Una stella tranquilla. Primo Levi a fumetti.

Ritratto sentimentale di Primo Levi, questo è il sottotitolo del graphic novel di Pietro Scarnera edito da Comma22.

levi_bChe non sia un fumetto “normale” si capisce dalla (lunga) prefazione. Marco Belpoliti è un profondissimo conoscitore dello scrittore torinese, da vent’anni ne cura le opere per Einaudi, e da poco ha dato alle stampe un monumentale saggio: Primo Levi di fronte e di profilo.

E si dilunga a spiegare il perché del titolo…

… che è il titolo di un racconto di Levi. E ha un aspetto fortemente autobiografico. Una stella, che appare fissa nel cielo, in realtà è una continua esplosione, è tutt’altro che tranquilla. Quasi un ossimoro che ci parla dello scrittore torinese. E descrive un po’ anche quest’opera.

In effetti, quando si sente il nome di Primo Levi lo si collega sempre ad Auschwitz. A Se questo è un uomo. A La tregua.

E indubbiamente quella esperienza fa da sfondo a tutta la sua vita. Come fa da sfondo quindi a questa storia. Ma qui Scarnera si sforza di non farla diventare mai troppo ossessiva, di tenerla a portata di mano, sempre presente, ma quasi mai in primo piano. Emerge quando serve a raccontare l’evoluzione del Primo Levi scrittore. Perché senza dubbio è l’esperienza di Auschwitz che spinge Levi a raccontare. Ma sorge la domanda: quanto è successo nella vita e nelle opere di Levi sarebbe successo (ovviamente in modo diverso) anche senza l’esperienza della prigionia e della sopravvivenza? Non possiamo saperlo.

Forse anche per questo, andando alla ricerca della risposta, in primo piano ci sono spesso altre cose: la chimica, i luoghi di e intorno a Torino, il parallelo continuo con l’esperienza che di Torino ha l’autore dell’opera, la quotidianità della vita di Levi, il passaggio dal lavoro alla scrittura. La parte di vita normale, tranquilla appunto, ma che nasconde una grande irrequietezza. Come una stella nasconde le esplosioni nella sua luce costante e serena.

levi_cNel fumetto si segue la ricerca dell’autore e dei suoi collaboratori: foto, storie, dettagli che raccontano un sopravvissuto che non ha mai voluto vivere da tale. Un uomo che, forse suo malgrado, è stato più un personaggio letterario che uno scrittore. Una storia fatta di normalità. E in questa storia le didascalie, le parole, i dialoghi sono spesso tratti dalle parole di Levi, da quello che scrive nei suoi libri, dalle sue poesie, così crude e dirette. Oppure sono i racconti dei «ricercatori». Infatti il libro è un racconto, una storia, quasi una cronaca, con i suoi discorsi diretti e indiretti, con le descrizioni, i commenti. I disegni accompagnano con sobrietà la ricerca sulla sentimentalità di Levi. Il tratto pulito e semplice consente di concentrarsi sulla storia, sui personaggi. Anche il disegno è un aspetto tranquillo che nasconde esplosioni di sensazioni e sentimenti a volte terribili.

… l’idea è di raccontare la storia di come Levi è diventato uno scrittore. […] Chiamiamola una biografia sentimentale, affettiva, emotiva, perché c’è qualcosa nelle parole di Levi che ci fa sentire coinvolti: una specie di delega per le nuove generazioni, per noi che lo abbiamo conosciuto attraverso i suoi libri.

Così riflette l’alter ego fumettistico dell’autore parlando dell’opera, all’interno di essa. E fa riflettere che lo faccia ascoltando i Beatles: Nowhere man. L’uomo di nessun luogo. Eppure la storia si svolge tutta in una città, Torino, e in qualche modo ne segue anche alcuni momenti storici importanti, dai bombardamenti alle Olimpiadi. Quindi il luogo è ben definito.

Scarnera apre con un parallelismo tra il suo ritorno a Torino, dove ha trascorso l’infanzia, e il ritorno di Levi dopo la guerra. Mostra gli stessi luoghi ieri e oggi. Dà una precisa caratterizzazione geografica, con degli schizzi che interpretano in maniera semplice ma meravigliosa i luoghi di Torino e delle sue vicinanze, dalla Mole Antonelliana alla Sacra di San Michele. E ci mostra i luoghi della memoria di Levi: le case, le fabbriche, fino ai lampioni. Quindi forse il nessun luogo non è un luogo fisico…

In un altro punto ci dice: È fin troppo facile pensare di conoscere Primo Levi. Forse perché quasi tutti i suoi libri sono autobiografici. […]  Ma in realtà quella che conosciamo noi è soltanto l’immagine pubblica di Levi.

Così, scandendo la storia con le copertine dei libri, percorrendo la vita di Primo Levi come scrittore, prova a raccontare anche il Primo Levi privato, per quello che può. Utilizza le foto, le «ricopia». In queste immagini c’è la quotidianità, la fabbrica, la vita privata. E ci investe dell’angoscia privata di Levi, quella che dopo un solo anno dal ritorno da Auschwitz lo ha portato a scrivere della sua esperienza con una lucidità impensabile.

Lalevi_d stessa angoscia e lucidità che per tutta la vita lo hanno segnato, fino alla fine.

La stessa angoscia e lucidità che permeano quest’opera.

Da una parte un racconto difficile. Per quanto infatti si provi a concentrare sulla storia dello scrittore, il lager torna sempre. E quando irrompe troppo potente, cambia anche la veste grafica, il tratto, il modo stesso di disegnare. E prende i prestito i dipinti di Zoran Music.

Dall’altra la chiarezza della descrizione. La lucidità sempre presente nelle parole di Primo Levi, nelle sue citazioni, nella sua vita. Ma anche nel racconto di Scarnera, che guarda, con intento didascalico e storico, un uomo che sarebbe facile invece guardare con compassione. Lo dice esplicitamente: «L’uomo» Levi ci interessa fino a un certo punto, perché noi amiamo lo scrittore.

Eppure non riesce a ignorare «l’uomo» fino in fondo, se è vero che la storia è intrisa di un pathos che non può venire solo dalla storia di un autore. E quel pathos passa dalle pagine e rimane addosso. Anche a chi Levi non lo conosceva.

A tratti viene «silenziato», quando la fantasia di Levi scrittore poliedrico, che dalla ricerca della memoria è arrivato fino alla fantascienza, prende il sopravvento. Ma mai a lungo.

Neppure all’ultimo, quando, dopo aver parlato con molta libertà della morte di Levi, con una breve fotostoria, che ha per didascalia la poesia Delega si ripercorre «velocemente ma senza fretta» una figura complessa e poliedrica, troppo spesso relegata al ruolo di sopravvissuto.

In realtà, come dice Scarnera anche nella postfazione, dopo averlo dimostrato in tutto il libro, Levi era una figura complessa, che aveva bisogno di raccontare. E questo bisogno ha prodotto così tanto che c’è un centro studi che si occupa dei suoi scritti.

Scarnera ha un grande merito. Di aver trasposto a fumetti una figura che, in questi termini, sarebbe rimasta nella ristretta cerchia degli studiosi. Ci ha dato così l’occasione di conoscere meglio un uomo che in realtà per molti di noi è solo un nome sulla copertina di un libro.

Una stella tranquilla ha vinto il Premio Rivelazione al Festival di Angoulême 2016.

Andrea Cittadini Bellini

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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