Settimana Canicola Bambini – Gli autori: Cristina Portolano, Marino Neri, Kalina Muhova, Martina Sarritzu

Dimensione Fumetto in collaborazione con Canicola presenta la seconda Settimana Canicola Bambini: un vasto approfondimento sugli ideatori, gli autori e le opere della collana intitolata a Dino Buzzati che l’editore bolognese dedica ai suoi giovani lettori. Gli articoli della prima Settimana Canicola Bambini sono disponibili cliccando qui.

Dopo aver recensito i volumi Io sono Mare, Nuno salva la Luna, Diana sottosopra e Vacanze in scatola, in questo quinto e ultimo articolo DF intervista gli autori dei quattro volumi chiedendo loro una immagine, un testo di presentazione e tre domande sul loro lavoro.

DF desidera ringraziare gli autori e la casa editrice per la loro grande disponibilità.


Cristina Portolano

Illustrazione di Cristina Portolano.
Un’illustrazione di Cristina Portolano per il suo progetto Professione Fumettista.

Cristina Portolano è nata a Napoli nel 1986. Dopo il Liceo Artistico SS. Apostoli, si trasferisce a Bologna per studiare all’Accademia di Belle Arti e lì resta. I suoi libri a fumetti sono Quasi signorina (Topipittori, 2016), ristampato in Italia e tradotto in Inglese per la casa editrice One Percent Press, Non so chi sei (Rizzoli Lizard, 2017) nato sulla piattaforma Patreon e tradotto in Spagna dalla casa editrice Ponent Mon e in Francia per edizioni Rackham, Io sono Mare (Canicola, 2018) tradotto in spagnolo, e Francis Bacon – La violenza di una rosa (Centauria, 2019) pubblicato in Italia e in Francia da Editions du Chêne. Ha pubblicato disegni e illustrazioni su entrambi i volumi Storie della buonanotte per bambine ribelli editi in Italia da Mondadori e tradotti in tutto il mondo, e altre illustrazioni e fumetti per Feltrinelli Comics, Loescher, Il Messaggero, linus, Edizioni EL, ARTribune, Il Sole 24 ORE, La Lettura del Corriere della Sera, Lo straniero, Illustratore Italiano, Hamelin, Soccer Illustrated e vari collettivi di autoproduzione. Attualmente collabora con il portale Freeda e Internazionale Kids. Insegna illustrazione allo IAAD di Bologna.

(Cristina Portolano)

Intervista a cura di Andrea Cittadini Bellini.

Partiamo dall’opera che abbiamo recensito: Io sono mare. Cosa ti ha ispirato e perché il fumetto è «per bambini e bambine»?

Per questa storia mi hanno ispirata a molte storie simili. Storie di amicizie interspecie e di ricerca del sé. Ce ne sono davvero tante, ma se dovessi dire quelle che più mi hanno colpita sono alcuni film Disney come Lilo & Stitch e Big Hero 6, insieme ad alcune storie come Extraterrestre alla pari di Bianca Pitzorno.

Principalmente Io sono Mare è un fumetto sia per bambini sia per bambine perché non mi piacciono molto i libri per un solo “target”. Certo esistono e hanno una loro ragion d’essere, ma io preferisco che i miei libri non vengano percepiti solo per un gruppo di persone, ma per tutti e tutte. Vorrei infatti uscire da una logica che porta, purtroppo ancora molti, a considerare i fumetti e le storie scritte da donne per donne, o comunque per un target femminile, mentre le storie e i fumetti scritti dagli uomini per tutti. Anche questa è una discriminazione di genere e un bias cognitivo il cui risultato è che le autrici vendono meno dei colleghi maschi a parità di qualità.

Il tuo stile a chi si ispira? Quali sono stati e quali sono gli autori che ti colpiscono? Come fai a “integrare” degli aspetti nuovi che ti piacciono con il tuo stile?

Il mio stile non si ispira a nessuno e nessuna in particolare. All’inizio del mio percorso naturalmente copiavo di più le persone a cui speravo di somigliare, ma col tempo ho capito che non mi serviva quello per diventare brava, ma che dovevo lavorare su me stessa e non ascoltare molto le voci e i giudizi esterni. Certo, ho guardato e continuo a confrontarmi con tantissime autrici e autori che mi piacciono, ma lo stile è una cosa che viene con il tempo. Viene con la reiterazione della cosa che ti piace di più fare che è raccontare e disegnare. Via via si trovano soluzioni grafiche sempre nuove e che si adattano narrativamente a ciò che voglio raccontare. Non è facile dire “Ah beh ho integrato questo e quest’altro nel mio stile e dunque ora sono così”, è una follia. Non si integra niente, ma è attraverso un proprio processo di crescita e consapevolezza che si arriva a delle soluzioni grafiche e narrative piuttosto che ad altre. Non esiste una ricetta magica: è solo l’esperienza, attraverso il fallimento, che porta alla crescita e quindi allo “stile”, come lo chiami tu.

