Science, Bitch! di Pierz, una recensione (alla fine non troppo) delusa

Scienza e fumetto rappresentano, insieme, un campo che esploro da tempo, soprattutto cercando buon materiale per la divulgazione.

Il fumetto offre alla scienza diversi approcci, dalla biografia degli scienziati alle spiegazioni vere e proprie, di cui abbiamo più volte parlato su queste pagine.

Non avevo trovato finora un fumetto che parlasse della divulgazione e del rapporto della scienza con il dogmatismo.

E non conoscevo Pierz. Lo so, risulta quasi una bestemmia (mai parola fu più adatta…). Ma il mondo del fumetto è vasto, e non è detto che si conosca o che ci piaccia tutto.

Avevo letto la storia che Davide la Rosa ha dedicato a Paco Lanciano, così mi sono lanciato, ho comprato, letto, cercato informazioni e mi sono imbattuto in questo breve (un centinaio di pagine) e piccolo (formato A5) volume uscito nell’ottobre 2016, in cui Davide La Rosa ha scritto e disegnato la prefazione.

E l’impatto iniziale non è stato dei migliori… Che bisogno ha un fumettista di scrivere “Sbattezzato” sul suo curriculum? E poi che vuol dire «Quando un uomo con la Bibbia incontra un uomo con le scienze, quello con la Bibbia è un uomo tonto».

Sono uno scienziato, almeno di estrazione, continuo a coltivare la buona scienza e a fare divulgazione quando mi capita, ogni tanto provo anche a fare un po’ di scienza, leggo fumetti di tutti i generi (amo Hellboy, il fantasy, e anche l’ironia) e, ahimè, (cosa che sembrerebbe impossibile secondo l’apparente logica del fumettista mio corregionale) non disprezzo altre visioni della vita.

Così, sinceramente, ho avuto un po’ di pregiudizio nella lettura.

Che ci siano degli ottusi antiscienziati è per me esperienza quotidiana, e anche da cattolico dichiarato ci combatto; che ci sia una percentuale non trascurabile di scienziati che condividono visioni antiscientifiche è altrettanto vero. Semplicemente separano i due campi: come è fatto il mondo è lavoro della scienza, chiedersi il perché e il senso delle cose, va oltre i suoi compiti (già Aristotele che pure non è altrettanto maltrattato, la chiamava metafisica).

Inoltre (e qui ammetto la mia scarsa apertura mentale, non ce la faccio a seguire anche le serie TV…) solo leggendo il fumetto e cercando (scientificamente) informazioni per parlarne, ho scoperto che il titolo è una citazione di Breaking Bad, serie TV pluripremiata e molto apprezzata, in cui la scienza (in particolare la chimica) la fa da padrone.

Devo dire però che, superato lo scoglio iniziale, e tolte le assolutizzazioni per cui non tutti i cristiani sono creazionisti e pensano che i fossili siano opera del Demonio, che non tutti i musulmani credono alla terra piatta (è vero, una studentessa tunisina ha provato anche a scriverci una tesi, ma per fortuna è stata respinta), non tutti i Testimoni di Geova sono cementati su posizioni irragionevoli e del tutto prive di senso, anche biblico (oddio, su questa sono in crisi anch’io…), si trovano battute piuttosto divertenti e la storia ha dei risvolti interessanti.

Anche se l’alter ego disegnato dell’autore (che racconta di aver preso spunto da un pomeriggio effettivamente perso per convincere un Testimone di Geova del fatto che l’evoluzione non fosse una delle possibili teorie che spiegano la presenza delle specie sulla Terra) ogni tanto fa di ogni credenza un fascio, mi trova assolutamente d’accordo con il fatto che “secondo me” non è mai un buon modo di rispondere a chi si oppone alla scienza.

E ha un atteggiamento che oggi, per chi prova a fare divulgazione e a rispondere alle critiche dei vari antivaccinisti, radonisti per la previsione dei terremoti, sta creando un fossato sempre più profondo tra la scienza e la società civile.

E lo usa per accomunare le teorie del complotto con le religioni, anche se a volte questo paragone risulta ingeneroso per queste ultime. Sono tutti, indistintamente, creduloni.

Alla fine, con un colpo di coda che mi ha decisamente stupito, si trasforma in un vero e proprio sacerdote della scienza, mostrando il rischio che la scienza corre, nella sua esposizione al pubblico, proprio in questi tempi. Cioè di cadere nello stesso dogmatismo di cui accusa i suoi presunti nemici.

Per evitare ciò, e allontanare il pubblico dalla scienza, è sul metodo che, secondo me, occorre tener duro…

La storia stessa, inoltre, in qualche modo alla fine ammorbidisce il cinismo antireligioso che ha trasudato per più di settanta pagine, e con quella che mi è parsa profonda autoironia sembra far trapelare il dubbio che oltre ci sia davvero qualcosa (forse la lettura di qualche aforisma di Blaise Pascal può aiutare…).

Alla fine Pierz ha aggiunto una serie di battute e vignette, in parte collegate con il main dish del libro, come la storia di Fedug e Scettug, in parte no, e riprese, in varie versioni, sul blog dell’autore. Anche queste (e il blog) hanno uno sfondo antireligioso più o meno spinto che non sempre risulta solo ironico, a volte secondo me travalica i confini del buon gusto.

Dal punto di vista grafico, a lungo non ho particolarmente amato i fumetti disegnati male, ma devo dire che, a forza di incontrarli, mi rendo sempre più conto che ci vuole grande tecnica. Anzi, per fare un paragone con la scienza, gli autori dei fumetti disegnati male fanno il paio con i grandi didatti e divulgatori: rendono apparentemente semplice un percorso che altrimenti è complesso e riservato agli addetti ai lavori, riescono a farti concentrare sulla parte che vogliono, utilizzando le altre parti come piacevole accessorio.

Ti fanno sentire quasi in grado di disegnarli, ma ti rendi conto che sono difficili esattamente come i fumetti disegnati bene, ma sono sicuramente i più adatti per delle trame che sono tra la cronaca e l’autobiografia, con continue puntate nell’ironia. Magari con disegni più realistici e impegnativi, invece di cogliere le ironie e le battute della trama, la lettura sarebbe stata troppo lenta per il giusto ritmo del volume.

Così dopo un iniziale senso di fastidio quasi fisico legato a quella che mi sembrava una distanza insormontabile con il mio pensiero, ho letto e riletto il volume, trovando le (numerose) cose buone in questo lavoro, che forse non avrebbe avuto lo stesso impatto (come d’altra parte il blog) senza le battute anticlericali (qualche volta al limite della blasfemia).

Mi viene da pensare che in fondo la critica sia nei confronti delle degenerazioni (come la vignetta di Jenus dopo l’attacco a Charlie Hebdo) e che ci sia spazio per tutte le forme di pensiero, purché ci sia un dialogo basato su regole condivise.

E che non ci sia bisogno di offendere in nessun modo le opinioni e credenze altrui per realizzare un buon prodotto.

Science, Bitch! può far discutere e allontanare per alcune battute, ma è certamente ricco di ironia (anche auto), regge benissimo graficamente, e avrebbe potuto portare un contributo ancora più significativo alla discussione sul modo di fare divulgazione senza l’anticlericalismo latente che pure oggi fa tanto figo.

Science, Bitch!
Pierz
Brossurato 15x21cm
112 pagine b/n
Prezzo € 7
ProGlo Edizioni
Ottobre 2016

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