Sailor Moon Crystal – la recensione di Dimensione Fumetto

Ho aspettato parecchio prima di scrivere una recensione su Sailor Moon Crystal in italiano. In primo luogo perché prima di esprimere un giudizio si deve guardare alla riuscita complessiva dell’opera, e perché i giudizi affrettati in genere non sono mai giusti.

Tuttavia a prima serie conclusa e seconda serie in corso penso sia il caso di esprimere un giudizio. Attenzione, per prima serie io intendo quella con la regina Metallia, questo per comodità e per essere compresa da tutti anche per chi di Sailor Moon serba un ricordo nostalgico.

Quando si parla di un’opera come Sailor Moon occorre non fare un semplice paragone con la serie classica, ma con ogni cosa creata e non creata da fonti ufficiali, dai fan, e da quello che ognuno di noi ha sognato e immaginato nell’universo Sailor.

Per prima cosa partiamo dal principio, ossia: SIGLA!!!


In gergo si dice che ci sono due tipi di traduzione: quelle brutte e fedeli e quelle belle e infedeli. La traduzione della sigla di Sailor Moon Crystal fa parte di quelle brutte e fedeli. Il messaggio espresso è bellissimo, forse è la cosa più femminista che troverete in giro al giorno d’oggi, si dovrebbe cantare ai cortei rosa: «Quelle come noi non temono! quelle come noi combatteranno! Decido io per la vita che ho niente principi, perché ho l’energia dentro me stessa!»

Purtroppo la metrica è davvero deludente e la mancanza di rime la rende inadatta a essere canticchiata o a diventare un vero e proprio tormentone. Quindi abbiamo un messaggio stupendo ma una forma che lascia a desiderare.

Miglior lavoro di traduzione hanno fatto a mio parere i Thunderdub, nonostante le voci della serie Rai siano migliori, l’adattamento e traduzione dei fan è sicuramente più coerente e mantiene pressoché inalterato il doppiaggio originale.


L’anime è una riproduzione fedele del manga. Come già detto in migliaia di articoli dedicati a Crystal, il character design e la storia sono stati creati per essere il più possibile fedeli al tratto della Takeuchi. Sailor Moon è quindi più alta e longilinea e sopratutto manca di tutte quelle espressioni buffe, smorfie, occhi sgranati e bocche deformate che hanno reso Usagi una campionessa di simpatia e goffaggine negli anni ’90.

La nuova Usagi non assume espressioni buffe, solo il minimo indispensabile, ma per il resto si mantiene sul serio o serioso. Nella nuova serie, inoltre, vengono eliminati tutti i filler, e vengono solo trasposti i fatti del manga. Se da un lato questo è bene, perché la storia deve avere una sua sintesi e non sbrodolare per venti episodi, d’altra parte i filler della serie classica hanno dato a Usagi e compagne maggiori sfaccettature e hanno mostrato il loro legame di amicizia in modo evidente. Ora in Crystal le ragazze dicono «l’amicizia con Usagi ci ha salvate», ma questa amicizia è solo accennata, mentre nella serie classica si sente proprio il legame crescere. Un esempio: Rei- Sailor Mars e Usagi si odiano cordialmente e si stuzzicano in continuazione, cosa peggiore di tutte Rei a un certo punto esce con Marzio ed è invaghita di Milord. Il rapporto con Usagi è teso, tuttavia a un certo punto, all’insaputa di tutte, quando sente il pericolo, Sailor Moon affida lo scettro lunare a Sailor Mars e le dice di proteggerlo. Come avremmo potuto percepire l’evoluzione del rapporto di amicizia, la fiducia che si ripone l’una nell’altra, l’alleanza delle due amiche senza questi filler? Questo episodio di metà serie rende più struggente l’ultimo episodio con le guerriere e soprattutto Sailor Mars in fin di vita.

In un’altra serie (la quarta credo)  Sailor Moon è alle battute finale e deve affrontare un nemico.  Le sue compagne sono tutte morte e lei comincia a perdere la memoria. Si ritrova in stato confusionale a raccogliere dei fiori in un giardino senza coscienza di chi sia e della sua missione. A un certo punto mentre raccoglie i fiori trova il piccolo orecchino a forma di rosa di Sailor Jupiter. Ecco, in quel momento si ricorda dell’amica (da un semplice orecchino!) ricorda la sua passione per la cucina, il suo profumo, così si ridesta e riprende con la morte nel cuore a combattere. Se non ci fossero stati i filler in cui si spiegano i rapporti tra le amiche, questi episodi avrebbero perso la carica emotiva e non avrebbero avuto il pathos che hanno.

