Settimana Raffaello – Breve storia del fumetto nella pittura italiana

Anno Domini MMXX: nel cinquecentesimo anniversario della morte di Raffaello Sanzio, Dimensione Fumetto dedica una settimana al massimo artista urbinate, la cui influenza nella storia dell’arte occidentale è cosi forte ed estesa da essere arrivata fino al fumetto contemporaneo.

In questo primo articolo: un breve excursus sul legame fortissimo che lega da milleni la grande arte italiana e il fumetto, dai tempi degli antichi romani fino a Raffaello.


A quanto pare i fumetti sono nati in Italia. Meglio ancora: a quanto pare i fumetti sono nati in Italia, sia nel senso concettuale di “arte sequenziale” o “letteratura disegnata”, come viene definito da alcuni dei suoi più alti interpreti, sia nel senso teorico di immagini giustapposte in una deliberata sequenza, sia  anche nel senso pratico di immagini riquadrate abbinate a parole con le battute abbinate ai personaggi, ovvero le vignette coi balloon.

 

Protofumetti

Posto che è generalmente riconosciuto lo statunitense Yellow Kid di R.F. Outcault come primo “fumetto” in senso contemporaneo, ovvero come prima opera in cui si appongono sulle immagini i dialoghi contenuti all’interno di aree appositamente dedicate e provenienti dai personaggi come fosse fumo che esce dalle loro bocche, molti studiosi si sono comunque chiesti come e quando è nata l’idea di mettere l’una a fianco all’altra delle immagini per raccontare una storia. La conclusione a cui si arriva spesso è che il fumetto in senso ampio è nato con l’uomo stesso, e che anzi si potrebbe quasi dire che la prima arte figurativa è stata proprio il fumetto: molti esempi di arte ruprestre ad esempio rappresentano proprio un tentativo di narrazione per immagini, anche se non è detto che abbiano effettivamente un senso e un ordine di lettura.

Con il tempo la leggibilità sequenziale delle immagini è diventata sempre più chiara e prioritaria, fino ad arrivare ai primi esempi di proto-fumetto in vari dipinti murali egizi o nel fregio continuo con la processione panateneica del Partenone di Atene. A Roma, la Colonna Traiana dell’inizio del II secolo d.C. rappresenta una evoluzione di tutto ciò, perché il capolavoro di Apollodoro di Damasco racconta per la prima volta non una scena fissa o un evento unico, ma una vera e propria storia lunga, articolata, con molti eventi, personaggi ricorrenti e luoghi diversi.

Calco di una scena della Colonna Traiana.
Calco di una scena tratta dalla Colonna Traiana, uno dei massimi capolavori del genio umano. I suoi 200 metri di narrazione sono avvolti in 23 spire dal basamento in su in modo tale che la storia sia leggibile sia guardando ogni scena girando intorno alla colonna, sia fermandosi davanti a un lato e guardando solo le scene visibili da quel lato.

 

Il miracolo della colonna, il miracolo della vignetta

Il passaggio successivo che documenta in un sol colpo la nascita sia della lingua volgare italiana sia del fumetto si trova nella chiesa di San Clemente al Laterano, sempre a Roma. Scendendo in quella che oggi è la cripta, ma che era la vecchia chiesa sopra cui poi è stata costruita l’attuale, si trovano gli affreschi dell’XI secolo con gli episodi della vita di San Clemente, uno dei quali rappresenta un miracolo molto divertente: il crudele pagano Sisinnio incatena Clemente per portarlo in prigione e giustiziarlo, ma per miracolo al corpo del santo si sostituisce una colonna di marmo e così i poveri carcerieri Gosmario, Albertello e Carboncello si ritrovano a trascinare il pesantissimo blocco.