Quali altri argomenti stai progettando di trattare, e con quale forma grafica, visto che nella tua presentazione scrivi che «sono convinta che l’illustrazione, il fumetto e la grafica siano in dialogo costante e facciano parte di uno stesso universo teso alla creazione di significanti»?

Progetto molte cose contemporaneamente, quindi posso solo dirti in linea di massima qualche argomento di cui mi piacerebbe raccontare, come per esempio l’amicizia tra ragazze, sviscerare gli anni ’90 e 2000, un certo tipo di anticonformismo conformista, i conflitti generazionali, e farlo nella forma grafica che mi caratterizza di più. Sono un’autrice, dunque per me è l’insieme della forma e del contenuto che dà il senso alla storia, e non posso prevedere niente fin da ora. Come mi fai notare, e io stessa scrivo nella presentazione sul mio sito, il fumetto, la grafica e l’illustrazione sono in dialogo, non le concepisco come cose separate. Tutto questo insieme crea “il significante”, che è la forma che rinvia a un contenuto. Questo insegno anche nei miei webinar e suggerisco alle persone a cui mi capita di fare delle consulenze professionali (prenotabili previo invio di portfolio sul mio sito). Nel mondo del fumetto italiano spesso è carente la cura alla grafica. Ci deve essere un’attenzione, oltre che al disegnare bene e raccontare ancora meglio, a come si presentano questi contenuti. Il contenitore influenza in percentuale il contenuto. Infatti sono molto soddisfatta di come viene curato anche quest’aspetto dalla casa editrice Canicola per cui ho disegnato Io sono Mare. Per me è proprio un approccio multidisciplinare non solo al lavoro, ma anche alla vita, e quando trovo persone con cui condividere questa visione sono proprio contenta!


Marino Neri

Illustrazione di Marino Neri.
Disegno a matita di Marino Neri, pubblicato qui su DF in esclusiva su concessione dell’autore.

Ascoltami, prendi per esempio il Fiore di Materia Oscura… Se non andassimo a trovarlo tutti i giorni diventerebbe trieste e si trasformerebbe in un gigantesco buco nero… pronto a inghiottire tutto…

(Marino Neri – Nuno salva la Luna)

Intervista a cura di Mario Pasqualini.

Nuno è un bambino solo: è capitato anche a te di sperimentare dei periodi di solitudine quando eri piccolo, che magari hai un po’ riversato come esperienza autobiografica nel protagonista, o hai usato il tema della solutudine per raccontare una fase della crescita del bambino?

Penso che tutti i bambini sperimentino periodi di solitudine. La solitudine naturalmente se non è sofferta o costretta può essere un’occasione. Intanto perché per un bambino essere libero dagli sguardi dei genitori è spesso una cosa salutare e poi nella solitudine, o meglio nello star soli, l’immaginazione galoppa. Io penso di essere diventato disegnatore anche grazie a lunghi periodi passati da solo, o meglio in compagnia di un foglio bianco e una matita. Forse, anche per questo motivo, c’è un po’ di esperienza autobiografica in Nuno. A ogni modo mi piaceva l’idea di calare il mio protagonista in un’atmosfera lunare, tra le rocce e i deserti, in un ambiente spoglio come appunto è la Luna.

Poi è vero: inizialmente Nuno sente di essere solo e annoiato, ma solo perché non ha scoperto, o meglio non crede, alle potenzialità che nasconde il nostro satellite naturale. In un certo senso non crede alle potenzialità che nasconde la solitudine, non riesce a dialogare con le creature bizzarre che abitano la Luna, ma solo perché per farlo occorre avere una particolare sensibilità.

In un certo senso Nuno salva la Luna è una storia che ci dice che la solitudine spesso non è una vera solitudine, ma solo mancanza di attenzione e cura.

Si dice sempre che i bambini sono felici e spensierati, ma probabilmente non è proprio vero: hanno anche loro delle problemi e responsabilità che li fanno preoccupare, come accade a Nuno, solo che sono proprozionati alla loro età e quindi a noi adulti appaiono ridicoli. Credi che però i bambini di ieri fossero effettivamente più spensierati rispetto a quelli di oggi, che dovranno affrontare problemi ciclopici (come la crisi ecologica, di cui non ho potuto non vedere una metafora nel fiore che necessita cure)?

