Stradivari – Genius Loci: un volo musicale (e non solo)

È una produzione in qualche modo autoctona e territorialmente identificabile, se è vero che a Cremona è (probabilmente) nato e (sicuramente) vissuto Antonio Stradivari, come pure a Cremona ha sede il Centro Fumetto Andrea Pazienza, a cui fanno riferimento sia la disegnatrice Roberta Sakka Sacchi che lo sceneggiatore Michele Ginevra, responsabile tecnico del Cfapaz.

E su Cremona si concentra la storia, che infatti prospetta una misteriosa origine locale dei talentuosi personaggi musicali della città lombarda (viene citato nell’opera il compositore cremonese di nascita, anche se si affermò altrove, Claudio Monteverdi), al punto di collegarli a un vero e proprio fenomeno soprannaturale, un genius loci come dice anche il sottotitolo dell’opera. Ed è protagonista della storia almeno quanto i suoi liutai, al punto che nei credits si trovano il nome di Angelo Garioni, architetto, urbanista ed esperto di storia cremonese, e Piera Lanzi, esperta di dialetto.

È un po’ più della cornice di cui parla la sinossi sul sito della casa editrice, dal quale è possibile avere un assaggio dell’opera. Tanto è vero che l’intera città sembra fervere di attività «dopo aver subito la peste di manzoniana memoria e un drammatico assedio. Nonostante le condizioni avverse, il talento e la musica riescono ad affermarsi, portando modernità e innovazione.»

I talenti cremonesi sono tali non solo nella composizione e nell’esecuzione, ma in un certo senso nell’ingegneria musicale ante litteram, nello sfruttare al meglio i materiali che la natura mette a disposizione. Un legame con la terra e con la storia, che racconta dei trascorsi celti ed etruschi della pianura padana, incarnati dall’entità che richiama il magio e porta una simbologia che affonda fino agli antichi egizi.

Anche se l’effettivo incontro con il genius loci avviene la prima volta che Stradivari si allontana da Cremona, proprio per raccogliere il legname da portare a liuterie e falegnamerie cittadine, nel bosco della Valle (probabilmente la Val di Fiemme), che da sempre compariva nei sogni del giovane apprendista, insieme al magio vestito di nero. Bosco attraverso il quale lo stesso magio fugge nei sogni, e che nasconde anche l’origine (peraltro anche storicamente fumosa) del liutaio più famoso del mondo.

Così il romanzo e il mistero si mescolano con la storia meno nota del giovane Stradivari: la genealogia e la nascita misteriosa, l’apprendistato presso un architetto famoso prima di passare nella bottega di Amati, il matrimonio con Francesca Ferraboschi dopo un fatto di sangue. Francesca stessa che sembra essere l’incarnazione del genius. Infatti nel fumetto la vita di Stradivari piega decisamente verso l’arte della liuteria e ne viene svelato il mistero allo stesso protagonista solo dopo il matrimonio.

La storia qui raccontata, come nello stile dei Prodigi della casa editrice, non vuole coprire l’intera biografia del personaggio, ma una sua parte, a volte anche piccola, ma interessante e rappresentabile con la nona arte. In questo caso l’origine del genio di Stradivari e il legame magico con la sua terra, escludendo la parte più nota e documentata della sua vita, arrivando al 1667, quando Stradivari si stabilisce nella casa nella quale vivrà e lavorerà per altri settanta anni.

La sceneggiatura mescola i vari piani e i personaggi in modo gustoso: un bambino quasi senza passato, l’amore, le relazioni con i liutai amici-rivali, il magio, i Gesuiti “cattivi” che danno la caccia al predestinato (in sostituzione dei dominicani del secolo prima). Nella visione un po’ scontata della “Chiesa cattiva che reprime ogni anelito di modernità” che fa da sfondo, a volte un po’ immemore di quanto mecenatismo ecclesiastico ci sia stato nel passato (e anche nel presente). Però non disturba, e un cattivo in una storia come questa ci vuole, dando una bella dinamicità al racconto della vita di un artista che per affermarsi non deve solo superare il talento dei suoi predecessori e concorrenti, ma anche evitare di finire nelle grinfie del nemico di turno.

E lo fa alla fine con uno stratagemma semplice e irriverente, che strappa una risata e rimanda a fra cento anni per la rivincita.

I disegni di Sakka sono adatti a questa storia, il colore dominante è il rosso-ocra-marrone del legno e degli impregnanti usati per gli strumenti musicali. Tutta l’opera è cromaticamente calda, come la musica. Splendida la trovata di mescolare i trucioli con le note musicali ogni volta che Stradivari e il genius si incontrano o si sovrappongono. Fino alla piena incarnazione, infatti nella costruzione dell’ultimo violino c’è solo Antonio a lavorare.

Al punto che, dopo l’esecuzione che ne ha rivelato il talento, il fuoco del genius sparisce ed è lo stesso Stradivari a essere chiamato “il mio genio” dalla moglie, che del genius era stata la prima incarnazione. A segnare il definitivo suggello, la fine del pericolo, la maturazione definitiva del liutaio forse più famoso al mondo.

La vignetta finale, con a sinistra, le figure “magiche” della vita di Stradivari, a destra i rappresentanti della liuteria cremonese.

Il tratto a volte sembra un po’ schizzato, ma aiuta molto a dare dinamicità a degli eventi che non lo sono molto. La gabbia è abbastanza regolare (tranne che nei sogni del giovane Antonio), ma la dimensione delle singole vignette viene variata in modo da conferire ulteriore movimento. Effetto ottenuto anche con il bordo delle vignette tirato a mano, con le ovvie piccole irregolarità e la sbordatura delle chine.

Come dicevo, il susseguirsi delle vignette è piuttosto regolare, l’uso delle splash page è limitato a due casi: l’incontro di Stradivari con il genius loci e un omaggio al Torrazzo di Cremona, a testimoniare ancora una volta il profondo legame tra l’opera, gli autori e la città.

Ancora una volta Kleiner Flug si mostra una realtà che riesce a produrre opere interessanti, che incuriosiscono ponendo l’accento in modo inconsueto su figure interessanti della nostra storia, in diverse parti d’Italia.

Michele Ginevra, Sakka
Stradivari

Kleiner Flug

Collana: Prodigi fra le nuvole
64 pag., brossurato, colori
Formato 21×28,5 cm
prezzo: 13,00 €

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