San Domenico: Kleiner Flug va all’estero

CopertinaSe a chiedere di raccontare la storia di San Domenico di Guzman a fumetti fosse lo stesso ordine dei Domenicani?

E se fosse in particolare la comunità presente nella chiesa vicina alla stazione di Firenze?

E se lo chiedesse, ovviamente, alla casa editrice toscana che in questi ultimi anni maggiormente si è occupata di biografie di personaggi famosi, con l’intenzione (anche) di diffondere la storia nelle principali lingue europee?

Accadrebbe che, con i testi di Marco Rocchi e i disegni di Edoardo Natalini, Kleiner Flug pubblicherebbe un albo, tradotto in quattro lingue, in collaborazione con l’Opera per Santa Maria Novella.

Come dice lo stesso sito del convento fiorentino:

Non si tratta certamente di un’opera di ricostruzione scientifica né di una biografia filologica di questo personaggio storico.[…] Un uomo che ha influenzato il suo tempo e di cui ancora oggi possiamo apprezzare il grande contributo che ha dato alla storia del Cristianesimo e della società in cui ha operato.

I domenicani non sono certo simpatici ai più. Collegati tradizionalmente (ma non per questo correttamente) all’Inquisizione medievale, sono spesso visti come sinonimo di chiusura mentale e rigidità.

In effetti nel 1235, dopo alcuni anni in cui le deleghe per ricercare gli eretici erano numerose, papa Gregorio IX affidò definitivamente tali deleghe ai domenicani. Principalmente per il profondo legame tra i domenicani e il Papa, che li svincolava da poteri e influenze vescovili. Sarebbe da approfondire, già solo il significato del termine inquisizione, ma non è questo il luogo (o meglio il sito).

Un secolo prima dei fatti che abbiamo incontrato recentemente in un altro fumetto, in cui appunto un inquisitore domenicano faceva la ormai solita figura da stolto oscurantista e assetato di sangue, viveva il protagonista dell’albo.

Che di stolto oscurantista non ha avuto granché…

È un anziano Domenico a raccontare la sua storia. L’occasione gliela dà un giovane confratello, inviato da Giovanni da Salerno, che insediò i domenicani a Firenze ed era alla ricerca di una sede adatta al crescente ordine.

Per rispondere alla sua disperazione dell’essere senza una chiesa, Domenico racconta la sua vita. Di come si è affidato alla Provvidenza e al Vangelo, fin dalla sua missione danese insieme al suo vescovo e confratello agostiniano Don Diego de Acevedo.

Così dedicherà la sua vita alla predicazione e alla missione, fondando un nuovo ordine, nonostante i Papi in quel periodo non vedessero di buon occhio il proliferare di famiglie religiose. A causa delle eresie dilaganti.

Ma Domenico prese l’anelito alla povertà e alla vicinanza con il popolo dagli eretici catari, nelle cui terre predicò per quasi dieci anni, mantenendo sempre un fortissimo legame con Roma e con i Papi che ha conosciuto.

Ovviamente l’albo presenta Domenico in modo amichevole, mescolando la sua forza d’animo con una grande mitezza. Sottolineando la preghiera continua (Domenico propugnò fortemente la pratica del Rosario) e l’estrema sobrietà. E facendo il parallelo con San Francesco. Centrale infatti è l’episodio della visione di Domenico e il successivo incontro con il poverello di Assisi in occasione del riconoscimento dell’ordine, raccontati da Gerardo di Frachet nelle Vitae fratrum, che prende le dieci tavole centrali.

Lo stile, proprio per rendere la biografia con la leggerezza del  fumetto, è quello tipico delle prime e più semplici agiografie: raccontare alcuni eventi miracolosi e storie confortanti che abbiano per protagonista il santo. Solo gli eventi fondamentali, presi dalla storia o dalla tradizione. Rendendo il santo estremamente simpatico. Anche quando racconta i momenti più tragici, come l’uccisione del suo amico e confratello Pietro.

Estremamente consolante è la naturalezza in cui viene raccontata la morte (gli ultimi anni della vita di Domenico sono stati comunque molto intensi e ricchi di spostamenti ed eventi).

Il continuo ricorso ai flashback non appesantisce la lettura, anzi, le dà la piacevole sensazione del nonno che in qualche modo racconta la sua vita al nipote.