La scena dipinta è esilarante: Sisinnio dice in italiano volgare ai tre servi «Fili de le pute, traite!», questi rispondono «Albertel, trai!» e «Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!», e la colonna parlante dice loro (in latino) “A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare delle pietre”. Certo, manca il balloon vero e proprio inventato da Outcault, ma per il resto la chiarezza della scena, la narratività e il preciso abbinamento personaggio-battuta sono esattamente quelli di un fumetto, come reso ancora più chiaro dal fatto che la colonna parlante esce dall’edificio rappresentato come uno spazio quadrangolare definito: una vignetta.

Affresco con il miracolo della colonna nella chiesa di San Clemente al Laterano a Roma.
La scena del miracolo della colonna: il primo fumetto della storia.

Durante il Medioevo l’arte della narrazione per immagini diventa sempre più diffusa, con la nascita in luoghi e tempi diversi di numerosi linguaggi visivi innovativi e strettamente imparentati al fumetto, inclusi i codici miniati, le biblia pauperum e altre manifestazioni artistiche. Il caso dell’arazzo di Bayeux è molto noto ed è certamente arte sequenziale, ma la sua effettiva leggibilità è opinabile poiché le scene fluiscono le une nelle altre e non sempre si capisce quando finisce una e inizia l’altra.

 

Racconti per immagini

È di nuovo in Italia che la narrazione per immagini assume un senso e un ordine logico. Le storie della vita di San Francesco furono affrescate nella basilica superiore di San Francesco ad Assisi alla fine del XIII secolo da un gran numero di artisti probabilmente guidati da Giotto, il quale inventò quello che oggi viene chiamato “ciclo”, cioè la narrazione unitaria e omogenea di una certa storia dall’inizio alla fine, diversamente dalla tradizione precedente in cui chiese e palazzi erano spesso decorati in stili diversi da mani diverse in modi diversi.

Per raccontare la vita del santo, Giotto divise lo spazio a disposizione in 28 rettangoli uguali ben distinti e contenenti episodi successivi, in cui Francesco ha sempre la stessa riconoscibile fisionomia, e anche se non ci sono le parole è tutto perfettamente comprensibile: una storia divisa in riquadri, arte sequenziale, letteratura disegnata.

Affreschi di Giotto con le storie di San Francesco nella basilica superiore di Assisi.
San Francesco vede gente e fa cose.

L’invenzione di Giotto fu così geniale da aver dato il via di fatto all’intera produzione della pittura muraria rinascimentale, con opere come le Storie di San Pietro nella Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze o le Storie della Vera Croce nella chiesa di San Francesco ad Arezzo. L’idea si trasferì anche ai dipinti su tavola: fra i molti esempi, la predella col Miracolo dell’ostia profanata di Paolo Uccello, un pittore già molto uso ai cicli pittorici, presenta una storia unica con una esplicita scansione in vignette divise da una fascia intermedia che nel linguaggio fumettistico si chiama closure.

Due scene dal "Miracolo dell'ostia profanata" di Paolo Uccello.
Le vignette della predella di Paolo Uccello sono divise da una closure, in questo caso non una striscia bianca come nel fumetto contemporaneo, bensì una colonna mistilinea rossa, colore che domina l’intera opera. Prima scena: una donna cristiana vende per soldi un’ostia consacrata a un usuraio ebreo. Seconda scena: l’ostia viene messa a cuocere nel camino, ma trasuda sangue che scorre sulle fughe delle piastrelle, esce fuori casa e attira una folla inferocita. Finirà malissimo sia per la donna cristiana sia per la famiglia ebrea. Le sei vignette presentano unità di spazio, dato che in realtà la predella è un’unica lunga immagine panoramica: la stanza nella prima vignetta e quella nella seconda sono adiacenti (la porta è la stessa), e il panorama che inizia nella seconda vignetta continua sullo sfondo di tutte le altre quattro.