Non saprei dire se i bambini di ieri fossero più o meno spensierati di quelli di oggi. Dal nostro punto di vista “occidentale” di sicuro, oggi, ci sono più comodità e servizi. Forse anche un’eccessiva attenzione nei confronti dell’infanzia, attenzione che nasconde le angosce degli adulti, più che i reali bisogni dei bambini.

Di certo il concetto di “futuro” è cambiato molto e le nuove generazioni dovranno avere più coscienza verso le cose di questo mondo. Però non la vedo come una cosa negativa. In fondo con Nuno ho voluto dire anche questo: nel personaggio del fiore di materia oscura si nasconde una grande potenzialità, ma anche una grande minaccia. Il compito di Nuno è imparare a relazionarsi con queste cose. Forse proprio come devono fare gli abitanti del nostro pianeta nei confronti di una crisi ecologica che coinvolge tutti e tutto.

In fondo penso che i bambini abbiano bisogno di storie che raccontino prese di responsabilità, protagonisti che si mettono in gioco. Credo anche che i bambini siano pronti e abbiano il coraggio di affrontare problemi di questa portata. La vera domanda è: noi adulti siamo pronti a farlo?

L’uso pervasivo del nero caratterizza tutti i tuoi lavori. Forse è solo una mia impressione come lettore, ma gli attribuisci un valore in qualche modo contenutistico e comunicativo oltre che formale?

Un disegnatore di fumetti, in cui tutto (anche il tempo e il suono) diventa immagine, sa che forma e contenuto sono spesso la stessa cosa. Il nero mi aiuta a costruire a livello compositivo la tavola, può creare un ritmo, aiuta a far uscire di più le luci, a descrivere la profondità e dare atmosfera.


Kalina Muhova

Illustrazione di Kalina Muhova.
Prova-colore per Diana sottosopra di Kalina Muhova, pubblicata qui su DF in esclusiva su concessione dell’autrice.

Kalina Muhova è un’illustratrice e fumettista nata nel 1993 a Sofia in Bulgaria. Dal 2013 vive e lavora a Bologna dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti e co-fondato il collettivo di autoproduzione Brace. Con Marco Nucci realizza Sofia dell’oceano (Tunué, 2018) che viene nominato per il Gran Guinigi al miglior fumetto dell’anno a Lucca Comics & Games, e al Treviso Comic Book Festival 2018 espone le tavole originali del libro inaugurando la sua prima mostra personale. Nello stesso anno vince il premio Bartoli all’ARF! Festival come migliore promessa del fumetto italiano e viene selezionata per la mostra degli llustratori della Bologna Children’s Book Fair. Dopo Il balcone (Tunué, 2020, The Balcony, Tochitza, 2018), un silent book ispirato alla poesia di Atanas Dalchev, pubblica Diana sottosopra, la sua prima graphic novel da autrice unica (Canicola, 2019) e riceve una menzione speciale nella categoria BRAW Comics – Early Readers della Bologna Children’s Book Fair. Le tavole di questo libro sono state oggetto di una mostra personale al MAMbo curata dall’associazione culturale Canicola e dal dipartimento educativo del museo, in collaborazione con U.O. Pari opportunità, Tutela delle differenze, Contrasto alla violenza di genere del Comune di Bologna, nell’ambito del BilBOlbul 2019. L’anno successivo realizza le illustrazioni ricamate per Ivan lo scemo (List, 2020), fiaba scritta da Lev Tolstòj nel 1885. Nel gennaio 2020 autoproduce la fanzine a fumetti Scusa e un anno dopo pubblica la ristampa insieme alla prima edizione di Grazie (Rulez, 2021). Collabora come illustratrice con case editrici italiane e internazionali.

(Kalina Muhova)

Intervista a cura di Pamela Marinucci.

Com’è nata la tua collaborazione con Canicola?

Conoscevo già la collana per bambini di Canicola e mi piaceva parecchio, quindi quando mi hanno proposto di fare un libro per loro, ero molto entusiasta e ho accettato subito.

L’opera Diana sottosopra, illustrata usando colori vivaci, si distingue dalle tue precedenti opere, realizzate interamente a matita. Due stili molto diversi che suscitano emozioni diverse. Quale dei due ti rappresenta di più e perché?

Credo che lo stile è quella cosa che non si può togliere dall’artista, qualsiasi tecnica o mezzo l’artista usa. Non credo che il libro sia molto diverso dai miei lavori precedenti, a parte il fatto che sia stato colorato.

Per quanto riguarda cosa mi rappresenta di più, faccio fatica a rispondere perché non sento che mi rappresenti più nessuno dei lavori che ho già fatto e sono sempre in cerca di nuovi modi di esprimermi.

Raccontaci della tua prima esperienza come autrice unica. Come l’hai vissuta?

