Savior. Una recensione (in)credula

Le parole di McFarlane su Savior, riportate da Antonio Solinas nell’introduzione e prese dalla presentazione che troviamo sul sito ufficiale della Image, pongono alcuni dei grandi problemi dei supereroi. Problemi già affrontati in capisaldi della letteratura fumettistica, come Watchmen o Il ritorno del cavaliere oscuro. O semplicemente posti da alcuni dei grandi eroi della Nona Arte: basti pensare ai «grandi poteri che comportano grandi responsabilità» di parkeriana memoria.

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Amazing Fantasy 15, 1962

Essere un superuomo crea molti problemi: la gestione dei propri poteri, la relazione con i normali, l’aspetto etico del potere, la comprensione delle proprie origini, la scelta del bene o del male.

savior4Non che essere normali ne comporti meno, però il supereroe è solo. Non ha neppure qualcuno che possa dirgli: – Guarda, ci sono passato anche io.

Garth Ennis l’ha affrontata qualche anno fa a modo suo, con il suo The Boys, e con il suo sarcasmo violento.

McFarlane invece mescola tanti elementi: da quelli più tradizionali (il tutto si svolge in Kansas, in un paesino dove la persona più famosa è una ragazza che fa la giornalista in un grande città, vi ricorda qualcuno?), alla suspense, che in questi anni abbiamo imparato ad apprezzare anche in tante serie TV, da Twin Peaks in poi.

Spesso queste serie ci hanno raccontato l’America delle piccole città dai nomi altisonanti (qui c’è Damasco, come la città in cui avvenne la conversione di San Paolo), dei campi di mais da cui escono persone strane e fantastiche, che mi hanno fatto pensare a L’uomo dei sogni.

E il creatore di Venom e Spawn, fondatore della Image e della McFarlane Entertainment, sulle prime non sembra tirare fuori da questi ingredienti una storia particolarmente originale o coinvolgente.

savior2Si avvale del supporto grafico di uno splendido Clayton Crain, che mixa bene digitale e pennello, ma l’opera non dà mai la sensazione di decollare, di avere una trama che coinvolga, come ci si aspetterebbe da un fumetto supereroistico.

Dal punto di vista della storia, sembra più il lungo episodio pilota di una di quelle serie infinite che vanno per la maggiore oggi in TV, o via web, in cui alcune linee narrative si intrecciano, in modo neppure troppo definito, arrivano a una sorta di conclusione, ma alla fine c’è il coupe de théâtre che riapre i giochi, preannunciando i prossimi eventi o dando il la alla «seconda stagione».

E di quelle serie TV riprende e mescola tanti elementi: la piccola città di provincia, con tutte le sue piccole storie; la celebrità che torna dalla grande città, la frustrazione e la noia dei giovani abitanti, la poliziotta dura ma materna. Poi l’incidente aereo, lo sconosciuto salvatore (Savior appunto), che non si capisce se simuli o sia veramente ignaro, l’intervento dell’FBI, l’occasione data ai fanatici pseudo-religiosi.

Tutto gira intorno a questo incidente aereo: il dolore dei parenti delle vittime, la Celeste Chiesa della divina verità che vuole usarlo per farsi pubblicità e fare nuovi adepti, e poi l’interruzione delle comunicazioni e la serie di fenomeni inspiegabili, l’apparizione di un uomo senza nome e senza passato, che salva da morte certa una bambina.

savior5Ecco, forse l’errore iniziale del lettore è aspettarsi una storia che spieghi cosa sta succedendo, che porti a una conclusione. Forse lo scopo di McFarlane e Brian Holguin è quello di mantenere le cose in sospeso, è quello di far rimanere aperte le domande. Come succede a Malcolm, il ragazzo che è il fil rouge dell’opera: scampato per caso all’incidente, porta avanti parallelamente l’elaborazione del dolore per la perdita dei suoi amici e il suo rapporto con la religione. Una religione che è solo quella che si studia a catechismo, che viene messa in discussione quando tra noi persone normali compare questo Savior. La religione che non dice cosa fare quando un uomo con i poteri, che sembrano quelli descritti nel Vangelo, ci appare davanti in carne e ossa.

Al contrario delle opere a fumetti, e non solo, citate sopra, in cui in qualche modo si dà una risposta alle domande sui supereroi e sui loro poteri, qui la ricerca del senso dei superpoteri (ma è giusto chiamarli così? non siamo in The Incredibles…) ha quindi da subito un taglio «religioso». D’altra parte non è infrequente incontrare una visione della religione con uno stampo fortemente supereroistico.

Qui l’acquisizione di questi poteri, l’apparizione del «supereroe» non avviene per un incidente nucleare, o per una anomalia genetica, o un  qualche altro strano artificio, ma per una vera e propria teofania, che ricorda il roveto ardente dell’Antico Testamento.

Le manifestazioni dei superpoteri sono miracoli, fuoriuscite di una forza quasi incontrollata. Negli episodi del passato che lo sconosciuto racconta attraverso la giornalista, infatti, il suo potere cresce inconsapevolmente. E scivola fuori dalle sue mani, come nell’evangelico episodio dell’emorroissa (Mt 9, 20-22). E continua anche a farlo, di tanto in tanto, durante la storia. Anche se si alterna a momenti in cui l’uso dei poteri sembra più consapevole.

savior6Nel frattempo gli uomini normali combattono, anche a colpi di cartelli e striscioni, una lotta manichea tra chi si aggrappa all’uomo del miracolo come il bene assoluto, l’ultima speranza, e chi vede in ciò che accade una pantomima, un tentativo di frode o addirittura la manifestazione del male.

Ma non c’è una conclusione, in questa storia in fondo un po’ fumosa. Ciascuno si tiene la propria risposta, perché l’uomo senza nome scompare in un piccolo bagliore verde nel campo di mais, esattamente come era comparso. Malcolm, messo davanti al mistero, vuole svelarlo, denudarlo, e non lasciarsi interrogare. Vuole far vedere a tutti che lui ha ragione, come spesso succede oggi nel mondo della comunicazione. Non attiva dentro di sé una ricerca per rispondere personalmente alla domanda su quel manifesto, che in fondo suona come quella del Savior originale (per chi ci crede): «Voi, chi dite che io sia?»

Andrea Cittadini Bellini

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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