Savonarola, una visione equilibrata

Kleiner Flug nei suoi Prodigi fra le nuvole ci ha abituato a biografie e storie particolari, spesso dedicate a personaggi toscani, visto dove nasce e vive questa ormai bella e solida realtà editoriale.

E toscani spesso sono anche gli autori, più o meno noti, dei volumi. Stavolta troviamo due giovani: ai testi Olga Mazzolini, filosofa fiorentina non ancora trentenne; alla parte grafica Giulio Bilisari, piombinese.

Girolamo Savonarola non era toscano, ma in fondo lo è stato di adozione. Nato a Ferrara, entrò nell’ordine dei Domenicani. Chiamato a Firenze da Lorenzo il Magnifico in persona, ebbe largo seguito in città come predicatore, attirandosi le ire dei potenti, a partire in certa misura dai Medici stessi.

Olga Mazzolini ripercorre tutta la sua vita, utilizzando il punto di vista del predicatore tanto controverso, cominciando dal 10 aprile 1498, quando fu condotto in catene presso il Bargello (oggi adibito a museo), dove venne interrogato e torturato dall’Inquisizione. Tutta l’opera è un lungo flashback, che inizia e finisce durante le torture inflitte a Savonarola, in particolare la sospensione, e poi trova l’epilogo con la morte stessa del predicatore domenicano. In realtà storicamente pare che fu sottoposto a torture più cruente, ma la morte per impiccagione con due compagni, il rogo e la dispersione delle ceneri per evitarne il culto, sono storiograficamente corretti.

Gli autori colgono l’occasione di ripercorrere storicamente i fatti che hanno caratterizzato la seconda metà del XV secolo, in particolare a Firenze: la morte di Lorenzo de’ Medici, prima in qualche modo mecenate, poi osteggiato, infine confortato in fin di vita dal Savonarola; lo scontro con Sisto IV della Rovere; l’elezione al soglio pontificio prima di Innocenzo VIII e poi di Alessandro VI Borgia; il falò delle vanità.

Il tutto guardato da un punto di vista che in realtà non è sempre quello interno di Savonarola. Infatti si alternano visioni apocalittiche di Firenze con immagini della curia romana, mescolando il punto di vista personale con la narrazione storica.

La visione iniziale è di sette profeti, che si identificano anche con i sette doni dello spirito santo e sono i sette con cui Savonarola colloquia in uno dei suoi libri, il De veritate prophetica, e lo sostengono, identificandosi con la verità. E le visioni ogni tanto tornano, annunciate dagli occhi infuocati del profeta (gli stessi che vediamo in copertina).

Il canovaccio principale è costituito dai momenti salienti della vita di Girolamo: la formazione con il nonno medico che lo inizia allo studio di Tommaso d’Aquino, il rapporto altalenante con Lorenzo de’ Medici, lo scontro con la Curia romana e il rifiuto di recarsi dal Papa, le grandi capacità di asceta e predicatore, ma anche socio-economiche, con le elemosine straordinarie e il loro impatto sull’economia fiorentina, i roghi delle vanità e la creazione di alcuni Monti di Pietà, e politiche, basti pensare ai legami con Carlo VIII. Ovviamente intervallati da momenti meno importanti, quotidiani, anche per mostrare in modo semplice il pensiero della piazza fiorentina e della Chiesa romana, che tanta parte ebbero nella storia personale del frate.

E intervallati anche dalle visioni che spingono Savonarola sulla strada della profezia. Una profezia che è per lo più di sventura, di critica contro i costumi corrotti del mondo e della Chiesa (le prime opere di Savonarola di intitolano De ruina mundi e De ruina ecclesiae).

La parte grafica è gotica e a volte deforme, ma altrettanto piena di citazioni: il rogo delle vanità è una citazione di Pedro Berruguete e del suo San Domenico e gli Albigesi, con Gerolamo nelle vesti del fondatore dell’Ordine a cui poi si voterà.

Lo stile grafico ricorda a volte Kelley Jones, con le figure allungate e parossistiche; colpisce l’assenza degli occhi, o meglio il loro oscuramento totale, tranne in rare eccezioni, e quasi sempre senza pupille. Sono rossi quando a Savonarola si accende la profezia, che viene ben rappresentata con apocalittiche visioni, fatte di angeli e di minacciosi messaggi divini, che hanno però per sfondo una riconoscibilissima Firenze; si colorano di colori indefiniti quando alcuni cattivi tirano fuori la loro natura.

Mazzolini e Bilisari riescono a rendere in 44 pagine illustrate una biografia complessa e controversa, tra le più discusse della Storia. Per chi volesse approfondire di Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola sono giunte fino a noi sia le opere religiose, le prediche, in cui trae dalle Sacre Scritture l’etica del cristiano, che le opere sociali e politiche (come il Trattato circa il reggimento e governo della Città di Firenze) in cui i medesimi principi trovano applicazione alla collettività. Ma anche la storiografia è ricca, fin da quella rinascimentale. La figura è complessa, con tanti aspetti che si intersecano, e tanti lati oscuri e grigi.

Un po’ come i colori di quest’opera. In cui però viene resa giustizia a tutti: a Savonarola, che probabilmente era un uomo retto, certamente convinto di essere pro-feta, cioè parlare per conto di Dio. Ma sicuramente utilizzava e professava la sua rettitudine e le sue profezie anche in modo politico, a Firenze ma non solo (sicuramente univa potere e intransigenza, come la mia generazione sa bene dalla lettera che gli scrissero da Frittole Roberto Benigni e Massimo Troisi). Fino a porsi come portavoce ufficiale e riconosciuto anche dal re di Francia della rivolta fiorentina contro i Medici.
Alla Chiesa, che, fatta di uomini, ed essendo struttura di Potere, di uomini spesso corrotti, ma che, senza le ire e le mire di papa Alessandro VI, avrebbe continuato forse ad accettare le profezie e i giudizi di Savonarola. Rendendo possibile una riforma dall’interno, invece della scissione, che accadde poco dopo con Lutero, se solo Firenze non fosse stata così vicino a Roma e a portata di tiro del Papa.
A una Storia che in realtà sembra più casuale che predeterminata: se Savonarola fosse stato appena meno intransigente, se fosse stato in un altro ambiente e non nella bellicosa Firenze medicea, se la prova del fuoco non fosse fallita a causa della pioggia, se…

Un volume da rileggere più volte, cogliendo le sfaccettature sia umane che storiche, trovando piccoli spunti per approfondimenti dottrinali, culturali e sugli accadimenti reali, che possono liberarci da visioni partigiane. I due autori si mantengono in una visione che mi è parsa molto legata ai fatti e alle fonti (con le ovvie riduzioni per rendere la storia pubblicabile e traducibile in un fumetto) e si permette di raccontare una storia intrigante facendo quello che, secondo me, un fumetto di questo tipo deve fare: suscitare interrogativi stimolando il lettore a farsi domande e a cercare risposte convincenti nei fatti accertati, non nelle proprie opinioni.

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