Un mix di fatica e divertimento. Questa esperienza mi è servita tantissimo, perchè mi ha dato fiducia nel mio lavoro e mi ha spinto a impegnarmi in altri progetti più personali.


Martina Sarritzu

Illustrazioni di Martina Sarritzu e Tuono Pettinato.
Disegno a matita di Martina Sarritzu della copertina della copertina di Vacanze in scatola e la relativa caricatura che ne ha fatto Tuono Pettinato, pubblicati qui su DF in esclusiva su concessione dell’autrice.

Un giorno perfetto avevo ascoltato una cassetta di Battiato e tutto era perfetto, tornavo dall’oratorio a casa e sui muri c’erano le ombre e dentro le ombre si nascondevano le lucertole esattamente come tutti gli altri giorni le lucertole fanno e anche loro sembrava che avevano ascoltato la stessa cassetta di Battiato, si muovevano lentissime con insolita grazia si fermavano. Sulla strada per tornare a casa mi venivano in mente le parole di quella cassetta di Battiato e dentro di me c’era un languore e dappertutto c’era languore come quello che quel pomeriggio c’era dentro di me. Anche nelle macchine parcheggiate male e in quelle parcheggiate bene cresceva una cosa che non conosco e restava. Poi con i miei genitori siamo andati a mangiare la pizza in un ristorante che c’è vicino a Como. Durante il viaggio guardavo al finestrino le case che passavano lontane, erano tranquille, le avevano costruite e rimanevano con le ombre i bambini i signori che entravano dalla porte e uscivano e i motorini sulla strada come in un quadro dipinto da una bambina perché quella è stata la giornata più bella della mia vita, la pizza era buona è stato il giorno più bello della mia vita.

(Aldo Nove – La più grande balena morta della Lombardia)

Intervista a cura di Andrea Cozzoni.

Qual è il viaggio in macchina più strano che ti è capitato di fare?

Il più strano non saprei nemmeno come raccontarlo. Però mi ricordo in particolare di un viaggio interminabile fatto quando avevo la stessa età di Nuvolario. Mio padre è sardo e per andare a trovare i nonni avevamo preso il traghetto da Livorno a Golfo Aranci, poi con la macchina da Golfo Aranci giù fino a Cagliari. A merenda avevo mangiato mezzo melone, solo che soffro il mal d’auto e verso sera mi sono vomitata tutto addosso: ho questa immagine del rigurgito che aveva lo stesso colore aranciato del cielo in quel momento e dell’odore aspro mischiato a quello aromatico della macchia mediterranea. Nonostante vomitare fosse il mio incubo peggiore, per un momento mi era sembrato tutto incredibilmente bello.

Quali sono i tre punti di riferimento nel mondo dell’arte (cinema, musica, fumetto o altro) a cui pensi quando ti devi ispirare per un nuovo libro?

Variano totalmente da un lavoro all’altro. Come costante ho Alice Munro: la rileggo sempre prima di scrivere, ma mi fido delle dritte.

Mentre disegnavo Vacanze in scatola ho guardato tanto Tomi Ungerer, per quanto riguarda il disegno e il tipo di umorismo. Poi mi sono goduta i preziosi consigli cinematografici di Tuono, primo fra tutti L’ingorgo di Comencini.

Durante la lavorazione ho ascoltato gli audiolibri di Rodari, e quando li ho finiti sono passata ad altri generi: completando l’ultima tavola ad esempio avevo in sottofondo Febbre di Jonathan Bazzi.

Quando ti approcci a un libro per bambini invece che per adulti, il tuo modo di lavorare cambia? Se sì, in che cosa?

Mi colpisce molto la liricità delle cose schifose, banali o tristi (vedi il ricordo del mio viaggio in macchina), l’ambivalente bellezza che può avere ciò che è solitamente considerato inopportuno o inutile. Le partenze per le vacanze sono piene di immagini di questo genere.

Un’altra cosa che mi ha sempre interessata sin da piccola è il corpo umano, i suoi bozzi, la femminilità. Quando lavoro per l’infanzia tolgo la componente sensuale, anche se c’è un richiamo, per esempio nella sirena della macchina della polizia in Vacanze in scatola: le bambine e i bambini si entusiasmano sempre quando la vedono, perché è gigante e formosa. Anche io ero (e sono) così e cerco di reinscenare quello che mi affascinava.

Devo dire che, crescendo, le cose che mi piacciono sono rimaste più o meno invariate, quindi il mio modo di lavorare non cambia drasticamente: ovviamente nella narrazione per adulti calco di più sulle dinamiche tra i personaggi.

[ Io sono MareNuno salva la LunaDiana sottosopraVacanze in scatolaGli autori ]

Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello, ma non sono morto 500 anni dopo di lui solo perché sto aspettando che torni la cometa di Halley.

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