Nel frattempo però altri pittori avevano ripreso l’antico modello della vignetta unica, usandola per scene singole o multiple. Sono celeberrimi i casi dell’Annunciazione di Simone Martini, a scena singola, in cui si usano le parole scritte che escono dalla bocca dell’angelo in direzione delle orecchie di Maria, e dell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, a scena multipla, in cui si racconta una storia lunga con personaggi ricorrenti rappresentati più volte: i Re Magi si vedono piccolissimi in alto a sinistra ammirare la stella cometa, poi un po’ più grandi a cavallo arrivare a Gerusalemme, poi ancora piccolini in corteo in alto a destra e infine grandi in primo piano, narrando un’unica storia con unità di spazio (il paesaggio è unico).

 

L’arrivo di Raffaello

Col progressivo abbandono durante il XV secolo dei polittici a favore delle grandi pale, il modello a vignetta unica a scena singola finisce per prevalere su quello a scene. È proprio in questo filone che si inserisce Raffaello Sanzio, la cui assoluta, radicale, incomparabile influenza nella storia dell’arte non è mai venuta meno negli scorsi 500 anni, dalla sua morte nel 1520 fino alla più recente contemporaneità. Benché il soggetto più celebre e di gran lunga più numeroso della produzione dell’urbinate sia quello della Madonna col Bambino, durante la sua non lunga carriera Raffaello ha affrontato anche opere a contenuto narrativo, in alcune delle quali ha sfruttato in maniera assolutamente innovativa e funzionale il linguaggio del fumetto, impiegandolo in vignette uniche sia a scena singola sia a scena multipla.

Il primo caso è rappresentato da un’opera considerata di profonda rottura non solo per la carriera di Raffaello, ma per la storia dell’arte occidentale in generale: la cosiddetta Deposizione, tavola centrale della Pala Baglioni dipinta nel 1507 per una chiesa perugina e le cui parti sono oggi disperse in tre musei. Raffaello venne incaricato di dipingere su commissione un soggetto assolutamente standard, ovvero il compianto sul Cristo morto, ma la tradizionale idea iniziale di un gruppo di persone ferme e sedute che piangono sul defunto evolve man mano negli schizzi preparatori in qualcosa di assolutamente nuovo: una immagine in movimento che non racconti una scena, ma quattro, e in questo modo racconti una storia.

La sfida di Raffaello fu di non usare le vecchie tecniche come la ripetizione dei personaggi, ma di costruire una immagine sola che mostri contemporaneamente le quattro scene: la deposizione di Gesù dalla croce, il trasporto, il compianto e la deposizione nel sepolcro. Raffaello vinse la sfida: su una tavola pressoché quadrata dispose persone e cose per creare un moto circolare antiorario, formando una U che parte in alto a destra con il Golgota e le croci da cui sono appena stati staccati i tre morti, prosegue verso il basso col gruppo della Vergine e delle pie donne che la sostengono mentre sviene, continua ancora verso sinistra col gruppo dei trasportatori di Gesù verso cui si getta una Maddalena in lacrime, e poi sale fino alla zona in alto a sinistra dove si vede il sepolcro verso cui si stanno dirigendo i personaggi.

Analisi compositiva della tavola centrale della "Pala Baglioni" di Raffaello Sanzio.
La composizione dell’opera è al contempo molto rigorosa e molto fluida. La composizione rigorosa segue un doppio schema circolare e cruciforme (entrambi principi geometrici ordinatori e metafore del divino) in cui cose e persone sono disposte a dare un senso di circolarità centrato nella robusta presa della mano sinistra del portatore giovane al lenzuolo dove giace Gesù. Nella composizione fluida invece ogni oggetto è rappresentato nel posto e nel modo perfetto per guidare l’occhio dell’osservatore, ogni personaggio è in posa esatta per accompagnare la narrazione. Esattamente come in un fumetto, il portatore giovane in primo piano è girato verso sinistra per indicare la lettura dell’immagine, mentre il portatore adulto ha il volto sulla stessa traiettoria di quella di Gesù così da forzare lo sguardo a salire verso l’alto.

Senza usare una sola parola, Raffaello riesce a racchiudere una storia intera in una vignetta unica.

