Recchioni.

Nel caso specifico di Orfani: Terra, fa riflettere come in un mondo cinico e spietato come quello descritto, valori come l’amicizia e la solidarietà possano fare la differenza e nutrire flebili speranze di cambiamento.

Proveranno a fermarci? Ci alzeranno muri contro? Chi se ne frega! I muri si scavalcano.

Orfani: Nuovo Mondo #6 – Non esattamente una recensione

…Sarà stato forse un tuono
non mi meraviglio
è una notte di fuoco
dove sono le tue mani
nascerà e non avrà paura nostro figlio
e chissà come sarà lui domani
su quali strade camminerà
cosa avrà nelle sue mani.. le sue mani” (Futura – L. Dalla)

coverCon E non avrà paura la terza stagione di Orfani arriva al giro di boa e, come si suol dire, lo fa col botto. Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo danno una svolta drastica alla serie con il largamente annunciato parto di Rosa e con un altro paio di sorprese che sono destinate a diventare il punto di partenza per la seconda parte di Orfani Nuovo Mondo.

Ma non è su questo punto che voglio soffermarmi. Ci sono e ci saranno altre recensioni, migliori di questa, che sapranno approfondire tutte le implicazioni a livello di intreccio, macrotrama e coerenza del racconto.

Quello che invece mi ronza per la testa da un po’ di tempo è una frase scritta, forse distrattamente, da Recchioni in uno dei suoi millemila post di Facebook… o era un commento… oppure era un commento al post di qualcun altro… vabbè, poco importa. Fatto sta che Recchioni ha scritto: «Orfani è uno Shonen».

Da lì, nel mio animo di lettore onnivoro, sono partiti in automatico i confronti tra Rosa e Kenshiro, Ringo e Akira Fudo e così via. A essere del tutto onesti i collegamenti che sono stato in grado di trovare erano piuttosto labili: ci sono l’azione, i bassi tempi di lettura, i dialoghi secchi e la ricerca di un dinamismo continuo. Su Nuovo Mondo poi la concatenazione degli eventi lega gli albi in maniera molto più stretta di quanto non sia stato fatto in precedenza, si tratta di un’unica lunga corsa, sulla falsariga dei manga di Jump. D’altra parte però si nota l’assenza di molti espedienti narrativi tipici degli shonen manga: il tratto iconico, personaggi studiati per far scattare il processo di identificazione, la canonica sequela di avversari sempre più potenti e il conseguente power-up del protagonista, il bianco e nero e l’uso di un unico disegnatore. Da questo punto di vista quindi il massimo che potevo accordare all’osservazione di Recchioni era che sì, ci provava, ma che Orfani era uno “shonen zoppo”, sempre al guinzaglio di una casa editrice storicamente conservatrice.

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Ma ecco che arriva il numero 6: quello scritto a quattro mani e disegnato a otto. L’albo che si racconta su due piani differenti: da una parte abbiamo Alessio Avallone che prosegue con l’estetica canonica della serie e racconta le vicende che si svolgono nel mondo reale (che poi, vabbè, è un racconto per cui sono finzione anche quelle. Ma ci siamo capiti) e dall’altra abbiamo degli interventi “d’autore” nei quali Werther Dell’Edera, Arturo Lauria, Aka B. e Fabrizio Des Dorides esplorano le ripercussioni emotive e psicologiche del parto nell’animo di Rosa. Un parto, mi dicono, non è propriamente l’evento più rilassante nella vita di una donna e le condizioni in cui lo sta vivendo la nostra protagonista (in una giungla, senza dottori e attrezzature, braccata, incosciente delle complicazioni che il suo DNA modificato possano portare) non possono far altro che acuire la drammaticità della situazione. Questo dramma è sapientemente sottolineato dalla bicromia e dall’uso preponderante del color rosso sangue.

Questi inserti però, a prima vista, cozzano con il concetto di shonen che avevo in mente, quello dallo stile uniforme e che poco concede a certe declinazioni stilistiche, e il pensiero è stato subito quello di “ecco Recchioni che vuol dare un tono di autoralità alla sua serie e infila nella storia degli elementi che poco c’entrano con tutto il progetto portato avanti fino ad ora”.

E invece avevo torto (per soli cinque/dieci minuti sia chiaro).

