Saint Seiya – 30 anni in TV raccontati da Ivo De Palma

Già sulle pagine di Dimensione Fumetto si era potuto parlare di uno dei grandi miti della nostra infanzia, ossia I Cavalieri dello Zodiaco. A partire dalle ultime uscite sulle TV giapponesi fino ad arrivare a una classifica di come ci abbiano rovinato la vita.

cavalieri dello zodiaco cavalieri d oro (4)

Pochi sanno che dalla loro prima messa in onda sono passati esattamente trent’anni. Cosa significano questi sei lustri sul groppone per una serie che ormai è diventata storica? Possiamo saperlo noi, o forse è meglio farci raccontare la storia da qualcuno che l’ha vissuta in prima persona? Siccome noi di Dimensione Fumetto abbiamo gli agganci giusti, ci siamo orientati sulla seconda scelta, quindi diamo il benvenuto a un ospite d’eccezione, vera a propria colonna portante di questo importantissimo fenomeno.

Fate un bell’applauso a Ivo de Palma!

I Cavalieri dello Zodiaco sono arrivati in Italia nel 1986, ben trent’anni fa: quando sei stato contattato per il tuo primo turno di doppiaggio, sapevi già di cosa si sarebbe trattato? E in caso contrario, che impressione ti ha fatto il cartone quando l’hai visto per la prima volta?
No, assolutamente. Ma nessuno di noi sapeva bene di cosa si trattava. Probabilmente compreso il direttore. Era semplicemente una nuova commessa, per un buon numero di episodi iniziali (non arrivò tutta insieme), del repertorio che in quegli anni stava prendendo sempre più piede. “Vedere il cartone” sul lavoro significa essenzialmente vedere solo le scene in cui c’è il proprio personaggio, quindi un giudizio sul complesso dell’opera in quelle condizioni è difficile. Sapevo comunque che quello era il protagonista e ne ero ovviamente felice, anche perché era la conferma che questo direttore, che mi conosceva da non molto tempo, ma che da subito mi aveva assegnato cose carine (Zor di Robotech 3, per esempio), mi stimava.

ivo-de-palmaPerché pensi che dopo trent’anni ci sia ancora un seguito così numeroso dietro ai Cavalieri, al punto dal riproporre le serie in DVD, da avere giornali sportivi che ne ristampano i fumetti come allegati extra-quotidiano? Credi che il pubblico sia il medesimo di tre decenni fa, o che anche le generazioni odierne ne siano affascinate?

 Le generazioni odierne mi sembrano complessivamente meno affascinate da quella tipologia di prodotto. Nel frattempo è cambiato anche il modo di raccontare e di rappresentare, e questo ha influito anche sul gusto dei fruitori, che oggi si orienta di più verso altre cose. Resta lo zoccolo duro dei bambini e ragazzini di allora, oggi sui trenta e passa, e di qualcuno che successivamente ha conosciuto la saga attraverso le numerose repliche. Tutti furono conquistati dal potente mix di mitologia occidentale e orientale (ancorché quest’ultima fosse spesso annacquata dalle censure), e dal numero considerevole di personaggi, cosa che permette a ciascuno dei fruitori di trovare il suo alter ego, il suo avatar preferito, il personaggio, in buona sostanza, in cui identificarsi. Poi, qualcuno si innamorò anche delle nostre voci, come si sa.
I cartoni come I Cavalieri dello Zodiaco, negli anni ’80/’90 venivano accusati di eccessiva violenza, di usare immagini troppo forti per un pubblico giovane, come i celebri Ken il Guerriero o L’uomo Tigre, al punto di subire delle forti censure quando approdavano sulle reti commerciali come Mediaset. Eri della stessa opinione? Ritieni che comunque fosse veicolato un messaggio positivo per le generazioni dell’epoca, come la devozione a un ideale o lo spirito di sacrificio per i Cavalieri di Atena?
L’argomento è stato negli ultimi anni ampiamente dibattuto e la mia opinione personale non ha nulla a che vedere con ciò che sono tenuto a fare sul lavoro per venire incontro alle esigenze del committente. Esigenze che, peraltro, sono spesso tarate sulle richieste del pubblico, o quantomeno di quello che si organizza e fa valere le proprie ragioni. Questo per dire che le censure le volle, e le ottenne, in ultima analisi, il pubblico. Non furono un’idea peregrina di committenti ed emittenti. Se poi qualcuno non si riconosceva nelle istanze di quella parte di pubblico, avrebbe dovuto organizzarsi in egual modo per promuovere la visione opposta. Ma ciò non avvenne, perché è molto impegnativo. Alcuni preferirono, e talvolta ancora preferiscono, sfogarsi sulla tastiera prendendosela con i doppiatori. E qui mi fermo, perché il tentativo di definire ulteriormente questi campioni potrebbe espormi a una querela.