L’artista riuscirà a superarsi qualche anno dopo, quando verso il 1514 dipinse a Roma, nella seconda delle stanze dell’appartamento di papa Giulio II, quattro scene di miracoli tutti molto fumettistici, uno dei quali è letteralmente un racconto d’avventura mistico (o magico, a seconda della sensibilità religiosa dello spettatore): la Liberazione di San Pietro, incatenato in carcere da Erode e liberato nottetempo da un angelo che fa addormentare le guardie carcerarie. Raffaello sfruttò la forma irregolare su cui dovette lavorare, ovvero una grande lunetta con in mezzo una finestra a formare una specie di C verso il basso, per costruire di nuovo una narrazione a vignetta unica, ma stavolta a scena multipla.

Per prima cosa Raffaello sfruttò a suo vantaggio la forma della lunetta tripartendola in maniera illusionistica: la parte centrale sopra la finestra rappresenta l’interno del carcere, che due mura possenti dividono dalle parti curve a destra e sinistra dove invece ci sono le scalinate d’accesso. Come nel Miracolo dell’ostia profanata di Paolo Uccello anche qui c’è unita di spazio, ma stavolta per la closure non si utilizza un elemento estraneo alla narrazione come le colonnine, ma bensì le mura del carcere, cioè la stessa scenografia della narrazione, proprio come fosse un’unica grande scenografia teatrale.

Analisi compositiva della "Liberazione di San Pietro" di Raffaello Sanzio.
La narrazione ha due possibili direzioni di lettura, entrambe perfettamente logiche e suggerite da gesti e pose dei personaggi. La prima lettura è lineare e parte da sinistra: è l’alba e ① una guardia arriva con la torcia a prelevare il prigioniero, ma trova i suoi compagni addormentati e irato indica loro la parte in mezzo, dove dietro a una enorme, scenografica grata in forte controluce ② un angelo sfolgorante sta liberando Pietro dalle catene, per poi uscire ③ con lui nella terza parte mano nella mano sulla scalinata ingombra di guardie addormentate. La seconda lettura è circolare e se possibile ancora più affascinante, perché richiede l’intervento dello spettatore: si parte dalla scena in mezzo, dove tutti dormono meno ② l’angelo, e mentre ③ la coppia esce a destra in tutta tranquillità fra le guardie assopite, ecco che a sinistra arriva ① una guardia che prova a svegliare i suoi colleghi, ma è troppo tardi, è l’alba e ② la cella indicata dalla guardia è immaginata ormai vuota dallo spettatore.

Raffaello arrivò qui anche oltre il fumetto, perché nel realizzare una tripla scena miracolosa e concitata, fra luci e ombre e sussurri e grida, arriva a suggerire allo spettatore anche i possibili movimenti e suoni dei personaggi, in una sorta di prefigurazione cinematografica.

 

Raffaello dai muri alle pagine

Per quanto possa risultare una lettura poco ortodossa, Raffaello Sanzio è stato quindi in qualche maniera anche un autore di meravigliosi fumetti, e i fumetti si sono interessati a lui: per esempio, tralasciando le tartarughe ninja, gli omaggi risqué di Milo Manara e i numerosi fumetti che trattano di arte e artisti in generale, su queste pagine abbiamo già parlato qualche tempo fa della biografia romanzata di Alessandro Bacchetta, autore che abita in quella stessa Città di Castello dove anche Raffaello passò una importante parte della sua vita.

Per omaggiare questo grande fumettista inconsapevole, Dimensione Fumetto gli dedica tutta una settimana di recensioni, approfondimenti e interviste che lo riguardano molto da vicino, per dimostrare quanto, a 500 anni da quel fatidico 1520, l’arte di Raffaelo è oggi più viva che mai.


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Mario Pasqualini

Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello e probabilmente morirò anche 500 anni dopo Raffaello (ma non credo nello stesso modo).

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