Il linguaggio è accessibile a tutti (si parla di pecorelle smarrite) ma altrettanto attento (ad esempio riporta le parole esatte del Salmo 28).

L’operazione simpatia viene supportata fortemente anche dalla parte grafica. La descrizione di San Domenico fatta da una monaca (Suor Cecilia Romana) del 1240 è:

Statura mediocris, tenuis corpore, facies pulchra et parum rubea, capilli et barba modicum rubei, pulcher oculis. De fronte eius et inter cilia quidam splendor radiabat […] Manus longas et pulchras habebat, magnam vocem pulchram et resonantem habebat. Numquam fuit calvus, sed coronam rasilem totam integram habebat paucis canis respersam.

Ovvero

Di statura media e corporatura magra, un viso bello e un po’ rubicondo, i capelli e la barba rossicci, dei begli occhi. Dalla sua fronte e tra le ciglia si irradiava una certa luce […] Aveva mani lunghe e belle, una bella voce possente. Non è mai stato calvo, ma aveva una tonsura integra a mo’ di corona appena imbiancata.

Invece il nostro San Domenico è quasi un super deformed, con l’aggiunta di un bel nasone (e i nasi fantasiosi sembrano una caratteristica di Natalini).

Probabilmente per una concessione alla fisiognomica, per cui aspetto e caratteristiche morali sono in qualche modo legate. Così l’umiltà e la forza morale vengono meglio rappresentate da un aspetto tozzo e solido, che rendono il santo in qualche modo normale.

Oltre ai nasi, colpiscono gli occhi. Solo quelli dei personaggi più significativi hanno la parte bianca (sclera): Domenico, Maria e Gesù, San Francesco. Gli altri hanno solo le pupille, che a volte ricordano quelli dei fumetti della Disney degli inizi. E sono sempre estremamente espressivi. A volte non compaiono affatto (il Papa quando indice la Crociata o accetta l’Ordine, i frati nella casa di Tolosa, dove Pietro da Castelnuovo ostenta ricchezza parlando di disagiate condizioni). Perché nei disegni gli occhi possono essere effettivamente lo specchio dell’anima.

Gli sfondi sono semplici, sia nei tratti che nei particolari che ancora nei colori. Ma danno un senso di familiarità, e leggibilità.

La gabbia è regolare, tutte le vignette sono rettangolari, ma il numero del loro numero per pagina è a servizio della storia. Alcuni passaggi importanti richiedono l’utilizzo della pagina intera: l’inizio, il viaggio verso Roma, il riconoscimento dell’ordine.

Tutte molto belle e significative, molto ben disegnate. Quella che mi ha colpito maggiormente è quella dei domenicani in Europa. Che è un po’ una carta programmatica dell’Ordine. Il parlato, che quasi si sente, la carta europea, disposta stranamente in direzione Est-Ovest, i due inserti. Uno con Domenico giovane, l’altro anziano.

I bordi, anche qui, servono a differenziare il racconto regolare dai flashback.

Insomma, piccoli artifici che non distolgono dalla storia e danno grande leggibilità e scorrevolezza.

È in effetti un fumetto per tutti con diversi piani di lettura, sia dal punto di vista del contenuto che della parte grafica.

Assolutamente nella linea (altamente) qualitativa finora segnata dalla collana Prodigi tra le nuvole.

Questo volume segna anche un momento importante per Kleiner Flug.

Non è il primo volume dedicato a una figura della Chiesa. Anche qui abbiamo già parlato di Caterina da Siena e di Girolamo Savonarola (peraltro entrambi domenicani). Ma colpisce il “San” nel titolo (prima volta).

E pur non essendo il primo volume che la casa editrice toscana traduce per il mercato estero, è il primo che ha come protagonista un uomo non nato in Italia, anche se, come tutti i religiosi cattolici, fortemente legato al nostro paese.

Il volume ha vinto il Premio Fede a Strisce – Roberto Ramberti all’ultima edizione di Cartoon Club Rimini.

Nel 2017 è uscita un’altra biografia a fumetti dello stesso Domenico, molto più agiografica e destinata a un mercato forse più di nicchia, dell’editrice cattolica milanese IPL.

San Domenico
Marco Rocchi, Edoardo Natalini
Prodigi fra le nuvole
Fleiner Flug, 2017
44 pag, colore, brossura

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