Qui Recchioni porta al culmine tutto il suo progetto sul Fumetto, il Fumetto come lo intende lui.

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La “Recchioni’s way to comics” è descritta perfettamente in quest’albo. Quando diciamo che “i tempi di lettura si abbassano” spesso e volentieri intendiamo dire “il pubblico pigro non ce la fa a reggere la verbosità di una tavola di  E.P. Jacobs per cui si cerca di ridurre al minimo il testo scritto”. E invece non è così. Almeno qui. Credo.

Il punto è invece che per Rrobe, e per le persone che lavorano con lui, il Fumetto è un mezzo narrativo che deve lavorare per immagini. La natura del mezzo stesso richiede una preponderanza dell’immagine sul testo: sia dal punto di vista più strettamente narrativo che da quello estetico. Il racconto non è (solamente) frutto del contenuto dei baloon, gli scrittori di fumetti non si misurano in base al numero di parole usate, il racconto è principalmente espresso tramite i disegni, il layout e l’impaginazione stessa. Girare pagina e trovare, ad esempio, le silhouette inquietanti delineate da Lauria è già un’esperienza emotiva che preesiste a qualunque testo si voglia inserire e che non ha bisogno di altre spiegazioni. Lo stesso approccio delle tavole più canoniche, dal taglio spiccatamente cinematografico, denota una scelta estetica e narrativa ben precisa: quella di inserire il lettore in un contesto familiare da “film d’azione”. Questa scelta giustifica l’insistenza di Recchioni nel voler fare un fumetto Bonelli a colori. Diversamente non si sarebbe potuto portare avanti questo discorso.

Allora cosa c’entrano gli shonen (che tra l’altro sono pure in bianco e nero)? C’entrano perché la differenza fondamentale tra il fumetto occidentale e quello giapponese è che, laddove la nostra cultura ha sempre assegnato il posto più alto nella gerarchia comunicativa al testo scritto, nei manga, e negli shonen in particolare, l’immagine è investita della responsabilità narrativa maggiore (d’altra parte gli ideogrammi altro non sono che disegni, per cui il mezzo di comunicazione principale nipponico è proprio quello) esattamente come il trauma di Rosa è espresso tramite l’uso del rosso e delle scelte stilistiche degli autori ospiti. Orfani è uno shonen in quanto tutto quello che può essere narrato per immagini viene narrato per immagini.

Si tratta di una scelta giusta? Chi lo sa? Dopotutto è una filosofia d’approccio che può essere valida come un’altra. Probabilmente una prosa ben calibrata avrebbe raggiunto lo stesso effetto. Da parte mia però mi limito a far notare che un fumetto in Occidente viene considerato un successo quando supera le 100.000 copie (o anche meno) mentre il numero 80 di One Piece ha venduto quasi tre milioni di copie in Giappone.

P.S. Pare che alla fine mi sia dimenticato di scrivere se E non avrà paura sia o meno un bel fumetto. Cose che succedono.

Numero Specialissimo di Orfani: Nuovo Mondo

Orfani

Orfani: Nuovo Mondo. A seguito di questa immagine diffusa poche ore fa dagli amici de “Lo Spazio Bianco” abbiamo contattato Mauro Uzzeo per qualche delucidazione.

Akab disegnerà una bella sequenza di un albo davvero molto particolare perché i confini tra quello che è reale e quello che è il peggiore degli incubi cui possa andare incontro una ragazza in procinto di partorire, si confonderanno al punto da risultare difficilmente distinguibili. A illustrare questo numero specialissimo (ma comunque all’interno della serie regolare) con Roberto [Recchioni] ed Emiliano [Mammucari], abbiamo chiamato alcuni degli autori che, più di tutti, ci comunicano quella sensazione di angoscia e spaesamento che volevamo raccontare. Per questo, insieme ai disegni del giovane Alessio Avallone e Werther Dell’Edera, potrete vedere lo splendido (e disturbante) lavoro fatto da Aka b, Arturo Lauria e Fabrizio Des Dorides, al loro esordio sulla testata. I colori saranno di Alessia Pastorello, ai testi troverete me e Roberto e per averlo tra le vostre mani dovrete aspettare soltanto due mesi.