pegasus-saint-seyaUno dei punti di forza della versione italiana dei Cavalieri era sicuramente il suo adattamento dei dialoghi, volutamente resi con un tono aulico volto a sottolineare l’epicità della storia raccontata. Credo che tuttora sia uno dei rari casi in cui il doppiaggio italiano abbia superato quello originale in giapponese. A chi è venuta l’idea di questo brillante adattamento, come doppiatori avete avuto libertà nel rendere meglio alcune espressioni, oppure dovevate seguire pedissequamente il copione?
Anche su questo le opinioni sono varie e spesso divergenti. Quella scelta, comunque la si voglia considerare (in questo caso le “50 sfumature” vanno da “capolavoro” a “stupro”), fu farina del sacco del direttore e del dialoghista dell’epoca. Poi, capitò spesso che in sala si aggiustasse ulteriormente il tiro, o si portassero alle estreme conseguenze (con l’approvazione del direttore) alcune scelte (come le citazioni poetiche di Pegasus, sicuramente farina del mio sacco).

Doppiare lo stesso personaggio per 114 episodi (almeno la prima serie) quando avevi appena ventiquattro anni: avevi già la percezione di doppiare qualcosa che sarebbe stato ricordato negli anni a venire, oppure pensavi fosse semplicemente una bolla di sapone destinata a esaurirsi presto? Ti è rimasto qualcosa del personaggio di Pegasus, magari nelle tue espressioni quotidiane?

 Non avevamo, inizialmente alcuna coscienza di ciò che la serie avrebbe rappresentato, e tantomeno del fatto che trent’anni dopo ne avremmo ancora parlato. Su quanto mi è rimasto di Pegasus non esageriamo. Se parlassi come lui nella vita reale sarei da TSO urgente… (ride, N.d.A.) Diciamo che grazie a lui mi rimangono le numerose fiere cui sono spesso invitato, e un bel rapporto con la maggioranza degli appassionati.

In fase di doppiaggio di un episodio sapevi già come si sarebbe dipanata la trama dell’opera oppure la scoprivi quando ti recavi in sala?
Non erano ancora i tempi in cui potevi trovare tutto in rete prima ancora che in sala. Quindi scoprivamo tutto a microfono.

Scusa per la domanda banale, ma c’è qualche episodio che ti ha colpito in particolare di tutta la serie?
Diciamo che sono particolarmente affezionato al film Le Porte del Paradiso, ancorché sia quello meno gradito all’autore della saga. A me piace per lo stesso motivo per cui lui lo detesta. Cioè per la lentezza e le atmosfere rarefatte.
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 Per chiudere, una domanda che è più una curiosità mia, ma devo chiedertela, visto che da piccolo cercavo di imitarti in tutti i modi. Come è nato il mitico IAIIIIIIIIII di Pegasus?

 “IAIII” oppure “KIAIII” deriva dal mio precedente, e comunque piuttosto fugace, contatto con l’Aikido. Fu lì che sentii parlare per la prima volta del KIAI, cioè di questo urlo che libera energia. Non lo esercitai mai personalmente, in palestra, ed è probabile che venga vocalizzato in modo diverso. Semplicemente, presi il nome di quel colpo e lo trasformai nel colpo stesso, giocando sulla potente sonorità di “A” e “I” abbinate in sequenza.

Grazie per il tempo che hai concesso a Dimensione Fumetto, e per avere reso felice quel piccolo bambino di dieci anni che oramai ne ha più di trenta e che è cresciuto con le storie che tu hai contribuito a raccontare.

Grazie a voi.
A microfono, avviene spesso tutto “a nostra insaputa”.
Non sappiamo bene cosa, e in che misura, arriverà ai destinatari.
Finché qualcuno non ce lo racconta.
Ed è sempre una sorpresa, nonché un piacere, sentirlo.

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