Ciò non vuol dire che in Crystal le senshi siano messe da parte o siano meno in evidenza, anzi. Sono davvero toste, più toste che nella serie classica, dove per esempio, sopratutto nella prima serie, Ami ha un ruolo di combattente marginale, con un potere poco incisivo. Nella serie Crystal appaiono tutte forti e determinate e non esitano a usare l’attacco planetario Sailor (traduzione rimasta invariata) che sprigiona tutta la loro forza.

Riprendendo il discorso delle traduzioni un discorso a parte meritano gli attacchi delle Sailor. I traduttori hanno cercato di fare contenti i fan, traducendo letteralmente gli attacchi come sono scritti nel manga, ma allo stesso tempo hanno reso degli omaggi alla serie classica. La prima trasformazione di Sailor Moon è “Potere del Prisma di Luna” (con il cristallo d’argento diventa “potere del cristallo di Luna”). Gli attacchi delle Sailor sono simili e forse meglio tradotti nella versione di Rai Gulp che nella versione Mediaset: “bolle di nebbia” oggettivamente è meno accattivante di “nebbia acquatica di Mercurio” così come “mandala infuocati” è molto più catartico di “cerchi di fuoco saettanti”.

Unica traduzione rimasta invariata è “Catena dell’amore di Venere” che considero comunque appropriata e degno omaggio alla serie classica.

Un po’ deludente l’adattamento degli attacchi di Sailor Moon: sarebbe stato meglio lasciarli invariati, o meglio in originale inglese, perché “tiara di Luna boomerang” e “vortice curativo della Luna” sono traduzioni che non riescono a essere orecchiabili.

Sailor Moon Crystal è più orientata sull’amore invincibile di Serenity ed Endymion, che infatti è espresso molto bene, sopratutto toccante è stato inserire l’orologio con le fasi lunari invece del carillon. Nota positiva è l’assoluta mancanza di censure, che avevano reso la serie Mediaset monca e invisa alla Takeuchi stessa. Qui la versione è quella in blu-ray (quindi una qualità maggiore di quella Nico video) e la visione è godibilissima. Mamoru è perfetto ed incarna davvero il principe della Terra, il suo aspetto è molto più giovanile della serie classica e di questo siamo ben felici.

Per quanto riguarda il doppiaggio, non ho alcuna critica da muovere. Le voci rendono perfettamente il carattere delle Sailor e non sfigurano con le voci che siamo abituate a sentire e che abbiamo amato molto. Certo la nostalgia è forte ma tutti i doppiatori sono stati bravissimi e all’altezza del loro ruolo, nessuno escluso.

Certo non me ne vorrà la doppiatrice Laura Lenghi ma Veronica Pivetti è stata una Beril perfetta sopratutto nell’ultima puntata, ma a suo vantaggio aveva un monologo finale e un ruolo da cattiva molto più accentuato. Ecco appunto, questa differenza di finale sacrifica Crystal. Il monologo conclusivo della prima serie di Sailor Moon è uno dei più belli nella storia degli anime: rappresenta la voglia di vivere nonostante le difficoltà, l’ultimo slancio e l’ultimo desiderio vitale, rappresenta il potere dell’amore e dell’amicizia che sconfigge il male di vivere e che dà la forza e il coraggio di andare avanti.  Non solo: rende Bunny umana, una di noi.


In conclusione: Crystal è stata creata e pensata per un pubblico adulto, i vecchi fan la ameranno perché ripropone la loro eroina sotto una nuova veste più matura e con una formula “cotto e mangiato” ovvero una serie veloce in cui il succo è concentrato. Se però mi chiedete: questa Sailor Moon Crystal, se non ci fosse stata la serie classica, avrebbe avuto lo stesso successo che ebbe negli anni Novanta? Credo che la risposta sia no. Commercialmente questa serie non è fatta per avere lo stesso successo travolgente, mancano alcuni elementi e il pubblico ha bisogno di provare una grande empatia per i personaggi, cosa che con Crystal non succede al 100%.

 

 

 

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Veronica Antonucci

Chi siamo? Dove siamo? E io cosa sto facendo qui? Non ne ho la minima idea.

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